L’epidemia delle vaccinazioni obbligatorie

.

“A volte i pensieri sono come delle infezioni, e alcuni diventano vere e proprie epidemie.”

– Wallace Stevens

.

È davvero necessario vaccinare i bambini contro le malattie dell’infanzia?

Il Ministero della Salute, attraverso il “decreto legge prevenzione vaccinale”, ha indicato l’obbligatorietà alla vaccinazione di bambini da 0 a 6 anni per ben 10 diversi sieri. Affinché il bambino possa accedere all’anno scolastico 2018/19, tale vaccinazione deve essere dimostrata. Tuttavia, forse a causa di problemi logistici o forse a causa delle varie polemiche sorte attorno a questo argomento, al momento basta anche solo l’autocertificazione. Tra queste sono presenti l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-pertosse e l’anti-varicella. Il giro d’affari in Italia, ma i dati non sono certi perché le diverse campane ne danno letture discordanti, è di 317 milioni di euro (dato del 2015), ma nel mondo parrebbe aggirarsi attorno ai 25 miliardi di dollari. Tra il 2006 e il 2015, secondo uno studio dell’economista William Lazonick, tra le prime grandi società quotate in borsa, diciotto appartengono al settore farmaceutico. Secondo lo stesso studio, nel periodo preso in considerazione, queste case farmaceutiche hanno macinato utili pari a 525 miliardi di dollari; dei quali ben 516 sono stati ridistribuiti agli azionisti. Un giro d’affari immenso. Che si nutre, almeno in parte, di fondi statali. Ma cos’è un vaccino?

A scoprire il funzionamento dei vaccini fu l’inglese Edward Jenner, nella seconda metà del 1700. Questo si basa sulla capacità del sistema immunitario umano di riconoscere agenti infettivi già incontrati e di reagire prontamente per eliminarli. Quando ci si vaccina vengono immessi nell’organismo alcuni di questi agenti infettivi, a seconda della malattia da cui ci si vuole proteggere, ma modificati in modo che non possano replicarsi e quindi scatenare l’infezione. Il caro vecchio dottor Edward Jenner prese un bambino di 8 anni e gli inoculò del liquido estratto dalle vesciche del vaiolo bovino. Un paio di mesi dopo gli iniettò del materiale infetto prelevato da un malato. Per fortuna il bambino sopravvisse dimostrando così la bontà della sua tesi. Se la tesi fosse stata sbagliata… be’, era corretta. Va detto che grazie allo sviluppo tecnologico, i vaccini moderni sono preparati prendendo solo alcune parti dell’agente infettivo: sufficienti ad attivare la protezione immunitaria ma incapaci di far proliferare la malattia nel soggetto. I vaccini sono stati una di quelle scoperte in grado di rivoluzionare la vita dell’uomo, migliorandola e di molto. Grazie ai vaccini sono state sventate delle vere e proprie epidemie; sono state salvate vite ed è, al momento, l’unico metodo disponibile per difendersi dall’insorgere di nuove “pestilenze”. Insomma, si può tranquillamente paragonare la scoperta dei vaccini a quella del fuoco.

Ora, come si può notare leggendomi, io non sono contrario alle vaccinazioni e non me ne intendo a sufficienza, né questo è lo scopo dell’articolo, per confrontare le statistiche delle morti causate da alcune malattie infettive, come ad esempio il morbillo, con quelle dei danni che si dice potrebbe causare il vaccino stesso. Non rientra nel focus dell’articolo nemmeno l’analisi dei vantaggi economici che l’introduzione di molti vaccini obbligatori portano, o potrebbero portare, al fatturato delle varie case farmaceutiche. Quello che voglio fare è un ragionamento molto più basso, quasi umano. 

Quando ero solo un bambino, vale a dire molti decenni fa purtroppo, malattie infettive come il morbillo, la varicella, gli orecchioni e via dicendo era chiamate, appunto, infantili. Erano malattie gravi, sia chiaro. Ma prendendole da bambini e dietro l’attenta osservazione di un pediatra, risultavano innocue. Ovvero non portavano alla morte. Quando un bambino della nostra “cerchia” si ammalava di una di queste malattie infantili, una lunga fila di mamme andava a far visita al malato portandosi appresso i propri figli affinché potessero a loro volta venire contagiati. Cos’era questo, se non un rudimentale e artigianale metodo di vaccinazione?

Vaccinazione per vaccinazione, verrebbe da pensare sia molto meglio scegliere il metodo più moderno e sicuro: ovvero quello delle vaccinazioni farmaceutiche. Tuttavia c’è una cosa che mi lascia da pensare. Ammalarsi voleva dire stare male. Avere cioè un contatto chiaro e diretto con la malattia. Ricordo ancora quando presi la varicella. Andavo già alle superiori, quindi me la beccai tardi. E dovetti stare a casa per più di un mese. Avevo foruncoli pruriginosi su tutto il corpo e non potevo nemmeno grattarmi. Il medico di famiglia si era raccomandato di non farlo per evitare che rimanessero cicatrici. Passai un mese a casa, isolato e annoiato. Ero soprattutto arrabbiato perché la malattia capitò proprio nel momento peggiore. Era il mese degli esami e delle interrogazioni e io, a differenza degli invidiosi compagni, avevo studiato! Consideravo un mio diritto essere valutato dai professori e guadagnarmi quei voti alti per i quali mi ero preparato.

Resistetti sia alla tentazione di grattarmi sia a quella di mandare al diavolo gli studi, ché sono sempre stato una testa matta in certe cose. La malattia passò com’era venuta e io tornai alla vita di sempre. Se fossi stato vaccinato, non avrei dovuto saltare un intero mese di scuola. Tuttavia non avrei neanche conosciuto lo stato d’animo di chi si ammala; di chi viene a contatto con una malattia e se la porta addosso. Vaccinare i nostri pargoletti verso quelle malattie infettive che hanno accompagnato l’infanzia di tanti di noi, significa allontanarli da un’esperienza. Sono cosciente che l’istinto del genitore è sempre quello di prevenire il malessere dei figli. Ma stare male è anche un’esperienza formativa. Significa prendere contatto con quella parte caduca del nostro corpo. Significa conoscere la sofferenza, necessaria per empatizzare con chi sta male. Significa crescere, imparare, fare esperienze anche spiacevoli nella lunga strada che ci conduce a diventare uomini (e donne ovviamente). Significa divenire adulti.

Vaccinare i bambini contro le malattie infantili, significa crescere dei piccoli mostri che avranno paura di ammalarsi, avranno repulsione dei malati e non sapranno prendersi cura dei propri genitori quando questi saranno anziani o a loro volta malati perché non avranno sviluppato l’empatia necessaria per farlo. Soprattutto, avranno paura della morte e cominceranno a vedere questa come un feticcio da esorcizzare ricorrendo alla pillola miracolosa. Stiamo crescendo dei futuri consumatori di medicinali. Stiamo crescendo dei bambini che non diventeranno mai adulti. Ma visto che il nostro è già un mondo di bambini mai cresciuti, forse non ci sarà poi molta differenza.

33 Comments on “L’epidemia delle vaccinazioni obbligatorie

    • Grazie, Claudio. Spero tuttavia di non venire frainteso. Non sono contrario alle vaccinazioni e considero i vaccini una grande scoperta. Più che altro mi pongo il dubbio sui criteri adottati da chi stabilisce per quali malattie rendere la vaccinazione obbligatoria.

      Piace a 1 persona

  1. Sulla conclusione ti do ragione, ma la colpa non è dei vaccini, è dell’iperprotezionismo moderno, non solo in campo medico.
    Io ho provato il brivido, da bambino, di viaggiare sdraiato sulla cappelliera dell’auto, mia figlia non lo farà mai, le viaggia protetta da un seggiolino ergonomico. In qualche modo noi più grandicelli siamo tutti dei sopravvissuti.
    Ma credo che sottoporre i bambini a rischi di morte per farli crescere più “forti” non sia la soluzione.

    Piace a 2 people

    • Vero! In parte la mia è anche una provocazione. Anch’io ho provato il brivido, da bambino, di viaggiare nel portapacchi dell’auto dei miei, che era stracarica di mobilia e suppellettili, col portellone posteriore aperto e la gambe penzolanti. Se mio padre si fosse trovato nelle circostanze di dover frenare di colpo, molto probabilmente sarei saltato sull’auto immediatamente successiva. Però non è successo ed eccomi qui. Ho fatto gli orecchioni, la pertosse e la varicella (le altre non le ricordo), e sono sopravvissuto pure a queste. Forse esporre i propri figli al pericolo non è la soluzione. Ma neanche infilarli in una campana di vetro lo è. Le generazioni precedenti alla nostra erano più robuste, nel corpo e nello spirito, perché cresciute in un periodo storico più difficile.

      Mi piace

  2. Posto che non c’è alcun ragionamento logico per i no-vax, e di certo metto in conto l’attenuante che il numero enorme di vaccinazioni obbligatorie in Italia possa dipendere anche da fattori di corruzione da parte di case farmaceutiche.
    I vaccini ci hanno fatto entrare in un’era moderna in cui non si muore per malattie che oggi vengono definite banali come varicella o morbillo. Perché tu con la varicella sei stato un mese a letto. Ma se tu avessi avuto in concomitanza con la varicella anche un’infezione polmonare, una bronchite o altre patologie, con le concause te la saresti passata brutta.
    Tu sei stato fortunato a prendere la varicella, io non l’ho presa. Quindi se me la beccassi da adulto sarei a rischio. Oltre che sono a rischio anche di erpes o del famigerato Fuoco di Sant’Antonio che sono generati proprio dal virus della varicella.
    I bambini non vaccinati di Rosolia sono un pericolo ambulante per le donne incinte e così via.
    Cioè sostenere tesi antivaccinistiche richiede un’alta dose di creduloneria in ciò che non è scientifico, una ignoranza storica (non conoscere la storia) e una mancata visione dei fatti. Ma tant’è.
    Invece non sono d’accordo con il giudizio netto della tua chiusa finale.
    Non credo che le nuove generazioni saranno più deboli per le mancate malattie.
    La paura di morire è comune a tutti gli esseri umani di ogni tempo e luogo. Conosco persone adulte, ipercredenti cattolici, che hanno una paura matta di morire. Io gli dico ma dovresti essere contento, se muori vai finalmente dal tuo Dio, ma la paura è così tanta che pur di vivere un giorno in più su questa terra venderebbero l’anima al diavolo. Per dire.

    Oppure basta fare il raffronto tra la mia generazione e quella precedente. Mio padre è cresciuto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Igiene zero, vita di strada, vaccini ancora quasi nulla. Gli uomini di quella generazione dovrebbero surclassarci e noi dovremmo considerarci mezzi inetti.
    Le nuove generazione avranno le problematiche del loro tempo. Avranno empatia per i malati a seconda della loro sensibilità. E infine siamo tutti soggetti a una prossima grave epidemia che accadrà, è scienza.
    Nel 1918 la spagnola, una banale influenza stagionale fece più morti dell’intera prima guerra mondiale. Un’altra grave epidemia avvenne negli anni ’50. In pratica quando avviene il salto di specie, ovvero quando un virus di un’altra specie animale fa il salto non solo contagiando l’uomo, ma diventando trasmissibile fra uomo e uomo, ecco che si apriranno le porte dell’ecatombe. In questi anni l’abbiamo rischiata grossa con l’aviaria e la suina. Ma prima o poi accadrà, è statistica storica e quando succederà dovremo tutti pregare che la scienza sia in grado di creare un vaccino per l’intera umanità in tempi rapidissimi.
    Ecco, quando arriverà un salto di specie l’umanità si libererà di buona parte dei no-vax. 😛

    Queste cose le ho studiate anche come ricerca per un romanzo distopico. Ad esempio la popolazione non conosce le disposizioni di emergenza in caso di epidemia influenzale con salto di specie.
    I vaccini a disposizione, quelli che si creeranno sul momento e i farmaci anti virale, per prima dovranno essere somministrati agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine e agli organi istituzionali. Governo, prefetti, sindaci.
    In pratica nella prima fase dell’epidemia il popolo è condannato a contagiarsi e in caso a morire.
    Se da un punto di vista scientifico è corretto così, se si ammalassero gli operatori sanitari, o le forze dell’ordine, non ci sarebbe nessuno pronto per curare e nessuno preposto alla sicurezza. Ma io e la mia famiglia che non apparteniamo a queste categorie rischiamo di brutto. Infatti ho stilato un mio contropiano di emergenza.
    Alle prime avvisaglie di epidemia con salto di specie, fare grandi scorte di mascherine e cibo a lunga conservazione. Isolarsi il più possibile dagli altri per evitare il contagio: quindi niente scuola per i ragazzi (immagino i loro evviva) o luoghi affollati come mezzi pubblici e uffici.

    Occorre non ammalarsi all’inizio, il tempo che vengano sviluppati i vaccini di massa.
    So che sembrano scenari assurdi, ma può succedere. E’ accaduto migliaia di volte nella storia dell’umanità e potrà ancora accadere adesso. Non sono allarmismi. Ma avere la mente sveglia e sapere cosa fare può essere importante.

    Piace a 1 persona

    • Immagino il romanzo. C’è anche un film molto bello che prevede proprio uno scenario di questo tipo e le conseguenze sociali: assalti ai supermercati e alle farmacie, diffusione di violenza e criminalità, sciacallaggio, creduloneria e quant’altro. Se capiterà o meno, non lo so. Nessuno può prevedere il futuro, neanche sulla base delle statistiche. Anzi, semmai proprio la statistica dovrebbe rassicurarci: finora la specie umana se l’è sempre cavata. E mica solo quella umana A pensarci bene, non sono molte le specie animali che si sono estinte a causa di un’epidemia. Non sono un esperto e potrei dire una cazzata, ma credo che nessuna specie animale si è mai estinta a causa di una malattia. E allora perché preoccuparsene? Semmai le malattie, pur con il sacrificio di alcuni sfortunati, ci rafforza. Uno dei motivi per cui gli spagnoli ebbero vita facile nello sterminare le popolazioni indigene del sud America furono propio le malattie; di cui gli spagnoli erano portatori sani perché già naturalmente vaccinati, e gli indigeni no. Come diceva Nice: ciò che non ci uccide ci fortifica. Ed è proprio in quest’ottica che giungo alle conclusioni dell’articolo.

      Piace a 1 persona

      • Il grande pericolo per le malattie dell’era moderna è la facilità delle comunicazioni. La famigerata peste del ‘300 impiegò 10 anni per spostarsi dalle steppe asiatiche al cuore dell’Europa.
        Oggi i virus viaggiano in aereo e basta che un contagiato a Hong Kong prenda un aero così da infettare decine di persone, giungere ad uno scalo e da lì le persone si distribuiscono in altri voli, ed ecco che la pandemia in pochi giorni può diventare su scala globale.
        Di recente abbiamo visto il virus più terribile di tutti, l’ebola, di cui non c’è vaccino purtroppo (perché fare un vaccino e rendere un virus immune non è roba facile), ha quasi raggiunto gli Stati Uniti e l’Europa.
        Finora l’ebola non era diventata una pandemia perché il passaggio fra il contagio e la morte è così rapido, che il virus non ha il tempo di infettare più persone. In genere rimaneva confinata nei villaggi tribali dispersi e bon. Invece l’ultima epidemia ha investitola Nigeria e altre nazioni sub-sahariane perché adesso quei villaggi sperduti hanno strade asfaltate, corrieri e trasporti più moderni. Per fortuna l’OMS con i suoi piani globali, è riuscita a far scattare le misure di quarantena che hanno impedito che il virus passasse di continente.
        Come ben dici sulla statistica potrebbe non accadere nessuna pandemia durante la nostra generazione. Ma alle successive, prima o poi, accadrà.

        Mi piace

        • È vero che le tecnologie dell’era moderna rendono la diffusione delle epidemie più rapida. Con le dovute differenze, lo sapevo bene anche gli antichi romani che ci si trovarono ad affrontare situazioni come questa. E noi, a differenza di loro, abbiamo dalla nostra una maggiore comprensione del fenomeno e del suo funzionamento. Non abbiamo dubbi sul fatto che sacrificare un grande numero di agnelli, o se preferisci, di cristiani non porti vantaggi nel debellare una pandemia. E tuttavia, nonostante l’ignoranza del tempo, i romani sopravvissero così come ha sempre fatto qualsiasi specie umana e non. Certo a un prezzo che nessuno di noi vorrebbe trovarsi a dover pagare. Quindi ben vengano i vaccini e le vaccinazioni. Come dicevo nell’articolo, non sono affatto contrario. Semmai mi pongo il dubbio circa i criteri di selezione. Ha davvero senso vaccinarsi su così tante malattie? Forse sì, non prendo posizione. Ma se sì, a che prezzo?

          Mi piace

  3. Solo chi non è mai stato male veramente può sognarsi di dire, scrivere o anche solo pensare che “stare male è necessario”.
    E mi fermo qui perché dopo quella frase ho smesso di leggere.

    Mi piace

    • Mi dispiace che ti abbia fatto indignare. Non era mia intenzione. Più semplicemente, quello che intendevo dire è che se non passi attraverso un’esperienza, qualsiasi essa sia, è difficile che sviluppi l’empatia necessaria per capire lo stato d’animo, le azioni e le condizioni di chi quella esperienza la sta vivendo sulla propria pelle.

      Mi piace

      • Perdona, ma se in quell’esperienza hai rischiato la pelle o se ti ha segnato a vita, è difficile considerarla in modo positivo. E sentirne parlare come una cosa da nulla, persino auspicabile, va a toccare dei nervi sensibili

        Piace a 1 persona

        • Vero. Me ne rendo conto. Ma non per questo smetteremo di valutare il modo in cui le scoperte scientifiche, che sono una buona cosa, si ripercuotono (se lo fanno) sul nostro stile di vita e sul nostro rapporto con la natura.

          Mi piace

  4. Sono una mamma che ha scelto di vaccinare entrambi i figli, ultimo Papilloma. Una che a parte l’antitetanica in età adulta (per colpa di un chiodo arruginito nella pianta del piede) non ha mai ricevuto nessun vaccino. I miei genitori a loro tempo hanno preso la loro decisione, io la mia. La varicella, ma pensa te lo stesso tuo esempio, l’ho contratta da adulta, ahi che dolore, che fastidio e poi l’ho passata a mio marito che ha certi ricordi terribili… Era di certo meglio se entrambi la facevamo da piccoli, eppure nonostante le mamme ci abbiano portati dove la malattia faceva sterminio non è mai successo.
    Torniamo ai miei figli che hanno subito le iniezioni dolorose e quindi si sono saltati a piè pari diverse malattie, come i loro amici. Alla fine entrambi hanno solo contratto la varicella da piccoli,torna sempre lei, e a parte l’incubo di averli malati insieme e doverli trattenere dal grattarsi ne siamo usciti indenni. No, a malattia non è piacevole da vedere sui propri cari, figli o altro, anche se superarla rende più forti. Oltretutto è come se fosse sdoganato ormai che all’asilo puoi anche stare assente e ammalarti ma dalle elementari in poi è meglio di no. C’è fretta, si deve lavorare, si deve tenere il ritmo delle attività extra, si deve dimostrare si essere sempre al top. Non so se si cerca di diventare super eroi e allontanare le malattie, di fatto nell’unica esperienza terribile che ho avuto, quando una compagna di scuola di mia figlia malata di cancro ha trovato nei suoi compagni vaccinati la sicurezza di non contrarre malattie pericolose per il suo lento recupero, mi è parso di averle fatto un piccolo dono.
    Da mamma ho sperato di proteggerli, mai di giocare con la loro vita e mi sono affidata a medici e studi, ma solo il futuro mi darà risposta.

    Piace a 2 people

    • Introduci un tema interessante a cui non avevo pensato: l’esigenza sociale moderna di essere produttivi sempre, o almeno, il più spesso possibile. Ora, io non sono un complottista. Non penso che esista nessun uomo o gruppo che tirando le fila, impone una direzione. Però è anche vero che la direzione ce la imponiamo un po’ da soli, e alla fine il sentire comune impone a tutti ciò che ritiene giusto.

      È vero: dobbiamo mostrarci sempre in forma, sempre pronti, sempre forti, sempre “qualcosa”. Ma questo carico di qualità positive, produttrici, efficienti, da supereroi, finisce nella mia mente per assomigliare all’immagine di un burattino sempre presente, sempre disponibile, sempre tutto… fino a quando poi non serve più a nulla. Bel tema.

      Piace a 1 persona

  5. Salvatore, con tutto il rispetto no.
    Non si tratta di malattie innocue.
    La pertosse nei primi mesi di vita ha una mortalità altissima. Io l’ho avuta a 20 giorni. Se fossi stata circondata da persone vaccinate non l’avrei avuta in quell’età, mi avrebbe salvato l’immunità di gregge Sono stata curata con una cura sperimentale, sono stata in ospedale mesi. Mi porto dietro gli effetti di questa cura che mi ha salvato la pelle. Rendo alle case farmaceutiche non moltissimo, alla fine, ma comunque un po’.
    Mio marito ha beccato un simpatico effetto collaterale del morbillo. È sordo. È una complicanza che insorge su circa un malato su mille. Quindi ha un’incidenza molto maggiore rispetto a quella delle complicanze dovute al vaccino. E ti assicuro che cambia la vita. Oggi sente grazie un impianto cocleare da migliaia di euro. È stato sfortunato, certo. Ma gli effetti sulla sua vita sono stati enormi. Proprio per questo si è laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Per lavoro fa certificazione di qualità in industrie chimico farmaceutiche. Diffida da qualsiasi tipo di farmaci, perché vede ogni giorno come vengono prodotti. Ma nostra figlia è vaccinata. Come tutti i figli dei suoi colleghi
    Purtroppo queste malattie sono gravi se prese quando sei molto piccolo, quando hai altre patologie o anche solo se sei sfortunato. Tendiamo a dimenticarlo.

    Piace a 3 people

    • Non le ho mai definite “malattie innocue”. Semmai le ho definite “gravi”. Quello che ho detto è che prese da piccoli e dietro l’osservazione attenta di un pediatra, in genere non risultano mortali. Nell’articolo c’è scritto questo.

      È chiaro che si tratta pur sempre di malattie. Così come anche i vaccini, a quanto si dice, possono avere effetti collaterali altrettanto e forse più debilitanti. Conosco una coppia il cui figlio è autistico. Loro sostengono sia colpa del vaccino. Prove certe non ce ne sono, che io sappia almeno. Lui è ormai un uomo adulto e loro una coppia anziana. Prima o poi resterà solo. Quando ti capita una disgrazia di questo tipo, per te la differenza la fa.

      Ma il focus dell’articolo non era né paragonare l’incidenza di conseguenze delle malattie infantili con quelle dei vaccini né fare i conti in tasca alle case farmaceutiche. Come si legge, i vaccini sono una grande scoperta che è stata capace di proiettare l’umanità in un epoca più sicura. Ed ecco il focus dell’articolo: tutta questa sicurezza, che è una bella cosa, che prezzo ha?

      Viviamo in un mondo ovattato. Siamo stati capaci di renderlo tale. Ma a quale costo? Forse nessuno. Forse minore del suo contrario. Forse altrettanto grave. Resta il fatto che se le potenzialità della vaccinazione sono state scoperte a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, è un’evidenza che l’umanità per milioni di anni sia riuscita a sopravvivere comunque. Detto questo, i vaccini sono una grande cosa e quindi ben vengano.

      Mi piace

      • Perdonami ancora.
        All’età a cui l’ho avuta io la pertosse è MORTALE nel 40% dei casi. Quest’estate dei neonati sono morti di pertosse.
        L’incidenza di mortalità del morbillo non la ricordo a memoria, ma non è trascurabile. Quella di conseguenze a lungo termine è circa uno su mille.
        Il medico che ha sostenuto la teoria della correlazione tra autismo e vaccini è stato radiato. Per aver messo in giro una panzana a cui magari qualcuno ancora crede. L’ultimo studio pubblicato (in Italia su Le Scienze, non ho sotto mano il numero preciso) parla di un nuovo protocollo diagnostico per individuare l’autismo già in bambini di due mesi. Cioè prima della prima dose di vaccino.
        Sei una persona intelligente e sensibile, di cui i lettori si fidano, parli di un tema sensibile. Secondo me la cosa più pericolosa possibile, in questo clima è proprio far passare queste malattie per cose leggere e da nulla con la prova “io sono sopravvissuto”. Altri, ancora negli anni ’80, non sono sopravvissuti. Oggi non fanno notizia.

        Certo, l’umanità è sopravvissuta a un sacco di malattie. Molta gente per quelle malattie è morta.
        Il focus del tuo articolo, dici, è il prezzo di questa sicurezza. Il prezzo di questa sicurezza è gente che sopravvive. Quindi di cosa stiamo parlando davvero? Eugenetica? Deboli che è giusto che muoiano?
        Il tema è sensibile e tocca delle ferite aperte. Non lo si può trattare con leggerezza.

        PS: se avessi dato il computer in mano a mio marito la risposta sarebbe stata molto meno politicamente corretta.

        Piace a 2 people

        • Lo comprendo, Antonella. E mi rendo conto che il tema è caldo e che va a toccare delle sensibilità. Né è mia intenzione far passare “messaggi”. Ho ribadito tanto nell’articolo quanto nei commenti che le vaccinazioni sono una scoperta paragonabile al fuoco. Quindi, almeno dal mio punto di vista e con la mia sensibilità, intenzioni di sminuirne il valore non ci sono. Poi, letto in altra chiave, è possibile che pecchi di superficialità (ad esempio non mi sono informato sull’incidenza della mortalità della pertosse perché l’articolo non tratta questo tema) e, nel caso, mi scuso. Quello che chiamo il “focus dell’articolo” è domandarsi se questa guadagnata sicurezza di cui beneficiamo ha un riflesso sul nostro stile di vita e sul rapporto con la natura. La tecnologia e le scoperte scientifiche ci proiettano in una dimensione che per molti versi ci pone al di sopra o addirittura in antitesi con, passami il termine, le leggi della natura. Non è opportuno porsi alcuna domanda al riguardo perché si vanno a toccare nervi scoperti? Non è opportuno farlo su certi argomenti? Ognuno di noi ha un argomento (o magari più di uno) verso il quale si sente esposto. Chi lo è verso la religione, chi verso il lavoro, chi verso la sessualità. Per non urtare nessuno, finiremmo per non parlare di nulla che di vacuità. Dico, “parlare”. Perché io non prendo posizione. Semmai accendo riflessioni e confronti, o almeno questo è il mio desiderio. Mi segui da un po’, quindi sai bene che il mio blog è sempre un luogo di confronto. Dove si può imparare gli uni dagli altri e gli articoli, anche quando peccano di sensibilità o forse proprio per questo, sono solo il mezzo per avviare una riflessione o una discussione. Nell’articolo vado troppo diretto nel sottolineare un aspetto di cui non mi sembra si accenni mai? L’aspetto stesso è insignificante rispetto al valore di salvare delle vite attraverso la vaccinazione obbligatoria? Può essere. In questo caso sarai tu, con la tua sensibilità e una evidente maggiore cultura sull’argomento a dirlo nei commenti. E non pensare che quello che conta sia ciò che è scritto nell’articolo. Perché secondo la mia esperienza, la maggior parte dei visitatori legge tutti i commenti. E poi, se lo ritiene, si forma un giudizio.

          Mi piace

        • Ultima cosa e poi, ti prometto, taccio.
          Pochi giorni fa hai parlato di suicidio con molta sensibilità e con la consapevolezza che chi ti leggeva, come te, può aver conosciuto molto da vicino la depressione e anche il suicidio.
          Qui, a mio parere, ti è un po’ mancata la sensibilità. Perché non si riesce a fare filosofia su questioni che ti hanno segnato a vita.
          Si può parlare serenamente di vaccini con dati alla mano, non per sentito dire, su “io sono sopravvissuto, il mio vicino di casa mi ha detto…”
          Si può parlare di sicurezza e dei prezzi della sicurezza, magari partendo da un tema un po’ meno spinoso.
          Se poi volevi specificatamente chiedere se secondo noi è giusto proteggersi così tanto da un punto di vista medico, la mia risposta è Sì, senza se e senza ma. L’alternativa è tornare alla mortalità infantile e ai mutilati a vita. E dire che le malattie comunque non hanno portato all’estinzione dell’umanità vuol dire, però, che è giusto però che i più deboli soccombano.E questo, di nuovo, va a toccare temi molto sensibili. Per quel che mi riguarda, l’idea che i più deboli vadano protetti è il cardine di quella che chiamo umanità.

          Piace a 1 persona

          • Sì, anche su questo ti do ragione. Il tema del suicidio l’ho vissuto e quindi sono in grado di parlarne con una certa cognizione di causa. Ma sulle malattie infettive la mia esperienza, altrettanto diretta, ha un epilogo tutt’altro che negativo. Non solo sono sopravvissuto, ma le malattie infettive, tanto nella mia esperienza diretta quanto indiretta, non sono state altro che poco più di un “fastidio”. Nella mia cerchia di conoscenti – familiari, parenti, amici, compagni di scuola, ex colleghi di lavoro – le malattie infettive non hanno lasciato alcuno strascico. In tempi non sospetti, intendo. Cioè prima che le vaccinazioni per queste malattie diventassero obbligatorie. Niente da ricordare, per intenderci, se non nei termini: «Quella volta che ho beccato la varicella ho passato un mese chiuso in casa a giocare con i videogame e invece avrei voluto andare a scuola e sottopormi alle interrogazioni» oppure «quella volta che ho fatto gli orecchioni, mia madre ha costretto mio fratello a strusciarsi su di me per beccarsela pure lui». E senza voler offendere la sensibilità di chi invece ha penato, si porta dietro degli strascichi o ha avuto dei lutti, anche la mia esperienza (fortunata, positiva, ecc.) concorre a fare una sorta di media. Non riesco a dirlo bene come vorrei, e mi scuso, ma se guardiamo alla mia esperienza diretta e indiretta le malattie infettive non paiono affatto un argomento “spinoso”. A parte te che me l’hai appena raccontato esponendoti, non conosco nessuno che le malattie infantili e i momenti dell’infanzia passati chiusi in casa in quarantena, non li ricordi con un po’ di… passami il termine sapendo che sto dicendo una castroneria da ghigliottina, ma quasi con “nostalgia”. Ovvero come si ricordano i ricordi dell’infanzia. Lo so, non hai bisogno di rimproverarmi, mi rendo conto della mostruosità di accumunare un termine come questo a un argomento che, almeno nel tuo caso e di tanti altri come il tuo, sembra uno sfottò, una mancanza di sensibilità allucinante e una leggerezza da chiudere i rapporti di amicizia, lavoro e quant’altro. Però è la mia esperienza. E quando, raramente, capita di parlarne con amici, familiari, parenti, conoscenti, eccetera, ci si ride su ricordando quanto sembravamo buffi o le cazzate che arrivavamo a fare nei tentativi, sempre sventati, di evadere o di passare il tempo o di passarcela tra di noi. Ora, è chiaro che poi ci si rende conto che altre persone non hanno avuto questa stessa esperienza. Quindi, accogliendo quello che dici, ti do ragione riguardo una certa mancanza di sensibilità o una certa leggerezza nell’affrontare questo tema. Ma la superficialità e la leggerezza sono comunque il frutto dell’esperienza diretta e indiretta. L’ho detta male, eh. Me ne rendo conto. Ma ha un valore anche questa esperienza? Se sì, è inevitabile che si finisca per guardare all’obbligatorietà dei vaccini per le malattie dell’infanzia con un po’ di sospetto. Per fortuna la tua esperienza controbilancia la mia e, grazie a questo, ci siamo fatti un quadro più netto e più giusto.

            Mi piace

            • Per fortuna ci sono dati statistici con cui confrontarci.
              I morti sono quasi sempre neonati. Non sono arrivati a essere tuoi conoscenti. Spesso chi perde un neonato non ne parla, quindi spariscono dalla memoria collettiva. Le complicanze gravi sono una su mille, forse non frequentavi mille bambini. Prima di leggere il tuo articolo ne ho scritto uno in cui affermo che la documentazione per chi scrive è una questione etica. Mi riferivo a questioni molto più blande, riguardanti alla fiction.
              Il problema che io sento molto, come mamma, ma sopratutto come educatrice è che “la mia esperienza” sta diventando un metro di giudizio su questioni importanti. Ma “la mia esperienza” non ha alcun valore statistico. Se non impariamo a confrontarci con i dati scientifici, se non impariamo a riconoscere quelli che sono corretti, rischiamo di incorrere in seri rischi.
              La tua esperienza e la mia esperienza sono altrettanto vere, ma non si controbilanciano. Sono entrambe solo note di colore. Raccontare la mia esperienza personale serve solo a rendere un po’ meno freddo un dato statistico scientificamente provato: di morbillo (prendo il morbillo perché lo conosco meglio) si può morire o si può rimanere segnati a vita. Questo senza ombra di dubbio. Ora è su questo dato che possiamo discutere se abbia o no senso imporre un vaccino. C’è chi dice no (io dissento) portando una serie di argomenti comunque da non sottovalutare. Ma è sempre dal dato, non è dal sentito dire o dall’esperienza che bisogna partire. Tutto il resto è fuffa. In alcuni casi fuffa pericolosa (vedasi la storia della correlazione vaccini -autismo che gira da tren’anni e continua a far danni).
              Per dirlo alla Sherlock Holmes, non si può fare i mattoni senza argilla.

              Piace a 1 persona

              • Vero, ma anche per l’articolo sul suicidio sono partito dalla pura e semplice esperienza diretta. In fondo, su un blog che non è e non può essere e non intende essere scientifico, per il semplice motivo che per ogni articolo dovrei altrimenti passare intere settimane di studio e che comunque entrerei nel campo della divulgazione scientifica, che non è il mio settore, il dato preso in considerazione è sempre quello dell’esperienza diretta o dell’esperienza indiretta o del ragionamento fine a se stesso e scevro da velleità dogmatiche. Qui non si affermano verità assolute, verso le quali comunque diffiderei. Non le andrei comunque a cercare su un blog. Si esprime un’opinione limitata al valore che una “opinione” – con tutti i sottintesi del caso – può avere. Dici: partendo dal dato scientifico “possiamo discutere se abbia o no senso imporre un vaccino”. Ne possiamo discutere se la nostra intenzione fosse quella di imbastire un discorso altrettanto scientifico. Ma in questo frangente, quello che io credo stiamo realmente facendo è questo:

                «Antonella, stavo riflettendo su questa cosa dei vaccini obbligatori. Mi è capitato di leggere in un articolo che è stata approvata una legge che obbliga i genitori a vaccinare i figli anche per quelle malattie che abbiamo fatto nella nostra infanzia. Ma a senso? Io le malattie dell’infanzia le ho fatte e non mi pare una cosa così rilevante. Non al punto da renderne addirittura obbligatoria la vaccinazione. Dove andremo a finire se continuiamo a tenere i nostri figli sotto una campana di vetro? Già sono rincoglioniti così. Se poi continuiamo a ovattare il loro mondo e a proteggerli da tutto, finiranno per crescere come dei debosciati. Anzi, finiranno per restare degli eterni bambini».

                «…»

                «Non dici nulla?»

                «Salvatore, levami una curiosità».

                «Sono qui apposta».

                «Quante persone hai visto morire di morbillo? Quante mamme hai visto sotterrare la loro figlia a causa della pertosse? e quante ne hai viste portarsi dietro, per il resto della loro vita, le conseguenze di queste malattie?»

                «Boh! Nessuna mi pare. Anzi, ricordo quella volta…»

                «Ecco. Allora lascia stare e vedi se il risotto è pronto!»

                Una cosa simile, credo.

                Mi piace

                • Su questo dissento. la disinformazione via web parte da chi esprime opinioni come al bar, senza essersi documentato. Poi sembra autorevole, magari è bravo a scrivere. Viene ripreso da chi ha meno cultura e senso critico che non coglie le sfumature e l’opinione viene scambiata per fatto. E su questo fatto che fatto non è magari qualcuno prende delle decisioni.
                  Noi lavoriamo con le parole. Abbiamo il dovere morale di documentarci prima di usarle. Proprio perché ci lavoriamo dovremmo essere i primi a riconoscerne il peso.
                  Scrivi di ciò che conosci è la prima regola che ci è stata insegnata. Il corollario può essere “se non conosci documentati”.
                  So che è un assurdo e che non capiterà, ma come ti sentiresti se una mamma che ha perso un figlio dicesse “eppure anche Anfuso affermava che di queste malattie non si muore e io mi sono fidata?”. Puntualizzeresti che la premessa che hai scritto era “non sono un esperto”? Sto ovviamente esagerando, so benissimo che questo post non ammazzerà nessuno, ma sono serissima quando dico che per chi scrive la documentazione è una questione di etica.
                  Da un verduriere mi aspetto che le patate non siano marce, da un medico che abbia studiato, da uno scrittore che le parole siano ponderate e documentate. Sopratutto se non sta scrivendo fiction. Se no è chiacchiera da bar.
                  E, sia chiaro, ti stimo molto più dei vecchietti tuttologi del bar in fondo alla via, quindi mi spiace se ti poni su un livello simile.

                  Infine, tenendo un blog, è troppo facile pretendere di essere trattati come professionisti quando ci fa comodo e da dilettanti quando ci fa comodo. Come dici tu per certi articoli ci vogliono settimane di studio. La mia opinione, che vale quel che vale, è che se uno non ne ha il tempo ne la voglia è meglio che di quell’argomento non scriva. Non glielo ha prescritto il medico Se vogliamo fare un lavoro professionale siamo tenuti a certi standard. In caso contrario il rischio concreto è di perdere ogni credibilità agli occhi di chi, più competente di noi, passa di lì.

                  Piace a 1 persona

                  • Condivido sulla necessità di scrivere ciò che si conosce e di documentarsi meglio che si può, non però sulle responsabilità derivanti dal come le persone leggono le parole. Ogni persona prende autonomamente le proprie decisioni. C’è una sfilza di romanzi che, pur essendo fiction, sono stati letti nel modo sbagliato e hanno condotto a suicidi o a omicidi. L’autore non si può ritenere responsabile. E comunque ti invito a rileggere il mio articolo, perché non mi pare ci sia scritto nulla di così estremo. Non si viene caldeggiati a evitare la vaccinazione. Non viene sminuito il valore delle vaccinazioni. Non si inveisce contro l’obbligatorietà. Tutte queste cose nell’articolo non ci sono. Forse viene vista con un po’ di leggerezza la pericolosità delle malattie infettive, ma non credo che questo spingerà nessuno a fare niente. Semmai ci si pone la domanda se obbligare alla vaccinazione per le malattie infettive può avere un risvolto psicologico sul modo in cui le nuove generazioni si relazioneranno con la malattia, in senso generale, ovvero l’ammalarsi, e con i malati. E questa domanda non ce la vogliamo porre?

                    Ok, potevo sorvolare sulle vaccinazioni, che oggi (ma oggi, in passato non era così) è diventato un argomento sensibile; e parlare magari della facilità con cui gli italiani assumano medicinali senza prescrizione medica, facendosi autodiagnosi e via dicendo. Ma l’argomento sulla vaccinazioni è diventato spinoso oggi. L’hanno fatto diventare spinoso. Vent’anni fa non era così. E per concludere, poi finisco, vaccinarsi o meno, comunque la si pensi, non è una scelta. Non è che una mamma possa passare di qua, leggere quello che pensa di aver letto e decidere di non vaccinare i suoi figli. È obbligata a farlo comunque. Anche se non vuole.

                    Mi piace

  6. Anche vaccinati i bambini fanno lo stesso l’esperienza della malattia, una lunga febbre o un intenso raffreddore. Pensa che io, a sedici anni, rimasi un mese a casa da scuola con la febbre alta, non era una malattia infantile, ma una grave infiammazione delle tonsille (che ho ancora, ma ho rischiato di doverle togliere allora, poi una volta guarita le ho tenute). Io sono a favore delle vaccinazioni, se non altro perché mio zio, il fratello di mia madre, ebbe la poliomielite da bambino con le tristi conseguenze del caso. Qualche anno fa il marito di una mia collega ebbe il morbillo a 40 anni e morì, rimasi molto impressionata da questo evento, era un uomo in perfetta salute e morire per un morbillo sembrò quasi una beffa se non fosse stata una tragedia. Io penso che se possiamo proteggerci in qualche modo è meglio farlo, poi le sofferenze ce le infligge comunque la vita…

    Piace a 1 persona

    • Puntualizzo che nell’articolo non mi sono definito contrario alle vaccinazioni. Semmai ne ho definito la scoperta paragonabile a quella del fuoco, come valore. E benché sia giusto proteggersi in tutti i modi la modernità lo rende possibile, mi pare anche corretto (quantomeno come scrittori) chiedersi se questo ha un costo o se ci sono delle conseguenze.

      Piace a 1 persona

  7. La questione “vaccini” mi interessa da vicino, in particolare per il fatto di avere due figli in età da vaccino. Ho smesso di discuterne perché ho notato una grossa difficoltà a dialogare in modo costruttivo e senza cadere in posizioni aprioristiche.
    Nel tuo post invece ho colto una domanda interessante: tu, pur sottolineando l’importanza dei vaccini, ti (e ci) chiedi se la tendenza a una super-esposizione ai vaccini a lungo andare non ci si ritorca contro e, anziché migliorare la qualità della vita, possa essere dannosa.
    Non solo la trovo una domanda interessante, ma ti confesserò che, tra i tanti dubbi che una madre ha (e io sono una madre con tanti dubbi), ho affrontato anche questo dubbio.
    Se analizziamo la storia recente dei vaccini in Italia, si è passati dall’obbligo vaccinale per 4 vaccini dal 1991 al 1999 (anno in cui l’obbligo venne tolto) fino alla recente legge. Attualmente l’obbligo riguarda da 9 a 10 vaccini a seconda dell’anno di nascita, a cui si aggiungono 3 vaccini per 3 ceppi di meningite, quello per il rotavirus e quello per il papillomavirus, tutti e cinque consigliati e gratuiti.
    Attorno al ’99 nonostante fossero solo 4 i vaccini obbligatori, la copertura vaccinale era quasi completa e i genitori facevano vaccinare i bambini anche per i vaccini non obbligatori. Che cosa è successo dopo? Perché i genitori hanno perso fiducia nelle istituzioni mediche e hanno smesso di vaccinare i figli o, perlomeno, hanno iniziato a coltivare dubbi? E, allo stesso tempo, perché anziché tornare ai 4 vaccini obbligatori si è passati a una quindicina? Lasciando stare gli interessi economici e politici di parte e le onde cavalcate con secondo fini (saremmo ingenui a credere che non ce ne siano), è fuor di dubbio che – al di là di un certo numero di “pazzi” che si muovono per preconcetto – l’interesse di un genitore è il benessere del proprio figlio qualunque sia il metodo per ottenerlo.
    Voglio dire, a un genitore non importa nulla di stare tra i provax o i novax, gli interessa fare la scelta giusta per il proprio figlio e, possibilmente, per l’intera comunità.
    Tuttavia a me pare che la nostra società sia afflitta da una percezione esagerata di alcuni pericoli che riguardano in particolare le malattie. A chi ha un eccessivo timore delle reazioni avverse si contrappone chi ha una eccessivo timore delle malattie.
    Gli eccessi si vedono nell’abuso dei farmaci così come degli psicofarmaci. A me sembra che la famosa ricerca della pillola della felicità, in una società che dispone di rimedi per qualsiasi dolore, ci porta a non accettare più il dolore in nessuna forma.
    Tornando ai vaccini, mi chiedo però se siano da mettere sullo stesso piano malattie come la difterite, la polio o il morbillo con altre come la varicella, che solo fino a 4/5 anni fa era considerata dai medici come una malattia curabilissima.
    La questione a mio parere non sta nel vaccino sì, vaccino no, ma piuttosto nel come e quanto. Cosa su cui però pochi sono disposti a ragionare.

    Piace a 1 persona

    • È vero: tutta questa attenzione sull’argomento, tutte le prese di posizione e le imposizioni, hanno prodotto come risultato un allontanamento e una diffidenza che prima non c’erano. L’articolo che ho scritto andava a toccare un argomento oggi sentito come spinoso, e si è visto nei commenti, che in passato non lo era. E l’ho fatto ponendomi in una posizione dove non giudico né chi è a favore dei vaccini né chi è contro, ma tentando di chiedermi/ci se tutto questo avrà delle ripercussioni di qualche tipo. Forse non è la domanda del secolo, ma finora non se l’è posta nessuno.Purtroppo quando il dialogo diventa un confronto, nel senso di sfida, si finisce per discutere attraverso delle barriere con il fine non di ragionare ma di imporsi. Amen.

      Grazie per il commento. Come ti ho già detto tante volte, sei una donna intelligente e lo dimostri una volta di più.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: