Strategie di condivisione


Strategie di condivisione

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La pagina pubblica di Facebook

Negli ultimi mesi la domanda che più spesso ho rivolto a me stesso è stata: i miei successi lavorativi lì sbandiererei su FaceBook? Quelli tra voi che mi seguono anche sui social-media conoscono già la risposta. E allora perché sono pronto e felice addirittura di riempire il mio profilo privato di post sulla scrittura? Perché continuo a condividere gli articoli del mio blog, nonché gli articoli di altri colleghi blogger, su Facebook? Soprattutto, con chi li condivido questi articoli? a chi li faccio leggere?

Sul profilo privato ho esattamente 236 amici; prima di scrivere questo articolo erano di più, ma nelle ultime settimane ne ho falciati alcuni. Questi 236 amici sono in parte parenti, in parte amici di vecchia data o conoscenti della sfera privata, in parte gente che non conosco o che ho conosciuto solo virtualmente grazie al blog. Molti di voi rientrano in quest’ultima categoria. I post che condivido sul profilo privato vengono letti da queste persone: solo da queste persone. Se qualcuno di loro condivide sul proprio profilo un mio articolo, allora questo sarà letto anche dai suoi parenti amici conoscenti virtuali. Tutto questo dovrebbe servire a fare promozione dei propri contenuti. Ma siamo sicuri che condividendoli essi vengano davvero letti da qualcuno? Proviamo a ragionarci un secondo…

Dunque, ai miei parenti e agli amici/conoscenti della sfera privata non frega assolutamente nulla; coloro che mi hanno chiesto l’amicizia dopo essere capitati sul mio blog o sono disinteressati — e allora mi hanno chiesto l’amicizia solo per auto-promuoversi a loro volta — oppure già mi seguono sul blog e quindi non hanno bisogno di visualizzare anche sulla bacheca di FaceBook i miei post. Se qualcuno di loro condivide un mio contenuto sul proprio profilo privato, posso immaginare che la stessa cosa avvenga anche coi loro contatti: ai loro parenti e amici non fregherà nulla, e tra le loro conoscenze virtuali chi non mi conosce ancora sarà poco interessato a visualizzare un mio articolo — io stesso in fondo sono poco interessato ad approfondire la lettura di un articolo scritto da qualcuno che non conosco. Esistono una marea di blog interessanti… e allora bisognerebbe leggerli tutti, ma come si fa? chi ne ha il tempo? Ciò che potrebbe spingermi a fare una cosa del genere, a sottrarre il poco tempo che ho da altre cose che mi stanno più a cuore è solo l’argomento da esso trattato. L’eccezione infatti vuole che di tanto in tanto un contatto virtuale di un mio follower visualizzi per caso un mio post condiviso e, incuriosito dall’argomento, venga a farsi un giro sul mio blog. Poi magari diventa a sua volta un follower: questo sono disposto a riconoscerlo. Ma vale davvero la pena martoriare i propri contatti privati per questa tenue e flebile speranza? e quanto incide tutto questo sulle visite del blog?

Una risposta a quest’ultima domanda ce l’ho, ma ne parleremo verso la fine dell’anno con un articolo dedicato. L’anno scorso, lo ricorderete, le visite partite da FaceBook verso il mio blog sono state 1.314: non male in fondo. Quest’anno probabilmente saranno di più. Ma quante di queste visite partono dal profilo privato, e quante invece dalla pagina FaceBook di questo blog? Perché una pagina di questo blog esiste! Sulla mia pagina ho accumulato 390 like: persone che, dopo aver letto il mio blog, mi hanno certato su FaceBook e hanno concesso il loro “mi piace” alla mia pagina; sono quindi persone molto interessate a visualizzare i miei contenuti, altrimenti perché sbattersi tanto? In alto potete vedere le statistiche prese dalla pagina del blog un paio di settimane fa. Il bello dei contenuti condivisi su una pagina è che a visualizzarli non sono solo coloro che hanno messo mi piace, ma anche un certo numero di “non contatti” interessati agli argomenti trattati; nel caso specifico: uomini e donne di lingua italiana tra i 18 e i 65 anni interessati a: Tablet, Romanzi gialli, E-book, Manga, Fumetti, Arti dello spettacolo, Arti figurative, Riviste, Romanzi rosa, Letteratura, Libri di narrativa, Libri di non-fiction, Libri, Scrittura o Giornali.

Quello che bisogna sapere è che una pagina FaceBook è un contenitore. Se in questo contenitore si buttano dentro degli argomenti senza creare un vero dialogo, allora i risultati saranno modesti — i miei risultati infatti sono stati finora modesti. Se invece si instaura un vero e proprio dialogo con i follower della pagina, allora le statistiche di copertura degli articoli crescono esponenzialmente. Con copertura si intende: quante persone visualizzano sulla propria bacheca i miei contenuti? Più persone visualizzano i contenuti, più questi contenuti sono destinati a creare ridondanza: esattamente quello che si cerca di fare con la promozione. E allora perché continuiamo a condividere i nostri contenuti sui profili privati?

La pagina di FaceBook ha però due difetti. Il primo è che se cito una fonte, ad esempio se attribuisco la paternità di un articolo che ho condiviso al suo reale creatore, esso non riceve la notifica e quindi non lo può sapere. Ecco in proposito quanto mi scrive il team di FaceBook a seguito di una mia segnalazione:

«Abbiamo ricevuto la tua segnalazione e ti ringraziamo per la pazienza che dimostri mentre lavoriamo per sistemare i problemi tecnici di Facebook. Anche se non possiamo fornire aggiornamenti a tutte le persone che inviano una segnalazione, useremo i tuoi commenti per migliorare l’esperienza di tutti su Facebook».

Il secondo difetto è che la maggior parte dei miei contatti privati (ma immagino che sia una cosa comune a molti), tra cui voi, preferiscono interagire con i contenuti postati su un profilo privato piuttosto che con quelli postati su una pagina pubblica. Questo perché si attribuisce ai primi un maggiore “realismo”. Si dà per scontato che i contenuti postati su una pagina abbiano l’obbiettivo di fare promozione, mentre quelli postati su un profilo no. Così voi, e io, continuiamo a postare sul profilo privato contenuti che vorrebbero fare promozione di sé… Ha davvero un senso tutto questo?

La sfida per il nuovo anno, dunque, sarà quella di lavorare sulla crescita della pagina FaceBook del mio blog. Per farlo ho smesso già da alcune settimane di condivide i miei e i vostri contenuti sul mio profilo privato; adesso li trovate sulla pagina pubblica. Vediamo come va.

79 Comments on “Strategie di condivisione

  1. Concordo sul dire che sia la pagina privata che quella pubblica siano contenitori utili a farsi conoscere, ma vadano differenziati per non diventare un doppione. Personalmente cerco da sempre di dividere le informazioni in modo che i contatti che mi seguono su una non vedano ripetere troppe volte gli stessi contenuti, anche se so perfettamente che nello scorrimento delle notifiche se non ripeto quello che voglio arrivi come messaggio verrà dimenticato in fretta. Non penso siano in molti a prendersi la briga di aprire il profilo e leggersi tutto per restare “informati”di ciò che faccio. Esiste però la tecnica delle informazioni mirate che distilla i tempi e i modi in cui proporle,tipo la pillola di una al giorno.

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    • Il pericolo di creare un unico contenuto che non vada a scuotere l’attenzione di nessuno e finisca presto dimenticato è reale, hai ragione, ma tutta questa ridondanza è davvero necessaria? serve davvero a qualcosa? Forse sì… ma anche in questo caso vedo un pericolo: in mezzo alla caligine si finisce per non distinguere nulla. È un po’ come entrare in un grosso supermercato: la merce esposta è così tanta, che alla fine finisci per non scegliere quello che veramente ti serve. Secondo me dovremmo rifletterci.

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  2. Boh, io i miei successi lavorativi li condividerei sul mio profilo linkedin, se non fossi così pigro 😛
    Comunque su questo fronte l’esperto e Marco (io al massimo gli posso suggerire come salvare una pagina internet in formato epub 😛 lui ha capito 😉 ).
    Credo però che far funzionare una pagina facebook richieda un sacco di tempo, molto più, temo, di quello richiesto a far funzionare un blog (ma forse meno di un profilo twitter), proprio per la struttura e la velocità del mezzo. Per essere visibili occorrono un sacco di condivisioni altrimenti il famigerato algoritmo ti fa sparire.
    Aggiungo che anche se uso alcune pagine facebook a mo di newsletter (a volte preferisco non avere la posta intasata dalle newsletter di tutti i blog che seguo) credo che la pagina dovrebbe offrire contenuti diversi da quelli del blog, quindi non solo condivisione dei nuovi post ma anche altro, sul cosa non saprei (comunque qualche gattino ogni tanto fa fine e non impegna 😛 )

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  3. Su questo tema il discorso è molto lungo e meriterebbe un grosso approfondimento. La tematica mi interessa particolarmente, non solo per quanto riguarda il mio blog, ma anche per lavoro.
    Nell’ultimo anno mi sono occupata molto di comunicazione (anche su FB) e inizio a farmi un’idea abbastanza precisa del problema.
    Come dici tu, Fb non è altro che un contenitore. Sta nella stessa categoria dei mezzi di comunicazione classici, sebbene con specifiche sue proprie.
    Il problema è che spesso confondiamo il contenitore con il contenuto. Ti riporto un esempio che spesso propongo ai miei clienti: Fb è come un’automobile, che ti porta dove vuoi ma non ti dice né come guidarla né che cosa trasportare né, soprattutto, dove andare. La confusione nasce perché spesso si crede che basti avere una pagina FB per raggiungere le persone ma non si ha niente da comunicare loro e non si sa a chi si vuole comunicare.
    Prima di tutto bisognerebbe crearsi un brand attraverso il quale definire se stessi e le proprie caratteristiche, domandandosi in un secondo momento chi si vuole raggiungere e che cosa si vuole comunicare a queste persone.
    Dopo di che è importante capire come comunicare e fare, a tal proposito, delle scelte.
    C’è chi sostiene, per esempio, che avere una pagina Fb e un account personale sia uno sforzo esagerato e dispersivo per quanto riguarda i contatti: questo è vero se non si differenziano molto bene gli argomenti. Io per ora ho solo un account personale perché tanto pubblicherei le stesse cose su entrambi, però ho un blog e un sito per lavoro. In questo caso mi sto chiedendo se non avrebbe senso unificarli, visto che bene o male parlano entrambi di scrittura, però per adesso preferisco tenerli separati.
    Infine bisogna tenere conto che oggi su Fb passa di tutto e passa troppo di tutto. Ottenere visibilità è pressoché impossibile se non si sfonda con qualcosa di virale. Però, nei piccoli numeri, è possibile essere notati attraverso il solo metodo di marketing che ritengo funzioni veramente: la qualità del contenuto. Ovviamente le strategie aiutano: belle immagini e testi efficaci in bella vista. D’altronde il “vestito” è la prima cosa che si nota: non credo che nessuno si presenterebbe da un cliente in ciabatte e vestaglia, per dire.
    Ci sarebbe da dire molto anche sul punto centrale del tuo post: il rapporto tra la visibilità su Fb e le visualizzazioni sui blog correlati, ma credo di avere già un po’ sforato lo spazio di un commento e mi taccio. 😉

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    • Sottoscrivo ogni parola, Silvia. Se per gennaio hai voglia di scrivere un guest su questo argomento, ti pubblicherei volentieri. Quella parte centrale, a cui accenni alla fine del tuo intervento, mi interessa molto. L’argomento è di attualità e di utilità. Inoltre, secondo me, c’è anche un vizio di fondo: la gente condivide convulsamente creando, più che comunicazione, un fastidioso rumore di fondo che è l’esatto opposto della comunicazione. Si finisce per non distinguere più nulla. Fammi sapere.

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    • Oh mamma…mi sembra di leggere Simona :O
      Direi che è filtrato molto del corso! Ma io resisto eh! Per quest’anno sembra essersene dimenticata, e quindi no, per ora niente pagina Facebook! 🙂

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  4. Tempo fa, non so se ti ricordi, ho avuto una gran bella discussione di botta e risposta con Giulio Mozzi sul suo blog. Il contendere era se per uno scrittore fosse più consono il profilo, come sosteneva lui o la pagina Facebook, come sostenevo io.
    Alla fine non ci siamo messi d’accordo, però, come ha accennato lui stesso a mezze labbra, ne erano uscite argomentazioni interessanti. Mi son salvato in calcio d’angolo va… Ché sostenere una dialettica con Mozzi è come per un peso piuma, boxare con un peso massimo. 😀

    Non mi ricordo cosa scrissi sul suo blog, però resto della mia opinione: il profilo per gli amici e i parenti, la pagina per lo scrittore o l’autore di qualsiasi tipo.
    Questo perché in primis utilizzare il profilo come promozione di prodotti e servizi è vietato dalle policy di Facebook. Cioè uno scrittore che promuove il suo libro sul profilo è a rischio Ban.

    Magari non succede fino a quando si è piccoli, ma se si coinvolgono migliaia di persone, il rischio c’è.
    Questo perché Facebook, non è una onlus, ma una azienda privata che desidera il profitto (come è ovvio). Molti considerano un diritto poter pubblicare ciò che si vuole su Facebook, ma dobbiamo ricordarci che siamo in casa d’altri, sotto regole d’altri. Se non si è d’accordo, la soluzione è semplice, cancellarsi.

    Parlare in profondità di profilo e pagina è parecchio lungo e complicato. Però ci tengo a dire che essendo proprio Facebook un’azienda, la pagina acquista importanza soltanto quando si intraprendono post sponsorizzati.
    Con la sponsorizzazione Facebook ti stende il tappeto rosso. Senza sponsorizzazione gli algoritmi sono molto selettivi nel mostrare i contenuti.

    Ma tutta la partita dei contenuti, sia per il profilo, tutt’al più per la pagina, si gioca nell’interazione. L’interesse primario di Facebook è che le persone interagiscano.
    Se si producono contenuti interessanti, che hanno interazioni, i contenuti circolano. Se i contenuti sono ignorati dagli altri, l’invisibilità progressiva è la sorte naturale.

    In tal senso, non esiste il rischio che paventi tu. La paura di ammorbare con i tuoi contenuti, anche ridondanti perché pubblicati in entrambi i canali.
    Se i parenti o altri non interagiscono con ciò che tu posti, i tuoi contenuti non finiranno sulle loro bacheche.Gli algoritmi applicano una trasparenza progressiva. Io praticamente seguo tutti gli editori, gli scrittori rilevanti e i critici. Seguo, ma non interagisco. E così a poco a poco Facebook non me li mostra più. Devo essere io ad andarli a cercare, fargli comprendere con un mi piace, che sono interessato al tizio e poi… a poco a poco, di nuovo by by.

    Viceversa, io che interagisco molto con te, ho un’alta percentuale mostrata dei tuoi contenuti. Se smetto di interagire, o tu posti su di una pagina o su dieci, non vedrò altro in seguito.

    Un’ultima cosa sul perché la pagina per uno scrittore.
    Perché con la pagina, Facebook fornisce le statistiche preziose su chi ci segue. Sesso, età, distribuzione sul territorio. Questo è molto potente, perché ti permette di comprendere il tuo pubblico e i tuoi potenziali lettori.
    Immaginiamo uno scrittore che deve compiere una presentazione. Con le statistiche può scegliere il luogo dove ha uno zoccolo duro di lettori e magari con 2 euro di spesa sponsorizzata, riesce ad inviare l’invito per l’evento ai soli interessati.
    Un altro elemento importantissimo della pagina, è la statistica sul grado di engagement dei post. Puoi comprendere in tempo reale, quali contenuti funzionano di più con chi ti segue. Da questi feedback su possono adattare le strategie successive etc etc etc…

    Ad esempio, solo per farvi comprendere come funziona il mondo. Due scrittori molto forti su Facebook sono la Murgia e Alessandro D’Avenia. Hanno più mi piace loro che parecchi editori messi assieme. Questo comporta una cosa semplicissima. La Murgia e D’Avenia, appena pubblicano il nuovo libro, schizzano nella top 10 dei più venduti. A prescindere da Einaudi o da Mondadori che li pubblicano, la loro forza è una massa di lettori notevoli che può sapere subito dell’uscita del nuovo libro.
    Pubblica lo scrittore senza Facebook e ci deve essere il lavoro immenso di marketing dell’editore. Pubblicano loro e all’istante migliaia di lettori che li seguono è già informata.
    Ma diventare popolari come loro è… durissimamente atroce dalle parti dell’impossibile. Però, se con loro funziona, potrebbe funzionare anche con altri… no?

    Per concludere in maniera elegante (io adoro lo stile oxfordiano)… Se si vuol cazzeggiare con parenti e amici, il profilo è perfetto.
    Se si ha qualcosa da promuovere, vendere, far interagire con XYZ persone, la pagina è la tappa obbligata. Poi… fate vobis. 😀

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    • Perfetto, Marco. Questo intendevo. Un’unica precisazione: non mi preoccupo di ammorbare i miei contatti perché pubblico i miei contenuti su entrambi i profili, privato e pubblico, ma perché li pubblico sul profilo privato. Cioè, il profilo privato non dovrebbe servire, e tu l’hai confermato, per fare promozione di alcunché. Ad un certo punto diventa anche fastidioso continuare a vedere tutti ‘sti post dei tuoi contatti, credo.

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      • Ma infatti il problema del profilo è proprio quello. Man mano che diventi conosciuto, sei costretto a sommare amici, fino a 5 mila (poi c’è il tasto segui). Ma in realtà stai sommando potenziali lettori o gente interessata ai tuoi argomenti, che con la tua vita privata e i parenti non hanno nulla a che fare. Ma la cosa terribile del dare l’amicizia a zonzo è che tu puoi ricevere le notifiche sulla tua bacheca di centinaia di persone che non conosci e di cui non ti frega nulla.
        Arrivi a 5 mila amici per essere scrittore e poi sulla tua bacheca ti spunta la signora che posta l’immagine del gattino, l’omofobo che ti fa rivoltare lo stomaco, il tizio che crede alla cospirazione delle scie chimiche.
        I lettori, chi ci vuole seguire, deve rientrare nel discorso pagina, dove è l’amministratore stesso a indirizzare i contenuti e veicolare l’informazione. 😉

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        • Infatti sto contemporaneamente riflettendo se sopprimere una parte di quelle 200 e passa “amicizie”, da un lato, e dall’altro aumentare il livello di privacy del profilo privato. Così tutti quelli che mi vogliono seguire sono più facilmente indirizzati verso la pagina. Però è una manovra rischiosa, per due motivi: il primo, è che non è detto che cancellando amicizie queste passino dall’altra parte; il secondo, è che a uno scrittore può far comodo sondare i pensieri e gli umori dei potenziali lettori… Da questo punto di vista il profilo privato di FB ti permette di spiare il mondo, come da una finestra (cosa che con la pagina pubblica non puoi fare). Insomma, che mi consigli?

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          • Io ti consiglio di non compiere scelte repentine. Quel che sulla carta sembra più giusto, alla resa dei fatti non lo è mai. Bisogna sperimentare a poco a poco, fino al punto di creare un tuo equilibrio che funzioni.
            Quindi secondo me, prova a mantenere la situazione attuale, senza applicare filtri, ma spostando a poco a poco le tue riflessioni sulla pagina. Quando vedi che la pagina comincia a rispondere con più efficacia del profilo, allora a poco a poco stacchi i contenuti dal profilo.
            Questo perché gli algoritmi di Facebook sono insondabili e mutano nel tempo.
            Non è detto che se ti butti a capofitto sulla pagina, la pagina risponda sin da subito. E non è detto, che se compi un passo indietro, il profilo performi di nuovo come accade adesso. Lo so, dipendere dai capricci di terzi è fastidioso. E non sai quanto fastidio c’ho io. Però se si vogliono sfruttare questi mezzi, potenzialmente enormi, occorre adeguarsi.

            Una cosa importante, ma che sicuramente avrai pensato, se vuoi puntare sulla pagina, devi togliere il box facebook dal footer e metterlo in altro nella sidebar di destra. Così chi entra nel blog e vuol seguirti anche sulla pagina, vede il box per mettere mi piace senza andarselo a cercare.

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            • Quello del box non mi piace come idea: c’è un problema di estetica. E poi nella barra laterale il link per la pagina FB sotto al santino della mia foto c’è già (anche se sono consapevole che non sia la stessa cosa…). Secondo me non si può scendere a compromessi, neanche per il “successo”. Non farò mai qualcosa che per la mia sensibilità è brutto; non farò mai qualcosa che per la mia morale è inaccettabile. Neanche se mi portassero reali benefici. Te l’ho detto: sono un Romantico.

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              • E io sono pienamente d’accordo con te. Siamo due romanticoni. 😀
                Io uso Facebook per lavoro solo perché devo campare la famiglia. Mi annoia tantissimo. E’ un lavoro e lo faccio.
                Sarò un selfer (se l’editor non mi stronca prima di cominciare :D) quindi dovrò arrangiarmi da solo.
                Dipendesse da me, il tasto cancella tutto sarebbe l’ideale. 😀

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        • Marco, in realtà dipende da molti fattori, che stai sommando. C’è la variabile dell’uso che stai già facendo del profilo privato (c’è chi lo usa già solo come profilo pubblico), la variabile di “come” stai pubblicando i post (webnauta ha un’app privata per ogni social, e quelle già danno statistiche su chi interagisce sul post nel social stesso, per esempio), la variabile del “che cosa hai da vendere” nella pagina Facebook…che se non hai nulla da vendere (come la sottoscritta) è inutile investire altro tempo nella sua gestione. Il tempo è risorsa limitata e inestimabile, va ben dosato.
          Poi, io parenti ne ho pochissimi, gli amici non sanno usare i social, filtro già la mia bacheca per non avere gattini e bufale a rotta di collo, vedo solo quel che mi interessa vedere (idem su Twitter tramite le liste private, su G+ invece è più complesso), le statistiche dicevo ce le ho comunque e quando mi viene richiesta l’amicizia, se è una persona che conosco gliela confermo, altrimenti lo dirotto verso il bottone “Segui”.
          Ergo, il problema pagina Facebook conviene porselo con grandi numeri sul profilo privato e quando si ha un libro in via di pubblicazione certa. Poi c’è anche gente che ci investe e si paga a parte un giornalista pubblicista per seguire i social media, ma devono esserci numeri.
          Come dice Simona, senza numeri, di cosa discutiamo? (randellata che ho preso fresca l’altro giorno, eh!) 😀

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          • Barbara hai ragione. Io mi pongo nell’ottica del lungo periodo. Si può benissimo costruire qualcosa partendo dal profilo. D’altronde se devi condividere contenuti del tuo blog o tue discussioni, il profilo va benissimo. Però ad esempio, se tu vuoi lanciare un concorso X, e magari compiere una sponsorizzazione di 5 euro dell’evento, col profilo non la puoi fare. Hai le mani legate. Oltre le condivisioni spontanee non puoi espanderti. E viaggi al buio, non hai statistiche.
            Come dicevo a Silvia, gestire una pagina fb è molto più complicato (ma lei è esperta e devo io imparare molto anche da lei, come da te). Generare interazione e interesse non è per nulla facile.
            E’ comunque una soluzione fattibile far crescere il profilo e poi passare alla pagina. Però bisogna anche mettere nel conto che il sistema one to one non funziona. Se hai costruito sul profilo 2 mila amici, appena apri la pagina non passeranno tutti e 2 mila. Sarà una percentuale piuttosto contenuta (almeno dalle esperienza che ho avuto).
            Io sono colui che su fb non ha ricette. Ma solo regole di buon senso, sperimentare, vedere cosa fanno gli altri, capire cosa funziona e cosa no.
            Io seguo tanti scrittori ed editori, proprio per questo. Capire come fanno, come comunica ciascuno, così da annotarmi le idee buone ed evidenziare quelle potenzialmente meno buone.
            Ciascuno deve trovare il suo equilibrio e non è per nulla facile.

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          • Vedi, Barbara, continuo a pensare che ci sia un problema sia estetico sia morale: tutti, o quasi, usano il profilo privato come profilo pubblico è questo, per la mia sensibilità, è sbagliato (errore che ho commesso anch’io). Molto meglio scindere fin da subito le due cose; tenerle separate. Poi, se c’è grasso, crescerà anche la pagina. E non sono d’accordo neanche con Marco, quando dice che si può partire dal profilo privato e poi, raggiunti certi numeri, cominciare a spostare, con calma. A saperlo fin da subito come funziona FB, la strategia migliore secondo me è partire con entrambe le cose destinandole ciascuna al suo proprio uso. Poi non è vero che tu non hai nulla da “vendere” sulla pagina, i contenuti del tuo blog sono materia vendibilissima. Secondo me, eh.

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            • In realtà non dovrebbe nemmeno esistere (secondo Facebook) il concetto di “profilo privato” e “profilo pubblico”, tutti i profili dovrebbero essere pubblici (e infatti sei comunque rintracciabile da chiunque, almeno per la foto di profilo).
              Il mio è un profilo babbano, un mezzosangue. Voi vedete la parte pubblica, la parte privata è protetta. Non vedete l’80% delle mie immagini personali, nè il 90% dei miei precedenti post dementi (anche se ultimamente mi trattengo di meno, lo ammetto). Non vedete nemmeno il gruppo chiuso e nascosto della ciurma. Nemmeno il gruppo dove studio inglese o dove mi lascio a confidenze (dove l’ho già sentita?) su questo o quell’altro attore….
              Come vedi, la convivenza è possibile. E speriamo bene che Facebook non venga mai hackerato.
              Di sicuro non da me 😛

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              • Al di là della dialettica (mi riferisco al profilo come privato solo per distinguerlo più facilmente dalla pagina), secondo me il profilo nasce per instaurare rapporti con persone lontane che però fanno comunque parte della tua vita; di conseguenza la pagina è invece uno strumento utile per promuovere la tua attività, qualsiasi essa sia. Noi tutti, invece, adoperiamo il profilo per promuovere la nostra (futura) attività di scrittori. C’è qualcosa che non mi quadra in questo. Forse sono io che sono rigido, eh. In fondo, finora, ho fatto la stessa cosa. Ma se da sei mesi a questa parte FB mi propone post vecchi da ri-condividere e da sei mesi io li cancello quasi tutti sistematicamente… qualcosa che non va nel modo in cui l’ho adoperato, il profilo, c’è.

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                • Secondo me ci sono diverse considerazioni che si aprono sulla base di questa discussione. Prima di tutto bisognerebbe definire che cosa vuol dire profilo pubblico: chiamiamolo account personale per intenderci, ma non risolviamo comunque l’equivoco. Che cos’è un account personale? O meglio, che cosa dovrebbe essere? Di fatto ognuno può intenderlo a proprio piacimento. Poiché, per ora, la scrittura non è il nostro lavoro principale, secondo me anche la condivisione di post dei blog può stare nel profilo personale. E’ un nostro hobby, fa parte della nostra vita personale (quasi) tanto quanto il dedicarsi a uno sport o cose simili. Ed è comunque un fatto innegabile che, almeno all’inizio, le nostre amicizie personali hanno trainato qualche mi piace e qualche condivisione qua e là. Sono state la base di partenza.
                  Come nella vita reale, ognuno parte dalle conoscenze personali (virtuali o reali che siano) per costruire una rete.
                  Se ci penso bene, sono molte più le amicizie arrivate su Fb dal blog che viceversa.
                  Secondo me facebook è un moltiplicatore di una rete che esiste già al di fuori e che, per così dire, amplia i cerchi laddove tu hai già buttato la pietra.
                  Ecco perché sostengo che la pagina deve arrivare dopo: perché è un ramo di noi che si specializza, si stacca e assume la propria autonomia.
                  Ma, parlo per me, ora come ora, sono sufficientemente interessante per avere l’ambizione di una pagina pubblica? Certo, ho un blog con numeri in crescita ma un conto è gestire un blog che sarà ricercato attraverso un interesse specifico, un conto è confondersi nel mare magnum di facebook dove, ricordiamolo, manca la ricerca per interesse.
                  Io penso che la visibilità vada costruita fuori da facebook e che vada trasportata lì per essere moltiplicata. Per questo la pagina ha senso in un secondo momento quando è già stata raggiunta una buona base di sostenitori.

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                  • Ed è così che noi tutti l’abbiamo utilizzata e, per chi lo fa, la utilizziamo ancora. Ultimamente però avverto l’esigenza di separare la vita privata, da quello che per me, forse anche a causa dei postulanti, sta diventando sempre più un lavoro. Quello che voglio dire è che all’inizio era quasi un gioco, adesso è un impegno (non ancora un lavoro, ma un impegno sì). Forse è solo questo…

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                    • Esatto. Ma infatti nel tuo caso ha senso, non fosse altro perché tu pubblichi racconti con una casa editrice e perché hai un blog con numeri importanti.

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                    • Mmh… i miei numeri, secondo me, non sono ancora al livello di “giustificare”, però ne sento io l’esigenza. Adesso risparmiati per il guest, se no non hai poi più nulla da dire. XD

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    • Sono d’accordo Marco. Però secondo me, parlando del mio livello come blogger e/o autrice, la pagina arriva in uno step successivo. Perché, come dicevo sopra, devi avere un contenuto da pubblicare altrimenti riempi inutilmente facebook di doppioni o di contenuti vuoti.
      Sì, potrei condividere i miei post sulla pagina invece che sull’account privato, ma quanto tempo ci metterei a raggiungere quasi 600 followers che corrispondono più o meno alle mie amicizie attuali?
      Poiché a me facebook per cazzeggiare non interessa per nulla, la mia strategia (ecco, l’ho detto, poi cosa dico nel guest?) è… no, non lo dico. Vi tengo in sospeso fino al allora! 😉

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      • Silvia tu dici una cosa giustissima. Gestire una pagina non è per nulla facile nemmeno per gli esperti. E soprattutto all’inizio, ma soprattutto quando si ha la necessità di promuovere qualcosa, creare interazione è sul serio difficile. Il punto dovrebbe essere creare contenuti aggiunti, di qualità, connessi ma non strettamente legati alla tua stessa attività.
        Uno scrittore che posta solo post del suo libro, per quanto possa piacere ai lettori, alla fine rompe.
        La Murgia o D’Avenia ad esempio, di sovente pongono anche delle considerazioni sociali, di attualità, e riescono a generare dibattito, spesso stranamente costruttivo, considerando quanti troll girano per Fb.
        L’approccio del profilo è più immediato, quindi se tu nella fase iniziale ti senti più propensa con questo, e ne hai risultati, è giusto che ti muova così.
        Poi, il punto fondamentale da cogliere su Facebook è uno soltanto: sperimentazione. Non bisogna credere a chi propone delle ricette valide per tutti.
        Vedi ragazzini che fanno scemenze e hanno milioni di mi piace. Semplicemente, hanno trovato in maniera naturale, senza cervelloni del marketing, un linguaggio che “spacca”.
        Poi arrivano i marketer e sputano sangue, perché l’azienda cliente che vende bulloni, desidera 10 mila mi piace su Facebook. Cosa c’è da interagire? Che ti inventi?

        L’argomento è vastissimo, le casistiche infinite e l’approccio di ciascuno differente. Il punto è trovare un equilibro fra le proprie capacità e chi riesce ad apprezzare e interagire.

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        • Ma infatti, secondo me, la pagina di FB va vista come una sorta di blog. Ha delle peculiarità proprie, certo, ma se lo gestisci come gestisci un blog (però aumentando il numero dei contenuti giornalieri, tipo: cinque al giorno tutti i giorni) il suo successo è limitato solo dalla tua capacità di parlare alle persone. Quella cosa che chiamano empatia.

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      • No, l’aveva già. Soltanto che la trovava meno immediata. E su questo ha ragione. Perché cambia l’approccio di base e l’utilità. Se devi gestire un blog, il profilo va più che bene. Ma se sei uno scrittore e devi promuovere un libro, la pagina diventa indispensabile a mio giudizio. Ma non è detto. Se non devi sponsorizzare e il libro lo posti una tantum senza pretese, meglio il profilo.

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        • Giulio trovava, e forse vale ancora ora, meno immediata la pagina perché è abituato che a ogni suo cenno i seguaci del suo profilo accorrono numerosi; la stessa cosa succederebbe se fosse partito fin dall’inizio con la pagina. Solo che dopo anni che curi la crescita del profilo è normale notare la differenza con un mezzo appena fondato (all’epoca la pagina l’aveva aperta da poco). In realtà i due mezzi non sono affatto differenti. Anche nel profilo privato nessuno ti “caga” i primi mesi di apertura, poi, pian piano, cominci un dialogo con i tuoi contatti e tutto diventa automatico.

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          • C’è però una differenza sostanziale: le amicizie si stringono piuttosto velocemente, soprattutto se sei un po’ conosciuto, perché avere molti amici è uno status symbol: se mi chiedi l’amicizia, te la do, così salgo anch’io un gradino.
            Il mi piace sulla pagina non dà nulla in cambio e se non c’è un reale interesse non arriva, a meno che per gentilezza/educazione/amicizia non ci si senta più o meno in obbligo di darlo.
            Quindi sembrerebbe che i mi piace sulla pagina siano più efficaci dell’amicizia.
            Tuttavia neanche questo è del tutto vero: il trucco (che incredibilmente pochi sanno) è mettere il mi piace alla pagina per questioni d’immagine senza però seguirla.
            Insomma: difficile barcamenarsi anche qui.

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            • Anche questo è vero. L’ho notato anch’io, e forse va annoverato tra i difetti della pagina. L’amicizia è uno scambio; il “mi piace” sulla pagina è a senso unico…

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  5. Facebook è un contenitore, può essere un buon mezzo di comunicazione per farsi conoscere (ma devo ancora scoprire la strategia giusta…) al momento io condivido a istinto quello che è nelle mie corde.

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      • Hai ragione, è così. In realtà la mia attività su facebook è limitata causa mancanza cronica di tempo, tuttavia proprio per questo ogni tanto metto in evidenza dei post su facebook a pagamento con cifre abbastanza modiche, ma anche impostare un post con frasi e immagini giuste richiede tempo (fatica no perché mi piace e mi diverte…). E allora si fa quel che si può 🙂

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        • Secondo me è una cosa estremamente difficile pubblicizzare a pagamento un contenuto, nel senso che bisogna mettersi lì ed escogitare una comunicazione: è roba da pubblicitari.

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  6. In base alla mia esperienza i social media sono stati soltanto dei succhia-tempo, un investimento di ore che non ha portato a nulla. Neanche più condivido i miei post su Twitter, se non raramente.
    La condivisione dei propri post ho iniziato a vederla come un’autocelebrazione; Twitter, per ripetere le parole di un’amica, è diventato una sequela di cartelloni pubblicitari.
    Ma io faccio testo a sé, quindi non seguite quello che faccio.
    Per ottenere visibilità su un social, devi impegnarti più di quanto fai con il blog. Ergo: ne vale la pena?
    Se devo spendere energie mentali e tempo, li spendo per il mio blog, che è casa mia, non per un Facebook, che si appropria, non si sa in base a quale principio legale, dei MIEI contenuti che pubblico.
    Il mio futuro mi vedrà presente soltanto su Instagram, unico social in cui non ho ancora visto polemiche e comportamenti dittatoriali, come è avvenuto invece su FB, Twitter, Google+.
    PS: Riguardo alle pagine su FB, attento al nuovo algoritmo: avere 1000 fan di cui solo 10 interagiscono con la tua pagina o con pagine simili, significa che di quei 1000 solo quei 10 riceveranno nella bacheca i tuoi aggiornamenti.

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    • Tendenzialmente la penserei anch’io così. Poi quando ti trovi alle 3 e mezza di notte fuori al freddo, con la terra che trema, e l’unico che dice che cavolo sta succedendo è Twitter con l’hashtag terremoto e tutte le persone che cercano di scambiarsi le pochissime informazioni (la tv è partita solo un’ora dopo a darne notizia), capisci che quel mezzo è ancora potente. Sta alle persone imparare ad usarlo bene. 🙂

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    • Condivido la tua posizione, anche se capisco la potenzialità dei social. Il problema che sollevavo sul discorso del profilo privato è proprio questo: una serie di urli il cui scopo è essenzialmente quasi solo auto-celebrativo. A quel punto molto meglio spostare tutto sulla pagina.

      Quello che dici sull’algoritmo è profondamente vero, motivo questo che mi spinge a non fare sponsorizzazione pagata: tu paghi per accumulare “mi piace”, ma quei “mi piace” non sono stati guadagnati attraverso i tuoi contenuti. E questo di conseguenza ti penalizza: tanti “mi piace” ma poche persone che realmente colloquiano con te.

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    • La penso come te Daniele. Per la mia personale esperienza Fb ha dato più svantaggi che vantaggi. Non so perché non lo vedo così professionale visto che passa di tutto lì. Dal post più schiocchino a quello sulla propria professione, però poi non distingui il serio dal faceto. Personale opinione. Curerei più il blog che disperdermi in Fb.

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        • Sono iscritta a Fb. Non lo usavo da un anno e mezzo. Poi l’ho riutilizzato per trovare delle persone quando ho ricominciato a scrivere. Una era uno scrittore che aveva una casa editrice e mi servivano delle informazioni sulla possibile traduzione allo spagnolo. Altro motivo del mio utilizzo del social era sempre per un romanzo iniziato. Avevo trovato una signora che conosceva il luogo della mia storia. Io non potevo andare lì e mi servivano cose specifiche, non ciò che trovi in internet. Ho disattivato messenger. Fb l’ho utilizzato in modo errato in passato; troppe condivisioni della vita privata. Ma anche per motivi più seri non ho avuto un buon riscontro.

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            • Detta così può sembrare che rompo a destra e sinistra. Non chiedo né favori, né contratti, né leggere capitoli. Chiedo solo info su come accedere a un servizio ( di traduzioni ) o notizie sul luogo, visto che aveva un blog, ma non era descritto tutto.Domandare info non è peccato. Chiedere aiuti stravaganti o altro è da rompiscatole. Non è stato facile per me chiedere aiuto nello studio, ad esempio, non ero abituata a farlo in vita mia. Ho sempre contato su di me. Poi ti accorgi che sei costretto se vuoi andare avanti e migliorare e, quando aiuti tu, intuisci che ci sono sostegni che sono indispensabili, reciproci e umani ed è normale. Siamo fatti per sostenerci, altrimenti si perderebbe la comunicazione, lo scambio, gli approcci umani.

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  7. Io di promozione non capisco proprio niente e, ad essere sincera, mi affascina poco. Fb non mi piace. Riconosco un’utilità pratica, quella di poter essere reperibile più o meno dall’universo mondo senza avere la mail intasata e devo dire che pensando al genere di persone che può contattarmi via fb e che non voglio nella mail privata o al telefono ci sono prima i genitori degli alunni che le persone interessate alla scrittura (alcuni genitori sono praticamente stalker). Quindi ho un profilo fb che trascuro e di certo non riuscirei a gestirne un altro per il blog, anche se immagino che sarebbe utile. La cosa, però, continua ad affascinarmi poco…

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    • Ecco, affascina poco pure me. Lasciatemi il mio blog e se la mia gemella riceve gli auguri di compleanno dai cugini e io no perché non sono su FB madò che tristezza ma anche che me ne frega, dai vivo d’altro. Come autrice continuo a sospettare che non sposterebbe un gran che di vendite per cui continuo a fare l’asocial.

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      • Pensando a quei ragazzini che ottengono vagonate di like sui social e quindi il contratto editoriale… dovresti ripensarci. Ma forse non è il tipo di visibilità (né di pubblicazione) che potrebbe interessarti. 😉

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        • Salvatore, tu non leggi mai il mio blog, ma ho appena firmato un contratto con la mia anima che mette spero definitivamente a tacere il mio ego, sono in pace quindi non turbarmi con riferimenti ai ragazzini dai romanzetti sgrammaticati 😀

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    • Il mio lavoro, nella vita quotidiana, è praticamente solo marketing; quindi non posso non interessarmene. Altro discorso è trovare affascinanti gli algoritmi di FB. Ma forse non è di fascino che si sta parlando. Il mio capo direbbe: è solo lavoro.

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      • Comunque, giusto per dire una cosa seria ogni tanto (ci provo :-P) credo che in merito ai social e al capire quanti siano realmente i propri follower, vada posta l’attenzione anche sulle notifiche.

        Un esempio pratico: se io ti seguissi sul blog, su twitter, su fb e su G+ riceverei con ogni probabilità una notifica via e-mail ogni volta che un tuo profilo social si aggiorna con il tuo contenuto. Il quale, essendo ridondato, è sempre lo stesso.
        Si viene a creare un problema pratico: molti ormai hanno le e-mail che vengono notificate anche sullo smartphone in tempo pressoché reale. Risultato: 4 bip-bip nell’arco di poco tempo. E tutti per lo stesso contenuto.

        Ora: è vero che io potrei andare, di social in social, a spulciarmi tutte le impostazioni per decidere di NON ricevere le notifiche. Però è anche vero che:

        A) Le impostazioni (e anche gli algoritmi) cambiano con una certa frequenza (su FB almeno una volta all’anno, tra algoritmi, regole e normativa della privacy) e quindi periodicamente devo andare a rivedermele.
        E a volte ho il sospetto che le impostazioni cambino impercettibilmente ogni volta che si aggiorna la relativa app sullo smartphone…

        B) Tanti non hanno tempo/voglia di sbattere la testa per capire come impostare al meglio le impostazioni per i propri gusti.

        Risultato? Decido di non seguirti sui social e di venirti a leggere direttamente sul blog.
        Tu cosa vedi? Che non ti seguo sui social e quindi pensi che non sono un tuo follower.
        (Sbagliato 😀 ).

        Altro esempio: io non sono iscritto alla tua newsletter sul blog e a nessuna relativa notifica.
        Perché? Semplice: perché se per ogni post ricevi in media 70 commenti, per me significa ricevere 70 bip-bip sullo smartphone, oltre che vedermi la casella e-mail che si riempie velocemente.
        Risultato? Come detto, decido di non iscrivermi alla tua newsletter.
        Tu cosa vedi? Darius non è tra i miei iscritti, quindi non è interessato ai miei contenuti.
        (Sbagliato 😀 ).

        Altro esempio: tante volte un post su un blog compare al mattino. Io la notifica la ricevo alla sera, cioè quando il post l’ho già bell’e che letto e magari ho già pure commentato. Quindi la mail di notifica mi è inutile.
        (per la cronaca: questo mi accade sopratutto con i blog su Blogger).
        Risultato? Come sopra: niente iscrizione alla newsletter.

        Un discorso a parte lo merita Twitter: entro una volta al giorno e vedo decine di tweet (io che seguo “solo” 194 profili). Li ti seguo. Ma non ti “vedo” nella folla di tweet (a meno che tu per qualche motivo non decida di citarmi in qualche modo). Con buona pace di tutti i guru che dicono che Twitter ti permette di comunicare “istantaneamente” i tuoi contenuti.
        E’ vero: li comunichi istantaneamente. Ma non so quanti li leggono altrettanto istantaneamente.
        I tuoi, ad esempio, non li leggo quasi mai.
        Perché? Perché quando vedo dopo diverso tempo il tuo tweet “istantaneo”, il tuo contenuto l’ho già letto sul blog. E quindi non ci clicco mai sopra. Tu, guardando le statistiche di Twitter, sarai portato a pensare che io non sia interessato ai tuoi tweet.
        Lo so: si potrebbe dire di installare la app sul telefono. Ma qui ricadiamo nel problema dei troppi bip-bip (e relativo consumo di batteria).

        Lo stesso discorso vale per G+.

        Quindi in conclusione è vero che le statistiche di ogni social ti permettono di farti un’idea del tuo seguito.
        Però io personalmente non sono in grado di capire quanto questa idea possa essere precisa e attendibile.

        Riconosco che potrebbe essere un limite mio di follower. Ma credo che come me ce ne siano molti.

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        • Certo che quando ti impegni, caro Dario, ti impegni proprio! 😀

          Hai detto delle cose vere, che valgono anche per me (all’ennesima potenza). Io stesso ricevo una marea di bip-bip in continuazione, pure di notte (sarà per questo che dormo male?). Per questo stesso motivo, e anche per la pigrizia suddetta, cerco di iscrivermi a meno “cose” possibili.

          Riguardo all’iscriversi al blog, però, non dovresti ricevere notifiche per tutti i commenti. Quelli li ricevo io, ed è giusto, perché così ho impostato il mio blog. Ma tu, e tutti gli altri follower, dovreste ricevere solo una mail alle sette del mattino (ho verificato, la ricevo io stesso) con il titolo, l’incipit e il link del post. Dei commenti degli altri commentatori dovresti ricevere l’eventuale notifica solo se qualcuno risponde direttamente al tuo commento, altrimenti nisba! Se non è così ti prego, vi prego, di farmelo sapere.

          Hai perfettamente ragione a sostenere che i follower dei social non sono tutti i follower del blog (e vice versa), in questo caso l’idea te la fai con il numero di visualizzazioni e di visitatori unici del post in questione. 🙂

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          • Preciso (e mi correggo): le notifiche per tutti i commenti le ricevo solo se, commentando, seleziono il flag di notifica. Per inciso: il “Notificami nuovi commenti via e-mail” e il “Notificami nuovi post via e-mail”, quelle due caselle di spunta che compaiono ogni volta che lasci un commento, per intenderci.

            Chiaro che se sono il primo a commentare (e seleziono le due opzioni) riceverò tutte le decine di commenti seguenti. Se sono tra gli ultimi ne ricevo tendenzialmente meno.

            In merito a quel “Notifica nuovi post via e-mail” presumo che, qualora lo selezionassi, riceverei una mail di notifica per ogni tuo nuovo post. Il che dovrebbe equivalere a iscriversi alla newsletter (che mi invierebbe la mail delle sette del mattino, che io non ricevo perché non iscritto).
            Però ripeto: non l’ho mai fatto (intendo dire: non ho mai flaggato il quadratino “Notificami nuovi post via e-mail” dopo ogni commento).

            In merito al numero di visualizzazioni e di visitatori unici, è vero. Ma lì per cercare di “misurare” l’interesse, andrebbe tenuto un occhio anche sul tempo medio di permanenza sul blog. Un tuo post (con tutti i relativi commenti) cuba almeno 5/10 minuti di lettura (almeno). Se il tempo medio di una visita è 2 minuti, potrebbe esserci qualcosa che non va. Saresti indotto a pensare che abbiano abbandonato il tuo post a metà.
            Ma invece è lecito pensare che uno ci ritorni a più riprese, compatibilmente con i ritagli di tempo.
            Però (me lo chiedo a me stesso) a quel punto io mi trasformo in “visitatore di ritorno”.
            Come fai a sapere che quel “visitatore di ritorno” (su link del tuo post, non sul tuo sito) sono esattamente io che prima ero un “visitatore unico”?

            Mi sto inoltrando in una materia di cui non ho la piena padronanza, quindi può essere che le mie domande non abbiano senso (del resto è un mestiere vero e proprio il SEO, ci fioriscono sopra intere aziende che campano solo di quello…)

            Resta però il fatto (credo condivisibile) che le statistiche siano complesse e articolate. Se non da leggere, almeno da interpretare.

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            • Dunque, sul tempo medio di lettura wordpress non fornisce alcun dato (a quanto ne so), ma ad esempio facendo la differenza tra il numero di visite e il numero di visitatori unici appare immediatamente evidente che le prime sono di più (un po’ meno del doppio), il che spiega il ritorno dei commentatori. E’ chiaro che tra chi si inoltra fino a qui ci sarà: quello che legge l’incipit e poi smette perché non gli interessa l’argomento; quello che leggendo il titolo aveva pensato che l’articolo parlasse di qualcos’altro e dopo aver dato un’occhiata veloce va via; quello che legge tutto ma, o per timidezza o perché non ha nulla da aggiungere, non lascia commenti e non torna; quello che lascia il commento e poi torna a leggere la mia risposta; quello che lascia il commento, torna a leggere la mia risposta, i commenti degli altri e magari commenta di nuovo. Eccetera. Oltre questo, nell’esame dei dati, però non andrei. Non credo sia neanche così importante conoscere nel dettaglio queste cose, basta farsi un’idea generale.

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  8. Problema affascinante, quando è visto da fuori: io non ho Facebook – della pagina de L’Irriverente, che pure esiste, si occupa unicamente la mia collega, io nulla ne so – perciò per me non si pone nessuna delle questioni, ma direi che effettivamente, se gestissi una pagina pubblica, credo che mi verrebbero questi dubbi. In bocca al lupo.

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