Mondadori

…quando un libro vale 180 milioni

Di solito il lunedì pubblico qualcosa di inerente alla rubrica Umane deviazioni. Tuttavia, dopo il mio recente scostamento dalla vita di sempre, essendo come conseguenza affiorata una maggiore “sensibilità d’animo” (non ridete!), i serial killer, gli stupri, le deviazioni in genere, hanno smesso almeno momentaneamente di fare presa su di me. Viaggio su livelli più elevati adesso. Il mio animo psicopatico ha fiutato i sostrati di amore fluttuanti nell’aria… e si è redento.

Insomma, per farla breve, per un po’ sospendo la rubrica sulla violenza, per fare spazio a tanto più amore. Peace e love, cari follower. Ma non è questo l’argomento del post di oggi. Oggi parliamo di economia. Sì, avete letto bene: economia. Per dei scribacchini quali siete voi può essere un argomento inusuale, lo comprendo. Però, se volete fare della vostra passione un mestiere, prima o poi arriva anche il momento di ficcarci almeno un po’ il naso.

Il mercato dei libri

A dominare il mercato dei libri in Italia, finora, c’erano pochi grandi gruppi e una miriade di piccolissime case editrici indipendenti. La maggior parte delle case editrici di dimensioni che potremmo definire medie, con il tempo sono state assorbite dai gruppi più grossi, pur mantenendo una formale indipendenza. Chi sono questi gruppi? Due, in particolare: Mondadori, con tutte le sue ramificazioni, di casa Berlusconi; RCS, con tutte le sue ramificazioni, di casa Rizzoli.

Naturalmente è più complicato di così. Di mezzo ci sono banche, fondi di investimento, holding, azionisti, ecc. Ad esempio, del gruppo RCS, a parte quotidiani come il Corriere della sera e la Gazzetta dello sport, fanno parte anche gli editori Rizzoli, appunto, Bompiani, Fabbri, BUR, Marsilio, Sonzogno, ecc. Mentre, di casa Mondadori, fanno parte: Piemme, Einaudi, Sperling&Kupfer, fra gli altri; oltre ai periodici: Donna moderna, Cosmopolitan, Chi, Focus, Panorama… I nomi non si fermano qui, ma è inutile fare lunghi elenchi di cose che potreste tranquillamente trovare da soli.

Questi due grossi gruppi editoriali, con le mani ben ficcate sia nel mercato delle pubblicazioni librarie, sia in quello delle edicole, si spartivano la fetta più grossa lasciando le briciole ai piccoli indipendenti e ad altri gruppi (ad esempio il Gruppo editoriale l’Espresso) molto meno influenti. Ma adesso le cose stanno cambiando…

Monopolio!

RCS ha accumulato debiti per circa 300 milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. Già nel 2010 aveva tentato di vendere, prima in blocco, poi singolarmente, le varie testate giornalistiche… Non essendoci riusciti hanno ricapitalizzato le proprie quote azionare, spremendo soldi dagli azionisti, già una volta e con l’opzione pronta per farlo una seconda.

Cosa significa “ricapitalizzare”? – è un termine usato in finanza e si riferisce al valore delle azioni. Il capitale di un’azienda quotata in borsa è dato dalla moltiplicazione del numero di azioni per il loro valore di mercato. Quando un’azienda quotata ha bisogno di capitale, cioè di soldi freschi di stampa, può ricorrere a diverse opzioni, una delle quali è la ricapitalizzazione. Vale a dire: si aumentano il numero delle azioni, frazionando quelle già esistenti. In genere si giustifica mettendo a disposizione nuove risorse (macchinari, edifici, pubblicazioni…) e la ricapitalizzazione non è altro che un’adeguamento del capitale azionario rispetto al valore reale dell’azienda. Per farlo, si costringe gli azionisti a investire nuovi contanti per mantenere la loro quota di azioni. Se l’azionista non vuole o non può permetterselo, perde le azioni, vendendole, che finiscono nuovamente sul mercato a disposizione di altri acquirenti. In questo modo, l’azienda, intasca nuovo contante con cui pagare gli investimenti (macchinari, edifici, pubblicazioni…).

Tuttavia non basta. RCS non riesce a saldare il debito e non può ricapitalizzare all’infinito. Ecco che, in loro soccorso, giunge l’amichevole e non vincolante proposta di acquisto da parte di Mondadori. Mondadori si è fatta avanti proponendo al gruppo RCS l’acquisto del 99,99% di tutta la sezione editoriale (quindi testate giornalistiche escluse) per una somma di 180 milioni di euro.

Se RCS dovesse accettare, e la Consob ha già dato il via libera per ufficializzare la proposta, si verrebbe a creare una mega holding editoriale che, da sola, deterrebbe il 40% del mercato librario nazionale. Vi sembra poco?

Valutazioni

Personalmente non sono in grado di farne. Il monopolio non è mai un bene, ma questo aumento di quote di mercato darebbe al gruppo Mondadori un peso ben maggiore per contrattare, ad esempio, proprio con Amazon… Sembra che l’interesse di Mondadori in tutto questo prema proprio in quella direzione. In che termini, non ne ho idea, ma così si vocifera.

Naturalmente bisogna aspettare di capire cosa intende fare RCS, che comunque appare parecchio interessata, e, nell’eventualità, cosa deciderebbe di conseguenza l’antitrust. Detenere il 40% del mercato librario costituirebbe un danno per i consumatori (i lettori)? Se l’antitrust decidesse per il sì, l’acquisizione non potrebbe essere portata avanti.

I sindacati, rappresentanti delle testate giornalistiche Corriere della sera e Gazzetta dello sport, hanno già fatto sapere che non vedono di buon occhio questa cosa e hanno dichiarato che non staranno con le mani in mano. Inoltre, la stessa Mondadori, non naviga – finanziariamente parlando – in buone acque. Di chi sono allora i soldi con cui Mondadori acquisterebbe tutta l’editoria RCS? Che domande… delle banche e del gruppo Fininvest.

Voi che ne pensate? Non solo come lettori, ma anche come aspiranti scrittori o scrittori emergenti. Pensate che questa fusione possa portare benefici o irrigidire ancora di più un mercato per altro in contrazione? Forse, un giorno, un unico gruppo editoriale avrà la facoltà di decidere cosa debbano leggere gli italiani e chi potrà pubblicare fra gli scrittori. Vorreste farne parte, o vi sentite già esclusi? Certo, la nuova mega holding libraria non sarebbe il primo grosso gruppo editoriale al mondo…

11 Comments on “Monopolio librario

    • In questo caso avrebbero in mano il 40% del mercato, non so se si possa già parlare di monopolio. La differenza, però, cosa la fa? Il fatto che il restante 60% è in mano a editori troppo piccoli per competere realmente con il colosso che si verrebbe a creare tra la fusione di Mondadori e RCS libri…

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  1. Condivido il pensiero di Chiara.
    Ma comunque oggi c’è anche il self-publishing che non per forza significa Amazon, visto che puoi pubblicare il tuo libro dove vuoi. Anche creando tu un negozio personale.

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    • Verissimo, si può fare anche questo. Certo, si diventa competitor di un colosso che detiene il 40% del mercato, ma noi puntiamo sul restante 60%! 😉

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  2. Che domanda! Farne parte, forever. 🙂
    Nel quadro che hai presentato manca uno dei colossi: GeMS, cioè il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, che include Grazanti, Corbaccio, Guanda, Longanesi, Nord, Salani e altre. Non che io segua tanto questi macro-aspetti dell’editoria, ma GeMS lo conosco perché organizza il Torneo IoScrittore, cui ho partecipato qualche volta. L’ipotesi di monopolio mi fa arricciare il naso, ma è difficile dire quali sarebbero le conseguenze. Secondo me è un po’ un cliché immaginare il Grande Fratello che controlla tutte le pubblicazioni, un po’ come quando si diceva che nel Duemila ci saremmo alimentati con pillole. Io di pillole a tavola ne metto solo se sono malata, e spesso neanche in quel caso, perciò…
    P.S. Sparisce il sangue, arrivo io! Sarà un caso? 😉

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  3. Il monopolio in sé non fa bene né all’acquirente (che avrà meno scelta e prezzi presumibilmente tenuti alti) né al libero pensiero.
    Detto questo, perché la coerenza è tutto, se mi chiamasse adesso il direttore editoriale di uno qualsiasi dei marchi citati di gruppi Mondadori, Rcs o GeMS per propormi un contratto, firmerei di corsa.

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    • Credo che ai grandi gruppi, come e più dei piccoli, interessi solo vendere. Se tu scrivessi un libro rivoluzionario che ha la potenzialità per vendere un milione di copie, te lo pubblicherebbero al volo. Potresti perfino scrivere cha al tuo editore piace masturbarsi in pubblico, nel tuo libro, non gliene fregherebbe niente! 🙂

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  4. Cioè tu quando ti senti Peace&Love scrivi di ste cose? Un romanticone! Ho salvato il post nel file “per quando un giorno ne avrò bisogno” e almeno per questa settimana non avrò gli incubi da post del Lunedì… fiuuu 😉

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