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Quella sottile linea beige


Negli scantinati silenziosi e male illuminati in cui di norma si rifugiano gli oscuri figuri che prendono il nome di scrittori si sta combattendo una battaglia. Dura da anni, decenni forse, e ha fatto vittime illustri. Da un lato campeggiano i fautori di una scrittura autorale e ispirata; dall’altra serrano le fila i creatori di mondi, i tessitori di storie. Che siate schierati tra gli uni o gli altri, è bene che vi rendiate conto che il campo di battaglia si estende fino alla vostra scrivania.

Intellighenzia e pregiudizi


Nei primi decenni dell’Ottocento un medico e antropologo americano, Samuel George Morton, è interessato a indagare una teoria definita: poligenetica. Egli cioè si domanda se l’umanità possa essere considerata parte di un’unica specie, o sia invece costituita da più “atti creativi”. Per farlo decide di riempire centinai di crani di diversa provenienza – caucasici, mongoli, etiopi, nativi americani, eccetera – con dei semini, così da misurarne scientificamente il volume. I dati raccolti parrebbero avvalorare la tesi iniziale, cioè che ci siano delle differenze anatomiche legate alla provenienza del cranio. Morton e buona parte dell’intellighenzia del suo tempo concordano quindi nell’interpretare questi dati in chiave, come oggi la definiremmo, razziale.

Lo scrittore filosofo


Dunque, sia per filosofare sia per scrivere servono gli attrezzi giusti e gli attrezzi giusti, in questi due campi, si ottengono solo attraverso lo studio, l’apprendimento e la fatica. Serve quindi almeno un po’ di filosofia allo scrittore? Era questa la premessa iniziale, se non ricordo male. Be’, certo che serve. Serve a scrivere un post come questo, ad esempio. Ma più in generale, allo scrittore servono gli strumenti di riflessione concettuale tipicamente adottati dai filosofi, quanto ai filosofi servono gli strumenti retorici, per esprimere le proprie teorie e illustrare i propri pensieri, tipicamente adottati dagli scrittori. Insomma, per farla breve, un po’ di retorica non ha mai fatto male a nessuno, si dice.