Svantaggi della notorietà


Svantaggi della notorietà

depressione1000-1000x550

Aspettative e speranze nella blogosfera

Alcune volte mi chiedo perché tanta gente voglia essere famosa. Cosa c’è di bello nell’essere noti? Non credo che mi ci abituerò mai. Non che mi consideri “persona nota”, non sono egocentrico fino a questo punto e, anzi, il mio ego negli ultimi tempi si è ridimensionato parecchio; ma in effetti tra il blog e la decina di racconti pubblicati su un settimanale cartaceo non posso considerarmi un perfetto sconosciuto come, felicemente, sono sempre stato fino a un paio di anni fa.

Questa non è una cosa che penso continuamente, sono loro a ricordarmelo: quelli che mi leggono e che mi inviano nugoli pestilenziali di missive piene di grandi speranze farcite da illecite aspettative. In genere me le scrollo di dosso senza preoccuparmene, ma poi un giorno ti capita qualcosa di imprevisto e non puoi più. Come la mail di un anziano signore, pieno di acciacchi e la pensione minima, che spera, prendendo me come esempio, di vendere racconti per arrotondare la rendita. E cosa puoi rispondere a un messaggio così? Gli dici quello che pensi dei suoi racconti, consapevole che è solo la tua opinione e, come tale, potrebbe anche essere sbagliata? oppure lo incoraggi, alimentando ansie e speranze?

Gent.le Sig. ***,

mi perdonerà se, vista la differenza d’età e la poca confidenza, a differenza di Lei utilizzo il più comodo e sicuro allocutivo reverenziale. Mi dispiace leggere dei suoi acciacchi di cui all’età di 91 anni, come sottolinea, presumo essere una condizione abbastanza normale. Temo che altrettanto normale in questo nostro Paese, benché non ci sia vanto in questo, sia la sua condizione pensionistica. La ringrazio per aver pensato a me come lettore ideale dei suoi racconti ma, mi creda, senza una vera ragione: non ho i titoli per esprimere un’opinione sulla sua produzione letteraria né le conoscenze per indicarLe qualcuno di più opportuna influenza. Anch’io come Lei sono un perfetto sconosciuto.

Se posso permettermi un piccolo consiglio, starei alla larga da chi le propone dietro compenso una pubblicazione: quelli non sono veri editori. Se la sua produzione è buona, gli editori gliela pubblicheranno ricompensandola. Se così non dovesse essere, è possibile che nell’attuale mercato non ci sia posto per essa. Vede, se si parla di denaro, bisogna obbligatoriamente escludere qualsiasi discorso riguardante la reale o presunta qualità narrativa. Nel mercato si deve andare con un prodotto “vendibile”; vale per tutti i mercati. In quello letterario, a differenza degli altri, c’è posto anche per ciò che non è commerciabile se molto “elevato”; ma almeno una delle due condizioni dev’essere rispettata.

Per quanto riguarda le riviste, invece, ce n’è che pubblicano racconti, ma i racconti che pubblicano sono confezionati ad hoc per il loro pubblico. Cioè sono scritti in modo tale da accordarsi alla loro linea editoriale. Senza spendere soldi in edicola, le suggerirei di dirigersi alla più vicina biblioteca e dare una sfogliata alle riviste e ai settimanali che di norma vi si trovano. Quelli che pubblicano racconti si rivolgono prettamente a un mercato femminile, li riconoscerà subito. Osservi il loro taglio, gli argomenti, lo stile in cui sono scritti quei racconti lì – a me in effetti ne hanno pubblicati una decina – e poi si chieda se davvero vorrebbe scrivere quel tipo di narrativa. Se è così, se la risposta è positiva, allora lo faccia e poi spedisca il suo racconto via mail alla redazione della rivista selezionata. La mail di norma si trova all’interno, nel riepilogo redazionale.

Posso comprendere la Sua delusione, magari sperava in qualcosa di più confortante: una valutazione positiva dei Suoi racconti o qualche nome del “magico mondo delle Lettere” a cui raccomandarLa. Non posso fare di più, mi creda. Spero comunque di esserLe stato utile, in qualche modo.

Ricambio gli auguri per una serena Pasqua.

Suo,

Salvatore Anfuso

Cosa puoi rispondere? Spetta a me rispondere? Io che a mia volta cerco risposte alle mie domande, che pur di natura diversa da quelle della maggior parte degli “aspiranti” scrittori hanno almeno per me la priorità, non credo di essere l’individuo più adatto a valutare i lavori degli altri o a suggerire editori o riviste a cui spedirli. Come faccio a trasmettere in una sola lettera quello che davvero penso di tutta questa folle giostra della pubblicazione letteraria in Italia? Sicuro, per di più, di non essere compreso.

Questa ansia rabbiosa per la pubblicazione (leggi = successo) che osservo in praticamente tutti gli aspiranti scrittori con cui vengo mio malgrado in contatto, non ha davvero nulla a che fare con la nobiltà che ci si dovrebbe aspettare da chi ascoltando il cuore del mondo, dopo avervi riflettuto nell’isolamento e nel silenzio della propria intimità, ne dovrebbe tradurre il battito nella forma del racconto o del romanzo. Questo è ciò che fa o dovrebbe fare, secondo me, uno scrittore.

Oggi non pare essere così. La tensione verso il successo porta lo scrittore in erba a vendersi prima ancora di aver prodotto qualcosa; a promuovere anziché scrivere; a urlare anziché ascoltare. I difetti maggiori che noto negli aspiranti scrittori non hanno nulla a che fare con la loro produzione (anche se…), ma con la loro persona. È il loro io più intimo, quell’oscuro vuoto che prende il nome di ambizione, ad essere il vero cancro e la ragione per cui, probabilmente, non scriveranno mai nulla che abbia un reale valore. Ad esempio, serve dichiarare la propria età, la propria condizione economica e di salute se ciò che hai scritto è davvero buono?

Cosa puoi rispondere? Non credo mi ci abituerò mai.

55 Comments on “Svantaggi della notorietà

  1. Come sei melanconico questo venerdì, e visto che fuori minaccia pioggia… 😛
    L’ambizione, a mio avviso, non è un male assoluto, diventa un problema quando i mescola con la scarsa capacità di autocritica e l’invidia.
    Comunque gli antichi dicevano: chiedere è lecito rispondere è cortesia, no?

    Liked by 1 persona

  2. Mha! Chi lo sa quale sarebbe la risposta giusta! La mia sarebbe stata una. Semplice…Tenta sempre in modo diverso ma fai tentativi. Non ti arrendere mai e sogna! Sogna e immagina come sarebbe bello il tutto avverato.AdeleArt

    Liked by 1 persona

  3. Qui splende alto il sole. Oggi toccheremo i 30 gradi. Da giorni che penso di scendere dalla giostra, almeno quella dei blog, tant’è che non sto dedicando molto tempo al circolo. Come si fa ad ascoltare se stessi se non si fa altro che vedere il proprio tornaconto? Fama, successo, soldi, hollywood…torniamo indietro di cent’anni? Sarebbe meglio se tornassimo cent’anni indietro nel tempo. Quando per produrre un capolavoro ci si andava a rifugiare in un capanno in montagna, circondati solo da silenzio e sopravvivenza. Sto maturando nella mia mente che non sia altro che questo, scrivere. Volevo trarne un lungo articolo, su questo e sul perché il mondo letterario arranca e su come potrebbe davvero funzionare. Perché farlo? Sai che ti dico? Che importa! Non risolverò nulla se prima non sprofondo in quel che sento, e come faccio se ho tutto questo chiasso intorno? Sto aiutando mia nipote di 13 anni a capire come funziona la scrittura e non perché sono egoista, perché me l’ha chiesto lei. Scrive molto meglio di un novantenne con novant’anni d’esperienza. La mia unica premura è proteggere quel talento e per adesso mi basta. Un saluto caro. Buon fine settimana!

    Liked by 1 persona

    • Non ci si può neanche arrendere. Se si vuole cambiare qualcosa nel mondo, un modo per farlo è lavorare ogni giorno nella giusta direzione con le persone che ti circondano. “Tutto comincia sempre dal molto piccolo” [cit. Grosso guaio a Chinatown].

      Liked by 1 persona

  4. Io ho solo provato un mondo di tenerezza per questo signore.
    Certe volte, non me ne volere, mi chiedo se quello che racconti sia vero o ti serva da scusa per veicolare certi messaggi, perché le lettere che ti arrivano sono davvero bizzarre: cioè il 91 enne che chiede a te un’opinione sui propri racconti? (E, giuro, non lo dico per te, eh, non fraintendermi.)
    Mi hai ricordato, non so perché, un episodio: il giorno della mia presentazione a Catania, una ragazzetta si è avvicinata e la prima cosa che ha detto è stata: “sono emozionata. Sto conoscendo una scrittrice vera.” Lei aveva quindici anni e da grande voleva fare la giornalista.
    Mi sono sentita uno schifo, mi è sembrato di prenderla inconsapevolmente in giro, le ho parlato con sincerità, dicendole che non ero nessuno e che un giorno, forse, lei sarebbe diventata davvero una giornalista e, magari, io una vera scrittrice. Allora (era il 2010) ci siamo date appuntamento nel futuro… che sarebbe oggi: io sono rimasta quella che ero, chissà invece lei, a che punto dei suoi sogni è giunta! ☺️
    (Scusa la digressione!)

    Liked by 3 people

    • Capisco perfettamente quello che intendi dire e, credimi, mi sono posto e mi pongo sempre il tuo stesso problema. Tuttavia sia per il blog sia per la dozzina di racconti pubblicati sia per la mia stella, probabilmente, mi sono fatto evidentemente una certa reputazione. Che poi il mondo degli aspiranti scrittori sia tale che sono disposti ad attaccarsi a tutto e a dar credito a chiunque pur di riuscire in modo “facile” in un campo che facile non è, è un altro discorso. E questo è uno dei motivi per cui assumermi la responsabilità di valutare il lavoro degli altri, cosa che non ritengo di essere in grado di fare, mi risulta tanto ostica.

      Liked by 1 persona

  5. Misantropo, solitario e asociale come sono, a me la notorietà non piace, ovviamente 🙂
    Si può comunque essere scrittori famosi e vivere nella più completa tranquillità. Cormac McCarthy è un esempio: credo abbia rilasciato soltanto 2 interviste in vita sua, e non penso ne rilascerà altre (come mi ha fatto capire la sua editor quando le ho scritto).

    Oggi il successo piace per colpa della TV e dei suoi programmi spazzatura: un tempo erano gli artisti a fare lo spettacolo, adesso è la gente comune, con il risultato che la qualità è andata a farsi benedire. Tutti pensano che sia bello e importante essere sulla bocca di tutti.

    Liked by 3 people

  6. Capisco la soggezione di dover rispondere a certe mail, capisco anche il velato senso di fastidio, ma dopotutto un po’ ti ci sei messo con le tue mani in questa situazione. Se la tua mail è pubblica, se sei noto, se insomma vieni preso a esempio…
    Rischi di avere un minimo di visibilità che la maggior parte degli “altri”, coloro che ti domandano, non hanno. In questo mondo dove tutto sembra, e le aspettative sono altissime, anche solo arrivare dove sei tu, pare già l’Olimpo. Per un anziano tipo, con problemi reali di sopravvivenza anche aggiungere un centinaio di € alla pensione è una grandissima aspirazione, non parliamo nemmeno se fatto con una passione come quella della scrittura in cui vengano riconosciuti meriti magari mai ricevuti.
    Capisco il peso di spegnere le speranze o alimentarle con una risposta che non ti compete, perché non sei la redazione del giornale o un talent scout.
    Situazione traballante, la tua. Massima solidarietà, ma tentare non nuoce per nessuno e spero che il Signore in questione abbia trovato tra le righe la risposta che gli serve per tentare, ma ricorda c’è sempre una fragilità umana dall’altra parte.

    Liked by 1 persona

  7. D’accordo su tutto e mi piace questo tuo understatement. Dissento solo su un fatto: che esprimendo il tuo pensiero riguardo la giostra editoriale in Italia non verresti compreso. In realtà sono convinto che tutti capiscono benissimo la situazione ma chi si dice perplesso pensa solo di poter sgomitare più degli altri. Quello che mi piace di più è infatti l’ultimo capoverso dove dici che il problema principale di questi personaggi non è nei loro scritti ma nella loro persona. Discorso lungo ma lo hai condensato bene. 🙂

    Liked by 1 persona

  8. “Niente risveglia l’ambizione quanto lo squillo di tromba della fama altrui.” cit.

    Mi chiedo: siamo sicuri che il 91’enne voleva arrotondare la sua pensione scrivendo racconti? Oppure l’ha usata come leva emotiva per avere più informazioni?

    Lo so, è un pensiero cinico. Nulla toglie che i fatti potrebbero essere diversi da come sembrano.

    Liked by 1 persona

  9. Non voglio diventare “ricco e famoso”. Voglio solo diventare ricco… 😛

    Quindi vivo nella beata illusione che un nome d’arte sia sufficiente per nascondere la mia vera identità.
    (Lo so, è una pura illusione. Per assicurarmi di rimanere anonimo prediligo il self. Del resto, il mio stipendio arriva da un altro lavoro, quello vero… 😀 )

    Liked by 1 persona

  10. Mi chiedo cosa spinga chi vuole il successa a scrivere. Non penso sia un consiglio applicabile all’anziano signore, io ho a che fare per lo più con ragazzini. A loro dico che se scalano il campanile della chiesa vestiti da uomo ragno avranno più articoli che parlano di loro di un medio scrittore italiano (basta che lo facciano con le dovute sicurezze che io non li voglio sulla coscienza).

    Liked by 1 persona

    • Potrebbe essere una buona idea: d’ora in poi lo dirò a tutti coloro che mi chiedono consiglio via mail, chat, whatsapp, e via dicendo. E chiaro che te le assumi tu le responsabilità! XD

      Mi piace

  11. Io vorrei solo diventare ricca, non famosa, sai che fatica sostenere un’immagine pubblica! Vorrei essere ricca e sconosciuta.

    Liked by 1 persona

  12. Personalmente non ambisco a diventare né ricca, né famosa. Credo che basti guardare sotto le apparenze e ci si rende conto di quanta tristezza spesso si accompagni al successo spropositato e veloce.
    Per quanto mi riguarda ambirei a diventare brava. Certo, spesso si pensa che il successo (e il denaro) sia il certificato di questa bravura, ma io credo che invece sia più legato alla commerciabilità (che peraltro non sempre è da disprezzare), salvo rari casi di valore veramente alto, come tu stesso rispondi alla lettera del tuo novantenne.
    Forse quello su cui dovremmo davvero riflettere è il perché si sgomiti tanto per arrivare in alto. E. come giustamente dici tu, credo sia un problema connesso alle persone non alla scrittura. Anche perché, se sognare ed avere ambizioni è più che lecito, il problema è che spesso si lega al non avere voglia di faticare. Lo so che posso sembrare antipatica (e lo sono) ma ho come la sensazione che chi ti scrive cerchi le scorciatoie non gli strumenti per crescere. E in un mondo di raccomandazioni e “aiutini” chi ha avuto le capacità di ottenere qualcosa di concreto, come te con le tue pubblicazioni su Confidenze, è visto come quello bravo sì, ma con le conoscenze giuste che “magari può aiutare anche me ad arrivare da qualche parte”. Nessuno pensa al lavoro, alla fatica, allo studio, alla passione e alle capacità che stanno dietro ai risultati che hai ottenuto. Se no, forse, non desidererebbero tanto essere al tuo posto.

    Liked by 1 persona

      • Il mio cosa comincia da una riflessione.
        Quando il pensiero comune è assodato, io avverto che c’è qualcosa che non torna. Non torna nella funzione intellettuale di scavare dentro le cose.
        Cioè in teoria saremmo tutti d’accordo che la ricerca del successo è in fondo una ricerca della banale vanità. E la vanità, se non vanagloria, non è una cosa consona ai libri, alla letteratura. Tutti d’accordo no?
        Secondo me no.
        Semplicemente perché la ricerca del successo e la vanagloria sono insite nella letteratura. Tutti gli scrittori (cioè non tutti tutti, ma quasi tutti) vogliono questo.
        Perché a chi mi dice no, io non aspiro al successo, io chiedo: ma a te non farebbe piacere che il tuo libro vendesse, non dico un milione, ma centomila copie? E non ti farebbe piacere se il tuo bel libro avesse recensioni entusiastiche sui più prestigiosi quotidiani, con le firme migliori?
        Cioè c’è qualcuno che può dire in coscienza, senza ipocrisia, che rifiuterebbe il successo perché ama solo scrivere nel suo cantuccio lontano dal mondo?
        Scrivere e basta. Beh è probabile che ci siano scrittori rinchiusi nel loro cantuccio lontani dal mondo. E semplicemente non li conosciamo perché appunto sono lontani dal mondo e non fanno leggere i loro scritti a nessuno.
        Oppure biasimare il successo altrui è più facile. E posso dirlo in franchezza perché io sono ben lungi dal successo. O forse subentra anche la rassegnazione, siccome non potrò mai ambire al successo, ecco, allora meglio convincersi e dire che il successo è esecrabile.
        Anche perché, e qui il ragionamento si fa bello, i dati empirici dimostrano che tutti i grandi poeti e scrittori di cui abbiamo memoria, desideravano il successo, la corona d’alloro, l’immortalità nell’arte. Perché è vero o non è vero che Eschilo ed Euripide si massacravano per vincere le gare delle tragedie e dimostrare chi era il migliore? E quel mattacchione di Aristofane non li prendeva per i fondelli entrambi?
        E’ vero o non è vero che sotto Mecenate, da Orazio a Virgilio a il buon Properzio, non cercavano di poetare e apparire migliori degli altri? Avere più fama e più gloria agli occhi del popolo e del loro mecenate? E Virgilio con Augusto non è stato un lecca lecca di primordine?
        E Dante non ha desiderato per tutta la vita infame dell’esilio il riconoscimento del suo smisurato genio? O quando poetava “Tu proverai siccome sa di sale lo pane altrui” parlava di picnic in campagna anziché frustrazione?
        Petrarca poi, accettò la corona d’alloro che a lui fu conferita sul serio a Roma,oppure disse che schifo il successo, il riconoscimento, io penso soltanto a Laura. Lauretta, amore mio, dove sei?!

        E anche Manzoni, Dickens, Dumas, per non parlare di quel dandy di Flaubert, e del super dandy di Wilde che sbarcato in America quando gli chiesero cosa avesse da dichiarare rispose: “solo il mio genio.” Modesto l’Oscar.
        Cioè i grandi non volevano successo successo successo?
        Empiricamente si dimostra che quasi tutti i grandi della letteratura ambivano a questo, perché erano ambiziosi. E se loro erano ambiziosi, siamo sicuri che per noi sfigati l’ambizione del successo sia il male?

        Perché accanto a loro che sono diventati mostri sacri, ci sono eserciti sconfinati di fantasmi che hanno ambito al successo e non ce l’hanno fatta. Puskin ci ha raccontato di Salieri nella maniera più sublime, per quanto tragica. La maggior parte di chi aspirava è stata inghiottita dal tempo. Nessun successo e nessuna memoria per loro. E probabilmente accadrà a noi.
        Napoleone a Sant’Elena confessò che avrebbe rinunciato a tutti i suoi successi militari se avesse avuto il talento per diventare un grande poeta.
        E in fondo la vogliamo dire una cosa vera? Neanche a me piace il successo. Io non sarei tipo di tv o di interviste. E da aspirante self publisher un po’ sarà vero visto che del bollino dell’editore famoso non mi importa nulla e so che sul giornale titolato non ci finirò mai.
        E quindi dopo l’excursus in cui dico che chi aspira al successo non va demonizzato e che anzi, se vuoi essere artista vero e non aspiri al successo, secondo me non sei proprio sano.
        Se aspiri al successo, fai quello che hanno desiderato i grandi, e quindi è giusto, normale, non biasimabile.
        Mentre se non aspiri al successo, non sei proprio solo. Ma aspiri ad essere come al più grandi di tutti.
        Il più grande è William Shakespeare. Forse nessun altro uomo sulla terra ha mai tanto compreso le miserie e il valore dell’intera umanità sotto tutti i possibili sentimenti. E lui da più grande, comprendendo appieno la sostanza dell’uomo, non ha pubblicato niente di suo. Semplicemente perché o del successo se ne fregava o perché sapeva l’ultima grande verità: per aver successo, non occorre il successo.

        Liked by 1 persona

        • Intendiamoci, se si scrive è per farsi leggere. In questo senso tutti gli scrittori sono in qualche modo vanitosi, egocentrici e alla costante ricerca di approvazione. Il problema, semmai, è che il successo dovrebbe essere una conseguenza, non l’obbiettivo ultimo a cui aspirare.

          Mi pare, invece, che la maggior parte degli aspiranti scrittori aspiri al successo per rivalutare un’esistenza altrimenti piatta; per riempire un vuoto che non può essere colmato in altri modi; o nella speranza di diventare ricchi: come se la scrittura fosse una sorta di gratta e vinci. Pubblichi il tuo romanzo e se ti va bene, se hai culo, boom!

          Hanno scelto la narrativa per il semplice fatto che una penna in mano la sanno tenere più o meno tutti; così come i ragazzini nel cortile sotto casa tirano calci a un pallone immaginandosi di diventare grandi calciatori perché più o meno tutti sanno tirare calci ad un pallone. Ma Maradona è diventato quel che è non per la sua ambizione o per i sogni di gloria o la necessità di soldi, che pure ci saranno stati, ma perché per lui tirare calci a un pallone era più importante che respirare aria.

          È tutta lì la differenza.

          Liked by 1 persona

          • Il fatto che molti aspirino al successo con i libri o addirittura a diventare ricchi, non credo che sia un male di per sé. Gli uomini sono fatti così. Sognano spesso l’irraggiungibile. Chi vuol diventare calciatore, chi alpinista in grado di scalare l’Everest, chi giornalista. Solo che chi vuole diventare scrittore e sogna viene denigrato come se aspirasse a qualcosa di esecrabile.
            In questi giorni è uscito l’ultimo di Moccia e c’è da tutte le parti il tiro al massacro su di lui. Come se fosse una vergogna il fatto stesso che lui esista con i suoi libri. Sembra quasi che non abbia diritto nemmeno di possedere la sua dignità di scrittore. A me questo andare al massacro nei confronti dei ricchi (nel suo caso) o dei poveri in chi aspira a scrivere pur possedendo zero talento, non piace. Deriva da una superbia e da una considerazione della letteratura sbagliata. La letteratura non ha nessuna sacralità divina. E coloro che noi innalziamo al rango di grandi, erano miseri umani pieni di peccati e ambizioni. Qualcuno si stupisce pure che Dante andasse al cesso. Ti rispondono: ma sicuro? Pure lui defecava? Che strano, dalla statua non si direbbe.
            E ne ho viste di persone ragionare così.
            Le aspirazioni (e dico aspirazioni e non bravura) di Moccia o di Dante possono coincidere. Sono normali aspirazioni umane. Al massimo possono soltanto essere illusorie. E fra l’altro è anche singolare come scrittori di insuccesso, sparino a zero vomitando livore su Moccia, quando leggendo i loro scritti solo addirittura lungi dall’essere al suo livello.
            A me non piace tutta questa superbia, questo gioco al massacro, questa demonizzazione attorno a chi possiede o non possiede talento.
            E chiaramente non parlo di te o degli altri commentatori, ma di quel che vedo in giro. Critici, scrittori, mondo editoriale.
            Sono sempre più convinto che i libri difficilmente migliorino le persone. Chi è stupido e legge tanto, al massimo è uno stupido un po’ più colto.

            Liked by 1 persona

            • Che i libri non migliorino le persone e che gli scrittori sono ben lungi dall’essere quel crogiolo di illuminati umanisti, almeno nella nostra epoca, che tutti immaginano debbano essere lo penso anch’io da diverso tempo. Ne ho conosciuti troppi per illudermi ancora. Anzi, tra i migliori che ho conosciuto, umanamente parlando, ci sono quelli che per un motivo o per l’altro al successo vi hanno rinunciato.

              Faccio un esempio sopra tutti: quel Andrea Temporelli che aveva commentato il precedente articolo ha pubblicato piuttosto giovane un libro di poesie con Einaudi. Lo ripeto: libro di poesie con Einaudi. Nonostante questo, e non farò la sua biografia, ha rinunciato a cavalcare l’onda come avrebbe invece fatto chiunque altro al posto suo. Tu, per fare un altro esempio, secondo me scrivi abbastanza bene da approdare sicuramente a un medio editore. Vi rinunci per tentare una solitaria col self.

              Lascia stare quali siano i veri motivi che stanno alla base di queste scelte, ma non è il successo che state cercando. Avete delle storie che vi scavano dentro, e quelle storie le volete raccontare agli altri, a modo vostro. Certo che tutti sperano di tirare su qualche soldo con la scrittura, di sentirsi dire bravo e di essere elogiati: siamo umani, mica robot. Ma a spingerci sono cose diverse, e nessuno di noi scenderebbe a compromessi. Lo avete dimostrato, mi pare.

              Diversa è la storia per molti altri – quasi tutti – aspiranti scrittori. E fra loro, quei pochi che arrivano davvero al successo, poi si trasformano in quegli stessi indemoniati e ridicoli calunniatori che citavi tu. Mi pare che ambire al successo per ambire al successo sia il sintomo di qualcosa che non va. Non è come dire «voglio scalare l’Everest per dimostrare a me stesso e agli altri che posso farcela». Quella è un’ambizione accettabile, sacra a suo modo. L’ambizione al successo degli aspiranti scrittori, della maggior parte di loro, è invece di tipo diverso.

              Liked by 1 persona

              • Che ci siano esempi ammirevoli come quello ti Temporelli è fuor di dubbio.
                E comunque grazie per avermi piazzato fra i medi editori. Io mi aspettavo che mi assegnavi i top. Vedi gli amici a volte. 😀 😛
                Fra l’altro accennavo alle lite di Eschilo ed Euripide, proprio perché quest’anno l’Inda per le rappresentazioni classiche al teatro Greco di Siracusa, ha posto in cartellone le Rane di Aristofane. Dove Eschilo ed Euripide nell’ade si scontrano su chi è il più grande tragico greco. Aristofane si divertiva proprio. E Eschilo e Euripide saranno interpretati da Ficarra e Picone. Sto già cercando i biglietti, deve essere uno spettacolo imperdibile. Assistere a uno spettacolo teatrale greco, lì dove venivano realmente rappresentate le commedie e le tragedie, è qualcosa di unico.
                Già però qualcuno solleva dubbi dicendo: ma come si possono affidare gli altissimi ruoli di Eschilo e Euripide a Ficarra e Picone? Per la serie: rilassatevi: Aristofane ha scritto proprio questo, una commedia per buttare giù dai piedistalli coloro che si ritenevano i migliori.

                Liked by 1 persona

                • Dovresti essere contento che ti ho piazzato tra i medi, per due motivi: il primo è che così hai prospettive di crescita, che è meglio che non averne; il secondo è che i medi editori sono per molte ragioni molto più selettivi e attenti alla qualità dei big. Sellerio, per intenderci, è un medio editore. Così Giunti, Guanda, Longanesi e via dicendo.

                  Liked by 1 persona

  13. In un certo senso siamo al paradosso: l’esistenza di un mercato editoriale è necessaria perché lo scrittore possa, in linea di principio, vivere della propria attività letteraria – questa, almeno, sarebbe la meta ultima se lo scrittore è davvero capace – ma la situazione attuale vede un mercato al contempo ipertrofico e asfittico: tantissimi editori grandi, piccoli e microscopici più gli altri possibili canali, dalle riviste di cui sopra all’auto pubblicazione; ma la sensazione generale è di scarsa domanda di autori, o molto selettiva, proprio nel momento in cui chiunque – e sottolineo chiunque, pure io – si è messo in testa di poter scrivere un libro; in più, se sono veri i dati tragici sulla frequenza delle letture, rimane sempre attuale la battuta dell’immortale Troisi: “Io leggerei, ma sono uno, e quelli sono tanti che scrivono”. In queste condizioni, la possibilità di essere pubblicati finisce per ridursi automaticamente nel settore editoriale tradizionale, per legge di mercato; figuriamoci la possibilità di avere sul libro la fascetta “Venduto un milione di copie!”…

    Liked by 2 people

    • Di per sé questo non è un male, perché per essere pubblicato e vendere “molto” spinge l’autore a scrivere qualcosa che abbia davvero un valore. Il problema è che la maggior parte delle cose che vedo pubblicate, esposte sugli scaffali delle librerie, di valore non ne hanno.

      Liked by 1 persona

      • Temo che ci sia un effetto secondario: se un libro vende molto è possibile anche che l’autore mantenga quello standard – squadra che vince non si cambia – e, se il primo successo non era in realtà un’opera eccelsa, in quel caso non lo saranno neppure i successivi. Non sono sicuro che tutti gli autori prendano il buon riscontro come sprone per migliorare.

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: