letture 2015

Letture formative

Da un po’ di tempo la lettura per me non è più solo intrattenimento, né svago; ha acquisito una funzione più mirata, primaria, funzionale al mio percorso da scrittore. Come da tradizione, rendo pubblico l’elenco delle letture che mi hanno impegnato nell’anno appena trascorso. Le ho divise in due categorie: romanzi; saggi & manuali.

Benché in questa fase anche i romanzi per me sono una sorta di manuali e tutte e tre le categorie possano tranquillamente rientrare in una più generale: quella cioè di letture tecniche; mi pare in qualche modo più corretta la suddivisione che ho scelto. Forse perché nei romanzi riscontro anche un valore estetico che nei saggi e nei manuali non riesco proprio a notare; funzione estetica che è essa stessa oggetto di studio.

Comunque, non perdiamoci in chiacchiere, ecco l’elenco delle mie letture nel 2015:

Romanzi

Lo straniero, di Albert Camus: un uso incredibile della prima persona narrante, vale la pena leggerlo solo per questo, ma Camus è anche un maestro nel comunicare ciò che non viene detto esplicitamente. Questa funzione, anzi, è principale.

Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie: credo che sia un classico del genere; il mio interesse è stato attirato dalla maestria nel creare intrecci e nell’ammannire suspense che un autore di gialli, più di ogni altra caratteristica, deve possedere.

Norwegian Wood, di Haruki Murakami: nel 2014 avevo già letto 1Q84; la scrittura di Murakami ha uno stile e un fascino che non so spiegarmi, sembra di vedere all’opera un ragno che con i suoi movimenti ipnotici tesse una tela, il cui interesse però non è costituito dalla tela in sé ma dalla danza del ragno. Norwegian Wood è uno dei miei libri preferiti di quest’anno.

L’incolore, di Haruki Murakami: poiché non ero riuscito a capire quale fosse l’elemento nello stile di Murakami a cui attribuire il magnetismo, ho voluto riprovarci con un secondo libro: anche questa volta non ho afferrato il suo segreto, ma leggerlo n’è valsa ugualmente la pena.

Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde, di R.L. Stevenson: da ragazzino non ho letto alcuni dei libri considerati classici nel loro genere, concentrandomi invece su una narrativa fantasy d’importazione soprattutto americana; ho voluto ovviare andando a recuperare questo libro, il quale però non mi è parso così eccezionale come mi aspettavo, sia per uno stile antiquato, sia per una trama che oggi credo sarebbe considerata ingenua. Alcune letture forse devono essere fatte nell’età opportuna.

Favole del morire, di Giulio Mozzi: le prime trenta pagine (numero esatto) di questo libro sono eccezionali, il resto un po’ meno; esso tuttavia rappresenta un esempio perfetto di costrutto postmoderno nella tecnica del minimalismo iperrealista: insomma una narrativa, se così si può definire, di nicchia.

La ragazza meccanica, di Paolo Bacigalupi: una lettura puramente d’intrattenimento, nel genere della fantascienza distopica. Era luglio e avevo bisogno di rilassarmi un po’… Non mi è dispiaciuto. Tra l’altro è scritto in terza persona con tempo verbale al presente: una scelta insolita che non mi ha disturbato.

Memoriale, di Paolo Volponi: se si vuole imparare a utilizzare bene la propria lingua nella scrittura creativa è necessario di tanto in tanto alternare agli autori stranieri anche una letteratura nazionale. Rispetto ai suoi pari (Bassani, Buzzati, Moravia, ecc.) Volponi è forse meno conosciuto, ma altrettanto valido. Tra l’altro usa la prima persona e non è una scelta di gusto, ma di efficienza.

La macchina mondiale, di Paolo Volponi: per questo libro, Volponi, vinse lo Strega nel ’65. Mi è piaciuto meno di Memoriale. È un libro più complesso e va letto con molta attenzione. Anche in questo caso usa la prima persona narrante e anche in questo caso la sua non è una scelta estetica.

Cavalli selvaggi, di Cormac McCarthy: padrone della tecnica, autore di notevole spessore, lo stile di McCarthy è asciutto, essenziale, concreto…

Il giovane Holden, di J.D. Salinger: l’avevo già letto da ragazzo senza rimanerne impressionato; nella versione ritradotta del 2014 l’ho divorato in tre giorni. La scelta di svecchiare il lessico, senza andare a intaccare il contenuto o la forma, mi pare funzionare. Naturalmente un lettore italiano non può provare lo stesso trasporto emotivo di un americano; abbiamo una tradizione diversa che impedisce una perfetta identificazione col personaggio.

La coscienza di Zeno, di Italo Svevo: un altro autore italiano fondamentale, classico e allo stesso tempo moderno. Un altro autore di spessore che usa la prima persona narrante…

La giornata d’uno scrutatore, di Italo Calvino: la narrativa e lo stile di Calvino non riesco proprio a farmeli piacere; rimane indubbio il suo notevole valore letterario. Questo è proprio solo un libricino striminzito, quasi un racconto lungo. Di più non riesco.

Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino: più che un romanzo è un manifesto artistico. Raggruppa tutte le caratteristiche, o quasi, che un romanzo postmoderno dovrebbe possedere. Ne ho già parlato qui.

Considera l’aragosta, di David Foster Wallace: una raccolta di articoli dell’autore più moderno e controverso della letteratura americana contemporanea, che hanno, però, un notevole valore narrativo. Da notare l’uso delle note. In parte ne avevo parlato qui.

Delitto e castigo, di Fedor Dostoevskij: i russi rimangono imbattibili. Di questo libro ne avevo già parlato qui. Per me: il numero uno al pari del Buio oltre la siete di Harper Lee.

Torino è casa nostra, di Giuseppe Culicchia: questa lettura è dovuta più a un interesse personale che narrativo. Non è un romanzo, non è un saggio, non è neanche una guida turistica (anche se il concetto si avvicina)… cos’è? Non ne ho idea. Non sapevo dove piazzarlo, quindi sta qui.

Il Buddha di Brooklyn, di Richard C. Morais: ne ho già parlato qui, non aggiungo altro.

Anna, di Niccolò Ammaniti: bravo, è bravo… non c’è dubbio.

Principianti, di Raymond Carver: il maestro, nella versione non mutilata. Cosa posso aggiungere?

La ragazza del treno, di Paula Hawkins: nel 2015 è stato un vero e proprio best-seller. Il mio interesse è stato attratto dall’uso che l’autrice (o l’editor) fa della struttura. L’articolo è già pronto, ma deve ancora andare in pubblicazione. Ne parlerò mercoledì 13 gennaio.

Ho cercato il tuo nome, di Nicholas Sparks: vi sorprenderà, ma ho un gran rispetto per questo tipo di narrativa. Non è facile, non è facile per nulla: provare per credere. Naturalmente ne ho studiato lo stile per accontentare le lettrici di Confidenze.

Saggi & Manuali

Grammatica italiana, di Luca Serianni: per quanto mi riguarda è il miglior linguista italiano vivente. Un vero maestro, che sa distinguere la normativa dalla comunicazione. Ne uso spesso degli estratti nella rubrica: mini-ripassi di grammatica.

Prima lezione di grammatica, di Luca Serianni: il perché abbia deciso d’intitolarlo così mi risulta incomprensibile. Una prima lezione di qualche materia, qualsiasi materia, fa pensare a un approccio propedeutico, elementare… Provate a leggere questo saggio senza prima aver ripassato la grammatica dello stesso autore e vi accorgerete quanto la scelta di un titolo possa essere fondamentale per il marketing. Detto questo: una lettura affascinante, che ha contribuito a farmi comprendere alcuni dei meccanismi meno lampanti della nostra lingua. Ne ho parlato qui. Consigliato.

Lezioni Americane, di Italo Calvino: un classico nei manuali di scrittura creativa; uno dei manuali di scrittura creativa meno letto dagli aspiranti scrittori italiani… Interessante, forse non fondamentale. Ma lo si può dire di qualsiasi manuale di scrittura creativa. Ne avevo parlato qui.

La società dell’incertezza, di Zygmunt Bauman: Perché il nostro periodo storico è incerto? Bauman è uno dei pensatori più importanti del nostro tempo. Ha compreso i meccanismi della società contemporanea illustrandoli con coerenza e semplicità in una serie di saggi: questo è uno dei tanti. Ne avevo parlato qui.

Un excursus forse poco entusiasmante per voi, ma fondamentale per il sottoscritto. Quello del prossimo anno, il 2016, lo sarà ancora di più. Poi si comincia a fare sul serio.

… e le vostre di letture, quali sono state?

Post Scriptum: Buona Epifania.

46 Comments on “Letture nel 2015

  1. I libri di McCarthy, Stevenson e uno di Calvino li ho letti tempo fa. Ora sto concludendo la trilogia della frontiera di McCarthy, ma finora è il secondo che mi ha appassionato.
    In generale ho fatto buone letture. Volevo fare anche io un post sulle letture del 2015, ma poi ho lasciato perdere.

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    • Be’ è una tradizione. Di McCarty per quest’anno ho già preventivato di leggere La strada. Ho visto il film e sono curioso di scoprire il romanzo. Con lui ho sempre un primo impatto ostico; trovo difficile superare le prime pagine. Poi migliora e lo finisco in fretta. Hai la stessa sensazione?

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      • No, non ho lo stesso impatto. La strada è bellissimo, vorrei rileggerlo a breve. Di McCarthy mi manca da leggere quello in lettura, Città della pianura, e Non è un paese per vecchi.

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      • Neanche io ho l’impatto che dici, con McCarthy. “La strada” è molto bello e sono curioso di sapere i tuoi commenti. Lo sto rileggendo a fondo per capirne i meccanismi di alcuni passaggi. In attesa ho “Non è un paese per vecchi” che spero di iniziare a breve. De “La strada” ho anche trovato sul web il copione del film (che non ho visto) in inglese per capire come può avvenire la trasposizione di un romanzo come quello a film. Se vuoi te lo invio, è molto istruttivo.

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  2. Un elenco ragionato dei libri letti dovrei farlo anch’io, ma prima dovrei aprire un blog mmm, vedremo nel 2016 😉
    Buona epifania, domani si torna in battaglia 😛

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      • Rieccomi sul pezzo 😛 così posso approfondire un po’ 😉
        Visto che siamo in vena di conti, la cartella “letti 2015” del mio ebook conta 30 libri, ai quali si aggiungono credo 6 cartacei e qualche ebook che ho preso su amazon e che quindi ho letto sul cellulare. A naso sono intorno ai 40, senza contare le “letture professionali”, se non sbaglio sono 9 romanzi inediti letti e valutati. Forse devo darmi una calmata 😀
        Tra questi ho letto anch’io la ragazza meccanica che, al di la della pessima traduzione del titolo, ho trovato un po’ debole, forse perchè di fantascienza ne ho masticata un bel po’, essendo cresciuto nell’ambiente, ma soprattutto mi ha lasciato perplesso il fatto che la trama sia trainata più da eventi pseudocasuali che dall’agire dei personaggi. Tu non hai avuto questa sensazione? La tersa persona presente alla lunga l’ho trovata un po’ pesante, ma qui andiamo sul soggettivo.
        Fra i libri che ho letto (nella categoria saggi) che ti consiglierei c’è a pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti che è un’interessante (almeno per me che ero digiuno) analisi del racconto americano e dei suoi autori.

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        • Sì, condivido, ma essendo a digiuno di fantascienza l’ho trovato affascinante. Mi è piaciuta l’ambientazione. Sul tempo verbale, dopo averci fatto l’abitudine quasi non te ne accorgi più. Interessante il saggio che mi consigli. 🙂

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  3. Le mie letture nel 2015 sono state molto eterogenee e soddisfacenti. Per certi versi uno degli aspetti migliori del 2015. Entrare in un gruppo di lettura mi ha dato un minimo più di disciplina e mi ha reso consapevole di quanto leggo in un mese (cioè parecchio). Tra blog e Sherlock Magazine ho modo di rendere conto di ciò che leggo, anche se non tutto merita un post, ma rimane esclusa la saggistica non legata alla scrittura. Quest’anno il saggio che più mi ha colpito, credo, è uno di quelli inseriti nel volume dedicato nel volume sull’antichità della “Storia delle donne” (Laterza) che mi ha aperto inquietanti orizzonti sull’infanticidio nell’antichità…

    Ti auguro e mi auguro un 2016 di letture altrettanto stimolanti.

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    • Infanticidio? Wow! Per curiosità: quanto leggi? Io con 22 romanzi e quattro saggi sono al limite; più tempo di così non riuscirei proprio a dedicarlo.

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  4. Sai che anch’io ho letto La ragazza del treno e ho riletto (perché l’avevo letto a vent’anni) la coscienza di Zeno. Ho letto 32 libri, quest’anno ho letto molto di più del solito, compreso il libro di Roberto Saviano Zero Zero Zero non so se può considerarsi un saggio, sicuramente non è un romanzo. Li ho elencati sotto l’etichetta “le mie letture”. Sono curiosa di leggere il tuo commento sulla ragazza del treno.
    Comunque anche le mie letture sono diventate funzionali alla mia scrittura. Il piacere di leggere resta, ma si è sviluppato molto in me l’occhio osservatore critico di vuole scrivere.

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    • Zero Zero Zero rientra nella narrativa. C’è stata una polemica piuttosto accesa su quel libro; se cerchi nel web la trovi ancora. Io l’ho letto nel 2014.
      Trentadue, complimenti! Non ho davvero il tempo di leggerne così tanti. Per me è diventato difficile emozionarmi con la lettura. Ogni volta vedo i meccanismi in moto e il romanzo diventa un costrutto meccanico. Sono pochi gli autori che riescono ancora a tirarmi dentro. Tra questi, non posso che citare Harper Lee. In programma per quest’anno ho il suo nuovo libro (l’ho anche già quasi finito). 🙂

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    • No, niente self. E benché non lo possa affatto giurare, perché del domani non si ha certezza, anche quest’anno credo che non leggerò niente di pubblicato in self. Credo…

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  5. Ho la stupidissima abitudine di non segnarmi le letture, ed è un gran sciocchezza considerato che leggo molto, e potrei dimenticarmi le cose anche se spesso i libri li compro (poca biblioteca, pochi prestiti) per cui basta guardarmi in giro per casa. Premesso ciò, anno di letture più che buone, soprattutto la scoperta di Jennifer Egan, molto valido anche il romanzo NOI di David Nicholls uscito a fine 2014 e fu la lettura delle vacanze natalizie dello scorso anno. Sempre ottimo Genovesi, una conferma col suo Chi manda le onde. Dieci piccoli indiani che citi è un gran libro. Citi spesso Harper Lee, hai letto il sequel/prequel? Lo sto leggendo ora, è ha ovviamente la stessa vena struggente, la stessa ambientazione. Per ora preferisco i passaggi in cui ricorda l’infanzia, quindi c’è un ritorno netto a Il buio oltre la siepe. Buon 2016!

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    • Ciao Sandra, benvenuta nel mio blog. L’ho sto leggendo proprio in questi giorni Va’, metti una sentinella (quasi finito a dire la verità). Per il momento la sensazione è la stessa che hai tu: i rimandi a Il buio oltre la siepe sono i migliori, quelli con maggiore freschezza. Inoltre ho intuito il meccanismo del romanzo già a pagina 140, e questo ne limita un po’ l’effetto. Mi pare bello, bellissimo ma meno riuscito del primo. Molto meno.
      Buon anno anche a te! 🙂

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  6. “Dieci piccoli indiani” secondo me non è il migliore di Agatha Christie anche se, insieme a “Assassinio sull’Orient Express”, è uno dei più famosi. Sul fatto che sia una maestra del genere non c’è dubbio. Ho letto “Lo strano caso del dr.Jekill e mr. Hyde” in un volumone che raccoglie i classici horror con “Dracula”, “Le montagne della follia”, “Stirpe di lupo”, “Il golem”, “La casa sull’abisso”. Sono romanzi d’altri tempi e vanno letti tenendo conto delle epoche che li hanno visti nascere. Ognuno mi è piaciuto a suo modo anche se, con gli occhi di oggi, non è sempre facile apprezzarne lo stile.
    Tra i libri letti nel 2015, mi è piaciuto tanto “Dove il vento grida più forte” di Robert Peroni, alpinista, non scrittore, ma l’ho scelto per l’argomento (da oltre 30 anni vive in Groenlandia con il popolo Inuit) ed è stata una bella lettura. Non leggo solo per imparare a scrivere meglio, mi spinge soprattutto il piacere 🙂

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    • Qual è il migliore, allora, secondo te? A me non è dispiaciuto comunque. Sì, quei romanzi lì vanno letti con la mente rivolta al passato; mi chiedo se valga ancora la pena leggerli però.
      Ho conosciuto un ghost-writer che negli anni settanta scriveva libri proprio per quegli alpinisti famosi, all’epoca, che avevano molto da raccontare ma non sapevano scrivere. 🙂

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      • Per gusto personale: La strage degli innocenti, Fermate il boia, Un delitto avrà luogo. Ce ne sono tanti altri molto belli e poco conosciuti, ma la signora ha scritto tantissimo 🙂

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  7. Anch’io ho la (brutta?) abitudine, come diceva Sandra, di non segnarmi quello che leggo. 😦
    Ho dalla mia parte una memoria di ferro: sono capace di ricordare il colore della copertina di un libro letto vent’anni fa e in che punto della pagina si trova una frase che mi aveva colpito, dunque segnarmeli non serve, almeno finché non mi coglierà la prima demenza senile. 🙂
    Leggo di tutto, anche i libri di mio figlio (11 anni): molto istruttivi per capire come scrivere per lettori con una visione del mondo diversa (perché parziale) dalla nostra. Anzi mio figlio è un ottimo interlocutore perché non avendo ancora letto i vari classici è ancora un lettore “puro” e senza preconcetti.

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    • Io, invece, che una memoria di ferro non ho, preferisco segnarmeli. Dimentico cos’ho mangiato la sera prima (se ho mangiato qualcosa), figuriamoci cos’ho letto a inizio anno…

      Tuo figlio a 11 anni scrive libri? 😀

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      • Ah ah, no, suoi nel senso di presenti nella sua libreria. 🙂 In quanto alla sua scrittura, la prof. di italiano non la capisce… troppo fuori dagli schemi infantili che si aspetta, e i voti dei temi sono bassi… 😦

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        • E tu che ne pensi, invece, della scrittura di tuo figlio? Quei voti sono giustificati, o è la maestra a essere cristallizzata su stereotipi (non che sia un male, intendiamoci)?

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          • Eh beh io sono di parte… 🙂 ma a me piace. In realtà la maestra delle elementari era entusiasta, è la prof. delle medie che lo sta massacrando. Noi lo educhiamo ad accettare qualsiasi giudizio e al rispetto dei prof., quindi sto cercando di rimediare di nascosto qualche tema dei suoi compagni per capire cosa vorrebbe la prof…

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            • Be’ alla prima riunione dei genitori (non so come si chiamino in gergo) chiedilo direttamente alla professoressa. Poi spiega al bambino che un bravo scrittore deve imparare a capire i gusti del proprio pubblico e adeguare di conseguenza lo stile. Il trucco è tutto lì. Ad esempio Bukowski può essere sia un barbone analfabeta, sia un genio: tutto dipende da chi lo legge.

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  8. Io, mentre leggo libri, ho l’abitudine di segnarmi i brani che mi colpiscono (per i motivi più svariati). Visto che spesso mi piace tornare a rileggere certi brani, per comodità ne ho tratto un blog a parte 😀 : tredbooksblog.tredplanet.net …

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    • Ma qual è il vero nome di Darius Tred?, il tuo blog non lo dice… 😉 Benvenuto comunque. La buona abitudine di segnarmi i brani che mi colpiscono non l’ho mai avuta, ed è un vero peccato perché potrebbe tornare utile. Sono troppo, troppo pigro per queste cose. 😛

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      • Quando lo facevo a mano (facevo una piccola orecchia sulla pagina, cosa che mi ha sempre disturbato…) io ero pigro ad andare a ripescare il libro dalla mia libreria e a sfogliarlo. Poi i libri sono diventati sempre di più, i brani di più ancora e allora ho pensato di fare il blog dedicato. Almeno la ricerca e la rilettura sono diventate facilissime ed immediate… Ora mi sto cimentando con un blog trasversale di mappe letterarie: ovvero mappe e fotogallery dei luoghi in cui sono ambientati i brani…. (ehm, si capisce che sto tergiversando per glissare alla grandissima sulla prima domanda … ? 😀 )

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        • È tuo diritto. 🙂 Invece è interessante il blog letterario di cui parli, ti dispiace mettere il link diretto? Così chi passa di qua, se è interessato, può buttarci un occhio. Come ti è venuta l’idea?

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          • Ecco il link: book-mapped.tredplanet.net . L’idea mi è venuta leggendo: spesso leggevo (e mi capita tuttora) di imbattermi in brani ambientati in posti sconosciuti e, per immaginarmi meglio le scene descritte, appena potevo andavo a sbirciare su internet. Mi piace l’idea di vedere foto di posti in cui si sono mossi i personaggi di cui ho letto le vicende…
            Da lì all’idea di farci un blog il passo è stato breve: ho da parte circa 300 locations “arretrate” che pubblicherò piano piano nel tempo (tempo permettendo…)…

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  9. Di recente avevo pensato di rileggere Se una notte d’inverno un viaggiatore, l’ho letto quando ero ancora all’università e me ne innamorai.
    Adesso sono immersa nell’Oceano Pacifico di Vita di PI.

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  10. Pingback: Letture nel 2016 – Salvatore Anfuso ● il blog

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