Rosso Natale

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Era la domenica prima di Natale. Io e Mattia sedevamo sugli scalini di casa, sotto un cielo avorio, aspettando che smettesse di nevicare. L’avevamo desiderata tanto, e alla fine era arrivata. Solo che adesso, mentre l’osservavamo accumularsi sull’aia, non ci sembrava più così importante.

Scorreva, tra il babbo e la mamma, una tensione nuova; che ci lasciava sbigottiti e indifesi. Le cene cariche di silenzio. Le domeniche pomeriggio vuote. Le sere, fredde e sterili, passate a spiare discussioni vischiose dietro porte socchiuse. Le urla trattenute a stento, all’ombra di mura fragili. Quell’anno avevamo fatto di tutto per attirare la loro attenzione. Per ristabilire un po’ di quel caro vecchio calore famigliare a cui eravamo abituati. In cambio, solo risposte distratte e qualche scapaccione.

Nostro padre era sempre più marziale. Rientrava tardi, sempre più arrabbiato. Nostra madre si ergeva eroicamente contro le sue sfuriate, di tanto in tanto pronunciando la parola divorzio. Quel pomeriggio era tornato prima del solito. Aveva sbattuto la porta, urlato a squarciagola il suo nome, preso a calci il suo uscio. Dalla nostra camera potevamo sentirli urlare parole feroci.

Poi uscimmo in veranda, io e Mattia, a osservare la neve riempire di coriandoli il cielo. L’altalena pendeva floscia dal ramo sporgente del larice, mentre il nevischio gli si affastellava sopra. Seduti sugli scalini, Mattia mi prese la mano.

«Se il papà e la mamma si lasciano, tu con chi resti?»

Nell’altra stringevo il coltello da cucina.

«Perché se si lasciano, io voglio restare con te».

«Non ti preoccupare,» gli dissi, «non si lasciano più».

Gocciolando dalla lama, il rosso del sangue di nostro padre si mischiò con quello della mamma, imbrattando il manto candido della neve appena posata.

«Quest’anno non ci saranno regali». Mi sembrava giusto che ne fosse informato.

«Lo so».

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Nell’augurarvi un Buon Santo Stefano, Vi ripropongo un mio racconto già apparso sul blog di Silvia Algerino → qui.

19 Comments on “Rosso Natale

  1. Di niente. Zitto, che ho fatto un pasticcio, ma tanto mia cugina è di spirito. Ho cugini che si chiamano Stefano e Stefania. Ad una, invece di buon onomastico, le ho scritto Buon omicidio. Hahahaha
    Ora non lo so se il racconto mi ha influenzato o il telefono non risponde più ai comandi. 😀

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  2. Il tuo racconto, ormai non più inedito da quando apparso sul blog di Silvia, mi ha fatto tornare in mente un vecchio gioco che facevo da bambina. Associare i colori a cose, persone, emozioni… e Rosso come Natale sembrerebbe l’associazione più banale, eppure rosso fuoco, rosso sangue, rosso amore ci stanno altrettanto bene… forse perché lo hai scritto, postato e pensato nel periodo che ci vorrebbe tutti buoni e caritatevoli che stride apparentemente con il senso comune del periodo, ma in effetti rosso come il sangue è una pennellata d’autore.

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  3. Brividi… forse è un po’ rapido nel finale, ma una cosa che specificherei è chi pronunci la prima battuta, perché non capisco chi dovrebbe dire la seconda: è quella che mi pare non collimi con le altre.

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    • Mattia è l’ultimo soggetto del periodo precedente, quindi è lui in teoria a cominciare. I puntini di sospensione collegano le prime due battute fra loro, quindi anche la seconda è da attribuire a Mattia. La terza è la risposta del personaggio che narra la storia. Eccetera.

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      • Ah, ecco, mi sono perso la questione dei puntini di sospensione: lì per lì avevo pensato che la chiusura di virgolette segnasse anche un cambio di personaggio parlante, il che scompaginava tutto. Grazie per la precisazione, in effetti così ha tutto senso.

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