Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.


[…] Ma in un mondo in cui si è visto e fatto tutto; un mondo in cui l’unico approccio possibile è di tipo superficiale – perché, come dice Baricco, non si possono leggere tutti i libri scritti nel mondo e in ogni epoca –; un mondo in cui anche l’arte ha perso il contatto con lo stile perché un computer e una stampante 3D posso creare oggetti perfetti come nessuna mano umana è in grado di fare; in un mondo così, anche il contenuto evapora e con esso l’intreccio e lo stile.


Sono le tre di notte e ho quasi finito di scrivere questo post. Ho dovuto rileggerlo più volte, perché Mozzi è una persona corretta e merita correttezza. Con questo articolo non voglio fare un resoconto dettagliato sul corso fondamentale di narrazione a cui ho avuto il piacere di partecipare; non voglio screditare, ammesso che sia possibile, un uomo che a mio giudizio certamente non lo merita; non voglio giustificare aspettative andate infrante, perché non ce ne sono state. Lo scopo, e sono sincero, è solo quello di valutare i sei mesi passati in compagnia di Giulio Mozzi.