Andiamo a pubblicare


Guest-Post

Un guest post di Tiziana Balestro

 

Ma guardi signor Anfuso

Ho in mano qua la sua cartella

E devo dirle che tra tutti i valori

Le è salito

L’ Andare A Pubblicare… mi spiace.

Mettiamo un attimo in pausa.

Fermiamoci per un momento.

Questo non è solo il principio di un esperimento.

Innanzitutto non posso che ringraziare Salvatore che mi ospita spesso sul suo blog sia come commentatrice sia, oggi, come autrice di questo guest.

Tornando alla questione iniziale, si può notare un cambiamento nel testo della canzone di Rovazzi, Andiamo a comandare, diventata un tormentone estivo. Il tentativo di modifica del brano è nato da un commento nel post Il segreto del successo, in cui Salvatore parlava di come si arrivi al successo di pubblico attraverso un linguaggio semplice.

Questa canzone farà da test.

Se analizziamo lo scritto, si può notare una semplicità espressiva che arriva subito al pubblico. Ritengo che per farsi capire dalla massa non si debbano ricercare parole troppo difficili, almeno non quando devi esprimere un messaggio immediato. È dovuto forse a questo il successo della canzone?

Io credo di sì.

Ora, non staremo a soffermarci sulla durata di tale gradimento, ma bensì sullo stravolgimento del testo. L’esperimento era quello di cambiare il brano adattandolo al tema che ho consigliato per gioco; Salvatore mi ha presa sul serio. Prima di leggere la mia variante, vorrei sottoporvi una riflessione: ciò che sembra troppo semplice, lo è davvero?

Se pensate che i testi dei rapper, o di altri generi musicali, siano facili da scrivere vi invito a provarci. Rimarrete col foglio bianco per un bel po’. Altro che blocco dello scrittore. Il lavoro degli autori musicali è più gravoso, visto che le parole devono incastrarsi con la musica. Dopo questo esperimento posso dire di apprezzare ancor di più la capacità dei cantautori. Noi ce la caviamo solo con le parole; loro le devono fondere con le note.

Vi lascio alla mia versione; Rovazzi apprezzerà, ne sono sicura.

Rimettete play e…

… buona lettura.

Ma guardi signor Anfuso

Ho in mano qua la sua cartella

E devo dirle che tra tutti i valori

Le è salito

L’ Andare a Pubblicare… mi spiace.

Ho un problema con la mano

non funziona, che sarà

Ogni tanto scrivo, ma quando mi va.

E ogni volta che mi viene un’idea frizzante

Come quella volta che scrissi su Dante.

«Posso ancora scrivere?»

Lei dice: «Va bene»

Solo due strofe da leggere.

É una malattia

È pericolosa

Statemi lontano, è contagiosa!

Non so se son pazzo

O sono un molle

Faccio i versi mossi

Sull’ermo colle

Non invento balle

Sono solo folle

Io non scrivo brutto ma…

Col libro da valutare

(Andiamo a pubblicare)

Scrivo fino a strafare

(Andiamo a pubblicare)

In pigiama nel sotto scale

(Andiamo a pubblicare)

Scrivo anche nel feriale…

Andiamo a pubblicare

Andiamo a pubblicare

Ho un problema con la mano

non  funziona, che sarà

Ogni tanto scrivo, ma quando mi va

E ho la testa che gira come il kebab

Vado a leggere al club

«Anfuso, ma che minchia fai!?»

Non so se son pazzo

O sono un genio

Faccio i libri grossi

Come Eugenio

Non uso le penne

E voglio un premio

Io non scrivo brutto ma…

Con l’editore da sopportare

(Andiamo a pubblicare)

Senza leggere non so stare

(Andiamo a pubblicare)

Prendo libri dallo scaffale

(Andiamo a pubblicare)

Non scrivo tanto male

Andiamo a pubblicare

Andiamo a pubblicare

___________________________

Tiziana Balestro, classe 1977. L’unica figlia femmina dopo tre maschi. La fortuna più grande: essere diventata madre. La scrittura è un amore che ritorna con una ciclicità precisa.

80 Comments on “Andiamo a pubblicare

  1. I testi dei rapper a me sembrano banali e anche infantili. Non la considero neanche musica, perché alle mie orecchie il rap è fastidioso.
    Non capisco però il senso del post. Se vuoi farti capire dalla massa, è ovvio che devi usare un linguaggio semplice. Ma perché devi farti capire dalla massa?
    Ognuno scrive ciò che ha dentro, ciò che sente di scrivere.

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    • Questo mi pare un commento molto pertinente. Io condivido il tuo pensiero e lascio che sia Tiziana a rispondere sul suo guest. Tuttavia scrivere è anche un mestiere. Non solo, ma anche. Mestiere significa lavoro; lavoro significa produzione, vendita e guadagno. Farsi “capire dalla massa” è quindi indispensabile; a meno che l’atto di scrivere non sia per lo scrittore semplicemente terapeutico. In quel caso non hai bisogno dei lettori.

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    • Come diceva Salvatore, se scrivi per gli altri hai esigenza di farti capire. Dipende poi se il messaggio vuole essere immediato. Le parole più articolate le lasciamo alle letture più lente, più riflessive.

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  2. Ciao Daniele. Io ascolto un po’ di tutto. Il rap non è tra i miei generi preferiti, ma mi è capitato la suddetta canzone avendo due bambini che la cantano e ballano con i compagni. Non rientra nella nostra fascia d’età, ahimè. Non è importante se la canzone sia di nostro gradimento. Il senso del post è solo un gioco nato da un mio commento per trasformare un testo semplice, all’apparenza, e riscriverlo sul tema della scrittura. Non era assolutamente facile attenersi anche alla melodia della stessa canzone.
    A parte questo, il quesito è : ciò che è troppo semplice, lo è davvero?

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  3. Come sono felice di leggere finalmente Tiziana in un post tutto suo.
    Io e la canzone di Rovazzi non andiamo troppo d’accordo. Come te è sparata a mille in casa con due matti che fanno mosse strane e si inventano di tutto ridendo come matti. Capisco che per loro sia puro ritmo (ma che ritmo è?)ma io comincio a detestarla. Come l’hai rivista e corretta tu invece è molto meglio.
    1) perché mi unisco al concetto Anfuso datti una mossa e pubblica
    2) molto scorrevole il testo potrebbe diventare la canzoncina di Natale di noi autori
    3) oh ma hai un futuro da cover di canzoni famose, mai pensato a fare l’autrice?
    4) e brava Tizi!

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    • Grazie, Nadia. Visto? Salvatore mi dà spago e ne è uscito un post. Non so come ringraziarlo per la fiducia. Nel momento che cambiavo il testo, ho dovuto ascoltare la canzone molte volte e cantarla. Alla fine le rime incastravano bene con la melodia. Ai bambini piace e ti capisco benissimo. Alla fine viene a noia. Per fortuna al grande piace più la mia versione. Amore di mamma. 😀
      Vado per ordine.
      1) È una canzone per sollecitare alla pubblicazione. (Andiamo a pubblicare)
      2) Ci incontriamo per inciderla.
      3) Stravolgere le canzoni era il mio gioco preferito. Scrivere poesie in rima per anni aiuta molto.
      4) Grazie 😊

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  4. Io andrò contro corrente, ops è quel che faccio sempre, ma la versione riveduta e corretta di Tiziana mi piace più dell’originale.

    Però così è incompleta. La dobbiamo reppare (oddio si dice così?) sul serio con il video musicale.

    Alla regia metterei indubbiamente l’ingegneristica visione di Grilloz.

    La parte di Fedez la assegnerei a Salvatore, e Tiziana da madrina autrice sarebbe il Rovazzi.

    Io che come il pepe devo starci per forza, mi prendo il ruolo di J-Ax dietro al bancone dei cocktail. Lo so, appaio una volta sola, ma quando la musica scende e io con movenze da rapper intono: «Anfuso, ma che minchia fai!?»

    Beh certe soddisfazioni nella vita non hanno prezzo. XD

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  5. Credo che scrivere semplice non serva solo a farsi capire da tutti, anche ad arrivare direttamente alla parte meno conscia del cervello saltando la parte più razionale, che inevitabilmente viene attivata da una scrittura più complessa, come ad esempio quando vogliamo far passare emozioni elementari come la paura.
    In ogni caso scrivere con un linguaggio semplice non vuol dire non scrivere in modo profondo. 😉

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  6. Premetto che a me piace il rap, ma non questo rap, forse perché sono un po’ anziana e inizio ad essere bacchettona. Il rap che mi piace, per fare un esempio, è quello alla Caparezza.
    Detto ciò, a casa mia questa canzone non va molto, i miei figli sono rock.
    Ma per stare sul tema, credo che Tiziana abbia centrato un punto importante: la semplicità non è semplice come si crede. O meglio, non è detto che un testo semplice (in questo caso anche piuttosto banalotto) possa facilmente sfondare.
    Io suppongo, ma potrei sbagliare, che dietro fenomeni mediatici che sfondano in questo modo, senza tuttavia avere dietro un vero spessore musicale, ci sia un grosso studio del mercato o almeno si sia creata una situazione compatibile con regole di mercato che alla fine favorisce il successo.
    Se dobbiamo trarne un insegnamento per quando riguarda la scrittura, io credo che dovremmo essere meno snob nei confronti di chi fa il boom, e mi viene da pensare al classico Fabio Volo che citiamo sempre. Ok, magari noi vogliano scrivere altro, ma che cosa abbiamo da imparare da lui. Senza dubbio molto di più di quello che pensiamo.

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    • Anche a me piace Caparezza. Condivido il tuo pensiero anche su tutto il resto. Tuttavia, la semplicità non è facile da realizzare. Lo scopriamo ogni giorno quando ci mettiamo davanti a un foglio. Se i meno abituati a scrivere cominciano subito con periodi arzigogolati di grande respiro un motivo ci sarà?! Quello che ha fatto Tiziana è sensazionale, secondo me. È riuscita a replicare la semplicità del testo restandogli aderente. La canzone è banale nei contenuti, ma non nella forma. Questo già dovrebbe bastare a decretare un certo successo. Che poi dietro a certi fenomeni ci sia anche una congiuntura favorevole, ci sta. Però non credo che sia solo questo, solo studio del mercato; altrimenti il successo lo si programmerebbe a tavolino, e nessuno ci riesce.

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    • Anche a me piace un altro tipo di musica, ma non disdegno il Rap. Per età ci piacciono più i rapper della nostra generazione.
      Hai centrato in pieno. Quello che è semplice, ma voluto deve anche avere delle buone radici. Se nel linguaggio semplice in scrittura ( accantono la musica, ma presumo valga anche in quel settore) c’è una profondità, una consapevolezza, uno studio dietro, non è poco. Si può arrivare al lettore con parole semplici a patto che trasmettano qualcosa.
      Concordo anche sullo snobismo verso chi viene criticato, ma vende. Un motivo ci sarà.

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  7. Ora mi tirerete tutti dietro piatti, coperchi e pentole, ma a parte i testi dei rap, restando in ambito musicale proviamo a pensare a Vasco Rossi. Lo conosco molto bene, le sue canzoni sono ultimamente tutte molto orecchiabili e facili da imparare. Ripetitive, incisive e semplici. Non sono banali perché di fatto danno lo spunto per pensare. E non è poco lasciare libero chiunque di calarsi dentro la canzone e trovarlo vestito giusto.
    Un testo può essere anche questo non per forza raccontare una storia completa complessa e fine a se stessa.

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    • Giammai. Ti difendo io. I piatti li usiamo per suonare o, meglio ancora quelli per mangiare, vista l’ora. Vasco Rossi ha canzoni semplici, orecchiabili, immediate che tutti cantiamo, ti rimangono impresse. Questo per me è successo visto che arriva a tante persone e non ha testi con parole così difficili. Danno emozioni e ognuno ci si rispecchia. Bisogna pensare che il pubblico non è ignorante, quello che può apparire di poco valore perché viene usato un linguaggio elementare, invece dà più di quanto si pensi. Emozioni ad esempio.

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      • Esatto, la semplicità è proprio condensare in parole chiare concetti complicati. Avere il dono della sintesi in pratica. Per quello porto alto il vessillo di parla come mangi, certo meglio con la grammatica di base in modo da essere comprensibili.

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        • Verissimo. Quando usano troppi gerghi, parole colte ogni due per tre, mi chiedo: “Cosa mangiano?” Tutta roba artefatta, non del proprío orto. (Per buttarla sul mangereccio )

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  8. Scusami Tiziana, tu hai fatto un discorso serio e il tuo lavoro di riscrittura del testo rap è perfetto, ma quando ho letto “Ho un problema con la mano
    non funziona, che sarà” io ho pensato solo al sondaggio di Salvatore. 😀 😛

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  9. Dopo una settimana molto intensa sono passata di qua e… mi sono fatta proprio due risate! Grazie Tiziana per il tuo esperimento. Il trattore se volete lo guido io. Un giorno vi parlerò della mia infanzia bruciata, mentre provavo a fare più di 30 km/h con un trattore in mezzo a un campo di granturco.
    Beato te, contadino.

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  10. Ciao, Stefania. Grazie a te per esser passata di qui. Più siamo e meglio stiamo ( come diceva qualcuno). Io ho sempre vissuto in campagna, ma non so guidare il trattore. Chissà quanti guai avrei combinato.
    Dai, raccontacelo. Dalla premessa mi sembra che noi due siamo già scartate per guidare il mezzo agricolo. 😀

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    • Come, scartate?
      La guida sfrenata di un trattore può dare grandi soddisfazioni. 🙂

      Era una lontana mattina del 1996. A Stefano, il mio migliore amico “campagnolo” venne la brillante idea di insegnarmi a guidare il trattore. Da me i figli dei contadini lo imparano a guidare prima ancora di usare il triciclo. Non è stata una bella scena. Il raccolto ne ha risentito. Quando il padre di S. vide lo sfacelo, il cielo si oscurò. Temo per l’elevato numero di bestemmie pronunciate. Io, le mie ginocchia e l’orgoglio siamo tornati a casa sbucciati (e di corsa). A S. è capitata la sorte peggiore.

      Vent’anni dopo. Quando il padre di S. mi incontra per la strada, gli si forma ancora una ruga sulla fronte. Una ruga di disapprovazione ad eterna memoria.

      Però magari è stata colpa dello sterrato e in tangenziale fila tutto liscio.
      Una ragazza avrà pur diritto a una seconda possibilità.

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  11. Forse hai ragione, un’altra possibilità su strada ce la meritiamo.
    In campo aperto evitiamolo, non vorrei che qualcuno si ricordasse di noi come il padre del tuo amico. Una ruga parla più di tante parole. Quell’annata nei raccolti non fu dei migliori. 😀

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  12. Mi spiace, su questa particolare canzone non riesco proprio a vedere quello che dici.
    Semplice? A me non sembra. Qualcuno mi spieghi che cosa comunica perché io, in tutta sincerità, non lo capisco. Ho provato a chiedere a vari amici giovani, magari è un problema di gap generazionale. Ma la risposta più comune è stata un’alzata di spalle, uno scrollare la testa. La verità secondo me è che non significa proprio niente, o così poco che non vale la pena parlarne. Un buon ritmo che prende, qualche frase che suona bene e che richiama un po’ la rabbia e lo smarrimento. Forse è arte e mi sfugge, forse invece non è niente.

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    • Ciao, Mario. Se ti riferisci al testo che ho scritto io qui è solo un esperimento nel trasformare il testo originale della canzone di Rovazzi, che tra i giovani “spacca”( come si direbbe nel loro gergo ).
      La domanda era se ciò che viene scritto con parole semplici, se lo sia veramente.
      Mi hai già risposto con “A me non sembra”.
      Quello che può apparire un linguaggio semplice, non è detto che lo sia.

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      • Parlavo del testo originale. Il tuo mi è molto più chiaro. Sul fatto che scrivere una canzone sia molto difficile concordo. Questo particolare brano tuttavia mi appare privo di significato. Magari sono io a non capire, ma ancora sto cercando qualcuno che me lo spieghi.

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  13. Il mio testo si capisce bene perché è volutamente riscritto e adattato.Il brano di Rovazzi è semplice, ma meno diretto. Io lo prenderei per quello che è. Un brano orecchiabile, ballabile. Ha successo tra i giovani perché è quella la fascia d’età per cui è pensata. Li vedo ballare e cantare la canzone senza pretese, in spensieratezza, come dovremmo fare noi senza ricercare un messaggio nascosto. In questo caso si evince che anche se all’apparenza è scritto semplice, non ha un messaggio immediato. Mi ricordo di quando da giovani si andava in discoteca e si ballavano canzoni che non avevano un testo, o pochi avevano una trama. Si poteva ripetere la stessa frase e spesso in inglese; non importava. Lo scopo era la semolicità nel cantarla, ( ballarla) , ma non ci fermavamo a vederne la profondità.
    Grazie, Mario per avermi letto e commentato di nuovo.

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  14. mmmm, il brano originale è senza pretesa alcuna.
    Rovazzi nasce come youtuber, spesso dedicandosi ai video e che con la musica nulla aveva da spartire. gli è nata questa idea e ne ha comunicato le intenzioni a J Ax e Fedez che hano accettato per il video.
    Oltre un’intervista che ho letto su un giornale in attesa di farmi trapanare dal dentista altro sconosco.
    La canzone ehm … il motivetto funziona per il sottofondo audio e per alcune frasi che richiamano la voglia di vivere, la spensieratezza giovanile o altro, praticamente un testo creato ad Hoc che ha ben funzionato. lode a Rovazzi per l’idea.
    Però preferisco il testo scritto a Tiziana, richiama a tematiche precise, con chiaro intento di quel che dice senza girare a frasi fatte. si parla di questo, facile e intuitivo.
    Scrivere un testo con linguaggio facile e scorrevole, aiuta la comprensione istantanea ma non per questo è facile gestirlo.
    infine un semplice appunto. anche la scrittura richiede in un moto tutto suo una musicalità.
    come ad esempio la ricerca delle parole più pertinente del caso, certo non come la musica ma anche per lo scrivere richiede una certa parte nel suo componimento.
    beh, ho detto la mia, valga quel che valga.
    Saluti.

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  15. Ciao ArtiXmi, grazie di essere passato. Troppo buono. Rovazzi mi lincerà o riderà. A parte la parentesi burlesca nello stravolgere il suo testo, concordo con te quando dici che un all’apparenza dietro parole semplici, in verità ci sia un lavoro dietro. Vale anche l’affermazione di una scorrevolezza quando si legge; ci vuole un andamento ben preciso quando si scrive. Ogni parere è ben accetto. A presto. 😉

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