Ultime frasi

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Molti temono la morte, ma è la vita ad essere mostruosa.

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Domenica 02 giugno 2018 – ore 22,41

Alcune giornate sono buone, altre no. Se dovessi classificare questa, sarebbe un no! talmente netto e feroce da farmi dubitare di quello che sto facendo. Forse non è stata un’idea poi così brillante, quella di lasciare il lavoro per mettermi a scrivere un romanzo. Forse non sono bravo quanto pensavo di essere. Credere di avere talento è una delle più grandi illusioni della mia generazione. I nostri genitori pensavano di poter cambiare in meglio il mondo; noi, di poter cambiare in meglio il nostro status sociale. Forse avevamo torto entrambi. Se mentire agli altri è in generale una cosa già abbastanza brutta di suo, mentire a se stessi è toccare il fondo. E io l’ho toccato, cazzo. L’ho toccato.

Alcune volte leggo quello che scrivo, e per quel giorno sono il mio scrittore preferito. Poi torno a leggermi qualche tempo dopo… e mi appenderei a una trave con una corda. Questa cosa mi spaventa. Non è solo la scrittura, l’aver perso il posto di lavoro, il non sapere come arrivare a fine mese e vedere i miei risparmi asciugarsi un giorno dopo l’altro come pozzanghere al sole senza essere capace di porvi un argine; è soprattutto l’aver tagliato tutti i ponti con le persone che mi hanno aiutato e voluto bene, per il solo egocentrico desiderio di dimostrare a me stesso che posso farne a meno.

È già da un po’ che faccio… pensieri. Pensieri così spaventosi, da lasciarmi esterrefatto e ansante. Quando ne senti parlare gli altri, o ne leggi in un libro o su un giornale, o lo guardi in televisione o al cinema, non pensi possa capitare a te. Voglio dire, chi mai potrebbe pensare di sé di ritrovarsi un giorno a fantasticare seriamente sul proprio suicidio? È folle anche solo immaginarlo.

Poi ti ci trovi, e scopri che quell’idea così assurda e irreale, tanto irreale non lo è più. Scopri che ha perfino un suo fascino. Scopri, che potresti farlo. Non che lo faresti davvero ma… quello che ritenevi impossibile e lontano mille anni luce dal tuo essere, dall’idea di te che hai coltivato tutta una vita, non è più così lontano e impossibile. Una parte di te, una vocina nella tua testa, troppo sommessa per poter essere udita, comincia a manifestarsi. A pulsare di vita propria. E quella vocina ti parla. Non sempre, non continuamente. Ma a volte, di tanto in tanto, ti sussurra parole. E non sono parole orribili e tremende quelle che dice, ma dolci, consolanti, suggestive e luminose. A volte morire è proprio una liberazione.

Sono le ore più buie, quelle che mi spaventano di più. Sono le giornate lunghe e quiete come questa, che mi spaventano davvero. Sono le settimane passate in solitudine, chiuso in questo appartamento, a pensare a un romanzo che non viene. Passate senza parlare con nessuno, senza vedere nessuno, senza ascoltare, senza amare, odiare, guardare, toccare, abbracciare e essere abbracciato. A spaventarmi. Sono le parole che non ho scritto. Le cose che non ho fatto. I ponti che ho bruciato. Le occasioni che ho lasciato. Le persone che ho perduto. Le cose che non ho detto e quelle che ho detto con troppa boria. A spaventarmi.

Vorrei poter tornare indietro. Vorrei essere stato un bravo ragazzo. Un lavoratore affidabile. Un figlio premuroso. Un’amante disponibile. Un marito gentile. Vorrei fare tutto daccapo, rifarlo bene. Sorridere quando ho ringhiato. Piangere quando ho riso. Ascoltare quando ho parlato e parlare quando ho urlato. Essere comprensivo, quando non lo sono stato. Vorrei… ma non posso. Non perché mi sia impossibile riavvolgere i minuti, i giorni, i mesi e gli anni, ma perché sono quello che sono. E anche volendo, non potrei essere nessun altro.

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Note

La chiamavano autofiction.

68 Comments on “Ultime frasi

  1. I sicuri di sé mi fanno paura, chi si fa vedere sempre forte, mi fa paura. La vita è fatta di tante insicurezze, pianti, dubbi e paure che tu non hai fifa nel mostrare. Mi piacciono le persone come te, quelle vere, a volte insopportabili, chiuse, dubbiose sul loro operato. Non sai quanto ti capisco. Un abbraccio. E due orecchie, se possono servirti.

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  2. E via quei pensieri negativi altrimenti ti tiro le orecchie. Tira fuori il Salvatore forte che sei. Non so tu, ma a me piangere scarica molto e sono più cazzuta di prima. Guai a rimuginare troppo, esci, scrivi, ama, fai in modo che tu sia felice di quello che fai. Non pensare a se fossi così, se facessi così: fallo. Punto.

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  3. Capita più o meno a tutti di passare vicino al mostro. Non bisogna fermarsi a guardarlo,e avere qualcuno accanto per sfogarsi aiuta.

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  4. Uff… N’ata vota!? Già ti ho salvato dal suicidio una volta, rivelandoti che tra le oscure trame del tempo e dello spazio venderai un milione di fotocopie del tuo libro. Mo’ di nuovo?
    Guarda che anziché a Burgas, stavolta per punizione ti mando alle Maldive con due gnocche (una bionda e una cioccolato [tu gust is megl che uan 😛 ]) e poi vediamo se decidi di passare a miglior vita ingollandoti una stella marina morta viva.
    Su con la vita dei pantaloni e pensa all’obiettivo. Il pezzo è buono, io lo manderei a una rivista letteraria. Ti porti il lavoro avanti senza ammazzarti di fatica. XD

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  5. Se potessi davvero riavvolgere la mia vita, cambierei un sacco di cose e a quest’ora non sarei nemmeno in Italia. Purtroppo, come hai detto, siamo ciò che siamo e dobbiamo convivere con la nostra (maledetta) vita.
    Adesso riprenditi il lavoro e continua a scrivere il romanzo part time 😀

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  6. ciao Salvatore!
    Non lasciarti andare, anche se capisco perfettamente il tuo status mentale:

    “il mio compagno non trova lavoro
    io sono quasi sommersa di debiti per la partita IVA
    sto cercando di chiuderla e trovare un posto da qualche parte
    non scrivo, ormai, da un anno e il mio romanzo e racconti e tutto sono fermi, in attesa che io li riprenda in mano.
    In questo periodo mi sembra di essere bloccata in un pozzo di petrolio e non potermi muovere. Vorrei dedicare tutto il mio tempo alla lettura, scrittura e a chi amo, ma non posso.

    Ho la mente talmente satura di problemi e preoccupazioni che mi sto scoprendo essere una persona fin troppo cinica, amara e… cattiva.

    Quindi sì… quando dici di esserti trovato sorpreso nel fantasticare sulla propria morte ed esserti reso conto, che volendo non è così tanto difficile: due pilloline in più di quel farmaco e ti addormenti… gli zuccheri collassano e tanti saluti.
    ma alla fine il passo non si fa, perché avremo qualcosa da perdere:

    il mio compagno e i miei scritti che ancora non hanno visto la parola fine… e questo mi atterrisce ancora più della morte in sé.

    Il nulla.

    Tirati su! vedila come un’opportunità la tua! Magari esci un po’, riprendi qualche amicizia, probabilmente ti sei bloccato a causa della tua clausura. Hai cambiato per forza di cose la tua routine perciò si tratta solo di crearsene una nuova.

    Buona fortuna

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  7. Ciao Salvatore, capisco come ti senti, ci sono passata anche io. Il mio consiglio è di prendere un libro che ti piace proprio e cominciare a leggerlo, vedrai che le idee affiorano senza sforzo. Sui tuoi scritti senti i consigli di chi se ne intende, Marco Amato ad esempio 😉

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  8. Vado in trasferta un giorno e mi combini sto post?
    Scrivi, che i lettori attendono (anche la bionda e la mora di Marco, quindi datti da fare :P)
    E se ti puö consolare io non sono mai il mio lettore preferito, manco quando faccio gli incubi…

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  9. Ognuno non può essere altro che se stesso caro Salvatore. Ma quando il nostro io ci soffoca può essere utile uscire a prendere aria, guardarsi intorno e trovare nuove energia, di solito funziona, parlo per esperienza.

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  10. Combattuta tra il dire “Bravo” e “Che ca2 stai scrivendo??!” Poi ho letto le Note, che all’occhio si confondono con i bottoni dei social e dei Mi Piace, ma per fortuna che le ho lette.
    Quindi se è fiction: Bravo, però basta rispolverare gli appunti dell’adolescenza, che di cose così se ne scrivono a quintalate già allora, figurati poi… Possono solo aumentare, ma la maggior parte di noi non le scrive più, le pensa e basta.
    Se è auto: Ma smeeeeeettila! Noi tutti siamo il risultato di quel che ci capita, la differenza è come decidiamo di reagire. Concordo con la tesi del Dottor Riccardi qui sopra: uno non sceglie il paracadute se non ha calcolato bene i suoi rischi.
    Ma… “d’accapo”? Siamo sicuri?

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  11. Pingback: Scrittori suicidi – Salvatore Anfuso ● il blog

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