Il latino che serve

Le espressioni latine più usate nell’italiano moderno

Non vanno mai fuori moda e adoperarle infonde immediatamente un’aura di sapienza e autorevolezza anche al più rozzo degli interlocutori: sono le espressioni latine più usate nell’italiano moderno. Ma quali sono, cosa significano e, sopratutto, come si scrivono? Saperlo è indispensabile per evitare che chi vi ascolta (o legge) colga per ciò che è, il vostro tentativo di mostrarvi più colti di quanto in realtà siete. In quel caso meglio evitare, perché fallire significa rendersi ridicoli oltre ogni misura. E con questa breve introduzione, come avrete capito, mi sono giocato la captatio benevolentiae tanto cara a Umberto Eco.

Ad hoc: è un’espressione latina usata ancora oggi in italiano per indicare qualcosa (una persona, una cosa, una situazione) che è stata creata o fabbricata appositamente per ciò di cui si sta parlando. Ad esempio: il presente blog è lo strumento ad hoc per chi voglia imparare a scrivere meglio. L’importante è mettere l’h e la c nel posto giusto. “A doc” e “ad ok” non vanno bene.

Ad honorem: è un’espressione usata per indicare un titolo conferito in modo onorifico a una persona che si è distinta in un certo ambito, in genere usato in riferimento a lauree ma non solo. Si può eleggere un presidente ad honorem, e in quel caso avrà un ruolo per lo più simbolico, o conferire una laurea honoris causa (non laurea ad honoris). Piero Angela, ad esempio, ne ha otto; Romano Prodi, trentanove.

Ad personam: indica ciò che riguarda o si riferisce a una persona specifica e non ad altre. È un’espressione diventata famosa in Italia durante gli anni dei governi Berlusconi, quando veniva usata per indicare le famose leggi ad personam: quelle pensate per favorire un certo politico. Non diciamo chi.

A latere: vuol dire letteralmente “che sta di fianco” e viene usata per indicare il ruolo di una persona che sostituisce qualcuno di più importante o che ne coadiuva l’esercizio delle sue funzioni. Spesso viene usata anche per indicare qualcosa che è successo “a margine” di un evento.

Alias: è un avverbio usato per indicare il nome reale di una persona che è invece nota sotto uno pseudonimo. Carlo Pedersoli, ad esempio, è l’alias di Bud Spencer.

Alma Mater: con questa espressione gli antichi romani si riferivano alle dee madri, come Cerere e Cibele, e nel Medioevo si indicavano le università (l’Università di Bologna, fondata nel 1088, si chiama Alma Mater Studiorum). Nel mondo anglosassone l’espressione “Alma Mater” viene ancora usata per indicare l’università che si è frequentato.

Alter Ego: “Un altro io”ovvero una persona totalmente affine o una seconda identità della stessa persona.

Aut aut: indica due alternative tra le quali è obbligatorio scegliere: o la borsa o la vita. Scrivere “out out” è un tentativo di mostrarvi per ciò che realmente siete: succubi dell’imperialismo culturale americano (“americano”, non “inglese”).

Absit iniuria verbis: “non ci sia offesa nelle parole”. Serve a rassicurare l’interlocutore che quello che state dicendo non vuole essere un insulto, anche se invece lo è eccome.

Ad interim: significa letteralmente nel frattempo, e indica un intervallo di tempo. In italiano è usata per indicare che una determinata funzione o incarico è assunto provvisoriamente nell’attesa della nomina di un titolare. Un ministro ad interim, ad esempio, è qualcuno che assume le funzioni di ministro in un determinato momento di difficoltà, nell’attesa della nomina ufficiale di un ministro.

Ad libitum: “a piacere”. Viene usata per indicare che si può fare una cosa “senza limiti”, andando avanti quanto si vuole. Ammetto di indugiarvi parecchio…

Brevi manu: da mano a mano, senza intermediari, soprattutto quando si parla di documenti e denaro. Un documento da consegnare brevi manu a qualcuno è di solito molto importante o prezioso, da non lasciare in custodia a nessun altro.

Captatio benevolentiae: è un espediente retorico con cui si cerca di farsi ben volere dai propri interlocutori (o lettori), che in alcuni casi si dimostrano colti, intelligenti e affascinanti come quelli che seguono questo blog.

Casus belli: il motivo per cui scoppiano le guerre: il rapimento di Elena, l’assassinio di Ferdinando d’Asburgo-Este, le armi chimiche di Saddam Hussein… Ogni guerra, per cominciare, ha bisogno di una “scintilla”; ma d’altra parte nell’era post-moderna non pare serva più alcuna scusa per esportare un altro po’ di democrazia.

Cum grano salis: oggi vuol dire “con misura”, ma letteralmente significa “con un grano di sale” e fu probabilmente usata da Plinio per parlare di un antidoto che funzionava solo con l’aggiunta di un granello di sale.

Damnatio memoriae: nell’antica Roma la damnatio memoriae era una pena molto grave, riservata ai traditori della patria (ne avremmo bisogno ancora oggi). Consisteva nella cancellazione sistematica di ogni traccia della persona condannata, da documenti e monumenti, come se non fosse mai esistita. Vittima della damnatio memoriae fu Caligola, il terzo imperatore romano appartenente alla dinastia claudio-giulia, anche se pare non abbia funzionato poi così bene. Oggi viene iperbolicamente usata per indicare il tentativo di dimenticarsi di qualcuno o qualcosa.

De cuius: è un’abbreviazione della più lunga locuzione latina de cuius hereditate agitur, “della cui eredità si tratta”, e si riferisce alle eredità di una persona deceduta. L’espressione “de cuius” – di cui/della cui – ha poi perso la sua relazione stretta con la frase completa e oggi viene usata anche come sostantivo per indicare una persona morta di cui si sta parlando.

De visu: essere testimoni oculari ma anche incontrarsi faccia a faccia.

Deus ex machina: proviene dal greco e indica l’arrivo improvviso quanto provvidenziale di una forza superiore in grado di cambiare lo stato delle cose. Nella tragedia greca indicava il dio che a un certo punto si affacciava sulla scena, calato dall’alto, per risolvere una trama molto complicata, con un intervento divino che potesse giustificare anche qualche colpo di scena altrimenti poco credibile. Nel cinema holliwoodiano è stato profanamente mutuato dalla fatidica “cavalleria”.

Do ut des: io do a te, se tu dai a me. Indica quelle situazioni in cui entrambe le parti hanno tratto guadagno da un affare, o quel modo di fare per cui “non si fa mai niente in cambio di niente”.

Ecce homo: vuol dire letteralmente “ecco l’uomo” ed è l’espressione con cui Pilato presenta Gesù alla folla dopo averlo fatto frustare. L’espressione viene usata anche come sostantivo per indicare una persona ferita, o più in generale qualcuno in cattive condizioni fisiche.

Habeas corpus: è il principio secondo cui, nei sistemi di common law, sancisce il diritto all’inviolabilità della persona. In sostanza impone che una persona in stato d’arresto sia portata davanti al magistrato competente per evitare che sia incarcerata senza un’accusa fondata.

Horror vacui: è la paura del vuoto, che in psicologia viene definita agorafobia. In campo artistico indica un’opera in cui l’intera superficie è stata riempita di particolari. Il barocco e il rococò sono un chiaro esempio di horror vacui.

Imprimatur: la formula apposta nei libri che ottenevano la licenza ecclesiastica per essere stampati. Un’altra formula latina che si poteva trovare sui libri era nihil obstat quominus imprimatur, «Nulla osta a che si stampi», che indicava il parere favorevole della commissione che aveva esaminato il contenuto del testo. Oggi viene genericamente usata per indicare qualcuno o qualcosa che riceve il permesso e l’approvazione da parte di una figura o un’istituzione ritenuta particolarmente importante.

In dubio pro reo: tradotta letteralmente significa “nel dubbio, a favore dell’imputato”. Molte delle formule giuridiche che vengono usate tutt’oggi in italiano derivano dal latino e dal diritto romano e il Corpus iuris civilis è la più importante raccolta di leggi di epoca romana giunta a noi. In generale l’espressione in dubio pro reo codifica una prassi in ambito giuridico per cui tutelare un innocente è più importante di non condannare un colpevole.

Ipse dixit: “l’ha detto egli stesso”, espressione usata per indicare il principio di autorità. Secondo Cicerone questa formula era usata dai pitagorici per riferirsi a qualcosa che aveva detto Pitagora. Se una cosa era stata detta da Pitagora, non poteva essere messa in discussione. Oggi non esiste più una somma autorità a cui riferire la formula ipse dixit – me escluso – per cui viene usata soprattutto in senso sarcastico… Se riferito a una donna, la formula corretta è ipsa dixit.

More uxorio: letteralmente l’espressione significa “secondo il costume del matrimonio” e viene usata per indicare la convivenza di due persone non sposate.

Miles gloriosus: è il titolo di una commedia di Plauto e indica il soldato (miles) che millanta imprese a cui però non ha mai partecipato. Sinonimo, quindi, di vanagloria.

Mutatis mutandis: letteralmente “dopo che le cose che dovevano essere cambiante (mutandis) sono state cambiate (mutatis)”, ovvero: “fatti i debiti cambiamenti”. In italiano viene usato quando si paragonano due situazioni che sono simili, ma hanno alcune differenze di cui bisogna tener conto. È anche un invito a non paragonare in modo superficiale due situazioni che sembrano simili.

O tempora! O mores!: è una frase di Cicerone che si ripete sia nelle Verrine sia nelle Catilinarie, e che è diventata proverbiale per criticare usi e costumi del presente. La traduzione letterale è “O tempi! O Costumi!”. Oggi questa espressione viene usata in tono scherzoso o sarcastico, per lamentarsi di quanto le cose vadano male.

Panem et circenses: questa la sapete, inutile indugiare in questi lazzi.

Qui pro quo (quid pro quo): significa letteralmente “qui al posto di quo” ed è una frase che in italiano viene usata per indicare un malinteso, un fraintendimentoe più in generale un errore.

Obtorto collo: significa “con il collo torto” ed indica una cosa fatta controvoglia o perché costretti da qualcuno. Come quando gli amici statunitensi ci invitano a non acquistare più il petrolio dall’IRAN, obtorto collo

Rigor mortis: usata per lo più in ambito medico, indica l’irrigidimento dei muscoli del corpo dopo la morte.

Sancta sanctorum: ovvero il santo dei cristiani, nell’Antico Testamento era la parte più interna e sacra del tempio di Gerusalemme, dove si trovava l’arca dell’alleanza. Nella religione cristiana il sancta sanctorum è diventato il tabernacolo sull’altare maggiore dove vengono conservate le ostie consacrate. Nel linguaggio comune, e in senso figurato, indica un luogo riservato ed esclusivo: dove possono entrare solo pochi iniziati.

Sui generis: descrive una cosa che ha caratteristiche sue proprie (e non, come si crede comunemente, simile ad altre).

Sic: la cui traduzione letterale è “così”, sic in editoria è adoperato per sottolineare un errore riscontrato in un testo originale che si sta citando, e spesso viene messo tra parentesi [sic] o vengono aggiunti dei punti esclamativi per sottolineare l’errore.

Ubi maior minor cessat: “dove vi è il maggiore, il minore decade”. In un rapporto di forza, il più debole (dal punto di vista intellettuale, fisico, economico, di status o di potere) soccombe al più forte. Spesso viene usata nella forma abbreviata “ubi maior”, quando si vuole semplicemente dire che si è deciso di fare un passo indietro o accontentarsi di qualcosa per una ragione più importante.

Tertium non datur: significa “non è ammessa una terza possibilità” ed indica il principio logico per cui una cosa deve essere obbligatoriamente o vera o falsa.

22 Comments on “Il latino che serve

  1. E cosa ne pensi dell’annosa questione di Mass Media?
    Io la pronuncio in latino, ma molti ormai utilizzano l’inglese.

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    • Al riguardo io mi rifaccio a ciò che riporta il vocabolario Treccani:

      mass media ‹mäs mìidië› locuz. ingl. [propr. «mezzi (di comunicazione) di massa»: v. media], usata in ital. come s. m. pl. (e comunem. pronunciata ‹mass mìdia› o ‹mass mèdia›). – Espressione, molto diffusa nell’uso internazionale, corrispondente all’ital. mezzi di comunicazione di massa o comunicazioni di massa (v. comunicazione, n. 3 a). Raro l’uso del sing. mass medium ‹… mìidiëm› per indicare un singolo particolare tipo di mezzo di comunicazione (v. anche medium2).

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  2. Mi rincresce dover farle notare che la sua lista è incompleta: manca “ad caxxum” (con la zeta al posto delle x…).
    Ovviamente non è un’espressione latina, ma spesso la trovo così felicemente efficace… 😀 😀 😀

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  3. Grande Salvatore, queste tue lezioni di latino sono utilissime, mi hanno illuminato sui detti latini ormai di uso comune. Il detto preferito è Dura Lex, sed Lex anche se manca nella tua lista. Mi piace molto anche Mutatis mutandis

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    • Beh non voleva essere un post esaustivo, solo le locuzioni più comuni tra quelle che mi sono venute in mente. Hai fatto bene a suggerire che la Dura legge è pur sempre legge. 😉

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    • Rimostranza legittima. Dunque, Panem et circenses significa letteralmente: «Mangia tanto pane quando vai al circo, perché poi al bagarino c’è la fila e non sai come può andare a finire»… 😛

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  4. Se posso me ne vengono in mente molte altre di uso comune.

    La allunghiamo la lista?

    1) Lupus in fabula
    2) homo homini lupus
    3) mea culpa
    4) Rebus sic stantibus
    5) ut supra
    6) memorandum
    7) mors tua vita mea
    8) in vino veritas
    9) mare magnum
    10) in terra caecorum beati monoculi

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  5. Ehilà! Poiché non posso fare a meno di rompere le scatole, segnalo un [sic]: «Sancta sanctorum: ovvero il santo dei cristiani». Immagino fosse il santo dei santi, ma so che in questi casi si scrive di fretta, si rivede, si copia, s’incolla… e scatta il qui pro quo.
    Segnalo un errore di quelli gustosi, simile a quelli che hai indicato in questo splendido glossario delle locuzioni latine; una volta mi è stata inoltrata una foto di quelle agghiaccianti: in un atto notarile, o altra simile scartoffia, il giovane praticante di turno aveva scritto «the cujus»…

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