Sondaggio


Sondaggio

 

lui-lui-e-lei

La leggereste una storia così?

Prologo

In questo esatto istante, mentre voi ve ne state oziosamente seduti in poltrona, oppure frementi in coda alla posta o annoiati alla fermata degli autobus, io mi sto masturbando. La mia mano si muove su e giù. Lo fa rapidamente. Vi stupireste di quanto veloce possa andare. La muovo così per cercare di fare più in fretta che riesco. Lui però non vuole saperne. Se ne sta mogio, ritratto, intimidito; e non me la sento di fargliene una colpa. È già capitato due mesi fa. Proprio qui, dove sono ora.

La stanza è claustrofobica. Il muro che mi separa dal resto della struttura è sottile. Trattengo il fiato per fare meno rumore possibile. C’è solo quel lieve strofinio umidiccio di pelle aderente che friziona su se stessa. Lo sentireste anche voi se foste qui assieme a me.

Al centro della stanza c’è una sedia. È comoda e imbottita. Una pellicola di carta assorbente è stesa sopra. Nonostante questo, non oso sedermici. Su un tavolinetto lì a fianco c’è un cumulo di riviste. Sono pornografiche. Evito di toccarle. Preferisco lavorare di fantasia piuttosto che toccarle.

Una donna aiuterebbe. In carne e ossa sarebbe meglio. Ma da ragazzo mi arrangiavo, e non c’è alcun motivo per cui non dovrei farcela anche adesso. Quindi me ne sto qui, la schiena appoggiata contro il muro, menandomelo in attesa che si decida a venire. Per la seconda volta.

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Sono sopra di lei. Sono dentro di lei. Sono mesi che sto sopra e dentro di lei. Lei si muove sotto di me. Spinge il bacino verso l’alto. È il momento giusto, del giorno giusto. La temperatura basale, pure lei è quella giusta.

In una scala da 1 a 10 quanto vorresti avere un figlio?

Sette miliardi di persone che vivono e muoiono, ma soprattutto vegetano, come batteri su un sasso e mettiamo al mondo ancora figli?

Cioè, loro lo fanno. Noi, no. Noi non ci riusciamo. Mi muovo più in fretta. Lei lo sente e gradisce. Se così non fosse, non importerebbe. Ma gradisce, lo percepisco. Si muove più in fretta anche lei. Diventiamo una cosa sola.

Una donna su due mente sul rapporto sessuale. Un uomo su due mente sulle prestazioni sessuali. Se fossimo tutti più sinceri, godremmo tutti di meno.

Io sto per venire. Tiro indietro la testa e digrigno i denti. Chissà quanto devono essere buffe le nostre facce durante l’orgasmo… Dovrebbero farci un film. L’idea mi attira. Solo facce orgiastiche però. Mentre lo penso, le vengo dentro.

Un primo piano sul volto di lui, poi sul volto di lei. Su quello di lei: ci verrei. Tanto non farebbe differenza. Sono mesi che ci proviamo. L’ovulazione di lei è più irregolare del nostro stile di vita.

Restiamo uno sopra l’altro, ansimanti. Personalmente mi ritengo soddisfatto. C’è qualcosa di buono nel fatto che si faccia più sesso di prima. È la cosa del farlo in certi orari, in certi giorni, che mi turba un po’… ma ci convivo. Lei mi guarda e sorride, ci spera ancora. A me non importa. Rende felice lei.

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Sondaggio

È una domanda sincera la mia: la leggereste una storia così? Che faccio, la scrivo? Potete scegliere anche più di una risposta.

150 Comments on “Sondaggio

  1. Allora. Avrei già votato. A primo impatto è stata una lettura un po’ forte, spiazzante. Finito di leggerlo non ho avuto dubbi che dovresti scriverlo.
    Se volevi far vedere che in scrittura non ci dovrebbero essere tabù, ci sei riuscito. In effetti perché averne? In certi momenti nella nostra giornata pensiamo cose più torbide ( ora non mi viene altro aggettivo ), ma non è dispregiativo ; è così. Descriverlo ed esporlo a tutti non è la norma. Il sesso è privato. Non è che alla fermata del pullman parliamo dei nostri pensieri sessuali o di come lo abbiamo fatto.
    Per esempio se ci penso troppo, mi vergogno anche a scriverlo qui e tu che ascolti. Vabbè. I famosi tabù. Non siamo abituati a parlarne liberamente, vuoi per educazione familiare, sociale.
    Avevo scritto un testo su una prostituta e credo di aver dubitato 500 volte se pubblicarlo o meno. Ti giuro che non c’è una parola volgare, non accenna quasi per nulla, molto soft. Poi arrivi tu e i tabù vanno a farsi benedire. Non è facile.
    Ora un mini sondaggio lo vorrei fare anch’io.
    È giusto che si parli di sesso. Fa parte della nostra vita.
    Cambia se lo scrive una donna o un uomo?

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  2. Nel tuo racconto ci ho visto anche altro. Non l’atto in sé nudo e crudo,ma alla volontà di farlo per diventare genitore. Alla fine mi dà un senso di tenerezza , quello di voglia di paternità /maternità.

    P.s.= passare da pervertiti è un attimo. Qualche voto in quel senso te lo beccherai. Forse da chi non lo è. 🙂

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  3. Oh, io ho votato scrivilo, però se decidessi di andare a zappare la terra fammi un fischio che apriamo una cooperativa.

    P.S ma poi tra i protagonisti compare anche la donatrice?

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  4. Risponderò, certo, al sondaggio (…già devo pensare a cosa votare al referendum!!!), però sono tentata dal chiederti: qual è il fine ultimo di questo sondaggio?
    Immagino che la tua intenzione sia capire come un pubblico medio (siamo un pubblico medio? probabilmente in gran parte è un pubblico di lettori, ma chissà! il tuo blog è molto letto, presumo ci siano anche molti giovani studenti. E’ un campione rappresentativo? Chi risponderà? etc. etc.) affronti la lettura di certi temi e soprattutto se senta il bisogno e/o se abbia piacere di leggerli.
    Ma se come dicevamo ieri (oh, devo ancora finire di rispondere ai commenti, argh!!!) è la storia che arriva tra le mani dello scrittore, forse non dovresti porti il problema.
    Detto questo, beh, sì, così di prima mattina mentre ancora sto facendo colazione un po’ di repulsione me la provoca. Però, superate le prime cinque righe, il piacere della lettura ha superato l’ostacolo del tema. Quindi, vai scrivilo!

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    • Secondo me è perchè sa che è giunto il momento di tornare alla terra, ma a livello conscio non ha il coraggio di dirselo da solo e allora vuole che glielo diciamo noi, ma alla fine tutti gli diremo di scriverlo e lui continuerà la sua vita d’ufficio (ed ecco il soggetto di un altro racconto 😀 )
      Oppure ci vuole solo provocare 😛

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    • Il mio problema… no, sono due; i miei due problemi è che, da un lato, sono particolarmente prolifico (la scelta del termine è voluta…), dall’altro sono anche pigro e una delle cose che mi danno più fastidio al mondo è fare uno sforzo – perché scrivere è comunque uno sforzo – senza un ritorno (sarà per questo che i miei racconti li vendo?). Quindi cerco di capire da voi, che probabilmente non siete particolarmente rappresentativi visto che se mi leggete apprezzate già qualcosa nella mia scrittura (lo stile, le tematiche, il modo di affrontare le cose, il tono, l’amicizia, ecc.), se questo sforzo ha un senso oppure passo al prossimo “romanzo”. In modo particolare mi interessa sapere se lo stile, in questo caso proprio lui, con cui è scritto questo breve incipit può intrigarvi o meno.

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      • Premesso che mi pare che il tuo intento sia lontano dallo scrivere un erotico, anzi, mi pare che lo scopo (l’effetto voluto) sia proprio quello di uccidere qualsiasi erotismo, rendendo il tutto “scientifico”, la mia risposta è sì.
        – Il tema è un tema d’attualità, credo si sia già scritto qualcosa in merito, ma ciò non conta.
        – Si presta ad un’infinità di micro gag, può essere espanso quanto vuoi, basta un po’ di fantasia e un po’ di capacità di analizzare l’animo umano.
        – E’ perfetto per una forma di umorismo pirandelliano in cui si ride delle “tragedie” umane, ma lo si fa al solo scopo di pensarci.
        – poi mi vengono in mene anche altri motivi

        P.S. resta la domanda, ma l’idea e di cimentarti anche con le due protagoniste femminili?

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        • Io credo che alle donne, più che la scena della masturbazione del prologo, colpisca e in qualche modo spiazzi, il primo capitolo, cioè lui che compie l’atto sessuale in quel modo, con quei ragionamenti.
          Noi uomini sappiamo che i ragionamenti che Salvatore ha messo in testa al personaggio, non sono così fuori dal comune. Eppure sono pensieri che fanno inorridire le donne se espressi con tale ruvidità.

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          • Ricordo un episodio di Scrups (la versione maschile di Gray’s anatomy, ma immagino l’abbiate presente, no?) in cui due personaggi cercano di avere un figlio ma hanno problemi di sterilità e c’è una scena di sesso (molto pudica e ironica in realtà) dove i due sono lì che provano e lei: “il dottere a detto di mettere il cuscino così che funziona meglio, no, non è l’ancolo giusto, no aspetta che mi metto meglio sul fianco, hai controllato la temperatura? sai che se ci sono più di 27 gradi non funziona ecc. (il dialogo l’ho inventato ma suonava più o meno così) 😛

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          • Perchè non sai cosa passa per la testa delle donne! ^_^
            Scherzi a parte, quello è un contesto così particolare che quella riflessione al maschile ci sta tutta, e probabilmente in quel contesto pure lei pensa le stesse cose.
            Ad esempio a me non è piaciuto molto il finale, invece.

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              • Quel “rende felice lei” è un po’ pesante, scarica tutto su di lei. E non mi ritrovo molto nel “mi turba un po’ ma ci convivo”. Io avrei immaginato molta pressione che alimenta ansia da prestazione (ben giustificata dall’esito scadente) prima, e insoddisfazione, poi.
                Ma non è detto che sia così per tutti…

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                • Sì, bene; molto bene. Sono frasi che ho scelto con cura. Proprio perché, mi pare, nei pressi di un fallimento è sempre molto facile scaricare sugli altri: in questo caso sulla compagna. La seconda frase, invece, introduce un nuovo ragionamento non sviluppato in queste poche righe, ma che sarà utile più avanti.

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          • Quel che pensano le donne in quel momento, e che non è santo, lo so pure io. Una donna potrebbe afflosciare la virilità di un uomo con due parole. 😀
            Però nella visione che la donna ha del proprio uomo, mentre sono in quel momento, questo credo che spiazzi o quantomeno disturbi.

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      • Beh, allora se il punto è capire se lo sforzo ha senso, ancora una volta dipende da come lo vorresti usare.
        Ovviamente non per pubblicarlo su Confidenze. Qui sul tuo blog certamente riscuoterebbe successo. Ma suppongo che tu abbia altri obbiettivi… 😉

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  5. Non hai risposto alla mia domanda. Le donne che scrivono romanzi erotici ce ne sono. È lo stesso di quando lo scrive un uomo?
    O il pensiero andrà all’autrice come una pervertita?
    Un uomo ha vita più semplice, o no? Di lui si può sempre dire che è virile che scriva così. Per una donna?
    Più che al tuo autore penso a chi ha scritto “Histoire d’O”

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    • Tiziana non ti porre questi problemi, la scrittura ha sempre i suoi perché e le sue necessità. Lo scrittore non coincide con il narratore, a meno che si scriva in prima persona e questo può confondere qualcuno.
      Uno scrittore che si lascia frenare dai moralismi non dovrebbe fare lo scrittore, ma l’impiegato che smista le carte. La scrittura necessità di coraggio, sempre.

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      • Anche in prima persona, narratore e scrittore sono entità diverse. Se in prima persona parlo di un uomo disabile che viene tradito dalla moglie, che ha com’è giusto le sue esigenze fisiche, significa che a mia volta sono:

        1. Un disabile?
        2. Sposato?
        3. Cornuto?

        Solo chi non è abituato a leggere può confondere le due cose.

        [Ho fatto una citazione colta, chissà se la cogliete…].

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        • La citazione colta è il buon Lawrence con l’Amante di Lady Chatterly 😛
          Tra l’altro Lawrence se non ricordo male scrisse questo romanzo durante il suo soggiorno a Taormina. Ci sono leggende che con la sua amante scopas… ehm si impegnava in unioni carnali parecchio disinibite. 😀

          Io lo so certamente che lo scrittore e il narratore non coincidono nemmeno in prima persona, però ci sono lettori che domandano se autobiografico anche in terza, figuriamoci in prima se non vanno a nozze.

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      • Allora scrivo, eh. Poi non venite a riprendermi. 😛
        A parte gli scherzi, dipende dall’argomento. Ma come ho detto al primissimo commento è più difficile pubblicare un racconto in cui parli di argomenti sabrosi; il sesso è per molti un tabù. Se ci pensi non credo che in giro parli della tua vita sessuale, che ne so con il vicino. Scrivo di tutto, anche di sesso. Di malattia. Mi è capitato di spaziare su varie cose. Da ragazzina spiazzi più sulla classica storia d’amore, ma poi ti addentri in tematiche più profonde e più sofferte. Non ho tabù, ma ammeterai che all’inizio quando ti butti a scrivere di sesso un po’ ti imbarazza. Poi passa. Piuttosto, mi hai letto, Marco?
        Così vedi nello specifico i temi che tratto.
        Prima o poi quello della prostituta lo pubblico. Non è malvagio.

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      • Be’, non è vero, o è vero sono nel contesto attuale. I classici più belli e importanti di questo genere sono scritti da uomini: Il marchese De Sade (da cui deriva il termine sadismo), John Cleland, D.H. Lawrence, eccetera; anche se, in verità, in questo genere la prevalenza femminile è sempre stata schiacciante: Marguerite Duras, Emmanuelle Arsan, Anais Nin, Pauline Réage, ecc.

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    • Il mio però, anche se parla di sesso in modo quasi pornografico, è tutt’altro che un romanzo erotico. I romanzi erotici non mi piacciono. Ho letto i classici (La storia di O, Il delta di venere, ecc.) ma non posso dire di intendermene. Quindi non so rispondere. 🙂

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  6. Io ho votato senza alcun dubbio per scriverlo. Ma sul serio ti poni dei limiti… Beh ci siamo capiti.
    In letteratura siamo passati da Boccaccio, al farfallonare di Brancati, per non parlare del Marchese de Sade, e noi moderni dobbiamo “porci” dei limiti sul raccontare la sessualità?

    P.s. Io anni fa uno spermiogramma l’ho fatto sul serio. L’infermiera (molto carina) che mi porge il contenitore, mi indica la stanza, mi suggerisce le riviste porno e si tira dietro le spalle la porta, fu una delle esperienze più imbarazzanti della mia vita. Ma allora ero un uomo timido. Già perché tu la fai pure facile, ma centrare il barattolino in certi momenti concitati non è mica semplice 😀 😀 😀
    Poi, quando sudaticcio, ho riconsegnato il barattolino (trasparente) con i miei 100 milioni di eroi fra le mani dell’infermiera… ho chinato leggermente la testa, come se stessi passando da lì per caso e avevo quel contenitore per sbaglio.
    Oggi non mi farei il minimo problema. Anzi la guarderei dritta negli occhi l’infermiera (sempre carina). Cavolo la sessualità è l’umanità che si riproduce e noi occidentali ci poniamo ancora tali problemi?

    P.s.2 Se vuoi vedere una scena di spermiogramma davvero divertente (almeno per noi uomini), esilarante e tragica, guardati il film Tutti i Santi Giorni di Paolo Virzì. 😉

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  7. E’ quello che capita al 50% delle coppie che vogliono figli, dato che il tasso di fertilità è ormai quello. 😦
    Credo che tu sia riuscito perfettamente a rimuovere la passione dall’atto sessuale e a presentarlo in quel modo asettico tipico delle prescrizioni del medico. A dargli un leggero retrogusto amaro, e una finta patina di indifferenza che serve a proteggersi dalla delusione per il fallimento. E’ così.
    Certo, sei stato indubbiamente esplicito, c’erano mille modi di raccontare la stessa cosa, e hai scelto quella più d’impatto. Una scelta, appunto, coraggiosa.
    Io ho votato “vorrei averlo scritto io” ma non ho votato “vai, scrivilo”. Un racconto così, con questo linguaggio, deve trovare il pubblico giusto, secndo me. Non puoi violentare un lettore ignaro 😉

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      • Violenterai pure il lettore perché il linguaggio è forte. Ma lo porterai alla conoscenza di un tema di tutto rispetto e per niente facile. Il concepimento attraverso una visione brutale, nei pensieri di lui senza filtri. Il tema della fertilità fa riflettere. È tosto. Come dice Nadia, delicatissimo.

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  8. Scrivilo. Sono curiosa di sapere dove andrai a parare, che c’è quel “+ lui” nell’immagine. Vuoi vedere che lei avrà anche un’ovulazione irregolare, ma forse a lui piace altro? 🙂
    Inutile dire che alla newsletter stamattina ho sgranato gli occhi: “Ha avuto il coraggio di scriverlo per Confidenze?! Miiiiiiiii, gli si rizzeranno…i capelli alle vecchiette!!!”
    Poi con poltrona e pila di riviste ho capito l’antifona. Adesso comunque ci sono televisione, videoregistratore/dvd e un tot di film. Capita anche che la signorina che ti accompagna alla stanza (solo fino all’entrata) ti dica “Questo è ottimo, vada al minuto 3 e 45, funziona subito”.
    C’è anche chi ha provato a giocarsela in casa, ma si hanno solo 30 minuti per la consegna e se non ce la fa il Dhl nel traffico della mattina, figurati la legge di Murphy cosa dispone in tale frangente!
    Eh, ne ho sentite veramente tante, che li considero quasi degli eroi per la tenacia di affrontare certi problemi.

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  9. Vincerà sicuramente il “vai, scrivilo”, anche se il campione non è rappresentativo. 🙂
    Uno scrittore non deve avere nessun tabù, mai, se no comincia a non scrivere di tradimento per paura che la compagna pensi che c’è qualcosa sotto, a non scrivere di come si ammazza qualcuno con la rabbia della vendetta per timore di passare per pazzi, e alla fine ti rimangono da scrivere solo gli auguri di Natale. Poi ti criticano anche quelli.

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  10. Io ho votato “Devi saperlo tu”. E’ la nona opzione.
    Quella che non c’è… 😛

    La domanda da porci (termine da non intendere come sinonimo di maiali… 😀 ) è : l’autore (in questo caso tu) ha alle spalle un vissuto?

    Non ha importanza che sia autobiografico, non è quello il concetto che voglio toccare anche perché, come già qualcuno ha detto, lo scrittore non deve presentarsi come il narratore.

    Per certi temi però trovo che sia fondamentale avere alle spalle un vissuto così da andare in profondità sugli aspetti più nascosti, quelli che per cui i lettori (che ci sono passati o ci stanno passando) vorrebbero segretamente confrontarsi.
    Sono gli aspetti che uno (che si decide a scriverne) può conoscere solo se ha alle spalle un’esperienza di prima persona, aspetti che altrimenti non si potrebbe neanche sognare.

    Poi se lo scrittore sceglie di distinguersi (o far finta di distinguersi) dal narratore perché vuole allontanare da sé ombre autobiografiche, quello è un altro paio di maniche…

    Considerando sempre il tema (che trovo delicato), l’immedesimazione tra lettore e narratore è un’arma a doppio taglio: alcuni vorranno leggere per confrontarsi, altri fuggiranno dal tuo incipit per non rivangare momenti dolorosi…

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    • Tematica interessante, la tua, Dario. Dunque, la risposta è no. Ma questo non credo sia un limite, per tre buoni motivi:

      1. Un sacco di scrittori scrivono di serial killer senza esserlo stato, senza essere stati vittime, senza essere poliziotti; eppure ci riescono benissimo lo stesso.
      2. Una mente intelligente può informasi.
      3. Una persona sensibile, empatica, può immedesimarsi.

      Insomma, anche se il tuo dubbio è legittimo e sensato, non ne vedo il limite presunto. Semmai, invece, una domanda che nessuno mi ha fatto potrebbe essere: ma tu davvero avresti voglia di scrivere una storia così? La risposta non è scontata…

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      • Sono d’accordo: non è un limite. Ma non ti permetterebbe nemmeno di arrivare al massimo risultato che solo il vissuto potrebbe permetterti di fare.
        Uso il condizionale perché tra il vivere e il saper (voler) raccontare ce ne passa.

        I tuoi 3 punti li condivido ma andrebbero “quantificati”.

        1. Un sacco di scrittori riescono benissimo a scrivere per certi generi: ma io credo che riuscirebbero ancora meglio se avessero alle spalle il vissuto (di un poliziotto, di una vittima scampata o di un serial killer).

        2. Una mente intelligente può informarsi: ma arriverà al 90% del suo scopo perché andrebbe a cercare solo le risposte per le domande che si immagina. Per il restante 10% non si immagina nemmeno le domande da porsi.

        3. Allo stesso modo, una mente sensibile si immedesimerebbe al 90%. Solo il vissuto ti permetterebbe di superarlo.

        La domanda che ti sei fatto, te la pongo io (non so se hai già risposto nei commenti sotto, quindi nel caso andrò a leggere di sotto… 🙂 ).

        Hai davvero voglia di scrivere una storia così ?
        Presumo di sì, visto che hai già pensato a un incipit e a un capitolo 1.
        Quindi ti pongo una seconda domanda (anche qui, non so te l’hanno già fatta, poi mi rileggo tutti i commenti…).

        Quali aspetti psicologi vuoi approfondire con il tuo lui e la tua lei ?

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        • Per la seconda domanda non ho ancora una risposta; quello che mi interessa, più che altro, è inserirmi in modo critico nel pensiero dominante in Italia – rispetto a questi temi – frutto di un retaggio culturale che non è più possibile nel contesto attuale.

          Per quanto riguarda la prima: ciò che mi frena è quello che presumo accadrebbe con il libro che ho in mente: dovermi difendere dalle critiche peggio di Saviano dai camorristi. 😛

          A me la scorta non la dà nessuno…

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  11. Sono super convinta che da me ti aspetti “sei un pervertito, punto” e la casella l’hai creata ad hoc. Invece ti stupisco e ne barro due, “sì, mi piacerebbe” e “Vai scrivilo”. A differenza di quanto si pensi mentre detesto le volgarità e parolacce, che in alcuni casi ci stanno purché non abbondino, non vale la stessa cosa per il sesso. (Ne ho parlato a proposito in Leggere non è peccato quando affermo che il sesso non sia peccato, ma anzi sano.)
    Quello che hai scritto non crea disagio, ho letto di peggio. Certo che un intero romanzo erotico non è proprio nei miei gusti, ma alcuni passaggi ci stanno altroché e se la tua domanda è funzionale al testo che devi o pensi di scrivere perché no. Nel primo caso pare la scena di un solitario che non ha un gran vita e crea un po’ di tristezza, nel secondo uno che il rapporto lo ha ma troppo felice non lo è nemmeno e in entrambi metti il dito dentro alla piaga dell’incapacità di vivere il sesso in modo salutare. Ok ma non è il caso di perdersi in dissertazioni sul tema.

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    • Non avevo creato quella casella apposta per te, ma ammetto di aver pensato che l’avresti barrata: anche solo per ridere.

      Non è a un romanzo erotico che sto pensando, ma un romanzo che parli di concepimento. Mettere l’accento sul sesso è solo un modo per scioccare da subito alcuni “benpensanti”.

      P.S. il nostro Paese ne è pieno.

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      • Io di questo tema ne parlo nel primo racconto del mio libro e ti dico che ho usato una persona che tutto questo l’ha provato sulla pelle, utilizzando la formula del diario. Le donne fanno questo molto spesso… annotano tutto perché sono fissate. Non ho potuto usare emozioni mie non avendo vissuto quell’atroce desiderio negato dalla natura ma posso assicurarti che ti stai avventurando in un campo assai tormentoso, sia per il lui che per la lei e devi andare in un crescendo di ansia. Il sesso diventa solo più tale perdendo emozioni e bellezza e forzandosi fino a stufare. Sarà molto interessante da leggere allora il tuo libro

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        • Dipende sempre da quale aspetto, di un tema così complesso, si vuole affrontare. Sarebbe sicuramente un libro molto criticato… Non so se ho voglia di impelagarmi in tutto questo. 😛

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          • Non tirarti indietro prima di averlo almeno provato. Certo non è un tema inedito e sicuramente interessa molto, ma è anche un terreno pieno di buchi in cui come ti muovi rischi di irritare qualcuno. Benpensanti, chi c’è passato e si sente al microscopio, insomma… non facile. Ma d’altronde chi non risica non rosica e secondo me dovresti invece provarci.

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              • Sì e soprattutto se trovi il giusto modo di dosare il sensazionalismo con la delicatezza esagerando in alcuni casi e poi addentrandoti molto sulle emozioni potresti davvero tirare fuori un buon prodotto. Come idea mi viene da dire di mettere in luce aspetti buoni e cattivi in ognuno dei due personaggi (lui e lei) in modo che chi legge possa identificarsi senza sentirsi il colpevole della situazione. So per certo che spesso è solo uno dei due ad avere il problema dell’infertilità e questo lo rende più fragile. Puoi molto giocare sul senso di frustrazione e sull’empatia, sulle mille sfumature del rapporto. Sarà un lavoro intenso, che ti darà molto, e alla fine ti costringerà a tirarlo fuori dal cassetto e farlo pubblicare così tutti lo potremo leggere.

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          • Quel che dice Nadia dipende da quale strada si intraprende. Il racconto di Salvatore è l’inizio. Poi (e basta farsi un giretto sui siti di medicina apposita), se la cosa non riesce, si passa di livello e allora le cose si complicano ulteriormente. Anche qualche giretto nei forum (alcuni pubblici) di chi è nel mezzo del calderone aiuta a farsi un’idea di come la vivono gli interessati. Di mezzo c’è sempre la Statistica e di come alcuni medici la interpretino a favore, con un costo psicologico per gli sfortunati.
            La cosa interessante è che vi concentrate tutti su questo…ma su quel “+ lui” nessuna domanda?? Chi, o cosa, è quel “+ lui”?

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      • Infatti io ho visto più la voglia di essere genitori, che il torbido dei benpensanti. Ma poi non li capisco. I benpensanti non si accoppiano nella loro vita? Che dramma! Salviamoli.

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  12. Ho votato a favore, è una storia in cui molti si potrebbero riconoscere (data l’altissima percentuale di coppie sterili o che comunque non riescono a procreare), già l’incipit è di impatto forte, avevo intuito subito che si trattava della stanza per “produrre” il seme da mettere nel barattolino…

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  13. Non so se si possa votare due volte. Scrivilo questo romanzo, ne hai la capacità. Hai anche la consapevolezza a tuo favore. Se avessi una casa editrice, avrei già puntato su di te. Ammiro la caparbietà ma credo sia data dalla certezza di essere così bravo a scrivere. Io ogni volta rimango stupita.

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  14. Per me puoi andare avanti. Mi chiedo perchè, nel primo caso, non sei rimasto solo invece di dialogare con il lettore di “lui”. Non sarebbe più efficace se il dialogo fosse solo fra te e “lui”?
    E comunque anche a me piace di più il primo, lo trovo più intimista. Il secondo mi sembra più freddo.
    Scientifico, come dice Grilloz.

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      • La domanda è: perchè nel primo caso dialoghi con il lettore? Lo hai fatto apposta o è stato casuale?
        Ad esempio:
        “Lo sentireste anche voi se foste qui assieme a me.”
        “In questo esatto istante, mentre voi ve ne state oziosamente seduti in poltrona, oppure frementi in coda alla posta o annoiati alla fermata degli autobus,”

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  15. A me cresce tutto. Sono figlia d’arte in questo. Mio padre ha un orto. Ha più verdura lui , che il fruttivendolo. Mia madre ha le piante più fiorite del paese. Per dare una piantina , devo sfiancarla per mesi. L’unica cosa che sconsiglio è seminare carote. Sono lunghe a coltivare, viene la voglia di andare a comprarsele prima che crescano.

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  16. Da persona informata dei fatti, ti dico di no. Non volermene ma ci vuole una sensibilità diversa per affrontare questo argomento, non sono scandalizzata, ma il vaso che scoperchi richiede maggior delicatezza a parer mio.

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    • Anche secondo me, e che tu ci creda o meno questo è una delle maggiori remore per cui non ho ancora scritto (e forse non scriverò mai) questo specifico romanzo. Tuttavia, soprattutto noi italiani, siamo abituati a vedere unidirezionalmente, bianco o nero, invece credo ci siano moltissime sfumature attraverso le quali poter raccontare persino una storia “difficile” come questa; sfumature che potrebbero persino permettermi di adoperare questo tipo di linguaggio. Bisogna solo avere la sensibilità per individuarle, queste sfumature; e adoperarle non per ferire qualcuno ma per liberare la coscienza collettiva. In una parola: ci vuole molto coraggio.

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    • Credo che l’unica cosa che non manchi a questo incipit sia proprio il ritmo, anche se comprendo che scrivendolo tutto con questo tono finirebbe per diventare monocorde, e quindi mono-tono. Qual era la risposta che avresti voluto trovare?

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      • Ritmo non vuol dire frasi nervose e un punto, vuol dire variazioni. Per ora è tutto uguale. Stump, stump, stump. Alla lunga annoia. Volevo trovare una risposta sullo stile, ma sono tutte incentrate sul tema del sesso. Il tuo stile è più adatto ad altre cose, su questi argomenti è sprecato.

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        • Certo certo, per questo ho parlato di mono-tono, monotono: ne ero già consapevole. 🙂 … e, il mio stile, a quale argomento sarebbe più adatto? Mi piacerebbe molto sentire questa risposta.

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          • Ti vedo adatto a parlare della tua generazione sullo sfondo di una Torino noir. Un viaggio di notte in un quadrilatero tra Corso Regina Margherita, Corso Inghilterra, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza della Gran Madre. Un giovane Holden, ma più adulto. Insomma, la tua età. Una storia tra le 7 di sera, aperitivo, e le 7 di mattina, cornetto caldo. Di un mercoledì. Più preciso di così…

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            • Argomento interessante. Quindi se uno ha un determinato stile, è un bel rischio cambiarlo. Non saprei. Ho cambiato il mio modo di scrivere, più maturo, lo stile forse non si distaccato più di tanto rispetto ad anni addietro.
              Non potremmo mai parlare di qualcosa di diverso dei quarantenni? Io e Salvatore siamo coetanei. Forse si scrive per l’età che abbiamo, ma molto dipende dal bagaglio personAle che ci portiamo. Ci sono quarantenni che non hanno vissuto tutto e ventenni che hanno una vita già piena. Questo riflette molto quando scrivi. L’età più vissuto fa la differenza.
              Non sono d’accordo con chi dice di non trattare determinati temi. Se censuriamo tutti gli argomenti più difficili , non se ne parlerà mai. Ci vuole tatto. Senza offendere nessuno. Tutti abbiamo un argomento che ci può far male, ma non punto il dito se qualcuno ne parla. Non è una sua colpa. Uno scrittore non può prendersi carico della sensibilità di tutti. Ovviamente non deve offendere nessuno, ma nemmeno tacere per paura che qualcuno ne soffrirà. Anche chi scrive si fa del male molte volte. Potrebbe essere terapeutico per chi scrive e per chi legge.

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            • Caspiterina… il prossimo mercoledì mi toccherà stare sveglio tutta la notte per scoprire cosa accade a Torino, zona quadrilatero, tra le sette di sera e le sette del mattino. Tuttavia… la beat generation in versione by night torinese non mi convince fino in fondo. Servono ancora, al mondo, libri così?

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                • Ecco, appunto. A maggior ragione se già frusti. Tuttavia sulla narrativa non sono pienamente d’accordo, servono anche quelli, di libri: per passare il tempo senza rincoglionirsi davanti alla televisione, ad esempio. Hai notato che più ore passi davanti alla TV più il cervello rallenta e i pensieri intorbidiscono? Lo stesso non si può dire coi libri. Inoltre la narrativa, quella buona, può farti scoprire qualcosa su di te o sul mondo; cose che da solo non avevi vagliato: un punto di vista insolito, un sentiero che i tuoi pensieri normalmente non percorrono. La narrativa serve; la buona narrativa serve. La pessima narrativa non serve a nessuno, neanche a chi la scrive.

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                    • Su questo tipo di romanzo io ne ho uno che mi porto dentro da quando avevo vent’anni. E’ l’unica ragione perché di fronte ai nubifragi della vita non mi sono tolto di mezzo o ho rinunciato a scrivere.
                      La maturità e la forza per scriverlo non ce l’ho ancora. Prima ne devo scrivere altri. E poi servirà anche l’energia per sostenerlo, quando gli altri vorranno massacrarti.
                      Ma io mi sto preparando alla lotta da tanto ormai. Quando verrà il tempo, io sarò pronto. 😉

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                    • Di temi forti ne ho. Vado per gradi, mi addentro in altre tematiche, meno toste perché come dicevo sopra fa male scriverlo. Se lo scrivesse un’ altra persona, sarebbe più semplice e ripetendomi quasi liberatorio. Ecco perché dicevo che quando scrivi di tematiche dure farai del male. O a te o agli altri o ad entrambi.
                      Rinunciamo per questo a scriverlo?
                      Sarebbe un errore. Forse potresti aiutare qualcuno, invece.

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                    • Io ho radicata dentro la mentalità dello scrittore indipendente. Indie.
                      Questo tuo ragionamento dell’opportunità del scrivere un testo duro o meno, franerebbe già al contatto con la realtà. L’editore, l’editoria nel suo insieme potrebbero non essere affatto interessati a pubblicare il tuo libro per motivi religiosi, sociali, culturali o semplicemente economici.

                      Ogni scrittore che desidera pubblicare con un editore è costretto a incanalarsi nei dettami dell’editoria. Degli editing che mozzano gli argomenti o le parole che non si possono dire. Non è censura, semplicemente c’è qualcun altro sopra di te che sovrintende un prodotto chiamato libro e di cui si prende l’onere di investirci sopra denaro.E se ci investe denaro deve avere la possibilità dei sì e dei no, su quel che tu puoi scrivere e lui pubblicare.

                      C’è chi prende in giro il self publishing, semplicemente perché non ha capito o non conosce la natura d’essere uno scrittore indipendente. Indipendente tutto tondo e non a chiacchiere.

                      Uno scrittore che ho conosciuto sul web, è stato accettato da un editore big, ma ha dovuto cestinare e riscrivere il 70% del suo romanzo, perché all’editore non piaceva come proseguiva la storia. Mi ha detto non posso dir di no al grande editore. E se qualcuno non può dir di no, è giusto che si adegui a trasformare A in B.
                      Quindi, io dal mio piccolo pensiero, posso dirti, che se la tua storia, per quanto scomoda e dura, non sarà mai un errore se per te o per altri potrà essere qualcosa di importante.
                      Segui il tuo istinto, la restante parte dei valori morali o sociali semplicemente non conta.

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                    • Quello che scriverai più darsi che verrà corretto, dipende che linguaggio usi. Tuttavia non credo che tutto venga censurato, alcuni libri scomodi sono stati scritti. Altri devono ancora essere sviluppati come argomento. Se ne parla in modo più superficiale. Il lettore secondo me ha bisogno di sentire storie che non sono solo di amore tormentato, di viaggiatori, e non so che. Ma di cose più grandi di loro, inenarrabili, quelle che tormentano perché sarebbe brutto o scomodo o li fa vergognare. O fanno male, semplicemente. Sapere che non sono gli unici credi che farà del male o del bene?

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                    • Non dico che gli editori censurano, ci mancherebbe, ma pubblicano quel che è più conveniente per il loro mestiere. Ovvero il tornaconto economico. Sono aziende.

                      Tu chiedi: “Sapere che non sono gli unici credi che farà del male o del bene?”
                      Non posseggo la verità, ma il mio modo di percepire il mondo e le persone che vi abitano. Spesso ciò che fa male è importante. Chi soffre non ha bisogno d’essere giudicato, ma d’essere compreso, di non sentirsi solo. E ritrovarsi in una storia, può essere terapeutico per lenire il dolore e le cicatrici delle vita.

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                    • Gli editori nel loro campo sono dei professionisti: possiamo presumere che sappiano cernere? Poi, certo, ci sono persone e persone, situazioni e situazioni. A volte si commettono errori, e non sempre quello che “scartano” non è valido. Di esempi ce ne sono, anche al contrario. Tuttavia sono professionisti della loro materia, si spera che qualcosa sappiano fare.

                      «Chi soffre non ha bisogno d’essere giudicato, ma d’essere compreso» – questo è il pensiero più bello che abbia letto ultimamente. 🙂

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                    • Assolutamente d’accordo. Gli editori sono delle figure professionali molto importanti. Sanno benissimo cosa pubblicare o meno, è il loro mestiere.

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                    • Certo che gli editori sanno secernere. Se non lo sapessero fare fallirebbero e chiuderebbero. Io riferivo un discorso un po’ al limite.

                      Cioè la poetica (lasciami passare questo termine altisonante, ma per certe storie impegnate la vedo così) di un autore, che magari vuole toccare temi scomodi, che magari utilizza un linguaggio non consono agli standard editoriali, non è detto che al momento della pubblicazione, il testo rimanga inalterato.
                      La poetica dovrà scontrarsi con l’editor che affiancheranno e la linea editoriale, che possono coincidere solo in parte col pensiero dell’autore. A quel punto lo scrittore dovrà scegliere, se accettare compromessi, oppure no.
                      E’ chiaro che il mio ragionare è un esempio molto al limite.
                      Però sostanzialmente queste sono le regole del gioco.
                      Se vuoi scrivere un romanzo “contro”, o dai temi forti, occorre anche chiedersi se ci sia qualcuno disposto a pubblicarlo.
                      Già lo vediamo nella nostra cerchia, quanto è difficile accedere al mondo editoriale che conta, figuriamoci con storie “complicate”.

                      Ad esempio, Saviano, nel suo ultimo libro scrive una “cacata”. Cioè lasciami il termine forte, nel senso che il libro comincia con un ragazzino di quartiere che defeca in faccia a un altro ragazzino.
                      Ora, da lettore, la scena è evidentemente disgustosa, e può darsi che sia vera in certe contesti sociali.
                      Però è evidente che Saviano con Mondadori può cominciare un romanzo con tale scena, solo perché è Saviano. L’avessi presentata io o qualcuno di noi, non so dove ci avrebbero cestinato. 😀

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                    • Ho appena finito di leggerlo, il libro di Saviano. Non lo so se a noi l’avrebbero permessa una scena come quella, non so se l’avrei scritta una scena come quella. Tuttavia le concessioni si guadagnano. È chiaro che se il tuo nome vale, per dire, un milione di copie, finché continui a vendere puoi permetterti cose che magari ad altri non sono concesse. Ma non è detto che sia così. In realtà non possiamo saperlo. Magari gliel’ha suggerito l’editor di inserirla o modificarla, quella scena. Le nostre sono solo supposizioni. Quel che è certo è che Saviano, quando ha scritto Gomorra, aveva già il contratto di Mondadori in tasca. Questo vorrà dire qualcosa. Perché lui sì e noi no? Temi, talento, fortuna… chi lo può dire?

                      Le case editrici fanno i loro interessi. Qualche volta fanno gli interessi dei lettori, o almeno, lo sperano. Mai fanno gli interessi degli scrittori, se non per ciò che riguarda la promozione del libro e solo per quei libri destinati a vendere molto. Ma non è così per tutti i campi e per tutti i lavori? Perché ci stupiamo quando invece si parla di scrittura?

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                    • Io sono un tipo che sembro un sognatore e un idealista. Infatti metà di me lo è. Ero così da ragazzino e se le cose fossero andate diversamente avrei costruito una vita diversa, quella che assomiglia alla retta ideale.
                      Ma purtroppo, o per fortuna, la vita mi ha forgiato anche all’opposto, al crudo realismo dei fatti, all’essere pragmatico nell’affrontare le situazioni reali.
                      E infatti io non mi stupisco affatto che il mondo e l’editoria di conseguenza funzionino così.
                      Però gli scrittori, o coloro che vorrebbero diventarlo, sono una categoria aliena alla realtà.

                      La maggior parte di loro, prima di scontrarsi con la realtà, immagina di aver scritto il grande libro, il capolavoro universale che tutti acclameranno. Che gli editori, come se fossero enti di distribuzione culturale gratuita, sono tutti pronti e caldi a pubblicare i loro libri.

                      Molti scrittori, quasi tutti coloro che ho conosciuto (e volendo non sono molti per fare statistica) firmano contratti editoriali senza soffermarsi a pensare su cosa firmano. Se per pubblicare c’è un contratto ci sarà un motivo?
                      Si è contenti dell’opportunità concessa dall’editore, ed è ovvio che sia opportunità, però l’editore è un’azienda iscritta al registro delle imprese. Ha una partita iva, presenta un bilancio e paga le tasse. Queste tre cose sembrano e sono ovvie, ma ancora oggi se tu lo dici a certi aspiranti scrittori ti guardano scettico. Sì vabbè ti dicono, se il libro vale l’editore lo pubblica, anche se non vende, perché promuove il valore culturale.
                      Cioè un editore, una impresa, che ha il sentore che con un libro bellissimo ci rimetterà soldi, e in quei soldi che ci rimette ci dovrà pure pagare le tasse, e il libro viene pubblicato!?

                      Cioè torno su questi argomenti, perché proprio c’è l’ho caldo il tema. A una presentazione ho incontrato uno scrittore, che ha scritto un libro la cui prima pagina è così barocca, da non averci compreso nulla nemmeno a leggerlo due volte.
                      Ed è convinto che tutti gli editori gli apriranno le porte e lo acclameranno appena mostrerà loro il capolavoro. Boh. Ti giuro. Boh.

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                    • Mi fai venire in mente Bufalino. Anche lui aveva uno stile barocco. Nel suo caso ha funzionato, però. Dipende anche da quanto sei bravo e da quanto, nonostante tutto, riesci a essere originale. Lo sai che Bufalino viene anche citato dal Serianni nella sua grammatica? Non è una cosa da poco.

                      Ad ogni modo la colpa non è degli editori – sembra quasi che voglia difenderli a tutti i costi ma ce n’è anche per loro – la colpa è degli sprovveduti in generale. Io lo capisco che uno, soprattutto da ragazzo e soprattutto artista, è anche un sognatore. Anche. Non solo. E poi vengono a dare del cinico a me… Stanno ancora nel mondo delle fate e il cinico sarei io. Il mondo può non piacere; ma un discorso è che non ti piace, un altro è ignorare la realtà. Il bene e il male, in senso assoluto, non esistono; esistono solo all’interno di un contesto (o di un immaginario).

                      Per quanto riguarda il self: è chiaro che quella strada è interessante; per molti motivi lo è. Ma ad alcune condizioni:

                      1. Che tu sia a un livello tale che potresti pubblicare anche con un big.
                      2. Che tu possa avvalerti di collaboratori di uguale professionalità per tutte quelle cose che non sei in grado di fare da solo (copertina, impaginazione, editing, correttore di bozze, promozione).
                      3. Che tu abbia già un tuo seguito, soprattutto nei media: così da poter avere recensioni nei quotidiani.

                      Ma diciamocelo, soprattutto il punto numero tre (ma anche gli altri) è inimmaginabile. Intanto se sei al livello di pubblicare con un big perché dovresti scegliere, con tutto ciò che comporta, l’autopubblicazione? Nessuno ti dà un anticipo sui diritti, tutti i rischi sono tuoi, devi anticipare i soldi per le spese, devi faticare dieci volte di più e in cambio di tutto questo, sì, hai una percentuale più alta nelle royalty (che però in molti casi non vanno comunque a coprire le spese), però nessuno ti caga di striscio, nessuno scrive una recensione su di te, nessuno ti intervista, nessuno al di fuori dei blog e dei commenti sui portali parla del tuo libro… Sei invisibile. È come essere un bravo attore ma senza un palcoscenico. L’editore non è altro che il boss del teatro, l’impresario. Senza impresario non c’è spettacolo. O lo spettacolo lo puoi fare fuori, lungo le strade…

                      Oggi come oggi la figura dell’editore è ancora indispensabile, o almeno, a un certo livello. Fra un secolo non lo so. Ma fra un secolo magari non esisterà nemmeno più la razza umana. Con tutto il rispetto per le tue idee, sia chiaro. C’è del buono nell’autoeditoria. Ma l’autoeditoria fatta bene si trasforma in fretta in editoria tradizionale. … e poi degenera. Neri Pozza, l’editore, è nato per l’iniziativa di alcuni compagni di Università. Anche l’Einaudi, in un certo senso. Non è molto diverso dal mettersi lì e “farsi i libri da soli”. Tanto per dirne una.

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                    • Beh, come sai, con uno come me sull’autoeditoria se ne potrebbe parlare per settimane. 😉
                      Concorderei sui tuoi punti solo se guardassimo il bicchiere mezzo vuoto. 😀
                      Io non credo l’autoeditoria sia adatta a tutti, anzi, direi in Italia è adatta proprio a pochi. La nostra mentalità collettiva ci dice che il grande capo (di cui lagnarsi sempre) è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

                      Comunque sul tizio è stato divertente col senno di poi. Il suo barocco purtroppo era ben lontano dal grande Bufalino, che adoro. Le menzogne della notte, più di Diceria dell’Untore.
                      Ero andato a vedere la presentazione del libro di Coelho. Non che sia un suo lettore, ma visto che Catania non è Torino e non abbiamo Saloni, quando passa un big vado a vedermelo. Il tizio era seduto accanto a me e mi ossessionava col suo libro barocco. Il suo barocco era una insulsa striscia di aggettivi.
                      A un certo punto mi dice:
                      “Guarda, leggilo.”
                      “Scusa, vorrei ascoltare Coelho”.
                      “Sì ma tu ti rendi conto? Lui conosciuto in tutto il mondo e io ancora no. Ma appena finisce la presentazione, glielo faccio leggere direttamente a lui.”
                      Io lo guardo tra il serio e la presa per il culo a tutto spiano. “Non credo che il tuo libro sia il suo genere”.
                      “E chi se ne importa, l’importante che riconosce la mia grandezza.”
                      Ero un po’ a disagio effettivamente, però il soggetto era interessante come caso patologico.
                      Gli ho suggerito che se nessuno glielo pubblicava poteva utilizzare il self publishing.
                      “Che fai scherzi,” mi risponde. “Io meno di Einaudi non vado.”
                      “Ah.” E’ stata la mia ultima risposta. Anche se son rimasto col dubbio, su chi avesse in classifica sopra Einaudi.
                      Ora dico, tutto è possibile nella vita. Mi sei testimone e lo giuro, se un giorno vedessi il libro del tizio pubblicato da Einaudi… andrei a farmi frate.
                      E a quel punto fra’ Marco… 😀

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                    • I voti li avrei già presi, ma dato che non mi piace un ruolo di secondo piano, avrei accettato solo l’elezione a Papa. In tal senso devo rileggermi il manualetto dell’Apocalisse per capire entro quale squillo di tromba sono ancora in tempo per presentare la candidatura. 😀

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  17. Non ho capito perché poni la domanda. È un’indagine statistica? Ho votato “scrivilo” perché se l’hai cominciato immagino tu abbia voglia di scriverlo, ma non dovrebbe dipendere dalla voglia degli altri di leggerlo. Puoi scriverlo e non pubblicarlo, puoi scriverlo e non farlo leggere a nessuno. A che ti serve la statistica?

    Per decidere se leggerlo, questo pezzo non mi basta, è solo un episodio e non so di che tratti la trama. Vita di una coppia qualunque? Uno dei due ammazza l’altro? Lei è un’aliena che vuole farsi ingravidare da un umano? La città viene invasa dall’esercito durante la procreazione così orgasmo e bombardamento sono entrambi programmati? So troppo poco per dirti se lo leggerei.

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    • A che serve scrivere e non pubblicare? Davvero scriveresti ancora se sapessi che nessuno ti legge? tipo in un mondo post apocalittico, in cui l’umanità è scomparsa e sopravvivi solo tu, scriveresti? Io, no.

      Volevo solo sapere se lo stile in cui è scritto questo incipit suscitava in te dell’interesse.

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      • Ho scritto e scrivo ancora cose che non pubblicherei, solo per conservare alcune storie, mi piace anche tenerle per me. Siamo diversi.
        Riguardo l’incipit può anche piacermi lo stile, ma se non mi interessa la trama non lo leggo in ogni caso. Esistono scrittori bravissimi che non leggo perché non mi interessa il genere che fanno o gli argomenti che trattano. 🙂

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