Come scrivono i dirigenti d’azienda?

dirigenti-dazienda

Analisi linguistica di una lettera

Qualche settimana fa ho ricevuto questa lettera. Mi sembrava interessante condividerne con voi, al posto del solito mini-ripasso di grammatica, l’analisi linguistica; così da poter, da un lato, svelarvi quello che ogni giorno mi impegna sul lavoro, dall’altro mostrare il livello linguistico medio dei dirigenti d’azienda italiani. Naturalmente ci sono dirigenti con maggiore capacità linguistica; altri con minore. Questo caso specifico ritengo faccia media.

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Egregio Sig. XXX buon pomeriggio.[1]

Come[2] anticipato telefonicamente le scrivo in riferimento all’esecuzione[3] del nostro ordine alla XXX da lei[4] rappresentata[5] con un duplice[6] scopo:

  1. Spiegare le motivazioni della dilatazione dei tempi di perfezionamento del contratto di leasing[7].
  2. Scusarmi, suo tramite, con i Signori XXX e XXX.
  3. Rasserenare tutti sul fatto che l’acquisto verrà comunque perfezionato ed onorato alle condizioni pattuite e, nel caso la Società[8] finanziaria continuasse[9] a darci problemi, interverremmo[10] direttamente con la nostra Società[11]

In merito al primo aspetto, contestualizzato[12] il fatto che ormai da tempo il sistema bancario italiano è diventato particolarmente prudente nel consolidare[13] investimenti di macchinari specifici ed[14] in generale nel finanziare le Aziende[15] se non con un rating particolarmente robusto (il nostro è più che accettabile ma non da tripla A), è successo che Unicredit Leasing, Società facente parte al[16] Gruppo Unicredito, nostra banca di riferimento (come Gruppo siamo affidati[17] per oltre 20  milioni di euro), non solo ha protratto i tempi dell’esame della pratica in maniera inusitata ma, alla fine, ci ha inviato una proposta con un tasso per noi inaccettabile ((,10%)[18]. Capisco bene che tale questione possa interessare relativamente[19] il fornitore ma in tutta sincerità non posso nascondere il fatto che, ricevuta tale proposta, non abbiamo potuto far altro che rinviare la pratica alla pertinente direzione crediti per un riesame della stesa[20].

La risposta, certamente migliorativa delle[21] prima (venerdì scorso abbiamo concluso l’acquisto di un centro di lavoro alla XXX con altro leasing con un tasso del 2,10%), dovrebbe essere in procinto di delibera e per questo occorre ancora un po’ di pazienza.

In merito al secondo punto, le scuse sono dovute e forse anche tardive ma la situazione è quella descritta e non rimane che confidare sulla comprensione e disponibilità dei nostri fornitori.

In particolare mi spiaccio[22] e mi scuso per una[23] scarsa capacità dei miei collaboratori nel dare un corretto e tempestivo feedback [24]ma l’Azienda sta crescendo e anche la struttura è a volte forse alquanto[25] stressata o poco esperta nel gestire le situazioni.

In merito al terzo punto, vorrei comunque rassicurare sul fatto che, “ob torto collo[26]”, ossia[27], se proprio la delibera de[28] leasing dovesse tardare ancora molto o essere di nostra insoddisfazione, XXX S.p.A. si fa garante di un acquisto diretto, potendone affrontare l’onere seppure, come comprensibile, preferirebbe consolidare[29] l’investimento.

A rafforzamento di tale affermazione[30] segnalo il fatto che in via del tutto prudenziale la nostra Azienda inserii[31] l’acquisto delle XXX anche in una pratica 181 (legge nazionale per il supporto di crisi complesse – Area / Crisi Merloni), che, nel caso occorresse, le consentirà di ottenere un finanziamento sul 55% dell’importo acquistato ad un tasso dello 0,25% per la durata di 10 anni.

Mi spiace non esser riuscito a scriverle[32] nella mattinata ma, come spesso capita rientrando in Azienda, le questioni da affrontare erano tante e sono state di qualche ostacolo.

In attesa di riscontro, invio

Cordiali saluti.

XXX XXX

P.S. A ricompensa[33] dei nostri gentili interlocutori Scozzesi[34] per il maggior tempo d’attesa[35] e a suggello di un’amichevole collaborazione, invierò loro un presente che certamente (mi auguro)[36] apprezzeranno.

Trattasi[37] di un’ottima birra artigianale italiana (non tutti sanno che i Romani bevevano birra molto prima che in altre zone d’Europa)[38].

Chissà che non arrivi poi in Italia una buona bottiglia di Whisky delle Highlands[39].

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Analisi

Per quanto sintatticamente ingarbugliato, in alcuni casi al limite del comprensibile, il testo è scritto bene. L’autore introduce l’argomento usando un espediente retorico: quello di elencare le tre ragioni della missiva; poi, svolgendolo, le analizza una ad una in modo concludente e, dal suo punto di vista, corretto. Infine chiude la lettera ribadendo i presupposti introdotti dall’incipit.

I lunghi periodi arzigogolati sono da attribuire, piuttosto che a una cattiva capacità linguistica, a una cattiva abitudine culturale italiana: quella di ritenere che più lungo e imbrogliato è il periodo, più elevato e notevole è il livello linguistico. Vorremmo sfatare questo mito.

Gli errori, soprattutto ortografici, ci svelano la poca affinità dell’autore con la scrittura, anche se la competenza comunque dimostrata ce lo figura come dotato di una istruzione medio alta (laurea).

Sorvolando sul contenuto, che visto il contesto non è di nostro interesse, emerge una italianità – io do una birra a te, tu ti rassereni e magari ricambi con un Wisky – ben riconosciuta all’estero, di cui non siamo certi essere troppo fieri.

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Note

[1] In una lettera è buona norma chiudere l’introduttiva referenziale (caro, egregio, ecc.) con una virgola e andando a capo; inoltre i saluti (buon pomeriggio, buongiorno, buon mattino, ecc.) si riservano per la chiusura.

[2] Andando a capo, è buona norma cominciare il periodo con la minuscola.

[3] Sembra, così, che l’oggetto della frase sia l’esecuzione e non l’ordine in sé: andrebbe omesso.

[4] Il pronome allocutivo, avendo un chiaro valore reverenziale, andrebbe scritto con la maiuscola.

[5] Dopo rappresentata si dovrebbe introdurre una virgola; il rischio, altrimenti, è che chi legge possa essere indotto a pensare che sia chi ha la rappresentanza, invece di chi scrive la lettera, ad avere un duplice scopo.

[6] Dice duplice, ma inserisce tre punti; forse intendeva molteplice.

[7] Una sequenza così alta in così poco spazio di articoli determinativi non aiuta chi legge a capire chi o cosa sia di chi o cosa (di, di, di, di…).

[8] A meno che non sia un nome proprio, cioè non faccia parte del nome dell’azienda o l’azienda stessa non si chiami a quel modo, società va scritto minuscolo.

[9] Probabilmente sbaglia tempo verbale: forse intendeva continui.

[10] Idem come sopra: interverremo.

[11] In un elenco, se nei punti precedenti si è adoperato il punto per chiudere il periodo, va usato anche per l’ultimo di questi; serve, cioè, una certa omogeneità.

[12] Lo scrivente adopera contestualizzato al posto di acclarato: il primo indica l’inserimento di un fatto in un contesto, il secondo la sua accettazione.

[13] Consolidare significa “rinforzare”: nel caso specifico il verbo può essere accettato, ma solo se l’articolo determinativo di che accompagna il complemento viene sostituito dalla preposizione in.

[14] d eufonica: è ormai acclarata l’abitudine di introdurle solo davanti a identica vocale tranne alcune locuzioni cristallizzate (ad esempio, ad ogni modo, ecc.).

[15] Anche in questo caso, come sopra, aziende non richiede la maiuscola.

[16] Non si fa parte al Gruppo Unicredito (o Unicredit?) ma del

[17] Cioè si affidano al Gruppo Unicredito per 20 milioni di euro, o hanno con loro un fido per quella cifra?

[18] È necessario prestare attenzione alla quantità e qualità dei segni para-grafemici che si introducono nel testo.

[19] Più corretto sarebbe sostituire l’avverbio con una locuzione: in modo relativo.

[20] Stessa.

[21] Della.

[22] Variante estremamente letteraria del verbo dispiacere, probabilmente non adeguato al contesto.

[23] Articolo indeterminativo usato impropriamente al posto del determinativo femminile la.

[24] Benché il congiuntivo ma non richieda necessariamente d’essere preceduto dalla virgola, in frasi molto lunghe o articolate è comunque necessario.

[25] forse, alquanto, a volte: c’è un eccesso di particelle indeterminate in rapidissima sequenza.

[26] Se si ritiene necessario introdurre una locuzione latina, questa andrebbe scritta almeno correttamente: obtorto collo.

[27] Sintassi piuttosto fragile: non si conclude il periodo precedente, si introduce una locuzione latina fuori contesto e si inserisce una congiunzione con valore chiarificatore chiudendola tra due virgole ma senza darle un seguito.

[28] Del

[29] Anche in questo caso consolidare è adoperato al posto di un altro vocabolo: ricorrere (a un finanziamento).

[30] Virgola…

[31] Modo indicativo del passato remoto in terza persona del verbo inserire: inserì.

[32] Pronome allocutivo… maiuscola.

[33] Ricompensa? Per la pazienza?

[34] Scozzesi, italiani, francesi, tedeschi: si scrivono tutti in minuscolo.

[35] Su maggior tempo d’attesa si grippano gli ingranaggi, meglio: per la lunga e imprevista attesa.

[36] Se ne è certo perché se lo augura? Una delle due cose…

[37] Ed ecco che esce il venditore… Meglio: si tratta.

[38] Fuori contesto.

[39] E finalmente siamo approdati al baratto: duemila e più anni di evoluzione economica per poi ritrovarsi alle origini…

63 Comments on “Come scrivono i dirigenti d’azienda?

  1. Ma io invece credo sia da licenziamento. Scritto male, molto. Ci sono delle forme apposite. Non si usano certi toni di confidenza, non voglio parlare nemmeno della grammatica e di cose dette inutili. L’ ultima parte è imperdonabile parlando di birra e ricompense. Saluti poco ortodossi. Da licenziamento. Professionalità zero.

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    • Professionalità zero, questo è indubbio. Tuttavia le argomentazioni sono esplicitate con una certa efficacia, per chi non è abituato ad adoperare lo strumento della scrittura. Ad esempio ci sono tanti aspiranti scrittori che scrivono molto peggio di così; i quali, a mio avviso, sono meno perdonabili perché loro, gli aspiranti, dovrebbero invece possedere una certa padronanza della lingua. Però non posso darti torto: da licenziamento.

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  2. Secondo me sono peggio chi lavora in azienda che un eventuale scrittore. Così ne rovina l’i mmagine. Uno scrittore al limite non verrà pubblicato, ma fa meno danni. Più che altro mi chiedo che se questa è la dirigenza, poi non ci si dovrebbe lamentare che si chiuda bottega. La professionalità non è un optional, è di serie.

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    • Be’ no, non sono d’accordo. Un dirigente può non saper scrivere ma sapere dirigere bene la sua azienda. Uno scrittore, invece, è quello che deve saper fare. Uno scrittore è un professionista della scrittura. Resto d’accordo con te: la professionalità non è un optional.

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      • Non sono d’accordo. 😀 Può non saper scrivere e, in questo caso si delega al dipendente. Se dirige così, non è un buon capo. Si dà la zappa sui piedi da solo. Meglio che fa scrivere ad altri. Poi sotto la sua revisione, darà il benestare di invio. Ma, in questo caso , mi fiderei di più del suo dipendente. Scrivere peggio di lui ce ne vuole, anche se non è impossibile.

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  3. A me, sappilo, è venuto il mal di testa, stile quando la banca mi mandava il foglio riepilogativo di tutti gli aggiornamenti. Però alla fine ho riso. Dopo una lettera affettante del genere concludere con la birra sembrava davvero aver toccato il fondo.

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  4. beh, perdonatemi, noto che non soltanto sulla lettera ma soprattutto in alcuni commenti son saltate le regole base, compresa la consecutio. e scusa se mi rendo odiosa: ma cos’è (scrivo tutto minuscolo per vezzo), cos’è questa smania di salire in cattedra da parte di chi dovrebbe semplicemente mettersi in tasca i consigli e usarli prima di tutto per sé?, non parlo di te, Salvatore, ma mi si sono rizzati i capelli a leggere i commenti. della serie: gli altri scrivono di merda ed io posso anche saltare i congiuntivi. capisco che non fa bene bacchettare i generosi frequentatori del blog probabilmente scrittori, ma insomma… se è un blog che tratta di correttezza linguistica… cazzarola. parola di Editor.

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    • Benvenuta, Bibo. Mi fa piacere questa tua visita. Non ti sarà sfuggito il fatto che i commenti, esattamente come i messaggi su una chat o su whatsapp o gli sms, non seguono la normale esposizione scritta, che richiede appunto di attenersi alle norme grammaticali (almeno quelle base), ma sono una forma colloquiale molto più vicina al parlato che allo scritto. In questo senso, essendo tra l’altro un grande produttore di refusi da risposta compulsiva, non mi sento di recriminare nulla a chi nei commenti si lancia in una pletora vernacolare poco ortodossa. … e non lo dico solo per meschina convenienza.

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      • per scrivere correttamente bisogna saper parlare. e non si tratta di pletora vernacolare, che sarebbe già meglio. il rispetto della consecutio è chiarezza di pensiero non letteratura. anche io commento tanto su FB: puoi decidere di scrivere tutto minuscolo ma DEVI rispettare la grammatica di base, soprattutto se commenti un articolo che commenta le scorrettezze grammaticali. che facciamo?, puliamo la punta delle scarpe e non il tacco?, tanto non si vede?

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        • Non posso darti torto. Tuttavia raccomando moderazione: nel mondo c’è già chi fa guerre per motivi futili, non serve cominciarne altre. Non per dei commenti.

          Altro discorso è se mi viene presentato uno scritto sgrammaticato che ha, almeno nelle intenzioni, la pretesa di fare letteratura (o anche solo di raccontare una storia). E anche se non sono un editor, né ci tengo a esserlo, non puoi immaginare quanto spesso capiti.

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          • e il benaltrismo un sport assai praticato, fare l’editor, invece, è un bellissimo lavoro che però ti porta a scontrarti con chi non ha la misura dei propri limiti e pensa che scrivere: i denti davanti di sotto, sia uguale a “gli incisivi inferiori”. la moderazione non è di chi campa di un mestiere creativo, ed io la faccio da quando a 13 anni firmai il mio primo contratto teatrale. comunque non irromperò più sul tuo blog. tranquillo.

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            • Per me puoi irrompere quanto ti garba, mi fa solo piacere. A tale proposito – mi viene in mente – da poco mi è stata mossa qualche critica su un uso troppo preciso (a tratti antiquato, a tratti raffinato o ricercato o colto) del mio linguaggio in un certo racconto (non ancora pubblicato). Questo solo per dire quanto la sensibilità personale possa variare da persona a persona, pur dando però per scontata la correttezza grammaticale.

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    • Se parla dei commentatori, qui ce ne siamo diversi. Non mi sembra si sia presentata o abbia una confidenza tale da permettersi di offendere tutti. Ha letto qualcosa di noi? Come giudica? Da un commento? In un pensiero qua sotto, si può saltare anche delle lettere, stare impegnati in altro, le dirò di più, parlare anche “sbragandosi ” perché almeno in un commento ci si vorrebbe rilassare. Se parlo con un amico, non mi va a correggere se ho lasciato un articolo o coniugato male un verbo. Mi ascolta, o no? Non sapevo che un editor correggesse anche i pensieri estremamente semplici che si fa qui. Le dò un consiglio, giudichi i libri. Lì si vede la bravura. Parola di una persona normale che non ha bisogno di visibilità.
      P.s. = io ci tengo più ad una amicizia che ad altro e con tutto il rispetto, a me non interessa il lavoro che fa lei. Io non le ho elencato il mio, non la conosco e il suo giudizio è uguale a zero. L’unica cosa che mi rompe altamente è aver creato tensioni o non chiarimenti o il silenzio tra amici. Direi brutto.
      Ora bannatemi quanto volete. Le cose più importanti sono altre. Ora sono io che non rompo più. Lei può parlare quanto vuole.
      P.s. = Le ricordo che per vezzo non si scrive nulla. O è giusto o è sbagliato. Le lettere maiuscole sono segnate rosse a scuola.

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      • ah, Salvatore, dai, cancella questo abominio!!! cancella questo atto di presunzione e arroganza. che Iddio mi fulmini!!! ah ah ah… poi sparirò. perché l’Internet è fatto per chi si vuole bene. ed io sono la regina delle stronze.

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      • ah, Salvatore, non ti offendere se mi cancello. lo faccio per te, ho il vizio di dire sempre ciò che penso. grazie per il giro di giostra e scusami, tu.

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        • Secondo me si sono create tensioni per motivi futili. Non è davvero necessaria a nessuno questa tensione. Non in questo contesto almeno. Bisogna scegliere quali battaglie combattere, altrimenti si finisce per essere perennemente in guerra. Io raccomando moderazione, come dicevo. Ma la raccomando solo, poi ognuno si assuma le proprie responsabilità. Per lo stesso motivo, non cancello commenti. Siamo persone adulte, giusto? Da adulti ci comporteremo.

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          • io combatto il populismo e i dopolavoristi dell’arte. m’intralciano da quando ho 15 anni. e grazie, le responsabilità io me le predo tutte. e ho un’età che richiede rispetto. tra le altre cose.

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            • Con rispetto lo dicevo, naturalmente. La moderazione non è populismo, se ti riferivi a questo, e le battaglie contro i “dopolavoristi” – i quali comunque meritano pari rispetto – non si fanno sui commenti. Mi dispiace ma non riesco a condividere il senso, se non da un punto di vista teorico molto generale, dei tuoi precedenti interventi su questo post. Ne condivido il senso generale – si è scrittori sempre o mai, ci si impegna a scrivere bene sempre o mai, eccetera – ma non nel contesto specifico. Infine, perfino Cicerone nelle lettere private era più… rilassato.

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          • eh, per quanto concerne la cancellazione dei commenti: non scherziamo. il tono normalmente determina la serierà di un messaggio. così come la sintassi il livello di cultura generale. appunto. arrivederci e grazie. buon lavoro.

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        • Non si cancelli. I blog hanno bisogno di gente scomoda come me e lei. Nessuno dirà mai ciò che pensa. Più che altro i toni sono forti. Non le pare? Si fidi di che non le fa riverenza perché è un editor. P.s. = Non le do ( scritto bene, stavolta. Sdraiati a letto si scrive male, a volte anche da seduti, ma pazienza) più fastidio. Non sono la padrona di casa e, forse, non saprei nemmeno farla.

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  5. Riprendendomi… devo dare atto ai miei clienti / fornitori di scrivere decisamente meglio.
    Cosa direbbe il mio capo? Troppo lunga, troppo tempo per leggere, vai al sodo che il tempo è denaro. Troppe leccate (e anche questo è tipico italiano). Chiedi scusa senza tanti contorcimenti. Mai dare la colpa ai collaboratori o alla struttura dell’azienda, la colpa prenditela prima tu e difendi i tuoi colleghi a spada tratta, sempre. Non c’è scadenza: se non mi dai una tempistica certa, della soluzione 1 o della soluzione alternativa, in realtà non mi stai dando una soluzione. Avrei scritto una mail più corta, per poi alzare il telefono e completarla verbalmente.
    E il baratto…quello proprio non si può vedere. :/
    Per conto mio un dirigente deve saper scrivere bene, non scrittura creativa ma quanto meno deve sapere mettere per iscritto i suoi pensieri in maniera chiara e concisa. Se hai le idee così confuse, come la dirigi un’azienda? (e questo spiega perchè siamo fanalino di coda nei mercati….)

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    • Mi sento di condivide la tua analisi, Barbara, tranne in un solo punto: l’intenzione dello scrivente, in questo caso, è proprio di tirarla per le lunghe. Di prendere tempo, cincischiando. Di conseguenza la sua retorica fa bene il proprio lavoro. 😛

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      • In realtà, no: se facesse bene il suo lavoro, prenderebbe tempo senza che tu te ne accorga. Qui è lampante che sta prendendo tempo! Se non sei Spiderman, lasci stare le arrampicate sugli specchi! 😉

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  6. A me, quello che impressiona, non è tanto la lingua, che tu giustamente hai analizzato. Leggere roba di questo tenore tutti i giorni, dirai… Quanto il modo di porsi di questo dirigente.

    Avrei potuto capire se fosse stato un bottegaio, una snc (e non me ne vogliano i bottegai e le snc) ma dalla esposizione confusa, m’è parso di capire che il tizio rappresenti una S.p.a..

    Non si comprende nel suo tono d’esposizione se conosce personalmente ed è in confidenza con l’interlocutore. Passa dal tono burocratico, al formale, al casereccio de due bucatini de noantri, con una rapidità che mi lascia allibito.
    E’ una mail da questuante, da chi salta nove piatti vuoti per acchiapparne uno pieno (come diceva mia nonna).
    L’Italia è in declino, le aziende sono in crisi, a legger certi dirigenti nell’era della globalizzazione, si capisce il perché.

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    • Eppure, per quanto ingarbugliata e poco avvezza allo strumento della scrittura, questa esposizione non mi pare confusa; mi pare, anzi, efficace. Lo dico con tutto il distacco possibile e conscio che l’individuo in questione non fa della scrittura, evidentemente, un mezzo espressivo. Altra cosa se fosse stato il prodotto di un aspirante scrittore. Sull’individuo, per quanto poco si possa giudicare da un solo scritto, comprendo e sottoscrivo la tua inquietudine. Confidiamo nelle nuove generazioni?

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  7. Tempo fa partecipai a un corso di trattativa internazionale (non chiedetemi perchè partecipai a quel corso che nulla ha a che vedere col mio lavoro perchè sarebbe una storia lunga 😛 ). L’insegnante ci insegnòl’uso di frasi articolate ricche di condizzionali e di subordinate utili (anche a livello psicologico) a portare l’interlocutore dalla nostra parte, a convincerlo, insomma, non solo che la nostra idea è ottima, ma che sia lui stesso ad esseresene convinto, quasi fosse sua la nostra idea.
    Naturalmente il corso, visto l’argomento, si tenne in inglese (e immaginatevi le mie difficoltà a comporre periodi complessi in una lingua che in genere uso per brevi e secche frasi teciche), inglese americano, per essere precisi, visto chè l’insegnante era americana.
    Quindi no, non è un vizio italiano, è proprio parte della retorica usata da chi fa un certo mestiere. Poi c’è chi studia e chi si limita ad adeuarsi e imitare la fraseologia e il lessico di altri. Lo feci anch’io quando, durante il servizio di leva, gli interlocutori delle lettere che ero chiamato a scrivere erano avvocati, giudici, tribunali militari e civili, ecc. 😉

    Ciò che mi ha colpito invece della lettera è invece l’eccessiva lunghezza ricca di dettagli che, a mio avviso, non dovrebbero uscire dall’azienda stessa. Mi ha poi stupito la chiusura “Mi spiace non esser riuscito a scriverle nella mattinata ma, come spesso capita rientrando in Azienda, le questioni da affrontare erano tante e sono state di qualche ostacolo”, sembra quasi che cali la maschera e che tiri fuori la sua “umanita” anche qui fornendo dettagli che all’interlocutore non interessano.

    P.S. la prassi dei regali, soprattutto quando sono di compansazione ad un torto, è prassi internazionale. Qui ad esempio è abitudine invitare clienti e fornitori alle feste di Natale, se sei in Baviera anche all’Oktoberfes (se sei il dirigente di un’azienda a Monaco è meglio che tra fine settembre e inizio ottobre prendi un paio di settimane di ferie 😛 )

    P.P.S. eccomi!

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    • Infatti l’autore della lettera ha, secondo me, due obbiettivi: il primo è di rassicurare; il secondo di farsi vedere umano e fragile, quindi degno di fiducia o, quantomeno, di compassione. Li persegue, a suo modo, entrambi.

      Mo ci devi raccontare la storia del corso… Non puoi accennarla e basta. 🙂

      P.S. hai finito di fare vacanze? Voi tedeschi ne fate più di noi italiani, ma siamo noi i “fancazzisti”…

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      • Naturalmente anche quello era un artificio retorico, e come vedi ha funzionato 😛
        La camera di commercio di Torino in collaborazione con l’associazione delle aziende aerospaziali del piemonte aveva organizzato questo corso gratuito. Alla parola “gratuito” ai dirigenti della mia azienda si accesero una serie di lampadine e iscrissero al corso tutto il managment (tieni conto che di tutte le altre aziende ha partecipato una sola persona per azienda, della nostra otto). Però c’era una clausa: in caso di mancata partecipazione il corso avrebbe dovuto essere pagato. Come da leggi di Murphy nei giorni del corso un paio di manager avevano altri impegni e così una mattina il mio capo mi chiama e mi dice: “da domani devi partecipare a questo corso”.
        Il corso è poi stato interessante, però ho dovuto recuperare le ore perse al corso con straordinari non pagati il sabato, il progetto a cui stavo lavorando mica poteva restare indietro 😛

        P.S. io provo sempre a dirglielo ai tedeschi, ma non ci credono…

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        • Be’ ti è andata bene, direi. Ma sapresti mettere in pratica quello che hai appreso al corso? Lo chiedo perché i corsi “una tantum” mi danno sempre l’idea di essere utili solo fino a un certo punto.

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          • No, non sarei in grado. Certe competenze richiedono un esercizio continuo e io dopo il corso sono tornato al mio inglese tecnico semplificato. Probabilmente il corso era anche a un livello troppo avanzato considerando la mia conoscenza della lingua.
            I corsi che funzionano, anche una tantum, sono quelli che dal giorno dopo applichi tutti i giorni per un discreto periodo di tempo. In realtà mi è capitato una volta sola, con un software specifico sviluppato internamente da airbus, dopo il corso l’ho usato per più di un anno e quando mi è capitato di riprenderlo in mano dopo diversi anni dopo un breve rispolvero sono stato di nuovo in grado di usarlo 😉
            Però i corsi, nel mio campo, sono piuttosto rari, in genere ti dicono qui c’è il manuale, aggiustati (anzi, cercati il manuale su internet e aggiustati 😀 )

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  8. Ho avuto occasione che mi si chiedesse un parere su certe espressioni da impiegare un una lettera commerciale: in effetti ci sono tante situazioni in cui un dipendente o un dirigente avrebbero davvero bisogno di un esperto… nulla, però, di tragico come un questa lettera.
    Per dire, il peggio che combina mio padre nelle e-mail è mettere l’apostrofo dopo la vocale da accentare (es.: *e’ per dire “è”) perché usa pochissimo la parte destra della tastiera, dove ci sono le vocali già accentate, quindi tende a scordarsi. Dal resto non può fare diversamente con “È”, perché le e-mail non hanno la maiuscola automatica… e personalmente non saprei nemmeno se esista un comando per inserire i caratteri speciali…

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    • Sul mac non è un problema, basta fare alt+shift+e e viene fuori la È, qualsiasi sia il formato del documento su cui si scrive (mail, page, browser, ecc.). Con un PC che usi Windows invece, bisognerebbe scrivere in un documento word, dove si può programmare l’assegnazione dei tasti per i caratteri speciali, e poi copincollare il contenuto sulla mail.

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