Pasquetta

Una teoria alternativa

Poiché questo è il lunedì dell’Angelo e voi quasi sicuramente starete festeggiando all’aperto un evento di cui nemmeno ricordate l’origine (né vi importa ricordarlo), aspettando che le braciole si tostino a dovere, ho pensato di risparmiarvi il solito articolo sulla grammatica per parlare al suo posto di… per parlare di agnelli.

Quest’articolo l’avrei anche potuto titolare: È giusto, per l’agnello, non essere mangiato?, se non lo giudicassi un titolo davvero brutto. Ad ogni modo, l’argomento che vorrei sottoporvi riguarda una teoria – un po’ scherzosa, un po’ seriosa – su cui rifletto da un po’ di tempo.

Come sapete, in giorni di festa come questo, ma anche in quelli che lo precedono, i social network vengono invasi da annunci vegani e animalisti come quello che vedete in calce. Personalmente la carne, come nutrimento, io non la amo. Saltuariamente mi capita di mangiarla, anche se molto poco rispetto ai chili e chili di cereali raffinati che sono in grado di trangugiare in una settimana qualsiasi dell’anno; senza parlare delle verdure e della frutta, tante da disboscare la campagna di Pinerolo. Amo meno gli zuccheri raffinati e i dolci in generale. Ho un amico pasticcere, siamo amici fin da ragazzini, che praticamente mi odia: «Potrei chiudere, se fosse per te», dice lui; ma in realtà si arricchisce vendendo torte a raffinate signore impellicciate.

Ora, potrei anche evitare di mangiarla del tutto la carne, tanto più che trovo gli agnellini ancora vivi molto più simpatici e affettuosi di quelli rosolati. La mia dieta, già caotica di suo per mancanza di tempo e di volontà, non ne risentirebbe affatto.

Però ho una teoria. La mia teoria è questa:

Immaginate un mondo in cui l’uomo, inteso come umanità, si sia finalmente pentito del continuo sterminio di animali atto a soddisfare unicamente il suo famelico appetito di proteine; immaginate un mondo in cui gli uomini mangino solo verdure e frutta, o magari trangugino pillole proteiche arricchite di vitamine; immaginate un mondo in cui l’allevamento coatto e coercitivo delle specie da macello sia un crimine punito con l’incarcerazione a vita. L’avete immaginato? Bene. Adesso chiedetevi: in un mondo così, che ruolo avrebbero gli animali d’allevamento?

Forse essere allevati per la propria lana, per il proprio latte, per la propria carne (ma anche per le uova…) non è un bel modo di stare al mondo; ma se smettessimo di mangiare carne, di bere latte, di usare la lana, di sbattere le uova… che fine farebbero gli animali d’allevamento, quelli che comunemente si possono trovare in una fattoria tradizionale? Li immaginate scorrazzare liberi per i campi finalmente salvi dal macello, vero? Io, che sono un cinico (è obbligatorio per uno scrittore esserlo), invece immagino una sola via per queste specie: più che per le specie selvagge, a cui abbiamo destinato delle aree di sopravvivenza (poche, per carità, ma presenti), per le specie domestiche intravedo solo la via dell’estinzione.

E qui salterebbe fuori l’amico vegano di turno, molto più preparato di me in materia, che statistiche alla mano mi dimostrerebbe come, con l’avvento dell’automobile e del motore a scoppio, il ruolo del cavallo in realtà non si è declinato, si è trasformato. Oggi nessuno userebbe il cavallo per fare la Torino-Milano; molto più comoda l’automobile, o il treno, persino l’autobus. Tuttavia c’è un sacco di gente che ama praticare l’equitazione; ci sono delle gare (con tanto di scommesse), in cui il ruolo cavallo è protagonista; cavalcare è persino considerato terapeutico. E, in effetti, secondo l’Aia (Associazione Italiana Allevatori) nel 2007 il numero di equini presenti nel nostro Paese si aggirava sui 400.000 esemplari.

Quindi, con l’avvento di una tecnologia più avanzata, il numero e il ruolo dei cavalli nella storia dell’umanità non è diminuito, si è solo adattato (bene addirittura) alle nuove esigenze. Tutto giusto, ma stiamo parlando di cavalli… e stiamo parlando comunque di allevamento coercitivo (nulla a che vedere con le praterie in cui questi animali scorrazzavano liberi). Provate a fare lo stesso ragionamento con le pecore o con le mucche o con i polli o con i maiali. Se smettessimo di “usarli”, e capisco quanto questo verbo possa suonare ambiguo e crudele allo stesso tempo, temo che per loro in questo nostro mondo non ci sarebbe più posto.

Naturalmente l’articolo vuole essere una provocazione. Io stesso avevo scritto un racconto ambientato in un macello, per testimoniarne la cruenta realtà. A nessuno piace osservare immagini di animali macellati. Preferiamo pensare che le braciole confezionate nel polistirolo nascano già così. È una forma di ipocrisia, non c’è dubbio. Tuttavia leggere una risposta motivata e credibile al mio argomentare sarebbe per questa Pasquetta un bel regalo che potreste fare a me, a voi stessi e ai nostri compagni animali.

Chiudo qui, scusandomi se vi sono sembrato poco opportuno: ogni tanto bisogna esserlo. Ritengo che parlarne, argomentare, confrontarsi siano alla base di una società democratica. Se volete, dite con forza nei commenti (motivando) ciò che pensate su questo argomento. Sarò curioso di leggervi.

Buona Pasquetta, ragazzi.

20 Comments on “Caccia grossa il lunedì dell’Angelo

  1. Se si liberassero contemporaneamente tutti gli animali da allevamento, probabilmente, in mancanza di un numero sufficiente di predatori naturali, devasterebbero l’ambiente (i conigli in australia sono stati un bel banco di prova).
    Io comunque sono per l’approcio naturale, considero l’uomo come un elemento della natura, non un elemento estraneo, e in natura nessuna specie metterebbe la sopravvivienza di un membro di un’altra specie davanti alla sua stessa soppravvivenza, che sia per mangiare, per difendere il suo territorio o per altri motivi. Non trovo una ragione etica a dire che l’uomo debba comportarsi in modo differente.

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    • Un approccio naturale al problema sarebbe quello di tornare noi stessi a essere cacciatori e di mangiare quindi la sola carne che riusciamo a cacciare in prima persona: nulla a che vedere con il reparto suini/bovini/ovini ben ordinati in confezioni di polistirolo nel banco frigo di un supermercato.

      Tuttavia ciò che dici a proposito dei conigli ha centrato il problema: anche volessimo liberarli tutti, dove mettiamo gli animali d’allevamento? Tanto più che in un mondo di vegetariani serve molta terra per sfamare la popolazione. Ma su quest’ultimo punto potrei essere smentito…

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  2. In realtà c’è una ragione molto semplice e piuttosto oggettiva per cui saremo obbligati a intraprendere quella strada: la nostra sopravvivenza. Ci sono ragioni economiche: se l’uomo diventasse vegetariano, si risparmierebbero i miliardi di dollari in cure mediche dovute alla cura di chi mangia (troppa carne) e si risparmierebbero anche milioni di morti in conseguenza (cosa che, comunque, pare non importare mai a nessuno). Ci sono ragioni che, quando il mare salirà per lo scioglimento dei poli, saranno assai consistenti per quel 60% di umanità che vive in prossimità del mare: si taglierebbero le emissioni serra dovute all’allevamento del 63%. Se diventassimo tutti vegani, si salirebbe fino al 70%.
    Insomma: non possiamo permetterci di dare bistecche o arrosti a tutti i 7 miliardi e rotti di persone al mondo. Miliardi di persone che aumentano a tutto spiano. Semplicemente, non ci sono risorse disponibili per farlo.
    Già l’OMS (mica uno Scarparo a caso…) ha raccomandato di verificare l’introduzione nell’alimentazione umana degli insetti, per ovviare ai nutrienti della carne che, a breve, dovremo ridurre se non smettere. Insetti e verdure non hanno necessariamente bisogno di terra, per crescere, ma possono farlo benissimo all’interno di impianti industriali. La carne potrà tornare (forse) solo nel momento in cui saremo in gradi di far crescere un filetto a partire dalle staminali.
    Ergo, la tua non è una provocazione; si tratta solo di uno sguardo a un futuro piuttosto prossimo…

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    • Sui costi delle cure mediche non sono sicuro, forse dipende dalla quantità e dalla qualità. Nel senso che una bistecca si bovino alla settimana non credo comporti rischi sul fronte salute (credo abbiano smentito l‘ultima boutade dell’OMS sul rischio cancerogeno); inoltre rimpinzarsi di verdure potrebbe portare ad altri scompensi alimentari?

      Invece, per quanto riguarda l’affollamento del nostro pianeta, la carne esattamente come nel Medio Evo diverrà un alimento sempre più per ricchi. I poveri si dovranno accontentare degli insetti. Tuttavia la domanda è: se volessimo liberare tutti gli animali d’allevamento, dove li mettiamo? Io posso adottare un maialino, forse un’agnellino; alle mucche ci pensi tu, eh. XD

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  3. Noi umani siamo una specie strana. Ci inginocchiamo a pregare Dèi palesemente inesistenti e non ci rendiamo conto che l’unico vero Dio di cui dovremmo avere cura è la sottile bolla d’aria che ci protegge dalla morte certa e istantanea dell’universo.
    L’umanità è una specie uguale alle altre specie sul piano biologico, di gran lunga più evoluta sul piano cognitivo.
    Un leone non si renderebbe conto che uccidere tutte le zebre, gli gnu, le giraffe, equivarrebbe alla sua stessa estinzione. Noi umani siamo in grado di rendercene conto.
    Siamo così in grado di rendercene conto che siamo riusciti a comprendere buona parte della polvere che ci forma e degli eventi che 14 miliardi di anni fa hanno generato il tutto.
    I creati che riescono a comprendere la creazione. Roba notevole.
    E in questa roba notevole c’entrano pure i piccoli e indifesi agnelli, che ancora oggi mangiamo per fame, ma che nello specifico vengono mangiati per tradizione dell’essere più sanguinario che l’uomo abbia mai concepito: Dio.
    Quindi lasciamo stare i poveri agnelli.
    Riguardo alla domanda se non mangiassimo più carne cosa ne sarebbe degli animali d’allevamento?
    È probabile che noi umani (almeno quei pochi consapevoli), li rinchiuderemmo in delle oasi protette dove possano vivere un’esistenza degna per la loro natura. Certo, senza predatori ci sarebbe il problema del sovrappopolamento. È molto probabile. È molto probabile che sbaglieremo parecchie cose. Nella scala dell’evoluzione siamo solo semi-dei. Ce ne vuole ancora un po’ di strada per diventare noi stessi dèi.

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    • Marco, la tua mi pare sempre la risposta più completa. Non ho nulla da obbiettare né da aggiungere. Forse solo la questione delle oasi mi lascia un po’ dubbioso: credo che nel futuro avremo bisogno di tutto lo spazio disponibile da dedicare alle coltivazioni e all’edificazione. Tuttavia la Siberia meridionale, quella per intenderci che confina con la Mongolia, mi dicono sia ancora in gran parte disabitata. Chissà cosa ne penserebbe la fauna del luogo se introducessimo i nostri ex animali da macello come specie protette…

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  4. Io mangio davvero poca carne, una volta a settimana e solo perché di solito la cucino anche per il mio compagno. Entrambi però non mangiamo l’agnello. Credo che il vero problema sia l’allevamento intensivo che causa inquinamento e non rispetto per gli animali. I nostri bisnonni che mangiavano carne solo per le feste comandate allevavano gli animali per latte, uova, aiuto nel lavoro e solo alla fine per la carne. C’era anche un rispetto diverso nell’allevamento. Forse bisognerebbe “rallentare” il sistema in cui viviamo, come afferma Omar Pedrini di Madre Terra.

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    • Scusate ho scritto una cavolata è Carlo Petrini quello di Slow Food. L’altro è il cantante 😮

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    • Al tempo dei nostri nonni c’era un altro modo di fare le cose, ma anche esigenze e numeri diversi da quelli odierni. Forse, semplicemente, oggi non si può più rallentare.

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  5. Meno male che ho mangiato il tacchino allora. Quello è stato allevato appositamente per l’occasione, è stato iniettato di antibiotici, non ha mai razzolato e ha mangiato sempre e solo cibi studiati appositamente per rendere la sua carne friabile e dolce come il miele.
    Se ci pensi, dopo una vita così, ucciderlo per mangiarlo è fargli un favore. Così non soffre più e non ha vissuto per niente.

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  6. Non mangio cuccioli, non sono comunque vegetariano, altrimenti morirei di fame, sono però per un allevamento “etico”, che non sfrutti gli animali, che li lasci vivere in aperta campagna e non prigionieri in poco spazio al chiuso.
    I vegani sono estremisti.

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  7. Diciamo che l’uomo ha alterato l’ecosistema ormai da secoli, se non da millenni. Una volta era cacciatore e raccoglitore e si spostava in giro per il mondo per mangiare. Un bel giorno, un genio sconosciuto deve aver detto: “E che ca..o! Facciamo recinti per gli animali, così smettiamo di correre. Seminiamo qualche pianta invece di andarle a cercare”. Così è nato l’allevamento e l’agricoltura. La mucca e l’agnello, nel recinto per millenni, sono stati anche protetti dai rispettivi predatori naturali dallo stesso uomo che, per mangiare, doveva essere lui il primo a proteggerli. Quindi hanno avuto modo di moltiplicarsi indisturbati. Nessuno può sapere la fine che avrebbero fatto se l’uomo, invece che metterli nel recinto, li avesse lasciati in balia della selezione naturale. Così oggi, allo stesso modo, nessuno può sapere che cosa succederebbe se le enormi quantità di animali allevati venissero rilasciate di colpo negli ecosistemi attuali. Probabilmente si potrebbero verificare degli scompensi: tutti i predatori, pur contenti, non riuscirebbero a divorare quanto in eccesso. Ma le mie sono pur sempre teorie e, finché non ci saranno dati oggettivi, nessuno potrà mai dimostrare nulla. Di sicuro in natura, quando viene a mancare di colpo un predatore nella catena alimentare di un qualche ecosistema, si verificano squilibri: le sue prede prolificano gioiosamente e le prede delle prede rischiano l’estinzione, finché Madre Natura, ben più saggia dell’uomo, non trova il modo di regolare gli scompensi (che ne so: magari spunta un virus che, in questo caso specifico, decima le mucche oppure gli agnelli in eccesso…).

    Quindi penso che gli animali da allevamento, liberati di colpo nella natura, non andrebbero incontro a estinzione certa ma a un graduale riadattamento (quantitativo e qualitativo) ai ritmi della natura.

    Dal punto di vista economico penso solo che il problema, per l’uomo, verrebbe “solo” spostato: i soldi spesi per gli allevamenti verrebbero spesi per le fattorie di frutta e verdura che magari diventerebbero sempre più ipertecnologiche. E i soldi spesi per curare presunte patologie derivanti dal mangiar troppa carne? Penso che se almeno 5 miliardi di persone diventassero vegetariane, spunterebbero prima o poi patologie derivanti dal consumo di troppe verdure perché comunque, le verdure, per crescere assorbono acqua (pulita?) e sostanze dal terreno, quest’ultimo infarcito di tutte le schifezze che spacciano per concimi e diserbanti.

    Concludo il mio commento (serio?) con una poesia (seria?) di Flavio Oreglio, che calza a pennello
    “A Natale il tacchino raggiunge il suo destino.
    L’agnello ride forte ma la Pasqua è già alle porte!”

    😀

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    • Bella la poesia, non la conoscevo. 🙂

      Hai ragione, gli animali da macello per molti secoli sono stati protetti dall’uomo. Si è instaurato tra uomo e animale una sorta di simbiosi che pare avere funzionato bene.

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  8. Non credo che gli animali in via di estinzione soffrano di esserlo; dell’essere maltrattati per tutta la vita, uccisi e affettati per finire in bocca ad allegre combriccole di grigliatori, forse sì, almeno un po’. Meglio un mondo senza mucche e senza maiali, se l’alternativa è questa ode alla sopraffazione!

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