Giulio Mozzi

Imparare a scrivere, ormai lo abbiamo capito, è una progressiva presa di coscienza. La consapevolezza dello strumento – la scrittura creativa – è ciò che distingue uno scrittore da un aspirante tale. Quindi, direttamente dalle parole di Giulio (inventate da me), ecco un decalogo alla Mozzi per l’aspirante scrittore:

  1. Leggi Manzoni.
  2. Dopo aver letto Manzoni: rileggilo.
  3. Dopo aver riletto Manzoni, se ritieni d’avere in mente un’idea che ti pare valida, prima d’iniziare a scriverla: esita.
  4. Mentre esiti, leggi tutto ciò che può servirti ad approfondire e sviluppare meglio la tua idea; in particolar modo: Manzoni.
  5. Mentre esiti, se ti è possibile, viaggia visitando i luoghi in cui la tua idea si ambienta.
  6. Se viaggi: fallo in treno e osserva la gente.
  7. Se non ti è opportuno viaggiare in treno per raggiungere i luoghi in cui intendi dirigerti: fallo in automobile e osserva la gente.
  8. Se non ti è opportuno viaggiare in automobile per raggiungere i luoghi in cui intendi dirigerti: fallo in aereo e osserva la gente.
  9. Dopo aver raggiunto i luoghi in cui si svolge la tua storia ed esserti guardato attorno, torna indietro e mettiti a scrivere: ma senza esitare.
  10. Infine, quando hai concluso il tuo romanzo, che ritieni essere un’opera bella: uccidimi.

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Nota: ogni personaggio, fatto o luogo citati sono frutto di pura invenzione narrativa, tranne quando non lo sono.

19 Comments on “Decalogo estivo alla Giulio Mozzi

    • Lo si intende, però, in maniera diversa rispetto a ciò che ti ha bloccato. Questo esitare non è un attendendere perché si ritiene di non essere all’altezza, ma un attendere a scrivere per raccogliere tutto il materiale necessario e riflettere bene, in modo profondo e trasfersale, sulla storia che si vuole raccontare. Non è, quindi, un’attesa pigra, ma piena di lavoro.

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      • Non è il rimandare che mi ha bloccato, ma l’insoddisfazione per ciò che scrivevo, che mi metteva nelle condizioni di rileggere in continuazione. D’accordo invece sull’importanza di pianificare per benino, anche se ciò non significa definire a priori tutti gli snodi dei capitoli. In ogni caso, questo è un lavoro che si può fare anche a stesura iniziata. Io me ne sto occupando proprio ora. 🙂

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        • La domanda è: l’insoddisfazione verso la resa (immagino) della tua scrittura poteva essere originata dal non aver preparato bene tutto il materiale prima di iniziare a scrivere? L’ideale sarebbe di conoscere la storia per filo e per segno prima di iniziare la stesura. Non si inizia la stesura prima di aver sondato a fondo la storia perché le parole hanno una loro vischiosità che non sempre si riesce a superare. Riscrivere è più difficile di scrivere. E se scrivi qualcosa di brutto potresti non essere poi in grado di trasformarlo in qualcosa di bello, per usare le parole alla Mozzi.

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  1. Giulio Mozzi è sicuramente un gran personaggio. Lo seguo nel blog e in tutto quello che combina in giro per la rete, soprattutto nelle interviste. È uno che non ha paura di dire quel che pensa.

    Ma l’esitare. Di recente ho ascoltato sul suo sito il podcast della lezione sull’esitare tenuta al Lunatico Festival. Un’ora di podcast, ma speso bene.
    Però non mi ha convinto. Per scrivere occorre esitare? Ni… o meglio dipende.

    Ho letto tante testimonianze di scrittori sullo scrivere per capire che non esiste una regola. Ciascun scrittore o aspirante tale ha una strada o modalità di approccio alla scrittura diverso dagli altri, unico.

    Io capisco che nel caso di Mozzi, uno che riceve dai 5 ai 10 manoscritti al giorno, e pertanto è costretto a leggere cose senza senso, il primo consiglio sia: esita e pensaci bene. O magari prima leggiti un capolavoro come i Promessi Sposi. Ma dovrebbe anche dire, occhio a non leggerlo troppo perché lo stile ormai è superato.

    Col consiglio dell’esitare secondo me non si può rivolgere ai veri scrittori, a coloro che hanno talento. Altrimenti rischia di ingessarli in un precetto in cui, ogni volta che hai un’idea buona, che senti il fuoco di stenderla, ti blocchi. Eh no, Mozzi mi ha detto che non si fa…

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    • Ciao Marco, bentornato da queste parti. 🙂 La lezione che citi non l’ho vista, ma essendo stato a lezione da lui posso dirti che, per esattezza, il consiglio sull’esitare è il seguente: esita, tranne se senti uno stimolo irresistibile a scrivere. C’è anche un video dei suoi, su youtube, che lo dice più o meno in questo modo. A lezione lui stesso ha affermato che non esistono regole e ha fatto degli esempi su due suoi racconti: uno scritto con la regola dell’esitazione e il dispositivo drammatico; l’altro di getto in un momento particolare della sua vita. Insomma, come dici anche tu, dipende. Se lo stimolo non è così forte, secondo me la regola di esitare e di lavorare bene alla preparazione dell’idea funziona.

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    • Vero, non sempre è possibile. Proprio per questo, nel caso ad esempio di un mondo fantasy, consiglio l’uso massiccio di acidi. 🙂 Scherzi a parte, certo: non sempre purtroppo è possibile. Però ci potrebbero essere delle buone alternative: atlanti, ad esempio, o nel caso di un vero e proprio mondo fantasy la sua costruzione accurata partendo da nozioni conosciute del mondo fisico, anche con l’intento di stravolgerle, ecc.
      Sull’esitare, ti invito a guardare questo divertente video dello stesso Mozzi: https://www.youtube.com/watch?v=LEjljFLhzGU

      P.S. non è che Mozzi abbia bisogno della mia pubblicità, questo vorrei fosse inteso.

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  2. Decalogo che su molti punti non seguirei! Le esitazioni, però, sono davvero utili prima di iniziare a scrivere. Se ti butti a pesce prima di avere maturato bene la storia, spesso ti areni, e se non lo fai i risultati sono peggiori. C’è il momento giusto per tutto. 🙂

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  3. A volte un’idea vaga va lasciata fermentare in un cassetto o in un file. Un giorno arriva l’intuizione che la trasforma in una storia e allora si va a riprenderla.
    Altre volte, invece, è cominciando a lavorarci che la storia prende forma. Preferisco procedere a piccoli passi mentre scrivo, esplorare ogni direzione che può prendere la trama e non mi spaventa riscrivere, tagliare o stravolgere perché i ritagli che avanzano possono diventare altre storie.
    Quando ho già tutto in mente, mi faccio prendere dall’ansia di dover trascrivere una massa di pensieri esagerata. Esito poco, insomma, altrimenti la fantasia mi sfugge di mano 🙂

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    • L’importante, nel caso in cui sia necessario intervenire successivamente dul testo anche stravolgendolo, e che la vischiosità delle parole scritte non limiti il tuo intervento.

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  4. La parola “esitare” non esiste, nel mio vocabolario e non perché io sia perfetta o creda di esserlo (un concetto che estendo oltre la mia dimensione di scrittrice) ma perché non fa parte della mia natura. Sono istintiva, passionale ed entusiasta: non per niente la materia nella quale ero meno dotata (anzi, per niente) era la matematica. Seguo l’intuito più che la riflessione e mi assumo tutta la responsabilità di eventuali fallimenti o errori. Devo dire che la creatività non ha mai deluso né me né chi mi legge…E questo m’incoraggia a continuare su questa strada e cioè a scrivere di getto. Noto che c’è sempre poco da correggere o da aggiungere: diciamo che mi piaccio così.

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