Due chiacchiere davanti a un caffè con Daniele Imperi


daniele-imperi

…dieci domande per conoscerlo meglio

Alcune persone attirano la nostra attenzione. Succede. Può capitare nella quotidianità, sui rotocalchi, in televisione, oppure su internet come nel nostro caso. Sono persone come altre, ma diversamente da altre hanno qualcosa di speciale da dire. Glielo leggi negli occhi o nei post. Spesso la possibilità di conoscerle meglio non si presenta. Qualche volta però, un caffè virtuale e qualche domanda amichevole possono essere di aiuto.

Per questo ottavo appuntamento con la rubrica: “Due chiacchiere davanti a un caffè con…” ho invitato Daniele Imperi, ideatore di Pennablu e copywriter. L’avevo già intervistato una prima volta, su PagineStrappate. Ho voluto invitarlo nuovamente, ma spogliato dal ruolo di blogger e scrittore per farvelo conoscere così com’è, nella sua intimità.

Questa intervista è il frutto di due mesi di lavoro e molte notti insonni. Daniele è reticente quando si tratta di strappare il velo dell’immagine pubblica per sondare la vita privata. Sono sicuro che morite dalla voglia di conoscerlo meglio. Non vi faccio quindi perdere altro tempo, buona lettura.

La vita offre molte possibilità, avresti potuto scegliere qualsiasi tipo di hobby o professione. Ad esempio avresti potuto fare il fumettista, il cantante, l’astronauta o il serial killer. Nonostante questo hai scelto di inventarti narratore: perché?

Tu ci scherzi, ma due delle professioni che citi – posto e non concesso che il serial killer sia una professione – io ho davvero tentato di farle: l’astronauta (tentando di entrare in Accademia Aeronautica come pilota) e poi il fumettista (ho frequentato una scuola del fumetto, ma anni prima avevo anche inviato per 3 volte una serie di tavole di Lupo Alberto e Cattivik alla casa editrice che li pubblicava. Inutile dire che non ebbi risposta).

Comunque io non mi sono inventato narratore. Non mi considero tale, almeno non dal punto di vista professionale. Non ho romanzi pubblicati. Racconto, è vero, narro, sia nel blog sia quando termino i miei racconti. Quella di scrivere e inventare storie è una passione che ho, come dicono quasi tutti, fin da bambino, anche se la sto curando solo dagli ultimi 6 anni.

Non ne conosco il perché e, a dire il vero, non me lo chiedo: mi piace scrivere e basta e allora scrivo. Quando hai una passione, non ti chiedi perché ce l’hai. A me piace andare in montagna, ma non mi chiedo perché. Ma forse, in quel caso, un perché esiste: in montagna non c’è quasi nessuno, quasi nessun essere umano voglio dire, ecco perché sogno di vivere in campagna coi vicini ad almeno qualche chilometro di distanza: perché così non vedo né sento nessuno. E la scrittura, forse, è un modo come un altro per costruirsi un proprio mondo, a propria immagine e somiglianza. Lo scrittore è Dio di se stesso.

Qual è il tuo pensiero sulla società attuale, influenza la tua scrittura?

La società attuale mi disgusta. In che modo influenza la mia scrittura? Semplice: mi fa creare altri mondi in cui mi trovo meglio.

Il ricordo più bello e il ricordo più brutto che hai della tua infanzia, ce li racconti?

I ricordi più belli sono quando ero molto piccolo e per un periodo ho abitato coi miei nonni materni, andando in crisi quando i miei venivano a prendermi il fine settimana. Ricordo la cucina semibuia in cui mia nonna rammendava e le partite a carte, le passeggiate e il cinema con mio nonno.

Il ricordo più brutto è forse quando mia madre mi lasciò all’ultimo asilo – pare ne abbia cambiati 3 o 4 per motivi vari – e io non volevo starci, quindi meditavo una fuga e nel frattempo piangevo.

Se dovessi diventare uno scrittore, uno di quelli con i libri in vetrina, quale sarebbe la prima cosa che vorresti fare?

Me la tirerei, ovvio. No, non è vero, scherzi a parte. Non lo so, continuerei a essere quello che sono.

Accumuli storie come accumuli libri, cosa stai cercando?

Un senso al tutto. Altri mondi in cui vivere e passare il tempo. Leggere e scrivere sono l’unica cosa che mi permette di uscire da una società e una realtà che non mi appartengono.

Dai l’impressione di esserti nascosto, da cosa fuggi?

Dall’umanità. Sono asociale e misantropo. Mi sento fuori posto in questo mondo, ma comunque sono un tipo solitario. Lo sono sempre stato fin da bambino.

Lo hai chiesto a noi in un tuo post, ora io lo chiedo a te: perché dovrei leggerti?

Non ne ho idea. Magari aspettiamo che finisca di scrivere qualcosa.

Però, quando uscirà qualche mio libro, potresti leggere qualcosa che non hai ancora letto. Forse è per questo che impiego tanto a scrivere narrativa, ma anche saggistica – nel frattempo ho iniziato a scrivere un libro sul blogging, che non è il solito libro sul blogging – perché sono stanco di vedere in giro sempre la solita pappa cotta e ricotta (non il latticino) in tutte le salse.

Cosa ti danno i personaggi dei libri che le persone in carne e ossa ti negano?

Non mi creano problemi.

Ho sempre avuto difficoltà a integrarmi nella società, ad amalgamarmi nella massa. Vedo sempre due elementi distinti: io e gli altri. È così fin da piccolo. I personaggi dei libri sono distanti, irreali, non interagiscono con me, quindi non mi creano problemi e io non ne creo a loro.

Quali sono gli elementi che ti spingono a scegliere un libro?

Non ci ho mai pensato. Credo siano più di uno e insieme concorrano a creare la spinta che mi porta a leggerlo. Da qualche mese, per esempio, ho deciso di leggere due libri contemporaneamente: un classico e un moderno.

Leggo i classici (tutti, a iniziare da quelli latini e greci) perché voglio conoscere il passato, come raccontavano, cosa dicevano. Penso che per uno scrittore la lettura di quelle opere sia fondamentale per la sua formazione culturale. Inoltre dai classici, specialmente quelli antichi, possiamo trovare tantissime idee.

Riguardo i romanzi moderni, invece, vado più a intuito, se non conosco l’autore. Per esempio, adesso sto leggendo Lui è tornato di Timur Vermes e, anche se la storia sembra banale (Hitler che si risveglia ai giorni nostri), mi aveva però incuriosito proprio per la sua supposta banalità. Ecco, deve scattare la curiosità, prima di tutto. Sai che questa domanda mi ha dato l’idea per un post? Ora passo alla successiva, se no rischio di scriverlo qui.

Quali sono gli elementi che te ne fanno innamorare?

Mi hanno fatto innamorare, per fare due esempi di romanzi letti da poco, Il fiordo dell’eternità di Kim Leine e Il seggio vacante di J.K. Rowling. Stili di scrittura diversi e storie completamente differenti, ma sono storie piene. Di cosa? Di tutto. Diciamo che sono storie complete. Quando ho finito di leggerli, ho pensato “non riuscirò mai a scrivere storie dense come quelle”. Ma non basta solo la storia per me, io ho apprezzato anche gli stili di scrittura. Che la Rowling fosse brava l’avevo appurato nella saga di Harry Potter, ma Il seggio vacante non ha nulla a che vedere col fantastico – è una storia dei nostri giorni. Ho voluto quindi vedere come se la sarebbe cavata con un romanzo per adulti e ha vinto a pieni voti la sfida.

Un romanzo deve farmi provare delle emozioni e, soprattutto, deve farmi sentire nostalgia. Io, adesso, ho nostalgia di quei due romanzi. Come ho nostalgia di Sleepers, di Suttree, ecc.

Ecco, potrei dire che l’unico elemento che mi fa innamorare di un libro è la densità della sua storia. Date voi il significato che volete a questa parola.

________________

Siamo giunti alla fine dell’intervista. Un ringraziamento speciale a Daniele Imperi per essersi messo in gioco e aver risposto, in alcuni casi, a domande difficili. Se ne avete altre, sapete quello che dovete fare.

Note

Daniele Imperi è anche autore di diversi ebook che potete scaricare gratuitamente dal suo sito: Pennablu

21 Comments on “Due chiacchiere davanti a un caffè con Daniele Imperi

  1. Potrei fare il copia-incolla del commento di Antonella. Daniele non si mostra molto, eppure quello che scrive sul suo blog è diretto e aperto. Per un certo periodo ho avuto l’impressione che fosse piuttosto brusco nelle risposte, ma continuando a seguirlo mi sono resa conto che 1) ha un tot di commenti a cui rispondere, 2) è il suo carattere, che con la montagna si sposa bene (una passione comune). Quindi, Daniele, complimenti per la riuscita impresa di equilibrismo tra l’essere orso e il metterti in contatto con tanti esseri umani sul tuo blog. 🙂

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  2. Sto letteralmente cascando dalla sedia dalle risate. “Il seggio vacante” è il libro più brutto e palloso e tira-a-campare che ho letto quest’anno. E parla di casi sociali a Londra, voglio dire, per tre anni è stato il mio mestiere in quella città, non si può dire che il tema non mi riguardi da vicino!
    Daniele, non ho mai conosciuto nessuno coi gusti così opposti ai miei in materia di libri. Spero che ti piacerà “The hunger games” così almeno potremo dire di avere UN libro che piace a entrambi.
    Per il resto, copio e incollo il commento di Tenar e Grazia, e sono molto invidiosa della tua chioma vaporosa. Di certo non dimostri la tua età.

    Salvatore, tu sei un mito e io ti idolatro, lo sai, ma oggi ti devo fare una critica. Io voglio sapere della vita amorosa dei tuoi intervistati! Amo il gossip! Soffro di curiosità patologica, devo farmi i fatti degli altri! Va bè la montagna, i libri, l’infanzia… ma non puoi non darmi qualche dettaglio succulento sulla vita privata di ‘sti scrittori, eccheccavolo!

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  3. Bell’intervista. Non immaginavo che Daniele fosse così… come dire: scorbutico e misantropo… insomma 🙂
    A parte gli scherzi, penso sia una cosa un po’ comune il fatto di restare in disparte o avere difficoltà a interagire.
    Ho amici, ma quei pochi sono speciali. Una buona parte della mia vita l’ho passata quasi emarginata e ancora adesso mi trascino dietro delle paure e soggezioni nate in quel periodo.
    Le persone e soprattutto i ragazzini possono essere davvero orribili e cattivi. Divenire un Dio del proprio mondo, sfogarsi e creare situazioni, può essere un rifugio salva-vita. O almeno per me fu così, ora invece, scrivere è un piacere, nato dall’unico bisogno di scrivere.

    @Grazia: sei mitica 😀 anch’io sono di bocca buona. Per ora sono bloccata con Cent’anni di solitudine, un po’ pesantino, ma ce la farò… anche perché ho appena acquistato altri 3 libri 😀

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    • Cent’anni di solitudine l’ho interrotto a pagina 60…
      Per quanto riguarda Daniele, cara Giuse, è molto peggio. È un serial killer che finge d’essere uno scrittore. Attira lettori inconsapevoli e poi li scuoia… Fai attenzione quando passi sui monti attorno a Frascati… (ci sono monti attorno a Frascati, Dani?) 😛

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      • ahahahah

        La cosa peggiore di quel libro è che mi è stata consigliata… e sono ancora bloccata a pagina 20. Sto meditando se abbandonarlo o proseguire, 500 pagine così…
        Seconda nota dolente? Mi hanno già raccontato il finale, si ok io sono la donna che legge prima il finale e poi il libro, ma… non so se riuscirò a portarlo a termine.

        Per la considerazione di Daniele… meno male non bazzico quelle zone U_U Sono lontana e al sicuro in mezzo ai monti 😀

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        • Davvero leggi prima il finale? Hai mai visto il film: “Harry ti presento Sally”? Anche lui, nel film, legge sempre prima il finale. Lo fa perché così se muore prima almeno sa come finisce… -.-‘

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          • ahahahahah è un’abitudine che il mio moroso e tutti gli amici (con cui condivido le letture) odiano dal profondo… Per me invece è un qualcosa che non riesco a controllare, specie ultimamente perché sto cercando di abbandonare codesta pratica!
            Arrivo nel clou della suspance, non so cosa accadrà. Moriranno? Vivranno? Non resisto, leggo gli ultimi due paragrafi… E bhaam, frase a effetto. Sono ancora più curiosa e ricomincio a leggere con ancor più fervore di prima.

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