Un nuovo progetto


Un passo indietro

…quando fare un passo indietro è proficuo

So cosa state pensando. No, non ho abbandonato il mio romanzo (l’ottavo incompiuto), lo sto solo mettendo in stand-by per un po’. Ho bisogno di nuovi stimoli, ma soprattutto sento la necessità di fare maggiore esperienza prima di gettarmi nella scrittura di un vero romanzo.

Forse il problema è proprio questo. Scrive è difficile, certo, ma scrivere un romanzo lo è di più perché è un progetto lungo e complesso. Richiede molto tempo, molta dedizione, capacità tecniche – ma queste le abbiamo già coltivate – e, soprattutto, esperienza.

Ecco cosa fa la differenza: l’esperienza. Dicono che scrivere sia come uccidere: impieghi molto tempo a farlo la prima volta, ma da lì in avanti non ti ferma più nessuno. La stesura del secondo romanzo ha altre difficoltà. Prima fra tutte – soprattutto se il primo libro è andato bene in termini di vendita – la paura di confrontarsi con se stesso e replicare il successo. Tuttavia i timori e i problemi del primo romanzo, quello “giovanile”, non si presentano più. Almeno, la maggior parte delle volte.

Un’esperienza edificante

Nella scrittura fare esperienza, secondo me, significa procedere per piccoli passi. Lanciarsi subito su grandi progetti – come il romanzo nel cassetto – è troppo impegnativo all’inizio e si rischia di rimanere arenati. È esattamente quello che è successo a me. Non solo una volta, ma ben otto a questo punto.

Considero ancora l’ottavo romanzo, quello messo in stand-by, validissimo. Non ho intenzione di abbandonarlo. Proprio perché lo ritengo un progetto che merita però, trovo opportuno coltivarlo nel modo giusto. Il modo giusto per me in questo momento è fermarsi e cercare di capire cos’è che non va.

Dicevo che l’esperienza si fa con piccoli passi. Prima si legge molto. Poi si prova a scrivere qualcosa, cercando di capire se funziona. Quindi si passa ai racconti brevi. Dai racconti brevi il salto però, non può essere direttamente il romanzo. Lo stacco tra i due è eccessivo. Un racconto breve è una storia di circa diecimila caratteri. Otto pagine. Un romanzo quante pagine ha? Due, trecento? Mi spiego…? È troppo. Gestire un progetto da trecento pagine è difficile. Soprattutto, non è affatto come scrivere un racconto da dieci pagine, di getto.

Un passo indietro, ma senza arretrare

La mia idea quindi è di fare un passo indietro. So scrivere, di questo ne sono certo anche se me lo dico da solo. Questo non significa che non si possa migliorare. Lo si fa sempre. Significa solo che le difficoltà che riscontro nella stesura di un romanzo non riguarda la tecnica.

Non riguarda nemmeno la storia, visto che continuo a ritenere quella che su cui stavo lavorando eccellente. La difficoltà che riscontro è l’inesperienza nel gestire un progetto lungo e complesso. Non tenti di scalare l’Everest se tutta l’esperienza che hai accumulato riguarda un paio di passeggiate in campagna. Non importa quanto fiato hai o quando siano ben allenate le tue gambe. Bisogna procedere per piccoli passi.

In questo senso, fare un passo indietro non è una sconfitta. Io non la considero tale. Fare un passo indietro invece, è un segno di maturità. È riconoscere i propri limiti e cercare di porvi rimedio.

Un nuovo progetto

Quello che farò quindi, non sarà abbandonare l’ennesimo romanzo per gettarmi a capofitto su un altro. Affatto. Quello che farò sarà di scrivere un racconto lungo – o romanzo breve, a seconda di come lo si vede – per accumulare esperienza nella gestione di una storia che vada oltre le poche pagine.

Per intenderci, nei precedenti progetti ho spesso superato le ottanta, cento pagine di stesura. Tuttavia non le considero un successo in questi termini, perché per me un progetto di successo è un lavoro portato a compimento. Dove cioè, l’ultima parola che si legge è: fine.

Quindi, finora, tutta l’esperienza che ho accumulato riguarda solo i racconti brevi, quelli che ho scritto e concluso. In essi non trovo difficoltà, non più. Non ho problemi a gestire un racconto breve. Quindi, con l’esperienza, dovrei ritenere di non avere un giorno problemi a gestire progetti più lunghi.

Quello che farò sarà scrivere una storia di un centinaio di pagine circa. Poi, se riterrò il risultato soddisfacente, la piazzerò su Amazon gratuitamente. Visto che – benché non li abbia finiti – a cento pagine ci sono spesso arrivato, devo ritenere questo progetto alla mia portata.

Le migliori intenzioni

Ho la storia. Ho anche la copertina. Diversamente da prima però, non mi sono messo subito a scrivere. Non voglio scrivere di getto come ho fatto finora. Quello che sto facendo invece, è un lavoro di progettazione con i fiocchi. Vale a dire: una scaletta dettagliata; schede personaggi complete e approfondite; recuperare e studiare tutto il materiale a supporto. Ci sto già lavorando da due giorni e finora sono soddisfatto di quello che sono riuscito a fare. Appena avrò completato questa parte inizierò a scrivere.

Se va tutto come spero, farò esperienza non solo nel completate un progetto più lungo di un racconto breve, ma anche nel progettare prima di scrivere. Sono curioso di scoprire se questo tarperà le mie ali in fase di scrittura.

E voi? Avete accumulato un po’ di esperienza prima del primo romanzo o vi siete gettati a capofitto? Che intenzioni avete per il futuro?

22 Comments on “Un nuovo progetto

  1. Come già sai, io mi sono esercitata parecchio, e non proprio per scelta. Dopo avere scritto tre romanzi fantasy e avere visto che non mi si fumava nessuno, un ripensamento era d’obbligo. Guarda caso, mi sono imbattuta nell’ottimo forum di Edizioni XII, dove si trattavano racconti, e sono ripartita da lì, anche se in sé dei racconti mi interessava quasi zero. Ci ho preso gusto, ho iniziato a partecipare a qualche concorso, e la gloriosa macchina da guerra si è messa in moto. Fare un passo indietro, quando si sente che è quello giusto, significa fare un passo avanti. Solo un piccolo “ma”, che citavo in un commento su Calamo Scrittorio: se si vogliono muovere i primi passi su terreno sicuro, conviene iscriversi a un corso di walzer. Non ci si sente mai pronti. Ecco, se speri in quello, temo che resterai deluso. Ma l’idea del racconto lungo da distribuire gratuitamente su Amazon mi piace molto.

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    • Non è che non mi senta pronto, lo sono eccome. Il problema è che riscontro grosse difficoltà – potremmo definirle logistiche o di organizzazione – ad affrontare progetti lunghi e corposi. Allora ho pensato che per fare esperienza in tal senso mi conveniva partire da un romanzo breve, un centinaio di pagine. Se poi viene più lungo, meglio… 🙂

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      • Però secondo me Daniele ha ragione, l’esercizio sui romanzi lo fai scrivendo romanzi. Se tu stesso dici che tendi a impantanarti nel mezzo, forse ti serve trovare il modo di superare quello specifico ostacolo più che tentare qualcos’altro. Non voglio insistere sulla pianificazione, sennò mi uccidi, ma quella ti aiuterebbe a non trovare intoppi imprevisti a metà strada. Poi è comunque vero che ognuno trova la sua strada in modo diverso, e magari quella che hai scelto è giusta per te.

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        • Infatti è proprio alla pianificazione che stavo pensando. In genere partivo da un’idea, seguita da un ragionamento, magari anche una scaletta molto blanda e poi mi gettavo a scrivere. Funziona benissimo all’inizio, perché quello che scrivo di getto mi piace, ma molto male nella gestione d’insieme del progetto, motivo per il quale mi impantano sempre. In pratica se guardo il particolare non riesco a vedere l’insieme. Con questo nuovo progetto sto agendo in modo diverso: grandissima pianificazione (facilitata anche per il fatto che è nelle intenzioni più snello) e molta preparazione prima di iniziare a scrivere. Vedremo se avrò difficoltà nella scrittura.

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          • Io sto facendo esattamente come te: sto editando un romanzo che era nato come breve e s’è allungato un po’ troppo; mi sono ingarbugliata – con conseguente frustrazione… e allora ho deciso di andare dietro a una nuova ispirazione, ma questa volta ho ‘preteso’ da me stessa che fosse a) breve e b) lineare. Perché voglio scrivere questa storia, voglio pubblicarla (arrivata a questo punto, l’esperienza dell’autopubblicazione mi serve, e con una certa urgenza o continuerò a procrastinare), ma non voglio perdere di vista né il romanzo che sto editando né le altre due storie importanti che ho messo in pausa.
            E come limite mi sono imposta una cosa fondamentale, per me. Terminato il vomit draft di questa nuova storia non ne scriverò altre, se non quelle che ho già iniziato e stoppato a vari gradi di progressione. Mi conosco e so che se non mi metto un freno, finirò di nuovo per andare dietro ad altre millemila ispirazioni in attesa di sentirmi di nuovo pronta a tornare dalle storie che mi hanno messa in crisi.
            Nossignore, basta così! ^^;

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            • Sono nelle stesse condizioni: troppe idee e poca finalizzazione. Non va bene. Interessante l’idea di mettere un limite al tempo di realizzazione e al numero di idee su cui lavorare. Bisogna poi vedere se ci si riesce anche, perché come dice Daniele: se i limiti sono autoimposti allora sono anche aleatori… 😛
              A proposito, che stai combinando sul tuo blog? Sono curioso… 🙂

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  2. Il problema è che l’esperienza per scrivere romanzi si fa scrivendo romanzi. Puoi sempre vedere il tuo romanzo come una semplice serie di racconti di 8-10 pagine.
    Io ne sto scrivendo uno – il mio secondo, anche se il primo risale al ’94 e è spazzatura – e trovo ovviamente delle difficoltà, per via della complessità della storia e della sua struttura, ma sono difficoltà che voglio superare.

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    • Giustissimo. Il punto è che l’unica difficoltà che riscontro è, diciamo, nella gestione di un progetto molto corposo. Non ho problemi a scrivere. Non ho problemi di stile, anzi direi che ho trovato decisamente la mia voce narrante. Non ho problemi a ideare una storia. Qual’è allora il problema? Organizzare l’insieme e riuscire ad arrivare fino alla fine senza impantanarsi nel mezzo. Se avessi qualcuno che mi facesse da “regista” probabilmente non avrei la necessità di fare un passo indietro, ma sono solo. Quindi l’idea è di tentare con un romanzo breve e accumulare un po’ di esperienza in questo senso. Un po’ come dire: voglio scalare l’Everest, allora comincio con l’allenarmi sul Monte Bianco… 😛

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  3. Hai fatto bene a prendere questa decisione, se ritieni di avere bisogno di altro esercizio.
    Io stessa so di non essere “esperta”, però non sono ancora giunta alla decisione di mollare.
    Sto facendo ciò che dice Daniele, ovvero vedere un romanzo come un insieme di parti più piccole: negli ultimi mesi mi sono occupata di una serie di fatti che avvengono all’incirca a metà della storia. Li ho trattati come se fossero parte di un racconto a sé stante. Farò così anche con gli altri frammenti narrativi e, poi, monterò il tutto. So che ci sarà un grande lavoro, di stesura e di editing, però credimi, voglio spremere questa storia finché non sarà satura e voglio scriverla e riscriverla dovessi anche impiegarci anni. Se taglierò, butterò via pezzi, ucciderò personaggi strada facendo… non importa. Preferisco esercitarmi su un unico grande progetto trattato come se fosse un insieme di progetti più piccoli, e portarlo fino alla fine. Suderò le proverbiali sette camicie, o anche venti, oppure cinquanta… però voglio farlo 🙂
    P.S. Se decidi di riprendere subito in mano il romanzo, io sono disponibile a darti una mano. Siamo sulla stessa barca e conosco bene le difficoltà che si incontrano. Sono disposta, anche se hai soltanto delle bozze, a leggerle e diventare la tua “assistente” nella stesura. Se non ci si aiuta fra di noi… 🙂

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    • Ma grazie Chiara, sei un tesoro! Mi servirebbe proprio. Al momento faccio leggere alla mia compagna, ma non è la stessa cosa. Lei è molto brava a scovare i refusi, ma non gli piace leggere e non ha esperienza di scrittura creativa. Se posso ne approfitto volentieri, ma non per il romanzo. Al momento non ho intenzione di tornare sui miei passi. Un po’ perché questo nuovo progetto mi piace molto. Un po’ perché mi sono impantanato già da un mese e, conoscendomi, so che se insistessi finirei per rimanerci per i prossimi dieci anni… Non so se mi spiego. Invece ho imparato che non insistere fino alla morte e provare invece altre strade può portare molti profitti.
      Per quando riguarda la gestione a pezzi è esattamente il contrario di ciò che mi serve. In un certo senso faccio già così, ma non mi aiuta ad avere una visione d’insieme della storia. Questo è il mio punto debole: perdo di vista la storia nel suo insieme. Provando con un progetto più piccolo, che è pur sempre un romanzo sebbene breve, spero di fare esperienza in tal senso. Magari scopro un mio metodo.

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      • Io al momento mi trovo bene. Da un lato mi sorprendo a non avere ancora “mollato”, ma va bene così. Però concordo anche con la tua opinione e mi viene in mente la cosiddetta “teoria dell’arancia”… te ne parlerò in un altro momento, perché ho una missione da compiere (2500 parole, 1327 già scritte!) e vado un po’di fretta. Scrivimi quando vuoi e mandami tutto quello che vuoi! Non garantisco tempi molto rapidi, ma ti aiuto volentieri 🙂

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        • Grazie! La mia idea è quella di scrivere prima per intero il romanzo (breve), farlo riposare per un mesetto, revisionarlo e (se sarai ancora d’accordo) spedirtelo per una valutazione oggettiva sia della storia (coerenza, originalità, approfondimenti, tagli, ecc), sia dei refusi. Poi seconda revisione e pubblicazione by Amazon. A quel punto se non lo leggete tutti faccio una strage! 😛

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  4. Mi tiri qualcosa addosso se ti dico che secondo me sbagli a fare un passo indietro?
    La penso come altri che hanno commentato: se vuoi farti le ossa, devi continuare con un romanzo corposo. E’ vero che portare avanti un progetto importante è impegnativo, ma solo “sul campo” si impara davvero a gestire una trama complessa e ad arrivare alla fine sani e salvi. E non è detto che devi pianificare per forza. Non puoi costringerti a farlo, se non rientra nel tuo modo di scrivere. Dai, riprendi in mano quel romanzo 🙂

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    • No, perché dovrei tirarti qualcosa? Mi basta aspertarti di notte nell’oscurità di qualche sottoscala per farti un agguato! 😉 A proposito, il nuovo progetto è un thriller… Non ne ho mai scritti e mi sta attraendo parecchio.
      Avete tutti ragione, ma non me la sento e se mi sforzo finisco per rovinare un lavoro che, secondo me, finora è buono. Meglio lasciare in stand-bye e riprenderlo più tardi. Mica lo abbandono, eh?
      Però sono d’accordo nel concludere assolutamente qualcosa. Ecco perché il progetto di un romanzo breve da piazzare su Amazon. Lo so che è pieno di romanzi così, ma proprio per questo uno in più non può fare molto danno… 😛

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      • Se è un thriller, come non detto! 🙂
        Però è verissimo che non ci si può obbligare a seguire un progetto, se nel frattempo ti chiama un’altra storia…
        PS Cercherò di non frequentare sottoscale di notte 🙂

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        • Ti piacciono i thriller? Nel caso, allora conto poi su un tuo giudizio obbiettivo. Personalmente non mi sono mai immaginato scrittore di thriller, ma da quando ho iniziato a lavorare su questa storia mi sento esaltato. È un modo diverso di scrivere, diverso rispetto al mainstream. Nel mainstream racconti di realtà ordinarie cercando di tirare fuori lo straordinario che, pur nella banalità della quotidianità, esiste. Naturalmente conta molto il modo in cui lo fai e il linguaggio che usi. Invece nei generi conta molto, molto di più la storia e questo mi piace! 🙂

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  5. Quando inizio a progettare un romanzo io di solito faccio dei test con i personaggi e le atmosfere con die racconti sulle 40000 battute. Vi racconto magari qualcosa che ai personaggi è successo prima, ma mi è capitato anche di fare una vera e propria versione alternativa per capire se due personaggi potevano funzionare bene insieme. In questo modo prendo confidenza con i protagonisti, vedo se ci piacciamo a vicenda e se possiamo convivere per un tempo lungo, ma provo anche situazioni e atmosfera. Interi stralci dei racconti sono poi finiti nei romanzi. Poi di solito mando i racconti ai concorsi per vedere cosa ne pensa una giuria, se hanno quel qualcosa in più per farsi notare.
    Questo, ovvio, non dà alcuna garanzia sulla riuscita del romanzo. C’è almeno un romanzo nato così che rimarrà inedito, però è un modo di procedere che mi dà sicurezza. Magari puoi provare anche tu

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  6. Ciao Tenar, grazie per il consiglio. Avevo pensato di fare qualcosa di simile, ma in genere sono troppo pigro per spendere 40.000 caratteri in questo modo. Poi ne spreco molti di più senza concludere mai nulla, certo, però mi sembra molto impegnativo il tuo metodo. Quanto tempo dedichi alla scrittura in una giornata?

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    • Quello che ho a disposizione! Nelle ultime tre settimane ho scritto mezza pagina… A parte le battute, non è tanto una questione di tempo, credo, ma di tenacia. Io sono testarda. Non credo all’oroscopo, ma non sarà un caso che sono ariete…
      Comunque 40000 caratteri non sono moltissimi, un lavoro di una settimana scrivendo un’oretta al giorno?

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      • Allora sono messo come te, in termini di tempo. Per quanto riguarda l’oroscopo, ahimè io sono un gemelli… Diciamo che la costanza non è propriamente una mia qualità. 😛

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