L’oggettiva bellezza della verità

Guest-PostUn guest post di Helgaldo

Caro Salvatore,

mi chiedi di rispondere sul tuo blog a una domanda impegnativa, cioè se esiste in letteratura una bellezza oggettiva o è tutto soggetto al gusto caduco del momento e del lettore.

Sai bene che in un primo momento ho rifiutato il tuo invito, adducendo la scusa più vera che potevo mettere in campo: non ho né l’autorità né i titoli accademici per rispondere alla tua domanda. Inoltre, il mio modo di intendere la rete preferisce fuggire dai temi letterari più che approfondirli. Ti ho perciò indicato altri blogger sicuramente in grado di dire molto sull’argomento, blogger che masticano molta letteratura in modo serio e più adatti di me per trattare problemi estetici legati alla scrittura con competenza e professionalità.

Eppure tu ritieni che Helgaldo sia in grado di dire qualcosa di non scontato sulla questione, affrontandola da un altro punto di vista – non si sa bene quale –, punto di vista che credi potrà giovare agli aspiranti scrittori che seguono il tuo blog.

Se perciò alla fine ho deciso di espormi su un tema così lontano dal mio modo di intendere la scrittura, e uscirne scornato, è per non deludere l’irragionevole e immensa fiducia che nutri nei miei confronti, della quale ti ringrazio.

Torniamo quindi alla tua domanda.

Esiste in letteratura una bellezza oggettiva o è tutto soggetto al gusto caduco del momento e del lettore?

Domanda strana, la tua. Strana perché ha implicita la risposta. Dai per scontato il gusto caduco, effimero, di poca durata del lettore. E poiché ogni scrittore, in ogni tempo, è stato prima di tutto lettore, caduca, effimera, di poca durata sarà anche la sua scrittura. Come si potrebbe raggiungere una bellezza oggettiva, scaturita da tutta questa caducità? Traendo una logica dalla tua domanda – più che una domanda mi pare un’opinione – potrei perciò dirti che in letteratura non esiste la bellezza oggettiva perché tutto è soggetto al gusto caduco del momento e del lettore.

Considera poi che se c’è di mezzo la bellezza, questa sì soggetta a rapido decadimento – l’ossessione di Dorian Gray – ti rendi conto che l’aggettivo dovrebbe abitare più nella prima parte della tua domanda che nella seconda.

Non se ne esce. La bellezza, qualsiasi bellezza, è solo momentanea. Altro che oggettività.

Eppure ho detto Dorian Gray. Mi è venuto in mente all’improvviso mentre sto scrivendo da dove sto scrivendo – così mi faccio anche un po’ di pubblicità – che Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde, è del 1891.

Un romanzo sulla bellezza, culmine di un autore che sull’estetica ha costruito la propria fama letteraria, testo letto e riletto da tutte le generazioni. Dove vi è una scrittura e una bellezza che resta immutata, oggettiva, a distanza di un secolo. In una parola, un classico.

È dunque Il ritratto di Dorian Gray un romanzo che ha attraversato immutato il tempo, diversamente dall’effigie del suo protagonista, perché risulta di una bellezza oggettiva, non soggetta al gusto caduco eccetera eccetera?

Credo di no. Oscar Wilde ha fallito. Come Dorian Gray combatte e perde la sfida per conservare la sua bellezza fisica, così Wilde perde quella con l’estetica letteraria. Il suo classico, tutti i classici, vengono indicati come oggettivamente belli perché hanno resistito all’usura del tempo. Ma è una conclusione scorretta, a mio avviso. Non si tratta di bellezza estetica. Si tratta invece di verità.

Dorian Gray e tutti i classici che gli sono pari, sono oggettivi perché veri, non perché belli. Nel profondo raccontano la verità. E la verità sa essere bella anche quando è cruda, spiacevole, inguardabile. E tutte le volte che da lettori incrociamo libri veri, quei libri inevitabilmente ci attraggono e ci piacciono. Allora, istintivamente, li definiamo belli.

Caro Salvatore, un lettore che non legge per professione ma per il gusto di una storia, non è interessato all’estetica della parola, come chi osserva un quadro non è interessato al pigmento. Uno scrittore, un pittore – direi uno scribacchino, un imbrattatele – invece sguazzano nelle parole e nei pigmenti, ma ai lettori questo non interessa. Di un’opera d’arte apprezzano, anche inconsapevolmente, la verità. L’urlo di Munch è forse un bel quadro? No, ma è un quadro vero. Solo di fronte alla verità si può dire «bello!». Tutto il resto è caduco, superficiale, effimero, di poca durata. Infatti non sopravvive al tempo anche se ne resterà sempre da qualche parte una scheda-romanzo su internet o un codice Isbn su Amazon.

Se un aspirante scrittore punta a raggiungere la bellezza oggettiva nei suoi libri, si infilerà inesorabilmente in una strada senza uscita, morta fin dall’incipit. La vera bellezza oggettiva del libro è la verità che vi si racconta. Questa verità riescono a scriverla in pochi perché la verità fa paura, tanto è bella. Meglio allora limitarsi a un romanzetto come i gattini su Facebook. Tanto, tanto carino, direi quasi bello. Oggettivamente i gattini su Facebook sono belli. Lo sarà anche il libretto carino per il gusto caduco del momento e dei lettori.

Caro Salvatore, sei tu disposto a scrivere la verità, l’unica che fa di un libro un grande libro, oggettivamente bello?

Te lo auguro di tutto cuore, per l’irragionevole e immensa fiducia che nutro nei tuoi confronti.

_______________________________

Helgaldo

Abita il lato oscuro della luna. Ha conosciuto Caino, Abramo e Lincoln. Le peggiori sciagure dell’umanità sono da sempre appuntate con cura sul suo diario: cronaca di un’umanità distratta. Il suo sguardo penetra i pixel e le anime. Le sue parole bruciano peggio dei raggi UVA. Il suo nome è verità. Ormai anziano, vorrebbe scrivere un romanzo… ma mangia troppo formaggio. Il suo blog è: da dove sto scrivendo.

81 Comments on “L’oggettiva bellezza della verità

  1. Proprio su questa storia della veridicità sto andando in crisi.
    Ho scritto un tema forte, veritiero qualche settimana fa.
    Entusiasti e impressionati dalla storia. Forse la voglia di pubblicarlo era scaturita dal mix tema forte però reale; nei fatti di cronaca li sentiamo.
    Tutto perfetto, cambiare due cavolate.
    Prima però la domanda se fosse realmente accaduto o di fantasia.
    Era di fantasia. Non conosco nessuno che sia successo questo, ma è veritiero nella sua storia perché la cronaca lo mette.
    Morale della favola: non va più bene perché si capisce che non è vero perché la storia finisce col descrivere che sta in carcere, non dicendolo all’inizio. Per questo si nota che non è veritiero. (Non capisco cosa c’entri quando descrivo il luogo, inoltre ho detto che è di fantasia ).
    Per tutto questo ti chiedo : qual è una storia oggettivamente bella e reale?
    Quella è accaduta realmente? Tutti gli scritti non accaduti , sono oggettivamente brutti?
    Dalla mia ignoranza, non ho capito nulla.
    Forse non ho capito nemmeno la definizione di verità in un libro, scritto, visto che non riesco a coglierne la differenza tra una storia realmente accaduta e quella che potrebbe accadere perché verosimile, ma viene usata la fantasia.

    Liked by 2 people

  2. Tanto tempo fa, quando iniziai a lavorare, c’era da noi un vecchio consulente, ex Alenia, uno che aveva lavorato con Gabrielli per capirci. Un giorno mi insegnò una cosa: “se qualcosa appare bello probabilmente funziona”. E aveva ragione, e me ne rendo conto tutte le volte che mi fermo ad ammirare una struttura e poi la calcolo e effettivamente funziona.
    E’ dunque oggettivamente bella una struttura che funziona? Temo di no, temo che sia soltanto il nostro occhio abituato a vedere bello ciò che funziona. Una sorta di istinto innato che porta, ad esempio, noi maschietti a vedere belle certe forme femminili. Quindi probabilmente troviamo bello uno scritto perchè funzione, e funziona, proprio come dice Helgado, perchè è vero.

    Liked by 2 people

  3. Mi è piaciuta molto questa riflessione di Helgaldo, perché per me la bella scrittura è una scrittura sincera, di cuore e non di testa, una scrittura capace di rappresentare un mondo (reale o immaginario che sia) con estrema onestà. Ciò che spesso critico, infatti, in molti dei romanzi che leggo, è la predominanza di una dimensione mentale e/o commerciale, che dà un calcio nel sedere al lato più artistico e puro del lavoro di uno scrittore. A questo punto, mi hai offerto un assist: prossimamente scriverò un post sulla sincerità della scrittura… 😉

    Liked by 3 people

      • Certo. Ogni opera in fondo è commerciale. Il mio termine si voleva riferire all’eccesso di focalizzazione sull’obiettivo di vendita, con conseguente depauperamento dei contenuti: anche in letteratura spesso si parla di tematiche paraculo, per fare audience. Lì la sincerità viene meno, e la bellezza anche.

        Liked by 2 people

  4. Pingback: L’inedito quotidiano | da dove sto scrivendo

  5. Uh, trovare un guest di Helgaldo in giro per la rete è più raro soltanto di trovare un guest di Marco Amato. 😀
    Però a questo punto, se parliamo dell’oggettiva bellezza della verità, anche a un empio come me, sorge un passo significativo della fede.
    Quel furbacchione di Gesù dice: sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità.
    E quell’ingenuo di Pilato domanda o risponde: Quid est veritas? 😉

    Liked by 3 people

    • Come Salvatore dice giustamente nella mia biografia, che l’ha scritta lui, c’ero anch’io nel sinedrio e ho potuto assistere agli eventi di persona. Pilato, sofisticato e imbevuto di filosofia greca, portato alla politica e al compromesso, sa che ci sono tante verità quante sono le bocche che le dicono. Gesù, lui sì ingenuo, crede invece a un’unica verità, per lo più scomoda per il mondo.

      Uno scrittore non dovrebbe essere un confessionale, un religioso, ma messianico sì. Dire sempre la verità, anche quando per lui stesso è nociva. Andare contro, interrogare le coscienze dei lettori, mettere in crisi i loro sistemi di riferimento. Pochi sono quelli che vogliono compiere questo lavoro pericoloso. In tanti preferiscono la retorica stilistica di Pilato, sempre di moda con i tempi e al passo con la società. Si rischia anche il successo. Uno scrittore vero invece potrebbe averlo postumo o molto più probabilmente l’oblio.

      Liked by 5 people

      • Ecco, stimolante riflessione. Beato te che c’eri in quell’incontro. Io due domandine le avrei sferrate al Cristo, ma conoscendolo avrebbe fatto scena muta.
        Però, e converrai con me, la verità pur dovendo essere una, non è mai una soltanto. Perché la verità, come la cellula staminale che si duplica e si differenzia in cellule specializzate e perde la sua condizione di origine, man mano che scorre cambia.
        Io mi sono trovato a dar ragione a due verità opposte. Due che litigano e ciascuno dei contendenti riserva una sua buona fetta di ragione e di verità. Il Re Salomone, di fronte al giustizio di chi affermava di possedere la verità, decise di tagliare in due il bambino. Ma solo la donna che possedeva la verità rinunciando mostrò di possederla. Eppure se anche l’altra fosse stata disposta a cedere per il medesimo amore, la verità sarebbe rimasta indistinta.
        Con ciò voglio dire che Proust con la sua scrittura cercava la verità del mondo. E più si è impegnato nel descriverla con minuzia divina di aggettivi e subordinate, più mostra al lettore che la verità man mano che scrive si distanzia da lui.
        La verità, al nostro livello umano, è una interpretazione. Il dipinto di Munch non è bello, ma neanche veritiero. Per cosa sta urlando in verità? Ecco che ciascuno di noi può trovare la sua di verità: contro la guerra, la crudeltà, la morte, oppure la semplice disperazione umana dei giorni uguali ai giorni. E anche se il pittore ci venisse a spiegare il suo intento di verità, l’interpretazione dell’opera, che è come ben hai detto in un commento sul tuo blog, superiore alle capacità stesse dell’autore, non è mai univoca.
        Il fatto che uno scrittore possa utilizzare argomenti scomodi, e dire quel che gli altri non dicono, non è sinonimo di verità.
        Quegli scrittori che affermano che l’olocausto non è esistito, e che sono scomodi, e che si vorrebbe censurare, a conti fatti non affermano il vero. Quegli altri scrittori che contestano il darwinismo e affermano la teoria creazionistica, non mi pare che a scienza veduta, affermino verità.
        La verità è parziale, intima, non universale. Io posseggo le mie verità, e amo gli scrittori in cui riesco a specchiarmi.

        Liked by 2 people

      • Sei la prima persona in due anni e mezzo di blog che riesce a dire qualcosa in piena e completa sintonia con la mia visione della scrittura. Del resto, quando hai letto il mio romanzo, se non ricordo male hai detto che non è consolatoria… non all’inizio, per lo meno… infatti il mio intento è sempre stato quello, quasi neorealista, di rappresentare la realtà senza buonismo. E mi auguro di fare un buon lavoro.

        Liked by 1 persona

      • Solo che poi “non ti fanno più amichetto” se solo ti azzardi a dire quello che pensi e non quello che pensano LORO. (Lasciando da parte la pretesa di verità, che non credo sia alla nostra portata).

        Liked by 1 persona

      • Uno scrittore è messianico nella misura in cui, essendo artista vero, è capace di vedere le cose – soprattutto le relazioni tra le cose – prima degli altri. Né più, né meno. La confessione, la teologia e l’ortodossia sono a posteriori e pertanto necessariamente in ritardo.

        Liked by 1 persona

          • E infatti fra tutti gli aggettivi che galleggiavano nell’oceano (che pareva il naufragio del Titanic) non ce ne erano a disposizione molti. Primo, perché rispetto ai seriosi padri della chiesa (che hanno definito quel che è la chiesa e che con Gesù c’entrano ben poco), lui era un uomo di compagnia, sorridente e che trasudava amore. Però per competere in quel mondo di ignoranti, un po’ furbastro lo doveva essere.
            Secondo, se nei Vangeli viene a dire a uno come me: “beati coloro che non hanno visto ma hanno creduto…” eh no, anch’io avrei voluto vedere. Così non vale, razza di furbacchione!
            Me la sono cavata? O.o

            Liked by 1 persona

    • Per tutti i miracoli di Santa Sesterza! (Santa Sesterza è la santa padrona dell’isoletta immaginaria dove è ambientato il mio giallo. E’ comune tra i pescatori dell’isola invocare la santuzza. E per proprietà transitiva, il vezzo dei personaggi da me inventati, sta diventando il mio di… vezzo. :D)

      No, ma dico… finché il guest me lo chiede Salvatore, posso lasciar scorrere come Siddharta accanto al fiume. Ma… se lo richiede Tiziana, non so quanto posso dir di no. O.o

      Liked by 4 people

        • Mamma mia, fammi cambiare foto.
          Capirai, ho 200 gruppi su whatsapp. Di studio, delle mamme delle elementari, della materna,di basket, di letteratura…. qualche persona buona.
          Però blocco quello che mi prende in giro.
          😛

          Liked by 2 people

          • Nella mia foto su Whatsapp sono serio e dietro di me si preannuncia il fuoco sul mare di un tramonto di spettacolare bellezza. Anch’io la dovrei cambiare. Ma sono pigro e per fortuna non sono iscritto a nessun gruppo. 😀

            Liked by 2 people

            • Ormai non si traumatizza più nessuno. Gli amici a questo servono.
              Ai gruppi delle mamme è come farsi del male da soli, quel misto tra masochismo e vedere quanto il tuo limite di sopportazione regge. Poi ci sono le eccezioni. Delle donne/mamme stupende ci sono.
              I papà sono i migliori.
              Il gruppo studio è fantastico, mi ricordano che devo studiare, mi assistono, mi trattano come se fossi fondamentale per loro.
              Mi ristudio italiano anche per loro. Mica fa male.
              Gruppi così ci rimani volentieri, come i gruppi che si sono formati qui. C’è con chi ti prendi caratterialmente e chi poco. È normale.

              Liked by 1 persona

            • Non cambiamo niente.
              Che ci accettino così, al naturale.
              Poi siamo già pronti per Halloween. Sul trucco risparmio, parrucca idem, devo prendere solo un cappello da strega e via di “dolcetto o scherzetto”.

              Liked by 1 persona

      • Mi lusinghi.
        Salvatore vale un botto, vuoi mettere.
        È quotato. Dì sì, fallo per me.
        Più che altro torna a scrivere, vedi tu, come, dove e quando.Il perché lo hai sentito, vale ciò che scrivi.

        Mi piace

  6. Ma io quando dico, lo penso sul pensiero.
    A volte faccio danni a es premere ciò che penso.
    Non sempre sono diplomatica e gentile. Le scuse sono d’obbligo,poi.
    Se però esprimo un complimento, non devo certo pentirmi.
    È sincero.
    Non credo di essere l’unica quando dico chi merita che scriva, vuol dire che è piacevole leggerlo, significa che vale ciò che dice.

    Liked by 2 people

  7. A lungo ho pensato se commentare o trattenermi, ma io non so trattenermi, quindi commento.
    La bellezza è soggettiva, altrimenti non si spiegherebbe il voler impostare canoni in cui restringerla. La bellezza parla direttamente a chi vuole farsi vedere, conoscere e piacere. La bellezza di un libro non è da meno di quella di un volto, va a colpire solo chi ne sente la necessità. Potrei elencare ciò che a me ha scatenato emozioni paradisiache mentre ad un altro neppure scalfito la superficie. Perché il libro parla, attraverso le parole del tema che lo scrittore voleva comunicare e solo alle orecchie di chi a quel messaggio è pronto, arriverà… Insomma mi sono imbottigliata in un discorso senza ritorno. La bellezza non esiste oppure è ovunque ma solo gli occhi di chi sono disposti a vederla o leggerla apparirà.
    Gran bel tema e gran bel post.

    Liked by 2 people

  8. Quello di Helgaldo è un contributo alto, da leggere anche tra le righe. La verità è un concetto ampio e difficilmente addomesticabile. La letteratura può ancora farsene carico, ma è un obbiettivo difficile da raggiungere e forse irraggiungibile. E’ tramite e approdo finale allo stesso tempo. L’ultimo grido di Zavattini. Helgaldo apre a questioni complesse, come una serie di scatole cinesi senza fine. Occorre pensiero, forse più della conoscenza per essere in grado di affrontarlo. Molto bello.

    Liked by 2 people

  9. Sono d’accordo che non si debba intendere verità come storia vera, fatti realmente accaduti. Mi viene in mente quanta verità ci sia per esempio nelle fiabe che raccontano il bene e il male, l’amore, l’amicizia, l’invidia, l’avidità, il coraggio, la lealtà…

    Liked by 1 persona

  10. Guest post provocatorio! 🙂
    Secondo me, l’unica bellezza oggettiva della letteratura è la presenza o meno del messaggio che l’opera porta con sé. Un romanzo insegna tantissimo, sia in termini tecnici per chi vuole scrivere, sia in termini di vita, per chi legge. Poi il messaggio può essere estremo, crudo, contraddittorio, crudele…
    Ma io, che mi drogo di storie da tutta una vita, voltata l’ultima pagina di un romanzo o di un racconto ti so dire subito se mi ha insegnato qualcosa, se mi è arrivato il messaggio.
    Leggo anche tanta roba inutile, che dimentico presto, per fare spazio alla bellezza oggettiva della letteratura.

    Liked by 1 persona

  11. Ecco questo penso.
    È oggettivamente bello se provoca qualcosa dentro di te appena finito di leggere. È questo per me la bellezza.
    Torno seria.
    Si parla di tutto perché siamo amici e ci si aggancia l’ uno con l’altro.
    Il succo del post è altro.
    Non ho trovato una risposta al mio quesito se la bellezza è data da cose vere o di fantasia, o non c’è una regola.
    Ho fatto il mio esempio personale. Non pretendo di avere la oggettività di un capolavoro, non sono nessuno.
    Mi chiedevo solo perché quello che prima ti faceva provare piacere ed interesse, poi improvissamente quando sai che non è successo realmente non è più bello, interessante.
    Evidentemente perché era uno scritto soggettivamente bello, non era universale.
    Se ti è arrivato il messaggio ma è di fantasia il libro?
    Allora il succo è questo :quello di dare al lettore un’emozione, una riflessione.
    Trattando cose che nessuno ha il coraggio di esporre.
    Se però le esponi e vieni escluso, o non verrei pubblicato?
    Io continuo a scriverle, anche se poi ti censurano.

    Mi piace

    • Tutti i romanzi, per essere “belli” devono essere verosimili. Io trovo verosimile anche la storia di un hobbit che attraversa mezzo mondo narrativo inventato, per portare a termine una missione che era riluttante ad accettare.
      Quello che conta è mostrare come l’hobbit arriva alla fine della missione. Che cosa affronta, come lo fa, dove inciampa e cade, chi conosce.
      Le storie che non insegnano niente, per me, non sono quelle inventate, sono quelle che non conoscono i meccanismi che portano gli esseri umani a cercare certe risposte. E non aiutano a soddisfare il bisogno di empatia.

      Liked by 2 people

  12. Ecco, questa risposta mi soddisfa.
    Il mio dubbio era inerente solo tra ciò che è scritto di fantasia e ciò che è una storia vera.
    Una storia verosimile. Ecco.
    Quella storia deve portarti a delle risposte, a far ragionare, a scuoterti, a sentire le stesse emozioni, a sviscerare dentro.

    Mi piace

  13. Belle riflessioni. Ora divago un po’. Credo proprio che il nocciolo della questione sia tutto lì. L’estetica attiene alla verità, credo addirittura che la Verità sia disgiunta da sincerità o menzogna. Tutto ciò che è interpretazione, valutazione, concezione, manifestazione, non ha nulla a che vedere con la verità.
    La verità è estetica e non parlo di mi piace o non mi piace, è ciò che immutabile e ineluttabile caratterizza l’essenza stessa delle cose. Dell’essere umano. Quindi credo che sia impossibile riprodurre la verità, descriverla se non negli aspetti più percettibili e facili da tradurre in sensazioni. Di volta in volta la chiamiamo Dio, perfezione delle forme, poesia. La verità è prismatica, l’occhio umano, inteso come mente o cuore, è impreparato a coglierne l’essenza se prima non è capace di annullarsi in essa. Arroganti cerchiamo di emulare i giganti. Dobbiamo farci mosca, ambire a una visione destrutturata, cogliere gli innumerevoli sottospazi, angolazioni. Purtroppo l’uomo si è relegato nel ruolo di portatore di alcune verità, esse distraggono e sono riduttive. Percepiamo l’armonia ma ci sfuggono gli accennati lab o bemolle che dir si vogliono, vediamo i colori primari e le mescolanze ma ci sfuggono gli infrarossi.
    Vabbè, perdonatemi, cazzatine di un mezzogiorno di fine ottobre. Non sono nemmeno sicuro di quello che ho detto.

    Liked by 1 persona

  14. L’oggettiva bellezza della verità potrebbe essere un bellissimo titolo…;-)
    Mi è piaciuto molto questo post di Helgaldo, ne condivido il pensiero (a proposito anche nel mio prossimo post c’è un’ immagine ispirata all’urlo di Munch). La bellezza è effimera e soggettiva ma può superare il tempo quando diventa testimonianza di un’epoca. Anche la verità però è soggettiva, ci sono verità che cambiano faccia a seconda dell’epoca in cui si pongono. Insomma tutto può essere relativo e soggettivo. Possiamo però affermare che una storia è bella e vera se tocca corde della nostra anima che sono “verità” per noi.

    Liked by 2 people

  15. Mi sono soffermata ora sulla tua frase “ciò che dura nel tempo”. Se ritrae un qualcosa di vero, rimarrà.
    Sennò troverà il tempo che trova.
    Se un’opera è sempre “buona” al di là del tempo che passa era oggettivamente valida.
    Forse col quadro ho capito il concetto.
    Può non essere bello , ma è sorprendente vero.

    Liked by 1 persona

    • Ciò che amo nel tuo blog che parliamo di scrittura, impariamo, ma ridiamo pure tanto con altri argomenti.
      Le mie rughe ringraziano 😀

      Mi piace

  16. Minimo ci devi una pizza. Prenota per… prendi le ordinazioni. Prendo il treno e arrivo… 🙂

    Mi piace

  17. Riesco a leggere solo ora i tanti interventi che si sono susseguiti lungo la giornata. Vi ringrazio tutti di non avermi scornato, come temevo, e non ho molto da aggiungere. Tutta l’intelligenza, se così la vogliamo chiamare è stata spremuta nel post, e altro non saprei dire.

    Come già detto a Salvatore, auguro a tutti voi di raggiungere quella verità nella scrittura che farà dire ai lettori di oggi, e si spera anche a quelli di domani, che il vostro libro è davvero bello. Non c’è soddisfazione più grande di questa per chi si accinge a scrivere.

    Liked by 4 people

  18. Pingback: Sette anni di felicità, di Etgar Keret, ovvero dell’importanza di fare un sandwich umano mentre cadono le bombe | Un Diario Creativo

  19. Pingback: Thriller paratattico n. 71 – L’insostenibile peso della Verità – Scrivere per caso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: