Come mare nei fondali


SOS

Vi va di fare un bel gioco?

Stavo scrivendo questo racconto, calandomi nell’intensità della storia, quando a un certo punto ho pensato: perché non fare un bel gioco con i miei amichetti preferiti? L’idea è questa: io vi fornisco l’incipit (più o meno 500 parole) e voi mi dite come vi piacerebbe che la storia continuasse. In base alle vostre dritte scrivo il seguito, diciamo altre cinquecento parole, e così avanti fino a quando non ci stufiamo o la storia non finisce. Che ne pensate, vi va di giocare con me?

1

Sabbia. Fine, amara e ruvida sabbia. Ne avevo ricoperta un lato della faccia e, in buona parte, anche la bocca. La lingua raspava contro il palato, gettandone fuori il più possibile. Contrassi le palpebre; altra sabbia.

Lacrime. Dolorose lacrime salate. Calarono dagli occhi, scivolando sulla pelle. Dove passavano, bruciavano. Acqua. Sete, sì, ma quello che udivo era sciabordio d’acqua. Si frangeva e ritirava, in un ciclo di rincorse e fughe. Grida. Non umane, ma di gabbiani. Attorno a me, sopra di me… non abbastanza lontano da me.

Di tutto questo non ero cosciente. Poco alla volta i sensi riemersero. Sentii le forze formicolare nelle vene, come sangue in arti dormienti. Udii il cuore riprendere a battere. La realtà fu nuovamente presente. Dolorosamente presente. Inspirai. Un lungo, vitale, alito di vita. Contemporaneamente avvertii sapore saligno in bocca e bruciore ruvido in gola. Il costato premette su una superficie friabile. I polmoni si riempirono d’ossigeno.

Infine, aprii gli occhi. Una luce abbagliante mi costrinse a richiuderli, ma fu un solo attimo di esitazione, perché li riaprii nuovamente e poi ancora, fino a quanto non si abituarono. Altre lacrime corsero sul viso. La vista, sfuocata, mi restituiva immagini irriconoscibili. Vidi qualcosa muoversi alla mia destra. Vicino. Troppo vicino. Un corpo rossastro e arti sottili. Si muoveva a scatti. Mi passò accanto, fermandosi un attimo, per poi proseguì indifferente. Presi esempio e mossi il corpo anch’io. Prima fu simile a uno scatto nervoso, come una gamba tenuta immobile a lungo. Poi premetti i palmi sulla sabbia. Spinsi verso il basso, quindi mi mossi verso l’alto. A metà, crollai esausto. Forse svenni.

Avvertii quindi il morso d’un proiettile sulla pelle arsa. La mente si chiese cosa fosse. La ignorai, concentrandomi sul dolore. Passò in un attimo, lasciando però un eco. Quindi ne avverti un secondo, poi un terzo. A un tratto, fioccavano proiettili ovunque, battendo ritmicamente sul mio corpo e tutto intorno. Alcuni sembravano pungenti e sottili, altri tondi e pesanti. Tutti: dolorosi e ustionanti. Aumentarono di ritmo, fino a divenire un’uniforme massa d’acqua.

Ogni goccia rigenerava le energie. Quando il corpo fu lavato, aprii la bocca e stesi la lingua. Bevvi. Poco, rispetto all’insieme, ma fu inebriante. Champagne francese per la mia gola riarsa. Mancavano solo le ostriche e avrei banchettato come un Re. Il sale della pelle rendeva saporita l’acqua piovana; la sabbia la rendeva pastosa; ma bevvi ugualmente. Quasi affogando. Incessante e omogenea, l’acqua occupava ogni atomo d’aria come mare nei fondali.

Strisciai, spostandomi nel fango con tutte le energie che avevo. Poche bracciate dopo afferrai una radice e tirai. Con una mano, poi con due. Tirai. Lo scroscio, amplificato dalla sabbia, mi riempiva i timpani, ma i colpi sul corpo diminuirono. Mi voltai, ruotando su me stesso, e ansimai. Fagocitai grandi boccate d’ossigeno per ingraziarmi il corpo. Infine… mi addormentai.

_____________

Dimmi come ti piacerebbe che la storia continuasse…

10 Comments on “Come mare nei fondali

  1. Ti confesso che non sono riuscito a immaginare la storia. Non ho capito dove si trovi il personaggio né cosa sia successo, quindi non saprei proprio come farla continuare.
    Ho preferito le altre tue storie, devo essere sincero 🙂

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    • E ti ringrazio per questo. Sincerità, sempre. La storia, per come avevo immaginato io questo gioco, era da inventare pian piano, ma capisco cosa intendi dire: non c’è nulla che ti intrighi al punto da continuarla. Grazie per averlo detto. Valuto se, al prossimo giro, aggiungere io altre 500 parole per farla decollare o mettere da parte l’esperimento. 🙂

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  2. MMhh… quando si risveglia, rimette a fuoco i ricordi. La nave, il dirottamento e infine il tragico incidente e la sua amata… che sarà successo? che farà?

    A me piace… è confuso, stordito, chi è? cosa farà? cosa è successo?

    😀

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  3. Io lo inquadrerei come un incubo,quasi un sogno ad occhi aperti così intenso da sembrare reale…Ma è un incubo che si protrae anche da sveglio perché il tentativo della ragione di rimuovere le sensazioni dolorose fallisce nel momento in cui mi rendo conto di essere in uno scantinato invaso dall’acqua. Attorno, solo muschio viscido e il buio rischiarato da una fioca luce posta in alto. il mio corpo è martoriato da pustole sanguinolente. E all’improvviso, ricordo! Il dolore stavolta è reale, cerca di distrarmi ma l’istinto conferma che sono salvo nonostante tutto!

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