Maschile o femminile: quale energia domina la tua scrittura?


Guest-Post

Un guest post di Chiara Solerio

Quello che sto per scrivere farà inorridire gli omaccioni barbuti che stanno leggendo il post, quindi mettetevi seduti, cari signori: ogni individuo nasce con un identico potenziale di energia maschile e femminile. Non lo dico io, ma la fisica quantistica della creazione.

«Femminile e Maschile sono due archetipi, due forme originarie che sussistono prima delle specie. Questi due archetipi hanno funzioni e simbologie diverse, ognuno ha delle sue prerogative, delle sue qualità e delle sue carenze, ma insieme si compensano e si completano formando un tutt’uno armonico che funziona a regola d’Arte, come nel Tao, dove lo Yin e lo Yang si abbracciano armoniosamente formando qualcosa che è più della somma delle parti».

 – Andrea Zurlini

In poche parole, il magnetico femminile e l’elettrico maschile si uniscono quando un pianeta sta nascendo e quando l’essere umano si sviluppa nel grembo materno. A ciascuno di questi due archetipi sono associate determinate caratteristiche psicologiche e caratteriali che illustrerò meglio in seguito, e che ciascuno di noi esprime in diverse misure e modalità. Le nostre componenti biologiche e il tipo di educazione che ne consegue, però, nel corso della vita portano una di queste energie a prevalere sull’altra. I nostri genitori, il sistema educativo, nonché la società nel suo complesso, sanno quali qualità dobbiamo sviluppare e ci orientano in quella direzione fin da quando siamo piccoli: chi fra noi femminucce non ha mai dato il biberon a Cicciobello o servito il tè alla mamma in una finta tazzina? Giochi come le bambole o le pentoline alimentano le competenze relazionali della bambina risvegliando la sua naturale propensione alla cura e all’affezione, tutte caratteristiche legate all’energia femminile. Viceversa, il calcio e le costruzioni privilegiano l’azione e l’inventiva, ovvero l’energia maschile.

Ovviamente questa regola presenta diverse eccezioni. Negli ambienti di lavoro più competitivi, solitamente dominati dagli uomini, le donne tendono a esprimere qualità proprie dell’energia maschile; viceversa in altri contesti ci sono uomini che fanno prevalere la loro componente femminile dedicandosi ad attività come la moda o la danza. Tale dislivello della dominante energetica può riguardare anche persone etero e ben inserite nelle proprie dinamiche di genere, anche se è più visibile negli omosessuali e nei transgender, che non sono contro natura come la chiesa ama sostenere: semplicemente esprimono con maggior facilità il tipo di energia che il sistema non associa alla loro identità biologica.

Ciascun archetipo può esprimersi in modo armonico o in modo disarmonico. Molti filosofi vicini al pensiero orientale sono soliti parlare di “lato luce” e “lato ombra”. Dice quindi Andrea Zurlini:

«Il lato luce dell’archetipo del maschile è l’altruismo, la forza, la determinazione, il coraggio, libertà, l’onore, la costruzione, l’intelligenza, la benevolenza, la fede, la saggezza, il comando e il servizio. Mentre il lato ombra del maschile è rappresentato da violenza, egoismo, soppressione, abuso, orgoglio, distruzione, inquinamento, scaltrezza, odio, rancore, culto dell’Ego e negazione di Dio, competizione arrogante, ricerca del potere assoluto e successo ad ogni prezzo».

[…]

«L’Energia Femminile nel lato luce è: amore, dolcezza, bellezza, tenerezza, affetto, accoglienza, creatività, armonia, pace, rispetto, tolleranza, perdono, arte e libera condivisione. Mentre nel lato ombra il femminile diventa invidia, freddezza, scaltrezza, perfidia, solitudine, blocco emozionale, caos e confusione, ossessione, intolleranza e rancore».

Le attività artistiche, scrittura compresa, per le qualità che mettono in campo fanno ricorso prevalentemente all’energia femminile, ma io ritengo che per un risultato finale equilibrato si debba ricorrere, seppur in fasi diverse del lavoro, a entrambi gli archetipi. Infatti, come potete notare, l’energia maschile riguarda più le sfere del fare e del pensare; viceversa l’energia femminile è più legata al creare e al sentire.

Detto ciò, si può ipotizzare che:

-La capacità di seguire la propria ispirazione e la fase di stesura sprigionano energia femminile;

-Le fasi di progettazione e revisione hanno una dominante di energia maschile.

Il nostro obiettivo di scrittori dovrebbe essere: esprimere, in ciascuno dei momenti sopra menzionati, il lato luce dell’archetipo corrispondente. Di seguito, qualche esempio per farvi capire meglio.

  • Noi abbiamo il potere di riconoscere, fra tutte le idee che fanno capolino nella nostra mente, quelle che meritano di essere trasformate in una storia. Questo potere si chiama intuizione, ed è una facoltà strettamente connessa all’energia femminile.

Se il lato ombra o l’energia maschile offuscano la nostra capacità di intuire, l’ispirazione rischia di essere bloccata dall’insicurezza emotiva e dall’incapacità di gestire l’ansia da prestazione, oppure viziata da considerazioni mentali che esulano dal contesto creativo, per esempio ossessivi sogni di gloria o previsioni premature sulle vendite. Ciò che ci è richiesto in questa fase è di sciogliere la creatività sulla pagina; tutto il resto verrà dopo.

  • Nonostante tutte le raccomandazioni che si trovano in rete, una progettazione pedissequa non fa per me, me ne sono accorta proprio lavorando al romanzo in stesura. Anche se questa fase chiama in causa l’energia maschile, io ho bisogno di un bilanciamento con la componente femminile. Mi occorrono sì delle linee guida razionali, ma che lascino spazio alla fantasia e all’improvvisazione, altrimenti le mie idee smettono di respirare. Purtroppo il lato ombra dell’archetipo rosa (il caos!) è sempre in agguato, ma con il tempo ho imparato a tenerlo a bada.

Altri scrittori invece cadono nell’estremo opposto e, quando pianificano, si lasciano fagocitare dall’energia maschile: prima di iniziare a scrivere, stabiliscono addirittura dove posizionare le interruzioni a effetto. Se l’archetipo rimane nel lato luce, questo modus operandi è ottimo, ma il lato ombra può portare un eccesso di pedanteria che inaridisce la scrittura.

  • Durante la prima stesura di un romanzo, ci si dovrebbe preoccupare di dipanare la trama in modo libero e informale, con il solo intento di fissare le fondamenta dell’opera. Tuttavia, spesso non riusciamo a separare il creatore dal revisore: la dominante maschile si intrufola nel processo e ci spinge a elucubrazioni mentali assolutamente fuori luogo per la fase in cui ci troviamo. Cominciamo così a tagliare e cancellare, a rileggere e riscrivere, nei secoli dei secoli amen. Ma se l’energia creativa (femminile) non si esprime nel modo migliore inevitabilmente scivola nell’ombra: ecco dunque il blocco dello scrittore, la confusione (“sarà corretto così?”), e una pedante ossessione per la forma.

 

  • La revisione dovrebbe essere sapiente e meticolosa ma non pedante: prima o poi dobbiamo mettere un freno alle nostre insicurezze e stabilire (meglio se con il parere di un beta o di un editor) che la nostra opera è pronta. Per quanto sia giusto puntare sulla qualità, l’eccesso di perfezionismo esprime il lato ombra del maschile e può impoverire, se non addirittura eliminare, l’energia creativa che ha generato le nostre pagine. Il risultato sarà quindi un testo arido e incapace di generare emozioni. Revisionare utilizzando l’archetipo maschile in modo sano significa proprio questo: dare solidità all’opera utilizzando tutte le tecniche narrative a nostra disposizione, senza mettere in discussione i presupposti creativi che sono alla base del nostro lavoro.

Allo stesso modo è impensabile pubblicare un romanzo senza nemmeno rileggerlo, come fanno alcuni autori indie. Una riscrittura razionale, intervenendo là dove è necessario, è fondamentale per mettere ordine nel caos e donare le nostre idee al lettore nella forma meglio fruibile.

Revisionare utilizzando l’archetipo maschile in modo sano significa proprio questo: dare solidità all’opera utilizzando tutte le tecniche narrative a nostra disposizione, senza mettere in discussione i presupposti creativi che sono alla base del nostro lavoro.

Ora per concludere sarebbe opportuno dare qualche consiglio per riequilibrare le energie ma, siccome ho già sforato, poi Salvatore mi sbrana. Vi chiedo dunque: la vostra scrittura è più maschile o più femminile?

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Chiara Solerio: Nonostante cinque anni trascorsi lontano dalla narrativa, la mia passione per la scrittura non si è mai spenta. Una mattina mi sono svegliata e ho capito che stavo vivendo la vita di qualcun altro, perché senza la possibilità di raccontare storie la mia esistenza era mutilata. Così  ho aperto il blog Appuntiamargine e ho progettato il mio primo romanzo. Anche se la stesura è ancora in alto mare, la vicinanza alle filosofie orientali mi aiuta a non demordere. Nessun sogno è troppo lontano per chi ci crede con tutto se stesso. E io ci credo.

57 Comments on “Maschile o femminile: quale energia domina la tua scrittura?

  1. Post interessante e, per me, strano.
    Come scrivevo nel blog i Marina, mia madre era una convinta femminista e mi ha cresciuta in modo neutro, cercando di evitare le connotazioni di genere, quindi nessun cicciobello per me (non che mi fosse vietato, ma non venivo indirizzata a un gioco piuttosto che a un altro, quindi uno dei miei primi regali richiesti pare sia stata una ruspa). In adolescenza ho avuto qualche problema ad accettare la mia femminilità (o, più che altro, a relazionarmi con un mondo in cui la femminilità era intesa in un determinato modo), ma tutto sommato credo di aver trovato il mio equilibrio. Forse per questa mia educazione mi è difficile pensare in termini di maschile e femminile. Tra l’altro nei giochetti del tipo “le donne di solito percepiscono più sfumature di colore, invece i maschi riescono meglio in quest’altro” di solito ho risultati abbastanza simili ai maschi, segno che anche queste supposte diversità biologiche sono almeno in parte culturali. Quindi altrettanto difficile mi viene pensare alle attività di scrittura come “maschili” e “femminili”. Piuttosto anni fa ho seguito un curioso corso di aggiornamento tenuto da uno psicologo secondo cui alcuni tratti della personalità si possono ricondurre a coppie di opposti in cui una è dominante e l’altra è “in ombra”. Forse vale la pena di recuperare il materiale e farci un post, perché in effetti mi ci ero riconosciuta parecchio. Tra le coppie ricordo che c’era intuitole/analista, intuito inteso come capace di cogliere le cose nel suo insieme e sviluppare associazioni inattese e analisi capacità di cogliere i particolari e analizzarli. Nel gruppo, piuttosto eterogeneo, ero risultata l’unica con come tratto dominante del carattere quello di “intuire”, con “analista” completamente represso e une effetti io non noto mai i particolari e anche nelle progettazioni dei testi spesso parto dal generale per andare al particolare, con una certa fatica nei dettagli…

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    • Forse il mio post non è stato bene inteso, perché io stessa ho scritto che la società associa determinate qualità all’identità biologica, quando in realtà le possediamo tutti, e che favorisce lo sviluppo di energia femminile nelle femmine, e di quella maschile nei maschi. Non ho parlato di “attività maschile o femminile”, da un punto di vista pratico, ma del tipo di energia che viene mossa sulla base dei presupposti filosofici di partenza e delle “qualità” associate a ciascun archetipo. Se ci sono dubbi, chiedimi pure. 🙂
      Tu hai avuto una mamma che è stato in grado di farti sviluppare un’identità completa, che non va a reprimere nessuna di queste energie di base, non per altro scrivi e corri. Altri invece ricevono un’educazione più repressiva, perché la società e il senso comune tendono ad associare l’archetipo all’identità biologica e a favorirne lo sviluppo a discapito dell’altro, altrettanto importante. Per esempio quand’ero piccola, gli amici dei miei genitori avevano tutti figlie femmine, tranne una coppia che aveva un maschietto. Quando ci ritrovavamo tutti insieme, questo bambino (poverino) doveva adattarsi a noi, giocare con le bambole, con i pentolini, addirittura facevamo le sfilate di moda in camera, e lui veniva mascherato in modo improbabile. Un anno a Natale aveva chiesto in dono una Barbie, e i genitori si sono preoccupati, erano indecisi, mi sembra che alla fine gliel’avessero presa. Inutili dire che questo passato non ha assolutamente condizionato la sua percezione di genere, visto che è sposato e sta aspettando il terzo figlio, però svolge una professione che richiede caratteristiche associate all’energia femminile (empatia, capacità di ascolto ecc.), visto che è psicologo. Chissà se i nostri giochi infantili hanno favorito lo sviluppo di queste capacità. 😀

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      • Però mi sembra che Antonella esprimesse invece un disagio, una difficoltà ad adattarsi e a trovare un propria femminilità, a seguito della sua educazione. Forse ho inteso male io?

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        • Ni, nel senso che a un certo punto la mia famiglia si è trasferita e quindi ho dovuto abbandonare l’ambiente in cui ero cresciuta per finirne in un altro, dove invece la ragazzina doveva comportarsi in un certo modo e il ragazzino in un altro. E quindi non mi è stato facile inserirmi, anzi.
          Comunque non sono convinta della terminologia “maschile” e “femminile” che, certo, è radicata nella nostra tradizione, sia corretta, perché porta a pensare che alcune caratteristiche, come appunto, l’empatia e la capacità di ascolto siano naturalmente più femminili e altre più maschili, cosa che, penso, sia in gran parte condizionamento culturale. Preferirei una terminologia più neutra, come quella del corso a cui ho accennato (di cui ho recuperato gli appunti, quindi ci posso fare un post) dove si parlava di coppie di opposti, ma con termini diversi e, test alla mano, si è visto che l’appartenenza a un genere o all’altro poco aveva a che fare con le proprie predominanze.

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          • Ho capito cosa intendi, però vedi, quando parli di “caratteristiche, come appunto, l’empatia e la capacità di ascolto”, considerate più femminile, fai riferimento al genere biologico. In questo sì che c’è il condizionamento culturale, capisci? Anche il nome che è stato dato ai due archetipi, alle due energie, sono condizionati culturalmente. Potremmo chiamarli “pippo” e “pluto”, ma ciò non cancella la coesistenza, nell’ universo e nell’uomo, di due forze contrapposte, una pratica e l’altra empatica. La società, poi, ha contribuito ad associarle al genere.
            Spero di essermi spiegata bene, perché è un discorso davvero complicato 😀

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  2. Dubito che Salvatore ti sbrani 😉
    Il discorso cambierebbe se sostituissimo emisfero destro e emisfero sinistro a archetipo femminile e maschile? Mi pare che le caratteristiche che nel post tu associ alla parte femminile corrispondano a qeulle che le neuroscienze associano all’emisfero destro e viceversa, e anche nelle neuroscienze si parla di dominanza di un emisfero rispetto all’altro.

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      • Le mie conoscienze di meccanica quantistica si fermano alle equazioni di Maxwell, allo spin degli elettroni e al povero gatto di schrodinger 😀 (tutta roba, poca, studiata all’università), il discorso è però interessante. Ho intravisto in giro articoli che parlano del legame tra meccanica quantistica e spiritualità, trovando il tempo mi piacerebbe approfondire. Ho anche leggiucchiato qualcosa di neuropsichiatria che parla della divisione dei due emisferi, in quel campo ormai gli studi sono abbastanza approfonditi e riconosciuti. Una cosa interessante che ho letto è che le aree del cervello sono sì ben distinte, ma intercambiabili, ovvero, soprattutto nei bambini, in caso di una lesione che danneggi un’area del cervello quella funzione può essere assolta da un’altra area che si adatterà, anche appartenente all’emisfero opposto. Anche questi studi mi piacerebbe approfondirli, avendone il tempo 😉
        La mia idea, non solo mia, è che l’universo sia un tutt’uno, noi adesso siamo in grado di studiare solo aree distinte, ma in realtà sono tutte legate, quindi quello che tu dici, del legame tra fisica quantistica ed emisferi del cervello, probabilmente sarà anche dimostrabile.
        Ma cosa della meccanica quantistica viene legato ai ue archetipi?

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        • Ho pubblicato qualche giorno fa un articolo che lega la meccanica quantistica alla spiritualità, un’intervista al fisico Vittorio Marchi. Se vai sulla mia bacheca di Fb magari lo trovi ancora. 🙂
          Gli archetipi si legano al concetto di energia universale, che crea una connessione fra tutto ciò che esiste e vive. è un discorso complesso per poterlo liquidare in un commento, purtroppo, ma mi riservo di farlo in altra sede, magari via email. 😀

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          • Ho letto l’intervista, ma approfondisce poco e parla in realtà più con un linguaggio filosofico che fisico. Purtroppo la meccanica quantistica è una roba complicata, molto compliata, e spiegarla all’uomo della strada (categoria alla quale faccio parte :P) è tutt’altro che semplice.
            Comunque se hai qualche approfondimento mi farebbe piacere 🙂

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          • Fra l’altro, ma immagino tu lo sappia, uno dei padri della fisica moderna, Pauli, è stato prima paziente e poi collaboratore di Jung. Alla fine tutto è connesso 😀

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  3. Post intenso, domanda impegnativa. E’ difficile dire se il proprio modo di scrivere sia più maschile o femminile: significa pensare al proprio essere e rispondere alla medesima domanda perché il modo di scrivere non penso che sia molto distante dal modo di essere. Sicuramente mi sento d’accordo quando si dice che una personalità scaturisce sia da componenti maschili, sia da componenti femminili, indipendentemente dal sesso biologico. Poi: sostenere che l’intuizione sia più femminile o meno, onestamente non saprei. Non che mi disturbi pensarlo, ma credo semplicemente che i due archetipi (maschile e femminile) siano coinvolti in tutte le fasi (intuizione e progettazione) e, inoltre, la “mistura” non è identica in tutte le persone (scrittori e non). E qui torno alla mia premessa iniziale: non so rispondere alla domanda 🙂

    Ho trovato molto interessante la riflessione sugli archetipi e non ho potuto fare a meno di pensare al culto della Dea Madre: ma qui si rischia di andare un po’ fuori tema. Dico soltanto che, secondo alcuni studiosi, il culto della Dea Madre è legato all’archetipo della femminilità il quale, da un punto di vista puramente antropologico, si è manifestato molto prima dell’archetipo maschile tuttora dominante.

    (tradotto in paroloni super-poveri: le donne sono arrivate prima e anche oggi, a intuizione, ci arrivano spesso prima. Prevengo pernacchie della platea maschile aggiungendo: ovviamente non tutte le donne 😀 )

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    • Non so praticamente nulla sul culto della dea madre, ma mi piacerebbe approfondire, se tu hai voglia.
      Io penso che la personificazione di “dio” con un’entità maschile sia frutto di una rielaborazione in chiave politica di ciò che c’è scritto nelle sacre scritture. Come si fa a dare un genere a un’energia, che ha in sé simboli sia femminili sia maschili?

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      • Da archeologa inizio a mettere le mani avanti: nessuno sa niente di certo sul culto della Dea Madre.
        – Modalità spiegone on –
        Dal tardo paleolitico e poi per tutto il neolitico è attestata la presenza di statuette rappresentati donne prosperose, associate a luoghi di culto, spesso con presenza di animali che, predominanti nel paleolitico, si fanno poi sempre meno importanti col tempo.
        In base al confronto tra diverse mitologie, si è arrivati a postulare la presenza di un culto pre indoeuropeo diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo con al centro una Dea Madre e/o Signora degli Animali. Base di questo culto dovrebbero esserci dei riti basati sulla morte e la rinascita, connessi con il ritmo delle stagioni. Spesso alla Dea è associato un compagno che muore/viene ucciso/viene sacrificato e poi viene riportato in vita, spesso per un breve tempo. Tale compagno è di rango inferiore alla dea. A questo archetipo si associano i miti di Iside in Egitto, i culti misterici greci e, in parte, il culto di Artemide. Si presuppone che un pantheon con una divinità maschile suprema (tipo Zeus/Giove) sia arrivato più tardi, soppiantando/inglobando questi culti preesistenti.
        Negli anni ’70 queste teorie antropologiche sono piaciute molto a una certa parte del movimento femminista che ha visto il passaggio a una mitologia con un dio padre predominante come il momento dell’inizio della sopraffazione della donna (cosa storicamente quanto meno dubbia). C’è stata quindi una riscoperta/ reinvenzione del culto della “Dea madre” che però è frutto più di fantasia che di studi seri. Quindi sulla Dea Madre si è detto tutto e il contrario di tutto. I fatti accertati sono pochi (presenza di oggetti di culto e permanenze a livello mitologico) e interpretati a millenni di distanza.
        – Modalità spiegone off –
        (Scusate, non resisto).

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      • Vero, infatti da un punto di vista puramente teologico Dio non ha sesso, è l’iconografia imposta dai vari concili post riforma che lo ha reso maschio piuttosto che femmina. La maggior parte dei movimenti considerati eretici parlavano di “femminino sacro” unitamente all’adorazione di Dio, che era una e l’altra cosa.

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  4. Mi piace questo post! Come credo di averti già detto, mi piacciono le interpretazioni fuori dagli schemi tradizionali, anche perché in realtà nascondono un sapere antico.
    Difficile dire se la mia scrittura sia più maschile o più femminile, per altro in questo periodo sto studiando, analizzando, elaborando talmente tante cose che non saprei neanche dire quali sono i tratti distintivi del mio modo di scrivere. Forse solo confusione! 😛 Anche se, da ottimista che sono, conto sul fatto che sia solo un momento di inevitabile transizione.
    In linea di massima direi che, nella vita come nello scrivere, in me ci sono tendenze opposte e contrastanti: la spinta a agire secondo l’istinto si contrappone alla mia mania del controllo per cui anche ciò che era preparato, programmato e controllato finisce per farsi travolgere dalle mie impressioni più animalesche e, a dispetto della mia razionalità, queste ultime si rivelano quasi sempre corrette.
    Tra pregi e difetti, anche qui, noto un parallelo tra personalità e scrittura: il mio punto forte è la costanza, quello debole l’insicurezza.

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    • Pensa che io invece nella scrittura sono molto sicura, al punto da sembrare quasi arrogante, ma anche molto incostante, invece nella vita sono l’insicurezza fatta persona, la tipica bilancia perennemente indecisa. 🙂

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  5. La mia scrittura è più maschile o più femminile? È un bel dilemma! Io credo di avere dentro di me una forte componente maschile, senso pratico e progettazione, forza e determinazione per dirla con le parole di Chiara. Queste capacità le uso molto nel lavoro, ma anche nella scrittura, soprattutto perché se non avessi determinazione avrei già abbandonato la scrittura da tempo. Tuttavia introspezione, emozione, bellezza, creatività e armonia sono altre componenti della mia scrittura (nel senso che tendo a esse, non so se davvero ci riesco). La mia scrittura è un mix di questi componenti, non potrei scrivere se non ci fossero tutti. Ma ci sono davvero tutte queste differenze tra uomini e donne? Io da bambina amavo i trenini, le spade e le pistole giocattolo, poi sono passata alle bambole…

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    • Le differenze non ci sono, è la società che le crea e che ci vuole conformi a determinati modelli. Noi siamo esseri umani liberi, con una pari dose di energia maschile e femminile. Poi ne sviluppiamo o potenziamo una piuttosto che l’altra. Chi ha una dominante diversa rispetto a quella voluta dalla società si sente un disadattato, un outsider. 🙂

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  6. Altro che post, potremmo stare anni a discutere.. Bello. Limitatamente alla domanda che poni, dico che la mia scrittura è prevalentemente guidata dall’archetipo femminile. Ne prendo atto ora dopo aver letto tutto. In senso generale, visti i commenti che riconducono alla storia personale e all’educazione familiare, posso dire di essere cresciuto in un ambiente molto duro. In famiglia ho avuto persone che hanno scelto la vita militare, c’è chi ha combattuto nelle varie guerre, abbiamo anche una medaglia d’oro al valore, individui dalla personalità granitica, duri e decisi, con valori di un certo tipo inossidabili, in concomitanza a tutto ciò sono cresciuto in un quartiere altrettanto tosto, tosto come potevano essere tosti i vicoli del centro storico di genova negli anni ’70-’80. Tutto concorreva per farmi crescere secondo un tipo particolare di impronta. Per fortuna non ero solo e abbandonato in questo mondo marziale e machista in casa e violento (molto violento, garantisco) al di fuori. Volendo usare una metafora possiamo dire che ho guidato seguendo la strada tracciata dritto come un fuso, ma con una mano gentile e altrettanto determinata che ogni tanto mi si affiancava nel controllo sul volante per rendere la mia guida più fluida. In modo molto discreto ma con decisione, una figura femminile mi ha aiutato a stemperare l’impeto con la decisione, la forza con l’energia costruttiva, la rabbia con cieca con la progettazione. Ho scoperto valori come la dolcezza e il garbo, che potevo benissimo convivere con gli aspetti più legati alla tenerezza della mia personalità. Mi sono scrollato tante palle di dosso e ho imparato ad armonizzare. Tutte cose che spero mi vengano utili ora che sono padre, dove non cerco di scimmiottare le mamme, ma cerco di trasmettere che non è peccato commuoversi, lasciarsi andare all’affetto anche il più sdolcinato, che le fragilità sono normali e semmai un punto focale su cui lavorare, boh, non so se sono riuscito a spiegarmi.

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    • Certamente, ci si riuscito benissimo, e mi hai fatto ripensare alla mia situazioni.
      Le donne della mia famiglia(mia mamma, le nonne, persino la matrigna) hanno o avevano un’energia maschile molto forte, con la quale mi sono sempre sentita a disagio, molto più di mia sorella, perché da artista do grande importanza alla mia emotività. Questo mi ha causato non pochi problemi nel corso della vita, perché percepivo una situazione squilibrata. Le mie emozioni non erano accettate. Frasi come “non piangere” o “non arrabbiarti” erano all’ordine del giorno, ma questa non è educazione, è repressione. Così sono cresciuta nel terrore del giudizio, e con una grande paura di esprimermi. Certo, avevo la scrittura, ma non la usavo per condividere con gli altri, era più una cosa fine a se stessa. Questa auto-censura mi ha causato un blocco, al punto che ho rinunciato per anni alla mia creatività con l’esigenza di conformarmi a un sistema dominato dall’energia maschile. Poi ho capito chi sono. E ho capito che se non assecondavo la mia natura (energia femminile a palla!) sarei finita in depressione. Pertanto, ho deciso di cambiare. Non è stato pe niente facile: mi sento ancora molto compressa. Diciamo che sto risorgendo piano piano… 🙂

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  7. Vorrei sapere rispondere alla tua domanda, ma in realtà non so se nella mia scrittura ci sia una netta distinzione fra componenti prettamente femminili o energie prettamente maschili. C’è, diciamo una mescolanza che, forse, è ovvia e mi viene spontanea: la mia creatività si sfoga dando spazio all’istinto puro, cioè, quando scrivo, seguo una mia linea di emotività che mi spinge a volere dire certe cose e a volerne parlare attraverso la costruzione di una storia. Le idee si sciolgono sulla pagina senza architetture o strade preimpostate; però, ecco che spesso questo mi porta a non capire dove tutto ciò mi stia portando e allora rileggo con occhio critico e stabilisco dei parametri (forse il mio lato maschile).
    Divento intransigente e cado in quel lato ombra di cui parli, cioè l’eccesso di perfezionismo che poi finisce per non perfezionare nulla, il più delle volte!
    Comunque, in genere, è bella questa trattazione. Ho scoperto che il lato luce femminile mi appartiene: tolta la bellezza, ho amore, dolcezza, tenerezza, affetto… ecc.ecc. 😛

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    • Ha detto bene Salvatore. La mescolanza c’è in tutti. Saper indirizzare l’energia giusta a ciascuna frase creativa può aiutarci ad esprimere il meglio.
      Quando si parla di “bellezza”, per il lato luce di energia femminile, non si parla tanto di componenti fisiche (esistono anche uomini belli :D) ma di amore per la bellezza e per l’estetica. Per quel che riguarda me, mi sento molto affine a questa caratteristica, così come alle altre. Però ho anche quelle dell’ombra… 😀

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      • 😀
        Io ho un concetto di bello molto soggettivo. Amo la bellezza dei canoni non proprio belli! Mi fisso con i particolari di una persona: l’occhio registra l’insieme e poi valuta la cosa più impercettibile che riesce a catturarlo più di altri elementi maggiormente evidenti. E ora che ci penso, anche quando scrivo ho un’attenzione particolare verso il bello soggettivo… Vabbè, giusto per dirlo, perché in questo contesto c’entra poco!
        Buona domenica!

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  8. Non è facile andare all’origine di una cosa personale come il proprio stile di scrittura togliendo gli strati di vissuto sotto i quali sono sepolti gli aspetti maschili e femminili elementari. Il risultato dipende dal dosaggio degli ingredienti, che nella scrittura viene spontaneo, e una volta mescolati diventa difficile riconoscerli, separarli e analizzarli.
    Credo di tendere più al maschile perché sono cresciuta solo con padre e fratello, perché guido come un uomo, perché giocavo con le costruzioni, perché amo i numeri e la scienza. Eppure è proprio da mio padre che ho ereditato l’animo artistico e la creatività: lui disegnava con china e pennino, mentre io pasticciavo con i pastelli a cera. A formarmi sono stati fumetti, libri e dischi in vinile, insieme ai ragazzini e le ragazzine con i quali condividevo il cortile condominiale. Tra estive e invernali ho meno di dieci paia di scarpe e il mio compagno, quando siamo andati a convivere, non riusciva a crederci; ho più borse da viaggio che camicie per l’ufficio, con le amiche parlo di libri e musica, mai di shopping, d’altra parte sono negata per lo sport, ma mi annoia andare dal parrucchiere. Tutte queste cose, anche se non sembra, rendono l’idea del mio stile di scrittura: maschile e femminile mescolato a martellate 🙂

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        • Fa non sa.
          Nella scrittura, però, lo trovo a volte un limite perché tendo a scartare argomenti che non conosco bene o che non vengono dal mio immaginario. Descrivere per esempio un rapporto madre-figlia adulte è difficile per me, avendolo vissuto solo nella prima parte dell’infanzia ne ho di conseguenza una visione infantile.

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          • Anche io vedo nel mio essere caratteristiche maschili o femminili, anche se la mia storia è diametralmente opposta rispetto alla tua. Sono cresciuta con mia mamma e mia sorella perché i miei sono divorziati, ma mia mamma è energia maschile pura, quindi ho dovuto adeguarmi sacrificando alcuni aspetti del mio modo di essere, come l’emotività.
            Per quel che riguarda l’abbigliamento e la cura dell’aspetto, mi sento abbastanza femminile, perché sono sempre stata una fissata con l’estetica. Mi piacciono i tacchi alti, per esempio. E mi piace usare il vestire come un mezzo di comunicazione della mia personalità. Nonostante ciò, ogni tanto mi prende la pigrizia ed esco in tuta. Generalmente, vado dal parrucchiere ogni due mesi, solo quando i capelli diventano ingestibili (averli corti e lisci aiuta) e rarissimamente dall’estetista, perché faccio tutto da sola. Ho tante scarpe, ma più invernali che estive, e tendo a usare sempre quelle che mi sento più comode. E non sopporto i completi perché mi fanno sentire in divisa: persino il giorno della laurea sono andata con giacca bianca e gonna beige. Stavano benissimo insieme, ma non erano parte di un tallieur. 😀

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  9. P.S. Anche a me dicono che guido come un uomo! E mi piace il calcio, pur non seguendolo come quando ero ragazzina: Forza Inter sempre!

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    • Io sono troppo pigra per praticare uno sport e mi annoia guardarlo. Uniche eccezioni: mi piace seguire le Olimpiadi perché mi piace l’idea romantica del traguardo raggiunto con gli sforzi di una vita e amo la filosofia del rugby, conosciuta grazie al mio compagno che è un ex giocatore.

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  10. Chiara, io credo di lavorare al contrario: avuta l’idea, la prima cosa che faccio è progettare – quindi quella che tu chiami l’energia maschile – dal finale andando a ritroso fino all’inizio del racconto. Solo quando nella mia mente vedo con chiarezza come deve andare punto dopo punto la storia, allora lascio andare l’impulsività – quella che tu chiami l’energia femminile – e sviluppo intuitivamente e creativamente. Poi sì, mi metto a revisionare.
    L’impostazione che hai descritto nella PNL verrebbe indicato come un approccio cinestesico, mentre il mio è puramente visivo. Sarebbe interessante vederne raccontato anche uno di tipo auditivo.

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    • Conosco la PNL, ma non conosco la differenza fra approccio cinestetico e approccio visivo. Me lo spiegheresti? Il fatto di visualizzare la scena conta qualcosa? 🙂

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      • – Un soggetto visivo processa le informazione per immagini, usa termini e avverbi che appartengono al canale visivo, ricorre a metafore visive.
        – Un soggetto auditivo processa le informazioni attraverso suoni, usa termini e avverbi che appartengono al canale uditivo, ricorre a metafore uditive.
        – Un soggetto cinestesico processa le informazioni ricorrendo a sensazioni, usa termini e avverbi relativi a sensazioni emozionali, ricorre a metafore di sensazioni fisiche.

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          • Normalmente, a quanto viene teorizzato dalla PNL, c’è una di queste componenti dominante e un’altra secondaria. Ci sono dei test per stabilirlo (ma non sempre sono così attendibili), è preferibile l’osservazione diretta della persona dal vivo.

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