La ricerca del libro perfetto


 

La ricerca del libro perfetto

 

…quando esigenza di scrivere e onestà coincidono

Una settimana fa ho scritto un guest post per Pennablu. Ho parlato dell’incapacità di riuscire a portare a termine un manoscritto e della paura di raggiungere il successo, a mio modo di vedere una delle cause frenanti. Fra i molti commenti ricevuti, uno ha attirato la mia attenzione. A esso è dedicato questo post.

Scrivere Guest post

Uno dei motivi per cui scrivo guest post è che si incontrano un sacco di persone nuove. Un sacco di idee che da solo non avrei mai avuto. Idee preziose, in grado di farmi vedere l’argomento da una prospettiva diversa. A tutti loro, ai lettori che hanno voluto contribuire commentando il post, dedico questo articolo. Ma fra tutti loro, però, c’è stata una lettrice che ha voluto dire la sua e l’ha fatto con forza. Con così tanta forza da farmi ragionare. La ricerca del libro perfetto, questo post, ne è il risultato.

Il manoscritto nel cassetto fa la muffa

Questo era il titolo del Guest post. Chi non ha un manoscritto nel cassetto che fa la muffa? Io ne ho ben sette e sto scrivendo l’ottavo che, spero, non finirà in mezzo a tutti gli altri. Facendo il venditore, anni fa ho seguito un corso. Lì dicevano che il commerciale che non vende lo fa perché ha paura di avere successo. Il motivo per cui non terminiamo mai quello che iniziamo a scrivere, secondo me, è proprio questa paura. Sembra assurdo, ma ha una sua logica.

La paura del successo

Quando si tiene davvero molto a qualcosa, succede che la paura di scoprire di non esserne all’altezza sia così forte da portare a rinunciare anziché tentare lo stesso. È meno doloroso. Si può infatti accettare di non essere all’altezza di fare o essere qualcosa, ma scoprirlo per davvero: no, non si può. Accorgersi che i timori sono concreti può mettere in crisi anche l’individuo più sicuro di sé. Allora si preferisce rinunciare, piuttosto che imbattersi in un’amara verità. La verità fa paura. La verità è dolorosa. Rinunciare è un modo per difendersi da essa.

Non portare mai nulla a termine

Alla fine non lo so davvero se la paura di avere successo sia la causa dell’incapacità di portare a termine i manoscritti che inizio a scrivere. I commenti dei lettori sono stati discordanti al riguardo. Alcuni hanno riconosciuto l’esistenza di questa paura e il suo impatto devastante sulle nostre vite. Altri invece, l’hanno rifiutata categoricamente. Mi viene da chiedermi chi abbia più paura: coloro che la riconoscono o gli altri, quelli che la rifiutano. Forse la verità sta nel mezzo e la paura del successo è solo una delle tante che inquinano la nostra esistenza. Ne abbiamo molte, troppe, questo è certo.

L’esigenza di scrivere

Eccoci al prezioso commento. Fra i tanti infatti, una lettrice ha alzato la testa dal mucchio, affermando che a lei no, non importa un fico secco della paura, né di nessun’altra questione. L’unica cosa che le importa è scrivere. Scrivere è un esigenza, dice, un dovere verso se stessa. Quello che ha dentro, quello che le provoca l’impulso a scrivere, non può tenerlo lì. Deve liberarlo e l’unico modo che conosce per farlo è scrivendo.

È la parola dovere che ha suscitato in me questa riflessione. Perché è una parola che, espressa come l’ha espressa lei, ha un doppio significato. Il dovere verso sé stessi, tirando fuori quello che si ha dentro scrivendolo, ma anche il dovere di scrivere perché si sente di essere portati a farlo. Non farlo significherebbe sprecare un’occasione o un talento.

“Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai.”

Salvador Dalí

Il libro perfetto

La ricerca del libro perfetto è ciò che ci allontana dalla vera perfezione. Noi, a nostro modo, siamo già perfetti. Lo siamo dentro, da sempre. Nonostante questo ci ostiniamo a ricercare la perfezione fuori da noi stessi. In un libro ad esempio. In quello che scriviamo. Nelle parole che usiamo, nella trama, nella intreccio, nel linguaggio. Facendolo ci allontaniamo da noi stessi, dalla purezza che abbiamo dentro. Facendolo ci dimentichiamo l’unica cosa che conta davvero: scrivere.

Perché scrivete? Ve lo siete mai chiesti? Qualsiasi risposta diate, l’unica possibile è: scrivo perché devo. È l’esigenza di farlo che mi spinge a impugnare la penna o a battere sulla tastiera. Perché allora cerchiamo una perfezione fuori dall’unica verità in grado di darcela? Perché abbiamo letto troppi manuali, secondo me. Lo abbiamo fatto quando eravamo imberbi e insicuri. Lo abbiamo fatto perché avevamo bisogno che qualcuno ci indicasse una strada certa da percorrere. Ma qualcuno può davvero indicarci una via sicura? Esiste?

Secondo me no. Non esiste. L’unica via sicura è tirare fuori quello che abbiamo dentro. Se qualcosa c’è. Altrimenti scrivere per scrivere, tanto vale evitare. Ci sono mestieri e passioni più edificanti, in grado di dare maggiori soddisfazioni. Scrivere non è fra queste.

Scrivere per vivere

È così, si scrive per vivere. Bisogna però intenderne il significato. Se si intende che si scrive per guadagnare la pagnotta, allora meglio evitare la narrativa. Se si intende che si scrive perché non se ne può fare a meno e la vita non sarebbe possibile viverla altrimenti, allora è la strada corretta.

Per dieci anni ho ignorato questa verità. Prima smettendo di scrivere e poi scrivendo come fanno tutti: per le motivazioni sbagliate. L’ho fatto in buona fede. Credo davvero di avere talento (smentitemi, non vi crederò). Credo davvero che sia un’occasione per me e la mia famiglia. Credo davvero che sia uno spreco rinunciare. Tuttavia rinuncio a farlo nel modo giusto. Il risultato lo conoscete: è in quel cassetto.

La ricetta della perfezione

Non esiste. È appurato. Non è mai esistita e chi ci riesce, chi giunge alla pubblicazione e poi alla fama, non lo fa perché ne ha scoperto il trucco. Lo fa solo perché è stato onesto con sé stesso. Ecco, secondo me è questo il significato dell’onestà dello scrittore: smettere di scrivere per i motivi sbagliati e iniziare a scrivere perché si DEVE farlo. Lo si deve a sé stessi.

Secondo voi

La ricetta del libro perfetto esiste? Ne avete trovata una? O come me non ritenete serva davvero?

3 Comments on “La ricerca del libro perfetto

  1. Il libro perfetto, per me, è quello che mi fa pensare: “Okay, ho dato il massimo e il risultato mi soddisfa”.
    Il problema è il mio concetto di “dare il massimo”, che mi porta a rinviare e rinviare e ancora rinviare il momento della pubblicazione, perché a ogni rilettura scopro che posso fare altro per migliorare il testo.
    Voilà! Il mio problema non è avere paura del successo: ma magari la mia pubblicazione fosse benedetta da un buon riscontro! 🙂
    No, il mio problema è un’insicurezza cronica che fa sì che del mio romanzo io pensi sempre: “fa schifo! Rimedia o dimenticalo nel fondo di un cassetto!”
    Un circolo vizioso da cui è difficile uscire, ma ho deciso di farlo.
    Cosa che, naturalmente, mi ha messa in ansia! 😀

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  2. Ciao Sam, che piacere leggerti anche qui! Benvenuta. 🙂
    Conosciamo bene la tua situazione ormai. Però permettimi di farti notare una cosa: la paura del successo, così com’è intesa ufficialmente, è quella paura che ti fa rinunciare per timore di scoprire di non essere all’altezza. Le tue insicurezze cos’altro sono se non un effetto di questa paura? Temi di mandare in giro un prodotto non all’altezza quindi rinunci a pubblicare. Questa è la paura del successo. Niente di più, niente di meno.
    Secondo me scrivi bene. Non so cosa hai scritto quindi non posso darti un parere, ma nessun giudice sarà mai migliore dei tuoi lettori. Soprattutto quei lettori che non ti conoscono e che quindi non hanno conflitti di interesse a giudicare qualcosa di tuo.

    P.S. complimenti per la decisione Sam! 🙂

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  3. Pingback: La pagella dello scrittore | Salvatore Anfuso

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