Come rendere originale un’ambientazione


Salem

…quando le persone fanno il luogo

Quello dell’ambientazione è un argomento su cui torno spesso. È evidente che non l’ho ancora sviscerato del tutto. Mi sembra ci sia sempre qualcosa da aggiungere. La volta scorsa ho parlato del perché non scegliere un’ambientazione italiana e, alla fine, grazie anche a Maria Teresa, sono giunto alla conclusione che a rendere noiosa e trita un’ambientazione non sia il luogo, ma il modo.

Il modo, sì. Vedete, a me, le storie ambientate in Italia sanno sempre un po’ di posticcio. Quando mi capita per le mani uno di quei libri lì, be’, la prima cosa che mi viene da fare è alzare gli occhi al cielo e riporlo al suo posto. Ho sempre pensato che questo sia dovuto al luogo… Se fosse così, perché allora i romanzi di Camilleri (ambientati in Sicilia) e quelli di Malvaldi (ambientati in Toscana), non mi hanno fatto storcere il naso? Questo post nasce, dopo attente riflessioni, proprio per rispondere a questa domanda. L’argomento di oggi, quindi, è: piazzala dove ti pare, basta che sia originale.

Peculiarità regionali

La prima cosa che mi viene da pensare, per rendere originale e quindi attraente un’ambientazione, è di scovare lo straordinario dall’ordinario. Cosa significa? Camilleri piazza le sue storie in Sicilia e sono storie che probabilmente da quelle parti rasentano la normalità. I pensionati del BarLume, di Malvaldi, possono essere incontrati in ogni bar d’Italia e, sinceramente, una storia da bar, io non l’avrei mai letta. Cos’ha allora di straordinario l’ordinario delle loro storie?

La prima, lampante, osservazione è l’uso del dialetto. Parlo di dialetto, ma è possibile che si tratti in entrambi i casi di un italiano sapientemente sporcato, perché io, che parlo solo italiano, non ho trovato alcuna difficoltà a leggere i loro dialoghi. Il dialetto, in qualsiasi romanzo, mi farebbe retrocedere di almeno tre metri, eppure in questo caso funziona al contrario, perché entrambi gli autori hanno capito che gli altri italiani, quelli che non vivono in Sicilia o in Toscana, non hanno l’opportunità di sentire quotidianamente parlare il siciliano o il toscano, riuscendo per di più a capirli.

La croccantezza di un’ambientazione

Cos’hanno fatto questi due autori? Un’operazione molto ingegnosa, a parer mio. Hanno scritto una storia valida, ma non originale. Le loro storie, se analizzate al dettaglio, non hanno davvero nulla di originale. Poi le hanno piazzate in una località “regionale” che sa di “tipico”, ma eliminando da queste tutte quelle caratteristiche locali troppo caratterizzanti, che rischierebbero di scadere nei cliché. Quindi hanno aggiunto il dialetto (italiano sporcato) della zona, ma solo nei dialoghi o nel parlato dell’io narrante del personaggio che pensa. E voilà, una storia bella da leggere, che sa di “particolare”.

Ma attenzione, le loro storie non sono originali mica perché non sarebbero capaci di inventarne, di originali. Affatto. È una scelta meditata, invece. Perché la non originalità della storia corrisponde all’esigenza del lettore di leggere qualcosa di nuovo, certo, ma allo stesso tempo di già sentito, in modo tale da non fare troppa fatica, da ricondurlo a un vissuto che gli è familiare. Questo, unito alla croccante tipicità dell’ambientazione, crea l’effetto voluto. Sapienza narrativa, o marketing senza scrupoli? Non importa, credetemi. I loro libri funzionano, ed è l’unica cosa che conta.

Tuttavia, se dovessi cercare di riprodurre il loro modello, io avrei delle belle difficoltà. Ad esempio non conosco alcun dialetto e, nonostante all’università abbia studiato dialettologia italiana (vi assicuro che esiste ed è una branchia della linguistica), fare quel lavoro, di prendere l’italiano e sporcarlo scientemente con il dialetto, mi risulterebbe davvero troppo noioso… Ci sono allora alternative? Sì, certo che ci sono. I loro, mica sono gli unici romanzi al mondo che funzionano!

Cos’è un’ambientazione?

Partiamo da questa domanda. Si potrebbe facilmente rispondere che è un palcoscenico su cui si muovono dei personaggi, con dietro una scenografia. E… sbaglieremmo. L’ambientazione non è il luogo in cui si svolge una storia, ma tutto il resto. Per fare un esempio voglio citare un altro grande scrittore: Stephen King. Lo so, lo so il suo nome è eccessivamente inflazionato. Mi scuserete, questa volta non lo cito per comodità data dalla fama del personaggio, ma dal fatto invece che lo ritengo davvero uno scrittore abilissimo con le ambientazioni. Forse il migliore in questo. Per dimostrarvelo citerò uno dei suoi libri meno importanti, potremmo definirlo addirittura secondario: Le notti di Salem.

Si tratta di un libricino (piccolo rispetto allo standard del maestro) che parla di vampiri; neanche in modo poi così originale. La storia è ambientata a Salem, nel Massachusetts. Ora, togliete i vampiri, eliminate anche la ragion d’essere della storia, cosa vi resta? Un dannatissimo romanzo! Fatto di cosa? Di personaggi secondari che interagiscono in questa rurale cittadina americana. Potrebbe bastare solo questo per leggerlo e con piacere persino.

Se eliminate i vampiri, vi rimane comunque un romanzo. Anzi, un romanzo addirittura migliore. Cosa ci stanno a fare allora i vampiri a Salem? Niente, assolutamente niente. Se qualcuno glielo avesse detto, al King, non ci avrebbe creduto… Invece è così, eliminateli e vi resta comunque un gran bel libro da leggere, fatto di tutte quelle migliaia di personaggi che interagiscono fra loro al di là della storia narrata.

Chi sono questi personaggi? Non certo il protagonista, o la sua spalla, il mentore, o l’antagonista di turno; no di certo cari follower. Sono tutti quei personaggi di sfondo che fanno parte della storia solo come comparse, magari anche solo per mezza paginetta, ma che con la loro interazione modificano la vicenda. Di poco, ma la modificano. In questo, Stephen King, è davvero il migliore. Perché lui ha capito che un’ambientazione non è fatta solo dalle caratteristiche geografiche della località (gli alberi, le case, i fiumi), ma dalle persone che ci vivono. Non solo, ma di certo non si fa sfuggire l’opportunità di tenere conto delle loro azioni e di dare a queste un riflesso nella storia. In questo modo, le sue storie sembrano ricche, piene, anche al di là della vicenda narrata.

Ambientazioni che vale la pena leggere

Se cercate di tirare fuori lo straordinario dall’ordinario, ne eliminate le caratteristiche troppo tipiche (i così detti cliché) e lo riempite di personaggi secondari che interagiscono realmente fra loro (cioè non stanno fermi sullo sfondo), allora potete ambientare la vostra storia ovunque, perfino in Italia, con la tranquillità data dalla consapevolezza di aver scritto qualcosa di valido.

Caro follower, forse neanche questa volta sono riuscito a mettere un punto a questo argomento, ma almeno mi sono avvicinato di un passo all’idea di ambientazione che ho in testa. A me piacciono piene, ricche, ma non tipiche o già viste. Non serve che siano esotiche, neanche che siano originali, basta solo che non siano eccessivamente “normali”.

E tu, caro follower, che ne pensi? Qual è la tua ambientazione ideale?

25 Comments on “Come rendere originale un’ambientazione

  1. Anche per me non è per forza il luogo: un’ambientazione italiana a partire dai primi del novecento in giù è per me interessante, non noiosa.
    Camilleri ha creato un’ambientazione originale, inventando città e casi particolari, condendo tutto con scene pittoresche della Sicilia.
    La mia edizione de Le notti di Salem supera le 600 pagine, ma hanno aggiunto scene tagliete alla fine, che non credo di aver letto perché messe così non ci si capiva niente.
    Però non sono d’accordo che se togli i vampiri, da quella storia resta solo il romanzo, perché tutto ciò che accade è per via dei vampiri.
    Resto però ancora abbastanza scettico sulle ambientazioni italiani nei tempi odierni.

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    • Secondo me sì, puoi togliere i vampiri e metterci qualsiasi scusa e ti resta comunque un romanzo validissimo, forse più valido che con la presenza dei vampiri. Poi, certo, è stato scritto per quello, per raccontare una storia di vampiri su un’ambientazione americana, quindi ho volontariamente esaggerato, ma non così tanto… 😉
      Malvaldi usa ambientazioni italine odierne, esattamente come Camilleri, eppure è validissimo. Non credo più sia il luogo, ma il modo.

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  2. Mi piace l’idea della croccantezza dell’ambientazione e trovo giusto quello che hai detto sui personaggi intesi come sfondo ambientale. Non ho letto Le notti di Salem, ma credo sia un concetto applicabile a tante altre storie. In questo senso si rende molto più vivo e colorato lo scenario in cui si svolge la trama.
    Grazie per la citazione 🙂

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    • Secondo me, fra tutti i libri di King – anche più validi da un punto di vista narrativo – Le notti di Salem vale la pena leggerlo.
      Grazie a te! 😉

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  3. La mia ambientazione preferita è il territorio in cui vivo, perché ne sono innamorata e penso di poterlo raccontare con gli occhi dell’amore… Peccato che un noto scrittore abbia pensato lui pure che fosse un posto meraviglioso e la cosa mi sta creando non pochi problemi (mannaggia a lui che neppure ci vive tutti i giorni, ci viene solo in vacanza…). Quindi in questo momento mi sento un po’ “scacciata di casa”.
    Mi posso sempre rifugiare nel passato. Da buona storica spero sempre di riuscire a dare croccantezza a racconti e romanzi storici…

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    • Non rifugiarti nel passato, combatti spalla a spalla e scaccia l’invasione barbarica! Scrivi nello stesso luogo, ma non necessariamente le stesse cose, allo stesso modo, giusto? E poi sono sicuro che sei più brava tu! Vedrai che scapperà con la coda fra le gambe… 😉

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      • Peccato che l’autore in questione si chiami Polillo e faccia gialli lui pure e sia una delle eminenze dell’editoria… Che poi l’ho anche conosciuto di persona, è simpatico, bravo e disponibile. Insomma, non si può neppure odiarlo!
        Comunque non mi rifugio nel passato. Mi piace alternare epoche diverse!

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  4. Il tuo post è validissimo, ma credo che parta da un’opinione troppo personale, che si ripercuote nella frase finale “potete ambientare la vostra storia ovunque, anche in Italia.”
    Insomma, che l’ambientazione italiana non vada bene è una cosa che pensi tu. Come sai, io credo che l’autore sia rappresentativo di un contesto, e trovo quindi “posticcio” (e anche quell’altra parola che ho utilizzato in mail) ambientare all’estero una storia che potrebbe benissimo aver luogo nel nostro paese.
    Ripeto: che potrebbe benissimo aver luogo nel nostro paese.
    Il romanzo “il sentiero dei profumi” (sebbene non mi abbia entusiasmato) si svolge prevalentemente fra Parigi e la Provenza. La protagonista è italiana e ci sono molte scene ambientate a Firenze, però una storia che parla di una creatrice d’essenze, secondo me, non avrebbe potuto aver luogo da nessun’altra parte, secondo me è stata una scelta azzeccata.
    Come già ho detto in un post (questo: http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/12/funzionalita-dellambientazione-e.html ) il tipo di storia che ho scelto potrebbe svolgersi solo a Milano, non riuscirei a collocarla altrove. Non è provincialismo, perché mi lascio molte porte aperte per altre opere future, bensì una scelta con motivazioni narrative solide.
    Concordo però su due cose: i regionalismi devono poter emergere. Io non uso il dialetto se non quando parla la nonna “bauscia” di uno dei personaggi, però cerco di utilizzare – soprattutto quando i personaggi sono giovani – espressioni molto diffuse in tale ambito. Ci sono espressioni che pur non essendo strettamente gergali e quindi facilmente comprensibili da tutti, secondo me sono tipicamente milanesi. Il blog del milanese imbruttito offre un grande aiuto al riguardo. Ma Milano è anche e soprattutto una città che raccoglie persone da tutta Italia, è multietnica. Per questo due personaggi sono “fuori sede”, uno del centro e l’altro del sud, mentre sto valutando di inserire anche uno straniero, ovviamente se sarà funzionale alla mia trama.
    Personaggi secondari caratteristici? Ci sono anche quelli. Gli appunti presi osservando la gente in metropolitana si stanno rivelando molto utili. 🙂

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    • In realtà, al riguardo, sto cambiando progressivamente idea e questo post è una prima apertura verso un’ambientazione italiana. Certo, ogni storia ha il suo luogo, la sua ragion d’essere, ma qui andavo un po’ oltre questo discorso. Il punto è che ogni ambientazione, ogni luogo, può essere noiosa. Perfino l’America, la sua parte provinciale e rurale, vista con gli occhi dell’americano medio, può essere tremendamente banale. Per noi europei rappresenta comunque un momento di evasione, perché non ce l’abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, non ci viviamo, è un luogo distante, spesso ancora oggi inraggiungibile da molti, quindi nei suoi confronti siamo più di bocca buona. Più severi, invece, siamo nei confronti dell’Itallia. Credo sia normale, ci viviamo. Ma ci sono modi, e tecniche, per rendere meno banale anche un’ambientazione che in fondo lo è. Cercavo di rispondere a questo questito… 🙂

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      • Ogni ambientazione è banale, e ogni ambientazione può smettere di esserlo. Spetta alla sapienza dell’autore saperla gestire. Io sto sputando il sangue (come per tutto ciò che riguarda il romanzo, del resto) e spero di fare un bel lavoro.
        Ci sono storie che non si sa dove si svolgano, e a volte mi sembrano quasi monche, è come se mancasse un pezzo. Anche la trama più “universale” (quella che puoi mettere a Sanremo o a Katmandu e non cambierebbe nulla) ha bisogno di ricevere solidità e struttura dalla sua ambientazione.

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        • La maggiorparte dei libri che vendono, e non parlo per forza dei migliori mai scritti, mi sembra rientrino spesso in questa seconda categoria… cioè quelli che potrebbero essere ambientati ovunque senza che cambi una virgola. Forse è solo una mia impressione…

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          • Per molti autori l’universalità della vicenda è molto importante perché si illudono di poter accalappiare un numero maggiori di lettori. Io invece la considero un handicap. 🙂

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            • Io non sono così estremista, in fondo lo scopo alla fine è vendere. Questo però non deve andare a scapito della qualità. Insomma, c’è ancora parecchio da riflettere…

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  5. Quello che hai detto è vero: anche un’ambientazione vicina può rendere, se l’autore riesce a evitare il banale. Io ho comunque una propensione per le ambientazioni estere, ma ho apprezzato moltissimo “Accabadora”, perché la Sardegna che descive è tutto fuorché banale per me (e l’autrice è un pezzo da novanta, il che aiuta). Non la vedo però un’operazione così tecnica come la descrivi, quella dell’autore mentre combina gli ingredienti. Credo che sia piuttosto la combinazione di un buon naso per i contesti fascinosi con un certo modo di vedere nella realtà i dettagli giusti. Mettere insieme questi due tipi di intuito sarebbe un bel salto di qualità. 🙂

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  6. Io ho ambientato il mio romanzo in un luogo indefinito, ma questa scelta ha una sua ragion d’essere visto che la protagonista vive una storia virtuale.
    Invece è giusto associare l’ambientazione alle persone di un certo luogo: ho da poco finito di leggere un romanzo ambientato in Islanda e lì la mancata descrizione fisica dei luoghi è sapientemente compensata dalla natura e dal modo di pensare dei protagonisti calati nel contesto dove vivono: respiri l’aria di quelle terre attraverso i dialoghi e le abitudini descritte.
    Anche a me piace l’idea della croccantezza dell’ambientazione.
    Postilla: nonostante le comuni origini e l’amore per la mia terra ed il mio dialetto, io non ho mai amato Cammilleri e le sue storie! Ma questo non c’entra: sono gusti!

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  7. Si può non amarlo, ma i suoi libri sono validi secondo me. Certo non li leggerei tutti, perché letto uno letti tutti… Non è detto che tutte le storie debbano avere un’ambientazione precisa, calata in un luogo particolare.

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  8. Mi avevi appena convinto che ambientare storie in Italia fosse sbagliato… e adesso cambi idea?
    Ma uffa! Mi tocca ricominciare tutto daccapo. A parte gli scherzi, per la sezione italiana del mio romanzo mi piacerebbe saper creare un comune che potrebbe essere in qualsiasi regione, o meglio ho provato a farlo, ma risulta quasi impossibile. Le tradizioni, la gastronomia e i valori famigliari cambiano parecchio da Nord a Sud, dalla montagna al mare, senza parlare delle isole e delle zone di confine con altri Paesi. Non penso riuscirò a “neutralizzare” il tutto per creare il comune italiano non meglio identificato.

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    • Io non voglio convincerti, solo individuare gli elementi essenziali per scrivere un buon libro… 😉
      Forse dovresti chiederti se tutti quegli elementi caratterizzanti di un’ambientazione italiana specifica sono davvero indispensabili alla tua storia. 🙂

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