Alieni in salotto


Alieni in salotto

Lo sorpresi nel mezzo del salotto circa due mesi fa, e non ebbi dubbi a riconoscerlo per ciò che era: il solito alieno. Sapete di che parlo, no? Corpo enorme. Pelle lucida. Cranio sproporzionato… Vagando, era entrato da me e se ne stava lì, nel suo corpo rigido, mogio e sconfortato.

Da quando la loro nave s’è rotta ce li troviamo ovunque. Ormai non si può più andare a lavoro, a zonzo, a fare compere senza trovarsene qualcuno tra le scatole. Insomma, vi sarà certamente capitato di vederne uno in giro.

Naturalmente non ne ebbi timore. Sono così innocui da fare tenerezza. Solo che sono un gran fastidio, sapete? Se invece del salotto fosse entrato in bagno? Magari mentre ero… sì, insomma, alle prese con quello che si fa in bagno, ecco; che avrei dovuto fare?

Tuttavia io non sono uno di quei reazionari che li vorrebbe ammassati in una riserva. Per me possono andare in giro quanto vogliono; un po’ di fastidio lo danno, certo, ma poco e più di tanto non sono un problema. Però se si sforzassero almeno un po’ di imparare qualcosa, che so: la lingua, le leggi… almeno non ce li troveremmo sempre intorno, nelle nostre case. Va bene in giro, ma in casa, nell’intimità, diamine: no!

Comunque, ero lì che cercavo un modo per farlo uscire, quando a un tratto mi sono chiesto che cavolo ci facciano qui da noi. Voglio dire, lo so come sono arrivati, lo sanno tutti; lo so che la loro nave è atterrata malamente e non possono ripartire, va bene; ma perché proprio da noi? È una casualità? Una sfortuna? Un incidente di viaggio? Oppure volevano invaderci?

Certo, a vederli, tante preoccupazioni non sorgono. Chi mai potrebbe avere paura di quei cosi buffi? Va bene che hanno una massa più grossa della nostra, ma sono così rigidi e goffi che anche si arrivasse allo scontro…

Poi… non so, mi ha colto come un’angoscia, una tristezza dolorosa; da perderci il senno. Pensare a loro, così lontani da casa, senza neanche la possibilità di comunicare… Anch’io sto passando un brutto periodo, sapete. Per via di mia moglie. Se n’è andata quasi tre mesi fa e m’ha lasciato qui… solo, senza nessuno con cui parlare quando torno a casa. M’è presa così una voglia bizzarra, come di conoscerlo meglio, ecco. Magari d’invitarlo ad accomodarsi, per fare due chiacchiere, come si fa tra amici.

Glielo dissi. O, almeno, ci provai. Non avevo nessuna idea di come comunichino tra loro. Tramite quelle apparecchiature che si portano addosso, pensavo. Sì, sapete, quei cosi da cui escono tutte quelle protuberanze tubiformi che gli penetrano poi nelle carne. Organi dedicati, in fondo, non ne avevo visti.

Comunque, non rispose. Se ne stava semplicemente lì, immobile, a scrutare… Sembra sempre che ti scrutino. Anche come facciano a vedere è una cosa che ignoravo. Voglio dire, si vede solo un grosso cranio con una zona nera sul davanti. Però, pare ti osservino; anche se poi non fanno mai niente.

Allora pensai: se volevo provare a conoscerlo meglio, a stabilire un contatto, sarei dovuto essere io a farmi avanti. Voglio dire, se aspetti che lo facciano loro, stai fresco. Neanche in cent’anni.

Così, cautamente, per non spaventarlo, allungai adagio un tentacolo e mi mossi verso di lui. La creatura però si prese paura, credo. Balzò indietro. O tentò di farlo. Almeno credo volesse balzare. Ma inciampò, con quei loro due… come si chiamano, arti? E cadde. Con due soli arti è ovvio che l’equilibrio, più di tanto secondo me, non possa essere stabile. Comunque, sbatté il grosso cranio. Non sembrava un urto violento, ma il cranio si aprì, sul davanti, e… be’, non ci crederete ma sono così brutti da fare ribrezzo, cavolo. Pelle bianca e peluria sparsa. Due soli occhi piccoli piccoli. Una bocca irta di denti… A quel punto fui io ad avere paura. Denti, capite? Come i nostri progenitori. Da un momento all’altro m’aspettavo mi saltasse addosso.

Poi s’è corroso ed è evaporato. Adesso ho questa sorta di guscio in salotto. Non ho ancora avuto il coraggio di toccarlo. Se qualcuno fosse interessato a vederlo… mi contatti. Magari, con l’occasione, potremmo fare due chiacchiere.

Fine

32 Comments on “Alieni in salotto

  1. Bel racconto e fino all’ultimo non si capiva chi fossero gli alieni 🙂
    In parte autobiografico, anche, e forse con qualche riferimento ai fatti odierni?
    Riguardo al testo in sé, c’è qualche piccola ripetizione, secondo me, tipo “Voglio dire”, ecc.

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    • Grazie Daniele. Le ripetizioni sono volute e anzi mi hanno costretto (!) a toglierne qualcuna… Perché avrei voluto metterne molte, molte di più! XD Le ripetizioni sono la nuova narrativa moderna: elemento essenziale. … e al sottoscritto piacciono molto. Anche se capisco che possano essere frustranti da leggere.
      Cosa intendi per autobiografico? Sono mica un alieno io…! 😀

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      • Chi dice che le ripetizioni sono la nuova narrativa moderna?
        Per autobiografico intendo la parte in cui dici della moglie che se ne è andata 3 mesi. Tu qui hai parlato della tua lei che se n’è andata 🙂

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        • Io lo dico! 😀
          Sì, in effetti quella potrebbe essere in-volutamente autobiografica. La verità è che mi divertiva l’idea di questo narratore (alieno, lui) che vede un alieno (cioè un umano), pensa alla sua solitudine, alla sua lontananza da casa e… si identifica con i propri problemi. Magari lo riscrivo in questa direzione. 🙂

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  2. Sì anche per me le ripetizioni ci stanno, caratterizzano la narrazione.

    Ma senti, visto che hai esperienza, a me è capitato uno di questi alieni, steso proprio sul mio letto. Dalle forme pare aliena femmina. Secondo te che tipo di approccio di comunicazione linguistica dovrei intentare? 😀

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    • Forse parti dal presupposto che in un mondo alieno ci sia ossigeno respirabile… Se invece l’atmosfera fosse fatta di, che so, arsenico, o potassio o qualche acido? 🙂

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  3. bel racconto, in effetti se fossimo noi gli alieni dovremmo sembrere ben brutti a chi invece che due arti ha una serie di tentacoli… insomma il diverso è sempre più brutto e soprattutto fa paura 🙂

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      • Grazie Giulia, benvenuta nel mio blog. Anche senza essere straniero, ogni volta che mi guardo allo specchio mi vedo sempre più brutto. Forse sto diventando estraneo a me stesso… 🙂

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  4. Finalmente un racconto “scritto bene”, hai trovato il font giusto. Cos’è, Times 12, Palatino?
    Un racconto brutto scritto con un carattere brutto è illeggibile. Un racconto bello scritto con un carattere brutto è leggiucchiabile. Un racconto brutto scritto con un carattere piacevole è leggibile. E un racconto bello scritto con un carattere piacevole è piacevole. Sei nella parte bassa di quest’ultima classe (perché è fin troppo simile alla Sentinella come idea, anche se ne hai sviluppato una variante. Il finale ironico al punto giusto, senza sbavature, è quello che ho apprezzato maggiormente. 🙂

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    • Sì, in effetti è proprio Times New Roman 12. D’ora in poi, per i racconti, uso questo font qui. Anche se devo sbattermi un po’, perché WordPress non ce l’ha di default.

      P.S. Hai visto come ti infilo un po’ di minimalismo neorealista in un racconto di fantascienza? XD

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