Scrittori che non sanno parlare dei propri libri


Guest-Post

Un guest-post di Simona Colombo

Ci siamo conosciuti durante la presentazione di una pentalogia. Ricordo un volto imbarazzato, una spilungona occhialuta, una ressa esigua di affettuosi lettori, un buffet vegetariano e una dedica. Lei si chiama Simona Colombo e, tra un viaggio e l’altro, scrive libri. Scrivere libri significa essere dotati di una scaltra immaginazione e di una buona padronanza del linguaggio, caratteristiche che a Simona non mancano. Ma possedere una buona padronanza del linguaggio non fa di noi automaticamente degli oratori. Vi lascio dunque alle sue parole, sicuramente più adeguate delle mie per raccontare le emozioni che uno scrittore sperimenta durante una serata di promozione dal vivo delle proprie fatiche letterarie.

Esistono scrittori che quando si presentano a un evento in libreria attirano orde di ammiratori come fossero rockstar, parlano a platee universitarie, tengono discorsi nei teatri e vanno perfino in tv con la sicurezza di Al Pacino alla notte degli Oscar.

Io non sono quel tipo di scrittore. Per quanto mi riguarda, preferisco che siano i miei libri a parlare di me e non il contrario. Quando scrivo, mi sento onnipotente, sicura di me, capace. Se devo parlare di ciò che scrivo, però, divento una bambinetta timida che cerca un angolo dove nascondersi dagli sconosciuti che le chiedono di cosa parla il suo tema. Non mi piace stare al centro dell’attenzione, non mi piace parlare in pubblico, non mi piace portare il peso delle aspettative altrui con la costante paura di deludere, non sono un tipo socievole e sono facile alla paranoia.

Fatta eccezione per gli amici più stretti, in genere evito di parlare della mia attività letteraria perché, mentre mi sorride cortesemente, la gente pensa: “Alla tua età ci credi ancora? Ma perché non ti trovi un lavoro vero?” e io non so rispondere, anche se ho già un lavoro vero e pago un mutuo come le persone normali, comprese quelle prive d’immaginazione.

Con tali premesse, presentarmi davanti a un pubblico per raccontare che scrivo e cosa scrivo e che vendo quello che scrivo e lo faccio senza il supporto di un editore equivale a lanciarmi dal quinto piano con l’unica speranza di limitare i danni cadendo in giardino e non sulla rampa dei box. Panico totale.

Finché si tratta di visibilità sul web mi espongo sempre attraverso parole scritte, ma a un certo punto, non so come, mi sono lasciata convincere che tenere una serie di presentazioni dal vivo fosse una forma di promozione necessaria a incrementare le vendite dei miei libri. Sono ancora convinta che lo sia, ma non per me.

Eppure un giorno ho ceduto e ho accettato la proposta di una blogger che ha spazi e contatti per organizzare eventi letterari. È stata la sua sicurezza a convincermi, quella serenità che viene dall’esperienza e il suo “Vedrai che ci divertiremo” mi ha tranquillizzata. Così, una domenica di maggio, ho tenuto la mia prima presentazione dal vivo alla Fabbrica del Vapore di Milano. La blogger che ha organizzato l’evento mi ha fatto da intervistatrice, trasformando la mia ansia da discorso in una piacevole chiacchierata interessante anche per la platea. Una buona idea, per la prima volta, è non allontanarsi troppo da casa così da poter contare sulla presenza degli amici perché per me è stato confortante trovare volti conosciuti nelle prime file.

È stato un successo inaspettato. Avevo scelto la sala più piccola e portato con me solo trenta copie dei miei libri, ma mi sono ritrovata con gran parte del pubblico in piedi e la sacca dei libri svuotata in dieci minuti.

Forte del buon riscontro della prima volta, ho voluto ripetere l’esperienza, ma gli eventi successivi non sono stati altrettanto esaltanti e sono tornata alla mia opinione iniziale: non sono fatta per affrontare il pubblico dal vivo.

A Torino, ho organizzato un “aperitivo con lo scrittore” in un locale. Senza il supporto di un presentatore o intervistatore, quando ho raggiunto il banchetto dei libri mi pareva di dover recitare la poesia di Natale, ma mi sono venute in aiuto svariate birre e un pubblico esiguo, ma partecipativo. Alla fine è stato divertente e il racconto ironico del fallimento che ne ho fatto sul mio blog ha avuto più successo della serata stessa.

Ho replicato a Lanciano, affiancando la presentazione dei miei libri a una degustazione di vini. L’enoteca era affollata, ma solo da bevitori e nel mio angolino sembravo la promoter del supermercato che regala assaggi di un prodotto che nessuno vuole comprare. Io non sono una venditrice, questo è certo, ma forse uno scrittore dovrebbe saper padroneggiare la lingua così bene da non far differenza tra scritto e parlato, forse dovrebbe saper incantare e catturare l’attenzione in ogni occasione.

L’ultima volta, sono tornata a Torino e ho fatto le cose in grande affittando una sala e coinvolgendo un amico perché mi facesse da spalla. L’amico è stato davvero bravo a mettere ordine nelle mie risposte a volte sconclusionate e a indirizzare il discorso sui punti davvero importanti. In ogni caso, la sala era semi vuota, malgrado la pubblicità nei giorni precedenti, e il solito panico da discorso in pubblico mi ha segato le gambe fino al buffet. È stato, insomma, un mezzo disastro e non so se voglio insistere su questa strada.

Se la gente dovesse giudicarmi da come mi presento dal vivo, credo che non aprirebbe mai uno dei miei libri. La tensione mi confonde al punto che sembro una sprovveduta, mentre i miei libri sono l’argomento che conosco meglio al mondo e dovrei saperne parlare con la stessa sicurezza con cui discuto un bilancio contabile al lavoro. Al bilancio, però, non tengo così tanto.

Probabilmente è una questione di carattere e io non ho il carattere dell’oratore perché mi lascio sopraffare dall’emozione e perdo lucidità. Intendiamoci, non è che parlando sbagli i congiuntivi o dimentichi la grammatica, solo non mi esprimo con la stessa chiarezza con la quale scrivo. Per quanto possa prepararmi prendendo appunti, stilando scalette, concordando in anticipo le domande, quando arriva il momento di aprire bocca mi perdo alla ricerca delle parole che userebbe uno scrittore di quelli che vanno in tv, anziché usare le mie, le stesse con le quali ho scritto il libro che vorrei presentare. È un errore ricorrente e la cosa peggiore è che me ne rendo conto proprio mentre sto parlando, quando è troppo tardi per ricacciarsi in gola le parole stonate. Il pensiero di compromettere l’interesse del pubblico a causa della mia insicurezza è frustrante perché vorrei essere giudicata solo per ciò che scrivo, nella mia forma migliore. Non sono fatta per parlare dei miei libri: sono fatta per scriverli.

La domanda che mi tormenta è: puoi scrivere bene se non sai parlare bene?

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simona colomboSimona Colombo, di sé dice: «cazzara, viaggiatrice, scrittrice, contabile». Ha scritto i primi tre libri della serie Legione, acquistabili su Amazzon. Il suo blog è www.scrittiapenna.it

80 Comments on “Scrittori che non sanno parlare dei propri libri

  1. Se ci sono due parole distinte (scrittore e attore) per indicare due diverse abilità (riempire una pagina e riempire un palco) ci sarà il suo buon motivo. È vero anche che, come tutte le cose, si impara anche a parlare in pubblico. E, no: non bastano due o tre volte. Senza contare che gli scrittori schivi sono talmente numerosi da essere cliché: essere un “selfer” da questo punto di vista, non aiuta.
    Però hai i tuoi libri: loro parlano per te ogni volta che qualcuno li legge e, magari, li consiglia a un amico. Loro non tentennano e non sono schivi, e parlano forte con la tua voce migliore. Perché, alla fine, per uno scrittore è solo questo che conta. 🙂

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    • Vero, ma quando senti parlare certi scrittori hanno il fascino e la sicurezza degli attori. Mi chiedo se quella sicurezza sia data dal padroneggiare le parole in ogni situazione, mentre per me pronunciarle e scriverle è ben diverso.

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        • Conosco scrittori che sanno essere molto carismatici. E non solo quando parlano alle presentazioni, ma in generale. Credo sia una caratteristica innata, e di certo dona una marcia in più. Nonostante questo le vendite ne vengono influenzate poco, rispetto alla capacità di comunicare a voce. Come sempre conta il libro.

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  2. Grazie Simona di aver condiviso con noi la tua esperienza. No, non penso che uno scrittore debba anche essere un buon oratore: entrambi usano la parola, ma la scrittura è per sua natura un’attività isolata. Certo che saper parlare in pubblico può aiutare 😛
    Però la mia domanda (che forse resterà senza risposta) è: come si fa a portare gente alle presentazioni? intendo gente diversa da amici e parenti. Anche leggendo le tue esperienze si può notare come in alcuni casi ci fosse il pienone e in altre occasioni sia stato più difficile attirare il pubblico.

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    • Mai lasciare domande senza risposta, è peccato. XD
      Per portare gente alle presentazioni intenti per quelle organizzate dall’editore o nel caso di Simona per quelle organizzate da un selfer?

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    • Nel mio caso è stato utile il passaparola, gli inviti che ho distribuito nei locali, alcuni annunci sui quotidiani locali, la voglia della libreria di fare bella figura!

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    • La gente si porta con la pubblicità che, nel primo caso, è stata ben fatta dalla blogger che ha organizzato l’evento. Per le presentazioni che ho allestito “in proprio” ho contato un po’ sul giro di conoscenze della struttura che mi ospitava e poi ne ho dato notizia sul mio blog e sui miei profili social. Per l’ultima di Torino ho caricato anche un annuncio su un portale di eventi locali.
      Quello che ho imparato è che più si scrive in grande BUFFET GRAUITO più gente viene 🙂

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    • Grilloz, con quel tuo “Grazie Simona per aver condiviso…” eccetera, sei riuscito a trasmettermi l’esatta immagine di un’assemblea dei bevitori anonimi che vorrebbero smettere. Grazie, Grilloz. XD

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  3. Io premetto che conosco poco Simona, se non che seguo il suo blog e abbiamo avuto qualche breve scambio.
    Ma Simo! Francamente non me la bevo la storiella che sei incapace di parlare in pubblico.
    Questa è la tua normale percezione, anch’io direi lo stesso di me al tuo posto (e io a parlare in pubblico farei sul serio schifo).

    Però senza alcun dubbio, sin da subito ho ammirato la tua intraprendenza e il coraggio.
    Tu sei una scrittrice selfer e di solito i selfer non fanno presentazioni, proprio perché mancano le basi logistiche, il know how dell’editore e il supporto del libraio.

    Nel tuo piccolo, hai fatto qualcosa di importante.
    Sui risultati non ti crucciare. Le presentazioni dei libri sono quasi sempre a perdere. Io ne ho presenziate parecchie da lettore e da studioso. A fare due conti, i pochi libri venduti non ripagano i costi delle trasferte e del tempo fisico speso.
    E che siano promozioni a perdere ne hanno consapevolezza anche molti editori (si legge dalle loro interviste). La presentazione per l’editore è la speranza, che un lettore coinvolto dall’autore in persona, possa diventare una cassa di risonanza del passa parola. E se consideriamo che alcuni scrittori più che entusiasmo trasmettono sonno, capirai l’efficacia del passa parola.

    Quindi io ti posso solo dirti brava e quanto capita mi piace citarti come esempio di intraprendenza. 😉

    P.s. E comunque sono geloso che Salvatore del norde (per di più scettico del self) ha potuto assistere a una tua presentazione, mentre io del sudde (fautore del self) no. Ecco, le ingiustizie della vita, per dire! 😀

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      • Peccato sul serio, sarei stato in prima fila a fare il tifo per te e avrei convinto tutti i presenti a comprare il libro.
        Mondadori a Catania ne è rimasta una, quella di piazza Roma. Quella di Corso Sicilia purtroppo ha chiuso.
        E ti rivelo che io ho per lungo tempo ho accarezzato il sogno di aprire una libreria Mondadori in franchising. Purtroppo le richieste economiche di Mondadori erano dannatamente esagerate. Peccato.

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    • Caro Marco, se mi trovi una location economica vengo volentieri in trasferta, soprattutto con l’Etna in attività! Male che vada trascorrerò un bel weekend 🙂

      Sul perché Salvatore si sia preso la briga di venire ad assistere al mio balbettare e arrossire, ti risponderà lui.

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      • Allora è qualcosa da prendere sul serio. 😉
        Solo che l’Etna è capricciosa. A meno di acclarata eruzione lunga, di norma oggi spara lapilli e domani si riacquieta. Ma provo a parlare con Efesto, vediamo lui cosa può fare. 😉

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          • Non ho visto cosa tiene sotto la gonnella. 😀
            In realtà c’è molta confusione.
            L’Etna si chiama anche Mongibello (Mons Gibel, un unione di latino e arabo dove entrambe significano monte). Tecnicamente essendo un Vulcano dovrebbe essere maschio. Ma da sempre noi ci rivolgiamo all’Etna come ‘a muntagna (la montagna).
            Perché è così grande (più alto vulcano d’Europa) che ospita paesi, boschi, sciare lunari, d’inverno piste da sci e sostanzialmente per raggiungere i crateri occorre andare in vetta.
            Quindi per noi catanesi femmina è!

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            • Non ho studiato l’etimologia del nome, e non mi frega di approfondire, ma il suffisso in -a, come tutte le voci dotte con suffisso in -a, dovrebbe essere di provenienza greca (come “asma”, ad esempio). Se a questo aggiungi il fatto che la Sicilia in origine era un crogiuolo si colonie greche… Quindi dovrebbe essere un nome maschile. Il fatto che venga chiamato montagna, e quindi con un iperonimo femminile, dipende dall’altezza più che dalla presunta sessualità. Poi verrò smentito… 🙂

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              • Dottore, lei è il dotto in linguistica (io mi sono specializzato in altre lingue :D) e io le ho riportato la rozza cultura popolare che si tramanda da secoli.
                Per noi l’Etna è femmina. Ma la prego non mi dica che date le circostanze moderne possa ritenersi un trans (nulla contro i trans), ma mi cede il mito. E tra l’altro a livello inconscio l’Etna ha si protuberanze, emette lapilli e fluidi, ma sostanzialmente è piena di buchi. 😀

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  4. Ciao Simona, porca miseria, come ti capisco! Ho fatto l’esperienza della presentazione del mio romanzo, qualche anno fa: tre bellissime e riuscite occasioni che, tuttavia, mi hanno fatto vivere uno stress che non mi aveva ordinato il medico!
    Anch’io non amo la luce dei riflettori, non amo parlare in pubblico, sono timidissima e soltanto quando scrivo riesco a essere veramente me stessa. Però, devo dire, quell’esperienza mi è servita: parlare alla gente che mostrava interesse verso ciò che ho scritto mi ha avvicinato al lettore-persona, concepito, invece sempre come entità astratta e lo scambio è stato interessante, costruttivo, un bel ricordo che conservo ancora.

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    • Ciao Marina, molto dipende anche dal carattere. L’ansia da prestazione ci sta, ma io vado sempre oltre e ho nella testa quella voce alla Homer Simpson che ripete “Doh!” ogni volta che non riesco a dire quello che vorrei come vorrei.
      Forse proprio a causa del mio carattare, l’unico modo di comunicare con il quale mi sento a mio agio è la scrittura.

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  5. Quando si parla di marketing spesso si è sempre vaghi.
    Colgo l’occasione del guest di Simona e della domanda di Grilloz per fare un esempio concreto di marketing applicato.

    Tralasciamo il caso della presentazione con editore e poniamo il caso che uno scrittore in self publishing voglia creare una presentazione in una città diversa dalla propria, dove sostanzialmente non ha agganci. Il caso più difficile.
    Poniamo come esempio Padova.
    Cosa si può fare per comunicare ai potenziali lettori di Padova che si sta per organizzare l’evento?
    Proverò a essere stringato, ma se tu Simona dovessi avere bisogno, puoi contattarmi (e comunque non mi sono scordato del nostro impegno) così ti illustro ulteriori dettagli.
    Lo strumento più idoneo per sponsorizzare un evento del genere è Facebook. (Lungo spiegare perché.)
    Cosa fare?
    Punto primo: lo scrittore deve andare sulla alla sua pagina Facebook (non profilo ma PAGINA) e andare nella sezione Insights.
    Qui si accede alle statistiche della pagina. A noi interessa guardare chi sono i lettori che hanno messo mi piace e ci seguono.
    In particolare ci interessa comprendere il sesso, l’età e le città di provenienza (chiaramente i lettori saranno distribuiti a macchia in gran parte d’Italia.
    Dobbiamo comprendere chi sono i nostri potenziali lettori, se c’è prevalenza di uomini o di donne, e quali sono le fasce di età prevalenti (18-24 anni / 25-34 eccetera).
    A questo punto possiamo andare a creare una campagna sponsorizzata su Facebook.
    Prima però scriviamo e pubblichiamo sulla pagina Facebook il post che annuncia l’evento. E su Facebook è possibile creare il post apposito Evento, dove sarà possibile sapere chi è interessato e chi è potenzialmente disposto a partecipare.

    Entriamo nella sezione della creazione dell’annuncio pubblicitario e con cura certosina andiamo a cercare di filtrare le persone interessate ai libri. In particolare, nel tuo caso, sarebbe opportuno riuscire a selezionare sia le persone che amano i libri, ma soprattutto i lettori di fantascienza.
    Selezionato l’interesse impostiamo come target soltanto le persone su Facebook della città di Padova.
    A quel punto restringiamo ancora il target andando a inserire il dato che abbiamo ricavato dalla pagina. Se chi ci segue è, facciamo un esempio, al 90% uomini e di questi il 50% è in una fascia di età che va dai 24 ai 44 anni, ecco che converrà concentrare la sponsorizzazione in primis su di loro.
    Questo è il nostro target ristretto.
    Poniamo un budget complessivo della campagna diluita in più giorni di 10€, 20€ massimo.
    Lasciamo scorrere la campagna per almeno 24 ore (Facebook deve avere il tempo di metabolizzarla).
    Dopo 24 ore tiriamo le somme. Se non ci sono riscontri stacchiamo la pubblicità così da non bruciare il capitale e rivediamo cosa è potuto andare storto. Ipotizziamo che magari il post è poco efficace, allora lo riscriviamo, oppure abbiamo sbagliato a seleziona il target e rivediamo quello.

    Se invece la sponsorizzazione va bene e riscontriamo potenziali lettori interessati all’evento, continuiamo la campagna, e magari estendiamo il range (con nuove ads) anche alle donne e ad altre fasce di età.

    Una sponsorizzazione del genere se gestita bene può costare dalle 10 alle 20€. Il che comporta che da auto-editore rientreremo nella spesa vendendo durante l’evento 3-4 libri. Obiettivo possibile.
    Questa stringata stringata stringata è una delle possibili strategie per uno scrittore selfer, per promuovere un evento.
    Queste cose dette da me, non le troverai in nessun manuale di marketing. Semplicemente perché chi scrive tali manuali conosce regolette canzonate da altri e spesso non possiede reali esperienze pratiche.
    So che alcuni che leggeranno questa tecnica si scandalizzeranno nel dire, ma come chiamano i lettori persone come utenti del telefono. Non è questo. Ogni pianificazione di marketing di un editore prevede robe simili. Non avanzate come le mie, di norma gli editori sono all’età della pietra. Comunque questo è un marketing sano, perché comunica ai potenziali lettori un evento che può essere a loro interessante.

    Mi sono dilungato a spiegare questa tecnica, perché primo può essere utile ad altri lettori del dottor Anfuso, secondo per te Simona, così se vorrai intraprendere altre presentazioni, non lasciare spegnere il tuo entusiasmo da eventi non riusciti, ci sono altre possibilità.
    E’ chiaro che di queste strategie ce ne sarebbero anche per gli editori. Ma per i miei amici in self publishing sono gratis, per gli altri… omissis. 😉

    P.s. Magari Salvatore con questo mio commento ci puoi fare un guest, così mi porto avanti con i guest che ti devo… sono pieno di debiti. 😀

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    • Stavo giusto per dirti che dovresti scriverci un guest. XD

      Ero già a conoscenza delle potenzialità, così espresse, di FaceBook. Se dovessi mai intraprendere la strada del selfer sicuramente utilizzerei questo strumento. Tuttavia non accantonerei la comunicazione locale: quotidiani locali, siti internet che pubblicizzano eventi locali; e il passa parola che la libreria/sala convegni in cui ha luogo la presentazione ha tutto l’interesse di promuovere. Quindi, di importanza, c’è anche la scelta del luogo.

      Dai, caro Onorevole, mi metta tutto in bella. Ci aggiunga ancora un paio di nozioni in più perché così è un po’ troppo stringato, e ci faccia un bel guest. Sarebbe sicuramente di interesse pubblico. Sono in tanti a brancolare nel buoio quando si parla di presentazioni. 🙂

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    • Ma davvero si può essere così precisi e mirati con gli ads di facebook? quando avevo guardato era molto meno preciso, gli interessi su cui si poteva puntare erano davvero molto limitati e troppo ampi.
      (Magari nel guest potresti dare qualche dettaglio tecnico in più 😉 )
      In ogni caso la tecnica può essere utile anche a molti autori pubblicati che si autopromuovono (sono tanti), magari anche alle piccole case editrici 😉
      Se ci fai un post lo sfrutteremo… ma stavo già per dirti che su Pesce si sta parlando un po’ di queste cose, potresti intervenire 😛

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    • P.S. hai già provato ad usare gli ads di facebook per qualche campagna? (magari non solo libresca) hai dei numeri divulgabili da condividere?

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      • Io ho usato qualche volta I post sponsorizzati quando mettevo un libro o ebook in offerta. Con 10€ di investimento raggiungevo il target per interesse e fascia d’età. Recuperati I 10€, ma niente grandi numeri.

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    • P.P.S. tornando ai dati di insight, non c’è il rischio, soprattutto per scrittori alle prime armi e con pochi mipiace sulla pagina, che le cerchie siano più affini alle loro amicizie che ai loro potenziali lettori?

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    • Oh non mi posso assentare un attimo che replicate in maniera compulsiva! Mozzatevi la lingua… ehm le dita.
      A cosa devo replicare…

      GRILLOZ P.S. hai già provato ad usare gli ads di facebook per qualche campagna? (magari non solo libresca) hai dei numeri divulgabili da condividere?

      IO ci lavoro con Facebook ads… numeri divulgabili no… da condividere con gli amici in privato sì.

      GRILLOZ: P.P.S. tornando ai dati di insight, non c’è il rischio, soprattutto per scrittori alle prime armi e con pochi mipiace sulla pagina, che le cerchie siano più affini alle loro amicizie che ai loro potenziali lettori?

      IO certo, è statistica, il campione statistico diventa più preciso e con minori esternalità, col crescere dei dati. Avere 100 mi piace è inaffidabile. 1.000 preciso. 10.000 affidabile.

      Poi commenti da veri amici:
      GRILLOZ Se ci fai un post lo sfrutteremo…
      SALVATORE Sta volta forse l’abbiamo messo con le spalle al muro!
      GRILLOZ Certo che è un osso duro, ci siamo dovuti mettere in due
      SALVATORE Ancora non è detto: sguscia via peggio di un’anguilla.

      VE POSSINO! 😀

      Ok Salvatore per il guest con integrazione, fra sei mei avrai tutto 😛

      @SIMONA
      Se sei rientrata nella sponsorizzazione guarda che è un ottimo risultato.
      Tu avrai fatto la sponsorizzazione “metti il post in evidenza”. Qui siamo a un livello base. E’ il modo facile di Facebook per arrotondare.
      Occorre creare e strutturare le campagne da gestisci inserzioni. O lo strumento ancora più potente del power editor. Però lì, occorrono delle competenze tecniche maggiori. Non ti scoraggiare, fallire le prime campagne su Facebook è più che normale. Se tu sei andata in pareggio sin dall’inizio è un’ottima cosa.

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      • Capirai, per fare 10€ devo vendere solo 6 ebook, non è un gran risultato quando la campagna in teoria raggiunge centinaia di persone. Mi limito alle cose tecnicamente facili perché non sono molto esperta, ma quando avrò più tempo mi istruirò in merito. 🙂

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        • Ma se ho detto tutto.
          Io sono fautore della frase più limpida e più vera mai pronunciata in un romanzo.
          In Harry Potter e mica fra i bruscoli alla Infine Jest si dice: “Se devi chiedere non lo saprai mai, se lo sai devi solo chiedere”

          Insomma alla Peppino con Totò. Ho detto tutto. 😀

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  6. Cara Simona, hai toccato un tasto dolente. Capisco bene quello che hai raccontato. Non ho mai fatto una presentazione, mi vengono gli attacchi di panico solo al pensiero. Normalmente sono un compagnone, un gran casinista, ma se devo parlare in pubblico di me e delle mie cose… No, meglio, molto meglio, lasciare ad altri quel tipo di gioia.

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  7. Premesso che non ti ho sentito parlare in pubblico e probabilmente sei bravissima, uno scrittore scrive. Se voleva fare cabaret sceglieva altre strade. Ci sono autori bravissimi a parlare in pubblico le cui opere sono mattoni terrificanti.
    Personalmente non ho mai sentito parlare in pubblico i miei autori preferiti. Alcuni sono morti (anche da secoli). Eppure sono i miei preferiti. Quindi, per come la vedo io, il problema non sussiste. Il parlare in pubblico a volte è un male necessario. Ma chi si aspetta il cabaret di scrittura non ha capito niente.

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    • Avete tutti ragione sul fatto che l’importante per uno scrittore è ovviamente saper scrivere. Io però penso a quelli che vanno in tv e hanno proprio “l’aria da scrittore”, quelli che ascolti pensando “quante ne sa!”, quelli che quando raccontano o leggono un brano dei loro scritti lo fanno con abilità teatrale, quelli che ti convincono a comprare il loro romanzo solo perché l’ha scritto una persona affascinante.
      Deve essere proprio questa mia visione distorta dello scrittore di successo a mettermi ansia quando devo mettermi nei suoi panni in pubblico. 🙂

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  8. Capisco perfettamente il problema, parlare in pubblico non è semplice e, solitamente, uno scrittore preferisce scrivere anche per questo: perchè con la scrittura può esprimersi meglio di quanto potrebbe fare parlando. Anche per me è così, io quando devo parlare in pubblico (cosa che diverse volte mi tocca fare per lavoro) mi viene l’ansia. È anche una questione di esercizio, i primi tempi sudavo e diventavo rossa, poi ho migliorato. Se dovessi parlare dei miei libri a una platea penso che mi sentirei male. In ogni caso essere supportati da un “moderatore” che fa domande e guida la risposte tenendo le fila del discorso è sicuramente più semplice e anche più di effetto per il pubblico che ascolta. Poi ci sono scrittori che hanno innata l’arte dell’oratoria e quelli hanno un vantaggio in più. Mi è capitato di andare a presentazione di libri di alcuni di loro e mi hanno conquistato proprio per questa loro capacità che io invidio molto. Per concludere cara Simona sei in buona compagnia!

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  9. Credo che per la maggior parte degli scrittori sia difficile parlare di sé e delle proprie opere. Insomma, se uno ha iniziato a scrivere e non a fare l’animatore nei villaggi vacanze, una ragione ci sarà! Comunque credo sia difficile organizzare presentazioni riuscite, se non si ha la vena giusta e una vita sociale abbastanza movimentata. Se trovi un partner adatto, può fare la differenza.

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    • @Giulia e Grazia, avere una spalla durante le presentazioni fa davvero la differenza perché condividere l’attenzione del pubblico allenta la tensione e una buona spalla sa anche riportarti al filo del discorso quando ti perdi in divagazioni. Avrei molto da dire e raccontare sui miei libri e lo faccio tranquillamente con gli amici perché mi sento a mio agio, oppure ne parlo sul blog. Raccontarsi agli sconosciuti è un altro paio di maniche e finisco per concentrarmi più sull’impressione che posso dare di me anziché sui contenuti. Neanche io sono nata animatrice 🙂

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  10. Bellissimo post.
    Condivido fortemente tutto ciò che è stato scritto.
    Io non faccio la scrittrice di professione, ma per pura passione. Ora che sono nella fase promozionale del mio libro, so di dover organizzare le presentazioni dal vivo e ho una paura folle di farle. Più che di farle, ho paura degli sguardi inquisitori della gente, del loro giudizio, della possibilità che le copie possano restare nell’ombra invendute e (più di tutto) ho paura di non riuscire a esprimermi e farmi comprendere come vorrei. Perché quando scrivi qualcosa e ti lasci assorbire completamente dall’idea e dai concetti, l’ultimo pensiero che ti sfiora la mente è: come spiegherò le mie intenzioni a un pubblico di sconosciuti per convincerli a comprare?
    Esattamente come dice Simona Colombo: “vorrei essere giudicata solo per ciò che scrivo, nella mia forma migliore. Non sono fatta per parlare dei miei libri: sono fatta per scriverli”.

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