Fabbricare idee

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“La volgarità di un’idea si misura dal suo bisogno di proselitismo”

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Un metodo alternativo per inventare storie

Osservando le ultime uscite nelle sale cinematografiche, mi convinco ogni giorno di più che le idee, quelle buone, sono merce sempre più rara. I film di maggiore successo sono quelli in cui si investono i maggiori fondi per finanziare effetti speciali via via più clamorosi, oppure remake di vecchie glorie che furono scritte da sceneggiatori che le storie le sapevano imbastire davvero. In ogni caso non mi pare ce ne siano di nuove all’orizzonte.

Per i libri il discorso non è molto diverso. Quanti serial killer o ispettori potranno mai esserci al mondo? Leggiamo rielaborazioni di rielaborazioni di rielaborazioni della stessa identica trama. Solo che a ogni passaggio questa appare un po’ più rarefatta, come se si assottigliasse per via del logorio di venire usata. Ci sembra di leggere cose già lette mille altre volte in altrettanti libri. Qualcuno dice che le trame possibili siano un numero finito, e che l’originalità va cercata in altri aspetti. Forse hanno ragione loro. Forse è per questo che amiamo tanto i classici.

Eppure, l’unica cosa che andiamo cercando, noi consumatori dell’inflazionato mercato dell’intrattenimento, sono storie originali che sembrino allo stesso tempo molto reali ma anche fantasiose. Che abbiano cioè, quel magico potere di trascinarti in un altro mondo, molto distante dal tuo quotidiano, ma che conservino quel grado di realtà che le faccia sembrare “vita vera”. Come se i fatti narrati possano essere accaduti giusto dietro l’angolo e, allo stesso tempo, su un altro pianeta; magari in una dimensione parallela.

Sia come sia, oggi voglio parlare di come si inventano le storie. Per uno scrittore, soprattuto uno che sa scrivere bene, non avere nulla da raccontare può essere imbarazzante. È come se un bravo ritrattista conoscesse perfettamente la tecnica ma non avesse alcun soggetto da ritrarre. Tuttavia può capitare, e forse, osservando la produzione degli ultimi anni, capita più spesso di quanto immaginiamo.

Ora, le storie in genere si prendono dal bagaglio della propria esperienza: distillati di vita vissuta, idee sul mondo e l’esistenza, o fatti realmente accaduti (o quasi). C’è stato un periodo in cui pubblicavo “storie vere” su un noto settimanale nazionale. Erano tutte storie inventate le mie, ma sarebbero potute accadere davvero e magari, in qualche caso, erano davvero capitate a qualcuno da qualche parte nel mondo. Come mi venivano in mente quelle storie lì? Da dove le prendevo? A dire la verità, non so rispondere. Venivano da dentro. Punto.

Chiunque non abbia un dentro abbastanza profondo o conservi storie di cui non vuole narrare per riservatezza; chiunque non sia dotato di abbastanza fantasia o fiducia in se stesso per inventarsele da sé, può forse fare affidamento su un metodo… come dire, un po’ più meccanico. Funziona così: si fanno quattro lunghi elenchi di mestieri, ambienti, azioni e cause, poi si lancia un dado: due volte per la prima colonna, una per le altre. E si osserva ciò che accade, sforzandosi di imbastire un dispositivo drammatico con il materiale a disposizione. In questo gioco c’è una sola regola: qualsiasi cosa esca, per quanto bizzarra possa sembrare, bisogna sforzarsi in ogni modo di tirare fuori un soggetto. Rinunciare e rilanciare non sono azioni contemplate. Vi va di giocare con me?

N

MESTIERI

AMBIENTI

AZIONI

CAUSE

1

idraulico

luna

insegnare

rapimento

2

chirurgo

marte

operare

guerra mondiale

3

fumettista

Tanzania

uccidere

golpe

4

insegnante

discoteca

evangelizzare

ricatto

5

avvocato

Massachusetts

corrompere

crisi finanziaria

6

operaio

Colosseo

scopare

accuse

7

pittore

cella frigorifera

cercare

raggiro

8

orologiaio

ospedale

cacciare

mandato

9

fotografo

set

sposare

epidemia

10

levatrice

foresta

impagliare

guerra (locale)

11

astronomo

lago

programmare

mandato di cattura

12

autista

fiume

combattere

asteroide

13

poliziotto

città (qualsiasi)

respingere

invasione aliena

14

veterinario

montagna

fondare una setta

il male

15

modella

deserto

scrivere

catastrofe

16

psicologo

Antartide

sedurre

intelligenza artificiale

17

netturbino

isola tropicale

osservare

divorzio

18

ginecologo

labirinto

esplorare

morte

19

politico

un altro mondo

fermare

 nessuna

20

ebanista

casa

salvare la Terra

tradimento

I personaggi che verranno fuori dall’elenco dei mestieri possono essere sia uomini sia donne, a discrezione dello scrittore. Per funzionare meglio avremmo dovuto usare due elenchi di mestieri, tirando una volta per ciascuna colonna. Inoltre più ricchi e fantasiosi sono gli elenchi (soprattutto quelli delle cause e delle azioni), più interessanti rischieranno di essere i soggetti che ne trarrete. Tuttavia, legato al primo, c’è anche un secondo rischio: troppo bizzarro significa poco reale. Il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio fra le due cose.

Ora, vi siete preparati carta e penna e un dado a venti facce? Bene, procediamo: 13/5/16/20/8. Questi sono i risultati dei miei tiri di dado. Vediamo cosa significano: poliziotto, avvocato, Antartide, salvare la Terra, mandato. Non sono stato particolarmente fortunato, vero? I personaggi sono interessanti, con un poliziotto e un avvocato si posso fare molte cose ma, allo stesso tempo, sono già piuttosto inflazionati. Salvare la Terra, invece, è fin troppo generico e suona quasi apocalittico. Infine, mandato… Cioè i due ricevono un mandato per salvare la Terra? Boh! Con Antartide ci salviamo un po’. Almeno abbiamo una location interessante. Proviamoci! Se avete dei suggerimenti, scriveteli nei commenti.

Un poliziotto riceve il mandato per “salvare la Terra” e deve recarsi in Antartide, un avvocato però vuole impedirglielo perché ha riscontrato delle irregolarità nella procedura. I due finiranno per innamorarsi e la Terra… be’, la Terra se la caverà da sola!

Carino, vero? E non mi sono neanche sforzato. Certo, è solo un soggetto abbozzato alla veloce. Bisognerebbe lavorarci sopra. Ad esempio capire da cosa la Terra debba essere salvata. Ma forse per un racconto non serve nemmeno specificare. Ci si potrebbe ad esempio inventare una situazione assurda in cui il male non viene definito ma lasciato sullo sfondo. Oppure potremmo tirare una seconda volta sulla tabella delle cause, così da avere un altro elemento da aggiungere.

Non ditemi di sì… avevo appena messo via i dadi. Okay, d’accordo. Tiro ancora: 7, raggiro. Questo potrebbe significare due cose: o il motivo per cui tutti credono che la Terra sia in pericolo è solo una bufala (cosa che avrebbe una certa attinenza con l’attualità); oppure una qualche fazione di potere ha ordito un complotto per conquistare il Mondo. La seconda è molto più scontata della prima. La prima, invece, ci fornirebbe un finale perfetto: quando i due personaggi decidono di fregarsene del destino del Mondo, per vivere la loro semplice vita insieme, si scopre che in realtà il Mondo non corre alcun pericolo. Bello, no?

Va bene, era solo un gioco. Ci siamo divertiti per un po’. Ma chissà che questo metodo non vi possa davvero fornire qualche storia interessante su cui lavorare. Sta a voi decidere come. Magari potreste cambiare o arricchire le tabelle. Oppure potreste usarlo come “gioco da tavolo” per le serate con gli amici. In fondo, come sempre, sta tutto alla vostra fantasia. Anche chi crede di non averne, ne ha comunque abbastanza per inventarsi una storia. Tutto sta nello stimolare il proprio lato creativo.

Buone storie.

59 Comments on “Fabbricare idee

  1. Ma siamo proprio sicuri che cerchiamo storie originali? Ho paura di confondere ciò che io cerco (e probabilmente anche tu più gli altri n-mila lettori del blog) sia un po’ diverso da ciò che i consumatori cercano.
    Tempo fa mi ero imbattuto in un forum di fan della saga di Twilight che, orfane della saga originale ormai volta al termine, cercavano delle alternative. Un commento diceva pressapoco: “ho letto questo libro di vampiri, bello, però non è proprio uguale uguale a twilight”.
    E poi il dubbio mi viene guardando i risultati al botteghino dell’ennesimo remake.
    Comunque il giochino è divertente, ma non ho un dado a venti facce a disposizione 😛

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  2. Questo giochino lo faccio con calma questa sera quando arrivo a casa…sono proprio curioso di vedere cosa salta fuori!
    Per quanto riguarda invece le idee originali, sono convinto che si possa applicare lo stesso principio che sta dietro alle 12 note che compongono la scala musicale: sono sempre 12 ma dipende dalla maestria del maestro (passami il gioco di parole) saper creare sempre qualcosa di nuovo e di diverso. Senza contare il fatto che film, come i libri, il più delle volte sono prodotti preconfezionati per il mercato, in base all’esigenza di quest’ultimo, ed è sempre più raro trovare autori o registi in grado di rischiare per poter dire la loro. Abbastanza sintomatico è il fenomeno dei ghostwriter che negli ultimi anni (ti parlo dell’ultima decina) è esploso.

    Contento di aver trovato questo blog.

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    • Il tuo nickname non ti rende onore, ma ti ringrazio per i complimenti e ti do il benvenuto su questo umile, egocentrico, mostruosamente egocentrico, blog. 🙂

      Di maestria ne vedo parecchia, in giro. Sono le idee, mi pare, che invece mancano. Sai come si dice: con le idee puoi fare molto, con la maestria puoi fare solo quello che ti permettono di fare le tue idee. Fammi poi sapere i tuoi risultati e la storia che ci avrai imbastito, mi piacerebbe.

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  3. Carino questo gioco, ma lo hai inventato tu? Ci farei sul serio un gioco da tavolo. Brevettalo. Utile anche per chi fa i noiosissimi corsi di scrittura. Almeno con questa tabella farebbe divertire un po’ la classe di ipocondriaci assetati di successo post eterno con corona d’alloro in testa.

    Per giocare è facile, non serve un dado. Basta scrivere su google “Numeri Casuali” e magicamente appare una casella nel motore di ricerca dove scegliere il numero minimo, massimo e via col caso.

    A me è uscito 15 – 6 – 12 – 3. Modella, Operaio, Combattere, Golpe.
    Vabbè dai, troppo suggerito. Durante un golpe, un operaio saldatore e una modella svampita, gli unici due rimasti liberi, si ritrovano a combattere per liberare la città dai cattivoni.
    Però una trama scontata si può far brillare aggiungendo la posta in gioco.
    L’operaio si trova a dover scegliere. Salvare sua moglie e suo figlio, oppure andare a liberare il capo della polizia che con i suoi uomini può combattere i golpisti? Salvare i suoi affetti e così condannare tutti gli altri, anche i bambini come suo figlio, oppure sacrificare chi ama per il bene collettivo? E mentre operaio e modella non sanno come agire, lei il cui massimo impegno è stato sculettare sulle passerelle, vorrebbe arrendersi, in fondo a una bella donna cosa possono fare? Litigano, si separano. Lei si consegna a una ronda di golpisti, e i soldati fanno ciò che la bestialità suggerisce in un mondo senza più regole, la violentano. Lei travolta in quell’orrore infinito riesce a fingere di essere morta. La abbandonano così, esanime a terra. A sera, in uno stato catatonico lei riesce a alzarsi, sporca, con i vestiti strappati, zoppicante. L’operaio la ritrova e si prende cura di lei. Le chiede perdono per non essere stato abbastanza forte per trattenerla. Le pulisce lo sporco, si toglie la camicia per coprire le sue nudità. Lei gli chiede solo un ultimo favore, ucciderla. Probabilmente resterà incinta e non vuole un figlio ignoto da chi le ha strappato tutto. Allora l’operaio le cui fortune cascano dal cielo, deve scegliere se sacrificare gli affetti per il bene comune e in più si ritrova l’ormai ex svampita che vuole pure essere soffocata da lui.
    La notte, con la sua solita Luna, incombe su ciò che resta degli uomini. Lui e lei entrambi soli, smarriti, trovano conforto alle loro paure piangendo abbracciati.
    Quando il sole li risveglia è un nuovo giorno. Lei non vuole più morire. Anzi, adesso donna guerriera vuole uccidere il branco con il possibile padre di suo figlio. Si inoltrato fra le strade deserte e… poi chissà.

    L’abbozzo può funzionare perché c’è anche un percorso di crescita dei personaggi. Tutto carino, però io una storia così non la scriverei. Perché non la sentirei mia. A me le storie vengono da un qualcosa che mi si forma dentro e che poi diventa un’urgenza narrativa. Io sento di voler scrivere le mie storie perché una parte di me non può fare a meno di non renderle reali.
    Infatti quando qualcuno pensa: vabbè ma tu scrivi gialli e non c’è niente di meno meccanico del giallo. In realtà nei miei libri io rappresento qualcosa.

    Il mio primo giallo ha una struttura narrativa originale. Il lettore non ci fa caso, ma non si segue il classico chi è l’assassino, ma è una struttura a tre villain con difficoltà crescente. Gli investigatori vincono il primo Villain, ce l’abbiamo fatta? No, perché si scopre che c’è altro e il caso risulta più complicato. Superato il secondo villain, ce n’è un terzo e questo sembra impossibile da vincere. Ma la struttura è soltanto un espediente per comunicare il messaggio del libro: la sopraffazione dei più forti sui più deboli che si ripete da sempre nella storia umana. E un investigatore quando compie giustizia sul singolo caso, compie giustizia anche per tutti coloro che quella giustizia non l’hanno potuta avere.
    Nel nuovo romanzo giallo, la struttura prevede che il nemico interno, che vuol coprire la verità, è più forte del nemico esterno rappresentato dall’assassino. Il messaggio è che il potere nel suo caos di forze che si combattono, si scontra col senso di giustizia degli investigatori, che sono costretti a rinunciare a una parte di sé per riuscire a compiere ciò in cui credono.
    Quindi quando si parla di giallo banale, beh, ci sono tanti gialli banali, ma non è detto che chi scrive un giallo debba lasciarsi andare ai soliti cliché. Se uno scrittore possiede la propria urgenza narrativa, bella o brutta che sia, è giusto che compia il suo percorso.

    Comunque, tornando a noi, il gioco mi piace. Lo chiamerei: panic games, fucina per scrittori creativi.
    Secondo me avrebbe un successone. 😛

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      • Accipicchia! Vero. Devo buttare tutta la trama e rifare da capo. Aspe’ che rilancio google. Numero… 15. deserto.
        Mannaggia e come li faccio combattere un operaio e una modella contro un golpe nel deserto? E i golpisti cosa si contendono i granelli di sabbia?
        A meno che operaio e modella siano turisti di un tour organizzato dal famoso operatore turistico: se ti va bene sei nei guai.
        E mentre attraversano il deserto per raggiungere la famosa Oasi: ma ndo vai se il cammello non ce l’hai, vengono travolti da una tempesta di sabbia che scopre una città sommersa dove da millenni vive un popolo tribale in lotta interna dopo che un golpe di guerrieri dagli stuzzicadenti a sciabola (la mancanza di virgole serve per accrescere il phatos).
        Niente, col deserto la storia non mi piace. Rilancia tu, vedi se a te va meglio. 😛

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    • Lo vedi che mi segui subito?! Non è forse vero che è un’idea brillante per un bellissimo gioco da tavolo? Adesso cerco “produttori di giochi da tavolo italiani” e gli invio l’idea: o me la rubano o va a ruba. Una delle due. 😉

      P.S. manca l’ambientazione. Proprio da lei, dottore, non me lo sarei aspettato. Capisco che ormai per lei ci sono solo isole e isolotti…

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  4. Si può avere anche un metodo per avere meno idee, magari più vendibili?
    Non so. Io ho sempre più idee che tempo per scriverle. Più scritti che cose pubblicabili. Più cose pubblicabili che pubblicazioni. Forse dovrei iniziare smorzando le idee…

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    • Certo! Si chiama filtro: prendi il 90% della roba che hai – idee, bozze, romanzi nel cassetto, romanzi sulla scrivania, racconti, ecc. – e gettala via. Il restante 10% sarà degno del Nobel. 😉

      P.S. poi i tuoi discendenti pubblicheranno, postume, tutte quelle tue opere che non erano pubblicabili/leggibili/commerciali. Ma a quel punto basterà il tuo nome a farle andare a ruba. E si faranno un mucchio di soldi alle tue spalle. 😛

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  5. Storco il naso.
    😀 mica perché non mi piace l’idea 😀 Soltanto perché è schiacciato contro il vetro della finestra da cui vi sto guardando. Sono curioso di vedere cosa combinate. Forte lo schema.;)

    Piace a 4 people

  6. Pingback: Fabbricare idee — Salvatore Anfuso ● il blog | alessandrapeluso

  7. Non credo ci sia una risposta, su ciò che vogliamo davvero leggere, su cosa scriviamo, sulle trame infinite o meno e ripetute o meno. Forse ci ragiono su per farci un articolo,perché ha sollevato punti interessanti su cui mi piacerebbe indagare.

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  8. In uno dei corsi di scrittura creativa che ho seguito l’insegnante faceva un gioco analogo, dovevamo estrarre delle parole e con quelle comporre delle poesie, i risultati erano davvero originali. Molti spunti per scrivere possono venire dalla realtà, basta leggere la cronaca…

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  9. Idea meravigliosa e molto divertente! Pensando alla storia con gli elementi che hai estratto, una variazione può essere questa:
    La “Terra” è una nave che fa crociere fra Argentina, Cile e Terra del Fuoco; a bordo si trova un avvocato cui è stato conferito il mandato di nascondere in Cile una valigetta dal contenuto ignoto – pure a lui – e di raggiungere il posto come semplice passeggero. Ma un’organizzazione criminale vuole impossessarsi della valigetta, e l’attacco provoca un guasto nel sistema GPS. La “Terra” esce di rotta e rimane imprigionata fra i ghiacci al largo dell’Antartide; gli uomini dell’organizzazione prendono in ostaggio equipaggio e passeggeri. L’avvocato, catturato, riceve aiuto da un poliziotto infiltrato nell’organizzazione: i due dovranno salvare la nave, i passeggeri e i documenti.
    Ma sai che, quasi quasi, la scrivo sul serio?

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