6 domande frequenti sul corretto uso della virgola


6 domande frequenti sul corretto uso della virgola

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Come si usa la virgola?

Sul corretto uso della virgola spesso si possiedono idee confuse. L’ambiguità di utilizzo è dovuta a molteplici cause; in particolare all’abitudine di far corrispondere questo segno grafico con le pause di lettura, quelle che vengono naturali prendendo fiato mentre si legge a voce alta. C’è, inoltre, una tendenza, contemporanea, a usare la virgola per mettere in rilievo alcuni elementi del discorso, indipendentemente, dalla loro relazione sintattica con il resto della frase…

Alcuni dubbi sono più diffusi di altri. Prendendo l’idea dal saggio di Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, ho pensato di raccogliere le domande più frequenti sul corretto uso della virgola in un breve elenco numerato. Naturalmente tentando di darne anche le risposte.

01. In quali circostanze la virgola si può, non si può o si deve mettere prima della congiunzione e?

La prima banale risposta a questa domanda è: dipende. Dipende infatti dal ruolo che la congiunzione svolge. Prendiamo la frase:

“Questa mattina ho comprato il pane, il latte, la farina e dei biscotti: non ho speso molto.”

Se in un elenco la congiunzione collega un membro ai precedenti senza creare discontinuità, la virgola non si mette. Compare invece davanti alla congiunzione e quando serve a sciogliere ambiguità di senso. Ad esempio:

“Per una corretta alimentazione, le conviene suddividere nei due pasti principali i diversi alimenti: a mezzogiorno carne e verdura, alla sera riso e insalata, e frutta a volontà.”

In questo caso la virgola serve a sdoganare, separandolo, il significato dell’ultima porzione di periodo. Nell’esempio, infatti, la frutta può essere consumata indipendentemente dalla precedente suddivisione. Un modo analogo di utilizzare la virgola è il seguente:

“Ecco Giulia, Stefano, Marco, e Bruno che arriva trafelato.”

In questo caso, la separazione serve a sottolineare il diverso stato dell’ultimo elemento rispetto ai precedenti.

La virgola può inoltre apparire quando la congiunzione e è contenuta in un inciso, per sottolineare di quest’ultimo il carattere aggiuntivo:

Appare chiaro che almeno per alcuni presupposti ontologici, e al loro interno per la varia molteplicità esistente, si vantino dei forti contrasti etici.” [La frase, che ho inventato di sana pianta, non ha alcun senso: non perdeteci tempo nel tentativo di sbrogliarla].

«Se la congiunzione e ha valore avversativo, la virgola anteposta istituisce uno stacco che marca l’opposizione» [Garavelli, Ivi p. 16]:

“Chiamavo, chiamavo, e nessuno rispondeva.”

In tutti questi esempi, la virgola svolge una funzione demarcativa rispetto alle unità sintattiche; ha lo scopo, cioè, di indicare un confine. Ecco un altro esempio, tratto dal Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani:

“Il professore Meldolesi, per esempio, in quarta ginnasio nostro insegnante di italiano, latino, greco e geografia, un pomeriggio sì e uno no prendeva la bicicletta, e dal quartiere di villini sorto in quegli anni fuori Porta San Benedetto dove viveva, da solo, in una camera ammobiliata di cui era solito vantarci la vista e l’esposizione, si spingeva fino al Barchetto del Duca per restarci tal volta tre ore consecutive.”

In questo caso, la virgola, messa prima della congiunzione serve appunto a separare due momenti: l’introduzione del personaggio, e il posto in cui egli si reca in bicicletta.

02. Come ci si comporta con ma, , sia ed o?

Per quanto riguarda la congiunzione avversativa ma, tutto sembrerebbe dipendere dalla lunghezza dei periodi coordinati: se coordina due sintagmi o due frasi brevi, la virgola non serve; se coordina due frasi lunghe, la virgola è necessaria.

“Esiste la possibilità che questo articolo non venga compreso, ma scriverlo è ugualmente necessario.”

“Stronzo ma bello.”

“Giorgio guarda ma non vede.”

«Ma l’esperienza mostra che le dimensioni di frasi e di costituenti non sono rilevanti, da sole, per decidere se l’opposizione debba essere marcata dalla punteggiatura, in quanto a prevalere sono ragioni funzionali» [Garavelli, Ivi p. 17].

Quali sono queste ragioni funzionali?

  • Il ruolo delle frasi: in cui non mettere la virgola prima del ma, anche in frasi articolate, è giustificato dal fatto che la congiunzione avversativa è parte integrante, ad esempio, della condizione introdotta dal se:

“Il matrimonio di chi è stato dichiarato infermo di mente può essere impugnato se l’interdizione è stata pronunciata posteriormente ma l’infermità esisteva al tempo del matrimonio.”

  • La struttura dell’informazione: in cui se compare la virgola prima della congiunzione avversativa, si mette a fuoco l’elemento che la precede:

“Giorgio guarda, ma non vede.”

Infine, l’introduzione di una virgola prima della congiunzione avversativa si rende necessaria se, coordinando due frasi, nella seconda c’è un cambio di soggetto:

“Giulio è senza dubbio un buon scrittore, ma ciò che scrive raramente lascia il segno.”

Nella prima frase il soggetto è Giulio, nella seconda è “ciò che scrive”.

«Il trattamento che si riserva alle correlative  sia… sia, né… né, e alla disgiuntiva o risente del grado di integrazione che gli elementi introdotti da tali congiunzioni presentano nelle strutture sintattiche in cui si trovano» [Garavelli, Ivi p. 19].

Cioè dal grado di parentela tra i lessemi introdotti dalla congiunzione e le porzioni di frase che li precedono. Se la prima correlativa collega un complemento direttamente al costituente che lo regge, allora non c’è posto per la virgola.

“Se le rassicurazioni che ci date, ritenute sufficienti sia dal garante sia dall’autorità giudiziaria, sono concrete possiamo procedere a stipulare l’accordo.”

Serve invece la virgola se nel mezzo s’inserisce un inciso:

“Le rassicurazioni che ci avete fornito non sono state ritenute sufficienti, benché legittime, dal garante né dall’autorità giudiziaria.”

Togliendo l’inciso, la virgola non serve.

Tra la prima e la seconda congiunzione, la virgola viene inserita a seconda delle dimensioni della catena verbale che si snoda fra le due correlative; dipende quindi dalla distanza che intercorre fra queste: non si mette se le correlative (sia… sia, né… né) si trovano a breve distanza l’una dall’altra; si mette se la distanza è considerevole.

«Non è superfluo ripetere che, in ogni caso, ciascuna delle congiunzioni fin qui considerate è preceduta da virgola sia quando s’intende dare valore parentetico alla frase introdotta dalla seconda congiunzione, sia quando lo stesso valore viene assegnato alla frase che viene prima». [Garavelli, Ivi p. 20].

Discorso analogo si può fare per la disgiuntiva o, sia quando viene utilizzata nelle alternative in cui un termine non esclude l’altro («Giusto o sbagliato io la penso così!»), sia quando nei casi opposti la o ha valore esclusivo: «O mangi la minestra o salti dalla finestra». Tuttavia, a mio avviso, se la o non ha valore esclusivo, non è necessario inserire la virgola; al contrario invece sì: «O mangi la minestra, o salti dalla finestra».  Anche in questo caso, però, molto dipende dalla distanza dei disgiunti, quindi dall’articolazione della frase:

«Accesa o spenta: scegli!».

«Per lungo tempo la casa fu disabitata, o forse abitata saltuariamente da qualche locatario occasionale, ma appare ancora in buone condizioni».

Quando la o ha valore esplicativo equivalente a «cioè», «ossia» in prevalenza si tende a evitare la virgola; si tende a inserirla se la disgiunzione, in unione a «meglio», acquista valore correlativo:

«L’elenco di dieci domande o decalogo che vi trovate davanti, devono trovare ognuna una risposta».

«La scrittura è un modo di vivere, o meglio, uno stile di vita».

03. Con quale criterio si decide se isolare gli elementi di tempo, luogo, causa, ecc. a inizio enunciato?

Anche in questo caso la risposta non può che essere: dipende. Dipende da svariati fattori: dalla posizioni di questi elementi in frasi semplici e in frasi complesse (le prime sono costituite da singole espressioni, le seconde da espressioni complesse considerate frasi a loro volta); dalla lunghezza delle espressioni avverbiali o circostanziali; dalla forma; dalle variazioni di significato; dall’incidenza del focus dell’informazione. [Diversamente dal resto dell’articolo, gli esempi che seguono sono tratti in toto dal saggio della Garavelli]

«Quando l’imputato è condannato a pena detentiva per il reato per il quale fu sottoposto a custodia cautelare, sono poste a suo carico le spese per il mantenimento durante il periodo di custodia».

«Sarò contenta quando avrò finito il lavoro».

«Sarò contenta, quando avrò finito il lavoro».

«Per trovare la strada senza perdere troppo tempo a cercarla, chiedi informazioni ai passanti».

«Ho chiesto informazioni per trovare la strada».

«Per quanto riguarda le grammatiche, abbiamo considerato un paio di testi della fine del secolo».

«Per quanto riguarda i testi abbiamo esaminato dei passi, ognuno di 1000 parole, […]».

«Non riesce a concentrarsi mentre (quando) intorno c’è rumore».

«Te ne stai in ozio, mentre (quando) dovresti impegnarti seriamente».

Il discorso è così ampio che meriterebbe un articolo a parte, o un intero manuale dedicato. Tuttavia, se osservate bene gli esempi noterete come non siano le virgole a variare il significato delle frasi (diversamente da quanto avete sempre pensato), ma è il significato delle frasi a sentenziare la marcatura. Oltre al focus, anche la lunghezza o la brevità dei segmenti costituisce un elemento sintattico. Il quando del primo esempio è separato dalla sua reggente a causa delle dimensioni della frase; il focus invece ci indica dove o se inserirla nel secondo e terzo esempio. Infine vale la pena notare il diverso uso semantico di mentre (quando) nelle ultime frasi.

04. Quando si può mettere la virgola tra soggetto e verbo, o tra verbo e oggetto, o tra il verbo passivo e il complemento di agente?

Se l’uso della virgola serve a regolare i rapporti sintattici tra i costituenti del nucleo della frase, allora non deve essere inserita. Se invece se ne fa un uso semantico-informativo, allora si può inserire. Tutto dipende, insomma, se state compilando un testo formale o creativo. Nel primo caso, la struttura della frase deve attenersi a regole di non arbitrarietà semantica; nel secondo è proprio l’arbitrarietà che si vuole esaltare.

Quindi, non si può separare il soggetto dal verbo, e il verbo dall’oggetto (diretto o indiretto) in testi in cui il rigore formale è prevalente, come quelli giuridici, i saggi, i manuali tecnici o scientifici, ecc. a meno che  non si frapponga un qualche segmento di lunghezza variabile racchiuso tra due virgole (un inciso). In testi in cui l’interpretazione creativa dell’autore è prevalente rispetto all’osservanza sintattica della frase: romanzi, ad esempio, o racconti, sceneggiature e via dicendo la virgola può essere inserita se ha un senso, cioè se aiuta a trasmettere senso. Quindi questa non deve essere assunta come scusa a inserire marcature con libertà; in linea di massima la scrittura deve sempre corrispondere a un rigore formale, tranne quando ragioni semantico-pragmatiche s’impongono a «marcare con variazioni della punteggiatura “canonica” i rapporti tra le unità sintattiche» [Garavelli].

05. Come comportarsi davanti a un pronome relativo?

Nel caso di pronomi relativi restrittivi, che limitano il contenuto asserito («nel caso che…», «le assicurazioni di cui…»), la virgola non s’inserisce; tuttavia il discorso merita maggiore approfondimento, quindi ci torneremo.

06. Quando si usa al posto della virgola il punto e virgola?

Le principali motivazioni che inducono a preferire l’inserimento di un punto e virgola al posto della virgola sono due:

  1. L’esigenza di manifestare gerarchie sintattiche: soprattutto in un uso “sorvegliato” del linguaggio.
  2. L’opportunità di marcare i cambiamenti di soggetto o di tema.

«La repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento».

Costituzione italiana, art. 19

«A lungo attese sua moglie alla stazione; persero il treno».

– Me, medesimo

Nel primo esempio i punti e virgola hanno un carattere seriale, analogo a quello delle virgole a cui si preferiscono perché i diversi segmenti corrispondono a intere frasi, in cui a loro volta potrebbero occorrere delimitazioni minori da segnare con delle virgole.

Nel secondo esempio non solo cambia il soggetto, ma da un segmento all’altro si nota una progressione del tempo e degli eventi opportunamente segnalato dal punto e virgola. Questo modo di usare il punto e virgola, ad esempio, fece la fortuna di un certo stile di scrittura: quello di Ernest Hemingway.

Conclusioni

Quanto detto finora sull’uso della virgola non corrisponde a un canone imprescindibile, tutto può essere ribaltato da esigenze sintattiche o semantiche più forti. L’esigenza principale è sempre quella di preservare il senso e la comprensione dell’enunciato, e forse è proprio per questo motivo che l’uso della virgola non risponde a norme precise. Se ci pensate bene, con l’interpunzione lo scrittore esprime il suo estro più e meglio che con un uso creativo del lessico.

______________

Note

Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Laterza 2003

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Feltrinelli 2012

… continua →

29 Comments on “6 domande frequenti sul corretto uso della virgola

  1. Nella seconda frase, però, la virgola dopo “alimentazione” non ci va:

    “Per una corretta alimentazione le conviene suddividere nei due pasti principali i diversi alimenti”.
    Non serve una pausa in quel caso.

    Nel brano su Meldolesi le virgole secondo me non sono giuste.

    “Il professore Meldolesi, per esempio (primo inciso), in quarta ginnasio nostro insegnante di italiano, latino, greco e geografia (altro inciso), un pomeriggio sì e uno no prendeva la bicicletta e dal quartiere di villini sorto in quegli anni fuori Porta San Benedetto, dove viveva da solo in una camera ammobiliata di cui era solito vantarci la vista e l’esposizione (inciso), si spingeva fino al Barchetto del Duca per restarci tal volta tre ore consecutive.”

    Ecco, per me andrebbero messe così.

    Altra frase in cui per me non sono giuste:

    «Per trovare la strada senza perdere troppo tempo a cercarla, chiedi informazioni ai passanti»

    La frase per me è corretta così:

    «Per trovare la strada, senza perdere troppo tempo a cercarla, chiedi informazioni ai passanti». Oppure toglerle tutte.

    E anche qui non andrebbe:

    «Per quanto riguarda le grammatiche, abbiamo considerato un paio di testi della fine del secolo».

    Non serve una pausa.

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    • Cerco di rispondere; per quanto l’uso della virgola, come avrai probabilmente intuito leggendo il post, è qualcosa di personale, quasi come scegliere l’appaiamento dei vestiti da indossare. La cosa che mi interessa in particolare della tua risposta è il fatto che, sistematicamente, hai scelto esempi di tipo colloquiale, quelli cioè in cui la scelta della disposizione delle virgole dovrebbe seguire più la semantica dell’intenzione che la sintassi di una comunicazione formale.
      Mi spiego meglio: nel primo esempio che citi si presuppone che un medico stia comunicando con un paziente. Se così fosse (ma forse funzionerebbe anche in un libro di diete), la virgola ci vuole, perché un parlante, a mio avviso, dopo “alimentazione” una pausa spontanea la fa: “Per una corretta alimentazione – virgola – le conviene suddividere nei due pasti principali i diversi alimenti”. Se volessimo essere formali: sì, la virgola non è necessaria.
      In Bassani, la tua disposizione delle virgole è corretta: ma appiattisce il testo. Non stai scrivendo un testo formale, ma un testo creativo. Prova a prendere la soluzione dello stesso Bassani e quella che hai corretto tu; affiancale (io l’ho fatto copincollandole in un file di word) e quindi giudica da solo. Tuttavia, la tua scelta, se quello è il tuo modo di scrivere narrativa, non è sbagliata: ma è il tuo. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
      Anche in questa frase: «Per trovare la strada senza perdere troppo tempo a cercarla, chiedi informazioni ai passanti», dove correggi le virgole in questo modo: «Per trovare la strada, senza perdere troppo tempo a cercarla, chiedi informazioni ai passanti», dimostri ancora una volta di scegliere la forma alla semantica. Secondo me la tua strada, per gusto estetico innato, è quella che ti vede scrivere testi di carattere formativo, accademico, informativo più che narrativo.
      E questo viene confermato anche nell’ultimo esempio che citi («Per quanto riguarda le grammatiche, abbiamo considerato un paio di testi della fine del secolo»), in cui si presume che la parlante – la stessa Bice Mortara Garavelli immagino io – stia “parlando”.
      In testi in cui l’interpretazione creativa dell’autore è prevalente rispetto all’osservanza sintattica della frase, la scelta non formale dell’interpunzione è a mio avviso quasi obbligatoria. Scrivere bene narrativa non significa mettere le virgole come ti raccomanderebbe la maestra alle elementari. È ben inteso che questa non deve essere neanche una scusa per distribuire virgole a cazzo, ma rispettare la forma in un testo di narrativa potrebbe essere quasi controproducente: a meno che tu non voglia scrivere come John Williams. Ma anche in questo caso sarebbe una scelta consapevole, mi spiego? 🙂

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      • L’interpretazione creativa dell’autore però deve sempre rispettare la correttezza del linguaggio. Non vedo perché debba essere controproducente rispettare la forma, a meno che tu non stia facendo parlare un personaggio ignorante. Ma quello è un altro discorso.

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        • Be’ non definirei l’uso che Bassani ne fa: scorretto. Proprio perché nell’interpunzione, in italiano, non ci sono regole, al di fuori della necessità d’elaborare un testo formale (giuridico, medico, scientifico, ecc.), si può perfino accettare il fastidio di una virgola che separi un predicato dal proprio soggetto: se questo aggiunge senso. Rispettare la forma di suo non è controproducente, solo che: una forma non esiste e un uso formale esiste, certo, ma solo per testi, appunto, formali.

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      • Ciao Pietro, benvenuto nel mio blog. Ho letto con attenzione il tuo commento e mi trovo d’accordo su tutto tranne che su quella virgola inserita prima di e frutta a volontà. Vorrei spiegare il motivo di quella virgola che, come puoi immaginare, non è un errore ma una scelta precisa. Dunque, isolando con la virgola l’ultima parte della frase si vuole indicare al lettore che la frutta la può mangiare in qualsiasi orario, cioè tutto il giorno. Mentre il resto della frase è molto preciso nelle indicazioni (“[…] a mezzogiorno carne e verdura, alla sera riso e insalata”), l’ultima parte isolata dal resto indica la rottura della convenzione pre-citata: cioè in qualsiasi orario. Magari non è bella a vedersi, parlando di estetica, ma ha una funzione precisa. Concordo invece col resto della tua analisi.

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  2. Un post lungherrimo 😛
    Devo dire che andando ad istinto e ad orecchio più o meno ci prendo sempre 😉 (non saprei dire se questo orecchio è frutto di tante letture, probabilmente sì, almeno in parte)
    Il tedesco al solito è molto più formale dell’italiano, ha delle regole precise e stringenti, spesso mi trovo in difficoltà perchè in tedesco si usano virgole dove in italiano sarebbero sbagliate, al solito le regole non le ricordo mai, per essere un ing ho decisamente problemi con la forma e le regole 😀 😀 😀

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    • Sarebbe interessante capire il perché il tedesco abbia scelto una struttura rigita per l’ìinterpunzione. Questo non pare lasciare molta fantasia in fase di creazione narrativa…

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      • Per la verità sono molto curioso di leggere Goethe ad esempio in lingua originale, perchè scrivere in modo poetico superando così tanta rigidità, non solo nell’interpunzione ma anche nella struttura della frase (l’ordine dei complementi ad esempio è rigidamente stabilito) non deve essere facile. Purtroppo la mia conoscienza della lingua non me lo permette ancora.

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  3. Con i miei alunni semplifico un sacco, temo. Mai prima di “e” a meno che non chiuda un inciso. MAI tra soggetto e verbo. Prima di ma ok. Il punto e virgola evitatelo.
    E comunque non riesco a farle rispettare.

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    • Non mi preoccuparei tanto della virgola nel caso specifico, quanto piuttosto del fatto che non esiste un periodo da dividere: non c’è un soggetto, non c’è un complemento, perfino non c’è un predicato: cosa se ne fa una non-frase di una virgola?

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  4. Finalmente riesco a leggere con calma. L’argomento richiede molta concentrazione. Anch’io in certi casi sono più rigida, probabilmente è il frutto di un condizionamento neanche tanto occulto dei tempi della scuola. Mi sento ancora le urla del professore di italiano al Liceo quando ci scappava una virgola tra soggetto e predicato. Comunque ritengo molto interessante l’interpretazione che ne dai. Mi chiedo però, come al solito, se a una principiante come me certe “licenze” sarebbero concesse o se un eventuale l’editor mi correggerebbe.

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  5. Pingback: Noi puffi siam così | da dove sto scrivendo

  6. Post molto utile. D’accordissimo sulla divisione fra testo formale e narrativo: nel primo non ci può essere ambiguità e la punteggiatura deve essere perfetta, nel secondo una pausa nel punto giusto lo può rendere vivo, dunque più libertà ci vuole.

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  7. Articolo molto interessante, l’ho salvato tra i preferiti per poterlo rileggere all’occorrenza. Io sull’uso della virgola ho sempre grandi dubbi. Le sole regole impresse nella mia mente sono quelle indicate da Tenar ai suoi alunni, quindi semplificare è un metodo efficace. Negli anni ho sopperito con la lettura e con l’uso di periodi brevi.

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  8. Sei diventato la mia grammatica ambulante, grazie Salvatore, il tuo blog mi risparmia un sacco di tempo.
    Mi era venuto il dubbio che fosse sbagliato mettere la virgola prima del “ma”.

    Per caso hai scritto un post sull’uso del trattino? Vorrei sapere se queste frasi sono corrette:

    Nonostante le insistenze e le minacce di Anna, che la tratta come una figlia – con tutti i pro e i contro del caso – Lucia non ha mai voluto saperne di smettere di rimpinzarsi di cioccolata.

    Anna supplica perdono per la mia stupidità – come osa? – e ordina anche per me.

    Grazie… 😀

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    • Mi permetto, con permesso. L’uso del trattino per indicare gli incisi l’ho visto usare in diversi testi, per cui direi di sì, che è corretto, anche se a me non piace moltissimo.

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    • Grazie, Lisa.

      Mi pare sia corretto l’uso che ne fai, ad ogni modo: sì, ho fatto un post anche su quello. Prova a cercarlo usando la funzione «cerca» nella barra laterale destra. 🙂

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