Tu quoque, Catilina


Tu quoque, Catilina

morte di catilina

Fino a quando, Catilina, approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà una temerarietà che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il presidio notturno sul Palatino, le ronde che vigilano in città, la paura della gente, l’accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Senato in questo luogo sorvegliatissimo, l’espressione, il volto dei presenti? Non ti accorgi che il tuo piano è stato scoperto? Non vedi che tutti sono a conoscenza della tua congiura, che la tengono sotto controllo? O ti illudi che qualcuno di noi ignori cos’hai fatto ieri notte e la notte ancora precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisioni hai preso?

Nella curia Ostilia, dai loro sacri scranni imbottiti di porpora, i patres riuniti in concilio ascoltano concentrati e allibiti un’accesa orazione rimbombare tra i marmi eretti dagli avi. L’uomo in piedi al centro dell’assembramento è il console Marco Tullio Cicerone. Seduto a lato, circondato da un vuoto solido, Lucio Sergio Catilina sopporta avvilito le accuse. Cominciata l’orazione i senatori presenti, quelli seduti attorno a Catilina, si alzano dai seggi e si spostano altrove. Rimasto solo, ad esso Cicerone si rivolge puntandogli il dito…

Che tempi! Che costumi! Il Senato conosce l’affare, il console lo vede, ma lui è vivo. È vivo? Addirittura si presenta in Senato…

Mentre l’orazione continua, una voce si leva nella testa di Catilina. L’unico a sentirla è proprio lui.

VOCE: Lucio… caro Lucio, nato di nobile stirpe, vigoroso d’animo e di membra ma malvagio e vizioso d’ingegno, perché chini il petto al suolo?

CATILINA: È così che dicono di me? Malvagio e vizioso?

VOCE: E stupratore, banchettatore…

CATILINA: Pure!

VOCE: … cùpido dell’altrui, prodigo del suo…

CATILINA: Prodigo di certo lo sono stato, ché nessuno ha mai disertato le mie riunioni, o ne è fuggito insoddisfatto.

VOCE: Quindi ci sono state.

CATILINA: Cosa?

VOCE: Le riunioni.

CATILINA: Solo quelle lecite.

VOCE: E quelle altre?

CATILINA: Illazioni!

VOCE: Confortate da lettere, però.

CATILINA: Mai provate!

VOCE: Questo è vero. Ma a Cicerone non pare servano. E quando avrà finito, neanche al Senato serviranno.

CATILINA: Eh! Cicerone… l’homo novus. La prima e l’ultima cosa che si dice di lui. Nonostante questo, lui sta con loro. Due anni fa voleva difendermi. Adesso…

VOCE: … t’accusa.

CATILINA: Ti pare giusto?

VOCE: Non giudico.

CATILINA: Tutti giudicano: con me l’hanno sempre fatto.

VOCE: Sotto Silla, in fondo, ne hai mandati a morte parecchi…

CATILINA: Allora il Senato non se ne lamentò di certo: prima questore, poi legato in Macedonia, quindi edile, pretore, governatore dell’Africa…

VOCE: Una carriera folgorante.

CATILINA: … finché non è arrivato lui: Cicerone. Cicerone… il taglietto sul palato che si rimarginerebbe se solo la lingua smettesse di stuzzicarlo.

VOCE: Che grande oratore è, però.

CATILINA: Un miope asservito agli interessi dei plutocrati, ecco cos’è. La plebe muore di fame mentre loro s’arricchiscono. Dove sono adesso gli uomini di Silla? Cos’hanno ottenuto i soldati che hanno difeso gli interessi degli optimati? Stanno affogando nei debiti a Fidene, ecco cosa. Gli incapaci ottengono tutto; i migliori stanno a guardare. Se solo avessi preso il consolato, l’avrei fatta io la riforma agraria!

VOCE: Lucio… sono almeno quattrocento anni che in Senato si parla della ridistribuzione degli agri pubblici.

CATILINA: Appunto! Io l’avrei fatta.

VOCE: … e avresti cancellato anche i debiti dei tuoi compagni – depravati scialacquatori, così li chiamano – spartito con loro le cariche pubbliche… non è questo che hai promesso?

CATILINA: Di questo vengo accusato; prima di me, i Cracchi. Loro, i pochi prepotenti aristocratici nelle cui mani è concentrato tutto il potere e il guadagno delle fatiche altrui, farebbero di tutto per difendere i propri interessi.

VOCE: Perfino diffamarti?

CATILINA: Già ci provarono quando feci ritorno dall’Africa. Avevo il consolato in pugno all’epoca.

VOCE: Ma fosti accusato di concussione e abuso di potere.

CATILINA: Di cui venni assolto. Non c’erano prove contro di me; solo congetture architettate con astuzia.

VOCE: Non sempre l’assenza di prove è indice di innocenza.

CATILINA: Ma neanche il contrario. Non riuscendo a dimostrare la mia colpevolezza, mi accusarono di cospirare con Autronio e Publio Cornelio Silla. Le accuse bastarono a farmi perdere le elezioni.

VOCE: Un’altra assoluzione…

CATILINA: Esatto! Cicerone addirittura si propose di difendermi dalle stesse accuse che adesso mi muove. Ma non era console allora…

VOCE: Console lo è diventato al posto tuo.

CATILINA: Me l’hanno messo contro. L’anno dopo, vestito in toga candida, dall’alto del comitium che fa? Ricorre a ogni astuzia, a ogni larvata illegalità, ad ogni violenza contro di me e i populares: gli avversari dei suoi benefattori, pur di ottenere un vantaggio per i suoi. Incestuoso, assassino, degenerato… e io lì, zitto, ad ascoltare le sue fantasticherie mentre osannava se stesso e degradava me. Cosa avrei dovuto fare?

VOCE: Non saprei… difenderti?

CATILINA: Un uomo onesto non svilisce se stesso difendendosi da accuse palesemente false? dimostrando in questo modo le ragioni dell’avversario?

VOCE: Quindi non hai arruolato i tuoi compari per farlo assassinare?

CATILINA: Anche di questo mi accusano. Senza prove, sia chiaro. Ché le prove agli optimati, e fra loro sopra tutti Cicerone, non sembrano mai necessarie. A lui basta far ballare la propria lingua sul palato per piegare ogni verità alle sue esigenze.

VOCE: E che lingua, direi.

CATILINA: Mah! Per favore… la sua parola, così dolce e ricca di grazia dicono, diviene molesta e pesante tanto ama farcirla di vanagloria personale.

VOCE: Anche tu sei ritenuto un loquace oratore…

CATILINA: Sì, ma privo di senno. È così che dicono, LORO.

VOCE: Già, LORO. Non è strana questa cosa?

CATILINA: Cosa?

VOCE: Tu sei un patrizio della gente Sergia: benché poveri, di nobilissima stirpe che si fa risalire addirittura a quei primi cento troiani che mossero al seguito di Enea verso il Lazio. Hai servito come legato sotto Silla, tenace sostenitore dei privilegi degli optimati. Eppure sei passato ai populares con Crasso e Cesare. Cicerone, invece, è di famiglia agiata ma di ordine equestre. Nessuno fra i suoi antenati si è elevato né ci sono mai state cariche pubbliche nella sua gente, tant’è vero che viene chiamato appunto homo novus. E lui, al contrario di te, è passato agli optimati con Catone e i suoi compagni. Non lo trovi curioso?

CATILINA: Che avrei dovuto fare? Dopo che mi screditarono dovetti per forza rivolgere le mie premure verso la plebe…

VOCE: … e tutti quei patrizi che indebitati fino al collo non avevano speranza di riemergere.

CATILINA: Non mi pare sia un reato.

VOCE: Non ho detto che lo sia.

CATILINA: E poi noi Sergi siamo sempre stati difensori della patria e della libertà, e di questo mi sono fatto carico.

VOCE: Con la cospirazione?

CATILINA: È un reato togliere a chi ha troppo per dare a chi ha nulla?

VOCE: È un reato macchinare per sovvertire le istituzioni dello Stato.

CATILINA: Se sovvertire significa ridare vitalità a una Repubblica marcita dall’interno, divorata dalla cupidigia di pochi potenti e piegata alle loro sole esigenze, riservando a noi solo incertezza, emarginazione, processi ingiusti e povertà: allora sì, sono un sovversivo!

VOCE: Capisco. Un’ultima cosa…

CATILINA: Parla.

VOCE: Che farai quando l’orazione di Marco Tullio Cicerone giungerà al termine?

CATILINA: Spegnerò il mio incendio con una catastrofe! Già a Fidene il fidato Manlio ha radunato truppe sufficienti a marciare su Roma. Lascerò la città e lo raggiungerò. Con Pompeo lontano, prenderla sarà facile.

VOCE: Quindi le voci di una congiura sono vere.

CATILINA: La verità è un punto di vista. Se le posizioni fossero ribaltate, loro farebbero lo stesso. Sarai con me?

VOCE: Sai che non amo gli spargimenti di sangue… E poi la tua coscienza deve restare pulita. Piuttosto, sei proprio sicuro di voler andare fino in fondo?

CATILINA: In questa vita, caro mio, ovunque si voglia andare bisogna aprirsi la strada con le armi. Si vis pacem, para bellum!

32 Comments on “Tu quoque, Catilina

  1. Che fai, mi insinui sospetti sul mio Cicerone?
    Cicerone è stato l’unico avvocato della storia a difendere le ragioni di un intero popolo: i siciliani.
    Non ci ha mai difeso nessuno. Ne abbiamo uno e tu velatamente me lo infanghi?
    Sappi che io tengo sopra la mensolina il bustino di Cicerone come se fosse un lar familiaris.
    Pertanto anziché entrare nella testa di quel lestofante di Catilina per avanzare sospetti… riprendi le Verrine che rivendicano la dignità umiliata di un intero popolo.
    Eh non mi venire a dire: ah, ma Cicerone se voleva essere super partes doveva difendere anche i piemontesi. Voi con i Savoiardi venite dopo, non anticipiamo i tempi, ché già i tempi si anticipano da soli. 😛
    Lo so che mi accuserai d’essere populista (e quindi di passar di sponda con i Gracchi accoppati e il Cesare pugnalato), ma se manterrai questa posizione di velata diffamazione sul Cicero Grosso, sappi che come minimo fra noi ci scappa un the bello civili. 😀

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    • Potrei riprendere anche la questione siciliana. Vediamo se ho abbastanza voglia per scriverci qualcosa. Ma per quanto riguarda Catilina, ti dirò, la cosa mi puzza assai. 😛

      … e poi è troppo facile stare dalla parte dei vincitori. Non mi garba.

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  2. Mi sono tornati in mente due pensieri dei tempi del liceo: il primo è che già allora mi stava più simpatico Catilina, il secondo è che mi sono sempre chiesto come saremmo oggi se l’Impero Romano fosse durato altri 500-600 anni, se avesse resistito ai barbari…

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      • Ecco, lo sapevo che io amando il Cicero Grosso sono la solita pecora nera.

        La cosa più paradossale della caduta dell’impero romano è che l’occidente aveva tenuto bene i barbari. La vera e propria crisi barbarica si ha nell’impero d’oriente, quando la errata gestione migratoria dei Goti sul Danubio per colpa di alcuni inetti e corrotti funzionari romani ha generato la ribellione dei Goti stessi, la disfatta della Battaglia di Adrianopoli con la morte dell’imperatore d’oriente Valente e il dilagare dei barbari già dentro l’impero. Se solo l’imperatore d’occidente Graziano fosse arrivato in tempo con i rinforzi, probabilmente i goti non avrebbero vinto quella battaglia cruciale e la storia sarebbe stata diversa.
        Resta il fatto che la ribellione dei Goti era più che legittima. Il trattamento che veniva loro riservato e i tradimenti di quei funzionari romani che avevano pure provato a ucciderne i capi con l’inganno, furono e sono inaccettabili.

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            • Più che noioso ostico, ammetto però di non averlo mai letto già tradotto e il più delle volte avevo giusto un paio d’ore per rimettere insieme tutto quell’insieme di perifrastice…

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              • Io purtroppo non ho fatto il liceo e quindi me lo sono potuto godere in traduzioni accurate. Ho letto anche una interessante biografia di Cicerone.
                C’è da dire che rispetto a tutti i suoi grandi contemporanei: Cesare, Pompeo, Catone, Crasso, il delinquente Clodio e quel farabutto di Marco Antonio, è stato il personaggio più coerente.
                Non era ricco come Crasso; non era un militare con legioni in armi come Cesare e Pompeo; non apparteneva a una stirpe importante come Catone.
                Non era facile sopravvivere nella politica dell’antica Roma. Col denaro si corrompeva facilmente. Con le legioni avevi un potere tale che attraevi consensi per timore e per eventuali cariche e bottini. Chi aveva la gens illustra attirava favori per i rami delle parentele.
                Lui possedeva solo se stesso e la sua capacità oratoria. Ne aveva la consapevolezza e probabilmente era la sua vanagloria.
                Con Catilina quando fu console ha agito con durezza, forse con troppa fretta. Però dobbiamo ricordarci che venivano dalla dittatura di Silla. Le liste di proscrizione, i massacri. Il pericolo concreto che il senato e la repubblica potessero di nuovo essere sovvertiti. E di questa paura forse lui come altri del suo tempo ne sentivano l’odore. Infatti accadde pochi anni dopo con la guerra civile e la dittatura di Cesare. E’ stato un difensore di Roma. Ha pagato con l’esilio l’eccesso contro Catilina. Ma soprattutto Cicerone è stato un grande uomo per le Filippiche. Sapeva che pronunciare quelle orazioni contro Marco Antonio l’avrebbe condannato a morte. Eppure per difendere la repubblica fece il suo passo. Forse in cuor suo pensava di poter salvare la patria una seconda volta come con Catilina. Ma Marco Antonio era spietato. Cesare per quanto in contrasto ammirava Cicerone e non avrebbe mai messo in pericolo la sua vita. Il giovane Augusto avrebbe voluto/potuto salvarlo. Ma nel gioco dell’equilibrio della politica con Marco Antonio preferì sacrificarlo.
                Cicerone poteva scappare. Aveva ancora amici sufficienti per rifugiarsi nell’Illirico o in Grecia. Invece attese i sicari di Marco Aurelio nella sua villa. Liberò i suoi schiavi perché non venissero uccisi. Porse ai suoi carnefici le mani e la testa e così concluse la sua esistenza.
                Intorno a Cicerone e a quei fatti conservo da molti anni la voglia di scriverci un romanzo. Ma non saranno i grandi personaggi i protagonisti del mio libro. I grandi saranno da sfondo, perché se anche i grandi determinano il corso della storia, sono i piccoli, quelli che non appiano, solo loro i depositari della vera dignità umana.

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                • Ops che lapsus romano mi è uscito. Rileggendomi: “Invece attese i sicari di Marco Aurelio nella sua villa…”
                  Ovviamente Marco Antonio.
                  Sempre del nobile nome “Marco” parliamo… 😀 Ma i due centrano poco… 😦

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                • In merito a Catilina posso solo dire che gli va riconosciuto di essere stato un pessimo elemento che ci metteva la faccia. Il comportamento di Cicerone non è stato sempre lineare. Già prima della battaglia di Farsalo si era reso conto che i suoi amici Ottimati non erano assolutamente in grado di gestire la “cosa pubblica”, ma tant’è ha voluto mantenere una posizione di difesa nei confronti dell’aristocrazia e della classe equestre. Il valore politico e di mediatore fu riconosciuto da Cesare al punto che lo perdonò salvandogli la vita. Il resto è storia e sappiamo tutti come andò a finire. Con l’uccisione di Gaio Giulio Cesare si determinò il destino del mondo di allora. La guerra civile che seguì portò alla degenerazione. Sicuramente Cesare avrebbe imposto un tipo di consolato accentratore e autoritario ma con un occhio rispettoso nei confronti del Senato e della Tradizione, sarebbe stato un periodo di transizione tra la vecchia Repubblica e il nuovo corso che aveva in mente. Cesare non era lo spietato Silla e nemmeno il furioso Caio Mario, aveva un progetto, purtroppo per lui il progetto prevedeva la distribuzione dei latifondi ai reduci delle legioni e al sottoploretariato urbano (sotto il suo mandato di Dictator 80.000 persone ebbero terre e possibilità di affrancarsi dalla povertà stabilendosi con l’aiuto dello Stato nelle province di Roma), un maggiore potere ai tribuni della plebe e un ridimensionamento del senato in quanto istituzione che andava avanti per discendenza piuttosto che per meriti.

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                  • Cesare ha aumentato il numero di senatori dai 600 di Silla a ben 900. Augusto li riporterà a 600 fissandone il numero anche per le epoche successive.

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                    • Cesare ha aumentato la presenza in senato di “uomini nuovi” tra coloro che aveva provveduto a far nominare edili, tribuni della plebe, questori. I Patres e tutta la fazione degli ottimati videro segnali di prevaricazione. Quello che fece Augusto, e da lì in poi tutti gli imperatori (a parte forse Adriano e Marco Aurelio), fu di ridimensionare sino a rendere ininfluente l’opera dei senatori. Esattamente quello che gli ottimati temevano. Diciamo che ammazzando Cesare si sono dati una bella martellata sulle palle. Quando ho parlato di ridimensionamento non mi riferivo al numero, pensavo fosse chiaro dal discorso che ho fatto, alludevo alla valorizzazione della frangia dei Populares, al concetto di corsus honorum accessibile per meriti senza necessariamente dover essere di nobile stirpe. In realtà Pompeo (in quanto homus novus), nonostante la guerra tra loro, era concettualmente più vicino a Cesare di quanto lo fosse con gli ottimati che semplicemente lo usarono per le sue doti militari. Cesare ha rappresentato il cambiamento e la modernità, basterebbe vedere i suoi piani urbanistici e la ricollocazione di vaste fasce di popolazione non abbiente, il resto è storia.

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  3. Vero, ma almeno Tacito raccontava, spiegava… Cicerone era sempre polemico, il classico rompic… Ma quando la prof. voleva punirci scattava Seneca, e allora sì che erano dolori. 😦

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    • Ti dirò, io preferivo Seneca a Cicerone, sarà perchè a quell’età ero tutto preso dalle filosofie esistenziali 😀
      Il vantaggio con Cicerone è che Castiglioni e Mariotti praticamente ci hanno fatto un dizionario sui suoi testi e se eri fortunato mezza versione te la trovavi già bell’e pronta 😛

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  4. Hai mai letto Catilina di Massimo Fini? Io lo trovai molto interessante; fa apparire Catilina sotto un’altra luce, lo colora, gli ridà l’umiltà di cui è stato privato dalla storia. Cicerone, invece, come Seneca in Nerone (altro saggio di Massimo Fini) ci fa una pessima figura. Certo, si tratta di resoconti un po’ romanzati (e questo li rende molto più godibili), ma fonti/documenti sono sempre citati con premura dall’autore.

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  5. Rilettura interessante! Ricordo come Cicerone veniva presentato sul mio manuale di letteratura latina del liceo: “Un uomo che si sentì chiamato ad altissimi compiti”. Senz’altro più che ambizioso, disposto a mandare a morte Catilina e colleghi senza neppure un processo regolare, per poi ripetere insistentemente di meritare di essere chiamato “Pater Patriae”; giustamente Cesare (altro grande apostolo di pietà, che per carriera aveva sterminato un milione di Galli) lo fece esiliare per la condotta durante il consolato; in compenso ebbe modo di morire per lo Stato, anche lì un po’ cercandosi l’occasione.
    …Ma quando sono successe queste cose, nel 1992?

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