Raccoglimento e distrazione nell’arte


Guest-Post

Un guest post di Alessio Montagner

Quando leggete siete attenti o distratti? Cambia la fruizione dell’opera con una lettura attenta, da una distratta? Lascio la parola ad Alessio Montagner.

L’arte come forma di religione

L’uomo, per poter interpretare il mondo, ha bisogno di una metafisica di riferimento; e, per qualche motivo, pare anche avere un naturale bisogno di una qualche forma di misticismo. Non importa se una persona crede in Dio, nella teoria delle stringhe, o nella dieta vegan: comunque, da qualche parte, manifesterà un atteggiamento di tipo religioso.

Nel mio caso – ma vedo che non è solo il mio – noto che questo bisogno religioso viene scaricato attraverso l’esperienza artistica. Persone con un tipo di passione simile alla mia, vedo, sviluppano una serie di atteggiamenti simili, di cui ora farò qualche esempio.

È cosa comune, per iniziare, appendere dei quadretti che rappresentano gli artisti preferiti, o comunque avere da qualche parte, in casa, possibilmente sulla scrivania, una loro rappresentazione. Esattamente come un cristiano appende il crocefisso e si tiene i santini sul comò.

Per coloro che dipingono come hobby, pure, è cosa comune creare dei lavori dedicati agli artisti più  importanti nella propria vita: io stesso ho dipinto delle cose dedicate a Joyce, e di recente so che c’è stata una mostra di dipinti dedicati a d’Annunzio fatti da degli appassionati del Vate. E questa cosa non è diversa dalla pittura religiosa che facevano gli artisti del tempo, e che tutt’ora fanno gli appassionati di pittura con una fede forte.

Immancabili, poi, sono i pellegrinaggi verso i luoghi in cui il grande artista ha respirato. Io stesso, quando sono a Venezia, vado sempre a mangiare fuori dalla casetta rossa di d’Annunzio, e più volte ho visitato il Vittoriale. C’è un particolare sentimento in questi luoghi: respirare la stessa aria che ha respirato l’artista dà l’impressione di assorbirne la gloria e le capacità. E in questo non c’è alcuna differenza coi pellegrinaggi che i cristiani possono fare nei grandi luoghi della religiosità.

Per i veri fanatici, poi, si arriva all’apice: la reliquia. L’ideale, certo, sarebbe trafugare il corpo incorrotto dell’artista per poterlo esporre in casa in una bara di cristallo. In mancanza di questa possibilità, si cerca di recuperare manoscritti autografi, bozzetti originali, altri oggetti posseduti dall’artista. Il contatto fisico con ciò che l’artista ha posseduto e prodotto, in particolare, è la più alta esperienza mistica. Anche Waldemar Januszckaz ha ammesso, girando un documentario sulla Cappella Sistina, di aver aspettato un momento in cui non poteva essere visto per sfiorare con un dito la volta. Sembra una sciocchezza, ma è una superstizione estremamente importante: è come se il contatto con l’opera dell’artista possa infondere energie positive; come è per un cristiano che va a toccare la reliquia di un santo.

La percezione distratta

In chiesa si entra togliendosi il cappello, in religioso silenzio, facendo attenzione a non disturbare… e nell’ammirare il corpo del santo ci sarà un atteggiamento di profonda concentrazione, di analisi interiore, un tentativo di profonda comprensione. Un atteggiamento, cioè, che chiameremo “raccoglimento”: ed è lo stesso atteggiamento che si ha a teatro quando si sta seduti in silenzio e ci si lamenta con il primo che parla, oppure quando si sta per ore intere davanti a un quadro cercando di individuarne gli schemi compositivi e le idee di base, o anche durante una lettura, quando si cerca di comprendere la funzione di ogni parola e la tecnica adottata. Il “raccoglimento”, insomma, è l’idea che esista un modo “giusto” di fruire l’opera, un modo che consiste nella massima attenzione.

Secondo Edoardo Sanguineti, però, questo è sbagliato. Questo lo dice all’interno di una intervista dedicata alla riduzione dell’Orlando Furioso fatta per Ronconi (opera epica), rifacendosi alle idee di Walter Benjamin. Quel che dice Benjamin è, in sostanza, che l’architettura non è un’arte da fruire con attenzione, poiché non è questa la sua natura: se – dice lui – è vero che se nel fruire un quadro manca l’attenzione allora perdo anche una parte d’opera,questo non è vero nell’architettura, la cui vera natura si manifesta solo in quella che viene chiamata “percezione distratta”.

Benjamin parla solo di architettura, come vediamo, ma Sanguineti va oltre, e inizia a parlare di teatro. Il suo ideale, dice, è quello di un teatro-luna-park, non un qualcosa da fruire in religioso silenzio. Questo ideale “religioso” dell’opera, l’idea che ci sia un modo giusto di fruirla, è un retaggio della “museificazione” borghese perpetrata nell’Ottocento. Questo porre l’arte come qualcosa da ammirare e rispettare,però, non le fa bene: l’arte si cristallizza, si allontana sempre di più dalla vita e dalle attività normali, e così facendo, mummificata, muore. Un tempo l’arte non andava fruita così. Quando Mozart scriveva le sue opere, non pensava a un pubblico tutto concentrato sulle sue strutture, ma pensava piuttosto a un pubblico che, quando ne aveva voglia, non si faceva problemi ad alzarsi, andare a chiacchierare un po’, prendere da mangiare. È in epoca romantica, non a caso, che gente come Berlioz inizia a lamentarsi di questa condizione (anche perché aveva raggiunto un certo eccesso), e a pretendere una fruizione attenta.

Eppure, a ben riflettere, non c’è alcun motivo per cui il raccoglimento dovrebbe essere più legittimo e vero della percezione distratta. Certo l’effetto che percepiamo da un’opera dipende dal modo in cui la fruiamo, ma ogni modo è legittimo, ed è normale che ogni opera susciti una percezione diversa a seconda di come è fruita. Sanguineti fa un esempio con la poesia: dice che la poesia di un tempo era fatta per la voce vera, quella prodotta dall’apparato fonatorio, mentre la poesia moderna appare falsamente poco sonora e melodica perché non è fatta per la voce vera e propria, ma per la voce della mente, che segue principi diversi: così, ci sono poesie che vanno bene per la voce vera e non per la voce mentale, e altre che vanno bene per la voce mentale e non per quella vera. Ugualmente, qui possiamo dire che ci sono opere che possono rivelare la loro bellezza solo con una attenta fruizione, e opere che invece si rivelano belle solo se fruite distrattamente. Non sono opere più o meno belle: sono opere che richiedono qualcosa di diverso, pensate per un diverso atteggiamento mentale.

Applicazioni letterarie

Il mondo moderno sta affogando nelle informazioni. Le nostre menti si rivelano insufficienti per analizzare la complessità del mondo, anche perdendo l’interezza della vita a leggere libri non si arriverà mai comunque a una conoscenza completa di un argomento. Nel giro di un anno assorbiamo più informazioni di quelle che Aristotele ha assorbito in tutta la sua vita: come possiamo gestirle? Una risposta è la semplificazione del mondo: è questa la filosofia di vista minimalista, e di tutti i movimenti “slow”, che sconsigliano di accelerare il ritmo per sta dietro al mondo, ma propongono semplicemente di ignorare il problema, andando piano e tornando a godendosi i piccoli valori della vita.

Inutile dire che sono sciocchezze. Il mondo va avanti sempre più veloce, e non si progredirà sforzandosi di rallentare. Se è vero che il futuro è dei sintetici, delle persone cioè abbastanza abili da gestire le informazioni in modo da scegliere quella giusta al giusto momento, allora per essere tali la profondità della conoscenza non vale tanto quanto la sua larghezza. Ecco perché leggere con attenzione è un male: bisogna leggere in modo superficiale, approssimativo, distratto: il Fast Reading. Ecco dieci buoni motivi per voler usare la percezione distratta nella lettura:

1- Come già detto: tanto il mondo ha troppe informazioni per poterle fruire tutte: tanto vale rinunciare alla profondità, e ampliare velocemente le conoscenze, no?

2- La maggior parte dei libri che troverete sugli scaffali non ha alcun lato da analizzare approfonditamente: perché sforzarsi di analizzare qualcosa in modo profondo, se con tutta probabilità non vi si troverà niente?

3- Molti libri, fruiti superficialmente, non appariranno neppure superficiali e vuoti come sono, anzi appariranno bellissimi: e chi è così folle da voler rifiutare una montagna di libri che sentirà come belli?

4- Notoriamente, le persone in grado di leggere la realtà in modo profondo sono socialmente emarginate a causa delle bislacche idee che sviluppano: sicuri di essere disposti a farvi emarginare? Io non credo.

5- L’arte, com’è diceva giustamente Wilde, non serve a nulla, mentre le energie che usiamo per analizzare approfonditamente un’opera possono fruttare in mille modi diversi: chi ce lo fa fare a buttarle via così?

6- Leggere approfonditamente richiede anche più tempo: e con tutti i problemi seri di cui occuparsi, chi troviamo disposto a buttare via il tempo così?

7- Quando eravamo piccoli mica leggevamo facendo attenzione a tutte le tecniche, le motivazioni, le incoerenze; e infatti è cosa comune dire che i bambini sono più puri degli adulti: sicuri che le analisi approfondite non vi allontanino dalla verità?

8- Che poi, ammettiamolo: certi libri complessi e ultra-filosofici ci annoiano tutti, la verità è che vogliamo una storiella appassionante da leggere in treno e tanto basta.

9- Anche qualora riuscite a fare un’analisi argutissima, nessuno vi riconoscerà come più intelligenti, non diventerete più ricchi, né men che meno più buoni, e con tutta probabilità non imparerete neppure qualcosa di spendibile: quindi, chi ve lo fa fare?

10- Anche qualora riusciste a fare un’analisi argutissima, ci sarà comunque qualche testardo che la farà più arguta di voi: quindi perché sforzarsi, e non lasciare direttamente lavorare chi è più capace?

Due modi opposti di vedere l’arte

Il Fast Reading col suo decalogo è una provocazione; ma non è vuoto. Esistono realmente libri studiati per piacere con una lettura superficiale: se esiste un modo “giusto” di fruirli, è proprio quello.

Ieri ho ascoltato una pubblicità per incitare all’ascolto della radio. Qual è la motivazione apportata? “Ascoltare la radio è l’unica cosa che puoi fare mentre fai qualsiasi altra cosa.” La giustificazione è cioè che la radio è fatta per la percezione distratta. Tempo fa ho sentito pure un direttore d’orchestra che spiegava come dopo mesi di Wagner si ha bisogno di “ripulirti le orecchie”, anche perché, diceva, Wagner non può essere ascoltato senza concentrazione, facendo altro, mentre Mozart puoi ascoltarlo anche mentre cucini: e non a caso Wagner è un romantico che pretende attenzioni, mentre Mozart scriveva per un pubblico che già sapeva non sarebbe stato troppo attento. Non c’è proprio nulla di male dunque nella percezione distratta: è legittima, è programmata, è addirittura l’unico modo di fruire alcune opere.

Ovviamente questo non basterà a minare la mia religiosità artistica, poiché per me non è vero che la superficialità renda più facile trovare la bellezza, anzi, è proprio l’estetica che mi giustifica l’analisi approfondita.

Entrambe le posizioni, però, mi attraggono: la lettura approfondita, raccolta, religiosa, perché voglio capire i legami tra l’attrazione per l’arte e il misticismo; e quella distratta per il semplice fatto che è la lettura di migliaia di persone, con tanti libri studiati appositamente per questo tipo di lettura.

E voi, siete religiosi dell’arte, o distratti?

44 Comments on “Raccoglimento e distrazione nell’arte

  1. Due considerazioni dopo una lettura distratta (fatta oltre tutto sul cellulare in una camera d’albergo).
    Io considero anche il rock arte, e ascoltare un concerto rock in religioso silenzio è un po’ un insulto all’artista.
    Non conosco molto le neuroscienze, ma per quel poco che ho letto la lettura attenta arriva la parte più razionale del cervello, quella distratta la parte più emotiva, quindi forse la lettura distratta può anche risultare più “sentita” e meno “pensata”.
    Un ultima cosa a proposito della poesia, i mezzi di comunicazione moderni permettono un enorme varietà di modi di fruizione, non mi spiego perché i poeti moderni abbiano cristallizzato la poesia su carta (erano molto più innovativi i futuristi, pensa cosa avrebbero potuto fare coi mezzi che abbiamo a disposizione oggi)

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  2. Ma questo è diventato un blog multi-autore Anfuso-Montagner? 😀

    Ho fatto – ormai anni fa – un esame all’università su come il contesto influenzi la fruizione di un’opera. Nella tesi di Laurea inoltre parlavo fra le varie cose anche dei multisala e del loro valore sociologico: il fatto che siano collocati spesso dentro un centro commerciale, cambia completamente la fruizione cinematografica che diventa tappa di un percorso fruitivo più ampio: si fa un giro per negozi, si mangia qualcosa, e poi si guarda un film. Molto diverso che stare sul divano, a casa propria…

    Io sono tendenzialmente attenta, però è inevitabile che il contesto condizioni anche me. Per esempio, se mi capita di essere da sola in pausa pranzo, solitamente vado al bar: non è come leggere a letto, questo lo immaginate benissimo anche voi. Non credo però cambi qualcosa per quel che riguarda la pura fruizione dei contenuti: la storia mi coinvolge ugualmente. Ciò che invece cambia è l’apprendimento delle norme tecniche, alle quali presto meno caso, in un contesto confuso.

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    • Il ragazzo è prolifico. E poi mi piace ospitare altri pensatori: ogni frammento aggiunge un tassello alla realtà relativa. 😉

      P.S. aspetto il tuo.

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      • Sì, certo! 🙂
        Se non ricordo male volevi pubblicarlo a febbraio, quindi ho tempo. Lo scrivo durante le ferie (2 settimane, evviva!) e te lo mando nella prima metà di gennaio.

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        • Ottimo, grazie. Così lo programmo con anticipo, come piace a me.

          P.S. io tre settimane, di ferie! XD
          P.P.S. quest’anno non ho fatto neanche un giorno. 😦

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          • Gli è che non mi sembrava ci fosse molto da dire XD Io tendo a distrarmi meno in un contesto confuso: il mio posto preferito in assoluto per leggere è la panchinetta della stazione, con gente che va di continuo avanti e indietro. Il motivo è che se sono da solo, in silenzio, il mio cervellone iperattivo tenta di continuo di cercare nuovi stimoli, e si distrae. Il leggere in un contesto già carico di stimoli mi permette di leggere più a lungo e più attentamente, perché la presenza di una distrazione in realtà evita che mi distragga sul serio.

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  3. È vero siamo bombardati da un eccesso di informazioni, molte sono inutili.
    Per questo motivo, nell’ambito del mio lavoro, dove sono costretta a ottimizzare i tempi se voglio sopravvivere, ho imparato a focalizzare il “succo” delle migliaia di informazioni che mi arrivano, soprattutto via mail che sono tantissime ogni giorno 😦
    Individuo i punti chiave di una comunicazione e memorizzo le cose fondamentali da tener presente.
    Quindi non sono un lettore distratto, anzi leggo con attenzione proprio per scremare le informazioni inutili di cui non devo tener conto.
    Nella lettura di un libro invece mi rilasso un po’ di più, ma non perdo il vizio di metterci la mia attenzione, certo dipende da come è scritto il libro e di che cosa parla. E poi per me la lettura è un piacere, stesso metro uso per le altre forme d’arte.

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      • Scherzi? Il tuo blog è utilissimo! soprattutto le lezioni di grammatica 🙂
        Comunque i blog che seguo mi piacciono tutti, purtroppo non sempre riesco a commentare 😉

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    • Per contratto sono obbligato a risponderti. Ma non ho nulla da dire. Quindi: l’idea della sfuocatura in Gerhard Richter sta, in parte, anche in questo: nel ridurre l’informazione non-essenziale. Così, giusto per dire qualcosa. è interessante, non è vero?
      Sarebbe bello però riflettere sul concetto di “piacere” nell’arte. La morte di un personaggio non è un “piacere” in senso proprio, però, artisticamente, è qualcosa di positivo, una emozione che accettiamo, anche se magari in un altro contesto ci sarebbe sembrata dolorosa. I quadri di Basquiat sono effettivamente fastidiosi, ma inseriti in un contesto artistico la loro emozione va bene, diventa un particolare tipo di piacere. Anche questo è interessante, o no?

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  4. Non sono né religiosa né distratta. Quando osservo o esperisco un’opera d’arte, se posso (cioè se il vicino non tenta di uccidermi appena inizio) ne parlo, ci ragiono ad alta voce, la dissacro, se necessario, ci rido su. Non ne ho un rispetto religioso, ho approccio per lo più ludico, devo giocarci, capire com’è stata fatta, a cosa serviva in origine (molte opere d’arte avevano anche almeno uno scopo pratico/ propagandistico). È l’atteggiamento che abbiamo al gruppo di lettura, in cui alterniamo gossip sull’autore, battute dissacranti e analisi più serie senza un ordine preciso. Un approccio all’arte ateo e attento?

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    • La definirei sempre un approccio religioso in realtà. Il fatto che poi sia anche dissacrante, rientra nella cosa, mi pare: perché una cosa per essere dissacrante ha bisogno di un originale nucleo religioso; non ci fosse mai stato, questo nucleo, non potrebbe essere dissacrante. Ci sta il fare ironia, direi: anche Dante ogni tanto rendeva il motorino e correva su per il monte a suon di rime facili.

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      • Forse sì, non so.
        Lo vedo un approccio più bimbo-giocattolo, però: che bello! Come si smonta? Come ci si gioca? Posso giocarci anch’Io? Ops… L’ho rotto….
        Poi si può vedere il sacro ovunque (favorevolissima a questa cosa), però io ho avuto la gran fortuna di aver sempre approcciato l’arte come una cosa divertente, i miei sapevano rendere le visite ai musei un momento di gioco e quindi faccio un po’ fatica ad associare la cosa al sacro/religioso.

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        • In effetti credo anche questo: che in realtà anche il critico d’arte (letteraria, pure) sia un bambino che gioca con le action figures e le fa combattere per vedere chi è più forte. In ogni attività, anche professionale, c’è infatti – credo almeno – una parte ludica, un riutilizzo degli stessi schemi che si usava da bambini nei giochi.

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  5. Uso entrambe le modalità a seconda di ciò che leggo e di ciò che provo leggendolo. Il fast reading mi piace soprattutto per la narrativa, perché evita un’attività cerebrale che può rovinare l’esperienza. Non mi trovo in sintonia con una certa tendenza a squartare tutto per analizzare i pezzi. Trovo però opere di saggistica o narrativa che mi elevano, e in quel caso il raccoglimento è isitntivo. E’ un’attenzione del tutto diversa. Grazie Alessio, grazie Salvatore per l’articolo interessante! 🙂

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    • Grazie a te per la lettura, Grazia. In effetti hai ragione: un buon prodotto di narrativa deve far calare il lettore al suo interno. I meccanismi messi in atto dallo scrittore, come ad esempio la struttura, se fatti bene non devono essere notati ma fluire piacevolmente. Armonia, tutto dev’essere armonia. 🙂

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