Una mutevole banalità


Gianrico Carofiglio

…quando la classifica non riflette la qualità

Non sono solito fare recensioni e non ne farò. Tuttavia vorrei esprimere un mio parere su un libro che ho letto e sulla classifica dei libri più venduti. Perché è proprio a causa di questa che ho acquistato Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio.

Non sono nemmeno solito acquistare libri basandomi sulle classifiche di vendita, o seguendo i consigli di qualcun’altro che non sia il mio solo istinto. Tuttavia, trovandomi dentro la libreria della stazione di Torino in attesa di un treno, un pensiero ha attraversato la mia mente, in quel momento evidentemente labile, facendomi domandare come dovesse essere scritto un libro in grado di occuparne il primo posto.

La mia era una curiosità sincera. Ero curiosamente attratto dall’idea che un libro che fosse tanto acquistato fosse anche tanto bello. Non solo bello in senso estetico, cioè ben scritto, ma geniale, appagante, in grado di insegnarmi qualcosa come scrittore in erba oltre che soddisfarmi come lettore accanito. Il termine “curiosamente” è indicativo dello stato di ingenua stupidità in cui dovevo trovarmi.

Vorrei ancora aggiungere, fra le premesse, che non sono solito leggere libri che rientrino nei generi: giallo, thriller, noir, poliziesco e quant’altro. Allo stesso tempo, e nella medesima occasione, ho acquistato anche La piramide di fango di Andrea Camilleri, come ho già accennato. Evidentemente era il mio momento di fare i conti con la “giustizia”.

“Il pensiero è ciò che manca a una banalità per essere un pensiero.”

Karl Kraus

La classifica dei più venduti

Ogni venerdì, se non ricordo male, esce la classifica dei libri più venduti della settimana. Sono solito leggerla sull’edizione on line di Panorama. Non ho idea se sia una classifica parziale, cioè deviata da interessi del gruppo Mondadori (di cui Panorama fa parte), né come facciano a sapere quante copie vende un libro se gli stessi scrittori hanno grosse difficoltà a farselo dire dalle rispettive Case Editrici (per farsi pagare le royalty).

Do tuttavia per scontato che se un libro finisce in quella classifica qualche copia l’ha venduta davvero. Altra banalità che davo per scontata è che se un libro viene acquistato da molte persone (un libro che non sia scritto da un VIP, ma da un vero scrittore) qualche qualità deve avercela.

Da quando è uscito in libreria, cioè tra giugno e luglio, Una mutevole verità ha subito scalato la suddetta classifica, conquistando il primo posto. Posto che ha occupato per tutta l’estate. Una bella prova di fiducia da parte dei lettori di Carofiglio e di capacità per lo scrittore, non c’è che dire. Se chiudo gli occhi e provo a immaginare come vorrei che fosse il mio futuro, occupare quel posto sarebbe la cosa che si avvicina più di tutte ad avverare i miei sogni. È così che vorrei vedermi.

Per questo motivo, per una volta, ho deciso di accodarmi alla massa e comprarlo. L’intento era assolutamente pedagogico, cioè ero intenzionato a studiarlo. Uno scrittore infatti non legge, sviscera la narrativa. Lo fa per capire, imparare, apprendere da chi ha avuto successo. È una pratica che non ha nulla a che fare con l’emulazione, tanto più che io scrivo mainstream e non polizieschi, ma che considero positiva perché permette di migliorare e quindi di fornire prodotti qualitativamente superiori ai lettori. Poi ci si scontra con la realtà.

Perché leggere la classifica

Il motivo per cui leggo quella classifica tutte le settimane è presto detto: un giorno vorrei che la mia passione per la scrittura diventasse una professione vera e propria. Scrivere è arte, ma vendere libri è marketing. Quindi è normale e, anzi, opportuno tenersi informato sull’andamento dell’editoria e sui gusti dei lettori.

Se fossi semplicemente un lettore, probabilmente la ignorerei. Anche se non dubito che come strumento di marketing una classifica riesca a indirizzare molto bene gli indecisi. Quelli che magari leggono uno o due libri l’anno, solitamente d’estate in spiaggia, o che li acquistano a Natale per fare un regalo, e di conseguenza non hanno assolutamente idea di cosa comprare.

Se non fosse un mondo di lupi, il nostro, questa funzione sarebbe anche auspicabile. In fondo, se non conosco un mercato come faccio a compiere una scelta? Semplice, qualcuno più esperto può indicarmi le opzioni migliori. Ma se non conosco nessuno che legga sul serio? La classifica di vendita è una buona alternativa, non credete anche voi?

Io lo credevo, ma dopo aver letto il libro che ne ha occupato il primo posto, be’, non lo credo più.

La valutazione in sé

La colpa non è di Carofiglio. Lui si è limitato a scrivere un libro. Può piacere oppure no, ma alla fine ha fatto il suo lavoro. Secondo me male, ma l’ha fatto. Non è colpa neanche dell’Einaudi. Evidentemente la Casa Editrice crede nello scrittore e ha creduto nel prodotto, anche se mi piacerebbe chiedergli il perché. Non è neanche colpa di quei lettori che, scorgendo la classifica come ho fatto io, si sono fidati. La colpa è di tutti quelli che il libro l’hanno comprato prima che arrivasse in cima alla classifica, permettendogli di scalarla. Ma il libro l’avete letto?

Io purtroppo l’ho fatto e me ne pento. Nulla di personale con Carofiglio, intendiamoci. Tuttavia spendere 12 € per 110 pagine mi è sembrato fin da subito un furto. Certo, se il prodotto è così valido da conquistare la vetta nelle vendite sono ben felice di spenderli, ma la qualità deve essere da primo in classifica. Per me non lo è. Non ne faccio una questione di gusti, ho già detto che non leggo gialli o polizieschi. Ne faccio una questione di oggettivo valore.

La strategia narrativa, come suggerisce lo stesso titolo, si basa tutta su un cambio di fronte. Si dà per scontato qualcosa per poi vedere accreditarsi l’ipotesi opposta. Se fatto bene, con convinzione e colpi di scena, con ingegno e arguzia, lascia sempre la sensazione di aver speso bene i soldi, anche se l’espediente è tra i più sfruttati di sempre. Non è questo il caso. La storia è banale, i personaggi sono piatti, non si è mai emotivamente trasportati né si crea alcun pathos. La trama è fiacca e non intriga. I colpi di scena sono assenti e l’indagine è banale come acqua che galleggia su se stessa. Una storia piatta, da compitino. Scritta bene, ma insignificante.

Anche la scrittura di Carofiglio è piatta come la storia. Sa scrivere certo, ci mancherebbe che non lo sappia fare visto che pubblica con Einaudi e Una mutevole verità non è il primo libro che scrive.  Ma non è una scrittura charmante, una che ricordi, una che ti intriga e ti invogli a leggere. Andrea Camilleri mi ha dato questa sensazione. Non sono riuscito a smettere di leggerlo, benché non mi piacciano i polizieschi e i romanzi in dialetto. Ma Carofiglio no, mi sono dovuto sforzare per andare avanti fin dalle prime pagine.

Il motivo per cui mi sono ostinato a finirlo è che comunque i soldi ormai li avevo spesi e non potevo credere che un nome tanto altisonante e un libro al primo posto nelle vendite potesse essere così insignificante. Fino alla fine ho sperato nel colpo di coda, nel genio che viene fuori da una storia piatta, volutamente piatta, stravolgendola al punto da fare emozionare. Non succede, ve lo posso garantire.

Vi svelo il finale

Se fossi cattivo lo farei davvero. Io in fondo i soldi ormai li ho spesi e la fregatura me la sono beccata. Ma non sono uno stronzo. Posso esserlo, certo, ma non lo sono. Quello che però posso dire è che il tutto si risolve nella banalità di una confessione. Nemmeno estorta con la forza o l’intelligenza. Inoltre il libro è pieno di riferimenti a Conan Doyle, assolutamente non meritati, è di cliché. In ultimo, e questo lo voglio dire, il paragrafo finale riporta esattamente questa dicitura: Si risvegliò solo quando sentì un brivido lungo la schiena.

Avete letto bene, dice proprio: “un brivido lungo la schiena”. Benché non abbia letto altri libri di Carofiglio, per me questo è come un punto su uno scrittore che non leggerò più.

Il vostro parere

L’avete letto e non siete d’accordo con me? Non l’avete letto, ma lo farete comunque? Vi fidate ciecamente delle classifiche e ritenete che il primo posto per questo libro sia meritato? Vi prego, dite la vostra. Spero sempre di potermi sbagliare in questi casi e di aver letto la copia errata del libro.

6 Comments on “Una mutevole banalità

  1. Io non mi baso mai sulle classifiche, perché riflettono un dato che proviene dalla massa e la massa non combacia coi miei gusti.

    Mi spiego: la massa è eterogenea. Fatta di tante persone, ognuna coi suoi gusti, ognuna con una sua idea su quel libro. Magari l’hanno comprato e letto in 10.000 e non è piaciuto a nessuno.

    Se dovessi dare retta alle classifiche, butterei i miei soldi in libreria e anche al cinema.

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    • La mia idea era di trovare un elemento che distinguesse un libro che ha le caratteristiche per arrivare in vetta nelle classifiche di vendita da uno che non ce le ha. La piramide di fango, che può non piacere per gusti personali, è un bel libro. In vetta però non c’è arrivato. La mutevole verità è un pessimo libro, ma è arrivato in vetta. Cosa dovrei trarne da questo? Dovrei trarne che tu hai perfettamente ragione. 🙂

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  2. Sono i lati oscuri della speranza, no? Uno ci crede poco alla classifica, ma ci spera, e poi… vedi un po’ come finisce. Non seguo mai le classifiche per due motivi: 1 – Non leggo praticamente mai libri appena usciti, perché ne ho almeno una quarantina in lista d’attesa da lunga pezza e sarebbe maleducato downgradarli per fare posto agli ultimi arrivati (qualche volta lo faccio, ma solo se sono convintissima). 2 – Per scegliere, una volta incuriosita da qualcosa, mi appoggio a Goodreads e aNobii, dove trovo le valutazioni dei lettori e non le vendite che, come dice Daniele, ci dicono quante persone hanno comprato il libro (elemento legato alla promozione) ma non a quante persone è piaciuto. Detto questo, se mi trovo in stazione e non ho libri con me, sono pronta a comperare anche un rotolo di carta igienica purché ci siano parole stampate sopra.
    Quali conclusioni trarre dalla tua vicenda? Meglio non trarne affatto. Da qualche anno mi è molto chiaro che per imparare dalle letture devi cercare anche in luoghi improbabili, perché se confidi di terminare la lettura di un libro pubblicato da un editore prestigioso con un “oooh!” di ammirazione, rischi di restare deluso otto volte su dieci. Questo per chi scrive è spiazzante e demotivante. Io cerco di diventare bravissima, anzi, di più. Non mi starò danneggiando senza saperlo?

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    • È possibile che per vendere molto la qualità non indispensabile sia scrivere molto bene, in effetti. Forse a lungo termine qualche vantaggio lo darà anche, tipo fra cento anni qualche topo di biblioteca scriverà un post su un blog (esisteranno ancora?) riguardo a una stupefacente scrittrice di nome Grazia Gironella. A quel punto però ti importerà ancora? Direi di no, anche se ti auguro di vivere tanto quanto desideri.
      Grazie per il suggerimento, non conosco Goodreads e aNobii. Vado a buttargli un occhio.

      P.S. il romanzo formato rotolo di carta igienica potrebbe essere un’idea di marketing da non scartare a priori. I lettori accaniti potrebbero dedicare al romanzo lunge sedute di lettura in bagno. A chi non piace leggere invece, be’, rimane pur sempre un’altro uso…

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