La prima regola del marketing


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… quando per vendere serve farsi conoscere

La prima regola del marketing, qualunque sia l’oggetto messo in vendita, è farsi conoscere. Chi sei? Cosa stai vendendo? Che esperienza hai nel campo? Perché lo stai facendo? Che vantaggi mi offri? Queste sono le cinque domande essenziali a cui rispondere. Quando decidete di mettervi sul mercato, per farvi conoscere dovete rispondere a queste domande.

Per uno scrittore non è differente. Non vendete pentole, certo, ma vendete la vostra arte. Anche la scrittura, intesa in questo senso, è un oggetto. Che cosa si vende della scrittura? I suoi contenuti. Un libro in fondo non lo compri per possederne la copertina o i fogli su cui è stampato. A maggior ragione se parliamo di ebook. Un libro lo compri per ciò che ti racconta, cioè per le sue storie. È questo che noi scrittori vendiamo: storie!

Come farsi conoscere

Farsi conoscere è difficile, per almeno due buoni motivi: non è il nostro mestiere (il nostro mestiere è scrivere storie); c’è una ridondanza di fondo che annichilisce la nostra presenza sul mercato. Detto in parole povere: non sappiamo come fare e anche se lo sapessimo, siamo in troppi.

Non è il caso di disperare. Aprire un blog e aggiornarlo con regolarità è il primo passo. Non è l’unico però. Interagire di più con i social network, ad esempio, può essere un altro modo di farsi conoscere. L’ha detto bene Daniele con le sue interviste a 6 scrittori americani. Lo scopo dei social network non è vendere, è relazionarsi. Che, in fondo, è anche lo scopo di un blog. Dialogare con le persone, mettersi in vetrina e farsi conoscere. La vendita, intesa in senso tradizionale, è tutta qui.

In questi giorni, tuttavia, sto valutando anche un’altra strada: il sito web statico. Per vedere se ha una reale utilità ne ho aperto uno: salvatoreanfuso.me Se potete, dateci un’occhiata. Così mi dite com’è venuto. Ora, la domanda opportuna in questo caso è: perché aprire un sito web statico quando si possiede già un blog?

Perché aprire un sito statico

Il blog serve a farsi conoscere e per farlo va aggiornato continuamente con nuovi contenuti. La sua utilità sta tutta in questa dinamica, tanto che lo potremmo definire: sempre in movimento. I visitatori vi leggono, apprezzano ciò che scrivete e il modo in cui lo fate, quindi tornano a rileggervi. Alcune volte il contenuto di ciò che scrivete li spinge anche a commentare. In questo caso si instaura un rapporto di scambio, un dialogo fra scrittore e lettore.

Tuttavia il blog ha un limite. Questo limite è proprio legato alla sua mutabilità. La vita di un contenuto dura un giorno, quello in cui è stato messo on line. Il giorno seguente è già vecchio e quando pubblicate di nuovo, il nuovo contenuto si va a sovrapporre su quello precedente eclissandolo. Certo, anche a me capita che nuovi visitatori vadano a leggere articoli vecchi. Ma aggiornando costantemente il blog, i contenuti si accumulano e si sovrappongono, fino a diventare troppi perché qualcuno possa navigarci con un minimo di criterio.

Il sito web statico ha la funzione opposta. La sua utilità sta proprio in quell’immobilità che lo caratterizza. In una vetrina statica – immaginatevi quella di un negozio – noi metteremo tutti quegli oggetti che un possibile lettore deve poter leggere senza dover scavare tra le centinaia di articoli che si accumulano negli anni. Quali sono questi oggetti? Ricordate le cinque domande che vi ho presentato all’inizio del post? Ecco, in vetrina dobbiamo metterne le risposte.

Cinque domande a cui rispondere

Che dite, proviamo a vederle insieme queste domande? Così imbastiamo una possibile vetrina per scrittori emergenti, ma anche per scrittori vecchio stampo. In fondo che differenza dovrebbe esserci?

Chi sei? Be’, caro scrittore, non credo tu abbia difficoltà a rispondere a questa domanda. Se così non dovesse essere, o ti serve l’aiuto di un buon psicanalista, oppure sei una di quelle persone riflessive che scavano sempre a fondo, ma non trovano mai le risposte. In questo secondo caso, meriti la mia stima. Detto questo, però, alla domanda dobbiamo rispondere, non trovi? Dunque, “chi sei” va nella sezione che riguarda la tua biografia personale. Quindi, nel tuo sito statico, ci sarà una pagina dedicata solo a questo, con un link sul menù principale. Ai lettori piace sapere qualcosa riguardo la vita privata dello scrittore. Perché non accontentarli? Non hai mica qualcosa da nascondere, dico bene?

Cosa stai vendendo? Adesso hai le idee chiare, mi auguro. Vendi storie. Quindi dillo, dillo senza paure. Lo so che la cosa ti imbarazza, già solo l’idea di vendere ti fa sentire sporco. Ma non è così. La vita è sempre un dare e avere. Io do una storia a te, tu dai del denaro a me. Tuttavia devi anche dire che tipo di storie offri al tuo pubblico. Scrivi qualche genere particolare? Oppure non hai problemi a scrivere storie di qualunque genere? O, ancora, sei uno di quei geni che scrivono su commissione: tu, lettore, mi dici che storia vorresti leggere e io, scrittore, te la scrivo apposta per te. Potrebbe essere un’idea, no?

Nella tua vetrina avrai quindi una pagina dedicata a questo argomento. Potresti mettere dei racconti che mostrino la tua abilità di scrittore, oppure dei brani tratti dal tuo libro, o ancora una serie di incipit che rimandino a qualche pubblicazione. L’unico limite, in questo, è la tua creatività.

Che esperienza hai nel campo? Mi sembra legittimo che ti venga chiesto. Certo, per gli scrittori affermati, le pubblicazioni parlano da sole. Tu, però, sei uno scrittore emergente. Quindi devi dimostrare competenza, altrimenti i lettori non inizieranno nemmeno a leggerle le tue storie. Non pensare che esse parlino per te. Non è così. Se hai vinto dei concorsi, se hai pubblicato su qualche antologia, se hai venduto un racconto a un magazine, dillo!

Perché lo stai facendo? Anche questa è una domanda legittima. Forse più per te, che per il lettore. Però è giusto farglielo sapere. Cerca di essere onesto però. Se scrivi per il vile denaro, non ci trovo nulla di male a confessarlo. L’unica cosa davvero sbagliata è l’ambiguità. Io ad esempio scrivevo per offrire un’opportunità di crescita alla mia famiglia. Adesso che non ho più una famiglia, mi sono dovuto guardare dentro e ho scoperto che scrivere mi piace, che in fondo l’ho sempre fatto e che, per quanto cerchi di staccarmi di tanto in tanto dalla scrittura, alla fine ci torno sempre.

Che vantaggi mi offri? Ok, scrittore, vendi storie. Ma perché dovrei leggerle? Sei bravo a scriverle? Le offri gratuitamente per un periodo limitato di tempo? Che vantaggi mi dà la tua arte? Certo, uno svago. Posso essere d’accordo, ma di svaghi ce n’è tanti… e pure di scrittori. Tu cos’hai in più degli altri? Anche questo va detto.

Conclusioni

Per il momento non ho abbastanza dati per confermare se un sito statico aiuti o sia superfluo. Vedremo… E voi, cari follower, visitate i siti dei vostri beniamini di tanto in tanto? Ne avete uno vostro? Che modi avete sperimentato per farvi conoscere?

37 Comments on “La prima regola del marketing

  1. Io per il momento ho solo il blog, che comunque mi sta dando grandi soddisfazioni.
    è vero però, come tu dici, che gli articoli vecchi rischiano di finire nel dimenticatoio. Per questo motivo ho deciso di mettere due “liste” a bordo pagina. Una è la top-ten degli articoli più letti e l’altra è una selezione casuale di tre post, che cambia ad ogni click. Il primo elenco c’è sempre stato (quando ho avuto 11 articoli ho deciso di fare la classifica :D) e il secondo l’ho messo per dare visibilità ad articoli che, comunque, mi sono costati tempo e fatica. Devo dire che le visualizzazioni sono aumentate e molti post sono stati rispolverati.

    Non ho mai pensato di farmi un sito statico e ora come ora non ne sento la necessità, sebbene non escluda a priori l’idea. Magari me ne occuperò quando il romanzo sarà in fase di revisione e il mio archivio di racconti più cospicuo (ebbene sì, ho intenzione di scriverne).

    Il tuo l’ho visto di sfuggita perché non avevo tempo. Appena potrò lo leggerò nel dettaglio.

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  2. Ma vi piace tanto il dominio .me? 🙂
    Un salvatoreanfuso.it per me resta la scelta migliore. Riguardo al sito, titolo rosso su sfondo grigio non è ben leggibile 🙂

    Io sto riprogettando il mio danieleimperi.it e lo farò simile al tuo, come un biglietto da visita statico. In più ci sarà un’area News per pubblicare qualcosa di importante di tanto in tanto. Ma non sarà un altro blog.

    Secondo me tu dovevi lasciare Pagine strappate come blog e questo come sito statico. Ma ormai è inutile tornare indietro.

    È vero quanto dici sul blog e sul sito statico, ma anche questo deve subire modifiche e aggiornamenti, quando occorre. Esempio: pubblichi un romanzo? Va messo da qualche parte anche nel sito statico.

    Non sono molto d’accordo sulla vita privata. E sì, ho qualcosa da nascondere, che è appunto la mia vita privata, altrimenti non si chiamerebbe così, non trovi?
    Quindi, dipende da cosa tu vuoi o vorresti divulgare.

    Mi piace la sezione che riguarda “cosa sto vendendo”. Ci penserò per il mio sito statico.

    Esperienza: io preferisco parlarne nella pagina Chi sono.

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    • Il dominio .it non l’ho trovato, anch’io l’avrei preferito. E, hai ragione, avrei dovuto tenere questo come sito web statico e pagine strappate come blog. Inutile tornarci, in fondo per arrivarci ho dovuto fare esperienza e senza esperienza si sbaglia. A proposito, l’esperienza degli altri non serve mai a se stessi, non c’è nulla da fare.

      Il fatto che il sito sia statico non significa che non vada mai aggiornato. Esattamente come la vetrina di un negozio, ogni tanto bisogna cambiare la merce esposta e metterci le novità.
      Grazie per i consigli sulla grafica. Proverò a fare dei cambiamenti. Che colore potrei usare al posto del rosso?

      Lo so che proteggi la tua intimità, ma se diventi un personaggio pubblico (e non è affatto detto che uno scrittore, anche uno scrittore affermato, lo sia), qualcosa di te al grande pubblico la dovrai pur dare. Tuttavia la tua scelta è rispettabilissima. A questo punto perché non tentare la via dell’anonimato, scegliendo perfino uno pseudonimo? Potresti creare mistero sulla tua figura… 😉

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  3. Leggendo i commenti mi è sorta una riflessione.
    Secondo me il problema del sito statico è la fidelizzazione.
    Come dite voi è una vetrina: si guarda, e poi via… verso altri lidi.
    Non c’è interazione ed è difficile far tornare i lettori.
    Il blog invece è più dinamico. Inoltre consente di avere comunque delle pagine e dei contenuti fissi. Quindi forse può offrire vantaggi in più. Cosa ne pensate?

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    • Come dicevo sono due strumenti diversi. Vanno utilizzati entrambi, non come alternativo l’uno dell’altro. In fondo il sito statico, a parte il costo del dominio, non ti costa fatica. Però la gente ci capita e ti legge e se vuole approfondire tu, furbescamente, avrei messo tutti i link necessari affinché questo avvenga… 😉

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  4. Il tuo sito mi piace molto.
    Io al momento non ne sento la necessità. Sul blog appaiono subito a lato le mie pubblicazioni “in singolo” e sulla pagina che parla di me c’è l’elenco più o meno completo di quello che ho pubblicato. Se si digita il mio nome su google escono già un numero spaventoso di informazioni, non penso di voler aggiungere altro, eccetto i miei post sul blog.

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      • Non so. Magari quando avrò dieci romanzi editi (sognare è gratis) avrò la necessità di un sito statico che parli di loro, mentre sul blog potrò continuare col solito caotico chiacchiericcio. Al momento non ne sento la necessità. Questo non vuol dire che non ci sia.

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  5. Non sono certo un’autorità sull’argomento, ma io il sito statico l’ho fatto e poi sospeso, mettendo in homepage il rimando al blog. Non riuscivo a trovarci un’utilità. Sul blog posso mettere tutte le pagine statiche che metterei nel sito, e mantenere vivi gli scambi sulla pagina attiva. Non sento il bisogno di avere una vetrina “pulita”… non ancora. Comunque il tuo sito mi piace come look. 🙂

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  6. Per quanto riguarda il sito statico, è una vetrina, un portfolio, quindi secondo me ha senso solo nel momento in cui hai pubblicato libri e puoi metterli in vetrina.
    Il blog nasce come strumento per creare un flusso di visitatori al sito web statico, altrimenti ti troverebbe solo chi cerca il tuo nome e cognome.
    Il sito che hai scelto mi piace e non mi piace, è lunedì mattina e c’è la luna piena quindi chiedo scusa per la carenza di doti diplomatiche.
    Secondo me è molto bella la pagina dei racconti, con i titoli e le foto in grande.
    Le foto che hai scelto per l’homepage e la bio non riflettono il tuo carattere secondo me.
    I colori sono molto “maschili”, quindi non mi attraggono particolarmente.
    “Non sono bravo a parlare di me, per questo forse scrivo”: mmhh… però adesso stai scrivendo, quindi questa scusa non regge. L’umiltà non vende, dovresti presentarti con più confidence. Se non ti credi bravo tu, perché dovrebbe crederti bravo chi non ti conosce?
    Ci sono anche dei refusi… “macchia da scrivere”, “passone”…
    🙂 simpatica, eh? 🙂

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    • Simpatica e utile! 😉
      I colori mi fanno impazzire. Quali foto, invece, secondo te renderebbero più giustizia al mio carattere?
      Quello che dici a proposito della vetrina è corretto. Tuttavia, in attesa di scrivere libri, facciamo conoscere la vetrina ai motori di ricerca… Inoltre, chi capitasse per caso di là e fosse abbastanza curioso da approfondire, verrebbe facilmente catapultato di qua. Insomma, un sito spinge l’altro. 😛
      Sei una donna splendida, anche di lunedì! 😉

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  7. La tua idea è interessante, ma secondo me non è ottimizzata. È giusto premettere che sul web, come nella promozione, regole certe non ce ne sono.
    Però dalla mia esperienza traggo fuori altri conclusioni, per certe versi più innovative rispetto a quel che dicono gli esperti.
    Nel tuo caso, cos’è che a mio giudizio non va? Disperdi le forze. E non dico forze di tempo e fatica, visto che il sito statico si aggiorna raramente, ma forze di presenza sul web e di comunicazione. In pratica la tua identità di scrittore sarebbe scissa in due luoghi. Creeresti concorrenza a te stesso generando ridondanza, col rischio di creare confusione negli altri e nei potenziali lettori. Mettiamo che come scrittore ti inizi ad affermare. Giornalisti, blogger, che vogliono trovare info su di te, si distribuirebbero un po’ qui, un po’ lì, metterebbero i link un po’ a questo un po’ a quello. La tua presenza non sarebbe solita, unitaria, monolitica, ma spersa. Il sito ufficiale dello scrittore (che può essere anche un blog) deve essere uno. Anche dal punto seo non andrebbe bene.
    In tal senso sul sito statico mi trovi ben d’accordo. Io adotterò questa soluzione.
    Capisco la tua esigenza. I blog come i vostri sono potenti strumenti di comunicazione, di relazioni anche social, ma hanno il grosso limite di rivolgersi a colleghi. Scrittori o aspiranti tali. I lettori, quelli veri, ne sono un po’ esclusi. Un potenziale lettore, sbarcando nel blog, lontano dai discorsi dei post, si sentirebbe spaesato, darebbe un’occhiata e andrebbe via. Perché la comunicazione del romanzo pubblicato, sarebbe marginale. Anche l’iconetta a bordo pagina sarebbe un palliativo. Invece è prioritario far emergere il romanzo come prima prospettiva. In tal senso, il sito statico, rispetto al blog possiede una funzionalità maggiore.
    Però nel tuo caso nulla vieta di creare un ibrido. Sito statico e blog assieme.
    Il cms wordpress in tal senso è molto potente. Nel 1999 quando decisi di utilizzare wordpress anziché joomla per creare un sito statico, dovetti modificare manualmente il codice sorgente. Fu molto complicato. Adesso invece è un paradiso. Potresti passare da una versione statica a blog in pochi passaggi direttamente dal pannello di controllo. Esistono anche temi chiamati “magazine”, che permettono di ibridare la home con contenuti statici e blog contemporaneamente. Soluzioni da adottare ne esistono tante. Due domini invece, blog e sito non li vedo bene. Se tecnicamente non sai come implementare staticamente wordpress scrivi a zio Marco e ti do volentieri una mano. 😉
    Per concludere ti accenno alla possibilità a mio avviso più innovativa.
    Avere sì due siti. Ma uno per l’autore, e uno interamente dedicato al romanzo. Il cui nome a dominio è il titolo del romanzo stesso. Questa è la soluzione strategica più potente. Noi non siamo King che vende a scatola chiusa. Né un lettore comprerebbe il nostro libro perché scriviamo cose intelligenti su di un blog. Il lettore comprerà il libro se viene intrigato dalla trama del romanzo. E qual è il miglior posto per fargli conoscere il libro se non un sito web dedicato?
    Questa soluzione accresce di molto le soluzioni di vendita e promozione.
    Sul sito chiaramente non metti accattevillo, ma informazioni aggiuntive. Approfondimenti. In tal senso quello che sto preparando io per il mio romanzo, in Italia non è stato realizzato da nessuno. Il libro potrà far schifo, ma il sito web del romanzo farà scuola. Sembra un po’ presuntuoso, ma quello che sto preparando io in giro non l’ho visto.
    È ovvio che sul sito ci saranno le informazioni su dove trovare il libro, come acquistarlo, in quali formati: cartaceo, elettronico.
    Il criterio del sito è creare una casa del romanzo, il punto di riferimento nel quale fare confluire i potenziali lettori, i social network utilizzati, ma anche coloro che il libro lo hanno letto e desiderano approfondire. Le possibilità sono infinite, come anche creare comunity del romanzo se ad esempio è una saga. Un fantasy, un poliziesco con un ispettore protagonista.
    Fra l’altro il potenziale e le opportunità potrebbero moltiplicarsi. Se il romanzo riceve una recensione su blog o su carta, difficilmente, se non mai, vedi il riferimento al sito o al blog dell’autore. Viceversa se c’è il sito del romanzo, l’intervistatore troverebbe naturale, mettere il link. Sfrutteresti la caratteristica madre del web, l’ipertestualità. Io potenziale lettore leggo la recensione, mi incuriosisco, faccio click sul link del romanzo. Approfondisco, trovo i link dei negozi online dove comprare, e se sono coinvolto acquisto. Si compie anche la possibilità nota come acquisto d’impulso, quello emotivo.
    Immagina se la recensione non avesse il link al sito del romanzo, perché non c’è. Io potenziale lettore leggo, dico ah interessante, ma poi sono distratto da altro, prossimamente lo compro, ma coi giorni mi scordo e… Lettore smarrito.
    In pratica il sito ti crea occasioni in più. E questo è soltanto un esempio, le potenzialità sono molto più ampie.
    Mi stoppo che scrivo da cellulare, chiedo venia per errori o ripetizioni, non riesco a rileggere… 🙂

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    • Quello che scrivi a proposito del blog, caro zio, è corretto. Non solo, ma è anche il motivo principale che mi ha spinto a tentare la strada del sito statico. Non sono, invece, troppo d’accordo sulla ridondanza confusionaria che i due mezzi (blog e sito) creerebbero nel possibile lettore. Il blog, come hai ben detto, è rivolto quasi esclusivamente agli addetti ai lavori e agli altri scrittori. Crea dinamiche social, ma non attira lettori. Il sito, invece, è rivolto esclusivamente al lettore. Se poi il lettore vuole leggere anche il blog, nel sito trova mille (letteralmente) collegamenti al blog. Secondo me l’esperimento è degno di prova. E poi, scusa, ma su internet più si è presenti (nel senso di tanti luoghi) meglio è, no? Sbaglio?

      Sulla possibilità di usare wordpress in entrambi i modi non credo di aver capito, ma io non sono davvero in grado di fare certe cose. Anzi, mi arrangio parecchio vista la mia incompetenza di base. Sarei felice di prendere ripetizioni… 😉

      L’idea di fare un sito web dedicato al romanzo è eccellente, ma non è nuova. Non so come lo imposterai tu, forse l’originalità starà proprio in questo, ma ricordo un’autrice di fantasy (italiana) che aveva costruito (o si era fatta costruire) un sito incredibile dedicato proprio al romanzo. Sembrava quasi un video gioco… È la definizione migliore che mi viene in mente.

      Comunque è possibilissimo che non riesca a ottimizzare bene i mezzi che utilizzo. In fondo il mio compito è scrivere… Il resto provo a farlo nei ritagli di tempo. Ma stai in campana e vedrai che ti combino! Questo non significa che sarà qualcosa di valido… ma di clamoroso senz’altro! 😛

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      • Come dicevo all’inizio del commento, nel web non ci sono soluzioni giuste o sbagliate a prescindere. Solo cose che funzionano caso per caso. Nel mio lavoro web ho profuso forze pazzesche per progetti eccezionali che hanno fatto flop. E progetti marginali sui quali non contavo che sono andati alla grande. Quindi l’idea di blog e sito, se saprai gestirli così come immagino, potranno darti soddisfazioni. Una cosa è certa, nel gestire la comunicazione web ci sai fare(riesci a sopportare pure me…). E sapersi muovere su internet è il talento base per costruire qualcosa di importante.

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  8. Ciao Salvatore, ti faccio una domanda un po’ sciocca probabilmente… 🙂
    Il Blog convoglia pubblico sulle tua pagine, è indubbio. Come mai non hai scelto di unire sito statico e blog su un’unica piattaforma per non perdere i visitatori dei tuoi articoli?

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  9. Ciao non so se un sito statico faccia la differenza, ma essere costante è tutto.
    Lo dico proprio io che ho saltato un’intera settimana di post 😛 e se non mi sbrigo salto pure oggi!

    Per i social network non so proprio come gestirli.

    Per la grafica del sito… quel turchese/celeste che hai scelto per il titolo del sito nell’header non risalta affatto. Carina l’idea delle varie pagine 😉

    A presto

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  10. Pingback: Promuovere un libro online: la giusta strategia

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