Guest-Post

Un guest post di Alessio Montagner

Esiste un gusto nell’arte e nella letteratura? Si può parlare di “bello” o di “brutto”, di “élite” o di “popolare”? In che ottica si può giudicare un’opera d’arte o un romanzo? È legittimo avere un punto di vista è personale o ci sono dei canoni assoluti a cui dobbiamo rifarci? La parola ad Alessio.

Gusto alto e gusto basso

Iniziamo con una questione spinosa: è legittimo parlare di un’arte “alta” e di una “bassa”, di artisti “d’élite” e artisti “pop”?

Già negli anni ’60, in realtà, c’è stato un abbattimento del confine tra le due classi: in quegli anni infatti sono iniziati gli studi sui fenomeni di massa, i libri “pop” per eccellenza come quelli su James Bond sono diventati oggetto di studio anche universitario, nell’arte (inizialmente, soprattutto, americana) abbiamo l’inserimento di iconografie di massa facilmente riconoscibili… Eppure non è stato sufficiente: pare radicata in noi la necessità di dividere l’arte in “alto” e “basso”, o almeno in “buono” e “cattivo”; e questo non vale solo per coloro che hanno alte ambizioni (quelli che magari tendono a screditare il fenomeno pop, e a preferire cose capite da pochi), ma anche nelle personalità più semplici, che credono sia necessario distinguere la buona letteratura dalla “letteratura di merda” (adattando il titolo di un libro di Carl Wilson).

Prima però ci è necessario capire cosa sia l’”alto” e cosa il “basso”.

Ovviamente non è possibile dare una risposta assoluta, perché varia da persona a persona. Prima di dare, nel terzo paragrafo, una definizione più precisa, possiamo dire però questo: che per il lettore elitario la letteratura “alta” è quella complessa e stimolante, ed è bassa quella lineare e semplice; per il lettore “pop” invece è buona letteratura proprio quella semplice che si lascia fruire senza distrarre con altre riflessioni, mentre ritiene cattiva letteratura quella che lo annoia per la difficoltà a comprenderla.

Il basso e i molti

Bisogna fare alcune distinzioni però. Anzitutto, c’è una leggenda che tende a far coincidere la letteratura bassa con quella favorita dai molti, che a sua volta è quella di genere. In realtà la letteratura di genere non è mai un fenomeno di massa: se si esclude il romance, i loro lettori sono nicchie estremamente piccole. Inoltre, anche all’interno della letteratura di genere abbiamo autori che sono stimati anche agli occhi del lettore elitario: per esempio, Philip Dick.

La letteratura “bassa”, agli occhi di entrambe le classi, non è mai da identificarsi con la lettura “dei molti”, o quella di genere, ma con delle precise caratteristiche delle singole opere, a prescindere dal contesto.

Ciò non toglie però che, in generale, quella che il lettore elitario considera letteratura “alta” è effettivamente qualcosa che piace a pochi. Ma chiediamoci: perché?

La novità, e il mezzo espressivo in stato di autonomia

È difficile spiegare in che modo gli occhi del lettore “elitario” [Lo sguardo del letterato] si differenziano da quello “pop”. Per capirlo, è più facile citare due personaggi, della musica e della pittura, che però spiegano bene queste differenze.

Philip Glass, il maggior compositore vivente, scriveva nel 1999:

 “Io scrivo per un pubblico ideale, e per me il pubblico ideale è quello che vuole ascoltare sempre qualcosa di nuovo. A mio parere esistono essenzialmente due categorie di compositori: quelli che inventano nuovi linguaggi e quelli che si limitano a riciclare formule preesistenti. […] Ci sono […] moltissimi compositori classici che scrivono per mezzo di formulette, siano esse dodecafoniche o tonali. Io però non capisco perché lo facciano. Se si decide di usare delle formule tanto vale mettersi a scrivere musica pop e fare un sacco di soldi! La motivazione a usare delle formule è comunque la stessa, e spesso anche i risultati sono gli stessi in termini di banalità e prevedibilità. A me interessa inventare, non riprodurre tanto per avere successo.”

E Zola, nel 1867:

“I pittori […] non condividono l’ossessione delle masse per il soggetto: per loro il soggetto è solo un pretesto per dipingere, mentre per le masse esiste solo il soggetto.”

Notiamo, allora, che Zola e Glass individuano due differenze nel gusto “alto” rispetto a quello “basso”:

– la ricerca della novità

– l’autonomia del mezzo espressivo

Per il primo punto, c’è poco da dire: perché non aggiungere informazione al mondo, ma ripetere quelle già esistenti? Perché la massa è conservatrice: la sua mente è abituata a lavorare secondo schemi collaudati, e se questi schemi vengono scossi, si confonde, e non apprezza. Il lettore elitario, invece, non capisce come sia possibile leggere di continuo le stesse storie, sempre con gli stessi elementi e gli stessi schemi: una volta lette un po’ di trame, anzi, se ne stanca, e va a cercare modelli di scrittura che prescindano dal contenuto.

Il secondo punto, quindi, è collegato. Possiamo dire che questa cosa è comune a tutte le arti: quando una persona se ne avvicina è interessata solo al mezzo artistico come veicolo dell’espressione; più va a avanti e diventa esperto, però, più si interessa allo strumento in modo autonomo. Ecco perché oggi la pittura “alta” è astratta e incomprensibile per le masse: gli artisti ragionano sui rapporti di colori, forme, linee, in modo fine a sé stessi, mentre le masse continuano a cercare un senso chiaro, narrativo, che non ha motivo d’esserci.

Quindi l’arte “alta” è migliore della “bassa”?

In principio c’è il gusto: non c’è un motivo per cui una persona si appassiona alla variante “alta” o alla “bassa” di un’arte, se non il fatto che i suoi occhi si abituano a cercare determinate cose invece di altre: ci si può aspettare una novità, come aver bisogno di schemi rassicuranti; si può riuscire a fruire lo strumento fine a sé stesso, così come non riuscire a fruirlo se non tramite un soggetto.

Ovviamente si possono portare motivazioni ulteriori; per esempio, un lettore elitario potrebbe dire al basso: che senso ha leggere storie che sfruttano schemi già utilizzati, che non aggiungono alcuna informazione nuova al mondo? Che senso ha leggere libri che non fanno altro che narrare storie fini a sé stesse, se un libro più eminente può fare sia una cosa sia l’altra? E quello pop potrebbe rispondere: e perché dovrei leggere arte lenta e noiosa, se il suo principale scopo è intrattenere? Perché l’arte alta sarebbe innovativa, se anche i tragici greci agivano all’interno di schemi chiusi?

Il punto però è che l’arte dovrebbe, anzitutto, piacere. Il piacere suscitato dall’opera è determinato da un accordo tra le sue caratteristiche e quelle del fruitore; e poiché ogni fruitore è unico, anche la sensazione suscitata dall’opera sarà unica. Capiamo subito, allora, come da un punto di vista estetico non sia possibile dire nulla di vero: non è possibile in alcun modo dimostrare che l’ultimo di Fabio Volo sia peggiore della Divina Commedia, e anzi per alcuni lettori sarà probabilmente il contrario.

Questa verità a me pare ormai assodata e autoevidente. L’abitudine che abbiamo tutti ad esprimerci tramite concetti semplificati, però, lo rende difficile da accettare: com’è possibile non distinguere Volo da Dante? Allora il disegno che ho fatto alle elementari vale quanto un capolavoro del Rinascimento? Sì, certo: e non può non essere così.

Teoricamente tutto quel che si può dire, si può dire in modo semplice: ma questo è difficile. Quello che segue è un paragrafo denso e tecnico in cui tento di dimostrare quanto ho appena affermato. Non è un paragrafo filosofico o logico: non segue i metodi tradizionali, e le terminologie stesse sono utilizzate in modo personale; si tratta semplicemente del tentativo di esporre un mio pensamento nel modo più chiaro possibile.

Tentativo di dimostrazione della personalità del giudizio

(A) ASSIOMI E DEFINIZIONI:

(1) GIUDIZIO: definiamo così la reazione percepita davanti a un oggetto o un atto. Non essendo possibile non reagire davanti al mondo, non è neanche possibile non formulare giudizi (al limite, si può non esprimerli). Definiremo il giudizio dell’atto (del modus vivendi) “GIUDIZIO ETICO”, e il giudizio dell’oggetto (dell’ente) “GIUDIZIO ESTETICO” (quello che interessa a noi).

(2) ARTE: non esistendo caratteristiche universali che la identificano, definiamo così quegli oggetti che, all’interno di una data realtà sociale, causano quelle percezioni che la realtà sociale riconosce come “SENSAZIONI DEL BELLO E DEL BRUTTO D’ARTE”. Ci si affida cioè al fatto che i componenti della realtà sociale condividano questa percezione, costituendone una definizione implicita non esprimibile a parole.

(3) CARATTERISTICA: definiamo così ciò che determina il tipo di reazione nel fruitore: per esempio, le caratteristiche che determinano l’essenza di un colore sono la lunghezza d’onda e la biologia del mio apparato visivo. Distingueremo allora le caratteristiche come “DELL’OGGETTO” e “DEL FRUITORE”. Le caratteristiche sono dell’oggetto quando la percezione cambia al cambiare delle caratteristiche dell’oggetto; e sono del fruitore quando la percezione cambia al cambiare del fruitore. Di norma, una percezione è data dalla combinazione delle due.

(B) ARGOMENTAZIONE

(1) CONSTATAZIONE: l’oggetto d’arte è statico, sempre uguale a sé stesso.

(2) CONSTATAZIONE: diverse persone dichiarano di provare diverse sensazioni (alcuni provano il bello, altri il brutto) davanti allo stesso oggetto nelle stesse condizioni; e una stessa persona, a seconda del periodo, può notare un mutamento nella percezione.

(3) DEDUZIONE: la percezione del bello e del brutto è determinata da caratteristiche del fruitore.

(4) SOLUZIONE: è quindi impossibile dire qualcosa di vero sull’estetica dell’opera prescindendo dal fruitore specifico; quindi il giudizio estetico non può non essere personale.

(C) ANTITESI

(1) SE ESISTE UN CANONE OCCIDENTALE, ALLORA ESISTE ANCHE UNA BASE DI GIUDIZIO GENERALE, NON PERSONALE

MA:

(-1.1) Il canone occidentale è soggetto alla variabilità col tempo, e al confronto con gli altri canoni.

(-1.2) L’individuazione di un canone occidentale non delegittima il giudizio personale. (considerate soprattutto questo: che se dovessimo badare a un giudizio “sociale”, quel libro fantasy che vi piace tanto, interessando solo al 2% del mercato e non avendo base nella tradizione, sarebbe spazzatura.)

(-1.3) Più in generale diremo così: che qualsiasi criterio di giudizio non si basi sulla percezione personale ma su un altro criterio (ad esempio: un canone tecnico per giudicare la perfezione formale), non essendo esperibile, è un giudizio inutile, nonché arbitrario, e quindi relativo, nella scelta dei suoi criteri.

(2) SE ESISTE UN BELLO NATURALE, BIOLOGICO, ALLORA ESISTE UN GIUDIZIO NON PERSONALE

(2) I neurologi stessi credono che questo “bello naturale” potrebbe non esistere. La sua esistenza, in ogni caso, è tutta da dimostrare.

(3) SE ESISTE UN CRITERIO PER CREARE UNA SCALA DI VALORE DEI GIUDIZI, ALLORA ESISTE UN GIUDIZIO ESTETICO NON PERSONALE

MA:

(-3) Questo criterio non esiste: ogni fruitore ha le sue caratteristiche, ed è impossibile dimostrare la maggior legittimità di un determinato set di caratteristiche rispetto a un altro. (Nel caso non si sia d’accordo, dimostrare il contrario.)

(4) SE IL GIUDIZIO È PERSONALE, LA CRITICA NON HA SENSO DI ESISTERE

(4) Infatti è così: Muzzioli stesso dice che se l’arte non serve ad altro che intrattenere allora la critica non ha senso di esistere. La critica anzitutto, come si dice da cinquant’anni, lavora per mantenere potere; secondariamente, ciò che ne legittima l’esistenza è il non avere ancora dimostrazione completa a questi due quesiti: se sia possibile dire qualcosa di vero sull’opera, e se l’opera, oltre a creare piacere estetico, possa riuscire meglio di qualsiasi altra cosa anche in altri scopi.

Ultime parole

Da quando nasciamo siamo abituati a ragionare tramite precise categorie: bene e male, giusto e sbagliato, bello e brutto. Ci risulta difficile perfino parlare senza farne uso, tanto che spesso si parla di “brutti libri” senza pensare che, in realtà, è impossibile dire qualcosa di vero in materia estetica.

Ognuno sviluppa una certa mentalità, sia quello che impazzisce per gli sfoggi di cultura sia quello che ne viene irritato, sia quello che legge tutto il giorno Joyce sia quello che vuole solo un romanzetto d’amore. Ma cosa dire di quegli artisti che hanno unanime ammirazione, come Michelangelo, Dante, Shakespeare?

Ad alcuni sembrerebbe scandaloso legittimare un giudizio che possa definire “brutte” le loro opere. Ma bisogna fare lo sforzo per uscire da queste costrizioni sociali, e accettare che in passato giudizi di questo tipo sono già stati esposti: in àmbito neoclassico per esempio di Michelangelo si parlava poco e solo male; Dante in alcuni periodi è stato dimenticato e anche Pietro Bembo ne sconsiglia l’imitazione, per non parlare poi dei Dialogi ad Petrum Histrum, dove Dante, Petrarca e Boccaccio sono tutti presentati come letterati imprecisi e ignoranti, Dante soprattutto, colpevole di avere uno stile duro, disarmonico, e spezzettato; neanche Shakespeare si salva, tanto che Tolstoj ne scrive un saggio contro, e anche Voltaire considerava il Bardo affettato e prolisso, e in effetti è difficile negare che tutte le sue strutture siano invecchiate parecchio male. E non sono giudizi errati, sono addirittura motivati su basi oggettive.

Naturalmente nulla vieta di ammirare il genio estetico, ma neppure qualcosa mina la legittimità a percepire in diverso modo; e se lo si può dire di Dante, lo si potrà ben dire anche del vostro romanzo preferito.

25 Comments on “RIFLESSIONE SUL GUSTO

  1. Però. Questo volto ad esempio era considerato bello (oggettivamente bello) più di 3000 anni fa

    e ritengo possa essere considerato bello (oggettivamente bello) ancora oggi. Ciò mi ha sempre fatto pensare che forse c’è qualcosa che va oltre alla percezione soggettiva, e che quindi se vogliamo definire il “Bello” dobbiamo guardare al di la della percezione soggettiva.

    Riguardo l’alto e basso, questo quadro

    rappresenta qualcosa di più di una donna nuda e una donna vestita sedute ai bordi di una fontana, c’è tutto un significato simbolico e allegorico non immaediatamente percepibile. Un osservatore “pop” vedrà forse solo quello, ma l’opera si può fruire a più livelli. Aggungerei, visto che parlando di postmodernismo si è parlato di struttura, che in quel quadro c’è anche un altro livello, matematico e geometrico, che ne fornisce la struttura, appunto.
    Ecco, certa arte va fruita a strati, non tutti arrivano a tutti gli strati.

    Per concludere, ho paura che un solo post non sia sufficiente 😀

    Liked by 2 people

    • Sul “bello” e sulla sua definizione, credo, i post non basterebbero anche se fossero cento. Tuttavia ci torneremo ancora. A me, in particolare, interessa capire se esiste un bello assoluto, cioè valido e condiviso da tutti. Alessio, al riguardo, non è ancora riuscito a convincermi completamente del contrario. Voglio dire: se guardiamo una nube interstellare, con i colori elaborati dalla NASA, più o meno tutti ne rimaniamo estasiati; almeno, fino a quando non ci viene a noia. La domanda è: perché?

      Mi piace

    • Rispondendo a tutti e due: non dobbiamo basarci sulle nostre percezioni naturali per parlare di questo argomento, perché ingannano. A voi piace il busto di Nefertiti. Pure a me piace abbastanza. Ma non possiamo sapere fino a che punto si può declinare la sensibilità altrui. Usando la logica, capiamo che una sensibilità a cui non piace può benissimo esistere. E non sarebbe neppure immotivata: estetica fredda, tratti vagamente maschili, colorazione piatta e irrealistica, sbilanciamento proporzionale dovuto alla mancanza delle spalle (che per tradizione noi realizziamo: potrebbe essere presentato come difetto oggettivo)… non sarebbe un giudizio immotivato.
      Non fatevi ingannare dai numeri. 3000 anni non sono nulla. Il nostro corpo è fermo a 200’000 anni fa. E la civiltà potenzialmente può continuare ad esistere per miliardi di anni. Noi non siamo sul promontorio dei secoli, siamo proprio all’inizio della civiltà, all’inizio della riflessione, all’inizio delle conoscenze.
      Il problema è che è facile dare una superficiale sensazione di bellezza tramite un’arte che sia: 1- formale, 2- mimetica. è facile perché semplicemente sperimentiamo il mondo tutto il giorno, e se io copio una cosa dal mondo così com’è, indipendentemente da cosa essa sia, ci parrà un’arte bella. Ma allora questo:

      è il miglior quadro di tutti i tempi. Perché è olio su tela, non una foto. E infatti c’è un sacco di gente stupidotta che dice che gli astratti di Richter fanno schifo e che invece i Fotobilder sono bellissimi. Sciocchezze (legittime, ma sciocchezze): ovviamente si tratta di un giudizio superficiale, fatto da gente che al massimo potrà apprezzare qualche baroccata spropositata, gente che non riesce a guardare oltre la tecnica. Vorrei ricordare che Basquiat dipingeva così:

      Io non capisco come sia possibile dire che questo lavoro di Basquiat non sia bello. Eppure c’è chi lo dice. Non capisco neanche come sia possibile che a qualcuno non sia piaciuto La Grande Bellezza, come sia possibile che qualcuno lo abbia percepito come lento; eppure c’è gentaglia del genere.
      In linea generale però considerate questo: qui si parla di bello d’arte, non di bello naturale. L’Antelope Canyon è generalmente considerato il luogo più bello del mondo.

      Ma è bello appunto perché tu lo fruisci come oggetto naturale, e non come oggetto d’arte: se fosse un’opera d’arte sarebbe piuttosto semplice, banale e vuoto, non è forse vero? A tutti piacciono i Pilastri della Creazione forse:

      Ma proviamo a fruirlo come fosse un quadro di fantasia. Sarebbe ancora bello? A me parrebbe insignificante, come quadro. Ci piace proprio perché non è arte: lo fosse, non ci piacerebbe. Megan Fox non è un’opera d’arte vivente, è un oggetto naturale, non può essere giudicato con una estetica come quella che trattiamo qui: anche se comunque le conclusioni non sono così diverse, visto che a me non è mai parsa eccezionale.

      Liked by 1 persona

      • Ma estraiamo il concetto di bellezza dall’arte, e proviamo a parlare di bellezza in senso lato; la domanda resta la stessa: esiste un bello assoluto? Io, vedendo le quattro immagini che posti, immagini molto diverse fra loro, e io e te siamo individui diversi, individui che hanno sviluppato il proprio gusto in modo autonomo e partendo da basi diverse, le trovo tutte e quattro attraenti: belle. Per motivi diversi, certo, ma belle. Perché? Ci dev’essere qualcosa di più del gusto personale…

        Mi piace

        • Secondo me in senso assoluto la cosa non cambia tanto. è “più possibile” che, da un punto di vista di bello naturale, esista una base darwiniana: per esempio, percepiamo come bello un paesaggio che ha caratteristiche che suggeriscono maggiori possibilità di sopravvivenza (però nel bello d’arte è completamente diverso: nel bello d’arte un deserto può essere più bello di una foresta). Ciò nonostante non sono così sicuro che questo sia proprio vero, non credo che una possibile base evolutiva o comunque biologica dell’estetica sia così invadente. Consideriamo che più diventiamo intelligenti più ci allontaniamo da percezioni naturali: per dire, il nostro apparato vomeronasale sembra sostanzialmente addormentarsi pochi mesi dopo la nascita, ed è per questo che i ferormoni su di noi non hanno un effetto apprezzabile, ma limitatissimo. Ritengo più probabile che, se è possibile una percezione del bello naturale, questa sia “esistita”, più che esistente. Pure, dobbiamo fare alcune distinzioni: siamo sicuri di poter dire che una donna è “bella”? O, più che bellezza, è attrazione? E allora: siamo sicuri che una cascata sia bella davvero? O stiamo confondendo le percezioni?
          Per esempio, io ho sempre detto che a me Belen non pare una donna così bella, anche se tutti per questo mi dicono che sono matto. A me piace una donna di aspetto più innocente, possibilmente con tratti orientali, possibilmente con dei difetti che mi paiono espressivistici (la bellezza ordinata è noiosa, l’espressione non annoia mai: per questo Caravaggio è sopravvissuto e Cabanel no). Già questo ci dice che c’è una possibilità di gusto comunque molto ampia.
          Secondo me la domanda non deve basarsi sul fatto che una cosa, qui, in questo luogo e in questo momento, sta piacendo a tutti, ma se è possibile l’esistenza di una sensibilità che non riceva piacere estetico da quella forma (ora, o in un altro tempo; qui, o in un altro luogo). Secondo me sì, per la logica esposta nel testo; anche se dimostrarlo in modo completo è una probatio diabolica.

          Liked by 1 persona

          • Poniamo che esista un bello naturale e oggettivo, darwiniano, che si rifà a istinti umani oggi, per ovvie ragioni, assopiti; poniamo che la comunicazione umana è antica; poniamo che esista una “sensibilità” che ci accomuna come esseri umani (Belen, per un cane, sarà bella, o brutta, come qualsiasi altra donna; anzi, magari meno se non gli gratta il pancino o non gli dà il croccantino; per un uomo, però, è una gran bella donna; lo è oggettivamente); ponendo tutto questo, si può forse distinguere due tipi di sensibilità diversi? una sensibilità al bello soggettiva e una più oggettiva?

            Mi piace

            • Potrei anche dire solo: e poniamo che non esista. In fondo sarebbe ugualmente valido, senza una dimostrazione.
              Per ipotesi di lavoro, facciamo finta che esista. E allora occhei. Cosa succede adesso? Sostanzialmente niente: se il bello naturale esiste, nessuna persona può non percepirlo; quindi, limitandosi a percepire, riconosceremo inevitabilmente il bello naturale dove c’è. …però gli esseri umani possono avere, davanti a uno stesso oggetto, percezioni opposte. Quindi è più probabile che non esista.
              è semplicemente impossibile parlare con precisione delle emozioni. Noi parliamo di “felicità”, ma la verità è che non c’è un minuto in cui io sia stato felice esattamente allo stesso modo del minuto precedente: a dirla tutta, sarebbero emozioni diverse. Ma è impossibile avere così tanti termini per esprimere ogni singolo moto dell’animo. La bellezza è un’emozione, o meglio una “classe” di emozioni più o meno piacevoli. Però anche la bellezza ha infinite sfumature, e non è detto che parlando di “bello” si stia parlando della stessa cosa. Dov’è, esattamente, la bellezza di Belen? In un aspetto distanze, artificiale, affettato? Sorrentino ha commesso un errore nell’ultimo film, perché la verità è che Madalina Ghenea era più bella alla prima apparizione, maldestramente imbaccuccata, che nuda: perché la prima versione non è idealizzata, è carnale, immanente, e soprattutto innocente. Ma mi sembra chiaro: si sta parlando di due tipi di bellezza diverse, e si fa confusione usando lo stesso termine. Stiamo parlando cioè, da un lato, della bellezza della Venere di Thorvaldsen, e dall’altra della bellezza di una pila di stracci (che è bellissima comunque sul serio). Come Michelangelo Pistoletto.
              è comunque possibile che il bello d’arte e il bello naturale finiscano per non interagire mai, e che siano proprio sfere diverse della nostra mente. Potrebbe essere, allora, che il bello naturale abbia una qualche base universale, e quella d’arte no. La differenza che c’è tra arte e natura, però, riguarda, più che altro, il tuo atteggiamento mentale nella fruizione. Certo, è vero che una montagna è oggettivamente opera di natura come un’opera di Gilbert & George è artificio (sono due artisti simpatici: dacci un occhio). Però immagina di fruire di Madalina Ghenea non come fosse un essere umano, ma come fosse un insieme di rapporti formali e cromatici. Cosa diresti allora? è ancora bella? Immagina invece di prendere un quadro di Frida Kahlo e di fruirlo come e fosse una casuale conformazione rocciosa naturale trovata su una parete di un monte, modellata dal vento e da elementi naturali. è ancora bella? Ovviamente trovare una risposta assoluta è impossibile, perché non riusciremo mai a guardare davvero la Madalina come se fosse un insieme di forme, così come non riusciremo mai a guardare un quadro della Kahlo come se fosse un fenomeno naturale.
              Sarebbe divertente però se i due tipi di bellezza potessero effettivamente sovrapporsi. Perché vuol dire che anche la fruizione fisica di un essere umano ci informa sul bello d’arte, e che di contro un murales di Rivera può essere bello come l’oceano atlantico.

              Mi piace

              • Ma poiché per molti uomini Belen è una donna bella, dovrebbe pur voler dire che c’è almeno una larga sensibilità oggettiva (o soggettiva molto estesa) in tale direzione, no? Il fatto che davanti alla cacca (e questo motiva l’immagine che ho scelto per il post), praticamente tutto il genere umano (non i cani) storca il naso, mentre davanti a un cedro del libano non succede, vorrà pur dire qualcosa, no? Il punto è che non si può, secondo me, ridurre tutto al soggettivismo puro, al relativismo del tipo: questa cosa piace a me e forse a nessun altro; è una forma di egocentrismo, mi spiego?

                Invece mi pare convincente la distinzione tra bello “naturale” e bello “artificiale” (l’opera d’arte). Se Belen fosse un quadro, molto probabilmente sarebbe un quadro banale; ma ugualmente potrebbe piacere ai molti molto più di un quadro di Mondrian.

                Mi piace

                • La relatività è molto più estesa di quello che sembra. Per esempio, si pensa che un bambino sia sostanzialmente incapace di associare percezioni piacevoli o spiacevoli agli odori: il profumo di rose e la puzza di fogna per un neonato sono sostanzialmente la stessa cosa. Una maggioranza estesa esiste perché esiste un canone. Però questa maggioranza è limitata nello spazio e nel tempo. Sostanzialmente, più allarghi la base che consideri, più il giudizio si fa fumoso e relativo: se io considero solo me stesso avrò competa oggettività di giudizio, se io considero la società occidentale avrò una coerenza del 50%, se considero il mondo di diverse epoche storiche avrò completa relatività. Come detto nell’articolo, questo fatto – il fatto che sia possibile individuare un canone – non delegittima i giudizi opposti, perché il canone non è qualcosa di oggettivamente esistente, è solo una coincidenza, una serie di sensibilità che per coincidenza (storica) si trovano in accordo. …e comunque sugli escrementi umani i gusti sono abbastanza variabili. A molta gente, inoltre, piace l’odore del letame.
                  L’egocentrismo è troppo poco: qui siamo solipsisti. Il mondo che io vedo non si realizza nella realtà, ma nella mia mente. Quando io muoio, finisce anche il mondo così come lo posso intendere e concepire. Certo, continuano ad esistere i mondi degli altri, e continua ad esistere una qualche monade primigenia che viene interpretata dagli enti; ma il mondo come lo concepisco io no, finisce con me. Quindi, se “questa cosa piace a me e forse a nessun altro”, che problema c’è?
                  (Per chiarezza: se Belen fosse un quadro, non sarebbe un quadro che rappresenta Belen. Sarebbe, anzitutto, una tela dalla forma non-tradizionale. Una forma che però non devi essere in grado di riconoscere come un corpo umano. Ugualmente dovresti vedere la sua tinta pura senza riconoscerne un incarnato. Insomma, uno sforzo mentale così intenso da essere possibile solo con delle lesioni cerebrali.)

                  Mi piace

                • E comunque se Belen piace più di Mondrian è perché sono tutti trogloditi!
                  Ma come, hai appena detto che in materia estetica non si può dire nulla di vero, e ora dici una cosa così? E certo, è proprio questo che mi dà il diritto di dirlo.

                  Liked by 1 persona

    • Dimenticavo (l’altro post è in moderazione, aspetta): ogni tanto ovviamente nascono delle opere adatte sia al pop che all’elite. Per esempio: Fernando Botero. Non è il miglior pittore del mondo, però è senza dubbio il più popolare: perché chi lo capisce sa che le sue forme schiacciate sono al servizio del colore e dell’autonomia dei volumi; chi non lo capisce, pensa “Ahah, tutti ciccioni”, e si diverte lo stesso. Ma non è sempre così: Finnegans Wake non sarà mai pop così come Fabio Volo (pur di livello medio, non basso) non sarà mai d’elite.

      Liked by 1 persona

  2. C’era una cosa che volevo aggiungere ma che mi pare non abbia trovato spazio. Il fatto che un bello oggettivo non esiste non vuol dire che non se ne può proprio mai parlare. Vuol dire che, per poterne parlare, abbiamo bisogno di creare un sistema di assiomi validi in quel momento per definirlo. Potremmo parlare di felicità se non conoscessimo la sensazione che così definiamo? E potremmo parlare del mutoscopio se non sappiamo la sua definizione? Non esiste una definizione unificante di bellezza; ma quando noi ne parliamo, dobbiamo porre tra di noi una definizione convenzionale, accettandone tutta l’arbitrarietà e l’inevitabile illogicità, e renderla valida nella nostra conversazione e solo in essa. Se non si fa questo prima, si stanno facendo chiacchiere da bar senza alcuna base.

    Liked by 1 persona

  3. Alessio e Salvatore, proprio un bel post. Sono anni che mi pongo la questione dei libri belli o brutti, e ho studiato le reazioni di mio figlio (ora 11-enne, lettore forte) facendogli leggere brani di vari autori (ad esempio Tolstoj o Pavese o Rodari o Verga, senza un ordine preciso e a sorpresa) e chiedendo se li trovasse belli o brutti: il giudizio si è evoluto negli anni. Una scena all’aperto di “Guerra e pace” (a me piacciono tanto) non gli piaceva anni fa ma ora comincia a trovarla emozionante, mentre un Rodari adesso gli viene più a noia. Ho capito che è bello ciò che entra in risonanza con il proprio essere, e poiché il nostro essere evolve nel tempo anche il senso del bello evolve, non è uguale per tutti e riserva sorprese.
    D’accordo quindi con Alessio.
    Salvatore, a me le immagini delle nebulose non piacciono tanto perché mi ricordano il caos, e a me il caos non piace. 🙂 Ma capisco benissimo che a te possono piacere. 🙂 🙂

    Liked by 1 persona

    • Esatto. Credo che semplicemente, più tuo figlio conosce la tradizione occidentale, più il suo modello di giudizio si avvicini al “gusto dominante”. Che è una cosa normalissima, altrimenti non ci piacerebbe Dante. A tal proposito, però, è interessante cercare le opere che fanno parte dell’Art Brut e della Outsider Art. Sono opere create da persone che stanno al di fuori della tradizione, che non avendo mai studiato l’arte che praticano o comunque non avendo mai avuto rapporti in merito con la società, sviluppano stili estremamente personali: per esempio, c’è un autore che ha scritto un libro costituente, per le prime 200 pagine, da una biografia, e per le successive 4500 (!) da… la descrizione di un ciclone (!!!).

      Liked by 1 persona

    • Molto interessante, Pad. Davvero. Quindi anche secondo te non esiste un bello assoluto? Eppure, davanti a quella cascata immersa nella radura, circondata da alberi secolari…

      Mi piace

      • Eh, devo ancora pensarci un po’ su. Se ripenso ai miei vecchi studi sulle filosofie orientali ti direi sí ma ad altri livelli di coscienza. Nel contesto della vita quotidiana, hic et nunc, un bello assoluto che entri in risonanza con tutti… magari qualcosa di ancestrale, ma poi ci ritroviamo sulla folosofia… ma tu e Alessio avete approfondito piú di quanto possa fare io. ☺

        Liked by 1 persona

        • Io penso questa cosa: più allarghi la base da considerare, più scende la precisione del concetto. Intendo, se io devo definire il bello prendendo la totalità della razza umana in ogni sua possibile declinazione storica, dubito di poter arrivare a qualcosa. Con l’hic et nunc (che comunque, di fatto, esiste solo per un tempo di planck, in una lunghezza di planck quadrata: siamo, intendo, su un piano concettuale) limitiamo spazio e tempo, e ci limitiamo all’umanità che esiste oggi: ma dubito che anche così sia possibile ottenere qualcosa. Se ci limitiamo alla società occidentale, è già possibile trovare un gusto unificante dovuto alla tradizione, cioè una serie di caratteristiche minutissime che si ripetono; ciò nonostante, sarebbe solo una “maggioranza”, e si baserebbe comunque su caratteristiche così labili e minuscole che semplicemente, nel concreto, non ci accorgeremmo della sua esistenza, visto che tutto ciò che sta attorno sovrasta questo micro-canone unificante. Se ci limitiamo a misurare due persone, possiamo ottenere risultati variabilissimi: può esserci completo disaccordo, così come esserci un accordo al 50%, o di più ancora. Dubito però si possa arrivare, anche solo con due persone, anche fossero cloni, a una conoscenza pari al 100% del bello, perché sono persone che devono per forza avere una seppur minima differenza di percezione, altrimenti non sarebbero persone diverse ma la stessa persona: così, anche se qualcosa piace ad entrambi, non piacerà ugualmente in ogni sua parte (e comunque darebbero entrambe interpretazioni diverse dell’opera: quindi, potremmo direi che stanno guardando la stessa opera? O stanno guardando, piuttosto, una loro stesso trasmigrazione nell’opera?). La bellezza in senso pieno, nella sua integrità, è possibile ottenerla solo misurando una singola persona nell’istante presente. Come cambia istante, in realtà cambia pure lei.
          Questo per parlare di bellezza da un punto di vista vagamente biologico. Abbiamo però trascurato, credo, un aspetto ancora più importante, che è quello sociologico. Socialmente infatti esistono dei meccanismi che interferiscono con la percezione personale, creando dei dogmi. Ti faccio un esempio… come ho detto nell’articolo, nella nostra società, nonostante in passato sia stato fatto, nessuno avrebbe il coraggio di dire che Dante è brutto, che Michelangelo non sapeva dipingere o scolpire, che le opere di Shakespeare sono tutte superate (anche se secondo me, con Shakespeare, è vero). Il culto per la grande personalità del passato esiste sostanzialmente in ogni campo: non sono gli scrittori gli unici ad essere conservatori (anche se di norma lo sono di più), ma anche i matematici e i fisici continuano ad impazzire per Newton, nonostante oggi qualsiasi ragazzo delle superiori conosca infinitamente più fisica di Newton. Ovviamente in fisica parlare di progresso è possibile, perché tutti i fisici stanno lavorando da sempre su uno stesso unico problema; questo non è possibile in arte, perché ogni artista ha uno scopo personale completamente diverso da quello di tutti gli altri; le esperienze concrete ed emotive, però, non sono diverse: sia un fisico che un artista fanno cosa completamente inutili per il solo piacere di farle (e uno dice: ma come, la fisica è inutile? La fisica ha applicazioni che ci paiono essere utili. Ma il fisico lavora per tutto tranne che per questo. Einstein non ha formulato la teoria della relatività per permetterci di correggere lo scarto nel GPS, lo ha fatto solo perché gli dava piacere scoprire qualcosa sul funzionamento del mondo). Posto comunque questo – che nelle arti non ha senso parlare di progresso, e che c’è un culto per alcune figure passate – riprendendo il mio post sull’effetto placebo, mi chiedo: cosa implica questo? Secondo me implica che noi fruitori occidentali, prendendo in mano Dante, ci convinciamo così intensamente che deve per forza essere bello, che il nostro modo di fruire si adatta a forza all’opera, finché non appare davvero bella. Quindi: se in un ipotetico stato di natura l’opera probabilmente avrebbe ricevuto un 50% di consensi e un 50% di bocciature, all’interno di una società articolata questo consenso può essere forzato anche fino al 99% probabilmente. Immaginiamo ora una fantasia, un esperimento mentale come pura improbabile ipotesi di lavoro: che un giorno un gruppo di artisti prenda il potere e instauri un regime estetico, dove chi non concorda con la valutazione estetica su un certo insieme di artisti viene fucilato. A ben guardare, non è neanche una fantasia così totale: qualsiasi regime ha imposto un controllo sull’estetica, come con la Entartete Kunst nazista. Chiediamoci adesso: cosa succede in un contesto del genere? è possibile che il consenso raggiunga un livello completo? Probabilmente no; ciò nonostante, la storia ci insegna delle cose curiose. Marxisticamente, esistono dei legami tra il potere e il gusto estetico. So che sembra assurdo, ma una data condizione di vita, all’interno di una data classe sociale, implica anche un certo modo di percepire il bello. I nobili, per esempio, hanno quasi sempre avuto un gusto barocco, perché avevano bisogno di ostentare la ricchezza e di colpire gli altri. I regimi dittatoriali molto spesso si basano su un ideale di passata grandezza, e per questo tendono a vedere una degenerazione nel mondo contemporaneo: e così Hitler decide di bandire a prescindere Chagall, Max Enrnst, Kandinsky, Kirchner, Paul Klee, Kokoschka, Mondrian, Van Gogh; e, in sostanza, tutti i movimenti artistici che vanno dall’impressionismo in avanti. Cioè tutti gli artisti che attualmente consideriamo come i più grandi del periodo. Chiediamoci: non è che il nostro giudizio sia sporcato dalla prospettiva storica, e che ci sembri male il fatto che ci piaccia ciò che piaceva a un nazista? Non è che il nazismo, sostituendo il diavolo come stereotipo del male assoluto, ci ha spinti a reagire in modo completamente contrario, ribaltando tutti i suoi canoni? Io credo di sì, e questo costituisce un altro fattore che “unifica”. Poco rispetto al 100% ovviamente, ma unifica.

          Mi piace

  4. A me i quadri di Richter non comunicano nulla, come in genere tutto l’astrattismo. Quel quadro di Basquiat per me è orrendo, addirittura.
    L’olio su tela che sembra una foto è stupendo. Dipende da cosa cerchi nella pittura.
    I gusti sono personali. E “de gustibus non disputandum” 🙂

    Liked by 1 persona

    • L’olio su tela che sembra una foto è sempre di Richter. Lui fa sia astratto sia i fotobilder. E anche tante altre cose: ma è famoso soprattutto per queste due. Basquiat è spiacevole però è espressivo, come Francis Bacon: oggi l’intensità dell’emozione conta di più del tipo d’emozione. Ed è comunque un quadro intenso, no?
      Però certo, dipende da quello che cerchi. Poi si può allargare: quello che cerchi dipende dall’educazione, dalla tradizione, dalla società di appartenenza, da una generale aspettativa, da caratteristiche biologiche… Tutte cose su cui si può lavorare per cercare di decifrare il gusto.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: