Due chiacchiere davanti a un caffè con Alessandro Cassano


Alessandro Cassano

“Anni e anni di laboratori di scrittura creativa hanno ormai dimostrato che l’artista che sonnecchia in noi commette gli stessi errori dell’artista che c’è in chiunque altro”.

Howard Mittelmark

…dieci domande per conoscerlo meglio

Alcune persone attirano la nostra attenzione. Succede. Può capitare nella quotidianità, sui rotocalchi, in televisione, oppure su internet come nel nostro caso. Sono persone come altre, ma diversamente da altre hanno qualcosa di speciale da dire. Glielo leggi negli occhi o nei post. Spesso la possibilità di conoscerle meglio non si presenta. Qualche volta però un caffè virtuale e qualche domanda amichevole possono essere di aiuto.

Per questo settimo appuntamento con la rubrica del lunedì: “Due chiacchiere davanti a un caffè con…”, ho invitato Alessandro Cassano, autore di “La notte dei truzzi” (Edito in self-publishing) e del blog oBBroBBrio.

Alessandro è un personaggio scomodo. Lo è per tanti motivi. Per il taglio ironico del suo blog ad esempio, in cui si diverte a marcare senza troppi fronzoli le peculiarità negative degli aspiranti scrittori. Lo è perché non ha peli sulla lingua né sudditanze psicologiche verso nessuno. Lo è perché dice le cose che non gli piacciono e lo fa con forza.

Non piace a molti, Alessandro. Come dice lui stesso, forse sono più quelli che lo querelerebbero di quelli che lo leggono volentieri. Il motivo per cui l’ho invitato è che, diversamente da chi si diverte a criticare senza scopo la categoria degli aspiranti scrittori, lui offre un servizio fondamentale: ci mostra le cose per come devono essere viste. Senza ottusità megalomane né inibizioni culturali. In questo, dà il meglio di sé.

Vi lascio alle dieci domande quindi. Buona lettura.

Ciao Alessandro, grazie per il tempo che ci concedi. Cercherò di sfruttarlo al meglio per conoscerti e farti conoscere un po’ meglio. In realtà hai già un forte seguito, forse soprattutto per il taglio ironico del tuo blog, oBBroBBrio, con cui ti diverti a marcare le piccolezze e i difetti degli aspiranti scrittori sui generis. Perché questa scelta? Il taglio del tuo linguaggio è premeditato oppure spontaneo?

Ciao Salvatore, mi chiedo se nell’invitarmi qui ci sia una punta di masochismo, ma risponderò in maniera potabile a tutte le tue domande. Obbrobbrio in realtà non è nato come blog sulla scrittura. Volevo un angolino tutto mio per restituire al mondo parte dei batteri fecali con cui veniamo bombardati ogni giorno, poi la cosa ha preso una direzione un po’ più definita. Diciamo che parlare di libri e di scrittura è la cosa che mi riesce più naturale, sebbene sia certo di sparare fin troppe cazzate. Credo di essere l’equivalente letterario dell’esperto di calcio da bar. In realtà non prendo in giro gli aspiranti scrittori, bensì i risultati delle trappole mentali in cui cadono grazie a una spintarella del loro ego. Il registro che utilizzo non è studiato a tavolino, ma istintivo. Credo abbia allontanato più gente di quanta ne è stata attratta, ma per me non è un dramma. Ho un rapporto conflittuale con la visibilità.

Qualche volta capita di imbattersi nel web in un post che ironizza sulla categoria degli aspiranti scrittori, sia nella sua complessità, sia (in alcuni casi) nella particolarità di un individuo specifico. Spesso questi post vengono scritti da altrettanti aspiranti scrittori che non vedono negli altri – nei loro errori – il riflesso di se stessi. All’inizio ammetto di aver pensato la stessa cosa del tuo blog, ma leggendoti mi sono reso conto che l’atteggiamento è diverso e offri anzi un servizio molto utile alla comunità di cui faccio parte anch’io: ci apri gli occhi prima che l’ego ci spinga nel baratro della stupidità. Il motivo per cui ti ho invitato in fondo è questo. Ritieni che un aspirante scrittore cieco verso le proprie imbarazzanti peculiarità possa essere recuperato o per la maggior parte non c’è nulla da fare? Vale la pena “salvarci” in questo senso?

Un paio di persone mi hanno accusato, senza mezzi termini, di aver aperto un blog contro gli scrittori. Strano, dato che mi è capitato spesso di avere battibecchi con esponenti del mondo dell’editoria “seria” che sparavano a zero sull’autopubblicazione. C’è una tendenza al complottismo da entrambe le parti: se critichi un autopubblicato vieni bollato come un servo dell’editoria, se difendi il self-publishing qualcuno ti riterrà inevitabilmente un rosicone frustrato dal non aver ottenuto una pubblicazione. Io non voglio salvare l’editoria e, detto sinceramente, non ho la pretesa di “salvare” qualcosa o qualcuno. L’aspirante scrittore può e dovrebbe salvarsi da solo, in primis liberandosi dal demone dell’ottusità. Poi, se uno è proprio negato…

Nel tuo blog hai più volte sottolineato di non essere un professionista della penna, di non volerti considerare uno scrittore vero e proprio, eppure scrivi e molto bene anche. Cosa significa scrivere oggi? Ci sono ancora delle opportunità o è più proficuo scegliere un altro hobby?

Non posso esprimermi sul cosa sia o debba essere la scrittura in termini assoluti. Per me è uno sfogo e una reinterpretazione di ciò che mi gira intorno. Mi emoziona, mi diverte, ma se considerassi la scrittura in un’ottica materialistica finirei per sporcarla, in qualche modo. Di gente che lo fa, che si tratti di un forzato della penna sotto contratto con una casa editrice o di un autopubblicato disposto a tutto pur di scalare classifiche di vendita, ce n’è ben troppa. Non so se scrivere, al giorno d’oggi, possa offrire concrete opportunità di successo. Credo sia molto più remunerativo fare l’idraulico, anche se per molti fa molto meno figo.

Hai scritto un manuale sulla scrittura creativa, però diversamente dai tanti che si trovano in giro il tuo si intitola: “Scrivere di merda”. Conoscendo il tuo taglio ironico possiamo immaginarne il senso. Tuttavia cosa significa per te scrivere di merda? E cosa significa invece scrivere bene?

Il senso dello “Scrivere di merda” è esasperare quelle abitudini stilistiche e comportamentali che in un mondo normale dovrebbero spingere un lettore medio a cestinare un libro, anziché apprezzarlo. E invece si tratta di mali letterari che vanno per la maggiore, e che coinvolgono trasversalmente l’autore illustre come il più anonimo degli autopubblicati. Scrivere bene è un’altra cosa: è l’essere onesti nei confronti di chi, quell’opera, dovrà sorbirsela.

Ecco un argomento che mi piace molto: l’onesta dello scrittore nella scrittura. Cos’è secondo te?

Sembrerà una frase scontata, ma essere onesti nella scrittura vuol dire impegnarsi a fondo per realizzare la storia che ci piacerebbe leggere. Inutile utilizzare un lessico forzatamente aulico se non è nelle proprie corde. Inutile emulare lo stile altrui, cercare scorciatoie o formulette magiche per il successo. Trucco e cosmetici possono rendere decente l’aspetto di una persona, non di un libro.

Non posso non chiederti quali sono le cose che ti infastidiscono maggiormente della categoria degli aspiranti scrittori, ce ne elenchi qualcuna?

L’ostinarsi a emulare uno stile che non appartiene all’autore, la refrattarietà alle critiche, la mitomania. Il lettore vuole una storia interessante da leggere, non l’ostentazione della presunta bravura di chi scrive.

Credo che tu abbia centrato il punto ed è uno dei motivi per cui ti apprezzo e ti leggo: l’errore più tipico per un aspirante scrittore è dare troppa importanza a sé (attraverso lo stile narrativo) e poco alla storia. L’hai detto bene, al lettore in fondo importa solo leggere una bella storia. Entrando un po’ più nel personale, quali sono le storie che ti piace leggere?

Non prediligo un genere in particolare. Ho degli autori di cui adoro lo stile, come Edward Bunker, di cui ho divorato ogni romanzo. Vale lo stesso per Beppe Fenoglio. In linea generale non amo i racconti brevi, in quanto mi danno un senso di incompiutezza e, per ovvi motivi, tendono a peccare nella caratterizzazione dei personaggi.

Arrivare alla pubblicazione è un sogno per tanti. Ammetto che lo sia molto anche per me. Tuttavia è anche importante il come ci si arriva. Quale strada non sceglieresti mai?

Non scenderei mai a compromessi con la mia dignità. La pubblicazione dev’essere un banco di prova, il sottoporsi umilmente al giudizio dei fruitori di una propria opera. In troppi casi questo diventa un gioco con le carte truccate.

Per un attimo spostiamo l’attenzione dagli aspiranti scrittori e rivolgiamola all’altra metà della mela: l’editoria. Pur non lavorandoci a stretto contatto, che idea di sei fatto di questo settore nella nostra penisola? Vale ancora la pena partecipare a concorsi letterari, spedire manoscritti a case editrici o agenti letterari, sperando di gareggiare gomito a gomito con Moccia nella vetrina di una libreria?

L’editoria italiana è vittima di una crisi della cultura, ma anche e soprattutto di se stessa. Evito di dilungarmi sui suoi mali: sono sotto gli occhi di tutti. Se vale la pena di provarci comunque? Dipende dai propri obiettivi. Raggiungere il successo commerciale richiede dei grossi compromessi, con il rischio di spersonalizzare il proprio stile e doversi indirizzare verso le solite tematiche su cui gli autori più furbi speculano per far incetta di premi e riconoscimenti. Facendo un paragone con la musica, chi “sfonda” e viene trasmesso in radio, al giorno d’oggi, propone quasi esclusivamente delle merdate pop. In questo l’autopubblicazione può rappresentare una grossa opportunità: quella di poter trasmettere il proprio messaggio senza filtri imposti dall’esterno. Ma è una lama a doppio taglio, in quanto gran parte degli autori finisce per offrire al pubblico delle opere di scarso valore. Bisogna arrivarci preparati.

Hai qualche ultimo consiglio, raccomandazione o pensiero con cui salutare i nostri lettori, che siano aspiranti scrittori o semplici lettori?

Il mio consiglio è, semplicemente, di non lasciarsi infinocchiare. Per gli aspiranti scrittori vuol dire aprire gli occhi in quanto ci sono troppi furbetti pronti ad approfittare dei loro sogni: editori a pagamento, agenti letterari farlocchi e sedicenti guru pronti a fuorviare il prossimo con consigli vacui e controproducenti. Ai lettori suggerisco di liberarsi dai propri pregiudizi e concedere fiducia al Pinco Pallino semisconosciuto quanto all’autore di successo.

Grazie a Alessandro Cassano per essere intervenuto permettendoci di conoscerlo un po’ meglio. È stato piacevole e interessante. Per quanto riguarda voi, cari lettori, se avete qualche altra domanda da porre al nostro Alessandro i commenti sono lo spazio e l’occasione per farlo. Sono sicuro che avrà piacere a rispondere a ciascuno di voi.

Note:

A. Cassano ha scritto:

Il suo blog: oBBroBBrio

10 Comments on “Due chiacchiere davanti a un caffè con Alessandro Cassano

  1. Sono combattuta tra la curiosità di andarmi a leggere Obbrobbrio e il terrore che leggerlo distruggerà la mia già bassa autostima di aspirante scrittore. Mentre ci rifletto, vorrei chiedere ad Alessandro più dettagli su “La notte dei truzzi”, tipo di cosa parla, come t’è venuta l’idea, quanto ci hai messo a scriverlo, se hai usato agenti/editor/self-publishing, ma soprattutto… hai usato questa foto per la quarta di copertina?!? Mi ricorda quella vignetta delle tre racchie stipate in bagno che dice “Attenzione, da selfie nei cessi a cessi nei selfie ci vuole un attimo…” 😉

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    • ahah
      Ciao Lisa, si tratta di un romanzo umoristico. La primissima parte è pregna di azioni di guerriglia e rappresaglie (ero in fissa con Fenoglio), ma tutto sommato si tratta di una distopia.
      Cercavo un modo per rappresentare la mia avversione nei confronti dell’omologazione di massa, il resto è venuto da solo. Ci ho messo tantissimo per realizzarlo (tra lavoro compulsivo e interruzioni, ho iniziato nel 2007!) ma la colpa è mia e del mio maledetto perfezionismo. L’avrò riscritto otto volte da cima a fondo.
      Ho scelto l’autopubblicazione perché dubito che un editore avrebbe preso in considerazione un romanzo che si scaglia in modo veemente (e spesso eccessivo) contro un bel po’ di “tipi sociali”, ma soprattutto perché volevo capire come funziona il self dall’interno, dato che ne sono sempre stato un osservatore esterno.
      PS: la foto non è sulla quarta. Me l’ha scattata la mia ragazza, dato che mi serviva un’immagine da inviare al buon Salvatore per questa intervista. Mi è piaciuta così tanto che ho iniziato a usarla anche come foto su facebook 😀

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        • Ho venduto poco, ma il libro è online da pochi giorni e ho fatto zero promozione (a eccezione di un paio di post su Obbrobbrio). Diciamo che la mia idea di base è questa: zero spam in giro, se a una persona il libro piace, condividerà volentieri l’esperienza. Si tratta di un turbodiesel: aspetto che le persone che hanno acquistato il romanzo terminino la lettura, poi vedremo 🙂

          Se tra sei mesi mi vedrete bestemmiare in turco, vorrà dire che le cose non saranno andate come previsto.

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          • Ti auguro che non sia cosi. 🙂
            Mi piacerebbe leggere su oBBroBBrio un post – per una volta tecnico 😛 – sulla tua esperienza con il self. Condividi la tua esperienza! 😉

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  2. Ale, ci sono tanti modi per promuovere il libro, non sempre è fare spam. Anzi che hai avuto l’idea di metterlo in evidenza nel blog, perché molti scrittori neanche quello fanno 😀

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  3. Alessandro, leggendo la tua intervista mi accorgo che sei stato il motore immobile delle paUranoie di cui ho parlato nell’articolo pubblicato ieri su Appunti a Margine 😀

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