Il segreto del crowdfunding


Crowdfunding-per-ebook

… una piramide sommersa

Hai in mente un progetto e vorresti realizzarlo. Sai già di non poterti rivolgere ai professionisti del settore, perché la concorrenza è forte, tu sei un semplice mister nessuno e gli addetti ai lavori puntano solo sui cavalli vincenti. La conseguenza logica è provarci da soli, ma da soli non è facile vero? Ecco l’idea, si chiama: crowdfunding.

Il progetto che hai in mente è pubblicare un libro. Lo senti spingere da dentro e pensi sia arrivato il momento di prendersi quell’anno sabbatico che sognavi da tempo per tirarlo fuori e pubblicarlo. Gli addetti ai lavori, quelli che non ti darebbero retta, sono le case editrici. Mettici dentro anche gli agenti letterari, quelli quotati soprattutto. Nessuno di loro ti darebbe una chance, neanche se tu fossi il nuovo Paolo Giordano. Il self-publishing in certi casi è l’unica scelta possibile. Ma cos’è il crowdfunding?

Conoscenze comuni

Me ne sto seduto tranquillo nell’atrio di una grossa azienda in attesa che il mio interlocutore si faccia vedere. Occupo il tempo pensando alle domande da rivolgere a Giovanna Russo, quando un trillo mi ricorda un appuntamento su twitter. Quelli di Narcissus si sono inventati una chat pubblica canterina per chiacchierare di crowdfunding e mi hanno invitato ad assistere. In genere non mi concedo così facilmente al primo appuntamento, tuttavia il crowdfunding è un argomento che avevo in animo di esplorare da un po’. Accedo alla chat.

E chi ti trovo? Un sacco di gente che parla di crowdfunding certo, ma per esperienza personale. Figo!, mi dico, è sempre meglio avere informazioni di prima mano che spulciare in rete. A partecipare alla discussione ci sono Marta Dall’Omo di Produzioni dal Basso – una piattaforma di crowdfunding -; Roberta e Cristiano che hanno curato il progetto L’Architemario. Volevo fare l’astronauta.

Quello che leggo in chat interesserà anche te, caro aspirante. Naturalmente questo non è un resoconto, ormai mi dovresti conoscere: sono bastardo dentro. Quello che stai leggendo è il frutto delle mie indagini, poco accurate e molto maligne, sul finanziamento collettivo per la realizzazione (in questo caso) di un ebook.

Finanziamento collettivo

Il finanziamento collettivo non nasce oggi, né per la realizzazione di progetti editoriali. La sua invenzione risale alla metà del Settecento, quando Jonathan Swift ispirò gli istituti di microcredito per combattere la povertà irlandese. Esso infatti si può rivolgere a qualsiasi tipo di iniziativa: dagli aiuti umanitari al sostegno nell’arte, dal finanziamento di gioiellini tecnologici alla realizzazione di un ebook.

Il funzionamento è semplice. Tu hai in mente una storia. Tu hai una certa reputazione, quella d’essere uno scrittore niente male. Quello che devi fare è esporre il progetto a una combriccola di amici, conoscenti e sconosciuti cercando di convincerli a finanziare il tuo progetto. Per realizzare un ebook, infatti, servono soldi. Certo, si può fare anche a costi vicini allo zero, ma un progetto che mira a vendere davvero e piazzarti in alto nelle classifiche non può accontentarsi d’essere pubblicato senza un editing professionale, una copertina da urlo e un progetto di marketing che ne faccia conoscere almeno il titolo in giro per il web.

Con l’aiuto di un piccolo (o grande) gruppo di persone che crede fermamente in te e nel libro, si possono tirare su soldi a sufficienza per pagare tutto quello che esula dalle competenze di uno scrittore: editing, correzione bozze, copertina, marketing… Mentre li ascolto twittare però, una domanda mi sorge spontanea: perché degli sconosciuti dovrebbero prestare soldi proprio a me, permettendomi di realizzare il mio libro? Che ci guadagnano loro?

Piramide finanziaria

Una piramide finanziaria è una forma di raggiro. Si fonda sul reclutamento di nuovi partecipanti al progetto finanziario. Ogni nuovo entrante paga a chi gli ha concesso questo beneficio una certa somma, in cambio a sua volta acquisisce il diritto di reclutare. Questo è uno schema basilare, ne esistono numerose varianti. La piramide finanziaria è illegale in Italia dal 2005, poiché attraverso la sua realizzazione non si effettua alcuna attività economica reale.

Per alcuni versi il crowdfunding può sembrare una delle tante varianti di piramide finanziaria, ma non lo è per almeno due buoni motivi: c’è a tutti gli effetti un progetto economico che sfocia nella realizzazione del progetto stesso (nel nostro caso un ebook); i partecipanti non pagano un accesso alla piramide, ma anticipano il costo del libro. Un po’ come se Stephen King vi chiedesse: «Gente, vi va di leggere un mio nuovo libro? Sì? D’accordo, ma per realizzarlo, per pagarne i costi, dovete anticiparmi i soldi del prezzo di copertina».

Se lo chiedesse il King, rifiuterei. Nel caso di un giovane autore che vuole farsi conoscere, invece, la ritengo un’iniziativa che vale la pena di sondare. Naturalmente, affinché non si tratti di una truffa, alla fine con quei soldi qualcosa la si deve realizzare per davvero. Nel caso del crowdfunding la sottile linea di demarcazione tra la truffa e una reale iniziativa economica passa proprio per la pubblicazione di un ebook (o il lancio di un nuovo detersivo, di un dispositivo di accensione del vecchio giradischi al battito delle mani, o qualunque altra cosa vi passi per la testa).

Benefici per un autore

I benefici per un giovane autore sono piuttosto intuibili: si accede a una riserva economica che permette di finanziare il progetto, migliorando l’opera “fai-da-te”; si crea una comunità di lettori che acquistano il libro prima ancora che voi l’abbiate pubblicato, lettori che avranno tutto l’interesse a parlarne bene in giro; si realizza una complessa struttura di marketing, così complessa che semplicemente usando i social network un autore sconosciuto non sarebbe in grado di emulare.

Naturalmente c’è un lato oscuro della medaglia: riuscire a trovarli questi investitori, e riuscire a convincerli a sborsare denaro. Lo scoglio più duro da superare, temo, è proprio questo. Nessuno vuole anticipare dei soldi per qualcosa che ancora non esiste. In fondo cosa ci guadagna un investitore? La soddisfazione per averti permesso di realizzare il tuo ebook e una copia che avrebbe potuto comprare in un secondo momento? Un po’ pochino… Ma tu sei uno scrittore, giusto? Saprai convincere il tuo pubblico di lettori. Il segreto è fargli capire che il libro che vuoi pubblicare lo vorrebbero proprio leggere e se non ti finanziano… be’ non lo leggeranno mai.

Bene, vedo che arriva il mio interlocutore. Anche per me è arrivato il momento di tornare a lavoro… E voi, avete mai pensato di usare il crowdfunding per il vostro ebook nel cassetto?

34 Comments on “Il segreto del crowdfunding

  1. La prima volta che ho sentito parlare del crowfunding è stato in occasione dell’uscita di un film indipendente, “tu devi essere il lupo”, che aveva bisogno di un aiutino per sostenere i costi di distribuzione. In poche parole, si chiedeva di anticipare il costo del biglietto.
    Non ho mai fatto ricorso al crowfunding, ma in futuro chissà… certo è che dovrei inventarmi uno stratagemma per evitare di sembrare una che chiede l’elemosina. Questo, purtroppo, è un mio grosso limite psicologico!

    P.S. Il marketing piramidale esiste da ben prima del 2005, in Italia. Amway, per esempio, opera fin dai primi anni ’90. Lo so perché i genitori di una mia amica ne facevano parte. Su Herba Life invece non ti so dire. Questi però sono i principali esempi di marketing piramidale in Italia…

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    • Infatti ho scritto che è illegale dal 2005, non che esiste dal 2005. 😛
      Non è solo un tuo limite, credo sia un limite di tutti. A nessuno piace chiedere soldi. A nessuno piace “vendere” in senso stretto. Io che faccio il commerciale lo so bene. Ho visto un sacco di gente rinunciare dopo la prima settimana di lavoro. Non è per tutti. Tuttavia, nel caso del crowdfunding, esistono dei portali che posso facilitare le cose, rendendole più professionali di una cena con amici e conoscenti a cui chiedere denaro… 🙂

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      • Scusa, non avevo letto bene.
        Però in Italia ci sono tante aziende che lavorano legalmente con il marketing piramidale, Herbalife su tutti… quale stratagemma usano per rendere legale la propria attività?

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        • Semplicemente, a quanto ne so, Herbalife alla fine un prodotto lo vende davvero. Credo che la liena di confine sia proprio questa.

          P.S. specifico che non conosco Herbalife.

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  2. In pratica quello che prima si chiamava raccolta fondi. Ma detto in inglese è una cosa nuova 🙂
    A me non piace, sinceramente. La mia filosofia è sempre stata questa: se ho i soldi, posso permettermi una certa cosa; se non li ho, allora no.
    Per uno scrittore, poi, non credo funzionerebbe: perché la gente dovrebbe finanziare il libro di uno sconosciuto?
    Per me la raccolta fondi va lasciata confinata a iniziative di beneficienza o di salvaguardia dell’ambiente.

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    • Il crowdfunding (raccolta fondi) ha dimostrato di funzionare molto bene per la realizzazione di progetti tecnologici, ad esempio. Nel caso di uno scrittore, be’ deve poter dimostrare che ciò che ha in mente di pubblicare vale davvero la pena di essere letto… Ti ricorda qualcosa? 🙂
      Cos’è, invece, che non ti piace del crowdfunding? Perché non dovrei anticiparti i soldi del tuo ebook se penso che meriti una chance?

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      • Non mi piace chiedere l’elemosina, tutto qui. Non voglio soldi dagli altri, a meno che non debba guadagnarmeli.
        Se non ho soldi per il mio ebook, non lo pubblico, semplice.
        Inoltre queste iniziative sono pericolose per alcuni progetti: stai mettendo in piazza idee che possono fruttare soldi, magari. Non sono tutti onesti 🙂

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        • Vero, certo, ma vale anche per i racconti che piazziamo sui nostri blog. I racconti sono idee. Qualcuno molto disonesto potrebbe farsi un bel giro dei blog, raccogliere le idee migliori e trasformarle in romanzi… Vai poi a dirgli qualcosa. Che gli dici?
          Anche a me non piace chiedere l’elemosina, ma presentare un progetto editoriale a un editore, ad esempio, non è molto diverso che fare una raccolta fondi. Insomma, in entrambi i casi stai chiedendo soldi… 😛

          P.S. questa non è una difesa all’arma bianca per il crowdfunding. Probabilmente anch’io me ne terrei alla larga. La mia indole me lo impone! 😉

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            • Non credo sia poi così diverso. Anche in una raccolta fondi stai dando in cambio qualcosa, cioè il prodotto finale: l’ebook. In fondo, anche nel caso di un libro pubblicato da una CE, quel libro lo dovrai vendere no? Capisco che la prospettiva di vendere (che non è molto diverso dal chiedere soldi) non piaccia a molti autori, ma è il fine di una pubblicazione. Tutto si vende: il progetto di un ponte; un nuovo piatto da ristorante; un pezzo musicale; ecc.
              Intendiamoci, lo capisco. Capisco la tua perplessità, solo che è più simile a un limite mentale. Comprensibile, ma pur sempre un limite. Quando dovrai fare conferenze per vendere il tuo libro pubblicato da Newton Compton, dovrai indossare una bella maschera da tolla e mentire a te stesso. Mi spiego? 🙂

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                • Cioè le eviti? 😀
                  In realtà, non chiedi soldi per poi vendirgli di nuovo l’ebbok. Se non ho capito male, chiedi l’anticipo del costo del “biglietto”… In pratica pagano l’ebook prima che sia pubblicato per permetterti di pubblicarlo. Quella copia, i tuoi finanziatori, non dovranno mica ripagarla. Allora sì, che saresti un vero farabutto! 😛

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                  • Ho partecipato alla campagna per la realizzazione di lumina, un fumetto. Ne ho parlato anch’io qialche mese fa sul blog. Quando dai i soldi per la campagna è come dice Salvatore, è un anticipo sul costo di copertina, null’altro.
                    Ho pensato molto a questa campagna, ma non utilizzerei questo mezzo solo per produrre un ebook alla fine, se uno partecipa alla campagna vorrebbe avere il libro cartaceo alla fine!
                    Queste campagne però nascondo sempre deei rischi. Chi le apre deve essere bravo nel calcolare tutti i costi: grafico per la copertina e impaginazione (libro e\o ebook), correttore bozze, editing pesante/leggero, stampa, invio via posta/corriere. Alcuni di questi costi non possono essere preventivati in modo sicuro, perché non saprai fino alla fine quante saranno le persone disposte ad aiutarti. Cosa succede, se però arrivi al tetto che avevi prefissato (e quindi ora sei costretto ad avviare i lavori), ma i preventivi sono sbagliati e non corrispondono al numero reale di persone che si aspettano la loro copia?
                    Devi rimetterceli tu autore.
                    Il crowdfunding è un mezzo potente, ma è anche pericoloso!

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  3. Se dico solo “no” non faccio una gran figura, vero? E’ che non riesco a immaginare perché ciò che scrivo dovrebbe essere così importante da permettermi di spillare denaro agli altri. Lo farei se dietro ci fosse un’iniziativa benefica, questo sì; ma solo per pubblicare il mio romanzo… no, penso che il mondo possa farne a meno. Mi sembra anche una forma di diseducazione moderna. Chi dice che se voglio una cosa devo averla per forza? Se voglio andare in ferie, ma non ho soldi, non ci vado, invece che fare la colletta tra i conoscenti. Sarò detestabile, ma la vedo più o meno così. 😉

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    • Non sei obbiettiva, tu pubblichi con un editore. Tanti non sono così fortunati… o abili. Ad ogni modo, il self-publishing non è più solo un rimedio all’editoria, ma qualcosa di completamente nuovo, che si sta sviluppando in direzioni impreviste. Il crowdfunding fa parte di questa realtà. In fondo se si diventa imprenditori di se stessi i soldi per gli investimenti da qualcuno bisognerà pur farseli prestare. Gli editori li chiedono alle banche e gli scrittori indie ai lettori munifici… Non ci vedo nulla di male. 🙂

      P.S. può non piacere, certo, e a dirla tutta non so se io lo farei. Sono un tradizionalista, preferisco rapportarmi con le case editrici.

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      • Non vedo una gran parentela tra self-publishing e crowdfunding, sinceramente. La questione, per me, è in questi termini: c’è un motivo per cui questa mia iniziativa è importante “oltre me”, per così dire? Se chiedo un finanziamento alla banca, non lo faccio per comprarmi un vestito di Armani o andare alle Bahamas. Lo posso fare per acquistare una casa o mettere in piedi un’attività, comunque qualcosa di importante, che dà un beneficio più vasto. Pubblicare narrativa, senza iniziative benefiche collegate, non è cosa per cui chiederei mai soldi alle persone senza avere loro proposto un prodotto già finito.

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        • Be’ anche pubblicare un libro è qualcosa di importante, questo al di là dell’amore che ogni autore nutre per la propria “creatura”… È comunque un’attività di tipo imprenditoriale e va guardata solo da questo punto di vista. Si va davanti alle banche con un progetto e si ottiene un finanziamento. Non vedo differenze al riguardo. Se poi vogliamo prendere il discorso per un’altra via e chiederci se il mondo può fare a meno del nostro libro, l’unica risposta che mi viene in mente è: “Sì, certo. Il mondo può fare a meno del mio, del tuo e anche dei libri di Stephen King in effetti”. Mi spiego?

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          • Okay, allora diciamo che mi sembra più giusto chiedere un prestito alla banca piuttosto che fare la colletta. Almeno la banca è lì per quello e guadagna anche sul mio eventuale fallimento; è il suo lavoro, e io farei il mio. Se chiedo soldi a persone a caso non è la stessa cosa, nemmeno dal punto di vista legale, credo. Ma poi, scusa, tu per andare in ferie lo faresti il crowdfunding, magari promettendo di spedire il souvenir della torre di Pisa ai partecipanti? Ovviamente no. Sono fatti tuoi, e te le paghi da solo o non le fai. Anche il libro sono affari tuoi fino a quando non esce in commercio. Come ha detto Daniele, un imprenditore non chiede soldi ai clienti. No, non ne veniamo fuori. 😉

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            • Ahahah no, io non utilizzerei il crowdfunding per nulla, ma non è questo il punto che mi interessava sottolineare. Sia nelle tue sia nelle risposte di Daniele leggo una rigidità mentale che prescinde i gusti o il senso morale di ciascuno. Riprendendo il tuo commento, il punto è: ti sembra più giusto, o semplicemente corrisponde maggiormente alla tua indole chiedere soldi a una banca piuttosto che a un gruppo di finanziatori privati? Perché c’è una certa differenza fra le due cose.
              Vedi, io sono d’accordo con voi. Come ho detto, non mi affiderei al crowdfunding e forse neanche al self, se non semplicemente per giocare. Tuttavia vorrei che non si fraintendesse una cosa: utilizzare questo metodo per finanziare la pubblicazione in privato di un ebook non è sbagliato e non è nemmeno una cosa becera, è solo una strada alternativa. 🙂

              P.S. il crowdfunding è perfettamente legale.

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              • Una considerazione sul tuo esempio imprenditoriale: se tu chiedi un finanziamento per un tuo progetto, a una banca o ad altri, quello che ti verrà chiesto prima di tutto è una dimostrazione, carte alla mano, che il tuo investimento è valido e quindi, verosimilmente, tu sarai in grado di rendere l’importo con gli interessi; magari ti ipotecano pure la casa come garanzia. Per chiedere soldi con il crowdfunding per un tuo libro, cosa fai? Prometti ufficialmente che sarà meraviglioso e arricchirà il patrimonio culturale dell’umanità? E’ chiaro che gli importi in gioco sono diversi, ma stiamo parlando in linea di principio, mi pare (e qui parte la colonna sonora di Rocky ;))

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                • Se chiedi un prestito a una banca la prima cosa che ti chiedono è se hai garanzie da dare perché del tuo progetto a loro non gliene fotte un cazzo. Se chiedi dei soldi a dei privati quello che conta è la tua capacità di convincerli che il progetto è meritevole di investimento. In fondo si posso investire dei soldi anche per avere in cambio una soddisfazione, anziché altro denaro. Solo le banche chiedono denaro per denaro, le persone invece no. Quindi, se devi proprio chiedere un finanziamento, non chiederlo alle banche! (P.S. questo ero io che urlo: Adiranaaaaaaa). 😛

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      • Neanche io vedo un nesso fra self-publishing e raccolta fondi. Dove prendi i soldi? Dalle tue tasche, per come la vedo io 🙂
        Non chiederei mai i soldi ai lettori per il mio romanzo prima che questo debba uscire. Non posso e non voglio far pagare un prodotto prima che questo prodotto sia creato.

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        • Se così ragionassero anche gli imprenditori, quelli seri, non esisterebbe impresa né credito. Un autore che si auto pubblica, lo dici sempre, è un imprenditore, no? Allora perché non dovrebbe chiedere un finanziamento? Io il nesso lo vedo, eccome.

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            • Devo cercarlo, ma attraverso questo metodo un’azienda è riuscita a finanziare la realizzazione di un anello (di quelli da insossare al dito) per aprire a contatto portiere e porte predisposte. Un giorno quel piccolo dispositivo finanziato attraverso il crowdfunding permetterà alle persone di pagare ciò che acquistano senza utilizzare denaro contante o carte di credito, ma solo con un semplice tocco. Questo per dire che in fondo è solo un modo per arrivare a un obbiettivo, tutto qui. Può non piacere da un punto di vista personale – io stesso non ricorrerei al crowdfunding per un mio ebook -, ma non ci vedo nulla di male se qualcuno lo fa.

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                • Anche un libro in teoria. I più grandi autori non dicono sempre che una volta pubblicato, il libro, non gli appartiene più, ma appartiene all’umanità? Perché un autore che si auto pubblica non dovrebbe pensarla allo stesso modo? Non è che c’è un retro aspetto, quello di attribuire meno dignità a un autore che si auto pubblica in tutto questo? Partiamo dal presupposto migliore, cioè che l’autore sia uno scrittore valido, che potrebbe non avere troppi problemi a trovare una casa editrice e che crede realmente in quello che scrive. Un autore così non potrebbe decidere di auto pubblicarsi e, per farlo bene, di chiedere soldi a dei finanziatori che credano nel progetto quanto lui? Ripeto, io non ci vedo nulla di male.

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  4. Pingback: Il crowdfunding nell'editoria - Parte II: I pro e i contro - Lettore creativo

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