Piet Mondrian Notte Estiva 1906

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Con il precedente articolo dei mini-ripassi grammaticali, quello sui complementi indiretti, abbiamo concluso il nostro breve, brevissimo excursus attraverso l’analisi logica; cioè attraverso quegli elementi che contribuiscono a formare una frase di senso compiuto in tutte le sfaccettature che la nostra lingua ci mette a disposizione. Oggi questi elementi cominciamo ad analizzarli singolarmente e lo facciamo partendo dal sostantivo.

Il nome

Il sostantivo (o nome) è una parola che ha la funzione di indicare, nominandole, le cose che ci circondano: persone, animali, oggetti, concetti, fenomeni. Non stiamo parlando quindi del nome proprio di una persona, non solo; ma di tutti i nomi del mondo: bambino, pulcino, martello, giustizia, fulmine, cattedrale, e via dicendo.


Rose rosse a mezzanotte

… questa settimana, in edicola

“Alcune cose pensi possano accadere solo nei film, o nei libri, o alla tua vicina di scrivania che in amore è sempre stata più fortunata. Non pensi mai, invece, possa capitare proprio a te di ritrovarti a fissare con incredulità il bigliettino di un ammiratore segreto.

Era una mattina d’inverno quando questo bigliettino fece la sua comparsa nella mia vita; per l’esattezza, il 30 novembre scorso. Se vogliamo essere ancora più precise: il 256esimo giorno dalla morte di Bruno. Solo il 256esimo giorno…

Il 20 marzo, approfittando dell’eclissi solare che a Torino era attesa tra le 10 e le 11 del mattino, io e Bruno avevamo programmato una gita fuori porta. Per quel venerdì io avevo preso un permesso dall’ufficio; lui, che lavorava come macchinista cinematografico, non aveva scene da girare. Il suo lavoro era un po’ così: libero e intenso. Si alternavano periodi di lavoro febbrile, quando doveva girare dei film o degli spot pubblicitari, a periodi di vacanza prolungata. Libero e intenso… proprio come lui.”

… continua sul numero 05/2016 di Confidenze.


Montalbano Camilleri

Leggere nella propria lingua

C’è chi sostiene che la traduzione di un romanzo, dalla lingua originale in cui è stato scritto alla lingua in uso nel mercato di vendita, ad esempio dall’inglese all’italiano o dal russo all’italiano o dal giapponese all’italiano, tenda a uniformare lo stile. Romanzi scritti da un acclamato giapponese contemporaneo o da un geniale russo nell’Ottocento o da una raffinata scrittrice britannica del Settecento tradotti in italiano davvero ci apparirebbero tutti uguali? Con questo post intendo confutare questa tesi.