La ricerca del libro perfetto


 

La ricerca del libro perfetto

 

…quando esigenza di scrivere e onestà coincidono

Una settimana fa ho scritto un guest post per Pennablu. Ho parlato dell’incapacità di riuscire a portare a termine un manoscritto e della paura di raggiungere il successo, a mio modo di vedere una delle cause frenanti. Fra i molti commenti ricevuti, uno ha attirato la mia attenzione. A esso è dedicato questo post.

Scrivere Guest post

Uno dei motivi per cui scrivo guest post è che si incontrano un sacco di persone nuove. Un sacco di idee che da solo non avrei mai avuto. Idee preziose, in grado di farmi vedere l’argomento da una prospettiva diversa. A tutti loro, ai lettori che hanno voluto contribuire commentando il post, dedico questo articolo. Ma fra tutti loro, però, c’è stata una lettrice che ha voluto dire la sua e l’ha fatto con forza. Con così tanta forza da farmi ragionare. La ricerca del libro perfetto, questo post, ne è il risultato.

Il manoscritto nel cassetto fa la muffa

Questo era il titolo del Guest post. Chi non ha un manoscritto nel cassetto che fa la muffa? Io ne ho ben sette e sto scrivendo l’ottavo che, spero, non finirà in mezzo a tutti gli altri. Facendo il venditore, anni fa ho seguito un corso. Lì dicevano che il commerciale che non vende lo fa perché ha paura di avere successo. Il motivo per cui non terminiamo mai quello che iniziamo a scrivere, secondo me, è proprio questa paura. Sembra assurdo, ma ha una sua logica.

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Il vuoto dentro


“Addormentarmi. Questo, amico mio, è il vero terrore.”

Salvatore Anfuso – Il vuoto dentro

 

Racconto breve

 

Il Vuoto Dentro

 

Non dormo da giorni. Attendo, fissando la porta. Ho trascinato la poltrona qui davanti, ci sto accosciato sopra. A farmi compagnia solo una rabbia infiammata dalla paura, una tazza di caffè amaro e un fucile carico come i miei nervi stanchi.

Aspetto con le orecchie tese, ma gli unici rumori sono quelli prodotti da una goccia d’acqua che si infrange ripetutamente sul fondo del lavabo e dalle lancette di un orologio a parete. Per il resto, solo il vuoto.

Ho preso l’abitudine di lasciare la televisione accesa, per compagnia, ma hanno smesso da un pezzo di trasmettere programmi. Adesso ci sono solo bande grigie e nere che si alternano tremolando. La radio trasmette un fischio lungo, fastidioso, interrotto a volte da alcune scariche gracchianti che almeno hanno il merito di aggiungere varietà alla monotonia. Ho alcuni vecchi dischi. Potrei farli girare un po’, ma preferisco evitare. Ho paura che la musica mi faccia addormentare, trascinandomi nei ricordi.

Addormentarmi. Questo, amico mio, è il vero terrore. Non devo assolutamente farlo! Verranno a prendermi, lo so, ma troveranno un uomo pronto questa volta. Gli altri, sono stati colti di sorpresa. I miei amici, i miei vicini, mia moglie, perfino, e i miei figli… Non ero preparato. Ma adesso sì. Gli farò trovare la canna del mio fucile puntata contro.

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Dove nascono i sassi

Arriva sempre un momento nella vita in cui ci si guarda indietro e si osserva la strada fatta. Io alle mie spalle vedo molte cose. Tornanti, diversi. Ostacoli, qualcuno. Soprattutto, desideri e ambizioni. Questi pesano un po’ di più. Sono disseminati come piccole pietre che rendono la strada accidentata. Uno, in particolare, è un grosso sasso. Me lo ritrovo sempre tra i piedi. Per molti anni ho cercato d’ignorarlo. Tuttavia, all’età di 37 anni, ci inciampo ancora contro. Gli ho anche dato un nome, si chiama: scrittura.

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