Quella strana sensazione…


Fine

… di finire un racconto.

Vi è mai capitato? Alcune volte, quando la storia mi intriga molto, oppure quando mi sono impegnato davvero tanto, all’approssimarsi del finale: la mano tentenna. Mi coglie un’ansia bizzarra, inspiegabile: una paura folle di sbagliare la chiusura; di mettere la parola fine a una storia tanto sudata. Anziché tirare dritto, qualcosa si rompe. Il sogno si spezza ed evapora. La pagina scorre all’indietro, verso l’inizio, e rileggo tutto daccapo; modificando e limando per tardare l’inevitabile. Cos’è questa strana sensazione?

Sono alle prese con un racconto lungo per Mozzi. Il dispositivo drammatico è il seguente:

“Un pensionato piemontese di Pinerolo, vedovo da un anno, all’approssimarsi del suo 77esimo compleanno scopre che un bizzarro parassita ha nidificato nel suo appartamento. Inizia così la sua personalissima battaglia contro l’invasione molesta”.

Sono a pagina 15. Ho fatto tutto per bene: l’incipit è cronologicamente sfasato; tutte le informazioni essenziali sono già disponibili alla prima pagina; il personaggio e la situazione sono ben delineati. La tensione è un crescendo. Le conseguenze psicologiche sono curate a dovere senza essere sovraesposte. Tutto il racconto si approssima al suo culmine e quindi alla chiusura. Tuttavia, qualcosa mi frena.

Ho già delineato tre finali possibili: gli unici tre possibili. Della storia conosco tutto. Conoscevo già tutto all’inizio. Le frasi e i paragrafi sono stati scritti con un’attenzione meticolosa. Ogni parola è al posto giusto. Ogni azione è descritta con poche, concrete, parole. Il lettore ha abbastanza spazio per fantasticare, ma non per dubitare. La lotta tra Musso – il personaggio – e la sua nemesi è al culmine. Tuttavia, qualcosa mi frena.

Il racconto è diviso in tre parti: una introduttiva, una di svolgimento e una di chiusura. Sono oltre la metà della seconda. Da qui in avanti devo imbastire le cose per avviarle al loro naturale finale. Tuttavia… qualcosa mi frena, cazzo!

… e non è il dubbio per il finale. È qualcosa di diverso. Paura d’essere giudicato da Mozzi? Affezione per il personaggio o la storia? Non sono questi i motivi; è qualcosa di più perverso… ma non so cos’è.

È un mese che ci lavoro…

Idee? Suggerimenti? Illazioni?

19 Comments on “Quella strana sensazione…

  1. Il 99% dei blocchi non dipendono dalla storia ma da noi.
    Timore di essere giudicato da Mozzi? Conoscendoti, potrebbe essere.
    Ma le informazioni a mia disposizione sono poche, per poter esprimere un’opinione.
    Rifletti sui tre finali: perché non ti convincono? A quale parte non risolta di te fanno appello? Qual è il germe che si annida dentro di loro? è di carattere tecnico (ma dubito) o personale (più possibile)?
    Il nostro gusto, le nostre tendenze, le nostre passioni e il nostro carattere sono dei segnalatori importanti che agiscono meglio di qualunque presunta giuria esterna. Impara ad ascoltare le tue opere e a coglierne l’essenza: troverai anche eventuali magagne.
    P.S. Sono ufficialmente tornata! 😀

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    • Bentornata. 🙂
      Il racconto alla fine l’ho concluso – 20 pagine in totale – e con un finale diverso da quei tre di cui parlavo. Tuttavia l’esitazione non era dovuta alla poca convinzione per i finali, né all’eventuale giudizio di Mozzi (che ormai conosco bene). Ha a che fare con lo stesso problema che mi coglie a pagina 80 di un romanzo… mi prende l’ansia da prestazione. 😦

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      • IO ho risolto il problema dell’ansia da prestazione grazie a una lettrice fissa, Marina: dopo averle mandato tante bozze del romanzo ho acquisito maggiore fiducia. Magari anche a te potrebbe far comodo…

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        • Io però un romanzo non lo sto scrivendo e solo per i racconti mi rendo conto che rompo solo le scatole. E poi pubblicandoli qui è più o meno la stessa cosa che mandandoteli via mail, no? 🙂

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  2. Ah quindi hai risolto?
    Io l’avrei imputato alla troppa tecnica. Tutte le cose giuste e perfette da manuale che alla fin fine soffocano l’istinto.

    Ps. Ma a questo punto ci devi dire del giudizio di Mozzi.
    Ps2 ormai sono uno sponsor occulto di Mozzi. A chi mi chiede: come posso far notare il mio manoscritto, gli editori non rispondono, dico mandalo a Mozzi. Li legge tutti. Ma tre raccomandazioni:
    1) dal primo paragrafo già Mozzi sa che aria tira. Quindi cura la prima pagina come una divinità.
    2) Per scrupolo Mozzi legge fino a pagina 30, quindi cura le prime 30 pagine come un miracolo.
    3) Scrivi una lettera di presentazione coincisa, ma esaustiva. E soprattutto non mettere che sei un grande scrittore o che hai scritto un capolavoro. Prendersi per il culo da soli è lecito, ma dirlo proprio a Mozzi no. 😀

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    • Non c’è ancora un giudizio. Sulla mia scrittura però, ha detto (cerco di usare le stesse parole, anche se è difficile): i tuoi racconti funzionano, hai un certo occhio nel raccontare storie, ma manchi di sensibilità linguistica (che è come dire che non so scrivere…). XD
      Le tue raccomandazioni mi sembrano sensate. Ne aggiungerei una quarta: nulla fa incazzare Mozzi quanto venerarlo come una divinità (anche se immagino che pure lui debba possedere un ego…); e una quinta: sembra che morda, ma abbaia soltanto (che è come dire che è un buono). 🙂

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  3. Sul “buono” effettivamente sembra il brontolone, ma ha una sferzata troppo ironica per prendersi sul serio lui stesso.
    Uhm il giudizio sui tuoi racconti…
    Se ti ha detto così non è necessariamente male. Io mi sono fatto persuaso di una cosa su Mozzi. Il suo essere talent scout mira alla qualità letteraria. Gli autori che sono emersi, segnalati da lui, da Giorgio Falco agli altri, non sono mai scrittori da best seller. A uno scrittore da un milione di copie, che direbbe… altro che mancanza di sensibilità linguistica… 😀

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    • Sì, è esattamente quello che penso anch’io. Tuttavia, Mozzi, rappresenta anche un’opportunità per migliorare pure da quel punto di vista… Voglio dire: migliorare la propria “sensibilità” lessicale non può che fare del bene. Poi, però, meglio scrivere un romanzo da un milione di copie. Almeno, secondo me. 🙂

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  4. Guarda, io sono ai capitoli finali del romanzo (ben oltre pagina 80, credo, anche se ancora non ho fatto un file unico) e ho la stessa identica sensazione. Però so come si risolve. Scrivendo. Mi dico “Ma sì, io ci provo, tanto al massimo butto via e riscrivo”. Poi al 90% tengo la prima versione.

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  5. Giusta ansia. Un finale deludente tira lo sciacquone su tutto il lavoro fatto per un incipit accattivante, una trama appassionante, personaggi ben costruiti e forma curata.
    Da lettrice sono arrivata in fondo a libri bellissimi per ritrovarmi con un finale da “ma possibile che questo genio non abbia trovato di meglio?”.
    Da scrittrice, spesso il finale è una delle prime cose che studio. Devo sapere dove vado a parare per costruirci una storia dietro. Il problema per me non è pensarlo o sceglierlo, ma scriverlo nel modo giusto.

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    • Nel mio caso non credo sia una cosa legata al finale, in genere è la parte che preferisco e che mi riesce meglio.
      Scegliere prima il finale e poi scrivere il racconto è un ottimo metodo; metodo che mi è stato raccomandato da più persone. Nel mio caso però, preferisco stupirmi. 🙂

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  6. La tensione dovuta al “giudice” la capirei bene, perché l’avrei anch’io al tuo posto. Di solito non mi succede di non voler finire; piuttosto mi capita di essermi preparata un bel finale articolato e poi trovarmi ad avere scritto quella che capisco essere la frase finale molto prima del punto previsto. E’ come se i racconti, come pure i capitoli, decidessero da soli dove vogliono finire, e lo facessero in modo più essenziale di quanto previsto nelle mie elucubrazioni. Per fortuna di solito l’effetto mi piace, più dell’idea iniziale.

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  7. Ciao Salvo!
    Sono una scellerata e probabilmente ti sarai anche dimenticato di me U_U e di quella mia famosa richiesta di essere un mio lettore cavia… chissà perché, ma come te a un passo dalla fine mi sono fermata da qualche mese…
    Bloccata talmente tanto da non riuscire più né a seguire il blog, né leggere quelli altrui e nemmeno aprire un libro…

    La mente per ora l’ho sgombrata da pensieri superflui, ho ricominciato a leggere, rileggere le poche righe del capitolo e forse farò una cosa per me inconcepibile, strapperò gli ultimi capitoli scritti e li rifarò da zero, chissà forse riuscirò a superare questo strano blocco.

    Può succedere, credo, forse bisogna solo aspettare che passi e nel frattempo cercare di non ammuffire!

    Un grande saluto! 😉

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