Come e perché scegliere un corso di scrittura creativa


Come scegliere un corso di scrittura creativa

… quando i polli mettono le ali

Tra i miei lettori qualcuno avrà notato la mia improvvisa, ma non immotivata, decisione di seguire un corso di scrittura creativa. A dire la verità da Mozzi si va a bottega e definirlo un semplice corso di scrittura credo sia limitato. Chi va alla corte di Mozzi sa, o dovrebbe già saper scrivere. Tuttavia, negli anni, ho seguito almeno altri due corsi di scrittura, alla Holden: nel 2006 e nel 2015. Hell su questo argomento, di recente, ha detto la sua; ritengo di poter dire anch’io la mia.

Perché si sceglie di seguire un corso di scrittura?

Se si deve partire da qualche parte nel dipanare questo argomento, credo si debba partire chiedendosi perché, in genere, si scelga di seguire un corso di scrittura creativa. Ogni aspirante può avere motivazioni particolari; nei corsi che ho seguito ho conosciuto persone di ogni tipo: assidue lettrici che volevano capire un po’ meglio questo mondo; insegnanti di lettere che volevano avere qualche mezzo in più per spiegare ai loro alunni come nascono certe opere; curiosi; feticisti; annoiati; gente a caccia dell’anima gemella… i corsi servono anche a questo. Ma di aspiranti scrittori con velleità da romanzieri, in ogni classe a cui ho preso parte, ne ho sempre incontrati pochi; tra quei pochi c’ero io e forse altri due o tre per corso.

Chi sceglie di seguire un corso di scrittura creativa spesso non lo fa per diventare uno scrittore, ma anche fra coloro che coltivano velleità si possono fare delle distinzioni: chi ha talento, ma ha bisogno di una spintarella; chi non ha talento, ma coltiva speranze; chi ha avuto da giovane dei sogni che poi ha accantonato e che adesso, in un momento particolare della propria vita, si diverte a spolverare con il corso; chi ha vissuto un vita piena, all’insegna di tutt’altro, e nella “vecchiaia” vorrebbe avere gli strumenti per riuscire a raccontarne alcuni episodi. Se ne possono aggiungere anche altri; ogni vita, ogni esperienza, è unica; possiamo però fermarci qui, perché questa è la statistica più frequente che mi è stato dato di osservare.

Manuali di scrittura creativa

 Non si può parlare di scrittura creativa, o meglio, del suo apprendimento, senza parlare di manuali. Per quanto mi riguarda, su questo argomento sono piuttosto cinico: imparare a scrivere da un manuale è come imparare a dipingere da un libro, o imparare a cucinare da un ricettario, o imparare a costruire una casa da un libretto di istruzioni; questo, al di là della bontà del manuale stesso. La scrittura è fatta di talento, di osservazione e di pratica. In un manuale, anche se le cose dette sono giuste, corrette, manca il confronto diretto con uno del mestiere; uno che possa dirti dove sbagli e dove vai bene.

In un corso di scrittura, se fatto bene, si ha esattamente questo confronto; noi siamo ancora scimmie, anche se evolute, impariamo quindi per imitazione. Questo confronto può avvenire attraverso la lettura, non di manuali, ma di romanzi; oppure attraverso la scrittura, osservando le reazioni di chi legge. Un lettore che sia solo un lettore però, può dare delle indicazioni fondamentali allo scrittore già scafato, ma l’aspirante o l’esordiente privo ancora della giusta maturità necessitano di un giudizio più professionale, di chi sa, di chi c’è già passato.

Uno scrittore che decide di vendere il suo tempo, attraverso un corso di scrittura creativa, offre esattamente questo: l’esperienza di chi ha già sbagliato, ma alla fine ha anche capito come superare certi errori. Lo scrittore dovrebbe in prima istanza anche decidere a chi rivolgere il proprio corso: un corso aperto a tutti è una cosa; un corso specifico per chi ha velleità è un’altra cosa.

Perché seguire un corso di scrittura creativa

Non posso parlare per tutti, soprattutto non posso parlare per chi ha motivazioni diverse da quelle finalizzate a scrivere un romanzo, in linea di massima però l’aspirante sceglie di seguire un corso di scrittura creativa per tre motivazioni: insicurezza; insicurezza; contatti.

Queste tre motivazioni possono manifestarsi assieme nelle stesso individuo; personalmente ne coltivo almeno due. Se vi pare che abbia ripetuto la stessa parola due volte: c’è insicurezza e insicurezza. C’è l’insicurezza di chi potrebbe fare da solo, ma ha bisogno del conforto amichevole di una persona che ritiene “affermata” nel campo; c’è l’insicurezza chi sa bene di non avere tutti gli strumenti necessari (nella propria cassetta degli attrezzi, ndr) e cerca qualcuno che possa aggiungerli. Poi ci sono i contatti… Non vi dirò quale insicurezza coltivo io; arrivateci da soli o fatevi i fatti vostri. Vi dirò, però, che i contatti in questo mestiere, come in ogni altro, sono più importanti del talento. Potete avere talento, ma se nessuno lo sa non vi servirà a granché. Magari potreste venire scoperti da morti…

Come scegliere un corso di scrittura creativa

Se il vostro caso rientra tra quelle persone che coltivano velleità artistiche a occhi aperti; se siete insicuri, ma consapevoli di avere delle buone carte per le mani; se siete insicuri, ma convinti che l’impegno faccia la differenza; se volete venire scoperti nel modo più tradizionale (ed efficace) possibile; beh… allora continuate a leggere, quello che segue vi riguarda. Tutti gli altri possono fermarsi qui: grazie.

Se ritenete di voler seguire un corso di scrittura creativa, assicuratevi di sceglierne uno valido. Ma cosa si intende per valido? Un corso valido ha le seguenti caratteristiche: chi lo propone è uno scrittore affermato; lo scrittore affermato che propone il corso insegna direttamente, non lascia che sia qualcun altro a occuparsene al posto suo; alla fine del corso l’insegnante si prodiga per lanciare (nel mondo dell’editoria) gli aspiranti di talento che gli sono capitati per le mani; lo scrittore che propone il corso ha qualcosa di valido da insegnare; lo scrittore che propone il corso non ha fame, ma il genuino piacere di scoprire talenti.

Un corso di scrittura creativa valido è sempre un binario a doppio senso: serve all’aspirante, ma serve anche all’insegnante. Se non è un binario a doppio senso, ad esempio se serve solo all’aspirante, allora vengono a mancare almeno due delle qualità sopra elencate; se serve solo all’insegnante, allora queste qualità vengono a mancare tutte. Gli scrittori che scoprono talenti, guadagnano in fama e rispetto. La fama (non la fame) e il rispetto, nell’editoria come nel mondo scientifico, sono le fondamenta su cui si reggono la carriera e il successo (in una parola: denaro, quello vero). Lo scrittore serio che propone un corso di scrittura creativa sceglie di vendere il suo tempo non per insegnare, non per guadagnare (per quanto costosi, i soldi guadagnati dai corsi non ripagano il tempo), ma per scoprire nuovi talenti. Potrebbero scoprire talenti in altro modo, e magari lo fanno anche, ma in un corso hanno lì la materia prima da valutare e questa paga pure per essere valutata…

Se dovete scegliere un corso, scegliete uno in cui il vostro insegnante è uno scrittore che rispettate; in cui lo scrittore che rispettate siede con voi, al vostro fianco; in cui lo scrittore che rispettate e che siede al vostro fianco avrebbe anche un modo migliore per spendere il suo tempo (ad esempio scrivendo libri); in cui lo scrittore che rispettate e che siede al vostro fianco anziché scrivere libri, ha davvero il genuino, segreto, inconfessabile, e un po’ ossessivo, desiderio di scoprire un talento. Scoprire un talento, per uno scrittore affermato, è come scoprire un libro bello per un lettore affamato.

Diffidate da tutti gli altri; non servono.

29 Comments on “Come e perché scegliere un corso di scrittura creativa

  1. Meno male che io conduco un laboratorio di scrittura e non un corso 😛 Comunque torno più tardi, con calma. E Giulio Mozzi secondo me dovrebbe aprire anche un corso di tecniche di insegnamento della scrittura.

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    • Non volevo mitizzare la figura di Mozzi; non ne ha bisogno e forse non è neanche corretto (nel senso che non c’è nessun mito). Queste sono riflessioni nate dalla partecipazione, ormai, a ben tre corsi distinti di scrittura.

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  2. Sono molto scettica sui corsi di scrittura, ma del resto lo sono anche sulla figura di “maestro” in qualsiasi altro ambito. Tendo a essere autodidatta e non vedo che male ci sia nell’imparare dai libri: perché poi non si può imparare a cucinare da un ricettario?!
    Però, come tu stesso hai detto, ci possono essere vari e validi motivi per frequentare un corso. E ci sono persone che ne hanno bisogno, magari per dare una svolta alla loro scrittura. Non siamo tutti uguali, quindi ognuno trova la propria strada in modi diversi.
    Però tu ricordati anche questo: «Se incontri il buddha per la strada, uccidilo!». Prima o poi dovrai farlo 😉

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    • Prima o poi lo farò.
      Per quanto riguarda l’imparare a cucinare da un ricettario, dipende. Dipende da che tipo di cuoco vuoi essere, da qual è il tuo obbiettivo. Se devi cucinare per te stessa e la tua famiglia, non hai bisogno nemmeno di un ricettario. Se lavori in una cucina di un ristorante, imparare a cucinare da un ricettario non basta. Se vuoi diventare un grande chef… beh i ricettari li scrivi tu, ma dopo aver imparato. Quindi la scrittura creativa sta ai manuali, come la cucina “creativa” sta ai ricettari: dipende cosa devi farci. 😛

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  3. Sono scettico anche io sui corsi di scrittura creativa. C’è anche da dire, nel tuo caso, che ho sentito parlare di Mozzi la prima volta nel mio blog da LiveAlive, poi da te. Non sapevo né so chi sia.
    Che cosa ci guadagna uno scrittore affermato a scoprire talenti?
    Mi aspetto però di leggere un post in cui parli di cosa realmente hai imparato al corso.

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    • Uno scrittore affermato dallo scoprire talenti guadagna l’attenzione delle case editrici e del pubblico di aspiranti scrittori. Quindi, da una parte può ricevere mansioni (cioè lavoro) come talent scout, dall’altra come insegnante di scrittura con un certo credito (e seguito). Inoltre si avvia tutto un circolo virtuoso, chiamato indotto, di collaborazioni proficue. Non è affatto diverso da quello che succede in qualsiasi altro settore professionale; la scrittura non va vista come qualcosa di diverso: è un’industria! Scriverò un post su questo, invece, prima o poi.
      Per quanto riguarda ciò che apprendo al corso, non essendo io l’autore degli esercizi e delle nozioni devo sempre chiedere il permesso a Mozzi; questo mette in difficoltà me e lui.

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  4. Oggi è mercoledì, Salvatore scrive, ergo mi ritrovo nel ciclone mio malgrado. 🙂

    Caro Salvatore, devi sapere che “Spennabilità”, che ti ringrazio per aver citato all’inizio del tuo articolo, nasce da Giulio Mozzi, proprio lui. Ti spiego, e lo spiego anche ai tuoi lettori. In Voglio fare lo scrittore, Terredimezzo editore, leggo questa frase di Mozzi intervistato dall’autore del libro Davide Musso; “Nel mondo della letteratura come in quello del poker si entra solo per cooptazione, Ed esattamente come nel poker c’è chi viene cooptato perché è bravo, e chi perché è spennabile”.
    Da lì il post di “Spennabilità”, giocato tutto sulla lingua, l’ironia (si spera) e su qualche riflessione che da tempo medito, e che è stata poi espressa in modi diversi e vari da chi è intervenuto nei commenti. Commenti tutti validi, tutti interessanti, anche i tuoi tra l’altro. Quindi non ho detto la mia in quel post, ma in tanti hanno detto la loro. E così dev’essere. Sono quindi d’accordo con quanto affermi oggi.

    L’unica cosa in cui dissento è quando concludi con “diffidate da tutti gli altri”. No, qui sbagli: si diffida di, e non da. Diffidate dei corsi di scittura creativa mooolto creativa.

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    • Nessun ciclone, qui si chiacchiera da amici (coltello alla mano). Conosco il libro che citi, e conosco le opinioni di Mozzi. Da quando ho iniziato questo corso vi siete (questa è la mia impressione) focalizzati su questa esperienza e su una fantomatica stima mia, quasi cieca, nei suoi confronti. Non è così. Nel post parlo di corsi di scrittura in generale; oltre Mozzi ce ne sono tanti validi. La differenza la fa la serietà con cui, sia l’allievo, sia il maestro, intraprendono il percorso. Oltre questo, un corso deve avere delle caratteristiche precise, secondo me, per essere utile all’aspirante scrittore (ma si può allargare il discorso ad altri campi). Il senso del post è tutto qui.

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      • Personalmente non ti focalizzo. Ho scritto anche un post su “focalizzare” tempo fa, ma tu non c’entri. Questo era su “spennabilità” solo perché una parola che ho letto mi ha ispirato. Casualmente l’ha detta Mozzi, ma poteva dirla un altro. Era nell’aria. Se nel frattempo tu frequenti un corso di scrittura è solo un caso. La prossima parola che userò sarà “danza”. Spero di non vederti col tutù. Consiglio: se parli di Mozzi nel tuo post e poi dici che non c’entra, tutti pensano che Mozzi c’entri…

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        • Che vuoi che ti dica, sarà una mia sensazione. Mozzi lo cito perché rientra nel ventaglio delle mie esperienze; in quasi quarant’anni ne ho fatte diverse. Per non essere frainteso, non ho pensato che “spennabilità” fosse rivolto a me, così come non indosserei mai un tutù solo perché tu parlerai di danza in un post. Comunque stai affermando, se non leggo male, che non hai mai pensato neanche una volta: “Guarda Salvatore come si esalta per Mozzi, adesso”, giusto? 🙂

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          • Giusto. Ma staresti così bene col tutù… Nei commenti a “spennabilità”, mi autocito, dico addirittura che non c’è nulla di male a coltivarsi dei contatti editoriali. Tu sei esaltato di tuo, non c’è bisogno di altri. Spero infine che sia Mozzi a esaltarsi per Salvatore. E aggiungo, mi voglio rovinare, che se l’allievo non pensa di superare il maestro, vuol dire che è un allievo triste.

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            • Caro Hell, se tu non fossi un nick asessuato potrei quasi arrivare ad amarti! Tuttavia, pur immaginandoti già con la bava alla bocca, non credo che indosserò mai un tutù… neanche per farti piacere. Mi correggo: soprattutto per non farti piacere! Si sa mai che ti fai idee strane.

              P.S. io esaltato?!? Ma se sono l’immagine dell’umiltà penitente… XD

              P.S.2 il maestro è già alle spalle, fra poco mangerà polvere! 😛

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  5. Beh, diciamo che non saprei da dove cominciare prima:
    dove trovarli, come trovarli e come sceglierli… onestamente non sapreo 😀

    Sembra interessante il corso e forse più avanti potrò fare un pensierino…

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    • Se ti ispira partecipare a un corso, sceglilo sulla base di quello che ritieni ti serva per procedere verso gli obbiettivi che ti sei data. Corsi diversi danno benefici diversi, o non ne danno affatto. La maggior parte dei corsi di scrittura non sono diversi dai corsi di pittura, o di uncinetto, eccetera. Nessuno penserebbe che frequentando un corso di pittura si possa diventare da zero un novello Michelangelo… 😉

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  6. Secondo me con un corso più che altro ci si prende uno spazio di riflessione e di confronto. Si dedica del tempo a ragionare su cosa significa per noi la scrittura e a confrontarsi con i docenti e gli altri corsisti. Vale per la scrittura come per qualsiasi altra cosa (una volta ho partecipato a un corso intensivo di vela. Dopo essere finita in mare un numero imprecisato di volte ed essermi presa una volta pure il boma in testa durante una scuffiata ho deciso che, grazie, no, non fa per me. Altri ne sono rimasti folgorati).
    Si prova, ci si prende del tempo, ci si ragiona e si parla con persone che hanno la stessa passione. Se va bene, si acquisisce un poco di oggettività nei confronti del proprio lavoro e di quello altrui e qualche consiglio pratico che magari è utile e magari non lo è. Al peggio rimane un’esperienza umana.
    Secondo me il problema è magari l’eccessiva aspettativa. Nessun corso trasforma in, che so, Ken Follet (ci vuole la bacchetta magica per quello), così come nessun corso di cucina trasforma in uno chef stellato. Se vado a un corso di pasticceria e miglioro un po’ le mie torte è tutto ok, invece un corso di scrittura deve per forza cambiarmi la vita oppure è una truffa?
    Nel mio piccolo posso assicurare che, pur avendo letto parecchio a riguardo, i miei biscotti sono molto migliorati dopo un brevissimo corso tenuto da un cuoco di grande esperienza, anche se, certo, sono e rimangono dei biscotti fatti da un’imbranata. Non vedo perché non debba essere lo stesso con i racconti.

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    • Il punto è proprio questo, come scrivevo poco sopra, se fai un corso di pittura non ci si aspetta che da zero ti trasformi in Michelangelo; però potrebbe anche succedere, hai ragione. Magari scatta una scintilla…
      Secondo me sui corsi, di qualsiasi tipo, bisognerebbe sempre distinguere (e lo dovrebbe fare chi li organizza) tra quelli aperti a tutti e quelli “focalizzati”, come dice Hell, su chi coltiva velleità di un certo tipo. Facendo nuovamente ricorso alle mie esperienze dirette, posso dire che i corsi seguiti alla Holden erano più del primo tipo (io però non ho fatto il corso principale, quello che dura due anni e costa una barca di soldi), mentre quello che sto seguendo a Milano sembrerebbe, e il condizionale è d’obbligo, più del secondo tipo.

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  7. Mi fa molto piacere sentirti così carico per questo corso di scrittura, sembra che tu abbia scelto proprio quello adatto a te. Penso che sia importante scegliere un insegnante di cui si ha stima, e i cui libri leggiamo con piacere.

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  8. Io ne frequenterei uno solo per curiosità, per verificare se realmente possa essere d’aiuto per capire il funzionamento di certi meccanismi o da stimolo per migliorare quelli conosciuti.
    Avevo un laboratorio artigianale, giù in Sicilia, facevamo arteterapia organizzando corsi proprio di uncinetto e lavorazione del feltro (giusto per citare qualche tuo esempio). Le persone che venivano ad imparare come tagliare il feltro e cucirlo per farne una borsa, lo facevano prevalentemente per stare bene; io sperimenterei un corso di scrittura per lo stesso motivo: trovare benessere, lavorando con le persone giuste, nello sperimentare tecniche nuove o diverse o nell’approfondire quelle già in mio possesso.
    Lo farei, sì, se potessi! (Tempo, organizzazione logistica e, forse, anche disponibilità economica, me lo impedirebbero!)

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  9. Io ho imparato molto, sotto il profilo tecnico, grazie alla mia specializzazione universitaria: ideazione e sviluppo di prodotti mediali. Ho fatto ben quattro esami di scrittura creativa, anche se solo uno era di narrativa: gli altri si occupavano di soggetti cinematografici e format televisivi. Ciò non toglie, però, che certi insegnamenti sono trasversali: “Il viaggio dell’eroe” l’ho studiato per l’esame di cinematografia, e ho scritto ben tre “film” sulla base di questo schema: li ho ancora qui… chissà… magari in futuro diventeranno romanzi! 😀

    Credo che questo percorso abbia dato delle buone basi alla mia scrittura, e in questo momento non sento la stringente necessità di frequentare un corso. In futuro magari sì. Sono una persona che tendenzialmente non si preclude alcuna possibilità. In ogni caso, tu dici delle cose molto sensate. E sono d’accordo anche sul fatto che esista una differenza fra il “voler essere scrittori” e il frequentare un corso: non tutte le sciure che al mercoledì sera vanno a spignattare insieme a mia mamma ambiscono a diventare cuoche, si tratta per lo più di donne di mezza età che vogliono divertirsi e stare insieme… Pertanto, secondo me, bisogna cercare di frequentare corsi frequentati da persone autenticamente interessate, che non la vivono solo come un passatempo, perché questo è il tipo di contatto che arricchisce maggiormente.

    P.S. scusami il ritardo! Anche io sono un po’ presa in questo periodo! Il fatto che tu abbia diradato gli aggiornamenti mi aiuta a non avere arretrati 🙂

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  10. Non ho mai partecipato a corsi di scrittura, ma forse lo farei, se non implicasse spostamenti e sacrifici familiari. Credo che un buon insegnante abbia molto da dare, come pure la compagnia di altri appassionati di scrittura. Anche i manuali hanno molto da dare, e li strizzo per bene. Poi scrivo, e continuo a scrivere, e confido che le risposte arriveranno, in qualche forma. Ti auguro di avere trovato la tua forma giusta. 🙂

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    • Tu non hai bisogno di manuali; neanche di corsi. Però uno scrittore nel giro da vent’anni più trasmetterti molto sull’ambiente che ambisci a frequentare… 😉

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      • Sei gentile! In realtà credo che si abbia sempre bisogno di tutto, solo che periodicamente conviene decidere su cosa puntare di più, in base al momento e all’evoluzione delle proprie idee. Tanto il tempo per tutto non lo si trova, e forse è giusto così. 🙂

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