James Joyce

… quando Joyce inventò il flusso di coscienza

Cosa influenza la scrittura? Ognuno di noi vive all’interno del proprio ambiente. Sarà una casa, o una stanza. Un alloggio in un condominio, o una villa ai Caraibi. Magari una stamberga isolata, nel cuore del Canada. Solo per fare alcuni esempi possibili. All’interno, questi ambienti presenteranno una varietà di possibilità. Inutile tentare una descrizione sommaria. Basta che vi guardiate attorno e saprete con assoluta certezza che ciò che vedete voi, in questo momento, non corrisponderà in alcun modo a ciò che vedo io. Ognuno di noi insomma vive in un ambiente differente.

Nonostante questo, alcuni pensieri ci sono comuni. Accomunati forse da un identico interesse, quello legato alla scrittura, o a una prospettica comune, quella di diventare scrittori affermati. Quali siano questi pensieri comuni importa poco, perché l’argomento di questo post non sono loro, i pensieri comuni, e neppure i diversi ambienti in cui scriviamo. L’argomento di questo post l’ho enunciato all’inizio: cose che influenzano la scrittura.

Pensieri sparsi

Questo post è diverso da quelli che ho scritto finora. È diverso perché non ho alcuna idea di dove andrà a parare. Si dice così, no? Il motivo non è che non avessi altro di cui scrivere. Le idee, l’ho sempre affermato, non mi mancano. Il motivo per il quale non ho idea di dove andrà a parare questo post è che l’indeterminatezza di questa scrittura, o di questo modo di scrivere, è funzionale all’oggetto dell’indagine.

L’oggetto è, come sempre, la scrittura. La questione è: capire cosa la influenza. In che contesto però? Non sto parlando di letture, quindi possiamo eliminare l’influenza di altri scrittori. Non sto parlando neanche di relazioni, quelle che vengono a instaurarsi ad esempio all’interno di un blog, quindi eliminiamoci a vicenda. Cosa rimane? Rimangono la scrittura in sé, come oggetto che gode di vita propria, e i diversi ambienti. Quali ambienti? Quelli in cui scriviamo.

No. Non vi sto prendendo in giro. Siete solo entrati in un esperimento. Il bello di questo esperimento è che non ho assolutamente idea di che esperimento si tratti. Perché funzioni, anche il narratore, cioè io, deve esserne all’oscuro.

All’inizio ho affermato che gli ambienti non sono oggetto di questo post. Non ho mentito. Infatti, a interessarmi, non sono gli ambienti in sé, ma la loro interazione con la scrittura. Ad esempio: nella stanza in cui mi trovo io c’è una scrivania, quella dietro la quale sto seduto a scrivere, ma c’è anche un letto. Il letto si trova proprio di fronte alla scrivania. È un bel letto matrimoniale. Fidatevi, è comodo. Lo dico con consapevolezza, avendolo testato per tutta la settimana passata. Sopra quel letto, in questa settimana, ho dormito come non dormivo da tempo.

Perché mai dovreste essere interessati a questo letto, a questa scrivania e alla scrittura come oggetto in sé? La domanda non è corretta. La domanda corretta, invece, è: in che modo la scrivania e il letto influenzano la scrittura? Non so voi, ma vista l’insensatezza di questo articolo, io, smetterei di scrivere e, vista la comodità del letto, io, mi ci butterei a pesce. Questo crea già una dinamica interessante. Una dinamica a doppio strato. Doppio sì. Il primo strato è già stato enunciato: lascerei perdere la scrittura e mi metterei a letto. Il secondo strato, invece, è ovvio: lo intuite continuando semplicemente a leggermi… Nel senso che, se mi leggete, è ovvio che non abbia smesso di scrivere per sdraiarmi sul letto.

Cosa se ne trae? Ad esempio che il letto, quello comodo, non influenza la mia scrittura. O forse che c’è qualcosa che influenza la mia scrittura più del letto… A essere davvero contorti si potrebbe dire che il letto non potrebbe influenzare la mia scrittura perché se lo facesse, be’ smetterei di scrivere e non ci sarebbe alcuna scrittura. Ma forse anche questo è un modo di influenzarla, la scrittura. Non diciamo sempre che siamo in troppi, noi aspiranti scrittori? E se non lo diciamo, sicuramente lo pensiamo. Chi vorrebbe una concorrenza tanto numerosa e variopinta nel proprio campo?

Eppure noi siamo diversi. Noi scrittori intendo. A noi piace che ci sia tanta concorrenza. Ci piace perché più siamo, più sono le storie che possiamo leggere. Inoltre, ognuno di noi ha un modo diverso di dire le cose, giusto? Questo significa stili differenti. Potremmo raccontare tutti la stessa storia, mettendoci perfino d’accordo prima, e non uscirebbero due storie uguali neanche a farlo apposta. Questo, credo, è un bene. Basti guardare i nostri rispettivi blog. Parliamo tutti delle stesse identiche due cose: la scrittura come oggetto in sé; la nostra ambizione, cioè l’aspirazione di chi giustamente ambisce a fare di una passione qualcosa di più. Fosse anche solo la pacca sulla spalla degli altri che, alla fine del post, ti dicono: «Bravo, bel pezzo. Mi ha fatto riflettere. Ragionare. Commuovere. Piangere. Ridere. Starnutire!».

Si può davvero starnutire a causa di una lettura? Avevo un cugino che starnutiva sempre in presenza dei libri. Più erano numerosi, i libri, più lui starnutiva forte. Fortissimo. Roba da cappottarsi sul posto. Tipo capriola su se stessi, avete presente? Come quegli acrobati da circo… Solo che loro, gli acrobati, sono allenati a fare certe cose. Mio cugino no. O, almeno, non credo. Non è che l’abbia più visto molto ultimamente… Sarà a causa di tutti i libri che possiedo, credo. Sapete, ne ho molti. Ho sempre affermato di non essere un lettore forte, eppure se volgo lo sguardo sulla destra, dove si trova la libreria, proprio di fronte al letto matrimoniale, vedo solo volumi. Libri. Non sono mica ordinati. C’è troppo poco spazio perché lo siano. Sono infilati l’uno accanto all’altro con una certa forza, per farne stare il più possibile fra gli scaffali. Ma essendocene molti, di libri, tanti stanno coricati sopra gli altri. Insomma, il caos. Lo potete immaginare da soli. Caos. Nel luogo in cui vivo io… Io, che sono ordinato per indole. C’è stato un periodo della mia vita in cui se aveste aperto il mio armadio, be’ non avreste potuto non notare l’ordine cromatico in cui erano disposte le giacche, le camicie, le cravatte perfino. Ultimamente la mia vita deve aver preso davvero una piega bizzarra…

Tuttavia parlavamo di cosa influenza la scrittura, dico bene? Be’, non so voi, ma io non l’ho capito, quindi credo proprio che andrò a sdraiarmi sul letto, quello comodo. Buona notte.

P.S. se per caso vi è venuta un’idea, o anche solo un’intuizione, leggendo questo post, mi raccomando: scrivetela nei commenti.

11 Comments on “Ambienti diversi, pensieri comuni

  1. Ma che mi hai letto nel pensiero? Oggi sto scrivendo “Cosa influenza la nostra scrittura”, post venuto in mente ieri.
    Più che influenzare, nel tuo caso si parla di ciò che ti distrae dalla scrittura 🙂

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  2. Hai presente quando senti parlare una persona con un’inflessione particolare e dopo un po’ ne prendi l’accento? Ecco: quando ho ripreso a scrivere, la mia scrittura di getto era a volte condizionata da ciò che ascoltavo durante il giorno, dalle parole che lette o sentite. Magari ce n’era una che mi piace particolarmente e, inconsciamente, la buttavo nel pentolone. Ero ingorda di conoscenza e ancora immatura. Ora non mi capita più. Ho trovato le mie parole. Ho il mio accento.

    P.S. Potrei considerare l’eventualità di fare un meme su questo argomento! 😀

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    • Secondo me il flusso di coscienza e lo stile del linguaggio sono due cose profondamente diverse. È normale che nella vita quotidiana ciò che fai influenza la tua scrittura, non c’è nulla di male in questo. Altro discorso è copiare lo stile di qualcun’altro.
      Leggerò volentieri il tuo meme! 😉

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      • Si tratta di un condizionamento involontario, non di un tentativo di imitare gli altri (anzi: ho un po’ la scimmia dell’originalità). L’esempio dell’accento calza a pennello.

        Il meme ci sarà presto, ma per stasera sto preparando un altro post (se dovessi star dietro a tutte le idee dovrei pubblicare un articolo al giorno :D).

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  3. Mi hai soprattutto fatto pensare che, se fossi allergica alla scrittura, allora forse mi verrebbe un impulso irresistibile a scrivere. L’allergia come stimolo, che ne dici? Ci sarà modo di indurla? In fondo perchè no, se c’è chi starnutisce leggendo… 😉

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  4. 😀 Mamma mia, non avevi mai scritto post così contorti 😛

    Vediamo qualcosa che influenza la mia scrittura? Sicuramente le pacche sulle spalle di chi crede nel mio lavoro, più di me senz’altro e la musica. Quando ascolto le opening di alcuni anime che seguo, le immagini e le scene di ciò che deve ancora avvenire nello scritto mi fulmina.

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