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… quando scrivere è un piacere insostenibile

È da un po’ di tempo che penso quello che sto per scrivere, ma organizzare il pensiero in un discorso coerente non è facile. Forse non ho ancora maturato pienamente l’idea di fondo. Mettiamola così:

Vi alzate alle quattro in punto di ogni santa mattina e scrivete per tre ore di fila, prendendovi a schiaffi tutto il tempo per riuscire a stare svegli. Gli sbadigli rischiano di mandarvi fuori asse la mascella, ma voi persistete con coraggio bevendo litrate di caffè nero. Poi vi lavate, vi vestite e uscite in fretta dall’appartamento per correre in ufficio. Attraversate a piedi la città perché l’idea di prendere la macchina e iniziare la mattina in coda, in un ingorgo, non vi sfiora nemmeno per un istante il poco cervello che vi è rimasto. Guardate contenti gli automobilisti incarognirsi all’interno dei loro cubicoli di metallo e plastica, mentre voi macinate chilometri facendo attenzione a non essere tirati sotto sulle strisce pedonali. In ufficio, iniziate una battaglia senza sosta con i vostri clienti. Loro, i clienti, vi telefonano per chiedervi consigli; per chiedervi favori; per chiedervi sconti; per chiedervi perché non avete risposto alla loro mail, che vi hanno spedito ben cinque minuti fa, magari mentre eravate al telefono con qualcun altro, per merce urgente da spedire il giorno prima. Voi rispondete a tutti con garbo, ma con fermezza. Cercate d’essere severi e intransigenti, perché i clienti non devono prendere brutte abitudini che sapete già non potrete soddisfare. È vero che voi dovete vendere, ma è altrettanto vero che loro devono acquistare. Voi vendete sogni; loro li desiderano. Siete voi a essere in una posizione di forza e, con tutta la correttezza di cui siete capaci, la fate valere fino in fondo. In pausa pranzo tirate il fiato menandovi con altri quattro energumeni più grossi di voi. Vi piacciono grossi, perché quando cadono giù fanno un gran bel botto. La doccia non riesce a tirare via la fatica dalle vostre spalle. A vent’anni sì, ci riusciva; a trentasette (trentotto, il 2 giugno) non più. Poi tornate in ufficio e ricominciate a lottare. Al calare della sera riattraversate a piedi la città, scansando auto e questuanti. Rientrate a casa, cenate frugalmente e vi rimettete a scrivere… con l’angoscia di sapere che non potrete dedicare il tempo necessario alla donna che ogni sera attende, si aspetta, una vostra telefonata.

Ecco, diciamo che adesso ho chiaro il concetto. Tuttavia mi sfugge ancora qualcosa…

Vi recate a Caselle, l’aeroporto di Torino, e prendete l’aereo per Düsseldorf, in Germania. Fate prima scalo all’aeroporto Charles de Gaulle, a Parigi, perché un volo diretto non c’è. Partite alle dieci di mattina e arrivate alle sette di sera. Vi imbucate in albergo e cenate con uno stuolo di inglesi, giapponesi, tedeschi, francesi, irlandesi, scozzesi… senza capire una sola parola della babele che vi circonda. Due giorni dopo riprendete l’aereo, sempre da Düsseldorf, per tornare a Torino, ma nel tragitto fate scalo a Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam. Partite da Düsseldorf all’una di pomeriggio per rientrare a Torino alle undici di sera. È un venerdì, avete tutto il weekend davanti per riposare. Il giorno dopo, sabato, alle sette di mattina vi recate alla stazione Porta Susa di Torino e prendete il Frecciarossa per Milano. Sabato e domenica la passate alla corte di Mozzi. Domenica sera riprendete lo stesso treno e rientrate a Torino; sono più o meno le otto quando vi ritrovate a casa. Il mattino dopo, lunedì, passate a prendere vostro padre per accompagnarlo all’aeroporto; questa volta è lui a partire. A quel punto, potete ricominciare la settimana da capo.

Adesso la situazione mi è chiara: sono stanco. Ricordo che un tempo leggevo con piacere i post degli amici di blog; adesso faccio fatica a strappare dieci minuti per scorrere i loro titoli. Ricordo che un tempo mi entusiasmava scrivere i miei di post, tre volte a settimana, attendendo con trepidazione i commenti dei lettori; adesso è una fatica scrivere anche solo questo. Ai commenti rispondo sempre con piacere, magari due giorni dopo. Cos’è cambiato da prima?

È cambiato che la mia vita ha subito una brusca accelerata. A distanza di tre mesi mi rendo conto che stavo vivacchiando, nella vita precedente. Non mi lamento. Questo nuovo iter offre opportunità che prima non avevo. Ma scrivere un racconto per Mozzi in meno di un mese, al livello che lui si aspetta (anche se non lo dice), con la vita che conduco… beh, cazzo, non è facile. Ecco, l’ho detto. Quindi, caro Giulio, se mi stai leggendo sappi che:

  1. Sì, ho finito il primo esercizio di 25 trame su uno stesso dispositivo drammatico;
  2. Sì, ho letto tutto quello che ci hai indicato di leggere;
  3. Sì, ho scritto il racconto… o meglio, le prime ventisei pagine.

In fondo non hai detto di non limitarsi con la lunghezza? Di non realizzare i soliti racconti da una paginetta e mezza che tutti, immancabilmente, ogni anno ti presentano? Ecco, io questo non l’ho fatto. Ho scritto, sicuramente male, ma la cosa mi è un po’ sfuggita di mano. Il racconto prevede un’ottantina di pagine; ne ho scritte ventisei. Che dici, possiamo accontentarci?

Ho una buona notizia però: per la prima volta in vita mia, sono riuscito a programmare tutta la storia prima di iniziare a scrivere! Il resto delle pagine sono solo da buttare giù, ma la storia c’è già tutta. Se ne avessi il tempo, stapperei una bottiglia di spumante. Adesso so come si fa. Non a stappare lo spumante; a programmare una storia. Dieci per cento ispirazione, novanta percento aspirazione – diceva Thomas Edison. Concordo con lui.

E sì, questo post è una sorta di giustificazione. Sono sicuro comprenderai… A sabato, dunque. Adesso, se non ti spiace, provo a dormire un po’. Notte.

23 Comments on “L’insostenibile leggerezza di scrivere

  1. Sior Anfuso, sappia che la stimo. Pur non potendo esibire altrettanto valide motivazioni alla mia stanchezza, le sono vicino spiritualmente. Daje, Salvato’, daje.

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  2. Salvo, ti capisco strabene perché anche io mi trovo in una situazione simile. Le dinamiche in ufficio sono un po’ cambiate rispetto a quando ne avevamo parlato (ma ti racconterò in privato) e non faccio ferie da Natale, al punto che la settimana scorsa ho avuto un crollo psico-fisico (anzi, più psico che fisico) per cui non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Ora va meglio, da venerdì sarò in ferie e mi riposerò un po’. Ma qui si corre, sempre. E non ho più tempo per seguire con attenzione i blog, per seguirli come vorrei. Ormai sono circoscritta a quelli degli “amici”. Anche per il mio, dovrò prendere delle decisioni a breve, magari diradando un po’ gli aggiornamenti, perché mi sono resa conto che devo smetterla di giocare. è giunto il momento di dare una bella accelerata al mio romanzo, per rispettare la scadenza (ideale!) che mi sono imposta. Sono contenta per le cose che stai imparando, non sentirti obbligato a commentare e seguirmi, io so che comunque tu ci sei 🙂

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  3. Vedo che non sono l’unica ad avere difficoltà con il blog.
    Il blog è bello, ma porta via un sacco di tempo! Quando mi sono assentata, grazie anche al ricovero del pc ne ho approfittato per dare un’accellerata al romanza, ma ora che sono rientrata nella normalità, ecco che mi sono di nuovo fermata all’ultimo capito, al primo paragrafo per dirla tutta… probabilmente prenderò il tuo esempio e posterò anch’io un solo articolo a settimana, sperando che questo non comporti un’ulteriore dispersione degli utenti 😀

    Dai Salvo che ce la fai! 😉
    In bocca al lupo!

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      • 🙂 Sì è anche vero questo 😀
        Devo decidere cosa fare e come farlo!
        Credo che la scelta di ridurre a un post a settimana sia più corretta! In modo da proseguire la pubblicazione e non strozzarmi con gli aggiornamenti 🙂

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        • Puoi anche scegliere uno ogni due settimane, o quando la luna è piena in alto nel cielo. L’importante è che sia un appuntamento fisso, rispettato sempre. 🙂

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  4. Ma quello che descrivi tu è un incubo! Io ti stimo, ti stimo tantissimo per l’ora a cui ti svegli per scrivere. Due giorni così e io avrei messo una pietra sopra la scrittura.
    Ti capisco, ovviamente. Da buona precaria la mia vita è fatta di momenti super concitati in cui si accumulano 2/3 lavori, problemi di salute, corsi e follie varie ad altri di disoccupazione. Ho capito che quando non c’è tempo… Non c’è tempo. Il blog mi rilassa molto e quindi, eccetto che per i viaggi, grossi stop non ne ho mai fatti, ma per la narrativa ci vuole testa. Però ho scoperto che una storia la si può pensare, cesellare quasi parola per parola e poi scriverla in un secondo momento. Quando seguivo il corso PAS è andata così. Ho pensato a un racconto durante i viaggi in auto e poi nelle vacanze di Natale l’ho scritto in tempo record. Magari il buon Mozzi si accontenta di 27 pagine + la sinossi delle altre?

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    • Si accontenterà per forza. Anche a me capita di pensare alle storie a lungo prima di scriverle, ma non ho la memoria così buona da ricordare le singole parole… se non le scrivo subito, svaniscono. 😦

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  5. Quel tipo di stanchezza comincio a sentirla anche io e credo di avere una decina di anni più di te. Sono stanco di stare sui social media, per esempio, non mi interessano più. E in un certo senso anche del blog, nel senso che probabilmente ridurrò a due post a settimana, com’era il progetto iniziale. Dimmi di partire domani per attraversare a piedi l’Antartide e sono già pronto, ma tutto il resto mi stanca a morte.
    Il problema è la vita moderna che conduciamo, che ci distoglie dalle cose veramente importanti e salutari.

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    • Io il blog lo continuerei anche, solo che con il poco tempo che mi rimane tra scegliere di scrivere un articolo e scegliere di scrivere narrativa: preferisco la seconda!
      La vita moderna è una merda. Quando nasce un bambino, lo Stato dovrebbe già dargli la sua buona dose di antidepressivi e tranquillanti. 😛

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  6. IL DRIN DRIN DI SALVATORE

    Sveglia, sveglia, giù dal letto!
    Prendi il treno, fai prestetto,
    che ti aspetta la scrittura,
    seguir Mozzi è molto dura.
    La lezione è una mazzata
    che ti impalla la giornata,
    ma se il compito sai fare
    diverrai poi un luminare
    della trama e il personaggio
    che nasconde l’ingranaggio.
    Il finale è circolare:
    giù dal letto, presto andare!

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  7. Uhm, guarda se fossi una brava persona ti direi Salvatore tieni duro.
    Ma visto che sono una carogna ti dico che questo tuo tram tram è tutta roba buona. 😀
    Analizziamolo un attimo. C’è il conflitto interiore, il conflitto sociale, il climax, una tensione di fondo, possibili snodi tipo: si esaurisce diventa pazzo e comincia a fare il serial killer partendo da certi commentatori del blog (ma questo per questioni personali lo preferirei solo come “ignoratio elenchi”). Mancano solo i colpi di scena, che per ragion veduta toccano a te, ma la struttura narrativa mi pare solida.
    Garcia Marquez diceva vivere per raccontarla, se lo diceva lui, fai un po’ te. 😉

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  8. Se posso fare il profeta ti dico: Se questo periodo così duro, dove a volte ti rendi conto di fare senza pensare, riuscirà a sbloccarti e indirizzarti verso il tuo sogno di scrittura, quando sarà passato lo ricorderai con forza, rabbia e anche con un pizzico di nostalgia.
    Ti auguro di farcela, lo meriti. 😉
    p.s. Cavoli la carogna che è in me stamane è diventata sentimentale :O

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  9. Mi sono presa il tempo di leggere per bene questo post. Anch’io, come ho sentito dire ad altri, fatico a trovare il tempo da dedicare ai blog degli altri. E infatti è la terza volta che torno al computer per tentare di finire questo commento 😀
    Se ti può aiutare, Salvatore, pensa che quest’estate sarà una sfacchinata, ma potrebbe essere il punto di svolta per la tua carriera da scrittore! Ti auguro tanto di farcela.

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