angolo_foglio

7

La realtà sembrò muoversi. Come se la superficie di uno specchio venisse pizzicata, tesa allo spasmo e improvvisamente rilasciata. Il bang fu duro. Le molecole si scomposero e ricomposero infinite volte mentre vorticavano attorno a una luce. Come i tasselli impazziti di un puzzle, gli atomi cercarono di incastrarsi per il verso corretto. Infine ci riuscirono.

Aisha si ritrovò nuda e distesa su una superficie morbida e vellutata. Le creste tattili dei polpastrelli avvertirono sotto le sue mani la percezione sublime di peluria fitta e soffice. Nessuna sensazione di caldo o freddo però solleticava la sua pelle. Ogni suono sembrava bandito. Aprì gli occhi, e si ritrovò immersa in una accecante luminosità bianca. Il cielo, il suolo, gli orizzonti: tutto era bianco. Lei sola era una macchia di colore nel mezzo del vuoto più assoluto. Lei, e altri due strani individui che la osservavano dall’alto.

«Ti senti bene?», le chiese Gregory.

L’uomo aveva un volto gentile, notò Aisha, mentre sostava chino sopra di lei. Lineamenti regolari aperti in un sorriso e occhi chiari stretti in una espressione di curiosa ammirazione. Vestiva strano però, come se provenisse da un altro mondo. Fece per rispondergli ma, per la prima volta in vita sua non seppe cosa dire. Non sapeva nemmeno se sarebbero usciti dei suoni dalla sua bocca.

«Non ti preoccupare», la rassicurò Gregory, «ha fatto lo stesso effetto anche a noi due». Con la mano indicò l’individuo che gli stava accanto.

Aisha si voltò a guardarlo. L’uomo la scrutava standosene perfettamente ritto in una posa rigida. Aveva un volto bello e altero. Vestiva strano pure lui, ma in modo diverso. Pareva dominato dall’incuria, come alcuni mendicanti che bazzicavano le piazze e i vicoli di Khalimport. Gli occhi, pozzi scuri senza fondo, non mostravano alcuna emozione.

Aisha sollevò il busto e ruotò lo sguardo. Attorno a sé non vide nulla. Solo bianco, bianco candido. Non come alcune dune nel deserto da cui proveniva. Il bianco era compatto, e dominava l’ambiente. Cielo e terra, al più estremo orizzonte, combaciavano perfettamente. Se non ci fossero stai loro tre, non era sicura che quel luogo avrebbe avuto una terza dimensione.

L’uomo dal volto gentile le porse una mano. Aisha l’afferrò e si tirò su. Sotto le piante dei piedi poteva ancora avvertire la sensazione tattile di camminare su un tappeto; ma faticava, guardandosi attorno, a stabilire distanze o proporzioni. Non la sfiorò l’idea di coprire le proprie nudità. Non aveva mai provato imbarazzo per il proprio corpo.

«Dove ci troviamo?», chiese invece, rivolta più a se stessa che agli altri.

«Non ne sono sicuro…», le rispose Gregory.

«Sicuramente all’Inferno», fu invece la risposta decisa di Danieli.

Gregory si voltò a guardarlo. «Questo non puoi saperlo». Sembrava ne avessero già parlato.

Il volto di Danieli si piegò in un’espressione sprezzante, poi scrollò le spalle. «Tu non sei reale. Non so nemmeno perché ti rispondo». Fece per allontanarsi ma Gregory lo afferrò per un braccio.

«Che intendi dire?».

«Ti ho sognato», gli rivelò Danieli, liberando il braccio con una torsione. «Per mesi, ti ho sognato. Mentre te ne stavi in quel tuo bungalow, impegnato a scrivere per un terrorista mozambicano. E lei,» disse, indicando Aisha, «lei è la protagonista delle tue storie».

Entrambi lo fissarono ammutoliti.

«Siete solo il frutto della mia fantasia. Dio mi sta punendo per quello che ho fatto». Si allontanò di un paio di passi, ma non c’era nessun luogo in cui andare, nessun anfratto in cui nascondersi. Solo intonso e candido bianco.

Aisha incrociò le braccia sul petto. «Io non sono il frutto della fantasia di nessuno. Molti uomini mi sognano, ma questo non fa di me un sogno».

«Ha ragione lui», ammise Gregory, voltandosi a guardarla. Il suo sguardo esprimeva rammarico. «Ti ho riconosciuta subito quando ti ho vista lì distesa. È una sensazione incredibile poter vedere dal vivo un proprio personaggio…». Si volse nuovamente verso Danieli. «… ma io so di essere reale. Ho vissuto, ho fatto cose… Io ho un passato».

«Hai solo un background», replicò questo, sprezzante. «Non siete reali».

Aisha si irrigidì. «Tu sì, invece?».

«Sì, certo».

«Sbruffone…». La wālīkka prese a intonare un canto. Poi congiunse le mani in una preghiera. Ma non accadde nulla.

«Niente incantesimi, eh?», la stuzzicò Danieli. «Vuoi sapere il perché?». Le si fece impercettibilmente più vicino. «Non sei reale».

Aisha fissò lo sguardo nei suoi occhi. La frustrazione si trasformò in rabbia. Furiosa gli si lanciò contro, pronta a cavarglieli con le unghie quei suoi pozzi neri. Danieli fece un cauto passo indietro mentre Gregory la carpiva in un abbraccio.

«Non serve a nulla litigare fra noi», le disse questo, per calmarla.

«Se non sono reale», provocò Aisha, tentando di divincolarsi, «perché hai paura di me?». Il suo disprezzo per quell’uomo era palese.

«Non ne ho affatto», rispose Danieli, indietreggiando ancora. «Non di una sciamana nuda priva di poteri».

Aisha artigliò ancora l’aria, nel tentativo di raggiungere il suo volto stupito e spaventato. Gregory la trattenne.

«Finitela! Non è litigando fra di noi che risolveremo questa… cosa».

«Voglio solo mostrargli che sono reale», si giustificò Aisha. «Se gli cavo un occhio credi se ne convincerà?».

«Hai bisogno di dimostrarglielo?».

Quella domanda la fece desistere. L’uomo dal volto gentile aveva ragione. Lei esisteva, non aveva bisogno di convincere nessuno.

Quando la sentì più rilassata, Gregory sciolse l’abbraccio e lasciò andare la wālīkka. «Adesso che siamo tutti più calmi», disse, «proviamo a ragionare?».

«Cosa c’è da ragionare?», gli rispose Danieli. «Io ho sognato te che scrivevi di lei. Lei è un’invenzione della tua fantasia e tu della mia. In definitiva siete entrambi un rigurgito del mio subconscio…».

«Insisti?!». Il tono di Gregory non ammetteva repliche.

«Come faccio a crederti?», gli chiese Aisha. Adesso era più calma, quasi algida. «Tu dici di averci sognato, ma è solo la tua parola. Dimostralo».

«Come faccio a dimostrarlo?». Danieli si allargò nelle braccia. «Non si possono dimostrare i sogni…».

Aisha alzò il mento trionfante. «Esatto!».

«E quindi?», le fece Danieli. «Il fatto che non possa dimostrarlo cosa vorrebbe dire?».

«Non lo so. Ma se non puoi dimostrarlo, io non posso crederti. E poi perché sarei qui se sono solo il frutto della tua fantasia?».

«Io sono morto!», le urlò lui in risposta. «Mi sono lanciato da una finestra. A quest’ora qualcuno starà raccogliendo pezzi del mio cranio sull’asfalto. Questo è l’Inferno e Dio mi sta punendo per i miei peccati».

«Vuoi darti una calmata?!», l’ammonì Gregory. «Anch’io sono morto. E lei ha ragione: se siamo il frutto della tua fantasia, perché ci troviamo qui?».

«E allora come spieghi che ti ho sognato? Come spieghi che hai scritto di lei?». Danieli tirò il fiato. «Ascoltate, io non vi sto accusando di niente. Non ho niente contro di voi. E sono sinceramente dispiaciuto che siate anche voi qui per colpe…».

«Questo non lo puoi sapere», lo interruppe Gregory.

«Cosa, non posso sapere?».

«Non puoi sapere che siamo qui per le tue colpe, come non puoi sapere che questo sia l’Inferno».

«Cos’è l’Inferno?», chiese Aisha.

«Tutto quello che sappiamo è che io ho scritto di lei e che tu hai sognato me. Ma io ricordo di aver avuto un passato, e sono sicuro che la stessa cosa vale per lei…».

«Sono nata a Khalimport, se può essere di aiuto», confermò Aisha. «E credo di essere morta anch’io…».

«… e in questo posto non siamo meno reali di te. E poi chissà, magari anche tu sei il frutto della fantasia di qualcun altro».

Danieli sembrò irrigidirsi.

«Non ci avevi pensato, vero?», gli fece eco Aisha, felice di potersi vendicare.

«E allora perché non è qui?», sussurrò Danieli. Non l’aveva nemmeno sentita. Era preso da quel nuovo ragionamento. «Se anch’io sono come voi, perché colui che mi ha sognato o… o descritto, non è anche lui qui?».

Gregory non aveva una risposta.

«Forse perché lui, o lei, non è ancora morto», disse Aisha, stringendosi nelle spalle.

«Esatto», disse Gregory, ammirato. «Potrebbe essere così. Può darsi che ci sia un creatore ancora in vita».

«E questo posto allora cosa dovrebbe essere?». Danieli allargò le braccia a raccogliere quanto più bianco gli riuscisse.

«Un limbo», gli rispose Gregory. «Una sorta di anticamera». Si guardò attorno, come a cercare una conferma.

«Un’anticamera per dove?», insistette Danieli. «Non c’è nessuna porta qui, nessun luogo dove andare».

«Non lo so per dove. Non ho più risposte di te. L’unica cosa che so è che ci troviamo qui, assieme». Li guardò entrambi. «E l’unica cosa che possiamo fare… è attendere».

«Attendere cosa?», quasi urlò Danieli.

Aisha lo osservò per un lungo istante. Ormai pacata gli rispose: «Il creatore».

Fine

← Capitolo 6

114 Comments on “Aisha Salam e il deserto del Khalim

  1. Ma l’Anfuso compare nel capitolo 8 che non è ancora stato scritto? E soprattutto, chi ha scritto (o immaginato, o sognato) l’Anfuso? 😛

    P.S. cmq che nel gran finale ci sarebbero stati tutti e tre l’avevo immaginato, anche se me li immaginavo nel deserto 😉

    Liked by 1 persona

      • Hai ragione, a me è mancata la fantasia, ma lo scrittore sei tu 😛

        E se l’Anfuso fosse solo una creazione della mia mente di lettore? Se esistesse solo nel momento in cui io lo leggo?

        Liked by 1 persona

          • Ho bisogno di input esterni 😛 (ma forse vale per tutti)

            Mi viene da pensare al classico tema della percezione della realtà, tema che matrix (ma quanto è antico in realtà?) ha avuto l’onore di portare alle masse, ma anche alla realtà della finzione: nel loro mondo i personaggi sono perfettamente reali, no? E un personaggio come potrebbe rendersi conto di essere solo finzione nella mente di qualcuno?

            Però appunto si potrebbe immaginare un altro livello, perchè fin qui hai analizzato quanto sono reali i personaggi nella mente del creatore, ma quanto sono reali gli stessi nella mente del fruitore/lettore? Si trovano in un universo differente? Sono differenti essi stessi? Sono la stessa creatura o sono creature differenti a seconda della mente in cui esistono?

            Per finire c’è il tema della ricerca/incontro col proprio dio/creatore. Hai visto blade runner?

            Liked by 2 people

  2. Pingback: Aisha Salam e il deserto del Khalim – Salvatore Anfuso ● il blog

  3. Sarò molto, ma molto, cattiva.
    Tutti lo diranno: avevo ragione io, lo sapevo… etc etc.
    A parte la curiosità di capire che caspita ti sei mangiato prima di scrivere questo racconto che sa di cena non digerita (!) mi torna in mente quando ho pensato che volevi portare il lettore nei meandri della tua mente. Sei contorto! Siamo finiti tutti alla mercè di un creatore che ci tiene racchiusi in una pagina bianca, e qui non sarebbe terribile se non fosse che… nessuno in tasca ha una penna!
    Comunque sono arrabbiata con te, mi hai lasciato la speranza di un finale invece sono qui a pensare, ma cosa ha mangiato quel giorno Salvatore?

    Liked by 1 persona

  4. Mi sembra di vedere Paperino litigare col suo disegnatore in uno dei primi lungometraggi Disney. Una conclusione non conclusione, un finale aperto. Potrebbe anche piacermi l’idea di ritrovarmi con i miei personaggi nel gran finale, un paio in particolare me li terrei proprio tutti per me! 😛

    Liked by 1 persona

    • Chissà se morendo non finiamo, almeno noi scrittori, in un limbo pieno di nostri personaggi…? Se con loro siamo stati buoni, può essere divertente; in caso contrario…

      Mi piace

  5. Un’infinita matrioska di vite, più livelli di realtà, universi paralleli che si sovrappongono. Attento che sconfini nella fantascienza! 🙂

    L’aldilà dei personaggi potrebbe anche essere il cassetto nel quale gli scrittori tengono i romanzi che forse non pubblicheranno mai, quello è il limbo in cui riposano le storie. Questo però è pubblicato sul blog, quindi non vale.

    Liked by 2 people

  6. In effetti il limbo inteso come cassetto dei personaggi in attesa di vivere nei romanzi è un’idea carina, certo che adesso sto pensando ai miei personaggi e mi sento quasi in colpa…

    Liked by 4 people

  7. Adesso che l’opera è completa, però, mi sono messa a ragionare sul titolo che fa riferimento solo a uno degli universi sovrapposti. Per la prima puntata era perfetto perché faceva parte dell’inganno sul genere, poi è rimasto perché ormai per i lettori che ti seguono è il titolo del romanzo del venerdì. Aisha non è la protagonista assoluta e il deserto non è l’unica ambientazione, quindi mi è venuta una curiosità: se dovessi pubblicarlo in un unico volume, facendo sempre attenzione a non rovinare la scoperta finale, manterresti lo stesso titolo?

    Liked by 2 people

  8. Mi piace molto l’idea di Giulia Mancini, non so se è’ la stessa di Salvatore perché ho letto solo questo pezzo. Complimenti per i dialoghi che assumono valenza drammaturgica. Il limbo dei personaggi non utilizzati che interloquiscono tra loro è magnifico.

    Liked by 3 people

  9. In principio era il Verbo,
    e il verbo aveva un soggetto,
    ma senza una penna che può mai fare il soggetto di una frase? Del resto, siamo sicuri che il racconto non possa procedere oltre? Sarei curioso di vedere un séguito di questa storia. Se da un punto qualsiasi di tutto quel bianco piovesse una penna, che cosa potrebbe accadere?
    “Datemi una penna e costruirò il mondo!” 🙂

    Liked by 1 persona

  10. A questo punto non so se inginocchiarmi e pregare (non per me, ma per una forma di condivisione like per tutti coloro che credono ai creatori), oppure mettermi lì, assieme ai tuoi personaggi, ad attendere che il creatori crepi, così finalmente anche tu ti congiunga a loro ( e qui la toccata di ferro e le corna e la strofinata di gabbasisi e ogni altra scongiura alla jettatura della crepatura è d’obbligo).
    Beh, che dire, in questo racconto a puntate hai chiaramente violato parecchie norme sul patto con il lettore (ed è ovvio che da creatore puoi violare tutte le norme che vuoi). Ma dove sta la ricompensa per il lettore?
    L’appagamento finale nel comprendere come le tre storie cinesi (solo per abbreviare nel dire che le tre storie si incastrano l’un dentro l’altra) si sono risolte?
    Questi personaggi vincono, perdono, restano sfigati, finale aperto, chiuso a doppia mandata o lama di luce da sotto la porta?
    Cioè questi alla fine tra colpe e non colpe aspettano. Aspettano te.
    E noi lettori stiamo a guardare questi che aspettano, come se tre persone a caso del mondo, con tutto il bagaglio di mortacci loro dietro le spalle, alla fermata dell’autobus aspettassero un autobus Godot che non passa mai.
    Un finale ce lo devi dare, altrimenti possiamo ipotizzare che tu creatore, non sei nient’altro che un creato di una creatura creatasi da sé.
    E torniamo sempre a Dio.E mi metterei pure in ginocchio a tal Dio, se il Dio minacciasse di sgozzarmi (la gola del dito che pigia) se resto miscredente solo perché il dente mi duole…
    Ma a questo punto mi domando ancora… io lettore e commentatore: e se non fossi un lettore e commentatore, ma solo un entità commentante, un algoritmo di una simulazione computeresca che sta simulando la mia esimia vita, e si ritrova in un genere ricorsivo ritorsivo a commentare se stessa?
    Ok, non so se questo effetto cannabis della digitazione digitale delle mie dita, sia dovuto al tuo racconto (il che significa che ha generato effetto) oppure sia dovuto al mio stomaco vuoto. Vado a fare colazione e poi rifletto se il riflesso del monitor che riflette il mio volto — volto che pur rincoglionito pare vivo —, in fondo non è nient’altro che l’ultimo tassello del mio essere commentatore creato nell’increato. 😀

    Liked by 1 persona

    • Ehm… ok. 😛

      La ricompensa per il lettore, in questo tipo di narrativa, ha a che fare con l’intelletto: lo pseudo romanzo apre tutta una serie di questioni sul rapporto autore-personaggi e sulla creazione in generale (anche umana: infondo per quanto ne sappiamo potremmo essere tutti dei personaggi inconsapevoli – ti invito a leggere il theatrum orbis terrarum), che l’autore lascia siano i lettori a cercare ciascuno le proprie risposte.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: