fazio

Sono in cucina. È sera e sto scrivendo. Suona il campanello; lo ignoro. Ignoro sempre il campanello, o il telefono, o il citofono, quando scrivo. Ma il campanello insiste. Scrivere con un campanello che insiste è impossibile. Quindi mi avvio alla porta e la spalanco.

La figura che sta in piedi sul pianerottolo è sorpresa. Immagino si aspetti che gli inquilini di norma, prima di aprire, chiedano chi è. Tuttavia non è l’unica a esserlo: sono sorpreso anch’io.

«Chi è?» chiedo, sorpreso.

«Buonasera, Signore» dice la ragazza, ha un leggero accento rumeno, «mi scusi se La disturbo a quest’ora. Sono Elena e lavoro per ENEL energia».

Mi indica il tesserino che porta sul bavero della giacca. In braccio, arpionata tra la mano e l’avambraccio, tiene una cartellina blu con dei fogli bianchi pinzati sopra. Il sorriso è smagliante; il volto giovane; una cascata ondulata e bionda le circonda la testa.

«Buonasera…» rispondo.

Provo a leggere il tesserino e, in effetti, c’è scritto ENEL qualcosa. La foto sorridente della ragazza spicca a fianco. Non capita tutti i giorni un incontro così e, anche se mi farà perdere un sacco di tempo per una promozione di cui non mi importa nulla, sono felice: per una volta, una bella ragazza. Tuttavia il tizio che le sta alle spalle è decisamente inquietante.

«Lei è il signor Salvatore Anfuso?» chiede la ragazza.

Questa è una domanda che non mi aspetto. Sul campanello il mio nome non c’è. C’è il nome dell’inquilino precedente: Gennaro Esposito.

«Sono io…».

«Se mi fa accomodare, Signore, le spiego il motivo della mia visita».

«Può spiegare il motivo della sua visita anche da qui».

La ragazza mette a posto una ciocca ribelle passando le dita attorno a un orecchio. Sorride.

«Vede… è una questione delicata» dice.

«Cosa ci sarà mai di delicato in una promozione sull’energia elettrica?».

«Mi scusi se Le ho dato quest’impressione, Signore, ma non si tratta di una promozione sull’energia elettrica».

«E di cosa si tratta, allora? Non ho pagato qualche bolletta?». Sorrido per fare lo sciolto, ma osservo nervoso il tizio alle sue spalle. E più alto di lei di tutta la testa; è magro quanto uno stecco infilato in un’abito scuro; ha un ghigno da esattore delle tasse.

«Come saprà,» spiega la ragazza, «l’azienda elettrica per cui lavoro si occupa di riscuotere anche il canone RAI». Il tizio alle sue spalle sorride arcigno. «Di recente c’è giunta la Sua richiesta d’esenzione». La ragazza s’interrompe con un sorriso tirato. Capisco che è imbarazzata.

«Sì, quindi?».

«Be’, Signore, siamo venuti a controllare».

«Cosa dovete controllare?».

«Se Lei, Signore, possiede un televisore o un qualsiasi apparecchio predisposto a captare le frequenze della RAI».

«Capisco. Immagino che voglia entrare per constatare di persona, giusto?».

«Giusto, Signore».

«E chi è il signore alle sue spalle?».

La ragazza guarda di lato e noto una certa esitazione.

«Il mio nome è Piero Gozzi,» dice il tizio, «e sono un funzionario dell’Agenzia delle Entrate». Mi porge una mano che esito a stringere.

«Agenzia delle Entrate, ha detto?».

«Sì, esatto: Agenzia delle Entrate» ribadisce.

«È qui nel caso non sia in regola? Fate in fretta voi…». Sorrido nervoso.

«No, Signor Anfuso, ha capito male: io non sono qui per Lei».

«Mi spieghi».

«In qualità di funzionario dell’Agenzia delle Entrate, sono qui per “supervisionare” l’espletamento delle funzioni di controllo da parte dell’Azienda Elettrica Sua fornitrice preposta alla verifica dell’esenzione del canone RAI». La risposta arriva tutta d’un fiato e assomiglia da vicino a un rantolo prolungato. Ne perdo il filo più o meno a metà.

«Cioè?».

«Cioè… Signor Anfuso, poiché Lei, com’è Suo diritto, ha fatto richiesta d’esenzione, all’Azienda Sua fornitrice di energia elettrica, la quale è per legge preposta alla raccolta del canone RAI, è attribuito il compito di verificarne la regolarità e a noi, Agenzia delle Entrate, è attribuito il compito di supervisionare l’espletamento della funzione di controllo». Un leggero mal di testa inizia a pungolarmi una tempia.

Osservo la ragazza. Il volto già eburneo da slava sembra ancora più bianco. Dondola leggermente sui talloni e guarda in basso. La cartellina la stringe con forza. Solleva lentamente lo sguardo e, quasi sottovoce, dice: «È qui per me».

«Esatto» sottolinea arcigno il funzionario.

Mi sento un poco sollevato. «Bene. Non so se sia regolare, ma se volete entrare… io non ho nulla da nascondere». Mi sposto di lato per lasciarli passare. La ragazza di affretta ad attraversare l’uscio, il funzionario la segue come un’ombra. Nel corridoio si fermano.

La ragazza si schiarisce la voce. Io chiudo la porta.

«Signor Anfuso, Lei è in possesso di uno o più televisori o di qualsiasi elettrodomestico predisposto alla ricezione della radiofrequenza televisiva?». Legge pedissequamente dalla cartellina.

«Non guardo la TV».

«Che Lei guardi o meno i canali RAI Uno, Due, Tre, eccetera, RAI News 24, RAI Gulp, RAI Yo Yo, eccetera, o ascolti o meno i canali RAI radio 1, 2, 3, 4, eccetera, è comunque in possesso di una o più apparecchiature predisposte a captarne le radiofrequenze?».

Hanno fatto bene i compiti. «Non possiedo televisori o radio».

«Signor Anfuso, Lei è in possesso di uno o più computer?».

La domanda mi coglie di sorpresa. «Possiedo un Mac…».

«Signor Anfuso, Lei è titolare di un contratto internet?».

«Con Fastweb, sì». Silenziosamente li maledico.

«Signor Anfuso, Lei è consapevole del fatto che la RAI dispone di un canale on demande visionabile attraverso internet?».

«Sì, ma non lo guardo…».

«Che lo guardi o meno, Signor Anfuso, Lei è consapevole che la multa per l’evasione del canone RAI è di 500 euro?». La ragazza smette di leggere e mi osserva con attenzione.

Mi sento sotto esame. «No, non ne sono consapevole. Ad ogni modo, anche se potenzialmente posso, non uso così male il mio Mac… Vede, io ho un computer e un collegamento a internet perché scrivo e mi serve per lavoro».

«Capisco, Signore,» dice la ragazza, «ma potenzialmente può guardarlo, il canale on demande della RAI».

«Ma se si chiama on demand, cioè su richiesta, bisogna che la visione la si richieda, no? e io non la richiedo».

La ragazza sembra spiazzata. Controlla sulla cartellina e gira nervosa il foglio. Non sembra trovare nulla. Il becchino alle sue spalle si fa avanti.

«Signor Anfuso,» dice il becchino, «mi scusi se mi intrometto…».

«Lei non dovrebbe solo supervisionare?».

«È quel che ho intenzione di fare».

«Proceda…».

«Vede, in confidenza, che la RAI la guardi o meno, se è in possesso della potenzialità di riceverla, allora per legge deve pagare il canone…».

«Poiché, come uomo, sono potenzialmente predisposto a mettere al mondo dei figli – avendone gli strumenti che posso anche farvi “visionare” –, posso richiedere il contributo bebé?».

Il funzionario arriccia il naso. L’idea di visionare i miei “strumenti” non sembra garbargli. Tuttavia non demorde.

«Lei dice d’essere uno scrittore, signor Anfuso, dico bene?».

«Dice bene».

«Forse, allora, sarà informato che la RAI trasmette un programma intitolato: Che tempo che fa, dico bene?».

«Dice bene».

«Ora, che lei guardi o meno quel programma, l’idea di venire ospitato come scrittore da Fazio: l’alletta?».

Esito… «Ne sarei onorato».

«E non vorrebbe, signor Anfuso, un giorno dico, precludersi questa possibilità solo perché oggi non vuole pagare il canone, vero?».

«È una minaccia?».

«Se lei, caro signor Anfuso, può potenzialmente procreare, la RAI, se il canone non viene pagato, può potenzialmente chiudere i programmi. Mi spiego?».

Guardo la ragazza: sorride imbarazzata. «Vorrei ritirare la mia richiesta d’esenzione».

27 Comments on “Il canone si vede

  1. Confesso che eburneo l’ho dovuto cercare 😀
    Un raccontino di fantascienza, anche se ancora per poco. Comunque sappi che quando sarai ospite da Fazio io non ti guarderò, anche perchè qui in Germania i canali RAI non li ricevo, sì, neanche quelli on demand su internet (maledetti mi bloccano gli ip provenienti dall’estero) 😛

    P.S. ma on demande è voluto così, tipo errore di pronuncia della ragazza o è un refuso? (dai, ti ho anche suggerito la risposta :P)

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  2. Nel prossimo episodio il Signor Anfuso, dopo aver concluso il suo romanzo, si presenterà a casa del Signor Fazio con la pretesa di essere ospitato a “Che tempo che fa” in quanto utente Rai pagante.
    (Ti segnalo due E non accentate, non vorrai farmi una brutta figura con la Littizzetto).

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    • Molto carina come idea, Paolo. Però non guardo la televisione (sul serio non la guardo) e non ho idea di come parli Fazio. Dovrei andare a guardare su youtube, ma non ne ho il tempo. Però l’idea è carina. 🙂

      (Grazie per le è, non accentate. Il fatto che siano entrambe E maiuscole mi fa inveire contro i programmi che non danno la possibilità di mettere le È accentate senza fare grandi giri del piffero sulla tastiera).

      (Sì, lo so, su Word si può programmare, ma solo per sé. Se invece devo mettere È su wordpress, ad esempio, devo fare giri assurdi…).

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    • Già… io la televisione non ce l’ho e finora, il canone, non l’ho mai pagato. A quanto sembra, se hai un computer e un collegamento a internet, non dovrebbe essere sufficiente a giustificarne il pagamento; la cosa tuttavia non è chiara (per scrivere il racconto ho fatto un po’ di ricerca). Quel che cambia, se si pagherà con la bolletta elettrica, e che dovrà essere l’utente a righiederne il non pagamento… e a dover dimostrare che non ha i mezzi per guardarla.

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      • Ho letto anche io online, perché questa cosa mi dà alquanto fastidio. Devi infatti dimostrare di non avere un televisore o apprecchio idoneo ecc. Quindi, caro Salvatore, ‘zzi tuoi adesso, comincia a informarti prima di trovarti la bolletta maggiorata 😀

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        • Il racconto nasce proprio dallo stesso fastido. Il punto però è un altro: la bolletta dovrebbe arrivare maggiorata a prescindere. Poi sta a te chiedere l’esenzione e, eventalmente, dimostrare che in effetti non sei nelle condizioni di guardare la Rai.

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  3. Non è successo davvero?

    Mi piacerebbe fare della polemica, mi vengono i capelli bianchi a sentire la parola Fastweb…
    So anche di gente che lavora in negozi e che è quotidianamente perseguitata dai servizi simil-Enel, con un’aggressività inaudita…

    Dove vivi tu deve essere abbastanza sicuro, da dove vengo io nessuno aprirebbe la porta a sentire suonare il campanello… non sono mai buone notizie.

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    • No, non è successo davvero. 🙂

      In Canada non è sicuro? o forse parlavi della Calabria?

      Non è sicuro neanche a Torino, ma io non ho mai avuto paura di nulla (e ho fatto pugilato). 😛

      Rompono le scatole anche qui, quelli della telefonia soprattutto, ma in genere lo fanno per telefono. Ora, io il fisso non ce l’ho più da quando hanno inventato i cellulari, più o meno. E, sull’iPhone, c’è la possibilità di bloccare i numeri degli scocciatori. Quindi, al massimo, mi rompono le scatole una volta; alla seconda trovano occupato. 😛

      P.S. fai pure polemica, il blog serve anche a sfogarsi. 😉

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  4. Pingback: Festina lente | Salvatore Anfuso – il blog

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