Scrivere di getto o progettando?

.

Bukowski

.

Sulla natura di ciò che vuoi comunicare

La risposta a questa domanda è: si scrive sempre e solo progettando, tranne quelle rarissime occasioni in cui la storia ti sgorga dal petto con un tale impeto impossibile da trattenere. Potremmo chiudere qui questo post e voi, per una volta, potreste fidarvi di me e prendere per buono quanto detto. Ma so già che non lo farete, e quindi…

Cominciamo col modificare l’angolazione con cui guardiamo al problema. La scrittura è un mezzo, una sorta di tramite per traghettare l’interlocutore dal punto A al punto B. La scrittura si duplica per metafore

s. f. [dal lat. metaphŏra, gr. μεταϕορά, propr. «trasferimento», der. di μεταϕέρω «trasferire»]. – 1. Processo linguistico espressivo, e figura della retorica tradizionale, basato su una similitudine sottintesa, ossia su un rapporto analogico, per cui un vocabolo o una locuzione sono usati per esprimere un concetto diverso da quello che normalmente esprimono; così, per es., alla base della metafora l’ondeggiare delle spighe, è la comparazione istituita tra la distesa delle spighe e quella delle acque del mare e il conseguente trasferimento del concetto di ondeggiare dal movimento della superficie marina a quello di una distesa di spighe. 2. Per estens., ogni tipo di linguaggio figurato (come la sineddoche, la metonimia, ecc.), sinon. quindi di tropo o traslato; nella retorica tradizionale, si usa talora l’espressione metafora continuata per indicare l’allegoria.

replicando la vita, o alcuni aspetti di essa, ma in un modo che sia più chiaramente comprensibile al lettore. Viviamo così immersi nella nostra dimensione terrena da essere miopi e presbiti circa il significato di molte cose che ci circondano. Lo scrittore è il guardiamo dell’uscio. Sta alla porta e osserva. Poi, quando si è fatto un’idea precisa di qualche aspetto misterico e complesso dell’esistenza, lo riporta ai suoi simili in forma di metafora. La metafora rende ovvio l’imponderabile.

Se la natura della scrittura, di qualsiasi scrittura – poesia, racconto, romanzo, sceneggiatura, dramma – è quella di creare una metafora, va da sé che la metafora debba essere “progettata”. Essa può anche scaturire istintivamente, intendiamoci. E in quanto tale, sarebbe assurdo o quantomeno stupido trattenere l’impulso creativo. Tuttavia l’osservazione del mondo richiede due cose fondamentali: tempo e esperienza.

Il tempo è un’investimento necessario affinché lo scrittore (ma anche il filosofo, lo scienziato, ecc.) acquisisca esperienza. L’esperienza è la somma di tutte le osservazioni fatte nel tempo e filtrate dalla singola sensibilità e intelligenza. Questo processo crea dei sostrati che si affastellano in una costruzione a cui diamo il nome di “immaginario”. L’immaginario è la metafora che lo scrittore ha costruito nella propria mente del mondo o della vita. Può anche non essere legata alla realtà – penso ad esempio ai prodotti fantasy, sci-fi e ai mondi inventati – ma i suoi prodotti sono sempre allegorie di questa vita e di questa realtà.

Lo posso dire con una certa sicurezza perché nessun uomo è in grado di creare dal nulla, anche solo con la fantasia, ciò che proprio non conosce. Questo è, ad esempio, uno dei motivi per cui non riusciremo mai a immaginare il vero aspetto di un possibile alieno prima di averlo incontrato. Gli aspetti che nei film o nei romanzi forniamo loro sono sempre delle proiezioni e delle rielaborazioni di ciò che già rientra nel nostro orizzonte conoscitivo. I robot non sono altro che personaggi antropomorfi a cui forniamo un ruolo “diverso dal solito”. Sono simulacri dell’umanità, o di qualche suo aspetto. Tutto ciò che possiamo inventare è metafora di ciò che già conosciamo.

Ora, come possiamo trasmettere con precisione a un’altra persona l’idea di un uomo che, pur senza comportarsi in modo maleducato o sconveniente o dannoso, risulta comunque a chi lo incontra sgradevole, suscitando sentimenti di repulsione e fastidio? Dirlo, così come ho fatto io in questo momento, non basta. Il descrivere un concetto non aiuta l’interlocutore a formarsi di esso un’immagine precisa. Il nostro cervello funziona così, e non possiamo farci nulla. L’unico modo che abbiamo per trasmettere questa idea è attraverso un’immagine. Un immagine risultate da una complessa sintassi verbale è sempre una metafora. O, se preferite, una metafora è sempre un’immagine costruita attraverso un complesso sistema di sintassi verbale.

Allora cominceremmo a parlare della vita di questa persona “sgradevole”. Mostreremo al nostro lettore come egli si comporti esattamente come ci comportiamo noi, ma le reazioni di chi lo incontra non sono le stesse di cui noi, probabilmente, abbiamo esperienza. Poi scaveremmo per cercare di individuare quelle micro differenze esistenti tra noi e lui; tra il nostro modo di relazionarci e il suo. Differenze che devono senza dubbio essere il motivo delle diverse reazioni a cui il personaggio va in contro. Per poi giungere alla conclusione che queste micro differenze sono così piccole da essere trascurabili e che, quindi, ciò che suscita una reazione negativa in chi lo incontra debba essere legato a qualche altro aspetto imponderabile della vita, come la chimica ad esempio. Riuscite a immaginare quanto complesso possa essere raccontare una storia come questa? Creare una metafora che sondi un’aspetto così sottile della vita è una sfida per grandi scrittori. Dostoevskij, ad esempio, voleva raccontare di un uomo buono, così buono da essere spinto a compiere un omicidio in nome di un ideale superiore. Nasce da questo impulso Delitto e castigo. Anche quel romanzo cerca di sondare un aspetto sottile della vita umana, e lo fa nell’unica forma possibile: la metafora.

Ora, in alcuni manuali di scrittura, ad esempio On writing, si legge di come lo scrittore non abbia alcuna idea di cosa succeda nella pagina successiva, quella che non ha ancora scritto. Vi sembra possibile che Dostoevskij non avesse un’idea precisa, un progetto accurato della sua metafora? Io no, non lo credo possibile. Conoscere a fondo l’argomento che si vuole trattare, progettare con cura la metafora è la base della scrittura. Di più: è l’unico modo intelligente di procedere. Poi ci sono metafore che ci portiamo dentro da così tanto tempo, che vivono in noi così a lungo rimescolate dal nostro inconscio in un continuo dialogo silente, da sgorgare come naturali senza bisogno di alcun progetto. Ma la verità è che quelle metafore le abbiamo già progettare, giorno dopo giorno, per anni; solo che non l’abbiamo fatto su carta o in modo cosciente.

La risposta a questa domanda, quindi, è: si scrive sempre e solo progettando, tranne quelle rarissime occasioni in cui la storia ti sgorga dal petto con un tale impeto impossibile da trattenere.

88 Comments on “Scrivere di getto o progettando?

  1. Te la cavi con una battuta 😛 E allora rispondo con una battuta:

    Ce n’est pas un avion 😉
    Ti sembra un aereo? Già sembra, ma non lo è. In realtà non è manco il progetto di un aereo, ma non mi bastava tutto lo spazio dei commenti per mettercelo 😀
    Insomma, tutto questo per dire che il progetto della storia non è la storia. Temo che spesso si faccia confusione, si usano spesso termini come progettare e costruire come se fossero sinonimi quando sono proprio due cose diverse. Quando si progetta un aero (parla di quel che conosci, dicono) alla fine si ha una valanga di foli di carta (ora è tutto in digitale, ma è lo stesso) quando lo si costruisce alla fine si ha una macchina volante (si spera).
    Si può costruire un aereo senza progetto? Quando ero bambino ne ho costruiti tanti col lego, senza nessun progetto, certo non volavano, ma non volavano neanche quelli costruiti seguendo il progetto del manuale di istruzioni. A quel livelo bastava l’idea e un po’ di esperienza (quella sì, quanto è esperto un bambino di dieci anni sulle costruzioni col lego?).
    Ora portare tutto quel che conosco di progettazione all’arte è unprocesso complicato, forse impossibile.
    L’arte ha sempre bisogno di spazi di manovra, di possibilità di variare, di modifiche dell’ultimo minuto. Ma anche la progettazione aeronautica: il mio mentore (uno che ha lavorato con Gabrielli, per capirci) mi diceve sempre che un buon progettista ha sempre un paio di chili di zavorra in tasca, cioè la possibilità di spostare il baricentro dell’aereo all’occorrenza (lo so, concetto un po’ difficile da piegare così in due parole).
    Sempre per parlare di quel che so, molti difetti della progettazione li so scoprono solo durante la costruzione. Certo un buon progettista ne evita molti, ma qualcuno arriva sempre. Per questo si fanno i prototipi, si prova, si testa, e si correge. E un prodotto artistico è sempre e solo unprototipo, un esemplare unico.
    E poi ci sono progetti e progetti. A Leonardo bastava un disegno, magari tre viste si poteva costruire. Oggi si arriva a disegnare ogni singolo rivetto.
    Che tipo di progettazione serve quindi a un artista? Una pila di schizzi preparatori o giusto una manciata di linee che delimiti gli spazi da colorare? E in narrativa? Serve sapere cosa accadrà pagina per pagina col massimo dettaglio o basta essere consapevli degli snodi essenziali della trama? O addirittura limitarsi a progettare i personaggi e poi lasciarli fare, come dice King?
    Tenendo conto che più si va nel dettaglio meno si ha possibilità di aggiustamenti, di correzioni, di miglioramenti. Il risultato finale resterà più rigido, ingessto, “difettoso”, e questo lo dico di nuovo secondo la mia esperienza, visto che mi è capitato di prendere inmano un progetto sbagliato e quando non hai più possibilità di modifiche sostanziali sei costretto a metterci una pezza e il risultato sarà solo un “bruto” aereo.

    Liked by 5 people

  2. Io scrivo senza progettare, di getto. Qualcuno potrebbe aggiungere un bel:” e si vede”. Così è, non posso farci niente. Quindi potremmo provare a definire la scrittura di “rigetto” 😀 , perché tale è quando mi scappa una storia. La mia fortuna è che non spaccio per letteratura nulla, dichiaro soltanto il desiderio di proporre storie.

    Liked by 5 people

    • Nella scrittura di rigetto sono bravissimo 😀

      In realtà penso che in qualche modo anche gli scrittori di getto (come Stephen King, per dire) sotto sotto un minimo di”progettazione” in testa se la fanno. Cioè penso che chiunque prima di sedersi a scrivere pensi: ok vorrei scrivere una storia che parli di… o che comunque si formuli una certa idea in testa. Poi si può discutere se si tratti di progettazione o no 😉

      Liked by 2 people

      • Ma chi dice che Stephen King non progetta, a parte lo stesso Stephen King? I suoi romanzi non possono non essere progettati. I gialli, i thriller non possono non essere progettati. Io non gli credo! Né credo a George Martin (anche lui dice di non progettare). Per me, mentono.

        Liked by 2 people

        • Io invece gli credo, facci caso, Stephen King, che è bravissimo, è spesso in difficoltà coi finali, che secondo me è un chiaro segno di mancata progettazione. O per esser più precisi di mancanza di scaletta, ovvio che l’idea in testa ce l’abbia, ma secondo me, a volte, sa che c’è il mostro ma non sa chi sia e lo scopre scrivendo.

          Liked by 2 people

          • Può essere… Magari progetta, poi cambia idea in fase di stesura, e il risultato è che non riesce a scrivere un finale decente che sia uno.

            Mi piace

    • E io invece dico che quel che dice il dottor Massimiliano, assieme al suo esimio collega King, è assolutamente possibile.
      Io sono un mancino corretto (e ciò si evidenzia dalle parte destra del cervello che cozza con la parte sinistra, il che significa sragiono di sovente :P).
      Nel senso che io sono uno scrittore di getto corretto (dal buon senso).
      Il romanzo che sto per pubblicare adesso è nato di getto nei primi quattro capitoli. Il terzo che pubblicherò è nato di getto per i primi cinque o sei.
      Quando scrivo di getto, non so se capita pure agli altri, ho la stranissima sensazione, in cui il cervello eccitato si dice: e adesso come continua? E adesso cosa succede? E nonostante non abbia idea su dove stia andando a infilarsi la storia, spesso scrivendo in tempo reale mi sovvengono soluzioni illuminanti. Poi la creatività scema. E il giorno dopo non ho più la stessa folgore che ha dato l’avvio alla storia. Così, interrompo la stesura di getto, e comincio a valutare il materiale per progettare e rendere concreta la storia.
      Valutando questa mia esperienza, posso dire che Massimiliano o King e altri, che magari hanno quella capacità di non esaurire la vena creativa al primo giorno, possono benissimo scrivere di getto e domandarsi a ogni capitolo: cosa succede adesso. Certo, è evidente, che scrivere una storia così, e renderla sensata è difficilissimo. Però King è una razza di genio e ci riesce. E Massimiliano? E lui è in gamba, e anche di getto è in grado di scrivere belle storie. Tanto come diceva Hemingway: la prima stesura è merda. Scrivere significa riscrivere.
      Però è anche vero il commento di Davide. Ovvero, come per un aereo, è più difficile modificare un problema di progettazione di una storia dopo averla scritta. Meglio, progettarla prima per vedere se tutti i meccanismi funzionano a dovere.

      Liked by 6 people

      • Succede così a tutti. Poi ci si arena, si torna in dietro, si cambia, si modifica, si aggiusta… e alla fine quello che, di getto, ti sembrava geniale, finisce per non esserlo più. E’ una vita che scrivo di getto. Mai progettato in vita mia. Ma adesso voglio darci un taglio. Dico basta. Voglio diventare come voi. Progetto pure il buco del culo. Organizzo, allestisco, riempio le pareti di post-it del cazzo. Faccio coming-out. Fanculo la scrittura di getto; ben venuta scrittura di progetto. 🙂

        P.S. a questo proposito, cosa ne pensa la tua editor?

        Liked by 3 people

        • Fai benissimo, convertiti. Per me la fase di getto è l’idea illuminante del romanzo. Poi si progetta tutto. Ma la mia grande difficoltà è stata anche imparare a progettare. Non è per nulla semplice. Ho studiato e tentato parecchio. Ero così disperato che dopo il primo romanzo fallito ho cominciato a scrivere tre romanzi contemporaneamente; tre generi diversi. Sapevo che era follia, ma mi serviva per fare gavetta, esperienza. E a poco a poco mi sono creato un mio manuale di scrittura personalizzato.
          Mi sono inventato la teoria delle dinamiche dominanti per scrivere un romanzo. La dinamica esterna e quella interna. Le dinamiche secondarie e le dinamiche minori. Questo metodo mi ha permesso di ignorare le seconde linee narrative (che confondono tanto in principio), perché già sono incluse nelle dinamiche e nel frattempo riesco a strutturare il romanzo adattandolo ai miei schemi mentali.

          Perché in fondo è questo il problema di scrivere un romanzo. Si fanno corsi, si studiano manuali, si ascoltano i consigli dei grandi scrittori, ma sono tutte esperienze altrui, forgiate da altri schemi mentali. Io ho penato per anni per trovare una mia soluzione, che si adattasse alle mie esigenze. E devo dirti che sono molto felice d’esserci riuscito. Perché capito il meccanismo adesso diventa tutto più semplice. Poi l’aver concluso questo romanzo e aver avuto il supporto di una editor affiancata è stato fantastico. Perché mi ha permesso di correggere gli errori e le storture che in solitudine non avevo notato.

          E comunque ti posso dire che questa è la mia esperienza. Ciascuno deve trovare la propria strada. Assecondare le proprie inclinazioni e correggere i punti che impediscono di progredire. Poi boh.
          A volte quando mi faccio troppe paranoie mi ricordo sempre del grande Sergio Leone che offre metafore in tutti i campi.
          Questa ad esempio dice: quando c’è da scrivere si scrive, non si chiacchiera. 😀

          Liked by 1 persona

      • Pero io intendevo il contrario, che quando hai un progetto dettagliato è difficile metterlo a posto se costruendo l’aereo ti sei accorto che qualcosa non funziona.
        Per fare un esempio aeronautico, sull’a320 cargo si era deciso di mettere la porta dietro l’ala per ragioni di praticità, ma quella zona è strutturalmente delicata e ci ha portato a fare i salti mortali perchè tutto regesse, salti mortali che in soldoni significano 200 chili in più (e sono tanti), ma spostarla davanti dove non avrebbe creato tutti quei problemi sarebbe costato troppo in ermini di riprogettazione. Risultato? Dopo un altro anno di lavoro progetto cancellato.
        Parlando di romanzi, immagina che tu abbia deciso di mettere al capitolo 10 qualcosa che è conseguenza di un evento che accade al capitolo 5, ma quando arrivial capitolo 5, a scriverlo, non a progettarlo, ti rendi conto che quell’evento non è abbastanza credibile, o non in linea col personaggio, o non ti piace più, che fai? Cambiarlo o toglierlo ti metterebbe in crisi il capitolo 10 che a sua volta metterebbe in crisi il 12 e così via. Lasciarlo così, magari con qualche aggiustatina però è “brutto”.
        Insomma tieniti sempre un paio di chili di zavorra in tasca 😉

        Liked by 3 people

        • Sì, infatti volevo dire proprio che scrivere senza progettare può creare dei problemi difficili da risolvere in fase successiva. Io nonostante la progettazione, ho avuto questo problema col carattere del protagonista. Era nato con una certa idea, ma la storia man mano che si delineava lo stava trasformando in qualcos’altro. E non era più coerente. Così ho dovuto riscrivere i primi capitoli. E meno male che la editor è santa, perché dopo aver editato i capitoli, tu le dici: non mi piacciono li riscrivo… ecco, chissà quanti anatemi mi avrà lanciato. 😀

          Liked by 1 persona

          • Però attenzione che il progetto della storia non è la storia, e certe cose le puoi scoprire solo scrivendo.
            E’ un po’ quello che cerco di far capire ai giovani ingegneri, che il loro bellissimo modello FEM, questo per intenderci

            non è l’aereo, e ch sì, da indicazioni utilissime, ma che certe cose si scoprono solo quando l’aereo lo fai volare davvero e che certi errori grossolani li eviti solo con tanta esperienza 😉

            Quindi progettare va bene, ma progettare troppo nel dettaglio può portare a problemi peggiori che non progettare affatto 😉

            Liked by 2 people

      • Cari ragazzi, a parte la presa per i fondelli che apprezzo ( disgrassiè che nun sei atri), se avete imparato a conoscermi sapete che è così, devo dire che ci sono persone abituate a relazionarsi verbalmente e per iscritto. Piccolo esempio io alla fine di ogni turno devo raccontare scrivendo e verbalmente lo stato di tutti i miei pazienti, con cose fatte ,cose da fare, modificazioni o migliorament ecc. Ora, è facile pensare che si possa buttare giù una storia di 130-140 cartelle (che poi diventano 200 paginette di un libro) improvvisando e sviluppando una trama che si ha nella testa. Nel mio caso, ripeto, non si tratta di capolavori della letteratura, thriller, noir, li troviamo un tanto al chilo, in fondo. Mi diverto, scribacchio, incidentalmente a qualcuno piace, ad altri no. Nulla di complicato. Sono sicuro che la letteratura, quella vera, necessita di altro impegno e più approfondita analisi. Per parte mia non faccio altro che esprimere sentimenti per me profondi nel modo più accessibile e fruibile anche per chi non ha una cazzo di idea di ciò che mi spinge. Mi piace semplificare, rendere tutto in forma di racconto adatto alla narrazione tra amici a un bivacco. Motivo per cui, mai e poi mai mi sentirete dire che sono uno scrittore, i libri pubblicati non significano nulla. Ho troppo rispetto per la letteratura, che a me ha salvato la vita, per associare la mia persona a essa. Poi che in rete si trovino persone che considerano geniale e colto anche ogni singolo peto da loro prodotto… beh possiamo soltanto sorridere regalargli un buffetto sulle guancie virtuale.
        Tutta sta manfrina per dire che secondo me è possibile scrivere di getto e a lungo sviluppando idee che sono già presenti nel capoccione, poi la revisione, la riscrittura di alcune parti, l’editing, sono altra cosa. Lì viene il difficile.
        Ognuno ha il suo bagaglio culturale, studi, passioni, io ad esempio potrei dire la mia su argomenti legati al counseling, più attinenti al mio vissuto professionale, oppure su vicende risalenti all’epoca della Roma Repubblicana vicine alla mia grande passione, ma se devo fare narrativa per dare sfogo alla fantasia e per mio diletto, non posso che farlo lasciando fluire le storie per come vengono fuori.. Ovvio che la qualità e l’eventuale riscontro siano altra cosa 😉

        Liked by 4 people

        • Resta il fatto che scrivere di getto è possibile. Se tu ti trovi bene e i risultati sono come il tuo Joshua, vuol dire che hai una predisposizione per questo tipo di scrittura. E’ molto difficile per tutti scrivere così. Ma se tu ci riesci è di gran lunga un pregio. 😉

          Liked by 3 people

  3. Potevi scrivere questo post in due righe. Potevi anche non scriverlo insomma, tanto è ovvio. Dirai che è ovvio per me, per te, per altri “pensatori”…o senza farla grossa in realtà basterebbe essere lettori abili di buoni libri per sapere che chi scrive per uno scopo (non si dovrebbe scrivere per altro, ci sono tante distrazioni con cui dilettarsi) lo fa progettando.

    Allora perché scriverlo? Che senso ha avuto? Per i giovani aspiranti scrittori? Che si facciano di funghi allucinogeni piuttosto, che leggere tutte le cacate online di come si scrive. Sai cosa vedo? Tanti stronzi che provano ad approfittarsi di quegl’ingenuotti scrittorucci che – soltanto perché pensando che scrivendo si possa vivere sulle dune di sabbia del Sahara circondati da meravigliose aurore boreali di creatività e hashish illuminale – vogliono riuscire senza averne alcun titolo, alcuna qualità. Così ricercano ciò che manca su google. I profili di aspiranti consiglieri della scrittura! Ma quanti sono?! S’inventeranno la carica di Ministro degli scrittori, non ne sarei sorpreso.

    Cosa ti ho scritto? Un bel nulla. Ho la sensazione che siamo ancora in superficie, il problema è serio ma chi ha voglia di mettersi appresso alle cose serie, ai tempi d’oggi!

    P.S. magari non si fosse capito non mi riferisco a te sulle cacate internettiane, non sarei stato qui a perdere un quarto d’ora per scriverti un commento. Un saluto “stimoso”.

    Liked by 3 people

  4. Sono telegrafica: si inizia a scrivere di getto folgorati da un’idea, poi si continua progettando, magari affinando quell’idea. Nel caso di un thriller è necessario.
    Non è detto però che alcuni capitoli siano scritte di getto seguendo quello che ci suggeriscono i personaggi, a me accade spesso…

    Liked by 2 people

  5. Io di questo discorso ne ho parlato direttamente con una scrittrice che però fa narrativa. Lei stessa ammette che l’idea può nascere da un discorso che sente anche durante una serata tra amici e mette da parte iniziando a costruirci sopra uno scheletro. Nella sua mente. Poi durante la stesura non progetta nulla, ma lascia uscire di getto tutto, scoprendo via via dove la porta la storia a cui lascia sempre aperta la porta.
    Per i gialli credo sia meno facile, e tutto più costruito a tavolino anche con mappe mentali, ma credo che come sempre, ogni scrittore abbia il suo modo di lavorare, quello che meglio si confà al suo modo di essere.

    Liked by 2 people

  6. Scrivo di getto, visto che me lo chiedi. Impetuoso, non sai dove andrà a parare, curioso, capace di sorprenderti, uomo di pancia, viscerale. Irrazionale, direi irragionevole. Va a zig zag, a tentoni, goffamente sicuro di sé, in realtà assolutamente inattendibile, si fa guidare dall’istinto. Imprevedibile: quando lo rileggi è capace di sorprenderti, se riparte giunge in due luoghi diversi, non sa nemmeno lui perché c’è andato. Incapace di indicarti una via, un metodo, una trama, un personaggio, un punto di vista che non sia il suo di quel momento che un momento dopo è già superato, Getto è sempre stato e sempre sarà irrispettoso, ti spruzza l’acqua in faccia senza un perché, eiacula precocemente.
    Fondamentalmente stronzo, individualista, non gliene frega nulla dei giudizi altrui e anche dei propri. Mentitore, spergiuro, giuda. Traditore, se la fa con tutti, puttana, dice tutto e il contrario di tutto, stringi stringi non dice niente, non si prende nessuna responsabilità per quello che scrive, con la scusa di tirare fuori quello che è, quello che sente, quello che prova, quello che anche non prova, quello che proverà, quello che ha provato, dopo che l’hai visto, l’hai detto, l’hai letto non ti serve praticamente a niente, non ti fa progredire, non di fa retrocedere, ti lascia esattamente dove ti trovi, praticamente al capolinea della scrittura. Lo scrivere di Getto non si può analizzare, valutare, classificare, giudicare, censurare, riprodurre, copiare, copincollare. Getto è incomunicabile, la gente quando trova scritti di Getto dopo poche righe molla, desiste, si arrabbia, si infuria, poi si incazza e alla fine chiude tutto dicendo che cazzo scrivi se non hai idee, cambia mestiere, fai il panettiere, la letteratura di Getto non è vendibile, commerciabile, promozionabile, diciamo che è inabile, assolutamente antieconomica.
    Getto è antipatico, egocentrico, solipsistico, edonistico, mitologico. Getto lascia gli errori di gramatica.

    Progettando, invece, mi dà l’occasione per dirvi che se si vuole scrivere un testo che sia in qualche modo efficace rispetto a un certo target deve necessariamente avere delle qualità che vado ora a elencare in ordine di importanza:

    1) Progettando è, diversamente da Getto, attendibile. Crede nel processo di scrittura che passo dopo passo giunge a una focalizzazione maggiore, e quindi più profonda, delle idee di chi scrive.
    2) Progettando, da che mondo è mondo, determina testi più leggibili, che giungono più facilmente di Getto in fondo a un ragionamento.
    3) Progettando è prudente, conformista, razionale, non gli piace sprecare forze inutilmente,è conservatore ma anche liberale.
    4) Progettando acquista tutti i manuali di scrittura creativa pubblicati per verificare se i suoi appunti, spunti, osservazioni sparse, che Getto butterebbe ai quattro venti, potrebbero entrare in una trama scalettata, divisa per atti, scene, paragrafi, periodi atti a realizzare il romanzo che ha in mente da parecchi lustri.
    5) Progettando è di una noia mortale; divide le sue idee in sottoidee, sottopunti, sottoparagrafi, sottoparagrafi indicati con i numeri, sottosottoparagrafi indicati con le lettere dell’alfabeto prima arabo, poi romano.
    6) Progettando realizza libri che trasferiscano le sue elucubrazioni mentali esattamente nel modo in cui si sono generate, perfezionate, solidificate, cristallizzate, enumerate nella sua mente, sulla pagina.
    7) Progettando è puntuale, veste classico, scrive mettendo soggetto verbo complemento, seguendo la grammatica e i consigli di progettazione di chi l’ha preceduto.
    8) Progettando si rilegge, sperando di non lasciare nemmeno un errore di gramatica che inficerebbe tutte le sue belle e lustre teorie e ragionamenti.

    Liked by 2 people

    • Stavo meditando in pausa pranzo che, a differenza di quel che si sarebbe portati a credere, in realtànecessiti di più progettazione un racconto piuttosto che un romanzo. Il racconto infatti ha limiti più stringenti in termini di spazio e tempo che richiedono scelte più radicali su cosa includee e cosa escludere, mentre il romanzo gode sempre della possibilità di ampliare lo spazio per accogliere nuove idee.

      Liked by 3 people

      • @Grilloz, invece proprio il racconto, vista la brevità è meglio scriverlo di getto. Hai l’ispirazione folgorante e la concentri tutta in una seduta, o massimo due. Ora non mi dite che dobbiamo progettare tutto, perfino i commenti. O.o

        Liked by 2 people

          • Solo quando commento sul blog di Dio. Con lui una frase mal interpretata… e con un calcione sull’osso sacro ti spedisce all’inferno. 😛

            Liked by 1 persona

        • Sì, ma ti concedo al massimo una seduta, fra la prima e la seconda ogni pensiero è già progettazione 😀
          Comunque dopo che l’hai scritto di getto lo lasci lì a decantare una settimana, poi lo rileggi, ti rendi conto che fa schifo, e partendo da quell’idea lo riscrivi trasformandolo in un bel racconto (e questa è progettazione).
          In alternativa quando hai l’ide folgorante te la lasci circolare in testa per qualche giorno, la giri, la rigiri, provi a cambiare l’ordine degli eventi per vedere che effetto fa, immagini e quando l’hai meditato abbastanza ti siedi e lo scrivi di getto. Se non è progetazione questa 😛
          Io le poche volte adotto il secondo metodo, il più delle volte non arrivo mai alla fase ti siedi e scrivi di getto, ma quella è la pigrizia che mi frega. 😀

          Mi piace

    • Hahahaha incomincio a pensare che tu e Salvatore siate la stessa persona. Bravi è così che si alimentano le discussioni.

      Liked by 2 people

  7. Ci sono dei casi in cui la progettazione è quasi del tutto inconscia e la sensazione è che le pagine sgorghino una dopo l’altra senza alcun controllo da parte dell’autore. A me è capitato solo due volte (l’ultima recentissimamente), ma è capitato. Leggendo on writing ho pensato che per King sia la norma e in effetti It mi è sembrata un’opere scaturita direttamente dall’inconscio. Penso quindi che sia possibile scrivere di getto. Per noi comuni mortali, però per noi comuni mortali, salvo casi particolari, è meglio progettare…

    Liked by 1 persona

  8. Sono completamente d’accordo (segnalo solo un refuso nel primo paragrafo: *fidarmi invece che “fidarvi”). Forse i manuali di scrittura che asseriscono il contrario partono da una confusione di fondo, generata o sostenuta dal mito romantico dell’ispirazione del genio, cui forse si è dato troppo peso: quello che prescrivono come mezzo per scrivere è un realtà un obiettivo estetico e artistico dello scrittore, il quale sarà grande se riuscirà a compiere l’operazione di cui hai parlato creandole intorno l’illusione di una cosa facile come respirare – naturalmente, tranne i casi in cui l-autore abbia la storia che sgorga da cuore, ecc. È quella teoria della “sprezzatura” che viene dall’opera del Castiglione: per far bene le cose serve molta arte, ma va usata così bene, che gli altri non se ne accorgano.

    Liked by 1 persona

  9. L’annosa questione, dibattuta anche oltreoceano: Plotter or Pantser?
    Plotter è colui che progetta la storia in ogni dettaglio ancor prima di scriverla, Pantser è colui che scrive liberamente e lascia andare la storia in ogni direzione, libera di andare ovunque “senza pantaloni” (eh vabbè, sò americani… capirle certe definizioni…)
    E poi hanno coniato il mezzo-mezzo: Plotser, un po’ progettazione un po’ ispirazione. Parti da un’idea che arriva per ispirazione e la lasci navigare dove vuole, poi ti siedi e progetti meglio quel che manca, rinforzi le fondamenta, aggiungi un paio di muri, qualche colonna portante in più… e poi ci piazzi sopra il tetto, che avevi già costruito in un angolo lì a fianco.
    Non si può mettere il tetto già finito sopra? Sò americani! Quelli spostano case intere lungo la Route 66!! 😀

    Liked by 2 people

  10. Pingback: Scrivere di getto o progettando, ma anche riciclando | da dove sto scrivendo

  11. Forse mi intrometto in quanto non scrittrice, ma conosco uno scrittore che sarebbe assolutamente d’accordo con te nel senso che non scrive nemmeno i post di Facebook senza guardare e riguardare ogni cosa che butta giù. Io credo che ci sia un gran bisogno di rivedere, riguardare e riprogettare, ma non solo per quanto riguarda il contenuto di un’opera, ma anche per lo stile e la scrittura. Insomma a me spiace dirlo, ma a volte non avete l’impressione che ormai qualsiasi persona si creda uno scrittore? Magari anche chi non ha mai nemmeno avuto un libro per le mani? Io credo che letteratura sia qualcosa di diverso (non solo uno sfogo momentaneo) e per fare della letteratura ci voglia non solo bravura a scrivere, ma bisogna avere una visione che investa non solo il contenuto ma anche la lingua. Forse sono un po’ una lettrice conservativa, ma io detesto gli avanguardisti che pensano che con un paio di parolacce e qualche sozzeria si faccia una rivoluzione culturale… Ricordiamoci che chi scrive deve farlo per l’arte e l’arte è bellezza!

    Liked by 4 people

    • Ciao Lucy, benvenuta. In un solo commento hai riassunto due anni di pubblicazioni di questo blog… complimenti. 🙂

      Certo, chiunque abbia fatto la prima elementare è un potenziale aspirante scrittore, in Italia. Per fortuna non legge nessuno e quindi il problema si risolve alla radice. 😉

      Liked by 1 persona

    • Da lettore condivido 😉
      Sugli avanguardisti oserei dire dipende. Se lo fanno solo come atteggiamento concordo, se invece alla base c’è effettivamente qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, ecco, non vorrei perdermelo 😉 Il problema è che prima tocca leggerli 😀

      Liked by 1 persona

      • si questo vero. La mia perplessità risale ai tempi di un corso universitario che ho fatto sulla neoavanguardia italiana di Giuliani e Sanguineti… ti assicuro che mi ha tolto la voglia di sperimentare per un bel po’ di tempo! 🙂

        Liked by 1 persona

          • ahaha, beh Zurigo cerca di occuparsi sia di letteratura medievale che contemporanea e come studiosi dobbiamo occuparci anche delle cose che magari non ci piacciono, ma che sono specchio di un momento della nostra storia (letteraria). Quello che poi ognuno fa come lettore è un’altra storia 😛

            Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: