il peso del fumo

… quando il fumo si pesa in grammi

“Ha il colore di una mollica di pane impastata a lungo. Coricata su un fianco, perché mezza formata, è attraversata in senso longitudinale da due profonde e porose cicatrici. Il fondo, o quello che sarebbe dovuto essere il fondo se non fosse nata deforme, è in gran parte piatto e uniforme, ma con un bordo in rilievo, tutto attorno, tale da farlo sembrare un cratere lunare. Vista di lato ricorda il becco di una papera; di fronte: la punta di una vecchia ciabatta. In bocca ha il gusto di calzini sporchi intinti nell’anice, purtroppo, invece, è solo un repellente bonbon.”

La caramella – 

L’avete capito, oggi si parla di descrizioni. Sono solo tre le cose da tenere a mente quando si parla di descrizioni: concretezza; 5 sensi; profondità dei dettagli. Tranquilli, li vediamo assieme, ma lasciatemi dire che se c’è una cosa che i lettori vogliono assolutamente leggere… be’, sono proprio i fatti. Possiamo fare a meno dei pensieri cervellotici dei nostri personaggi, ma non dei loro gesti, né tantomeno di qualche dettaglio concreto sul mondo che li circonda.

Il mestiere dello scrittore

Natalie Goldberg, in Scrivere zen, dice: “Lo scrittore scrive di cose a cui gli altri non prestano molta attenzione. […] Quando viviamo troppo a lungo nello stesso posto, i nostri sensi tendono a intorpidirsi. Non ci accorgiamo più di ciò che abbiamo intorno. Ecco perché viaggiare è così eccitante. […] Lo scrittore è uno che dal Midwest va a New York per la prima volta, ma senza lasciare il Midwest; solo, vede la propria città con gli occhi di un turista che va a New York.”

Chi è uno scrittore, dunque? Uno che osserva, o meglio: uno che ha imparato a farlo. Le regole sono:

  1. Sforzarsi di osservare;
  2. Farlo tutti i giorni;
  3. Avere pazienza;
  4. Imparare da chi lo ha fatto prima.

Uno scrittore, continua la Goldberg, è un individuo come gli altri. Va a lavoro, corre a fare la spesa, gestisce la vita di tutti i giorni come fa ogni persona al mondo. Diversamente dagli altri, però, ha addestrato se stesso a osservare. Non solo, ma ritaglia del tempo per sé e, in questo tempo, rivive mentalmente tutto ciò che è accaduto, soffermandosi a osservare la consistenza dei dettagli.

Ho preferito in gran parte usare le parole della Goldberg perché, meglio di lei, non avrei saputo dirlo. Se lo dovessi dire con parole mie, direi che le persone normali, cioè tutti gli altri: guardano, ma non vedono. Uno scrittore, invece, deve accantonare lo sguardo miope di chi ha guardato infinite volte le stesse cose, e concentrarsi sul fascino oggettivo delle cose banali. Insomma, per farla breve, uno scrittore non è uno che vede ciò che li altri non vedono, ma uno che vede le stesse cose che vedono gli altri, ma da una prospettiva diversa. La potremmo, appunto, definire: il fascino concreto delle cose banali.

Concretezza

La parola lo dice da sé: le descrizioni devono essere concrete. Possiamo essere poetici e filosofeggianti e, nella trama, inserire un sacco di postulati e doppi sensi, ma nelle descrizioni vince la concretezza. Cos’è la concretezza? Con concretezza si intende: dettagli che abbiano consistenza, precisione, corposità. Quando il lettore dice: mi sembra di essere lì; significa essere riusciti a rendere le descrizioni concrete, al punto tale da aver permesso al lettore di calarsi nella storia.

5 sensi

L’uomo, per natura, è dotato di cinque sensi. Anche se la vista è quello più sviluppato e utilizzato, gli altri sensi non vanno ignorati. Una buona descrizione deve saper utilizzare in modo originale, ma concreto, almeno quattro dei cinque sensi. I più utili sono: vista, gusto, udito, tatto. Devono essere coinvolti.

Dettagli

Le descrizioni banali sono nefaste, peggio che non farne affatto. Cosa rende una descrizione interessante da leggere: i dettagli. Proprio quei dettagli che tutti guardano, ma che nessuno vede. Lo scrittore dice ciò che vede, ma il suo sguardo non è distratto, lontano, annoiato. È uno sguardo attendo, misurato, concreto e consistente. Guarda tutto da ogni angolazione. Non pone limiti alla sua osservazione.

Esempi:

Alcuni esempi di descrizioni oggettive: il sordo cicaleccio delle cicale in estate; l’impronta untuosa su una lente pulita; lo sguardo contratto di una vista miope; le bolle d’aria di un tombino allagato; la bava schiumosa di una lumaca; il rimbalzo imprevedibile di una goccia di pioggia; il cigolio stridente di cardini pesanti; il riflesso brillante di una finestra; la contrazione isterica di un muscolo teso; ruvida carta di una pagina voltata; l’odore del fieno di una maledetta allergia.

Dietro il dettaglio si nasconde il senso. La concretezza serve a rendere reale un’esperienza finta: quella della lettura. Coinvolgendo i cinque sensi diamo spessore a questa finzione. Uno scrittore, in fondo, è uno che racconta splendide bugie.

“Ho inventato ciò che non so e esagerato ciò che conosco, per continuare la tradizione di famiglia di raccontare sane bugie”

Sandra Cisneros

Il peso del fumo

Pesare il fumo è come pesare l’aria, o l’anima di una persona. Ma uno scrittore può fare anche questo. Per aiutarmi a spiegarvi il fascino concreto dei dettagli, e quindi il sottotitolo di questo post, ricorro a un passaggio del film Smoke (1995):

Augustus: «Con i ragazzi stavamo facendo una discussione filosofica sulle donne e i sigari».

Paul: «Ah sì, bene.. suppongo che siate partiti dalla regina Elisabetta».

Augustus: «La regina d’Inghilterra?».

Paul: «Sì, non Elisabetta II, Elisabetta I.. mai sentito parlare di Sir Walter Raleigh?».

Cliente 1: «Sì certo, quel tizio che buttò il mantello nel pantano!».

Cliente 2: «Io! Io fumo le Raleigh, sì! Ci trovo sempre un buono premio nel pacchetto».

Paul: «Proprio lui. Be’ Raleigh fu la persona che introdusse il tabacco in Inghilterra. E siccome era uno dei favoriti della regina – la regina Bessy, così la chiamava – fumare divenne popolare, perché di moda a corte. Sono sicuro che la vecchia.. la vecchia Bessy, ogni tanto si fumava un sigaro con Sir Walter! Una volta, scommise con lei che avrebbe misurato il peso del fumo».

Cliente 1: «Cioè, pesare il fumo?».

Paul: «Esatto, pesare il fumo».

Cliente 2: «Ma non si può fare, è come pesare l’aria!».

Paul: «Sì, può sembrare strano, è come pesare l’anima di qualcuno. Ma Sir Walter era un tipo furbo: prese un sigaro ancora intatto, lo mise su una bilancia e lo pesò. Poi lo accese e fumò il sigaro, bene attento che la cenere cadesse nel piatto della bilancia. Quando ebbe finito, mise il mozzicone nel piatto assieme alla cenere, e pesò quanto era rimasto. Poi sottrasse il nuovo peso dal peso originale del sigaro intatto: la differenza era il peso del fumo».

Se vi va…

Come esercizio potreste sforzarvi di descrivere una serie di banalità che vi circondano, oppure potreste prendere un oggetto qualsiasi, osservarlo per dieci minuti e poi descriverlo in dettaglio. In entrambi i casi, però, sforzatevi di essere concreti, di dare risalto ai dettagli, e di coinvolgere i cinque sensi.

21 Comments on “L’oggettività delle descrizioni

  1. Sono contenta che tu abbia letto “Scrivere Zen”, uno dei saggi fondamentali per la mia scrittura, non tanto per quel che riguarda la tecnica quanto, piuttosto, per la filosofia di vita che ne è alla base. Mi sento quasi responsabile di questo post! 😀

    Credo che il punto forte della mia scrittura siano proprio le descrizioni. Mi sono esercitata moltissimo, proprio grazie alla Goldberg. Cerco di prestare attenzione ai tre elementi che hai citato ma anche di non dilungarmi troppo. Nei miei testi non troverai mai tre pagine consecutive di descrizioni. Forse, nemmeno una intera. Piuttosto piccoli inserti buttati qua e là, dettagli ambientali che completano la scena ma non rallentano né appesantiscono. Ma, soprattutto, ogni descrizione deve essere funzionale alla trama, non limitarsi a un mero esercizio di stile.

    In ogni caso, usando la terza persona limitata, ogni descrizione è sempre filtrata dallo sguardo del personaggio. Non si può parlare di oggettività pura, ma di ciò che lui coglie. Questo, secondo me, rende il tutto ancora più vivo e vibrante anche se bisogna scegliere il focus più adatto.

    Liked by 1 persona

    • Concordo, anzi ti dirò di più: le descrizioni fatte con gli occhi del personaggio dicono di più sulla sua personalità che pagine e pagine di panegirici. Tuttavia, anche quando lo si fa attraverso gli occhi di un personaggio, bisogna sforzarsi di essere concreti nelle descrizioni. Non serve riempire le pagine, sono i dettagli che contano. 🙂

      Mi piace

      • Assolutamente d’accordo.
        Inoltre, come dicevo nel post sul punto di vista, una medesima ambientazione può essere percepita con occhi diversi. Io ho fatto questo esperimento per un ambiente preciso che aveva bisogno di una rappresentazione adeguata (sia sul piano fisico, sia su quello sociale) quindi, sebbene nel 99% dei casi era osservato dal protagonista, in un paio di situazioni ho usato altri punti di vista. Sono piuttosto soddisfatta del lavoro. E concordo sul fatto che i dettagli sono più importanti delle spiegazioni 😉

        Liked by 1 persona

        • Ma hai provato a cambiare il punto di vista all’interno della stessa scena, o in capitoli diversi? Non riesco a visualizzarmeli sti cambi… Poi magari, come quelle cose banali a cui spesso si fa poco caso, appena me li fai leggere finisce che ti dico: aaaaaah sì, certo… 😀

          Mi piace

          • ARGH! Tu mi vuoi uccidere: MAI CAMBIARE PUNTO DI VISTA NELLA STESSA SCENA!
            Se c’è un cambio all’interno dello stesso capitolo creo uno stacco con una doppia interlinea e i simboli ***, ma lo faccio solo se strettamente necessario. Meglio il rapporto uno a uno. Quindi quando parlo di cambio di focus voglio semplicemente dire che, se nel libro una determinata piazza è stata osservata da un certo personaggio, in un paio di scene potrà essere filtrata da qualcun altro per mostrare una differenza di prospettive. Ovviamente questo punto di vista sarà mantenuto per tutta la scena, senza sbalzi repentini.
            Ora mi sorge un dubbio: non è che quando ho scritto il post sul pdv tu mi hai fraintesa? Perché in questo caso le tue obiezioni sarebbero più giustificate. 😉

            Liked by 1 persona

            • Ecco, adesso si che è chiaro. Non capivo mica come gestissi questi cambi di punto di vista. Anzi, a pensarci bene, non l’avevi detto affatto. Comunque, come dicevo nel commento subito sopra: aaaaaah sì, certo… XD

              Mi piace

              • Mi stai facendo stalking per leggere le mie cose? 😀
                Comunque tranquillo che lascio decantare il racconto come hai suggerito e poi te lo mando 🙂
                Comunque sono contenta di aver chiarito e mi spiace se un’omissione non voluta ha generato fraintendimenti. 🙂

                Liked by 1 persona

                • Mi stai diventando Madre Teresa di Calcutta… Quando finisce il periodo: Peace & Love? XD

                  P.S. manda quando vuoi.

                  P.S.2 questo week and sono a Milano.

                  Mi piace

  2. L’esercizio mi sembra carino. Nelle narrazioni, però, non amo alla follia le descrizioni oggettive, preferisco filtrare il mondo attraverso gli occhi di chi guarda, quale che sia il narratore utilizzato. Escono delle cose interessanti!
    Quand’ero all’università, viaggiavo molto, d’estate, con un’amica che studiava urbanistica. Lei aveva un modo di guardare le città molto diverso dal mio, notava cose a cui io non facevo caso e viceversa. Ricordo che ad Edimburgo mi fece notare come cambiavano le forme delle piazze a seconda dei quartieri e dell’epoca in cui erano stati costruiti, aprendomi uno spaccato sulla città che mi sarebbe del tutto sfuggito. Quindi mi chiedo sempre cosa guardi il mio personaggio, a cosa faccia caso e perché. La sua descrizione è spesso molto diversa da quella che farei io…

    Liked by 1 persona

    • Sì, certo. Quello che intendevo dire è che, al di là di quale occhi guardano, le descrizioni devono essere concrete, coinvolgere i 5 sensi (il più possibile) e concentrarsi sul dettaglio. Ad esempio, chiunque potrebbe scrivere una frase sul tempo atmosferico dicendo semplicemente “piove”. Invece osservare il dettaglio di una goccia di pioggia che rimbalza in modo imprevedibile dà già una maggiore concretezza a un tempo atmosferico, in narrativa, altrimenti banale… 🙂

      P.S: com’è che cambiavano le piazze? Adesso sono curioso.

      Mi piace

      • Edimburgo ha una storia urbanistica meravigliosa, guarda una cartina e già te ne accorgi! Eppure, passeggiandoci dentro, uno rischia di non farci caso.

        Mi piace

  3. Ai 5 sensi non si pensa mai, ma hai ragione. Di solito si trovano sempre descrizioni visuali, senza soffermarsi a mostrare al lettore un ambiente più vero attraverso gli altri 4 sensi.
    Il peso del fumo è fantastico 😀

    Liked by 1 persona

  4. Uhm, esercizio fantastico.
    Ci provo subito:
    Il tavolo da cucina, in questo momento, è un campo di battaglia dove delle vittime inconsapevoli sono state immolate a beneficio di gole e palati pronti a spazzarle via definitivamente. Una banana giace sezionata ancora sulla sua buccia lacerata da mani impietose; le stesse che poco prima hanno affondato la lama di un coltello fino al cuore di una pera, dividendola in quattro parti e poi in piccoli succosi pezzetti. L’arancia viene scuoiata per poi essere spremuta dentro un terribile strumento di tortura che prima la schiaccia e successivamente la centrifuga. Il liquido arancione cola in un contenitore sprigionando il suo acre profumo, mentre gli inermi pezzi di frutta già nella ciotola di vetro chiedono di non essere smossi dal tocco risoluto del cucchiaio che li mescolerà tutti insieme. I kiwi attendono il loro turno, sanno che si vendicheranno con la buccia urticante, complici le fragole che aspettano solo di essere addentate per scatenare le reazioni più spietate degli anticorpi. Torsoli di mela, riccioli di bucce, scorze abbandonate su un angolo del tavolo…
    La strage di frutta può ritenersi conclusa.

    Gradite un po’ di macedonia?

    Liked by 1 persona

    • Carino. 🙂
      … ma l’esercizio consisteva nel descrivere un unico oggetto, in maniera concreta e con attenzione ai dettagli e ai 5 senti, possibilmente senza esprimere giudizi. Per intenderci: “terribile strumento di tortura” è un giudizio… Anche “campo di battaglia” è una sorta di giudizio. Alla fine, non sappiamo com’è fatto questo tavolo. 😛

      Mi piace

  5. Hai ragione, le descrizioni filtrate dagli occhi dei personaggi sono più efficaci. Per i miei gusti 5 sensi per ogni descrizione sono un po’ troppi, anche perché tendo a fare descrizioni molto brevi o spezzettarle tra le battute di dialogo e i pensieri del personaggio. Secondo me nella descrizione breve stanno bene un paio di dettagli, uno più usato (vista, udito) e uno meno usato (tatto, olfatto, gusto). Quello meno usato attira molto l’attenzione.

    Liked by 1 persona

    • No, certo, non intendevo di dover usare tutti i cinque sensi insieme ogni volta. Verrebbe fuori un saggio sui sensi… Il senso era di non concentrarsi sembre ed esclusivamente sulla vista. Esistono anche altri sensi da sfruttare. 🙂
      Anch’io preferisco le descrizioni brevi.

      Mi piace

  6. Nelle descrizioni viste attraverso gli occhi del personaggio, il narratore in terza persona può assumere sfumature del linguaggio che non gli appartengono, e che invece appartengono al personaggio? Per esempio se il mio narratore è ben educato e altisonante, ma arriva un tizio al bar e lo si “vede” tramite gli occhi della barista, che lo odia, posso scrivere “La barista vide entrare quel pezzo di m figlio di p del Signor Pino”?

    PS: Ho adorato la storia del peso del fumo!

    Liked by 1 persona

    • Quando si narra attraverso gli occhi di un personaggio (che sia la prima o la terza persona focalizzata) bisogna assolutamente usare il suo punto di vista. Il narratore non centra niente. Altro discorso è se sia opportuno essere tanto diretti quanto nella frase che usi a esempio. 🙂

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: