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Gruppo editoriale Mauri Spagnol

Nasce, questa iniziativa, da una curiosità che ho sempre coltivato: le case editrici; e da una voglia di riscatto dalla pigrizia che mi ha sempre contraddistinto nel cercare informazioni più dettagliate. Io, le case editrici, le ho sempre e solo osservate attraverso le etichette sugli scaffali delle librerie e attraverso il loro logo sulle copertine dei libri; ma non ho mai fatto nulla per conoscere più a fondo questa realtà. Scavando, però, si scoprono cose interessanti.

Questa rubrica nasce per compensare un’ignoranza di fondo in un mercato che, come sapete, m’interessa molto: se non conosci il mercato di riferimento (e parlo da commerciale) come puoi sperare di vendere? Questo viaggio fra i grandi e piccoli marchi dell’editoria parte oggi e non so quando finirà; non conosco le tappe. Andrò avanti come un curioso che scruta interessato. Mi farò trascinare dagli eventi, insomma. Per questo primo appuntamento, la mia curiosità è stata attirata da una piccola (si fa per dire) ma in forte crescita realtà editoriale: il gruppo editoriale Mauri Spagnol.

Una storia d’incontri

Il gruppo editoriale Mauri Spagnol nasce a Milano nel 2005, dall’intesa di due piccole (si per dire) famiglie di editori: Mauri e Spagnol. Un’incontro fortunato, si direbbe, soprattutto guardando alla crescita esponenziale del gruppo; ma chi sono questi due personaggi?

Era il 1935. Umberto Mauri, compagno di studi di un certo Valentino Bompiani, fonda un’agenzia letteraria: la Elicon. Mauri ha 5 figli e l’agenzia non rende abbastanza, quindi, nel 1937, va a lavorare per Arnoldo Mondadori, che qualche anno prima con Valentino Bompiani aveva fondato le Messaggerie Italiane. Ed è proprio qui che finisce Umberto, a gestire quello che diventerà il gruppo di distribuzione libraria indipendente più importante in Italia: oggi unico distributore della stessa Mondadori.

Nel dopoguerra Umberto Mauri riscatta le Messaggerie Italiane. In questo stesso periodo avviene l’incontro tra Fabio Mauri, primogenito di Umberto, e Mario Spagnol. L’incontro è favorito dallo stesso Valentino Bompiani nella sua casa a Lerici, meta di pellegrinaggio dei più grandi scrittori dell’epoca… come dire: le conoscenze, contano!

L’accorpamento è ricchezza

Luciano Mauri succede al padre Umberto e, attraverso il controllo di Messaggerie, inizia a creare società diverse per ogni ramo di attività. Nel 1977 (anno che vede la nascita del sottoscritto, ndr) compra la dissestata Longanesi. La guida viene affidata a Mario Spagnol. Sotto la sua gestione, la casa editrice rinasce «a colpi di bestseller»: Wilbur Smith, Michael Ende, Isabella Bossi Fedrigotti…

… ma sono gli anni a cavallo tra l’ottanta e il novanta a rappresentare la vera mattanza: è un po’ come andare a fare la spesa al supermarket: 1986, Guanda; 1987, Salani; con la UTET, sempre nell’87, viene fondata la TEA. Il fatturato del gruppo raggiunge i 20 miliardi di lire. La Corbaccio viene acquistata nel ‘92; Ponte alle Grazie, nel ‘93. In questi anni, la Mauri Spagnol, entra anche nell’azionario di Garzanti, che però non entra ancora a far parte del gruppo. Alla fine degli anni novanta la posizione finanziaria del gruppo, con i suoi 100 miliardi di lire di fatturato, è più solida. Nel 2003 viene acquistata la Nord, e la Vallardi, che faceva già parte di Garzanti, acquista le Rough Guides (guide turistiche). L’utile cresce del 12%; 10 milioni sono i libri venduti; il fatturato raggiunge i 100 milioni di euro.

Gruppo editoriale Mauri Spagnol

il 13 ottobre del 2005, in omaggio ai due soci fondatori, nasce il gruppo editoriale Mauri Spagnol: controllata da Messaggerie per il 73,7%, dalla famiglia Spagnol per il 23% e da Andrea Micheli (chi è?) per il 3,23%. A questo punto, sotto il suo mantello protettivo, figurano: Longanesi, Garzanti, Vallardi, Guanda, Corbaccio, Tea, Nord, Salani e Ponte alle Grazie. Delle varie aziende di marketing e servizi che nel frattempo vengono acquisite o fondate, come Pro Libro (promozione commerciale), R.L. Libri (mass-market in joint venture con RCS), Pro Libro Service e Ge.AM.CO (gestione amministrativa e contabile), non ci importa nulla.

Nel 2006 viene acquisito il 100% del controllo di Garzanti. Nel 2007 viene fondata Chiarelettere. Nel 2009 viene fondata Duomo Ediciones, in Spagna. Sempre nel 2009 vengono acquistati La Coccinella e Bollati Boringhieri. Il fatturato cresce fino a raggiungere i 176 milioni di euro. Nel 2010 Mauri Spagnol figura nella top 20 di Nielsen come il gruppo italiano con il più alto tasso di crescita. Nel 2011 raggiunge il 50% del mercato di esordio narrativo. Esordio, come sapete, significa: primo libro pubblicato da un autore. In Mauri Spagnol credono molto nello scouting (a quanto pare). In questo anno, il libro d’esordio più venduto, è di Garzanti: Il profumo delle foglie di limone, Clara Sanchez (400.000 copie e 52 settimane in classifica).

Ma che tipo di libri pubblicano?

Difficile rispondere in modo univoco; anzi, facilissimo: di tutto. Dipende naturalmente dalla singola casa editrice. Proviamo a dare uno sguardo in dettaglio.

Bollati Boringhieri, nasce a Torino nel ’57, fondata da Paolo Boringhieri che era già redattore della Einaudi. Il suo punto di forza era l’integrazione della cultura scientifica con il mondo umanistico. Accanto ai manuali scientifici vengo pubblicate le opere di Freud, Jung, Malinowski, Darwin, ecc. A fianco a Cartesio, Newton e Leibniz compaiono Eschilo, Machiavelli e Leopardi. Nel ’98, a seguito della scomparsa di Giulio Bollati, il catalogo viene riorganizzato attorno a quattro aree: Arte e letteratura, Storia, Filosofia e scienze sociali, Scienze e psicologia.

Chiarelettere, viene fondata nel 2007 come piattaforma multimediale indipendente. Pubblica materiali vari (tra cui anche DVD) su temi di attualità politica e d’inchiesta giornalistica: giustizia, libertà d’informazione, il mondo del lavoro, la finanza e l’economia. Per dirlo in modo semplice: storie di “verità scomode”. Tra gli altri, vengono pubblicati autori come Travaglio e Fo.

Corbaccio, nel’92 la Dall’Oglio viene acquistata da Longanesi confluendo nel gruppo Mauri Spagnol. Viene ripristinato il nome di Corbaccio, la cui origine risale al ‘23, e rilanciato il catalogo all’insegna di “autori da tutto il mondo”: Thomas Mann, Céline, ecc. A cui vengono aggiunte le collane di avventura estrema “Exploits”, “libri del benessere”, “più forti dell’odio” e “dalla parte delle donne”, con uno spazio anche per “profezie” e “new age”. Ultimamente si vede un rilancio della narrativa contemporanea, in particolare nei filoni del romanzo storico e psycothriller. Nel 2012, sempre all’interno del gruppo Mauri Spagnol, confluisce in Garzanti libri.

Garzanti libri, non ha davvero bisogno di presentazioni. Ho una loro enciclopedia risalente, credo, agli anni ’70… È una casa editrice antica e prestigiosa, fondata dai fratelli Treves nel 1879. Nella sua storia ha pubblicato autori come D’Annunzio, Verga, de Amicis e Pirandello. Le Garzantine, enciclopedie monovolume di successo, risalgono appunto agli anni ’70. La saggistica ricopre diversi campi del sapere, dalla filosofia alla critica, dalla religione all’attualità. Recentemente pubblica autori come Claudio Magris, Andrea Vitali, Clara Sanchez e Vanessa Diffenbaugh.

Guanda, fondata a Parma nel ’32, si distingue per una linea editoriale originale e innovativa. Pubblica poesia europea e americana, autori «cruciali» del Novecento, esponenti delle correnti più vive del pensiero moderno. Di sé dicono di saper coniugare: «la fedeltà alla tradizione – in particolare per quanto riguarda la poesia – con la vocazione per la scoperta letteraria e il gusto per il nuovo». Tra i loro numerosi autori spicca Irvine Welsh (ricordate Trainspotting?) e Luis Sepulveda. Questa è una casa editrice che potrebbe interessare il sottoscritto.

La Coccinella, «tanti anni fa ha inventato un buco con il libro intorno»… Narrativa per l’infanzia, dai zero anni in su.

Longanesi, nasce nel ’46 da un’idea di Leo Longanesi. Vocazione anticonformista e orizzonte a 360° sono gli elementi caratteristici di questa casa editrice. A fianco al thriller piazzano il fantasy, passando per la saggistica e la divulgazione scientifica. Pubblicano autori come Wilbur Smith, Clive Cussler, James Patterson, Ian Pears, Tiziano Terzani, Piergiorgio Odifreddi, Donato Carrisi…

Nord, nasce nel 1970 specializzandosi nella fantascienza e nel fantasy. In queste due aree, quello Nord, è un catalogo vasto e competente, specializzato però soprattutto nella narrativa d’importazione. Tra i suoi autori spiccano: Trudi Canavan, Julia Conrad, Arthur Clarke, Marion Zimmer Bradley, James Patterson, Markus Haitz, e tanti altri.

Ponte alle Grazie, è una casa editrice fondata a Firenze negli anni ottanta specializzata nel filone della letteratura di viaggio e reportage, mémoir, saggi, inchieste, e cose così.

Salani, è un’altra di quelle case editrici storiche, forse un po’ dimenticata, che non ha davvero bisogno di presentazioni. Nasce a Firenze nel 1862; sotto il gruppo Mauri Spagnol si fa notare per  la fortunata collana “Gl’istrici”. Più di recente è tornata alla ribalta con la fortunatissima serie di Harry Potter e con Braccialetti rossi. La sua vocazione è la narrativa per ragazzi.

Tea, nasce con lo scopo di ripubblicare in formato tascabile le prime edizioni di successo di altre case editrici. Più di recente ha arricchito il proprio catalogo con prime edizioni nelle aree della narrativa e della manualistica. Attenti, accanto a James Patterson o a Valentina d’Urbano potreste trovaci José Mourinho…

Vallardi, nel Settecento erano specializzati nella pubblicazione di libri e stampe d’arte. Nel 1970 viene rilevata da Garzanti e infine confluisce nel gruppo Mauri Spagnol. Adesso, che fa? Guardate voi stessi…

Curiosità

Dagli anni novanta il gruppo Mauri Spagnol pubblica e distribuisce gratuitamente la rivista Il Libraio. A me arriva a casa puntualmente, ma la potete trovare anche su internet. Il sito è ricco di articoli interessanti sul mondo dell’editoria e della narrativa. La rivista pubblicizza le punte di diamante delle rispettive case editrici del gruppo.

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Note

Le informazioni sono state tratte dal sito della Mauri Spagnol e in giro per il web. Se volete approfondire, vi consiglio di dare un’occhiata ai cataloghi di ciascuna casa editrice. I nomi sono linkati.

Se cliccate sull’immagine in calce accederete a un contenuto audiovisivo della Mauri Spagnol (via Youtube).

82 Comments on “Conoscere le case editrici: Mauri Spagnol

  1. Beh, ad oggi è il secondo gruppo editoriale italiano (visto che di recente il primo ha comprato il secondo).
    Ti sei scordato che GeMS organizza ogni anno il famoso tornelo letterario io scrittore
    http://www.ioscrittore.it/ioscrittore/home.htm
    Ed è proprio tramite il torneo che fa scouting, anche perchè temo sia l’unica porta di accesso per un autore emergente al gruppo.
    Tempo fa avevo trovato utile ed interessante questo articolo, che mette in ordine un po’ di cose
    http://www.ilpost.it/2015/09/22/case-editrici-italiane/
    Ovviamente è già superato, il mondo editoriale italiano sembra molto “liquido” 😉

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  2. Al momento in cui ho scritto quest’articolo Mondadori non aveva ancora acquistato (ufficialmente) RCS. Se Gems sarà costretta a comprare Bompiani, come parrebbe, diventerà un gruppo ancora più corazzato.

    Non ho dimenticato di citare il torneo, semplicemente viene spiegato nel video a cui si accede cliccando sull’immagine in calce. Guardalo, se non l’hai già fatto: è interessante. 😉

    Vado a leggermi l’articolo.

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    • Oops, non mi ero neanche accorto che fosse un video 😀 Lo guardo da casa, che qui, senza audio, temo, sarebbe poco interessante 😛
      Di economia ne capisco poco, faccio già fatica con la spesa ordinaria, non so se si dovrà aspettare l’antitrust per considerare definitiva l’aquisiszione, in ogni caso, diciamo, pre acquisizione, GeMS è il terzo gruppo (io avrei detto Feltrinelli, ma probabilmente mi ingannavano le librerie) Comunque se dovesse acquistare Bompiani salirebbe indicativamente al 12% del mercato, quindi approssimativamente quanto l’attuale RCS, insomma un bel gruppono 😀

      P.S. forse il torneo meriterebbe un post a se, magari un guest se trovi qualcuno che ci ha partecipato 😉

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      • L’Antitrust si pronuncerà a fine mese. Dalle indiscrezioni parrebbe che il Gruppo Mondadori sarà costretto a cedere Bompiani e Marsilio. E visto che è costretta a cederli, magari gli acquirenti potrebbero strappare un prezzaccio. Sembra che De Mighelis (fratello dell’ex ministro socialista), nel caso si giungesse a quel punto, sia interessato e nelle possibilità economiche adatte ad acquistare (ricomprarsi) Marsilio. Bompiani è un incognita. Sicuramente arriverà l’offerta della Nave di Teseo, i fuoriusciti di Bompiani: ma non so quanti soldi abbiano in saccoccia. GeMs potrebbe essere un altro candidato, forse il più ideale.

        Se qualcuno che vi ha partecipato ha voglia di scriverci un guest: perché no.

        Pensa che non sospettavo nemmeno che Giunti possedesse 170 librerie (più di Feltrinelli)…

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        • Sì, GeMS sarebbe un candidato ideale, ha sicuramente sia l’interesse che il potere finanziario, resta da valutare il reale valore di Bompiani dopo la fuoriuscita della Sgarbi, tenendo conto dei nomi che si è portata dietro.
          Credo che le librerie Feltrinelli siano più visibili, forse perchè ce n’è una in ogni aeroporto o stazione (e per chi si muove molto :P) o forse semplicemente hanno un marchio più visibile. Così su due piedi non ti saprei indicare una libreria Giunti, mentre di Feltrinelli te ne potrei elencare un bel po’.

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          • Idem, anch’io conosco due o tre Feltrinelli ma neanche un Giunti…

            Tieni conto che GeMs ha anche un interesse di tipo affettivo verso Bompiani. Fu Valentino Bompiani ad aiutare Umberto Mauri, all’inizio. Certo, negli affari l’amicizia e l’affetto hanno un peso puramente platonico.

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  3. Veramente interessante. Non so come siano organizzate al loro interno riguardo lo scouting o la ricerca di nuovi autori, ma seguendo le classiche tecniche di guerra potrebbe essere più facile “attaccare” le retrovie (le affiliate più piccole) per arrivare poi, se effettivamente meritevoli ma con più facilità, alle major, invece che attaccarsi subito e solo ai blindatissimi portoni delle grandi del gruppo? O non cambia nulla perché alla fine i selezionatori sono gli stessi per tutto il gruppo?

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    • Be’ io sono sul libro paga del Gruppo Mondadori come fornitore di contenuti narrativi… e non mi ci è voluto alcuno sforzo. Ho mandato solo un racconto. Però, se Mondadori fa un indagine interna sugli scrittori a cui paga diritti d’autore: il mio nome spunta fuori, eccome. E prima di allora non avevo mai pubblicato nulla e sicuramente non sono conosciuto. Quindi le major sono davvero blindate come si pensa?

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    • La sensazione che ho io (ma di sensazione parlo) è che l’unica porta di accesso o quasi sia il torneo.
      Se vai a sbirciare i loro siti in cerca della pagina coi contatti per sapere a chi spedire il manoscritto ti rimandano sempre a io scrittore.

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  4. Anche a me interessa Guanda, di cui ho sempre apprezzato le opere. Pubblica romanzi molto innovativi e diversi autori (fra cui Biondillo) di cui sono sostenitrice accanita. Se devo essere sincera, i libri che ho letto di Guanda sono più anticonformisti (v. Nick Hornby e affini) di quelli letti della Longanesi, che al contrario risultano piuttosto, passami il termine, commerciali, mainstream compresi.

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  5. Hai centrato di nuovo, rubrica interessante. Anche nel mio cuore alieno battono i miei editori preferiti (e non dico chi sono).
    Omissis
    Omissis
    Omissis

    P.s. Dopo aver riletto la restante parte del mio commento mi son reso conto che mettere gli omissis era più congruo, perché dire come stanno le cose è davvero eccessivo… XD

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    • Ricordo male o mi devi ancora spedire un guest sulle case editrici, i diritti d’autore e tutto quel bel ambaradan. Ci starebbe benissimo un guest su questo tema… Quindi: smettila di fare il pigro e fammi vedere di cosa sei capace! XD

      P.S. Adesso sono curioso di conoscere le tue preferenze fra le case editrici…!

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  6. Ah era sulle case editrici il guest? Sorvoliamo che farei troppo danno… dovrei riempire il guest di omissis…
    Perché dai una cosa la dico specifica su Gems… Senza voler fare i conti in tasca a nessuno. Io mi domando e lo dico come Montalbano senza saper né leggere e né scrivere, possibile che in un gruppo che fattura decine di milioni solo due scrittori italiani: Carrisi e Vitali riescono a vivere di scrittura?
    Non c’è qualcosa di sbagliato in questo sistema, e non parlo di Gems, ma di tutto il sistema editoriale?

    Mi taccio e dico che i miei editori preferiti sono Feltrinelli, Sellerio, Minimum fax, e di recente sto guardando con simpatia Giunti, che con l’arrivo di Franchini e la sua scelta di portarsi dietro Moresco e proporlo allo strega, mi garba di punto.

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    • Quelli di Minimum Fax sono maledetti, con tutte le offerte che han fatto di recente ho l’ebook pieno e non so quando riuscirò a leggere tutto 😛

      Sul guadagnare di scrittura è un discorso complicato. Anche ammesso di aumentare i diritti d’autore, anche accorciando la filiera (che secondo me è uno dei problemi più grossi) quanti libri dovrebbe vendere uno scrittore l’anno? 30 000? 20 000? sono numeri notevoli, mi pare. Tutti coloro che conosco e che vivono di scrittura non vivono solo di pubblicazioni, in genere affiancano l’attività di autore con altre attività correlata (corsi, servizi editoriali, ecc.).
      Per me si potrebbe pensare anche ad uno stipendio pubblico agli scrittori bravi (una sorta di legge Bacchelli), ma chi decide chi sono gli scrittori bravi?

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      • Il ragionamento che poni è corretto. La filiera potrebbe essere accorciata e di conseguenza l’intera ottimizzazione economica del prodotto libro.
        Di solito sento dire dagli addetti ai lavori dell’editoria che i costi del libro sono tali da non poter abbassare il prezzo al pubblico. Quando sento questo dico: il tizio è ignorante e fa male il suo mestiere. Non lo dico con presunzione, ma perché contravviene alle elementari leggi dell’economia. Il prezzo ottimale di un bene varia con la legge della domanda e dell’offerta. Per esempio. Se un libro a 15€ vende 1.000 pezzi, è una cosa. Ma se lo stesso libro a 10€ vende 5 mila pezzi è evidente oltre ogni dubbio che abbassare il prezzo a 10€ produce un profitto superiore. E’ solo un esempio, ma già contraddice il principio, se abbasso il prezzo non ci rientro con i costi.

        Secondo me sai dov’è il vero errore dell’editoria e il motivo per cui gli scrittori ne escono penalizzati?
        La fretta e la catena di montaggio.
        L’editoria è una catena di montaggio che sforna libri di continuo. E’ un dato indubbio che vengono pubblicati più libri di quanto il mercato ne richieda. C’è un eccesso di offerta.
        In pratica uno scrittore che accede alla pubblicazione, che sia con editore grande, medio o piccolo, pone sul mercato il suo libro per pochi mesi. Passati 3-6 mesi il libro se era finito in libreria torna indietro all’editore. L’editore smette di promuoverlo e il sogno dello scrittore chiamato libro si consuma come il cero di una candela.
        Questo perché il libraio vuole novità, l’editore ha già altre pubblicazioni da vendere e promuovere.
        E’ un sistema che non pone l’attenzione sui singoli scrittori, che fagocita troppo rapidamente i libri.

        Il modello del profitto editoriale si fonda su questo. E’ meglio guadagnare poco da ciascun scrittore che tanto da uno soltanto. Detta così sembra una cosa assurda. Ma è pratica e reale.
        Mettiamo il caso che un editore provi a guadagnare tanto da uno scrittore soltanto. Lo promuove a dovere ma il libro fa flop. L’editore ci rimette le penne.
        Se invece l’editore punta su tanti, in rapida successione, avrà gli scrittori che fanno flop, quelli che rientrano nelle spese e quelli che vendono bene. Tira la media, dalla distribuzione del rischio trae il suo profitto. Gli basta guadagnare poco da ciascuno e pubblica pubblica e pubblica.

        Solo che questa corsa forsennata alla pubblicazione porta al fiatone. Se poi si concentra un periodo di crisi economica e magari anche di libri poco vendibili, ecco che il sistema già fragile di suo sprofonda. Editoria in crisi, allarme rosso si è tuonato in questi anni. Cosa succede? Per sopravvivere si creano i famosi trust che abbiamo studiano con la crisi del ’29 negli Usa. Le aziende si accorpano e provano a prendere un’egemonia economica. Da qui l’ente Antitrust.

        In pratica questo sistema editoriale si regge solo perché gli scrittori, coloro che producono il bene, vengono sottopagati con una percentuale minima. Perché la maggior parte degli scrittori pur di realizzare il sogno della pubblicazione sono disposti a non percepire reddito, a non concepire la scrittura come una professione.
        Cioè io trovo inaccettabile che nel prodotto libro: una segretaria di redazione, un editor, un correttore di bozze, il corriere che porta i pacchi, il commesso librario, tutte le figure ne traggono un reddito per vivere e pagarsi le bollette di casa, e lo scrittore che fa campare tutti gli altri non può avere la soddisfazione di vivere di scrittura e fare del suo mestiere un lavoro.
        Io sono per l’imprenditoria, lo scrittore è un imprenditore e non deve essere stipendiato. Il suo reddito deve provenire dal mercato, se vende bene buon per lui, se vende poco si arrangi. Però che gli sia data la possibilità di guadagno alle percentuali giuste. Altrimenti l’editoria è un gran bel gioco dove i grandi gruppi brindano e si riempiono la bocca di cultura… ma a spese degli altri, di chi i libri li immagina e scrive strappando lacrime e stracci dalla propria anima.

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        • Tutto inappuntabile. Inoltre se riesci a convincere Mondadori a pagarmi di più, non posso che esserne felice. Tuttavia rimane solo teoria. Perché invece non apri una casa editrice? Potresti dimostrare con i fatti le tue teorie e sbaragliare la concorrenza nel giro di un decennio. Poi gli altri saranno costretti ad adeguarsi… E così avrai ralizzato il tuo sogno: un mondo più giusto (almeno in campo letterario). 😛

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        • Se ci pensi non è un problema solo dell’editoria, anche in agricoltura, ad esempio, il produttore è sottopagato, e penso che lo stesso valga anche in altri campi (oltrtutto dubito che l’agricoltore lo faccia solo per la passione)
          Non so se ci sia una soluzione, perchè, come dici tu, è una questione di leggi di mercato, e se per il mercato all’editore conviene vendere poche copie di tanti libri non penso che la cosa possa cambiare.
          Si potrebbe comprare il libro invece che pagare a percentuale lo scrittore, ad esempio, ma quanto può valere un libro? Perchè se ti offrissero per dire, 1000 euro, e tu hai impiegato sei mesi a scriverlo sarebbero pochi, ma magari per l’editore sarebbero troppi. Non dico che sia un modello applicabile, è solo per amore di discussione.
          Quanto “costi” il prodotto libro non ne ho idea, da qualche parte ho letto che il distributore ci rincara circa il 50% e il libraio almeno il 25% (altrimenti non potrebbe applicare sconti) alla fine all’editore non resta molto in mano, in percentuale, chiaro che se pubblichi 300 libri l’anno il meccanismo funziona, ma se ne pubblichi 10/20 come un piccolo editore serio, comincia a diventare un problema anche pagare i fornitori.
          Ha tutta l’aria di un mercato distorto, se vai a ben vedere ci guadagna chi fa servizi accessori. Anche nel self, ad esempio, chi fa grossi guadagni è la piattaforma, che può contare su centinaia di migliaia di titoli, e anche ne vendesse solo uno per titolo sarebbe a posto, e magari ci guadagna chi vende servizi, editing, impaginazione, copertine, all’autore, anche se le percentuali appaiono allettanti, alla fine restano le briciole.

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          • Stesso discorso vale nell’industria. Oggi non guadagna chi inventa un determinato gadget o un nuovo processo di produzione o un nuovo apparecchio, ma chi finanzia la ricerca e vende alla fine i risultati di questo finanziamento. Anche i corrieri che spostamo merce guadagnano sul volume, e non poco. Forse è proprio un problema di sistema-mondo.

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          • Sì certo, tanti altri lavori sono sottopagati. Però sono lavori. Qui invece si sente spesso dire che occorre scrivere per passione, per la gloria e poi lasciato il libro sulla scrivania dell’editore diventa tutto business.

            Vedi pure quei editori nuovi che se ne vanno dal big editore perché non vogliono accettare regole di marketing selvaggio e poi alla prima occasione, appena gli muore il grande scrittore viene mostrato al funerale il libro nella peggior specie markettara.

            Soluzioni nell’editoria neanche io ne vedo. Io registro un dato di fatto. Il sogno dorato dell’editoria non è proprio un sogno. Però è anche vero che il mondo sta cambiando e cambia in fretta.
            L’editoria non ha la mentalità di cogliere i mutamenti. Si muove da bradipo o da satrapo che crede che le prassi siano immutabili.
            Prendi Glen Cooper per fare un esempio vivo. Scrittore conosciuto in Italia, pubblicato da Nord e quindi da GEMS. Negli Stati Uniti è uno scrittore Indie, pubblica in self publishing. Quindi si guadagna almeno il 70% dagli ebook e il 30% dal cartaceo. Ma poi dove non può gestire in proprio, vende i diritti esteri a editori. In Italia Nord, in Francia e altri non so.
            Si è fatto furbo il buon Glen e dietro di lui, c’è una nuova generazione di scrittori che hanno compreso che la mediazione editoriale è solo una mediazione. Se sei un bravo scrittore oggi puoi dialogare direttamente con i lettori. Ovvero l’unica cosa che conta. Io amo King e non Sperling & Kupfer. Se King cambia editore io seguo King.
            Il discorso è affascinante ma anche vasto. A me affascina proprio questa nuova opportunità moderna. I giochi sono in corso, vedremo cosa accadrà.

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            • Se non sbaglio Cooper non si appoggia ad una piattaforma ma fa proprio tutto in casa. Però quando Stephen King tentò la strada del self publishing non ebbe successo.
              Ovvio che se ti chiami King imponi tu le regole (magari :D), io, e penso molti lettori, spesso neanche so chi è l’editore dei libri che leggo 😛
              Come la vedi invece questa casa editrice http://www.autori-riuniti.it/ che è una sorta di cooperativa di autori? (non ho indagato se c’è qualche fregatura dietro, parliamo dell’idea non della casa editrice in particolare)

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              • Non li conosco, ho dato un’occhiata al sito e sembrano interessanti. L’idea di editori riuniti implica una sorta di consorzio, cooperativa, chissà. Comunque c’è una presa di coscienza. Io sono però troppo lupo solitario per aderire anche a queste forme consociate.
                Cooper sì, fa tutto in famiglia, e poi si appoggia alle piattaforme di distribuzione tipo Amazon, smashwords.

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              • Ciao Grilloz, sono Vito Ferro, uno dei soci fondatori di Autori Riuniti. Mi sono accorto solo ora dell’interessante discussione e ci tengo solo a rassicurarti che dietro il nostro progetto non c’è la volontà di fregare nessuno: siamo la casa editrice degli autori per gli autori, che mette al centro del suo progetto chi scrive. NON siamo a pagamento, ma anzi diamo diritti d’autore più alti della media del mercato. Siamo distribuiti da Messaggerie e promossi da Emme Promozione: l’intento è cercare di far trovare i nostri autori e i loro libri da più persone possibile. Riteniamo di non aver inventato nulla: da sempre le case editrici si sono costruite sull’apporto vitale che gli scrittori offrivano, e non soltanto per ciò che riguarda la produzione letteraria.
                Probabilmente la situazione editoriale è tale, ormai, che richiede da parte di tutti una presa di coscienza forte e una conseguente messa in discussione di metodi, atteggiamenti, aspettative. Noi vogliamo gratificare al massimo i nostri autori, farli sentire a casa, ma anche responsabilizzarli: acquisire nuove competenze, soprattutto in aspetti editoriali e redazionali (ma anche umani), non può che giovare a chi “lavora” (o intende iniziare a farlo) con i libri e le parole.
                Se volessi approfondire il discorso siamo disponibili a rispondere ad ogni richiesta.
                Grazie e un saluto a tutti!

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                • Grazie Vito. Ammetto che l’iniziativa mi aveva incuriosito ed interessato (anche se non sono uno scrittore in cerca di editore :P) mi ha dato l’impressione di un’idea fresca e giovane. Figurati che avevo pensato di parlarne sul forum di PescePiratA. Se interessa se ne potrebbe fare un’intervista o qualcos’altro. Se clicki sulla mia faccina blu dovresti trovare i miei contatti 😉

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            • In Italia la vedo più difficile, per due buoni motivi: 1. per riuscire a vendere in self, puoi essere bravo quanto vuoi ma devi farti conoscere (per carità vale anche per il cartaceo, ma in quel caso poco o tanto puoi avvalerti dei canali dell’editore di turno); 2. il lettore medio ha bisogno che qualcuno gli dica: “sì, questo è uno scrittore valido, lo puoi leggere”, e questo in genere è il ruolo dell’editore… Insomma, sono meno ottimista.

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        • Un piccolo aneddoto per alleggerire
          l’altro giorno mia figlia va dalla madre:
          – mamma, sai, anch’io ho scritto un libro, però non lo compra nessuno.
          – come mai?
          – costa mille euro.
          – forse è un po’ tanto…
          – ma io ho fatto tanta fatica a fare tutte le pagine
          (a cinque anni mi sa che ha già capito i problemi dell’editoria :D)

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      • Tieni però conto che un buon libro continua a vendere anche negli anni successivi. Questo significa che più libri scrivi più guadagni, perché anno dopo anno i diritti si accumulano. Infine anche l’Umbi nazionale aveva uno stipedio da professore; questo non significa che con i suoi libri non abbia guadagnato bei soldoni.

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        • E’ vero, ma questi sono i grandi scrittori o quelli commerciali. Baricco lo trovi sempre in libreria e vende, Murakami pure, però se andiamo a vedere l’enorme selva di scrittori, dopo la promozione non li compra e cerca più nessuno. Ma non per dire il nome sconosciuto. Prendi i 12 finalisti dello strega degli ultimi anni. Quanti di questi vendono ancora? Pochi. Basta andare da Amazon per vedere che le recensioni sono quasi tutte vecchie. Finita l’illuminazione, concluse le vendite.

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          • Consumismo applicato alla letteratura. Tra l’altro è una cosa che da lettore a me infastidisce, perchè magari non riesco più a procurarmi una copia di un libro uscito dieci anni fa (che considerare vecchio, beh, insomma) l’ebook forse potrebbe cambiare un po’ questa cosa.

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            • Purtroppo il sistema funziona così. I libri di Baricco non sono mai vecchi, mentre di un autore pur bravo ma che ha venduto poco, il libro viene considerato vecchio e introvabile. Anche per me è sconcertante.
              E la cosa brutta è che molti editori pur possedendo i diritti, che spesso arrivano anche a 20 anni, non decidono nemmeno di creare l’ebook. Andarsi a spulciare tutto il catalogo e convertirlo in formato elettronico sarebbe un costo. Quindi amen.

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              • Be’ ma questo non è un male, perché trasforma il libro in collezionismo. Ad esempio, io possiedo una copia della prima edizione di On Writing; quella copia prima che ripubblicassero il libro valeva tantissimo, magari avrei potuto piazzarla anche per qualche centinaio di euro visto che era introvabile. Poi mi hanno fatto lo sgarbo di ripubblicare On Writing… Per carità, una prima edizione è una prima edizione; però se in giro il libro avesse continuato a essere introvabile era meglio… 😀

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          • Forse è un problema moderno, se è un problema. Mi spiego meglio: Paolo Volponi vinse lo Strega nel ’65 (non con l’opera migliore, a mio giudizio, che è del ’62: Memoriale), e oggi vende ancora; magari poco, ma vende.

            Tuttavia, queste rimangono chiacchiere se non ci sono cifre a conforto. Si dice che in Italia gli scrittori che vivono di scrittura sia meno di una decina – da dove arrivi questo dato non lo so, ma è quello che si sente in giro – e si fanno sempre i soliti nomi. La mia domanda è: ne siamo sicuri? Cioè Sandro Veronesi non vive di scrittura? e Niccolò Ammaniti? ed Enrico Brizzi? e Tiziano Scarpa? Eccetera. Lascia stare che magari scrivono anche articoli per il quotidiano o la rivista di turno, o che prendano il gettone alla Holden, e via dicendo; il punto è: siamo sicuri che in Italia a vivere di scrittura siano solo in dieci? Senza le loro dichiarazioni dei redditi in mano non possiamo saperlo, ma il dubbio mi viene.

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            • Secondo me no. Non ci vivono. Se parliamo solo come vendita dei libri. Non voglio fare i conti in tasca ripeto, ma se uno scrittore pubblica un libro ogni 2/3 anni, alcuni fanno scorrere anche più tempo, significa che quell’unico libro deve vendere almeno 100 mila copie. Numeri non facili in questi anni.
              Prendi invece Carrisi, una media di un titolo l’anno, tradotto bene all’estero. Oppure Vitali, che sforna anche due/tre libri l’anno.
              Certo se le royalty fossero al 20% o al 30% entrerebbero a far parte del club molti altri.

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  7. Complimenti per l’articolo, mi ha davvero aperto un mondo, io conoscevo la Mauri Spagnol solo perché ho partecipato al concorso Io Scrittore, ma non avevo idea che fosse un gruppo editoriale così ampio. Adesso capisco anche perché Valentina D’Urbano che ha vinto un concorso di Io Scrittore me la ritrovo pubblicata da Longanesi.
    In pratica il Gruppo Mauri Spagnol possiede le principali case editrici italiane.

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      • Scusa il ritardo, ma leggo solo adesso la tua risposta Salvatore!
        Allora il concorso di Io scrittore si svolge in due fasi: nella prima si invia una prima parte del romanzo, la quarta di copertina e i primi due o tre capitoli, diciamo le prime 30-40 pagine. Viene affidata la lettura agli altri partecipanti. Ognuno legge dieci estratti e deve dare il voto e la motivazione . Anch’io ho letto dieci estratti. Chi supera la prima parte partecipa alla seconda e quindi invia tutto il resto del romanzo la cui lettura viene affidata ad altri concorrenti. All’epoca passavano il turno i primi duecento, io sono arrivata tra i primi duecento ma poi non sono arrivata tra i primi dieci. Ogni romanzo ha uno pseudonimo quindi nessuno dovrebbe sapere a chi appartiene il romanzo.
        Comunque dopo non ho più partecipato perché io ho preso il mio lavoro seriamente e ho letto i miei romanzi cercando di dare un giudizio costruttivo e serio, ma per il mio romanzo ho ricevuto un paio di giudizi senza senso. Il mio romanzo ha avuto alcuni voti alti e altri medi con motivazioni e suggerimenti interessanti, ma quei giudizi denigratori e poco costruttivi mi hanno fatto pensare che se manca una corrispondente e reciproca serietà di giudizio il concorso presenta un vizio di fondo.
        Io posso leggere un romanzo bellissimo e bocciarlo perché voglio che vada avanti il mio e non quello degli altri. Insomma il dubbio è legittimo.
        Comunque ho usato i suggerimenti costruttivi al mio romanzo per la sua revisione e per andare avanti per la mia strada che è stata quella del self.
        Visto che non ho molto tempo preferisco utilizzarlo per scrivere.
        Racconto la mia esperienza anche nel mio blog dove riporto la mia intervista, se ti va di curiosare questo è il link
        http://liberamentegiulia.blogspot.it/2016/02/intervista-giulia-mancini-su-ophelias.html

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        • Grazie Giulia, volentieri.

          Ecco, è proprio per quello che descrivi tu che il concorso non mi convince per nulla. E questo sarebbe l’unico modo per pubblicare come esordienti con il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol? Be’… non pubblicherò con loro, evidentemente.

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  8. Mi unisco ai complimenti, Salvatore: post molto interessante. Dovresti fare anche l’indagatore 😀 . Informazioni puntuali, precise e concise. (… e avevo calcolato giusto: sei del ’77 😀 …)

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  9. Credo che questa serie di post iniziata così bene sarà imperdibile per tutti gli scribacchini.
    Di mio aggiungo che il torneo IoScrittore non è l’unica porta d’accesso a questo universo editoriale. Alcuni marchi sono più portati a investire sugli italiani di altri. So che alcuni si appoggiano ad agenzie letterarie, però (le più grandi e riconosciute) e che qualcuno che ha esordito con Guanda o Tea c’è (le mie conoscenze dirette riguardano questi due marchi, il che non implica che non ci siano stati altri casi)

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    • Ciao Antonella, grazie. 🙂

      Per curiosità, giusto per aggiungere più informazioni possibili, come hanno fatto queste tue conoscenze a farsi pubblicare come esordienti da Guanda o Tea? Hanno semplicemente inviato il manoscritto?

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      • Stavo per fare la stessa domanda.
        Aggiungo per letto in giro che gli editor del gruppo tengono d’occhio i partecipanti al torneo e a volte pescano da lì indipendentemente dai risultati.

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        • Per quel che ne so io tramite agenzia.
          Ci sono alcune agenzie che lavorano principalmente con i grandi editori e non è impossibile, se pur difficile, inviare a loro e poi essere segnalati direttamente a un direttore editoriale. Le buone agenzie hanno sul proprio sito l’elenco degli ultimi libri “piazzati” e basta vedere nomi ed editori per capire se lavorano solo con autori affermati o anche con esordienti e, se sì, con che prospettive.
          Poi, certo, i numeri sono SEMPRE contro di noi.

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  10. Anch’io conosco chi ha esordito con Guanda, di persona intendo. Ce l’ha fatta grazie a un’agente. Io in Garzanti ho avuto la fortuna di entrarci, da blogger. Nella stessa sede c’è anche Corbaccio, forse altri del gruppo, non saprei. Sono molto strutturati, tutti affabili. Un po’ se la tiravano, però 😀 però giornata indimenticabile. Anch’io puntavo a Guanda, poi ho smesso.

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        • Non ho letto le favole recenti, la Gabbianella e l’ultima uscita di cui non ricordo il titolo. L’ho letto nel mio periodo dei vent’anni. Allora avevo parecchio interesse per il colpo di stato in Cile e l’odio verso quel farabutto di Pinochet. Sepulveda ha contribuito alla mia formazione. Quindi lo tengo cristallizzato nei bei tempi della gioventù.
          Con la sintassi non mi incasino… non so se ti riferisci ai nuovi libri. I vecchi sono molto semplici, uno stile anche fin troppo scarno. Lui ha estremizzato certe idee di semplicità di Hemingway. Anche se Hemingway possiede la capacità di sprigionare immagini e introspezioni di personaggi che appartengono a un altro pianeta. Ma tu dimmi pure… in quali punti la sintassi ti si incasina… conosco un lassativo omeopatico di sintassi che non è niente male XD

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          • No, ho confuso io il nome di Sepulveda con quello di José Saramago. Saramago m’incasina la sintassi; Sepulveda finora non l’ho mai letto. Anche se la gabbianella mi attira molto. Prima o poi… 😛

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      • A suo tempo l’avevo fatta, l’indagine. L’idea che mi sono fatto e che gli agenti sono superflui, almeno all’inizio. Se scrivi qualcosa di buono le case editrici ti pubblicano. Gli agenti servono dopo; per gestire tutto quello che non hai voglia di gestire tu.

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        • Dipende, ad esempio ci sono casse editrici, come minimum fax, che non accettano manoscritti direttamente ma solo tramite agenti. Un buon agente può aiutarti a trovare la casa editrice giusta per il tuo lavoro, evitando l’invio a tappeto, ad esempio. Il problema, visto da fuori, è che sia difficile trovare un buon agente che sia disposto a cercare nuovi talenti.

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          • Le case editrici pubblicano tutto quello che può fargli guadagnare dei soldi; tutte, nessuna esclusa. Se tu gli puoi far guadagnare soldi, allora ti pubblicano: con o senza agente. Il punto è riuscire a scrivere qualcosa di veramente buono.

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            • Questo è ovvio, il problema è la quantità di lavoro che le case editrici devono fae a selezionare i manoscritti che gli arrivano, più comodo se il manoscritto te lo manda un agente che ha già fatto una selezione, quindi parti da materiale già filtrato. Comunque per minimum fax lo hanno proprio scritto sul sito
              http://www.minimumfax.com/chi_siamo/manoscritti_e_curricula
              (dice agenti e collaboratori, quindi se conosci qualcuno dei collaboratori e riesci a convincerlo a leggerti magari ci arrivi, ovvio che devi avere un lavoro bello bello 😉 )

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              • Be’ non è che esista solo l’invio indiscriminato di manoscritti. I manoscritti posso arrivare anche per vie traverse. Sai, no? conosci l’amico di un amico che ti presenta un amico… E via dicendo. Oppure possono essere le stesse case editrici a chiedertelo, di scrivere un romanzo. Questo solitamente avviene nel caso tu sia un VIP. Sei un VIP? No? Allora dovresti diventarlo. XD

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                • Se conosci il vincitore dell’ultimo premio strega hai buone probabilità di entrare in minimum fax 😛 (e da lì poi il passo ad einaudi…)

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  11. Ottima rubrica, ottima idea. Grazie.
    Anche se al momento non mi servono i dettagli delle case editrici, farò sicuramente riferimento ai tuoi post se e quando sarà il momento di spulciare tra le varie opzioni di mercato!

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    • L’articolo dice una verità di fatto: se non hai conoscenze nel campo, come minimo la strada è in salita. Tuttavia se scrivi cose notevoli e sei un perfetto sconosciuto, Amazon non è per forza l’unica strada: prima o poi un editore compiacente lo trovi. Ne sono convinto.

      P.S. Condivido anche il suo parere su Mondazzo… pardon, Mondadori. 😉

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      • Se scrivi cose notevoli, magari, piano piano, riesci anche a farti le conoscenze, seguendo certi blog, ad esempio, o certe case editrici, andando alle presentazioni, partecipando alle discussioni online, ovvio non devi fare come quelli della prima fila all’università che tempestavano il prof di turno con domande banali ed inutili. Poi non saprei, io non solo non scrivo cose notevoli, ma quasi non scrivo 😀

        Comunque, al solito, quelli che possono essere spunti di riflessione sono sempre interessanti, anche se non se ne condividono i contenuti, anzi, soprattutto se.

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        • Lui parla più di “amicizie” che di conoscenze come le possiamo intendere io e te… Che alla mensa dell’editoria a mangiare sia più o meno un gruppetto di buontemponi da osteria è cosa nota. La domanda è: bisogna per forza entrare nella comitiva per pubblicare un libro, per pubblicare “bene” un libro? Secondo me no…

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          • Anche secondo me, la strada è stretta ma non chiusa. Comunque io lo vedo nel mio campo, le conoscenze crescono pian piano, e se lavori bene e ti fai apprezzare poi ti si aprono anche certe porte.

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          • Concordo con quanto dite.
            Tra l’altro bisogna anche dire che l’editoria per quanto bislacca su molti punti, non differisce da numerosi altri settori ad alta competitività.
            Un potenziale stilista non ha per nulla facile accesso alle blasonate case di moda.
            Ma anche nello sport dove la dimostrazione pratica è più tangibile.
            Essere Messi è un conto, apre qualsiasi opportunità, ma la stragrande maggioranza di calciatori che ambisce a grandi squadre ha spesso percorsi difficili e negate.
            Negli ambienti ad alta competizione è sempre così, editoria inclusa.

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