Due chiacchiere davanti a un caffè con Massimo Beccarelli


Massimo Beccarelli

“Un libro è stato sempre per me più d’una cosa stampata, è stato una passione. La passione non si può spegnere”.

Baldassarre Molossi – “Parma 1944, prove di giornalismo”

 

…dieci domande per conoscerlo meglio

Alcune persone attirano la nostra attenzione. Succede. Può capitare nella quotidianità, sui rotocalchi, in televisione, oppure su internet come nel nostro caso. Sono persone come altre, ma diversamente da altre hanno qualcosa di speciale da dire. Glielo leggi negli occhi o nei post. Spesso la possibilità di conoscerle meglio non si presenta. Qualche volta, però, un caffè virtuale e qualche domanda amichevole possono essere di aiuto.

Per questo quarto appuntamento con la rubrica del lunedì: “Due chiacchiere davanti a un caffè con…”, ho invitato Massimo Beccarelli, professore di lettere a Borgotaro, un mitico borgo in provincia di Parma, e consigliere della Biblioteca Manara. Se vi sembra una persona troppo comune per essere intervistata, allora dovete sapere che questo professore ha un blog, Lettore di provincia, che raccoglie molto seguito, e che ha anche lanciato su Twitter tre hashtag (#classicidaleggere, #iversicheamo, #bibliotecaideale) che hanno scalato la classifica delle tendenze italiane tanto da meritarne la citazione su riviste e rotocalchi nazionali come Panorama, Corriere della Sera e Vanity Fair, perfino. Un professore davvero cult, potremmo dire. L’ultima sua fatica riguarda l’organizzazione del concorso letterario: Premio La Quara; patrocinato da MUP Editore e sponsorizzato da Banca Monte Parma.

Su Twitter ne parlano già tutti, ma adesso e tempo di smettere per me di elogiarlo e lasciarvi alle dieci domande. Buona lettura.

Buongiorno professore e grazie per averci concesso un po’ del Suo tempo. Come prima domanda mi piacerebbe chiederLe dove e quando nasce la Sua passione per la lettura, era un ragazzino solitario? Vogliamo sfatare questo mito?

La passione per la lettura è nata nel corso degli anni della scuola elementare. Ricordo con piacere libri come “Senza Famiglia”, “L’isola del tesoro” o “I ragazzi della via Pal”, veri classici per ragazzi, che mi hanno introdotto in questo magico mondo. Negli anni seguenti, crescendo, ho continuato a leggere molto, alternando i romanzi ai fumetti, come Tex e Zagor.

Nonostante la passione per la lettura, ero comunque un ragazzo normale, che amava anche stare con gli amici e giocare a calcio. Effettivamente, si può essere lettori anche senza essere persone solitarie.

Lei ha aperto un blog che ha chiamato “Lettore di provincia”. Mi scusi professore, ma questo glielo devo proprio domandare: com’è essere un lettore di provincia? C’è differenza con un lettore di città?

Io abito a Borgotaro (PR), un paese di circa 7.000 abitanti. Talvolta si pensa che abitare in provincia significhi avere meno possibilità, meno servizi, rispetto a chi vive in città e, in un certo senso, è vero. Tuttavia, anche abitando lontano dalla città, si può provare a fare cultura. C’è ad esempio la locale Biblioteca, con cui collaboro, che è molto attiva e sta lavorando bene.

Questo è il senso del blog. Pur essendo un semplice lettore “di provincia”, provo a darmi da fare, cercando di lanciare iniziative ed eventi di promozione della lettura e della scrittura, utilizzando le enormi potenzialità della rete e dei social network.

Secondo la sua esperienza esiste ancora questa strana razza di esseri chiamati lettori, oppure si sono tutti già estinti qui in Italia?

L’impressione mia è che i lettori, senza dubbio, esistano ancora. Semmai mi sembra che si siano ridotti, complessivamente, di numero. Tuttavia coloro che leggono, anche se magari sono pochi, sono sempre più spesso “lettori forti”, che passano da un libro all’altro con una certa rapidità.

Lei ha lanciato su Twitter diversi hashtag che hanno avuto un grosso seguito. Le nuove tecnologie possono essere utili a rilanciare la lettura in Italia, troppo spesso tacciata di stantio, o sono una lama a doppio taglio? Da dove nasce l’idea?

Il successo dei miei hashtag mi ha stupito molto. Non avrei mai creduto che se ne occupassero giornali nazionali, né tantomeno che si raggiungessero i primi posti delle Tendenze. L’idea è nata nella scorsa estate, ispirandomi ad altri hashtag letterari molto seguiti in quel periodo, come #Leucò, promosso dalla Fondazione Cesare Pavese, che era nato per riscrivere “Dialoghi con Leucò” sotto forma di tweet.

Un lavoro ammirevole, però piuttosto complesso. Mi sono così chiesto se non fosse possibile lanciare un hashtag più semplice, più popolare, che potesse coinvolgere un pubblico più ampio. Nacque così #iversicheamo, per condividere versi e poesie famose, e poi #classicidaleggere. Credo molto nella diffusione della cultura e della lettura attraverso i social network, soprattutto per stimolare la curiosità e invogliare a riprendere in mano il libro.

Chiaramente questo è solo il primo passo, poi il libro deve essere realmente aperto e letto.

Insegnando letteratura a scuola, qual è la Sua impressione riguardo ai giovani e la lettura? Hanno ancora voglia di leggere o preferiscono aspettare l’uscita dei film?

Sicuramente non è semplice appassionare i giovani alla lettura. Io insegno in una scuola media e cerco di proporre ai ragazzi diversi titoli adatti alla loro età, in modo da permettere di scegliere quello che sembra a loro più congeniale. Credo che la lettura sia un piacere e non vada imposta come un obbligo.

Sicuramente molti aspettano l’uscita del film, ma pensate al caso di “Harry Potter”: ho visto i miei ragazzi discutere del contenuto dei libri e di quello dei film, ragionando sulle differenze e dando giudizi. La cosa mi ha fatto piacere e fa ben sperare.

Lei ha ideato e promosso un concorso, Premio La Quara, aperto anche agli scrittori esordienti e patrocinato da MUP Editore. Da dove nasce l’esigenza di promuovere un concorso letterario e che significato ha il nome?

L’idea del concorso è nata per dare continuità a un percorso culturale iniziato con la Biblioteca “Manara” negli anni precedenti. Da tempo, infatti, proponiamo presentazioni di libri, laboratori per bambini ed altre attività di promozione della lettura. Ci piaceva provare a promuovere anche la scrittura. Volevamo un premio che rispondesse ad alcuni requisiti fondamentali, e che avesse, soprattutto, una propria originalità. La scelta di lanciare un concorso per autori di short stories ci ha permesso di mettere al centro un genere solo in apparenza minore, in quanto il racconto breve è genere complesso, che richiede capacità di sintesi e grande perizia tecnica.

Un altro aspetto a cui teniamo molto è la qualità e la serietà del premio. Per questo abbiamo formato una giuria di valore, che ha come presidente Antonio Ferrari, editorialista del “Corriere della Sera”. Il termine “La Quara”, infine, deriva dal nome di una suggestiva piazzetta del paese di Borgotaro, una piazza a forma di anfiteatro, che ne è un po’ il centro culturale e civile. Il termine, nel linguaggio locale, significa “incrocio di vie”. Ci piaceva questa idea di luogo di incontro, scambio e confronto.

E’ noto il suo impegno nel promuovere i giovani – ma anche meno giovani – aspiranti scrittori. Perché?

Sappiamo tutti quanto sia difficile, per gli autori emergenti, trovare spazio per farsi conoscere e apprezzare. Mi sembra giusto dare un’opportuna anche a chi non è famoso, o non ha magari alle spalle un editore che lo possa aiutare nella promozione. Chi è bravo, poi, troverà il modo di emergere.

Che idea si è fatto in questi anni degli aspiranti scrittori? Vale la pena leggere gli esordienti?

Sì, credo proprio che ne valga la pena. In questi anni, curando spesso presentazioni di libri di autori esordienti o emergenti, ho avuto modo di leggere testi molto gradevoli e ben scritti. Ci sono molti bravi scrittori che aspettano solo di essere scoperti e letti.

Le faccio una domanda più personale. Borgotaro è diventato ormai un luogo mitico. Già solo il nome evoca un borgo medievale in cui scribacchini si affollano per visitarne la biblioteca. Com’è viverci? I suoi compaesani sono contenti di tanta attenzione?

Sono nato e vivo a Borgotaro da sempre, per cui non posso che ringraziarla della domanda. E’ effettivamente un paese di origine medievale, ed è un paese che tiene molto alla propria storia.

E’ un luogo tranquillo, dove si vive bene e, pur essendo piuttosto piccolo, è dotato di tutti i principali servizi, gli uffici, l’ospedale, le scuole superiori. La gente è sempre venuta da noi per assaporare il “fungo di Borgotaro”, che è ricercatissimo e gode di fama nazionale. Certo, pensare che oggi il nostro paese è conosciuto anche per le attività culturali legate alla Biblioteca non può che farmi piacere, e credo che questo sia condiviso anche dai nostri concittadini.

Ha qualche ultimo consiglio, raccomandazione o pensiero con cui salutare i nostri lettori, che siano aspiranti scrittori o semplici lettori?

Il consiglio è quello di coltivare sempre la vostra passione.

Se amate leggere, leggete i libri che vi sono più congeniali, lasciatevi coinvolgere dalla lettura che, prima di tutto, deve essere un piacere.

Se invece amate scrivere, fatelo liberamente e magari pubblicate un libro. Vedere i propri scritti stampati è sempre e comunque una grande soddisfazione.

Un grazie al prof. (come dice lui) Massimo Beccarelli per essere intervenuto permettendoci di conoscerlo un po’ meglio. È stato interessante e istruttivo. Per quanto riguarda voi, cari lettori, se avete qualche altra domanda da porre al nostro professore, i commenti sono lo spazio e l’occasione per farlo. Sono sicuro che avrà piacere a rispondere a ciascuno di voi.

5 Comments on “Due chiacchiere davanti a un caffè con Massimo Beccarelli

  1. L’ha ribloggato su Francesco Feolae ha commentato:
    Complimenti a Salvatore Anfuso per questa bella intervista a Massimo Beccarelli, il prof., come ama definirsi lui, che ho conosciuto per puro caso su Twitter (potenza dei social, coi quali anch’io, dopo tante remore, ho da poco fatto amicizia…)
    Non è mai facile porre le domande giuste per delineare in maniera intima il ritratto dell’intervistato, ma in questo caso mi sembra che Anfuso ci sia riuscito.
    Ecco perché ho deciso di “ribloggare” la sua intervista, tutta permeata di un incoraggiante messaggio di speranza per tutti i giovani, e in particolare per i giovani che amano scrivere…

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    • Sì è così, prof.! Trovo che Le Sue parole trasmettano speranza e tanta voglia di rimboccarsi le maniche per inseguire i propri sogni, che questa crisi globale non potrà certo spazzare via con la sua arrogante insensibilità…
      Per questo messaggio che le Sue parole veicolano, La ringrazio! E ancora una volta complimenti a Salvatore!

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  2. Pingback: Due chiacchiere davanti a un caffè con Carolina Cutolo | Salvatore Anfuso

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