Spaziotempo-distorce-la-visione

Cosa sono il tempo e lo spazio?

Se non si perde tempo
non si arriva da nessuna parte
– Carlo Rovelli

Il tempo e lo spazio sono un unicum indivisibile che caratterizza la nostra esperienza di osservatori del creato. La nostra è una vita limitata, e con questo limite dobbiamo fare i conti. Immaginare che tempo e spazio siano un continuum fluido e allo stesso tempo effimero è un peccato veniale, poiché i nostri limiti non ci consentono di vivere l’esperienza terrena in modo differente. Tuttavia dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che ci sbagliamo, che i nostri sensi c’ingannino, che la nostra limitata intelligenza non sia in grado di capire se non con grande, grandissima fatica i meravigliosi meccanismi dell’universo; che la nostra esperienza diretta della realtà sia vacua e sfumata. Per dirla in modo semplice: le cose potrebbero non stare come c’immaginiamo.

Immaginare che la terra sia piatta, lo spazio che separa gli astri sia vuoto, e che il tempo scorra in un’unica direzione è frutto di un’esperienza sensoriale innegabile. Poi, un giorno, arriva un tizio che ti dice: la forma più ragionevole per la terra non è quella di una lastra d’ardesia ma di una sfera; e costui ti rovina la giornata. Perché? Perché destabilizza la tua logica, lineare esperienza sensoriale.

Un uomo, per di più saggio, lo puoi anche perdonare… ma due? Sì, due. Perché poi ne arriva un secondo che insiste nello spiegarti che il sole, quella sfera gialla che sfreccia lentamente nel cielo da una parte all’altra dell’orizzonte, non si muove intorno a noi: siamo noi a muoverci intorno a essa. Non solo, ma dobbiamo persino ammettere che la nostra posizione, rispetto al sole alla luna e alle stelle, non è affatto così centrale come credevamo.

Il nostro ego ne esce un po’ sconfitto, ma possiamo tirare avanti ugualmente, giorno dopo giorno, con la consapevolezza che, checché ne dicano, il sole sarà sempre lì, nel cielo, a gravitarci attorno. Poi, un altro giorno, un tizio coglie una mela da terra e tutto cambia: di nuovo. Sì, perché questo tizio insiste nell’illustrarti la meravigliosa, innegabile esistenza di una forza che attira i corpi fra loro: motivo questo per cui la terra orbita attorno al sole e le mele cascano in testa ai pensatori. L’universo, fino ad allora composto da dei, luci, metafore e simboli diventa improvvisamente un posto vuoto, freddo, grigio in cui sassi sferici sfrecciano a gran velocità nel vuoto cosmico rispettando rigide leggi fisiche.

Una gran brutta giornata, non c’è che dire, ma non è tutto. No, non è tutto. Perché poi arriva un altro tizio che, sorridendo sornione tra i baffi, ti viene a raccontare che non esiste nessuna misteriosa forza gravitazionale e che l’unico motivo per il quale la terra gira attorno al sole è che lo spazio non è vuoto come si pensava, bensì assomiglia piuttosto a un tessuto stazzonato, tra le cui increspature si muovono in linea retta gli astri.

«In linea retta?», gli contesti esitando, paventando un nuovo inesorabile ribaltamento di fronte.

«Sì, retta», insiste lui. Solo che, ti dice, i corpi celesti hanno un peso. E questo peso piega il tessuto stazzonato creando delle curve: come imbuti piazzati a caso in un campo da golf. E quando un altro corpo celeste, nella sua rotta retta, incontra una di queste curve: ci casca dentro, o meglio, comincia a percorrerla come una dispettosa pallina da golf che rotoli, senza entrarci, attorno al bordo di una buca.

Costui, inoltre, insiste nel sostenere che non è solo lo spazio a non essere piatto e vuoto, bensì anche il tempo curva e si muove in modo differente a seconda di dove ti trovi: il alto, “scorre” più veloce; in basso più lento. Così, adesso, hai un nuovo problema. Problema che non riguarda più solo lo spazio che, anche se si curva si piega s’increspa, a te non cambia poi molto; adesso, persino il tempo, l’ultimo baluardo dei cardini statici del tuo sentire di uomo comune, si piega, “scorre” più veloce e più lento, forse addirittura si ferma a seconda di dove ti trovi. E l’universo, freddo e statico, diventa un rutilare caotico di oggetti cosmici che salgono e scendono come sulle montagne russe; di spazio stazzonato e di tempo rovesciato. Se vai a vivere in montagna, dicono, invecchi più in fretta; se osservi il tempo dal bordo di un buco nero esso rallenta quasi fino a fermarsi, ma se lo osservi dall’interno i lustri diventano istanti.

Ti rechi quindi al mare per osservare le onde frangersi sugli scogli – ma anche per preservare più a lungo la tua giovinezza – e non puoi fare a meno di immaginarti lo spazio come simile a quel rullare di acque. Lo spazio si espande, si ritira, forma curve, pieghe, solchi e buche. Non solo, persino il tempo non è da meno. Poi però ti chiedi: «ma com’è che io, però, il tempo lo avverto come uno scorrere in avanti?». E allora sfoderi una delle tue migliori frasi fatte, tratta da un film hollywoodiano: «Esiste solo il presente, perché il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora…». Ma nel pronunciarla ti guardi cautamente attorno, come se un sentore di pericolo ti avverta di un nuovo arrivo.

E infatti giunge un tizio che ti spiega che tutto ciò che osservi non è affatto un continuum fluido, assomiglia piuttosto a quei mattoncini della Lego con cui tanto ti divertivi a giocare da bambino. Questi mattoncini stanno alla base ti tutto, sia della materia, sia di ciò che materia non ti pare: fotoni, onde radio, atomi… E non costituiscono un insieme fluido e legato, ma ce n’è un po’ di più lì, un po’ di meno là e via dicendo. Persino il tempo non è affatto fluido. Anch’esso potrebbe essere un insieme di mattoncini, simili a fotogrammi, che solo per via dei nostri sensi (limitati) ci pare scorrere in una direzione. Ma in realtà, passato presente e futuro costituiscono, loro sì, un unicum indivisibile. Se avessimo le capacità per osservarlo nella sua interezza, il tempo ci apparirebbe come un immenso fotogramma. Un fotogramma che si muove, piega, scorre avanti e indietro, più veloce o più lentamente a seconda di dove ti trovi nello spazio. Così, spazio e tempo, si influenzano a vicenda.

Il nostro non può che essere un punto di vista limitato e momentaneo di un qualcosa che è di gran lunga più grande (leggi = solenne) e, allo stesso tempo, più semplice di quello che i nostri sensi ci fanno intendere. In tutto questo, il nostro posto, che pur esiste, è quello di osservatori. Se la creazione fosse un libro, noi saremmo i suoi lettori.

Precisazioni

Quest’articolo non vuole e non può essere una cronologia puntuale e precisa della rivoluzione scientifica e intellettuale avvenuta negli ultimi duemila anni. Molte informazioni sono abbozzate o palesemente inesatte per ragioni di semplicità. Ciò che mi preme non è la precisione del dato scientifico; piuttosto, da un lato, instillare nel lettore il dubbio riguardo il proprio punto di vista sulla realtà, dall’altro, sottolineare quanto i concetti di spazio e tempo si siano evoluti e trasformati con il passare del tempo.

La stessa cosa avviene nel romanzo: anche lì, infatti, come a uno spettacolo di illusionismo, siamo posti difronte a prospettive diverse da quelle cui siamo abituati nel quotidiano (dipende anche dal tipo di letteratura, certo, ma un po’ tutta la narrativa moderna gioca con i punti di vista), e anche nel romanzo lo spazio e il tempo, o il cronotopo per dirla alla Bachtin, svolgono un ruolo fondamentale: così tanto che al loro cambiare, cambia anche la tipologia di romanzo che ci apprestiamo a leggere. La prossima volta, parlando proprio di tempo e spazio, daremo un’occhiata alle caratteristiche del romanzo greco. Al modo, cioè, in cui nel romanzo greco, uno dei primi romanzi conosciuti, sono gestiti lo spazio e il tempo.

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Note

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi 2014

Michail Bachtin, Estetica e romanzo, Einaudi 2001

29 Comments on “Tempo e spazio nei romanzi (parte I)

  1. Nella seconda parte, se non l’hai ancora scritta, potresti parlare delle nuove frontiere della fisica quantistica che stanno facendo indignare la chiesa e la comunità scientifica tradizionale, sebbene sia stato lo stesso Einstein il primo a ipotizzare e sperimentare il fenomeno dell’entanglement e altri affini. Ti suggerisco di leggere: “La fisica dell’anima”, di Fabio Marchesi. Oppure “Il tao della fisica”. Questo pensiero cambierà il mondo, quando sarà accettato da tutti, come la rivoluzione copernicana.

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    • Beh però Einstein contestava il principio di indeterminazione. Da lì la sua famosa frase “Dio non gioca con i dati nell’universo”.
      Purtroppo la teoria quantistica oggi è tirata per la giacchetta da tante teorie che di scientifico non hanno nulla. L’importante è saper discernere fra scienza e spiritualità.

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      • È noto che tra Einstein (padre della relatività) e Niels Bohr (che all’inizio del Novecento guida da Copenaghen la ricerca sulla meccanica quantistica) c’è sempre stata una rispettosa incomprensione. Ti allego questo passaggio estratto da Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli:

        «Niels Bohr, pazientemente, spiegava ad Einstein le nuove idee. Einstein obbiettava. Immaginava esperimenti mentali per mostrare che le nuove idee erano contraddittorie. […] Bohr alla fine riusciva sempre a trovare la risposta, a respingere le obiezioni. Il dialogo è continuato per anni, passando per conferenze, lettere, articoli… Nel corso dello scambio, entrambi i grandi uomini hanno dovuto arretrare, cambiare idea. Einstein ha dovuto riconoscere che effettivamente non c’era contraddizione nelle nuove idee. Bohr ha dovuto riconoscere che le cose non erano così semplici e chiare come pensava all’inizio».

        Un spaccato sensazionale di storia della fisica, e quindi dell’umanità. 😉

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        • Conoscevo questa storia, ben esplicata in uno dei volumi che ho citato. 🙂

          @Marco, concordo sul fatto che la gente si riempia la bocca con teorie e tati di cui non sa nulla. La fisica quantistica per questo rischia di fare la stessa fine dell’astrologia, che molti hanno ridotto a mera superstizione. Ciò non toglie che molti studiosi di spiritualità si appellino a questa disciplina e abbiano trovato in essa spunti molto interessanti. Ne riparleremo comunque domani, se ti va, che fra un minuto posso timbrare! 😀

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    • In realtà a me interessava solo far notare come la percezione e la classificazione dei due fattori trattati, tempo e spazio, abbia subito nel corso dei secoli una continua rivoluzione sia come percezione sia come ricerca scientifica. In parallelo con la fisica, anche nel romanzo troviamo una stessa rivoluzione. Il modo in cui il tempo e lo spazio vengono gestiti nel romanzo cambia radicalmente la tipologia di romanzo che si scrive/legge.

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    • Ma noi lo restringeremo per adattarlo alla cornice di un romanzo. Nel frattempo ti farei notare come l’ultima idea sul tempo si adatta perfettamente a un romanzo molto postmoderno: Mattatoio n 5. 😉

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  2. Credo di aver perso un po’ il filo del discorso.
    Il preambolo è stato molto interessante e direi che l’argomento da te proposto è talmente “vasto” da invogliare a perdersi nei suoi meandri…
    Forse dovró aspettare la seconda parte per capire meglio il succo del discorso.

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    • Riavvolgeremo il filo al prossimo post su questo argomento, in cui ci addentreremo nelle pagine dei romanzi per capire come il tempo e lo spazio ne vengono gestiti. Nel frattempo è importante farsi una sorta di mappa mentale di come le idee di tempo e spazio si siano evolute nel corso dei secoli, rivoluzione dopo rivoluzione. 🙂

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  3. La scienza è uno degli aspetti più affascinanti del vivere.
    Per uno come me, che non si accontenta di una buona favoletta, ma vuole sapere come stanno realmente le cose è il pane quotidiano.
    Ad esempio mi spiacerebbe non vivere abbastanza a lungo per coniugare la teoria della relatività, con la meccanica quantistica. Bramo di sapere cos’è l’energia oscura e la materia oscura.
    L’universo per quanto freddo gigantesco e sterile fa sognare.

    Riguardo al cambio del punto di vista con le nuove scoperte, altro che brutta giornata, quel povero Galileo ha rischiato la pellaccia. E’ interessante andarsi a leggere la sua abiura, disponibile online, per comprendere davvero cosa sia il fanatismo religioso.

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    • Ecco, partendo proprio da questo «universo freddo e sterile» inizierei col far notare che stando alle ultime teorie, cioè da Einstein in avanti, l’universo non sia affatto un posto vuoto, freddo e sterile. Quella che chiamano “materia oscura” parrebbe, stando alle indiscrezioni, un tessuto stazzonato su cui poggiano gli oggetti cosmici (naturalmente è una traduzione letteraria e immaginaria di un’equazione, ma secondo me rende l’idea). Lo sai che stando alla teoria della stella di Planck, se tu siedi sul bordo di un buco nero il tempo sembra rallentare quasi fino a fermarsi, ma se siedi al centro del buco nero la sua esplosione, cioè la deflagrazione della stella che implode e il suo riemergere, sono rapidissimi come un rimbalzo. E poi, un altro estratto che si rifà alla teoria della termodinamica di Boltzmann:

      «Il fluire del tempo emerge sì dalla fisica, ma non nell’ambito della descrizione esatta dello stato delle cose. Piuttosto, emerge dall’ambito della statistica e della termodinamica. Questa potrebbe essere la chiave per il mistero del tempo. Il “presente” non esiste in modo oggettivo più di quanto non esista un “qui” oggettivo, ma le interazioni microscopiche del mondo fanno emergere fenomeni temporali per un sistema (come per esempio noi stessi) che interagisce solo con medie di miriadi di variabili».

      Secondo Boltzmann, le cui teorie risultarono corrette e la sua figura, dopo essere stata screditata spingendo il fisico al suicidio a Duino, vicino Trieste, nel 1906, la sua figura completamente riabilitata, un cucchiaino immerso in una bevanda calda si scalda non perché il calore sia fluido, come si pensava dal Medioevo in avanti, ma perché è più probabile che avvenga questo che non il contrario (cioè che si raffreddi). Boltzmann, con un’intuizione geniale, inserisce la statistica in una materia che faceva altrimenti della rigida precisione dei calcoli la sua stessa essenza. In pratica, quando scaldiamo un materiale, le molecole di quell’oggetto iniziano a vibrare più velocemente. Tanto più lo si scalda, tanto più velocemente queste vibrano. Vibrando, rischiano di scontrarsi con le altre molecole circostanti fino a quel momento statiche. Lo scontro ne provoca a loro volta la vibrazione e quindi l’aumento di temperatura. Il punto interessante, però, è che potrebbe anche non succedere. Succede solo perché è più probabile del suo contrario.

      «Il calore non va dalle cose calde alle cose fredde obbligato da una legge assoluta: ci va solo con grande probabilità. Il motivo è che è statisticamente più probabile che un atomo della sostanza calda, che si muove veloce, sbatta contro un atomo freddo e gli lasci un po’ della sua energia, che non viceversa. L’energia si conserva negli urti, ma tende a distribuirsi in parti più o meno eguali quando ci sono tanti urti a caso. In questo modo le temperature di oggetti in contatto tendono a uniformarsi».

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      • Ho Rovelli e lo vorrei leggere presto. Io seguo con attenzione astronomia e astrofisica. Con i miei limiti di comprensione è chiaro.
        Veniamo da lì ed è tutto ciò che abbiamo per comprendere noi stessi.

        Io ho anche formulato mie teorie. Che volendo non sono del tutto strampalate. Solo che non te le dico perché una, è davvero incredibile ed ho scoperto che è stata pure ipotizzata da qualche scienziato. La seconda, la più bella e per certi versi geniale, me la sfrutto per un romanzo di fantascienza, una trilogia talmente spettacolare che mi fa sognare a occhi aperti. E’ molto abbozzata e non vedo l’ora di scriverla.

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          • Ah che aspetto!
            Dunque. Sto scrivendo un giallo seriale. Primo quasi finito. Poi ho in seconda revisione un distopico.
            E a metà un thriller gotico.
            Poi avrei altri due distopici caldi caldi e per me molto originali. Sarà da vedere.
            Finiti e pubblicati questi in cadenza, potrò occuparmi degli altri, fra cui la trilogia spaziale.
            Ecco, per mestiere dovrei fare lo scrittore per pubblicare alla Stephen King, ovvero due all’anno!

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            • In realtà al contrario di quel che fanno molti autori self che pubblicano subito, io non ho premura. Sono alla ricerca di un mio stile, di una mia voce.
              Quindi cosa c’è di meglio dell’allenarsi sui propri romanzi?Studiare stili e generi diversi. Confrontarsi con gli editor e crescere e maturare.
              Quindi se alla fine del mio percorso mi ritroverò vari romanzi pronti, ben venga.

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      • Ok, mi fai ufficialmente paura 😀
        Una delle equazioni di Boltzmann l’ho studiata, riempiva un paio di pagine di quaderno, la cosa interessante è che semplificandola si ottenevano le equazioni della fluidodinamica.

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    • Pensa che io sto ancora aspettando dal Natale del ’77 che Babbo Natale arrivi a portarmi i miei regali! Spero me li consegni tutti in una volta… con gli arretrati. 😛

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  4. Il libro di Rovelli lo vorrei leggere, deve essere molto interessante così potrei capire qualcosa di Fisica anch’io… Devo dire che spazio e tempo sono due fantastici protagonisti del romanzo anche senza analizzarli sotto l’aspetto scientifico. È vero esiste solo il presente perché il passato non esiste più, ma come diceva un cantante gli anni sono solo dei momenti. E nel romanzo il passato può diventare presente. Bellissimo post.

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    • Spazio e tempo sono due componenti fondamentali di qualsiasi storia, racconto, romanzo, persino poesia sia mai stata scritta o pensata. Nel corso del tempo, questi due elementi sono stati utilizzati in modo diverso. Ed è questa diversità, come nella rivoluzione scientifica di cui ho narrato in questo post, che serve conoscere. Grazie, Giulia.

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  5. Si vede che sono in vacanza? 😛
    Certo che con queste tue lezioni di fisica mi preoccupi un po’ 😛 ma se fossimo trafalmadoriani tutto sarebbe più semplice 😉

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  6. Pingback: Il romanzo al tempo dei Greci – Salvatore Anfuso ● il blog

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