Costretto ad allestire per sé e gli amici una vera e propria “tipografia” amatoriale, si può facilmente immaginare come Attico avesse in seguito deciso di trasformarla in un’attività speculativa. Nascono così le “librerie editrici”; ovvero delle taberne aperte sulla pubblica strada, come parte aperta delle domus private o negli edifici pubblici, in cui si vendevano manoscritti di autori classici. Competitori di Attico in questa attività troviamo i Sosii, proprietari di un negozio di libri (i volumina) nei pressi del vico Tuscus, come ci ricorda Orazio; mentre Tito Livio, e più tardi Seneca, facevano i loro acquisti da Doro. Infine, molto nota, era anche la bottega di Trifone.

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Nel 1930 Robert Musil pubblicava a Berlino il primo dei due volumi de L’uomo senza qualità, un vastissimo romanzo diviso in tre parti. Il secondo volume uscirà nel 1933, mentre il terzo non uscì affatto. L’Uomo senza qualità, opera monumentale, al pari dell’Ulisse di Joyce e della Ricerca del tempo perduto di Proust è considerato uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale rimasto, ahimè, incompiuto. È ambientato nella capitale di un impero pluri-etnico immaginario chiamato Kakana, la quale non è dissimile dalla Vienna dell’autore, che è austriaco. Narra la vicenda esistenziale e spirituale di Ulrich – l’uomo ideale – il quale riassumendo in sé le qualità del secolo appena iniziato, il Novecento, vive un’esistenza priva di autentici interessi in modo quasi alienato dal mondo reale.


Tutti conoscono la storia dell’anima gemella, dell’altra metà della mela. Ma questa è, appunto, solo una storia. Bella da ascoltare e, forse, da raccontare; persino romantica. Ma solo una storia. La verità è che nasciamo soli, moriamo soli, e passiamo buona parte della nostra vita da soli. Non è la persona che abbiamo al nostro fianco a fare di noi ciò che siamo. Quella persona non è un accessorio costoso da indossare solo per sentirci “migliori”. E un uomo/donna che vede in noi quello che noi, proprio, non riusciamo a vedere.