Sistema solare

Spazio. Via Lattea. Nei pressi del sistema solare.

Tre divinità stanno osservando il pianeta Terra. I loro nomi sono: Vita, Morte e Arte.

Osservano la Terra da ormai cinquemila anni. Stanno cercando di decidere se distruggere o meno la specie intelligente che vi abita.

«Miei cari, non mi sembrano un granché» osserva Arte, tra le tre divinità quella più brutta.

«Però si sono evoluti parecchio, e in breve tempo» le risponde Vita, tra le tre divinità quella più buona.

«Che si siano evoluti o meno, io dico di distruggerli» afferma Morte, tra le tre divinità quella più cattiva.

VITA: «Non credo si possa distruggerli senza alcuna ragione».

ARTE: «Concordo. Dobbiamo prima stabilire un parametro sulla base del quale decidere».

MORTE: «Perché no? Lo abbiamo già fatto altre volte. Con i Marziani, ad esempio. Ricordate?».

ARTE: «Oh! Quelli sì, che erano davvero carini. Con tutti quei tentacoli che spuntavano rigogliosi qui è là».

VITA: «Allora perché gliel’hai lasciati distruggere? Potevi opporti. Lo sai bene che è la maggioranza a decidere».

ARTE: «Mia cara, proprio perché erano carini! E poi lo sai com’è fatto lui… Sì arrabbia un sacco se non gli lasciamo fare quel che vuole. Si offende e non parla più per millenni».

MORTE: «Silenzio! Io dico di distruggerli».

ARTE: «Lo vedi? È già iroso».

VITA: «Non vedo alcun motivo valido per distruggerli».

MORTE: «Non servono motivi».

VITA: «Io credo servano».

MORTE: «Ah sì?».

VITA: «Sì!».

MORTE: «Va bene, voglio assecondarti. Il motivo è semplice…».

VITA: «E quale sarebbe?».

MORTE: «… li distruggiamo per il semplice motivo di poterlo fare! Che te ne pare?».

VITA: «È un motivo futile».

MORTE: «Futile?».

ARTE: «Mio caro, credo lei abbia ragione. È un motivo davvero futile».

MORTE: «Il nostro essere divini è un motivo futile secondo voi?».

ARTE: «Il modo in cui intendi usare i tuoi divini poteri è futile, mio caro».

MORTE: «Ah! Così sarei io a essere futile adesso».

ARTE: «Non sto dicendo questo…».

MORTE: «Se fosse per voi due, lascereste vivere ogni essere dubbiamente intelligente nato nell’universo».

VITA: «E che male ci sarebbe?».

MORTE: «Che male ci sarebbe?! Di’, ma la senti?».

ARTE: «Oh sì, la sento benissimo. Non ho l’apparato uditivo, ma la sento benissimo. Non posso dirmi d’accordo però…»

MORTE: «Sentito? lui non è d’accordo con te».

ARTE: «… e nemmeno con te, mio caro, a essere sincero».

MORTE: «Come?!».

VITA: «Stai forse dicendo di non avere un’opinione?».

ARTE: «Affatto, mia cara. Valuto caso per caso».

VITA: «Allora quale sarebbe il tuo metro di valutazione?».

ARTE: «Mi sembra ovvio: l’unico parametro oggettivo…».

MORTE: «Ma quale parametro oggettivo? distruggiamoli e basta!».

ARTE: «… possa esserci in questi casi».

VITA: «Cioè? Quale sarebbe?».

ARTE: «La bellezza, naturalmente».

VITA e MORTE, assieme: «La bellezza?».

ARTE: «Sì, la bellezza. Se un essere è bello, meglio distruggerlo».

MORTE: «A-ah! Adesso mi spiego perché hai dato l’ok alla distruzione dei venusiani… Be’, “mio caro”, anche i terrestri, devi ammetterlo, sono bellini».

ARTE: «Sai essere davvero mellifluo quando vuoi, “mio caro”. Ma, e sia bene inteso: mi dispiace deluderti, non trovo affatto bellini, come dici tu, i terrestri».

VITA: «Concordo!».

MORTE: «Tu non fare la ruffiana!».

VITA: «Non lo faccio…».

MORTE: «Sì, invece. Cerchi di ingraziartelo per salvare i tuoi preziosi terrestri».

VITA: «Non sono i terrestri a essere preziosi. Lo è ogni forma di vita».

MORTE: «Baggianate…».

ARTE: «Miei cari, intendete proseguire così per altri cinque millenni?».

VITA e MORTE, assieme: «Anche fosse? A te che importa?!».

ARTE: «A me nulla, sono immortale. Ma, cara Morte, potresti valutare la possibilità che sia una tattica di Vita quella di guadagnare tempo?».

MORTE: «Mmh… Potresti avere ragione».

VITA: «Io non adotto tattiche. Cerco di salvare vite…».

ARTE: «Sentito? È una sua tattica».

MORTE: «Allora decidiamo subito: chi vota per la distruzione?». Chiedendolo, estese una… “parte” del suo divino essere.

VITA: «Io voto contro».

ARTE: «Miei cari, come al solito siete a un impasse. Toccherà a me, decidere».

VITA: «Chi dice debba essere tu a decidere?».

MORTE: «Già!».

ARTE: «Mi sembra ovvio. Tu, mia cara, vorresti lasciar vivere ogni essere vivente, anche il peggiore o il più inutile. E lui… be’, mi sembra ovvio che voglia distruggere tutto, e senza alcuna ragione. Tocca a me, quindi, essere l’ago della bilancia. E se sono l’ago… sono anche quello che decide».

MORTE: «Il piccoletto potrebbe avere ragione…».

VITA: «E vorresti decidere sulla base del tuo metro di valutazione? la bellezza?».

ARTE: «Sì, esatto. La bellezza».

VITA: «È un parametro futile».

ARTE: «Perché mai?».

VITA: «La bellezza non serve alla sopravvivenza. Non serve neanche a stabilire un rigore etico. Inoltre, ciò che è bello per te, potrebbe essere brutto per qualcun’altro. Che cavolo di parametro potrà mai essere, la bellezza?!».

MORTE: «Ha ragione lei, piccoletto!».

ARTE: «Vi sbagliate. Esiste una bellezza assoluta, si chiama: perfezione. Il giudizio estetico e il giudizio etico sono la stessa cosa: l’estetico è applicato agli oggetti e l’etico ai comportamenti. Ergo, la bellezza, quando riscontrata, dev’essere distrutta».

VITA: «Non credo di capire».

MORTE: «Nemmeno io, ma voto a favore della distruzione».

ARTE: «Se una cosa è bella è anche inutile».

VITA: «… è come dire che l’etica è inutile».

MORTE: «Mmh… il piccoletto dà i numeri, mi sembra ovvio. Lasciamolo perdere e decidiamo noi due. Sfida?».

ARTE: «Non do alcun numero. La bellezza, come l’etica, è una sorta di armonia. È sinonimo di perfezione. Ma la perfezione, lo sapete bene, non esiste. Se esistesse, non saremmo qui a decidere chi o che cosa debba continuare a esistere…».

VITA e MORTE, assieme: «E quindi?».

ARTE: «E quindi la bellezza è inutile».

VITA: «Perché lo sarebbe se, come dici tu, è armonia?».

ARTE: «Mia cara, te l’ho appena spiegato: la bellezza è armonia, ma la perfezione non esiste. Quindi la bellezza è solo un’illusione! Ecco, perché è inutile».

MORTE: «Scacchi o dama?».

VITA: «Vada per gli scacchi…».

Ma le due divinità, essendo l’incarnazione della perfezione, non potevano prevalere l’una sull’altra. Fu così che i Chihuahua sopravvissero…

Fine

Chihuahua

10 Comments on “Il destino dei Terrestri

  1. Da ex padrona di un chihuahua deceduto dopo 15 anni di malefatte, posso assicurare che tali creaturine devono essere adepte di qualche incazzosa divinità azteca, di quelle, per intenderci, che fanno colazione a cuori umani, e non c’è modo di sterminarli… Si pappano anche la Morte se necessario.

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