Twitter, étiquette per blogger


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…quando un post vale un retweet

Oggi, 15 novembre 2014, nella mia casella di posta trovo una mail insolita: dice che è il mio twitterversario! Non ho idea di cosa sia, anche se posso immaginarlo. L’evento spolvera il mio interesse solo il tempo necessario a leggere rapidamente le due parole in croce che Twitter, dall’alto dei suoi 140 caratteri, decide di scrivermi. Tuttavia mi dà lo spunto per riflettere sul post di oggi: l’etichetta di Twitter per blogger.

Per evitare equivoci tengo subito a sottolineare che non sono un esperto, né di blog né di social-media. Tuttavia una cosa riguardo i blog e i retweet l’ho capita: vanno utilizzati nel modo corretto.

Innanzitutto: un obbiettivo

I social network sono un vantaggio di cui oggi non si può fare a meno. Indipendentemente da quale usate – né consigliano comunque sempre almeno un paio – possono aumentare il numero di visite e il coinvolgimento nel vostro blog. Il blog d’altra parte è la vostra vetrina sul web. Fate due conti e giungerete come me alla conclusione che entrambi sono necessari all’attività che volete sponsorizzare.

Personalmente curo un blog con una media di tre articoli a settimana. Lo faccio per aumentare la visibilità sulla mia – al momento modesta – attività di scrittore a tempo perso. La maggior parte di questi articoli vertono sulla scrittura creativa. Di tanto in tanto a questi articoli alterno dei racconti. Aumentare il numero di lettori dei miei racconti è il vero obiettivo del mio blog, il resto è solo un contorno che ruota attorno a questo scopo.

Cosa spero di ottenere? In realtà non credo che si riesca a ottenere mai molto, indipendentemente da quanto si è abili o fortunati. Tuttavia, idealmente, il fine è quello di riuscire a coltivare un gruppetto di lettori forti che decidano di seguire la mia attività di scrittore anche al di fuori del blog; ad esempio fino ad Amazon. Quando pubblicherò il mio primo romanzo su Amazon potrò così contare su una prima schiera di lettori già fidelizzati, capaci con il loro numero di trainarne altri.

Retweettami che ti twitterò

Detto questo, c’è comunque un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose. Vale per tutto, certo, ma soprattutto per quegli strumenti che servono da vetrina alla propria attività o da marketing per sponsorizzarla. In fondo, ipotizzando, vorreste che i telespettatori guardando il vostro spot si facciano una cattiva idea di voi? No, credo di no. Dico bene? Quindi lo stesso ragionamento deve valere per il blog e i social network.

Per quanto riguarda il blog, l’obiettivo dev’essere uno soltanto: contenuti di qualità, scritti correttamente.

Per i social-media invece, dipende. Dipende dal social network innanzitutto. Facebook va utilizzato in modo diverso da Twitter il quale, a sua volta, va usato con un approccio differente rispetto a Google+. Come dicevo non sono un esperto e non mi fingerò tale. Tuttavia Twitter mi fa sapere d’essere in linea da un anno ormai e in quest’anno ho maturato una serie di osservazioni al suo riguardo.

Da queste osservazioni nascono delle riflessioni, soprattutto sul modo in cui non mi piace venga usato. Vi va di vederne qualcuna con me?

  • Follower, ecco il primo grande punto fermo di Twitter. “Io ti seguo se tu mi segui”. Ammetto che all’inizio anch’io ho seguito questa usanza, soprattutto per aumentare il numero di seguaci. Ho deciso di non farlo più perché finivo per seguire gente che non conoscevo, senza alcun motivo. Oggi, a scapito del numero di follower, seguo solo chi conosco e chi reputo abbia delle cose da dirmi o insegnarmi. Sostanza contro quantità.
  • Tweet, noto gente che twitta in continuazione. Li invidio per il tempo e la fantasia di cui dispongono. Personalmente non saprei cosa dire. Anche lo sapessi, non ne avrei comunque il tempo. Mi limito a twittare di sponda i miei articoli più qualche osservazione mirata, quando serve.
  • Retweet, sempre più spesso si vedono le lettere RT precedere un messaggio. Significa che il messaggio in questione non è frutto di chi lo posta, ma è un retweet. Perché farlo? Anche in questo caso ci sono due modi: quello giusto, vale a dire retweettare qualcosa che ci ha colpito per diffonderlo e farlo conoscere ad altri; è un modo sbagliato, vale a dire retweettare qualunque cosa con il fine di aumentare la propria presenza su Twitter e quindi la visibilità. Immaginerete da soli quale fra i due io adotti.

I Retweet per i blogger

Il post però verteva su un tema in particolare: Twitter e i blog. Al riguardo ho da dire una sola cosa, che ritengo però essere alla base dell’etichetta virtuale: se mi capita di leggere un post che mi è stato utile, che mi ha fatto divertire o riflette, che ritengo possa essere utile o godibile anche da altri, o se ritengo che il blogger in questione meriti un po’ di visibilità in più, be’ io spingo la punta del mouse fino all’iconcina di Twitter e retweetto il post.

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Lo scopo per cui si scrive un post è dire cose utili aumentato la propria credibilità. Il motivo per cui lo si retweetta è diffonderlo per premiare l’autore, da un lato, e aiutare il lettore, dall’altro.

I Vostri tweet

E voi, in che modo retweettate? Avete altre osservazioni da aggiungere?

28 Comments on “Twitter, étiquette per blogger

  1. Io ho un rapporto strano con i social. Uso facebook da sei anni, quindi l’account non è nato esplicitamente per il blog ma è stato in un certo senso messo al suo servizio. Per questo motivo mescolo pensieri, fotografie e “sfoghi” ad articoli tratti dal blog, finché la mia attività da scrittrice non sarà diventata tale da costringermi a separare gli account. Ho però dei parametri di privacy abbastanza stretti. Gli unici che possono vedere tutti i miei post (compresi quelli che parlano del mio romanzo) sono gli amici contrassegnati dalla stellina, fra cui rientrate voi blogger.
    Twitter, invece, lo uso pochissimo. Avevo creato l’account due anni fa per curiosità e poi l’ho abbandonato fino alla scorsa estate, quando ho deciso di utilizzarlo per ampliare il pubblico del mio blog. Però non ho molto tempo per stargli dietro e lo uso prevalentemente per condividere i miei articoli. Stessa cosa vale per i retweet: se un giorno sono in luna buona e mi vien voglia di consultare gli aggiornamenti può darsi che inoltri un post. Diversamente, tanti saluti.
    Anche io prima seguivo chi mi seguiva, come per una sorta di “scambio di favori”. Adesso invece non più. Ci sono troppe stupidaggini in giro 😉

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    • Purtroppo seguire i social network come si dovrebbe per sponsorizzare la propria attività è un vero e proprio lavoro. Le aziende, quelle serie, pagano una figura che faccia solo questo (o quasi visto che siamo pur sempre in Italia). Tuttavia un minimo di attenzione ci vorrebbe. Inoltre è importante il retweet. Se leggi un articolo che ti ha interessato, divertito o ti è stato utile, be’, retweettalo! 😉

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      • Sono Laureata in comunicazione, quindi lo so molto bene. Tra l’altro era il mio lavoro, prima di quello attuale. 😉 Però al momento la scrittura è ancora un hobby, quindi non mi sto ancora dando da fare per la promozione. Quando il libro sarà vicino alla meta (magari prima di iniziare a scrivere la conclusione) mi occuperò di questo con maggior solerzia.

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          • Ho lavorato sia come autonoma sia come dipendente. Anzi, prima come dipendente e poi come autonoma dopo che l’azienda per cui lavoravo ha bloccato tutti i rinnovi dei contratti a termine per questioni economiche. Avevo aperto la p.iva da poco e facevo copywriting e gestione dei social… poi mi hanno offerto il mio attuale lavoro ed ho ceduto alle lusinghe del posto fisso. A distanza di quasi tre anni e considerato i problemi che ho, non sono sicura di aver fatto la scelta giusta

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            • Caspita. E riuscivi a vivere di copywriting e di gestione dei social? C’è qualche azienda in Italia che pagherebbe davvero qualcuno per gestire i social? o.O

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              • In realtà non è che “gestivo i social” ma curavo campagne di marketing più complesse entro le quali rientrava anche il social. E sì, pagano. Pochissimo ma pagano.
                Quando ho accettato il posto fisso, avevo aperto la PIVA da pochi mesi. Non guadagnavo tantissimo e i miei mi davano una mano, ma mettendo insieme i vari lavori 700-800 li tiravo su. Con il copywriting guadagnavo bene perché collaboravo con due agenzie molto serie che pagavano subito. Infatti mi sono pentita di avere smesso, però ora guadagno il triplo quindi…chapeau 😀

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  2. Mmmh ho creato un account twitter qualche mese fa, così come google+, ma sono abbastanza abbandonati, se non quando mi ricordo della loro esistenza. Anche Linkedin ha subito la stessa sorte dei primi due, mentre facebook, cosa dovrei dire? Ormai è la vetrina della società un caos inutile, dove le voci che vogliono farsi sentire, si perdono in un enorme vociare confuso.

    Al costo di passare come persona superficiale, ma sempre social sono, no? Quindi dove sta la differenza tra uno e l’altro? A parte la differenza tra mi piace, collegati e followers e cerchie…

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    • Ciao Giuse, benvenuta nel mio blog. 🙂
      Quello che dici corrisponde alla normalità delle cose. La maggior parte degli utenti, io per primo, usa i social network o come “un caos inutile” o con una sorta di diffidenza cronica.
      Tu però hai un blog, se non mi sbaglio, fatto con wordpress. In questo caso potresti collegare la pubblicazione degli articoli alla sponsorizzazione degli stessi su uno, due o tre social network. Di più è solo una ridondanza inutile. Quando pubblichi il tuo articolo, il link ai social viene creato e postato in automatico. Se poi, come me, non hai né tempo né voglia di seguire i social network (e ti posso assicurare che io sono davvero poco social), potresti dedicarci anche solo pochi minuti al giorno, nelle pause o nei tempi morti, giusto per rispondere a chi ti scrive.
      La differenza fra un network e l’altro c’è ed è pure marcata. Non sono però la persona adatta a parlarne in modo mirato ed esaustivo… 😛

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      • si, si ho trovato la funzione praticamente quasi subito e devo dire che fa risparmiare un sacco di tempo… unica cosa non so se seguirò le risposte dei vari social :), ma cercherò di impegnarmi. Come si diceva a scuola? È brava, ma non si impegna 😀

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  3. Ho capito solo da poco – un annetto o giù di lì – come usare Twitter senza stancarmene. Prima dell’account che ho adesso ne ho cecchinati, se ricordo bene, almeno tre (uno dei quali eliminato al tweet n.666 ^^): li aprivo, li usavo come uso Facebook, dopodiché mi annoiavano e li chiudevo… per tornare su FB.
    Adesso Twitter è uno dei miei social preferiti, perciò continuo a “studiarlo” e a cercare di farne l’uso che mi soddisfa di più: seguo chi mi interessa (anche io all’inizio ricambiavo tutti i follow ^^), ho organizzato delle liste, condivido quello che mi piace/mi è utile, cerco di interagire più che posso in base al tempo che ho a disposizione… e non permetto più al primo pinco pallino che arriva di usarmi solo come statistica. Questa è una cosa di Twitter che non sopporto proprio, per cui ho deciso per la tolleranza zero: chi mi segue per poi eliminarmi una volta ottenuto il follow back viene eliminato a sua volta senza pietà.

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  4. Uso Twitter per divulgare i miei post e quelli dei blog che mi piacciono, e come te non avrei il tempo né la voglia di cinguettare più di così. Ogni tanto retweetto qualcosa che mi riguarda, ma più di rimbalzo che altro. Sono un po’ rozza, credo, ma tutto sommato non me ne preoccupo molto. Spero che ci sia spazio per interpretare in modo personale anche i social network. 🙂

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      • Pensavo a Facebook, che però non c’entra con il tuo post. Ci sono consigli ovunque sull’uso fruttuoso dei social network, ma io tendo a usarli come megafono, senza leggere sempre i messaggi altrui. Non uso i social solo per messaggi autopromozionali, anzi. Quando qualcosa mi sembra importante o interessante, diffondo. Mi sembra che possa essere utile anche questo, ma è pure vero che, se tutti facessero come me, parleremmo da soli. Il mio non è disinteresse nei confronti degli altri frequentatori, ma una necessità per gestire il tempo.

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  5. Io seguo chi voglio, non riseguo tutti quelli che mi seguono. Ma è normale.

    Ho rallentato parecchio su Twitter, non ci trovo più nulla di interessante, tutti link che trovo dalle mie newsletter. Per il resto, per me stava solo diventando una perdita di tempo, che mi succhia tempo, appunto, per cose più importanti, come scrivere e vivere la realtà, che sta fuori, non certo dietro un monitor.

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    • Concordo. Anche perché uno scrittore se non fa esperienza di vita di che parla? Di che scrive? Certo, puoi inventare, ma una base ci deve essere. Altrimenti addio realismo. Questo vale anche per chi scrive fantasy, credo.

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      • Assolutamente! Il vero fantasy è realista. Una fata, un ghoul, un nano (per parlare di quello classico) si devono comportare in modo naturale, secondo la loro natura. Bisogna entrare nel loro carattere e farli muovere secondo quello che sono, altrimenti sono dei pupazzi che si muovono senza volontà.

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          • Si, ma un fantasy diverso. Non scrivo di elfi e compagnia bella. Ho creato un mondo simile al nostro, man mano che leggi scopri che in realtà è il nostro mondo dopo mille anni e che anzicchè basarsi sulla corrente elettrica tutta la tecnologia si basa un altro tipo di energia: ecologica, rinnovabile, inesauribile.

            😀

            Ho sempre scritto un fantasy inquinato da altri generi, in questo caso un po’ di fantascienza, credo. Quello puro o classico, penso sia ormai trito e ritrito, e mi sentirei ingabbiata a stare in certi canoni, ben fissati. Amo sperimentare e non darmi limiti.

            Col rischio di sbagliare clamorosamente

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            • E tu che generi ami scrivere?

              Premetto che leggo valangate di fantasy, gialli, thrille, polizieschi, classici del 900 (ho ricominciato Pavese, Pasolini e Moravia :D) e tutto ciò che mi capita a portata di mano.

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