Come diventare scrittori in cinque passi


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…quando il percorso conta più del risultato

Come per tutte le arti, scrivere non è un’impresa facile né scontata. In qualche momento della vostra vita potreste aver pensato che chiunque può farlo, in fondo impariamo a scrivere e leggere in prima elementare, ma non è così. Uno scrittore inventa mondi, dà vita a personaggi, crea intrecci e fa tutto questo da solo. Personalmente sono sempre stato convinto che scrittori si nasca, non si diventi.

Tuttavia, anche se scrittori lo siete nati, non basta mettersi davanti al monitor di un computer, nel silenzio del proprio appartamento, e battere sui tasti per dimostrarlo. Mi piacerebbe, ma non è così semplice. Esistono dei passi che possono permettere a un autore in erba di evolversi fino a diventare quello che è predestinato a essere, senza i quali però non lo sarà mai comunque.

Cinque. Sono solo cinque i passi che vi servono per diventare uno scrittore. Ecco quali sono:

1. Leggere

Vorreste essere letti, ma l’idea di leggere a vostra volta vi tedia a morte. C’è del marcio in questo criterio. Sì, anche in Danimarca, lo sa bene Amleto, ma è soprattutto nella vostra mente che c’è del marcio. Non potete pretendere d’essere letti, e magari anche apprezzati, se la cosa più lunga che leggete abitualmente sono i titoli di coda sul teleschermo. È un conflitto di interessi. Non si può scrivere senza leggere, mentre si può benissimo leggere senza essere scrittori. Nel dubbio, prendete per buona la seconda e non toccate la penna prima di aver macinato i soliti classici.

2. Ripetere il punto uno, ma sul serio

Barare non vi porterà da nessuna parte. Se non sapete chi sia Emily Bronte, non avete compiuto il passo 1. La questione è molto semplice: non avete alcuna chance di vincere un gran premio se non possedete nemmeno la patente. Per la scrittura è la stessa cosa. Non potete diventare scrittori se non siete accaniti lettori. Non potete amare la scrittura se non amate la lettura. Se succede, significa che state scrivendo per le ragioni sbagliate. In questo caso andate qui e chiaritevi le idee.

Vedete, una è la conseguenza dell’altra cosa. Si scrive perché si ama leggere. Lo si ama così tanto da voler contribuire. È un circolo virtuoso. Vizioso invece è chi salta i passi per pigrizia. Tornate indietro quindi, e ripetete il passo 1.

3. Ripetete il punto due, ma con criterio

Speravate di aver fatto il vostro dovere e forse l’avete fatto per davvero, ma voi volete diventare scrittori! Nessuno ve l’ha imposto, avete deciso tutto da soli. Quindi dovete sapere che leggere non basta. Basterebbe per essere dei lettori, ma scrittori no, è tutto un’altro paio di maniche. Quello che dovete fare, dopo aver letto e riletto, è leggere, certo, ma con criterio.

Cosa significa e come si fa a leggere con criterio? Questa è una domanda pertinente. Perché lo devo fare, invece, è una domanda da cazzoni. Nel primo caso, continuate pure, ve lo spiegherò. Nel secondo, chiudete questo blog, riponete carta e penna e datevi all’ippica. O a qualunque altra attività che vi soddisfi, lasciando però perdere la scrittura.

Per leggere basta aprire un libro e iniziare a scorrere le parole. A un certo punto la storia vi prenderà. Vi ci immergerete dentro e il mondo intorno a voi vi sembrerà più fittizio di quello in cui vi siete calati. Questo se il libro è un buon libro. Altrimenti chi l’ha scritto non ha mai letto a sua volta. In questo caso chiudetelo e buttatelo via.

Per leggere con criterio invece non basta aprire il libro e calarvi nella storia. Anzi, in un certo senso farlo sarebbe contro producente. Quello che invece dovete fare è leggere ponendovi delle domande. La prima delle quali è: perché me lo sta dicendo? Riferito all’autore del libro, naturalmente. Leggere è spesso un’attività a senso unico. Leggere con criterio, invece, deve essere un’attività a doppio senso. Interloquite con l’autore, cercate di capire perché ha fatto delle scelte, sia stilistiche, sia narrative. Un motivo c’è e voi lo dovete scoprire.

4. Scrivere

Adesso che avete letto, riletto e infine letto, ma con criterio, siete pronti a prendere in mano la penna e iniziare. Quello che dovete fare è semplice: scrivere. Non basta dire d’essere uno scrittore per diventarlo. Prima o poi dovete anche dimostrarlo. Scrivete quindi, fatelo senza remore e senza paura di sbagliare. Qualunque autore scriveva stronzate all’inizio della propria carriera, perché per voi dovrebbe essere differente?

L’unica cosa di cui non dovete coltivare aspettative è diventarlo così, all’improvviso. Senza sforzo non si crea nulla. La strada facile è sempre quella sbagliata. Non esiste un modo semplice, esiste solo quello giusto. Quello giusto è: leggere, poi scrivere, sbagliare, buttare via tutto, leggere ancora, riscrivere e via dicendo.

5. Ripetete il punto quattro, ma ogni giorno

Avete superato i tentennamenti e finalmente avete iniziato a scrivere. Complimenti. Questo però non fa di voi uno scrittore. Per esserlo, dovete farlo con costanza. Questa è la parte difficile: scrivere tutti i giorni. Se preferite uscire con gli amici, se non trovate il tempo, se siete stanchi, se siete privi di idee, se non ne avete voglia, allora non potrete mai essere uno scrittore.

Intendiamoci, a tutti capitano i giorni no. Questi non sono un problema. In quei giorni, uno scrittore al posto di scrivere legge. Ma scrivere è un’attività che va svolta quotidianamente. Se volete che diventi il vostro lavoro allora lo dovete gestire come se lo fosse davvero.

Per concludere

Riassumendo, la questione è semplice: leggete, scrivete, poi leggete ancora, quindi tornate a scrivere. Non serve altro, ammesso che scrittori lo siate già. Nel caso contrario, almeno vi siete fatti un’ottima cultura letteraria.

La pensate diversamente? Scrittori non si nasce, ma si diventa secondo voi? Bene, spiegatemi come.

18 Comments on “Come diventare scrittori in cinque passi

  1. Forse scrivere costituisce uno stato mentale. In questo senso scrittori si nasce. Ma, se come giustamente sostieni tu, occorre costanza e dedizione nell’esercizio della scrittura, allora scrittori si diventa nel momento in cui ci si lascia andare all’urgenza di mettere i propri pensieri e i mondi che orbitano nella propria fantasia su carta o su foglio elettronico. Ti ringrazio molto per questo post!

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  2. Divertente, oltre che assolutamente vero.
    Leggere è fondamentale, così come provare e riprovare a scrivere. Anche se, a mio modestissimo parere, bisogna avere quel qualcosa in più per farcela. Vogliamo chiamarlo estro? Propensione? DNA? Attitudine? Comunque la si voglia chiamare, è quella cosa innata che alcuni hanno ed altri no a fare la differenza..

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    • Ciao Davide, benvenuto in questo mio nuovo blog e grazie per il tuo commento. Hai ragione, naturalmente. Io lo chiamo: nascerci. Poi possiamo discutere su quale peculiarità abbia lo scrittore come figura. Alla fine credo che non esista una qualità in assoluto. Ci sono scrittori timidi (come Susanna Tamaro, per dirne una) e scrittori con estro (come Chuck Palahniuk, per dirne un’altro). Questo gioco lo possiamo fare con ogni caratteristica umana. Non esistono due scrittori uguali. Ma tutti, secondo me, scrittori ci sono nati.

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  3. Ciao Salvatore,
    io ho moltissime difficoltà a rispettare il punto 5. Non riesco proprio ad essere costante; la giornata è fatta di lavoro (quello primario), famiglia, doveri, e il tempo di qualità a disposizione della scrittura è davvero poco a volte. Per quanto mi riguarda, anche il mio umore è causa di discontinuità. A volte infatti, ci sono giornate in cui potrei scrivere di getto decine di capitoli, altre volte invece, non riesco nemmeno ad accendere il PC!

    Scrivere tutti i giorni è davvero un grosso impegno. Se una persona “inciampa” in un periodo NO, sforzarsi a scrivere potrebbe addirittura compromettere la qualità di ciò che si sta scrivendo, alterando il risultato dei nostri lavori.

    Tutto questo per dire che sì, è importante scrivere il più possibile e con impegno, ma non è possibile (almeno per me) scrivere ogni giorno 😉

    A presto…

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    • Ciao Carlo, benvenuto nel mio blog e grazie per il commento. Condivido ogni singola parola. La tua situazione è identica alla mia e probabilmente a quella di molti altri. In Italia scrivere di professione, anzi, fare i romanzieri come certi americani è davvero impossibile. Ho intervistato una scrittrice di professione oggi per il mio blog (l’articolo uscirà fra qualche settimana). Lei ha scritto quattro libri, di cui almeno uno piuttosto conosciuto, ma la sera per mantenersi fa la barman. Io lavoro otto ore al giorno in ufficio (che se aggiungi la pausa pranzo e i trasferimenti diventano undici), senza contare le trasferte in giro per l’Italia, e la sera a casa è davvero difficile mettersi a scrivere. Il punto, però, è: quanto vuoi impiegare a finire il tuo libro (se ne stai scrivendo uno)? Io non voglio metterci dieci anni. Quindi petto in fuori, pancia in dentro e marciare dritti verso la meta! 🙂

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  4. Ciao Salvatore! Ottima ode alla lettura. Per il resto, se scrittori si nasca o si diventi è un po’ una questione di lana caprina. Non tutti hanno l’impulso a scrivere, e solo una minima parte di quelli che ce l’hanno sono coinvolti al punto di dedicarcisi seriamente. D’altra parte, se non provi seriamente a scrivere, come puoi scoprire il tuo margine di miglioramento? Forse il germe c’è fin dall’inizio, ma tu non puoi vederlo senza prima nutrirlo.
    (Ho provato a inviarti un messaggio personale su Google+, ma credo di avere fatto un pasticcio. Spero che tu lo abbia ricevuto.)

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    • Ciao Grazia (o dovrei chiamarti Graziella?), benvenuta nel mio blog e grazie per il tuo commento. 🙂
      Io credo che si nasca, ma sono egocentrico per natura quindi il mio parere conta poco. Però hai certamente ragione quando dici che bisogna assaggiare per scoprire se piace. Una metafora, ma vale un po’ per tutto.
      Per Google+ non ho avuto tempo di collegarmi oggi, più tardi guardo certamente. Al massimo ti lascio la mia mail. Tanto lo sai, prima o poi ti intervisterò come ho fatto con Daniele. 😉

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  5. (oh, finalmente non divento cieco cercando di leggere bianco su marrone!)
    Non esiste alternativa: il demone ti possiede la prima volta che, terminato un libro, sollevi lo sguardo e la storia continua ad esistere nel panorama metropolitano. Ti ci trovi coinvolto per giorni e vuoi replicare questa specie di magia, a beneficio di altri. Bisogna tornare là, a quello stupore della prima vera lettura…Mi aspettavo il solito post tecnico e invece mi è piaciuto molto, questo approccio.

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    • Ciao Gas, benvenuto in questo nuovo blog (l’altro l’ho chiuso, ma lascio aperto il sito) e grazie per il tuo commento. Il colore di fondo mi piaceva molto, anzi la prima volta che l’ho visto mi ha fatto impazzire. Però hai ragione, era difficile leggerci sopra.
      Ho sempre pensato che la scrittura sia una conseguenza. Nel senso che ti piace così tanto leggere che alla fine vuoi contribuire. Poi maturi e inizi a scrivere per svuotare la testa di pensieri e il cuore di emozioni. Questo è bene. Scrivere, invece, per denaro, fama, notorietà o altro no, non è cosa buona. Credo che la differenza la si senta in lettura, anche se non me la sento di giudicare. In fondo in fondo un po’ ci spero anch’io…
      Grazie per il complimento. 😉

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  6. Pingback: Test per scoprire se sei scrittore | Salvatore Anfuso

  7. Ho letto i tuoi consigli e non capisco perché seguo già tutti i cinque punti ma il tuo infallibile test mi dà per spacciata… come se ne esce? Forse devo leggere cose diverse, tipo il libro del futuro.. ehi, conosco uno scrittore che presto sarà famoso… si chiama Salvatore Anfuso, chissà che non accetti di farmi leggere in anteprima uno dei suoi “romanzus interruptus”…?

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    • Sono sicuro che ne sarebbe felice. 😉
      Se ne esce leggendo il mio prossimo articolo, si intitola: “Consigli per diventare scrittori di successo”. Prossimamente su questo blog. 😛

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      • Lo prendo come un no… se cambi idea, mi farebbe molto piacere davvero leggere qualcosa di tuo, sono curiosa di sapere di più su questi sette capolavori nel cassetto…
        aspetterò con ansia il nuovo post.
        PS: cosa ci fai sveglio a quest’ora!?

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        • Perché lo prendi come un no? Era un sì… Anche se confesso che mi imbarazza inviarti qualcosa di non completato. Aspettiamo che abbia finito qualcosa prima, ti va? 🙂

          P.S. sono sempre sveglio a quest’ora. Mi sveglio alle tre di notte per scrivere, così posso immergermi indisturbato nel silenzio. 😉

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  8. Pingback: 10 cose da sapere sulla scrittura | Salvatore Anfuso

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